Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Perché si dice “una news”?

Da un articolo apparso ieri in un noto quotidiano italiano:

News contraddittorie

Per i dizionari di italiano, l’anglicismo news è un sostantivo femminile plurale che indica informazioni recenti fornite da un notiziario radio o televisivo. Con questo significato è entrato in uso negli anni ‘80, ma mi sembra che ormai indichi qualsiasi tipo di notizia, come mostrano le numerosissime occorrenze con aggettivo possessivo quali aspetto tue news, e quindi lo considero un forestierismo superfluo e un tipico esempio di itanglese.

Singolare o plurale?

confronto di “le news” e “una news” in Google Ngram ViewerUn aspetto curioso di news in italiano, non ancora registrato dai dizionari, è che sempre più spesso è usato anche come sostantivo singolare: se si fa una ricerca per “una news” si trovano più di 350000 risultati.

Non può trattarsi di un calco perché in inglese news è un sostantivo non numerabile e non può essere preceduto dall’articolo indeterminativo.

Non credo neppure che derivi dalla cognizione che in inglese news è un sostantivo singolare, nonostante la s finale, perché frasi come *these news o *the bad news are (anziché this news e the bad news is) sono errori molto diffusi tra gli italiani che parlano inglese.

Mi piacerebbe proprio sapere cosa ha determinato questa variazione d’uso. Ipotesi?


Novembre 2016 – Aggiungo un riferimento a la o una fake news, sempre più diffuso dopo le discussioni sulla cosiddetta post-verità. Esempio: 

La replica del M5S: «Una fake news»

Gennaio 2017 – Ultimamente ho notato spesso anche la retroformazione del singolare *new, uno pseudoanglicismo inesistente in inglese: new è aggettivo o avverbio ma mai sostantivo). Esempio:

Tweet di Jacopo Iacoboni: “In una sobria frase, Mattarella smonta totalmente la fake new diffusa dal M5S: andiamo subito al voto con l’Italicum”

Nuovo post: Perché fake news anche in italiano?

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17 commenti a “Perché si dice “una news”?”

  1. 25 marzo 2015 09:16

    Valerio:

    Secondo me si pensa al termine “notizia” e lo si tratta allo stesso modo.

    Dopodiché interviene l’abitudine a non alterare i termini inglesi: di solito non mettiamo la “s” finale per il plurale (es. i computer), ma visto che questa nasce con la “s” così resta.

  2. 25 marzo 2015 09:46

    .mau.:

    beh, se diciamo “un peones” e “un murales” non vedo grandi difficoltà a immaginare “una news” (non che io riesca a usare nessuna delle tre forme)

  3. 25 marzo 2015 12:44

    Licia:

    @Valerio, probabilmente è proprio così. Se però penso a quanti, in un improbabile sfoggio di conoscenza dell’inglese, aggiungono una s per segnalare il plurale negli anglicismi, addirittura inventando plurali inesistenti in inglese come *softwares, mi sarei aspettata che la s di news venisse rimossa. Le occorrenze di questo tipo, come ad es. ho ricevuto una new, vi do una new, sono invece molto scarse.

    @.mau. grazie per il riferimento allo spagnolo, utile per ricordare che in questo caso i prestiti si comportano in modo diverso. Da Si dice o non si dice? Dipende di Silverio Novelli sul plurale dei forestierismi, dopo un deciso no alla s finale per anglicismi e francesismi:

      « […] lo spagnolo va in direzione ostinata e contraria. I nomi che vengono dallo spagnolo mantengono la –s del plurale sia nella pronuncia sia nella grafia: le espadrillas, i murales, i nachos, i peones… In questo caso, l’errore da evitare è quello di mantenere la –s se usiamo la parola al singolare. No, quindi, a una espadrillas, il murales, un nachos, il peones; sì a una espadrllla, il murale, un nacho, il peone (o il peón, se vogliamo far vedere che sappiamo lo spagnolo).»

    Intanto l’articolo da cui  ho tratto l’esempio all’inizio del post è stato aggiornato e news è stato sostituito da prime informazioni, una conferma indiretta di anglicismo superfluo:

  4. 25 marzo 2015 13:07

    Andrea:

    la butto lì, direi che chi usa “una news” abbia idea di cosa voglia dire “new” (nel senso di nuovo), per cui risulta sbagliato, a orecchio, dire “una new”, dato che avrebbe una connotazione differente. News entra quindi come parola solo al plurale, un po’ come “jeans”.
    Concordo comunque sia un anglicismo superfluo.

  5. 25 marzo 2015 13:13

    Marco:

    Non si usa al singolare con la s, ma ho sempre notato che la parola “fans” si usa in italiano con la s, mentre la maggior parte delle parole inglesi notoriamente non prendono la s al plurale.
    “I mie fans” è molto più diffuso di “I miei fan”.

  6. 25 marzo 2015 14:39

    Francesco:

    Per capire questo meccanismo dovremmo forse cercare di metterci nei panni di chi conosce pochissimo l’inglese o non lo conosce affatto, non è un linguista e/o non si cura del modo in cui parla o scrive. Per questo, non è escluso che chi dice “le news” o “una news” non conosca affatto tutto il retroscena grammaticale di questa parola (sostantivo non numerabile singolare, norme morfologiche del plurale inglese ecc.) e usi questa parola così com’è, sia al singolare (una news) che al plurale (le news).

    Un’altra cosa: nel primo articolo riportato da Licia ho notato anche la parola sospetta “capitano” che sembrerebbe liberamente calcata da “captain”. Genericamente, avrei detto “comandante” (avete presente “qui è il vostro comandante che vi parla…”?). Lo stesso anche in ambito marittimo, anche se cercando sui dizionari “capitano” viene usato per indicare certi gradi di ufficiali. E ora chi va spiegarlo a Capitan Uncino?!

  7. 25 marzo 2015 18:08

    Alesatoredivirgole:

    @Marco: Fans è molto più diffuso perchè: i “fan” provocano spesso il mal di testa, mentre i “FANS” il mal di testa lo fanno passare 😉 😉

    Battute a parte … ritengo che “news” (come molti altri termini) sia diventato un gergo di uso quotidiano, diffuso indifferentemente sia tra chi conosce bene la lingua inglese sia tra color che non la conoscono.
    Inoltre credo che, almeno nella nostra lingua, il suono “news” sia più semplice e naturale da produrre rispetto al suono troncato “new”.

  8. 25 marzo 2015 22:41

    Licia:

    ottime osservazioni: nell’analisi delle parole andrebbero sempre considerati assonanze e rimandi ad altre parole ma anche quanto istintivamente “suona bene” o “suona male”.

    @Alesatoredivirgole: non farti sentire dai puristi, secondo i quali le parole italiane devono finire rigorosamente per vocale (propongono, ad esempio, computiere e bloggo).

    @Francesco, proprio così: capitano al posto di comandante è un errore diffuso che irrita molto la mia amica Isabel, comandante di Iberia! Ne avevo accennato in un post di qualche anno fa, Parolacce, capitani, comandanti e falsi amici.

  9. 26 marzo 2015 08:59

    Alesatoredivirgole:

    Licia, non sapevo … Sorry-do 😉

  10. 28 marzo 2015 22:14

    Riccardo

    @ Marco

    “Non si usa al singolare con la s, ma ho sempre notato che la parola “fans” si usa in italiano con la s, mentre la maggior parte delle parole inglesi notoriamente non prendono la s al plurale.
    “I mie fans” è molto più diffuso di “I miei fan”.”

    Secondo Google, al maschile hai marginalmente ragione:
    “i miei fan” (ricerca per la frase in lingua italiana, nei siti italian): 40.800
    “i miei fans”: 50.400

    Per il femminile, la forma grammaticalmente corretta ha più del doppio di occorrenze rispetto a quella con la “s” posticcia:

    “le mie fan”: 11.000
    “le mie fans”: 4.140

    Sommando le forme maschili a quelle femminili, quindi, c’è una sostanziale parità:

    “fan”: 51.800
    “fans”: 54.540

    Se però cambiamo la ricerca e cerchiamo semplicemente “i fan” o “i fans”, e “le fan” o “le fans”, le forme corrette diventano preponderanti:

    “i fan” 924.000
    “i fans” 542.000
    “le fan” 314.800
    “le fans” 70.800

    Certo, i risultati numerici di Google sono da prendersi con le molle, ma non penso proprio si possa affermare che le forme con la “s” per il plurale di “fan” siano “molto più diffuse”

  11. 29 marzo 2015 04:05

    Cingar:

    “News” è il plurale di “new”, almeno in origine. Infatti, la costruzione col verbo al singolare, “the news is…”, è cosa relativamente recente: fino a poco più di un secolo fa si diceva “the news are…”.

    Non vedo dunque nulla di strano se, in italiano, la parola si è naturalmente accomodata nel plurale, visto che la sua pluralità è ancor oggi palesata da quella “-s” finale.

    Il genere femminile dipenderà dal fatto che i termini italiani equivalenti — “notizie” e “novelle” — sono essi stessi femminili (fra l’altro, “news” è molto probabilmente proprio un calco dell’italiano “novelle”).

  12. 1 aprile 2015 14:30

    Licia

    @Riccardo, non ho modo di verificarlo,  ma la mia impressione è che nella lingua parlata la forma “plurale” i fans sia molto comune, soprattutto perché è usata ironicamente.

    @Cingar, grazie, credo comunque che la prevalenza di news con il verbo al singolare non sia recentissima, come mostra questa ricerca con Ngram Viewer nel corpus inglese di Google books:

  13. 2 aprile 2015 09:31

    Massimo S.:

    Intervengo in questa discussione soltanto per ribadire la superfluità dell’impiego di “news” nella lingua italiana, che nulla aggiunge o implica rispetto al termine italiano “notizia” o “notizie” (se non, forse, una fasulla connotazione di modernità e dinamicità – e magari di credibilità – del soggetto che fornisce la notizia, peraltro incrinata dall’uso grammaticalmente scorretto del termine come evidenziato in questa discussione).
    A questo punto voglio fare un’osservazione sull’uso di plurale e singolare nella lingua inglese.
    Si dice che l’inglese non è formale e che , a differenza dell’italiano, non conosce l’allocutivo Voi per indicare con rispetto la seconda persona singolare, ma solo il più democratico Tu.
    Mi permetto di contestare questo luogo comune… In realtà, poiché sia come seconda persona singolare e sia come seconda persona plurale You è accompagnato dal verbo plurale (sempre You are e non You is alla 2^ persona singolare; sempre You have e non You has alla 2^ persona singolare, e così via), mi sembra fatale concludere che i parlanti inglesi non conoscono il Tu ma usano il Voi, col relativo verbo al plurale, anche per rivolgersi ad una singola persona, come ancora usano fare certi meridionali in Italia…
    Massimo S.-BN

  14. 6 aprile 2015 21:19

    Licia:

    @Massimo, grazie per i dettagli. Aggiungo che però nell’inglese moderno you ha perso qualsiasi connotazione di “esclusivamente plurale”, tanto che in contesti informali sono usate forme alternative come youse, you guys, y’all per differenziare da you singolare. Qualche dettaglio in “you guys” e la concessione di Romney e commenti.

  15. 16 aprile 2015 12:18

    Massimo S.:

    Ho scoperto da poco questo sito e ne sto esplorando i contenuti, che trovo davvero interessanti e stimolanti, pur senza essere io un grammatico o un linguista. E mi scuso fin d’ora per imprecisioni o improprietà di linguaggio.
    Ringrazio la curatrice per il chiarimento sugli usi di You.
    Se ho ben capito la risposta, con i suoi vari collegamenti-rimandi, gli inglesi ormai assocerebbero You alla seconda persona singolare e per dissipare equivoci e fraintendimenti su You in funzione di Voi seconda persona plurale, ricorrerebbero sempre più ad espressioni come You guys, You all, You’se, non disponendo (più) di allocutivi specifici per l’una (l’antico thou) e l’altra (ye, pure caduto in disuso ).
    Ma questo You che da solo rimarrebbe nell’inglese moderno informale ad indicare la II persona singolare, per così dire, è un vero Tu oppure suona ancora come il Voi di cortesia per la II persona singolare ancora vivo nell’Italia meridionale, nonostante le mappature regressive e i continui necrologi della Crusca?
    A me pare buona la seconda spiegazione: l’inglese moderno colloquiale non avrebbe fatto altro che caratterizzare espressioni particolari con You per la II persona plurale per sciogliere casi ambigui,senza intaccare lo You=Voi di cortesia della II persona singolare.
    Del resto quelli di noi che ancora usano il Voi di cortesia o di rispetto, pure loro, in situazioni di ambiguità, ricorrono ad elementi differenziatori disambiguativi, quali ad esempio, in una sala piena di gente, indicando una certa persona, nella frase: Voi, (Giorgio), alzatevi e venite avanti… voi “altri” rimanete seduti; oppure : ragazzi/signore e signori/amici/tutti voi/ state seduti… voi là (indicando una persona determinata) venite avanti.
    La “conferma” di ciò, a mio parere, è data dalla presenza del verbo nella forma plurale che rimanda appunto ad una idea di pluralità, anche se, alla II persona singolare, solo di rispetto o cortesia.
    Allo stesso modo noi ci spieghiamo che “people” sia accompagnato dal verbo plurale in quanto nome collettivo che designa un gruppo di persone, alle quali persone plurali gli inglesi guardano e accordano il verbo: people are strange.
    Confermerebbe quanto sopra anche la constatazione, (ehm, tratta da una voce di Wikipedia non del tutto validata: http://en.wikipedia.org/wiki/You ) che i resti dell’antico thou sopravvivrebbero in vari dialetti o linguaggi familiari come allocutivi informali (pari, dico io, a tu e a dialettismi di tu: es. il romanesco “te che fai?”) a designare proprio la II persona singolare, anzi addirittura starebbero riespandendosi nel linguaggio familiare, laddove nel linguaggio più controllato (educato) e uniformato da radio e TV si userebbe You, cioè quello You equivalente al Voi di cortesia per indicare la II persona singolare, retaggio ben vivo e attuale della conquista normanna e dell’influsso francese.
    Arrivato a questo punto del “ragionamento”, mi accorgo di aver parlato troppo: la lingua non è un sillogismo… e il vero saggio è colui che sa di non sapere …e perciò rimane in silenzio, come tra poco farò io, astenendosi dall’intervenire su argomenti che non conosce (vedasi premessa).
    Massimo S.-BN

  16. 20 aprile 2015 07:50

    Licia:

    @Massimo, grazie, osservazioni interessanti.

    Credo possa essere utile pensare all’inglese come a un sistema a sé, senza cercare di equipararlo a quello di altre lingue. Va anche considerato che l’inglese è una lingua che potremmo definire più “informale”: non esistono pronomi allocutivi di cortesia, come il lei e il voi italiani, e anche in contesti professionali ci si rivolge spesso alla persone chiamandole per nome (paragonabile al nostro “dare del tu”). Gli inglesi alle prese con una lingua straniera che prevede allocutivi di cortesia hanno spesso difficoltà ad imparare a usarli. Escluderei quindi che nell’inglese contemporaneo you possa venire percepito come una forma di cortesia.

  17. 25 aprile 2015 11:32

    Massimo S.:

    Premessa: ho dell’inglese una conoscenza puramente scolastica e avrei imbarazzo a pronunciare di fronte a un parlante inglese persino frasi elementari come the pencil is on the desk o a tradurre in inglese frasi quali mi sarebbe piaciuto studiare le lingue se non avessi scelto altre strade.

    Comprendo che il parallelismo you = voi oggi possa apparire arbitrario, anche se in origine si partiva da una matrice comune di uso, perché you in inglese lo si usa con chiunque, mentre il voi italiano alla II singolare marca di solito un rispetto/cortesia che in inglese si è perduto.(Ma sull’uso attuale e vivo di voi in italiano, quantomeno nell’Italia meridionale, anche come allocutivo ‘paritario’ o neutro contrapposto ad un tu sprezzante e denigratorio potrebbero scriversi migliaia di libri)

    Io però intendevo evidenziare, ora sempre più consapevole dell’astrattezza e inutilità pratica di una tale osservazione/parallelismo, che gli inglesi, almeno da un punto di vista per così dire “grammaticale”, si danno sempre del voi , come oggi alcuni italiani alla II persona singolare per cortesia o rispetto, o in modo del tutto neutro, pur se esattamente nel sistema linguistico anglosassone quel You = voi non ha (più) alcuna connotazione di cortesia o cerimonia o rispetto, ed è avvertito , se ho ben capito la tua osservazione [ehm, soprassiedo all’utilizzo di “sua”, o addirittura di “vostra”, o di altre locuzioni tipo “della curatrice del blog” aderendo al registro informale e confidenziale che mi pare connoti le conversazioni di questo blog], come assolutamente informale e familiare, per così dire, pur se a dar credito a wikipedia esistono espressioni dialettali e/o di ambito familiare, informalissime pur esse, in cui sopravvivono resti di thou.

    Il mio riferimento al vivo influsso francese riguardava, quindi, il consolidata uso di questo You (= voi ”grammaticale”, senza implicazioni di rispetto-cortesia) in inglese anche per indicare una singola persona a scapito di Thou.

    Ricorrendo per l’ultima volta ad un arbitrario parallelismo “è come se” in italiano, perito il tu, si fosse affermato in tutt’Italia unicamente il voi della seconda persona plurale, col relativo verbo coniugato al plurale anche per la II persona singolare, per rivolgersi in modo del tutto informale a chiunque di qualsiasi condizione sociale o culturale. E resti di tu, con verbo al singolare, fossero sopravvissuti solo in certe parlate dialettali o espressioni usate in famiglia, oppure nelle preghiere. Es. Tu si (tu sei) ‘na cosa grande ppe mme (chiedo scusa ai napoletani)

    È, ovviamente, un parallelismo impreciso, ma è quasi inevitabile che al cospetto di un’altra lingua si cerchi di tradurla e interpretarla alla luce della propria, con inevitabili “approssimazioni”, almeno allo stadio di conoscenza elementare; e ciò anche per influsso di certe grammatiche ed insegnanti che per far imparare i costrutti dell’altra lingua evidenziano e “costruiscono” la frase nella lingua madre del discente sulla falsariga dei costrutti dell’altra (con risultati che nella lingua madre sono imprecisi se non scorretti), per facilitarne la traduzione dalla lingua madre all’altra lingua e quindi, all’inverso, il riconoscimento e la effettiva comprensione di quella espressione linguistica.

    In fine, a parziale discolpa delle mie elucubrazioni, voglio citare un brano tratto da Grasso V., cur. Meo A., ESSENTIALS OF ENGLISH GRAMMAR, Ristampa, con aggiunte, della Nuova edizione rived.; Torino: F.Casanova e C, 1957. Preciso che si tratta dell’edizione riveduta, corretta e accresciuta di una grammatica inglese per le scuole superiori italiane edita la prima volta nel 1936 (…). Preciso altresì che non è il testo che ho adoperato io al Ginnasio… non sono così anziano… 😉

    Ebbene, nella Lezione II Genere dei sostantivi di tale grammatica, a pag.13, si legge: (…)“11. thou si usa soltanto in poesia e con Dio: gl’inglesi danno sempre del voi (= you). Il nostro tu deve quindi essere tradotto sempre con you (voi)”.