Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “neologismi”

Insolite conversioni e nominalizzazioni

In un commento ho accennato a due delle cinque diverse parti del discorso a cui può appartenere la parola inglese out. È un esempio di conversione, un processo di formazione di parole comune a molte lingue. Avviene assegnando una nuova categoria grammaticale a una parola esistente, senza modificarla; tende a privilegiare sostantivi, verbi e aggettivi, sia come parole di base che come nuove formazioni, ma non esclude altre categorie (esempio: i sostantivi se e ma in italiano, ottenuti da congiunzioni). 

È un meccanismo molto produttivo in inglese, tanto che recentemente è stata descritta anche una possibile nuova congiunzione, slash, insolita perché congiunzioni e preposizioni sono categorie tendenzialmente chiuse.

La categoria dei sostantivi invece è in continua espansione e in inglese sono pressoché infinite le possibilità di nominalizzazione, sia per conversione che con l’aggiunta di suffissi o altri elementi. I nuovi sostantivi risultano quasi sempre facilmente comprensibili, anche quando hanno come base parole con scarso contenuto semantico come le preposizioni. Esempi: il tecnicismo aboutness, un indice della rilevanza di un argomento, e gli occasionalismi overer e underer di questa striscia:

striscia Pearls Before Swine  Vignetta: Pearls Before Swine di Stephan Pastis

[Sulla spinosa questione del posizionamento dei rotoli di carta igienica, una dettagliatissima voce di  Wikipedia in inglese e un post di Nautilus in italiano]

Twitterismi: twintern e twitterista

annuncio di Pizza Hut: YOU CAN GET PAID TO TWEET! Apply to be the first Pizza Hut Twintern.

In inglese la parola macedonia twintern descrive uno stagista (intern) che si occupa della presenza di un’azienda nei social media, in particolare Twitter. È stata usata per la prima volta nel 2009 dalla catena Pizza Hut negli Stati Uniti. In contesti più formali si preferisce invece brand advocate (dettagli in Macmillan Dictionary).

Per l’italiano suggerirei twitterista, interpretabile sia come parola formata con il suffisso –ista, che indica chi svolge una determinata attività, ma forse anche come parola macedonia Twitter+stagista.

Propongo una doppia interpretazione anche per un altro occasionalismo, twitterismo. Il suffisso –ismo è molto versatile e può indicare non solo un particolare tipo di parola (“relativa a Twitter”, un calco dell’inglese twitterism*), ma anche movimenti, atteggiamenti, tendenze, mode e vari altri fenomeni: sto pensando all’ossessione di questi giorni di media e politici per il ruolo che sta avendo Twitter nella politica italiana (twitterizzazione?), in qualche caso con reazioni simili all’isterismo

Vedi anche: twitterologo (nei commenti è già citato twitterista) e twitterato.


* In inglese twitterism a volte è inteso anche come Twitter+aphorism mentre twitterista è una parola che può avere connotazioni ironiche o pretenziose, come fashionista e barista.

Composizione neoclassica

Common fears – vignetta Savage Chickens

Nella formazione di terminologia scientifica viene privilegiato un processo, noto come confissazione o composizione neoclassica, che forma neologismi usando elementi formativi.

“Gli elementi formativi [o confissi] sono elementi morfologici non autonomi, tratti dalle lingue classiche (greco e latino), impiegati per formare composti, di norma in combinazione con un altro elemento formativo (per es., idro- in idrofilo, idrogeno), oppure con una parola indipendente (per es., idrosolubile, idromassaggio)”.  Dettagli in Enciclopedia dell’Italiano.

E a proposito di affissi e confissi nella formazione di neologismi, vi segnalo Osservatorio delle parole, blog del linguista Fabio Montermini.

Vedi anche:  Paure moderne: nomofobia e I suffissi degli scandali: –gate e –poli.

Plug and Play, chi se lo ricorda?

immagine con diversi dispositivi collegati a un laptopSurfing the Information Superhighway: the changing face of Internet language riflette sulla continua evoluzione della terminologia informatica con gli esempi di alcuni termini che, se venissero introdotti ora, risulterebbero inadeguati, datati o poco efficaci: cyberspace e il prefisso cyber, Information Superhighway, surf, netizen, Web ring e il prefisso hyper.

Il cambiamento nella percezione della terminologia è associato a tre aspetti diacronici:
1sviluppi tecnologici che rendono obsoleti alcuni concetti e termini associati
2maggiore familiarità con i concetti informatici e quindi altra accettabilità dei termini 
3diverse tendenze nella formazione di nuovi termini

(continua…)

Social network + social messaging = ?

Ieri nella home page del Corriere della Sera era in evidenza la notizia che Google sarebbe interessata a WhatsApp, descritta come un’applicazione di social messaging:

Google ha pronto un miliardo di dollari per comprare Whatsapp. La casa di Mountain View sarebbe interessata alla celebre applicazione di social messaging per telefonini – Corriere della Sera 7 aprile 2013

Il Corriere è rivolto a un pubblico non specialistico, eppure il giornalista pare dare per scontato che tutti conoscano WhatsApp. Non prova a spiegare cosa significhi social messaging e in cosa si differenzi dagli altri tipi di messaggistica, nonostante l’unica altra occorrenza nell’archivio online del giornale mostri che non è un termine diffuso. Sarei curiosa di chiedergli una definizione e in particolare cosa intenda con “accorpamento tra social network e social messaging”, che a me sembra come una somma di mele e pere.

Per identificare il concetto di social messaging e capire se è assimilabile a quello di social network, è utile un approccio onomasiologico: si analizza il sistema concettuale che rappresenta il concetto e i concetti sovraordinati (iperonimi), coordinati (coiponimi), subordinati (iponimi) e correlati [esempio]. Per chi vuole provare a fare questo esercizio di lavoro terminologico, ho raccolto alcuni dati per il prossimo post.
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Vedi anche: Social, uno pseudoprestito

Anglicismo del mese scorso: competitor

Rimanendo in tema anglicismi e politica, sotto elezioni imperversava competitor.
In inglese è una parola del lessico comune che descrive chi prende parte in una competitorcompetizione, quindi “competitore” ma anche “concorrente”, “rivale”, “avversario”, “contendente”.

Non sono ancora riuscita a capire se invece nel linguaggio politico italiano competitor voglia identificare
1) un concetto specifico che non si può (?!) esprimere con nessun’altra parola del lessico, oppure se sia
2) il solito forestierismo superfluo. Qualche dettaglio:

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Anglicismo del mese: scouting

Ultimamente nella cronaca politica italiana è apparso un nuovo anglicismo, scouting. Si è diffuso in seguito a una dichiarazione di Bersani, “Farò scouting tra i grillini”.

immagine ape esploratrice, in inglese scout beeIn inglese scouting indica un’attività di esplorazione: in ambito militare è una ricognizione per raccogliere informazioni sul nemico; in ambito sportivo, dello spettacolo o aziendale è una ricerca alla scoperta di persone di talento da poter inserire nella propria squadra o in un organico (cfr. talent scout). Scouting indica quindi un’attività di indagine e analisi preparatoria a un’azione successiva.

Mi sembra che nella politica italiana scouting abbia assunto un significato diverso e non comunichi l’idea di andare in avanscoperta (neanche se avviene durante un incarico esplorativo!) ma descriva invece il tentativo di arruolare qualcuno nelle proprie fila o una specie di “campagna acquisti”, e che l’anglicismo poco trasparente sia in realtà un eufemismo dietro il quale si nasconde un altro concetto, iponimo di trasformismo: lo scilipotismo
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Vedi anche: Anglicismo del mese: endorsement

È davvero un mondo cyber?

pagina 55 di IL: cyberlifeHo sfogliato il numero di marzo di IL, il mensile del Sole 24 Ore. Tutti gli articoli e le parole chiave sulla storia di copertina, La vita indiretta. L’amore, il sesso, la fede e la guerra al tempo degli algoritmi, iniziano con cyber, ad es. in cyberlife si trova cyberreputazione, cybertruffa, cyberpunizioni e cyberbullismo.

Il prologo, cybertutto, cita la definizione di cibernetica dell’Enciclopedia Treccani per spiegare che “viviamo già nel futuro popolato di macchine automatiche che sostituiscono l’uomo nella funzione di controllore di altre macchine” e quindi “il mondo è diventato inevitabilmente cyber” e “tutta la vita è cyber e dobbiamo accettarne le conseguenze”.

Ho trovato insolito l’uso dell’elemento formativo cyber come aggettivo (pronuncia italiana o inglese?) ma mi hanno colpita anche altri aspetti linguistici.

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Gomitatine antinfluenzali

logo safe shakeSembra proprio che gli americani considerino i gomiti una parte del corpo salutare: dopo il Dracula sneeze hanno ideato anche il safe shake, un saluto che si fa con un breve contatto tra gomiti e parte dell’avambraccio e che consentirebbe di evitare la diffusione di germi che avviene invece con la tradizionale stretta di mano (handshake). Fonte: Word Spy.


Vedi anche: il significato informatico del verbo inglese nudge, “dare una gomitatina”, in Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo.

I nuovi ecosistemi

digital ecosystem – immagine da thinkdigital.co.idUltimamente è quasi impossibile leggere di informatica, telefonia o tecnologie correlate senza incontrare la parola ecosistema. Qualche esempio, ciascuno con decine di migliaia di occorrenze: l’ecosistema di Android / di Apple / di Windows / di Google / di Twitter / dei tablet / degli smartphone / del cloud computing / di app / di applicazioni…

L’uso italiano riflette quello inglese: in campo informatico si parla di ecosystem almeno dall’inizio del secolo. La metafora di “’insieme degli organismi, dell’ambiente e delle condizioni che, in uno spazio delimitato, sono inseparabilmente legati tra loro, sviluppando interazioni reciproche” è però precedente e risale al concetto economico di Business ecosystem, introdotto all’inizio degli anni ‘90 da James F. Moore.

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Perché il fono non funziona

I nuovi foni di Nokia. Li ha presentati oggi al World Mobile Congress: sono due nuovi smartphone Lumia e due cellulari a basso costo.

Il titolo I nuovi foni di Nokia mi ha incuriosita perché non avevo mai visto la parola fono in un contesto non linguistico. Non ho però trovato altre occorrenze significative e quindi catalogherei fono come occasionalismo, forse una traduzione maldestra dell’inglese phone o forse il tentativo di dare un nome a un nuovo concetto, un iperonimo di smartphone e di telefono cellulare "tradizionale”.

Per capire se fono potrebbe comunque avere successo come neologismo, si può fare riferimento alle indicazioni che nella localizzazione aiutano a denominare nuovi concetti o funzionalità. Ad esempio, si cerca di privilegiare i meccanismi di formazione di nuove parole che risultano più produttivi nell’ambito in cui si sta operando.

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Election days…

Come accennavo ieri a proposito di focus, non ho potuto fare a meno di notare le molte parole inglesi usate dai media italiani per parlare di elezioni italiane, a cominciare da titoli scontati come Election day(s) e The Day After.  Ho raccolto qualche altro esempio.

Nuovi poll

Sapevamo già cosa sono gli exit poll (che tempo fa da un giornalista RAI ho sentito pronunciare “pul”). Quest’anno sono diventati onnipresenti anche gli intention poll, i sondaggi fatti subito prima del giorno di voto, e gli instant poll, i sondaggi fatti nel giorno di voto, che qualche amante dei prodotti Apple ha abbreviato in i-poll.

Web 2.0

Confermato l’uso di social sia come aggettivo (ad es. psicodramma social) che come sostantivo; in questo contesto, i commentatori più autorevoli sono descritti come influencer (esempio: Elezioni, è sorpresa anche sui social. L’euforia dei grillini, il silenzio di molti influencer).

Altri esempi dal sommario degli approfondimenti al voto di La Stampa, dove si notano un ibrido di italiano e inglese (fotogallery anziché photogallery), liveblog e datablog e un termine informatico abbastanza recente, big data:

fotogallery –il voto social – liveblog – datablog – big data

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Endorsare e sdorsement

In questo periodo elettorale il post Anglicismo del mese: endorsement ha avuto molte visite, arrivate da ricerche sul significato di endorsement, endorser ed endorsare. Mi sembra una conferma che sono parole tuttora piuttosto oscure, nonostante la diffusione della formuletta X endorsa Y. Mi auguro che non entrino stabilmente nel lessico ma rimangano occasionalismi, come la variazione sul tema che ho visto ieri in un articolo intitolato Lo sdorsement di Internazionale. Ho aggiornato il post con questa nota:

Dopo l’orribile endorsare, c’è chi si è inventato l’ibrido “itanglese” sdorsement. Non si capisce però se con sdorsement si intenda un plateale cambiamento di idea (viene ritirato il sostegno dato precedentemente) oppure una presa di posizione ufficiale contro un candidato o un movimento politico. In ogni caso temo che sdorsement, per quanto ironico, non rispetti i meccanismi di formazione di nuove parole inglesi che suggeriscono invece disendorsement, unendorsement ed eventualmente anti-endorsement o undorsement".

Second screen e secondo schermo

second screeningIn inglese second screening descrive la pratica di guardare un programma alla televisione (first screen, lo schermo principale) e contemporaneamente usare uno smartphone o un tablet o altro dispositivo (second screen, lo schermo aggiuntivo) per commentare sui social media quanto si sta guardando oppure per interagire con il programma grazie a specifiche app delle reti televisive.

E in italiano? Il calco secondo schermo coesiste con il prestito second screen e per il momento non si riesce ancora a capire se prevarrà la soluzione più funzionale o una pigra anglomania. Tanto per fare un esempio, la RAI ha optato per second screen e spiega i servizi della propria social TV con descrizioni come “[…] in modalità second screen (second screen perché il first screen è la televisione con la diretta e la Social tv è su pc o tablet)”.
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Vedi anche: Social, uno pseudoprestito

Sindrome da vibrazione fantasma

In Australia è stata scelta come parola (polirematica) del 2012 ma esiste già da qualche anno: è la phantom vibration syndrome, la sensazione che il telefonino che si ha in tasca stia segnalando l’arrivo di una telefonata o di un messaggio inesistenti. A quanto pare non è solo un’illusione: la sensazione potrebbe essere dovuta a una minima scarica elettrica che può verificarsi quando il telefono si collega a una diversa cella radio.

Le donne di solito tengono il telefono in borsa e quindi credo che la sindrome da vibrazione fantasma sia un problema soprattutto maschile. Io però ho provato qualcosa di simile, la sindrome del telefono fantasma (in inglese phantom phone [ringing] syndrome) che è la sensazione di sentire un telefono che suona mentre si usa il phon o si fa la doccia o altre attività rumorose. È un fenomeno psicoacustico che Wikipedia definisce “una sorta di pareidolia acustica”; è dovuto all’importanza che il nostro orecchio dà a una gamma specifica di frequenze, come spiega Hear Ringing and There’s No One There. I Wonder Why che cita anche altri neologismi inglesi per descrivere questa sensazione, tra cui le parole macedonia ringxietyy e fauxcellarm (false cell [phone] alarm) e hypovibrochondria.

Vedi anche Paure moderne: nomofobia.