Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “neologismi”

Da Brexit a regrexit, è wrexit. E poi nexit?

BREXIT by Patrick Chappatte
vignetta @PatChappatte

Regrexit

Tra i cittadini britannici che giovedì 23 giugno hanno votato per uscire dall’Unione europea (Brexit) pare ce ne siano molti, come questi, che si sono già pentiti della propria scelta. È subito nata la parola macedonia regrexit, da regret  (rammarico, rimpianto) + Brexit, e l’hashtag #regrexit è stato a lungo “di tendenza”.

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Risemantizzazione e tecnologia

L’infografica di How has Technology changed Language? illustra dieci parole del lessico inglese che hanno subito un processo di risemantizzazione e hanno acquisito significati tecnologici, diventando neologismi semantici.

Per frequenza d’uso, spesso le nuove accezioni prevalgono su quelle originali. Un esempio tipico è troll in inglese: senza contesto è immediata l’associazione con gli orrendi individui che infestano Internet. Probabilmente non vengono subito in mente né gli esseri delle leggende scandinave né tantomeno la pesca con esca alla base dell’accezione digitale, descritta in Vecchi e nuovi troll.

troll
Le altre parole inglesi dell’infografica sono drone, hotspot, trend, cloud, il verbo friend, cookie, spam, bug e il simbolo # di hashtag. Cosa notate?

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Brexit, Bremain e la crasi dei media italiani

EU REFERENDUM VOTE: ☐ BREXIT  ☐ BREMAIN  ☐ BRUGGERD IF I KNOW Oggi nel Regno Unito si vota se rimanere o meno nell’Unione europea. Da tempo anche in Italia conosciamo il significato di Brexit, la potenziale uscita dalla Ue, e più recentemente anche di Bremain, la permanenza nell’unione.

Brexit e Bremain sono due parole macedonia, formate dalla fusione di due parole diverse che di solito hanno almeno un segmento in comune: in questo caso British+exit (a sua volta modellato su Grexit e inizialmente coesistente con Brixit, Britain+exit) e British / Britain+remain.

Si tratta di un meccanismo di formazione di neologismi comunissimo in inglese (portmanteau words) e a cui ricorre spesso anche l’italiano.

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Euro 2016: “biscotti” e mansplaining italiano

Ieri Alitalia ha mandato due tweet a SAS in inglese, prima e dopo la partita Italia-Svezia:

(via Alain Dellepiane e Davide Alemani)

Premesso che non seguo il calcio, ho comunque forti dubbi che in inglese, a parte gli italiani, tutti capiscano cosa intenda Alitalia con biscuit, soprattutto in un contesto di inglese come seconda lingua.

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Come si denominano i nuovi elementi chimici

new elements – International Union of Pure and Applied Chemistry

L’Unione internazionale di chimica pura e applicata (IUPAC) ha annunciato i nomi di quattro nuovi elementi chimici artificiali finora indicati con i simboli Uut, Uup, Uus e Uuo.

I nomi inglesi sono nihonium, moscovium, tennessine e oganesson e dovrebbero essere ufficializzati il prossimo novembre. Ciascun nome racconta una storia e rivela anche le regole di denominazione di IUPAC (il processo di formazione primaria dei termini).

Ogni nuovo termine può derivare esclusivamente dal nome di:
1 – un personaggio o un concetto mitologico (o astronomico ma di origine mitologica)
2 – un minerale o una sostanza simile
3 – un luogo o una regione geografica
4 – una proprietà dell’elemento
5 – uno scienziato

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Da dove arriva STORM LINE?

A giudicare dai media, in Italia si sta verificando un nuovo fenomeno meteorologico chiamato storm line. È scritto in vari modi, con o senza maiuscole e trattino, così non è chiaro se vada inteso come nome proprio o come termine in prestito dall’inglese:

Titoli: “in arrivo storm-line, piccoli tornado e violenti temporali si abbattono sull’Italia” “STORM LINE pronta all’impatto! Tra oggi e domani apoteosi temporalesca al Centro-Nord” “Tutta la violenza di Storm-Line al Centro-Nord” “In arrivo la “stormline”. Ondata di temporali al centro-nord”

Come per altri anglicismi “meteorologici”, anche l’origine di storm line va trovata nel sito IL meteo, dove spesso le parole inglesi vengono usate a sproposito (inglese farlocco!) oppure vengono preferite a termini italiani equivalenti, in questo caso linea temporalesca.

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Inglese farlocco: Social Act

Nei giorni scorsi i media hanno riportato una dichiarazione del Ministro del Lavoro Giuliano Poletti sulla legge di stabilità e il Social Act

«Priorità al Social Act e decreto voucher» «Se devo dire la mia priorità nella legge di Stabilità è il Social Act, tutti gli interventi che guardano al versante sociale» perché «dobbiamo sì fare un grande sforzo per la crescita» ma «bisogna anche dare una mano a chi non ce la fa a salire sul treno della transizione», ha aggiunto Poletti, sottolineando che la prossima manovra di bilancio «avrà un forte segno sul versante delle politiche sociali».

Al momento né il sito del governo né quello del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali spiegano cosa si intenda con Social Act. Le uniche informazioni si ricavano da una dichiarazione di Poletti del 12 maggio:

Dopo il jobs act” –ha detto il Ministro– “stiamo costruendo un social act, un quadro di politiche strutturali e integrate per contrastare la povertà e l’esclusione sociale”.

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Novità di Twitter, cosa succederà alle canoe?

Room to chat: Characters are for conversations, not usernamesSe usate Twitter sicuramente saprete già che ieri sono state annunciate alcune novità, sintetizzate in Twitter va oltre i 140 caratteri

Nelle risposte (reply) a un tweet, ciascun nome utente (@username) non sottrarrà più caratteri ai 140 consentiti. Se però si aggiungono altri utenti con una menzione (mention), a quanto pare questi verranno invece conteggiati. Non si elimina quindi del tutto il problema delle “canoe”.Twitter canoe – readwrite

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Non più senza lavoro ma jobless

Esempi di titoli nei media di qualche giorno fa:

Istat: 2,2 mln famiglie jobless – Italia fuori dalla crisi, ma 2,2 milioni di famiglie jobless – È alarne per le famiglie “jobless”

Il riferimento è al Rapporto annuale 2016 dell’Istat, dove è ricorrente l’anglicismo jobless. Riferito alle famiglie identifica “quelle composte da almeno un componente fra i 15 e i 64 anni e senza pensionati e in cui nessuno è occupato” – il fenomeno della “piena disoccupazione familiare”.

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“Cicale linguistiche”, una metafora americana

L’espressione linguistic cicadas è stata coniata dal lessicografo americano Ammon Shea in Hibernating words and linguistic cicadas. Identifica le parole che, come antivaccinista, erano in uso nel passato, poi sono entrate in un lungo stato di inattività e infine, dopo anni, sono riapparse nel lessico.

Nella nostra cultura la cicala è simbolo di prodigalità e imprevidenza e quindi può sembrare strano che Shea l’abbia invece scelta come metafora di “letargo” linguistico.

Magicicada septemdecimPer comprenderla bisogna avere specifiche conoscenze enciclopediche e sapere che nel Nord America è diffusa la cicala Magicicada septemdecim, insetto con un ciclo vitale molto lungo: le ninfe vivono nascoste nel terreno per 17 anni, dopodiché emergono in superficie tutte insieme e per alcuni giorni producono un rumore assordante. 

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Antivaccinisti? Non sono una novità

Si discute di nuovo di vaccini dopo una trasmissione Rai che ha dato molto spazio a Red Ronnie, personaggio dello spettacolo del tutto contrario alle vaccinazioni

esempi di notizie su intervento di Red Ronnie sui vaccini

Red Ronnie viene descritto come antivaccinista, una parola italiana che non avevo ancora notato quando ho riportato la grafia insolita di anti-vaxxer, il neologismo americano corrispondente.

La parola antivaccinista non è registrata dai vocabolari italiani ma non è un neologismo. Questo grafico ricavato dal corpus di libri italiani di Google Ngram Viewer indica che era attivamente in uso nella prima metà del XX secolo:

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Parole dell’italiano al tempo di WhatsApp

elenco di parole: whatsappare, social, linkare, unlike, fare like, facebook, twittato, chattare, selfie, avvocata, LOL, noob, hashtag. messaggiato, unfriend, emoji, taggare, bannare, xché, switchato, prefetta, camice, accelerareL’ITALIANO AL TEMPO DI WHATSAPPSulla locandina del convegno Petaloso sarai tu, le parole nell’immagine a sinistra rappresentano “l’italiano al tempo di WhatsApp”. Le ho prese come spunto per riproporre alcuni post in tema.

Whatsappare ne ho accennato in Zap → WhatsApp → “uozzap”, con l’origine del nome dell’app e le variazioni che subisce in italiano.

Social in italiano è usato sia come aggettivo che come sostantivo, a differenza dell’inglese: dettagli in Social, uno pseudoprestito.

Linkare, chattare, taggare, bannare sono alcuni dei molti neologismi legati alle interazioni su Internet, come anche Piacciare, favvare, pinnare, lovvare…  

Unlike e unfriend nelle interfacce localizzate esistono locuzioni italiane corrispondenti ma per efficacia e concisione sono molto diffusi anche gli anglicismi: dettagli in Flessibilità dell’inglese: un–

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BOOM! Ma non è un’esplosione, è un mic drop

Forse avete visto il video con cui la regina Elisabetta, il principe Harry e i coniugi Obama promuovono gli Invictus Games, i giochi per reduci e mutilati di guerra:

Nel video si vedono un militare americano e poi anche il principe che dicono “boom” e intanto fanno un gesto con la mano che i media italiani hanno frainteso. Esempi:

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Aperiselfie: occasionalismo o neologismo?

Alcuni titoli apparsi nei media:

Titoli: Matteo Salvini, primo «aperiselfie» con il popolo dei social network · Salvini tra birra e aperiselfie lancia campagna elettorale 2.0 · Salvini, via al tour elettorale nei locali della movida: “Aperiselfie per riprendersi Milano”

L’aperiselfie è un’iniziativa di Matteo Salvini descritta da chi l’ha ideata come “aperitivo elettorale e conoscitivo rivolto al popolo di Facebook”. Chi segue il leader leghista sui social network ora può incontrarlo di persona e magari anche farsi una foto con lui.

La parola aperiselfie farà inorridire i talebani della lingua ma mi pare molto ingegnosa, soprattutto se si considerano i destinatari dell’iniziativa.

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Inglese farlocco: aperidog

collage di pubblicità di aperidog

In rete si trovano migliaia di occorrenze di aperidog, l’aperitivo con o per il proprio cane che pare ormai essere diffuso in tutta Italia. La parola ovviamente è nata sulla scia di apericena ma è anomala perché non segue né il modello aperi+tipo di pasto (apericenone, aperipranzo…) né quello aperi+tipo di cibo (aperipizza, aperisushi, aperipesce…).

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