Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “neologismi”

Da selfie a selfare / selfarsi

È nato il verbo selfare, “fare un selfie”. Si direbbe un verbo intransitivo (ad es. selfa sempre) che funziona come transitivo solo quando usato riflessivamente (ad es. mi sono selfato).

Do you take a lot of selfies?

Esempi d’uso: selfano tutti, selfo anch’io; mai selfato in vita mia; oggi abbiamo selfato di brutto; se selfa mia nonna, mi selfo pure io! Dai, selfati! Mi si nota di più se mi selfo o se non mi selfo?

Pare coerente con il significato etimologico di selfie, che ho descritto l’anno scorso come una foto con queste caratteristiche:   
1 chi scatta è anche il soggetto (autoscatto)
2 è fatta con uno smartphone (allungando il braccio davanti a sé) o con una webcam
3 viene condivisa su un social network. 

Evoluzione di selfie in inglese

Intanto in inglese la parola selfie ha già subito un’evoluzione, al punto che la caratteristica 1, che le ha dato il nome, pare non sia più distintiva. Il significato sta cambiando da “foto di se stessi (self)” a “foto di qualcuno fatta con uno smartphone [per essere] condivisa su un social network” (3 + 2 ma meno specifico).

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XPocalypse

Dall’8 aprile 2014 Microsoft non fornisce più alcun supporto a Windows XP, che così diventa più vulnerabile. In inglese tale “calamità” è nota da tempo come XPocalypse.

Il neologismo XPocalypse è descritto sia come parola macedonia (XP+Apocalypse) che come composto formato da XP con il suffissoide –[po]calypse, recente ma molto produttivo e usato per descrivere informalmente un disastro o un evento di proporzioni epiche, ad es. beepocalypse (grande moria di api),  jobpocalypse (disoccupazione di massa per la crisi), snowpocalypse (forte tempesta di neve).

In inglese è anche abbastanza diffusa l’espressione the four horsemen of the Apocalypse come metafora di una catastrofe annunciata e imminente.

XPocalypse
[immagine “macedonia”: cavalieri dell’Apocalisse + sfondo predefinito di Windows XP]
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Storytelling: narrazione e affabulazione

L’animazione in Storytelling, una parola di moda descrive un’attività umana usata in tutte le epoche e in tutte le civiltà per spiegare, motivare e creare coinvolgimento emotivo e senso di appartenenza, e che nell’ultimo decennio è stata reinterpretata e trasformata in uno strumento usato da organizzazioni e vari tipi di impresa, ad es. per il marketing.

In inglese si usa la parola storytelling sia per l’accezione “tradizionale”, usata nel lessico generico, che per quella specialistica più recente. Le ho sintetizzate in questa tabella:

significati di storytelling

Un esempio dell’accezione 2 è la pubblicità Il buongiorno ha un nuovo nome della Nutella: una storia “vera” che crea identificazione e sfrutta le emozioni per coinvolgere. 

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neknomination

La neknomination è un fenomeno giovanile nato in Australia qualche mese fa e diffusosi rapidamente nel resto del mondo occidentale: ci si filma mentre si beve tutto di un fiato una pinta di birra o altri alcoolici, poi si posta il video sui social network e si nominano due persone che entro 24 ore devono fare la stessa cosa, come in una catena di Sant’Antonio.

Ne hanno parlato anche i media italiani ma se provate a fare una ricerca vedrete che pochi indicano l’etimologia del neologismo nek+nomination. Se lo fanno, ipotizzano nek da neck “come il collo della bottiglia”, ma nessuno cita il verbo inglese colloquiale neck, che descrive l’azione di bere o mangiare assimilabile a ingollare (dal latino gula ‘gola’), ingozzare (da gozzo),  trangugiare (da gogio, ‘gozzo’), ingurgitare ecc.

esempi d'uso del verbo neck dal database lessicale DANTE

Il mio sospetto è che chi ne ha scritto si sia fermato a una ricerca in versioni non recentissime di dizionari inglese-italiano, che per il verbo neck riportano solo l’altra accezione informale, “sbaciucchiarsi”, e non abbia provato a consultare i dizionari monolingui disponibili online (ad es. Oxford Dictionaries o il database lessicale DANTE, cfr. gli esempi a destra).

Tornando all’italiano, mi diverte molto la risemantizzazione di neknomination, con la sfida che diventa canora perché Nek viene reinterpretato come l’omonimo cantante.
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Vedi anche: Hangover

Gamification e ludicizzazione

7 gamification elements

Un concetto molto in voga negli ultimi anni è gamification, l’uso di meccanismi e dinamiche tipiche del gioco e in particolare dei videogiochi (punti, classifiche, livelli, premi ecc.) in contesti non ludici, ad es. nel marketing, nella gestione delle risorse umane, nella formazione, nella risoluzione di problemi e nel coinvolgimento di utenti e potenziali clienti.

In italiano viene usato sia il prestito inglese che ludicizzazione, un neologismo ineccepibile da un punto di vista etimologico (dal latino ludus ‘gioco’) ma che non mi convince del tutto perché lo associo ad attività ludiche, quindi spensierate, spesso tipiche dei bambini, e non caratterizzate da regole anche complesse, come invece i videogiochi. In questo caso trovo più specifico e trasparente l’anglicismo gamification perché il riferimento ai videogame è esplicito ed esclude altri tipi di divertimenti. 

Le nuove collocazioni di hashtag

IS THAT A HASHTAG?
Vignetta: B.C. Comic

Evoluzione della terminologia informatica

La terminologia informatica si evolve molto rapidamente, ma non solo per gli sviluppi tecnologici che portano a rimodulare i concetti e causare slittamenti di significato.

Anche la popolarizzazione delle innovazioni, con l’adozione dei termini nel lessico comune, può causare cambiamenti, come ad esempio la diluizione del significato attraverso determinologizzazione e la comparsa di accezioni o connotazioni non previste.

Evoluzione di hashtag in italiano

Mi domando se anche hashtag stia subendo questo processo, non solo nella terminologia ufficiale di Twitter, descritta in #hashtag, parola e simbolo, ma anche nell’uso comune.

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Tutta fuffa!

In conversazioni informali ultimamente mi è capitato spesso di usare la parola fuffa, che ritenevo colloquiale e familiare ma diffusa ovunque. Parlando con un ligure, che me ne ha chiesto il significato, ho scoperto che invece si tratta di un regionalismo di origine lombarda.

La parola fuffa è registrata dai vocabolari Zingarelli e Devoto-Oli ma non da Sabatini Coletti e Treccani. Per chi ancora non la conoscesse, ecco la definizione del Devoto-Oli:

2. fig. Chiacchiera senza alcun fondamento o significato, discorso risaputo, luogo comune: i blog sono pieni di fuffa ♦ Apparenza ingannevole e priva di sostanza: la sua famosa competenza è tutta fuffa.

L’accezione 2 è molto utile per discutere di politica italiana.  ;-)
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Vedi anche: …e si dice in Lombardia

Da rottamatore a demolition man

La parola della settimana del programma La lingua batte del 22 febbraio è rottamatore. Giuseppe Antonelli ripercorre la storia* del neologismo che, come si intuisce, deriva da rottamazione, un sostantivo in uso nel linguaggio pubblicitario già dagli anni ‘60.

rottamazione

Antonelli sottolinea che Renzi non si è mai autodefinito rottamatore ma che spesso le espressioni usate dai giornalisti in riferimento a un politico finiscono, nel tempo, ad essere attribuite a quello stesso politico.

Prendo spunto da questa osservazione e dalle traduzioni di rottamatore usate dai media di lingua inglese per aggiungere qualche perplessità su alcuni giornalisti italiani.

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Trollaio e altre parole nuove

Ogni mese il Portale Treccani analizza alcune parole nuove scovate dai lettori, con osservazioni molto interessanti sui meccanismi di formazione e di interazione delle parole e le loro connotazioni. Nella prima puntata sono descritti compliante, graforroico, immare, DLC e lavetta, nella seconda collavorare, gravitivo, monitare, sbatta e trollaio.

La parola più attuale è sicuramente trollaio, “un luogo virtuale diventato impraticabile perché funestato dagli interventi provocatori, offensivi o insensati di disturbatori abituali” (i troll). L’analisi degli aspetti etimologici e morfologici di trollaio è seguita da queste note:

trollface“Il trollaio è, figuratamente, un pollaio in cui schiamazzano i troll (e può ben essere che in trollaio risuoni per paronomasia il dispregiativo figurato troiaio). Attestati in internet anche il verbo trollare (…) ‘comportarsi da troll in una comunità virtuale’ e il verbo fraseologico farsi trollare ‘in internet, cadere vittima di provocazioni da parte di troll‘”.

Mi vengono in mente anche trolleggiare (modellato su cazzeggiare) e trollismo.

Vedi anche: Occasionalismi o neologismi?

Metafore politiche: da ghigliottina a tagliola

Titolo visto oggi [mercoledì 29 gennaio, pausa pranzo]:

Non si riesce ad abolire l'IMU?

L’articolo spiega che la cosiddetta “tagliola” o “ghigliottina” è la possibilità che il presidente della camera interrompa la discussione parlamentare prima del tempo per arrivare al voto, in questo caso per bloccare l’ostruzionismo messo in atto dal Movimento 5 Stelle che impedirebbe l’approvazione di un decreto legge.

Mi ha colpita molto perché per lo stesso concetto vengono usate due metafore diverse: funzionamento, finalità e valore figurato di ghigliottina e tagliola non sono equivalenti e suggeriscono interpretazioni politiche diverse.

La metafora della ghigliottina

La “ghigliottina” nel diritto parlamentare descrive gli aspetti tecnici della ghigliottina come meccanismo parlamentare. È uno provvedimento pensato per avere un forte potenziale deterrente e infatti finora non è mai stato usato. La metafora è chiara: decapitazione come “taglio netto”, “pena capitale” e “privazione di una parte importante”:  non c’è scampo e l’effetto è immediato e irreversibile.

La metafora della tagliola

tagliola

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Text neck, un disturbo “mobile”

vignetta IT’S CALLED “TEXT NECK SYNDROME”

Ultimamente mi viene spesso in mente l’espressione inglese text neck, coniata qualche anno fa per descrivere i problemi alla muscolatura e alle vertebre cervicali dovuti alla posizione non naturale che assume il collo (neck) quando ci si incurva per guardare lo schermo di laptop o dispositivi mobili, ad esempio per scrivere messaggi o SMS (text).

In italiano la chiamerei cervicale da cellulare. Anche se cellulare è solamente un iponimo di dispositivo mobile, mi pare che l’assonanza tra i due sostantivi possa comunque risultare efficace.

Vedi anche: La cervicale e altri disturbi “culturali”

Dispositivi “introversi” ed “estroversi”

illustrazione di Dan Matutina per Wired.co.ukSi può associare un luogo ai tipi di computer che in un determinato periodo hanno gli sviluppi più rilevanti e si può notare che finora è cambiato ogni decennio:
la scrivania (per i desktop) negli anni ‘80,
le ginocchia (per i laptop) negli anni ‘90,
il soggiorno (per le console di gioco) negli anni zero,
le tasche (per gli smartphone) in questo decennio.
Il prossimo spostamento è sicuramente sul corpo ed è rappresentato dai dispositivi indossabili.

È la premessa fatta da Ben Hammersley in Wearables: the third wave of computing per analizzare i possibili effetti degli indossabili sui comportamenti e sulla società. Divide i dispositivi in due categorie:

“the introspective, which monitors what you do and where you go, and informs you of changes to the state of your body and expanded self in cyberspace; and the extrospective, which looks outwards, to monitor and record the world around you

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È l’ora degli indossabili!

Dispositivi indossabili protagonisti al CES 2014Le notizie dei media italiani su CES 2014, importante fiera americana dell’elettronica di consumo, danno indicazioni sulla nuova terminologia che si sta diffondendo anche nel lessico comune.

Dispositivi indossabili e da indossare

In primo piano la tecnologia, le tecnologie e i dispositivi indossabili (meno frequente computer indossabili), tutti riconducibili al concetto di wearable computing, lo sviluppo e l’uso di computer miniaturizzati, spesso provvisti di particolari sensori, che possono essere portati direttamente sul corpo, sopra l’abbigliamento, oppure essere parte integrante dell’abbigliamento stesso.

Al momento vengono descritti anche come tecnologie e dispositivi da indossare, ma credo sia un’alternativa destinata a perdere rilevanza perché in ambiti più tecnici è già diffuso il sostantivo indossabile (“un’indossabile”, “gli indossabili”), neologismo nato per transcategorizzazione su calco dell’inglese wearables

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Get your [Jobs] Act together!

Ho già espresso la mia scarsa tolleranza per i forestierismi superflui, soprattutto se usati in contesti istituzionali o pubblici, come la politica. Un anglicismo che imperversa ultimamente, Job(s) Act, è un esempio tipico: l’esatto significato non è del tutto chiaro, neppure per chi conosce bene l’inglese, e non si capisce neanche come vada scritto.

titolo del Corriere della Sera, 8 gennaio 2014  Corriere della Sera
titolo di La Repubblica, 8 gennaio 2014  Repubblica

Vengono usate varie combinazioni di minuscole e maiuscole e job appare sia al singolare che al plurale. Le incongruenze sono palesi, non solo nei media ma anche nel sito di Renzi, dove ho cercato informazioni sul concetto identificato dal neologismo. Non ho però trovato alcuna definizione per Job(s) Act ma solo riferimenti generici come piano [per il lavoro], strumento e documento, che da aperto e politico dovrebbe trasformarsi in tecnico.

Provo allora a fare qualche considerazione in base alle mie conoscenze dell’inglese.

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Snow trolling

vignetta di Pat Bagley

Negli Stati Uniti l’ondata di freddo estremo di questi giorni ha aperto nuove polemiche sullo snow trolling, l’atteggiamento dei media conservatori che prendono come esempio neve e gelo per negare il riscaldamento globale.

Per i negazionisti dei cambiamenti climatici si usa anche l’espressione climate troll, a conferma che in inglese troll è passato dal gergo di Internet a quello giornalistico per descrivere chi ha un comportamento aggressivo e ostile: dettagli in Vecchi e nuovi troll
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Vedi anche: Bufale in agguato (etimologia di bufala e del corrispettivo inglese hoax).