Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “neologismi”

Alternative al crowdfunding

Mi è piaciuto il video promozionale del Dolomites Unesco LabFest, “festival laboratorio che racconta il patrimonio mondiale delle Dolomiti”:

Ho trovato divertente l’idea di associare l’hashtag #SFALCI, tema del festival, a protagonisti rurali e di una certa età che però usano dispositivi digitali e fanno riferimenti a Skype, al carpooling e in particolare al crowdfunding.

Crowdfunding, il “finanziamento collettivo, di solito attraverso Internet, di iniziative sociali, politiche e commerciali” (Enciclopedia Treccani) è un anglicismo che ormai fa parte stabile del lessico italiano. Formato da crowd, “folla”, “massa” + funding, “raccolta di fondi”, è chiaramente modellato su crowdsourcing e forse proprio la coerenza denominativa ha impedito che si cercasse un’alternativa italiana, come invece è successo in altre lingue.

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nerdsplaining e mansplaining

Trovo molto efficace il neologismo inglese nerdsplaining, che identifica le spiegazioni insistenti ed eccessivamente dettagliate, soprattutto di argomenti tecnici o scientifici, che sono tipiche dei nerd: avete presente Sheldon Cooper di The Big Bang Theory?

La neoformazione nerdsplain è descritta sia come parola macedonia (nerd+explain) che come composto formato da nerd con il suffissoide –splain, recente e parecchio produttivo, usato per spiegazioni date con aria di sufficienza, molto sicuri di sé (ma magari senza conoscere davvero l’argomento) o con atteggiamento da maestrina.

“I think you are mistaken, allow me to mansplain…”La coniazione più nota, da cui viene fatto derivare il suffissoide –splain, è mansplain, tipico di quegli uomini che trattano le donne come minus habens e pensano di dover spiegare loro qualsiasi cosa. Dettagli e diversi esempi in Word Watch 2013: –splain e "Mansplaining" Spawns a New Suffix.
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Vedi anche: geek e nerd, dork e dweeb

Il variopinto mondo degli #hashtag

alcuni esempi di hashflag

Gli hashflag dei mondiali

Mi piace la parola hashflag, che in Twitter identifica gli hashtag che fanno apparire una bandierina colorata (flag) nei tweet se si digita #XYZ, dove XYZ è un codice associato a ciascun paese che partecipa ai mondiali di calcio.

Cos’è un hashtag? Dipende!

Notate qualcosa di insolito nella descrizione di hashflag nel blog di Twitter?

Gli hashflags sono un modo facile e divertente per dare colore ai tuoi Tweet. […] È sufficiente mettere un hasthtag davanti alla sigla di tre lettere che identifica un Paese (ad esempio #ITA), e la sua bandiera apparirà automaticamente nel Tweet.”    [testo originale inglese qui]

Per Twitter, un hashtag  non è la parola preceduta da # ma il cancelletto (#), un uso che non è congruente con quello più diffuso e con cui la parola è entrata anche nel lessico italiano. Dettagli in #hashtag, parola e simbolo.

Definizioni e tendenze

Due strumenti che trovo interessanti sono #tagdef, un sito che raccoglie definizioni di hashtag in varie lingue (potete verificare, ad esempio, che #t9y equivale a #terminology), e Hashtagify.me, che mostra tendenze d’uso, tra cui hashtag correlati visualizzati in diagrammi dinamici.

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BARF DAY (e altri day)

SABATO BARF DAYIgnoravo che BARF fosse il nome di una marca di cibo per cani (è un acronimo descritto come Bones And Raw Food in Italia e Biologically Appropriate Raw Food negli Stati Uniti), altrimenti non mi avrebbe così colpita il cartello con la scritta BARF DAY che ho visto sulla vetrina di un negozio per animali.

In inglese, in particolare nella varietà americana, barf è una parola informale per il vomito (e per vomitare), infatti uno dei nomi dei sacchetti per chi sta male in aereo è proprio barf bag.

La composizione X day è ormai così diffusa che si potrebbe considerare day alla stregua di un elemento formativo dell’italiano. Il primo elemento X può essere
1 un nome proprio, ad es. BARF day, Grillo day,
2 un sostantivo inglese, ad es. election day, family day,
3 un sostantivo italiano, ad es. bomba day, cinghiale day (e altri ibridi spesso ridicoli).

Cosa ne pensate: X day è una formula abusata, classificabile come itanglese, o c’era davvero l’esigenza di una locuzione alternativa a giorno di / giornata (di) X?

Esattismi

Grazie ad Agenzia TuttoEuropa (qui e qui) ho scoperto il neologismo esattismo, usato dal linguista Giuseppe Antonelli in un seminario sulla traduzione letteraria. Un esattismo è una parola o un’espressione dal significato molto preciso ma che risulta inadatta perché non congruente con il registro o con il contesto (troppo formale, troppo tecnica o troppo burocratica), ad es. postumi da ubriacatura per hangover in una conversazione tra ragazzi.

Spero che il termine esattismo si affermi e non rimanga un occasionalismo perché è utile avere un nome per un concetto che è rilevante anche nel lavoro terminologico. La scelta dei termini dovrebbe sempre prendere in considerazione conoscenze, competenze ed esigenze dell’utente, contesto d’uso del termine e visibilità e rilevanza delle informazioni, e quindi in alcuni contesti la comunicazione può risultare più efficace se si privilegia una parola del lessico generico a un termine “più esatto”, come negli esempi di flussometro e della terminologia medica inglese.


Per sorridere, una vecchia striscia di Dilbert:

Dilbert-marketing language

Partita IVA falsa, metonimia vera

foto con cartello Partite IVAMi pare che nel linguaggio comune, o perlomeno in quello usato dai media generalisti, l’accezione prevalente di partita Iva stia cambiando da “sequenza di numeri che identifica i soggetti che esercitano un’attività rilevante ai fini Iva” a “titolare di partita Iva”, quindi una persona.

È una metonimia che probabilmente si può fare risalire a popolo delle partite Iva, un neologismo nato qualche anno fa. Alcuni esempi delle nove occorrenze di partita Iva con significato figurato visti in un’intervista al ministro del lavoro, Giuliano Poletti: “Contratti più chiari per evitare false partite Iva”:

Ci faccia un esempio concreto sulle false partite Iva.
«Se una persona si autorganizza tempi e modalità del suo lavoro, assume il buon esito di un obiettivo, è una vera partita Iva. Se si tratta di un contratto a tempo, biennale o triennale, se il lavoratore è sottoposto a orari e turni secondo il classico schema della subordinazione, ecco, quello non va bene chiamarlo partita Iva».
 

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Drone + selfie = dronie

Dronie è un neologismo inglese recentissimo che si sta diffondendo molto rapidamente. È una parola macedonia formata da drone e selfie e descrive un video di se stessi fatto telecomandando un drone (“a video selfie taken with a drone”). Si aggiunge a parecchi neologismi e occasionalismi formati con selfie.

Dettagli ed esempi di dronie in Move over selfies … here come the dronies e Word of the Week: Dronie.

Qualche nota terminologica ed etimologica su drone e selfie
Dai fuchi ai droni 
Se selfie diventa selfish (origine e uso) e Da selfie a selfare / selfarsi (nuovi significati)

Comunicazione vestimentaria: overfashion

Overfashion, la rivoluzione delle top model con le curveUno pseudoprestito è una parola che ha l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine ha un altro significato o addirittura non esiste, come overfashion in inglese.

Ho scoperto che si tratta di un concetto made in Italy che dà il titolo a una pubblicazione accademica, Overfashion. Nuove prospettive per la moda nella società che ingrassa.

Dall’introduzione: manca un’offerta di abbigliamento plus-size che consenta alla popolazione sovrappeso un uso altrettanto ricco della comunicazione vestimentaria quale quello di cui dispone la popolazione “normale”. Manca, appunto, un’overfashion. […]  Col neologismo “overfashion” vogliamo alludere a una moda che sia in grado di rispondere alle esigenze […] degli uomini obesi e delle donne sovrappeso e obese, con un’offerta qualitativamente e quantitativamente diversa da quella dell’attuale moda plus-size.

Non so nulla di comunicazione vestimentaria e mi limito a una considerazione lessicale: overfashion mi pare una parola malformata e un pessimo esempio di itanglese.

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Da selfie a selfare / selfarsi

È nato il verbo selfare, “fare un selfie”. Si direbbe un verbo intransitivo (ad es. selfa sempre) che funziona come transitivo solo quando usato riflessivamente (ad es. mi sono selfato).

Do you take a lot of selfies?

Esempi d’uso: selfano tutti, selfo anch’io; mai selfato in vita mia; oggi abbiamo selfato di brutto; se selfa mia nonna, mi selfo pure io! Dai, selfati! Mi si nota di più se mi selfo o se non mi selfo?

Pare coerente con il significato originario di selfie, che ho descritto l’anno scorso come una foto con queste caratteristiche:   
1 chi scatta è anche il soggetto (autoscatto)
2 è fatta con uno smartphone (allungando il braccio davanti a sé) o con una webcam
3 viene condivisa su un social network. 

Evoluzione di selfie in inglese

Intanto in inglese la parola selfie ha già subito un’evoluzione, al punto che la caratteristica 1, che le ha dato il nome, pare non sia più distintiva. Il significato sta cambiando da “foto di se stessi (self)” a “foto di qualcuno fatta con uno smartphone [per essere] condivisa su un social network” (3 + 2 ma meno specifico).

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XPocalypse

Dall’8 aprile 2014 Microsoft non fornisce più alcun supporto a Windows XP, che così diventa più vulnerabile. In inglese tale “calamità” è nota da tempo come XPocalypse.

Il neologismo XPocalypse è descritto sia come parola macedonia (XP+Apocalypse) che come composto formato da XP con il suffissoide –[po]calypse, recente ma molto produttivo e usato per descrivere informalmente un disastro o un evento di proporzioni epiche, ad es. beepocalypse (grande moria di api),  jobpocalypse (disoccupazione di massa per la crisi), snowpocalypse (forte tempesta di neve).

In inglese è anche abbastanza diffusa l’espressione the four horsemen of the Apocalypse come metafora di una catastrofe annunciata e imminente.

XPocalypse
[immagine “macedonia”: cavalieri dell’Apocalisse + sfondo predefinito di Windows XP]
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Storytelling: narrazione e affabulazione

L’animazione in Storytelling, una parola di moda descrive un’attività umana usata in tutte le epoche e in tutte le civiltà per spiegare, motivare e creare coinvolgimento emotivo e senso di appartenenza, e che nell’ultimo decennio è stata reinterpretata e trasformata in uno strumento usato da organizzazioni e vari tipi di impresa, ad es. per il marketing.

In inglese si usa la parola storytelling sia per l’accezione “tradizionale”, usata nel lessico generico, che per quella specialistica più recente. Le ho sintetizzate in questa tabella:

significati di storytelling

Un esempio dell’accezione 2 è la pubblicità Il buongiorno ha un nuovo nome della Nutella: una storia “vera” che crea identificazione e sfrutta le emozioni per coinvolgere. 

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neknomination

La neknomination è un fenomeno giovanile nato in Australia qualche mese fa e diffusosi rapidamente nel resto del mondo occidentale: ci si filma mentre si beve tutto di un fiato una pinta di birra o altri alcoolici, poi si posta il video sui social network e si nominano due persone che entro 24 ore devono fare la stessa cosa, come in una catena di Sant’Antonio.

Ne hanno parlato anche i media italiani ma se provate a fare una ricerca vedrete che pochi indicano l’etimologia del neologismo nek+nomination. Se lo fanno, ipotizzano nek da neck “come il collo della bottiglia”, ma nessuno cita il verbo inglese colloquiale neck, che descrive l’azione di bere o mangiare assimilabile a ingollare (dal latino gula ‘gola’), ingozzare (da gozzo),  trangugiare (da gogio, ‘gozzo’), ingurgitare ecc.

esempi d'uso del verbo neck dal database lessicale DANTE

Il mio sospetto è che chi ne ha scritto si sia fermato a una ricerca in versioni non recentissime di dizionari inglese-italiano, che per il verbo neck riportano solo l’altra accezione informale, “sbaciucchiarsi”, e non abbia provato a consultare i dizionari monolingui disponibili online (ad es. Oxford Dictionaries o il database lessicale DANTE, cfr. gli esempi a destra).

Tornando all’italiano, mi diverte molto la risemantizzazione di neknomination, con la sfida che diventa canora perché Nek viene reinterpretato come l’omonimo cantante.
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Vedi anche: Hangover

Gamification e ludicizzazione

7 gamification elements

Un concetto molto in voga negli ultimi anni è gamification, l’uso di meccanismi e dinamiche tipiche del gioco e in particolare dei videogiochi (punti, classifiche, livelli, premi ecc.) in contesti non ludici, ad es. nel marketing, nella gestione delle risorse umane, nella formazione, nella risoluzione di problemi e nel coinvolgimento di utenti e potenziali clienti.

In italiano viene usato sia il prestito inglese che ludicizzazione, un neologismo ineccepibile da un punto di vista etimologico (dal latino ludus ‘gioco’) ma che non mi convince del tutto perché lo associo ad attività ludiche, quindi spensierate, spesso tipiche dei bambini, e non caratterizzate da regole anche complesse, come invece i videogiochi. In questo caso trovo più specifico e trasparente l’anglicismo gamification perché il riferimento ai videogame è esplicito ed esclude altri tipi di divertimenti. 

Le nuove collocazioni di hashtag

IS THAT A HASHTAG?
Vignetta: B.C. Comic

Evoluzione della terminologia informatica

La terminologia informatica si evolve molto rapidamente, ma non solo per gli sviluppi tecnologici che portano a rimodulare i concetti e causare slittamenti di significato.

Anche la popolarizzazione delle innovazioni, con l’adozione dei termini nel lessico comune, può causare cambiamenti, come ad esempio la diluizione del significato attraverso determinologizzazione e la comparsa di accezioni o connotazioni non previste.

Evoluzione di hashtag in italiano

Mi domando se anche hashtag stia subendo questo processo, non solo nella terminologia ufficiale di Twitter, descritta in #hashtag, parola e simbolo, ma anche nell’uso comune.

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Tutta fuffa!

In conversazioni informali ultimamente mi è capitato spesso di usare la parola fuffa, che ritenevo colloquiale e familiare ma diffusa ovunque. Parlando con un ligure, che me ne ha chiesto il significato, ho scoperto che invece si tratta di un regionalismo di origine lombarda.

La parola fuffa è registrata dai vocabolari Zingarelli e Devoto-Oli ma non da Sabatini Coletti e Treccani. Per chi ancora non la conoscesse, ecco la definizione del Devoto-Oli:

2. fig. Chiacchiera senza alcun fondamento o significato, discorso risaputo, luogo comune: i blog sono pieni di fuffa ♦ Apparenza ingannevole e priva di sostanza: la sua famosa competenza è tutta fuffa.

L’accezione 2 è molto utile per discutere di politica italiana.  ;-)
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Vedi anche: …e si dice in Lombardia