Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Bomber e altri (pseudo)anglicismi

immagine dell'articolo

Ieri The Times ha pubblicato Italians resist an English invasion on the language front (con paywall, ma si può leggere qui).

L’articolo afferma che oggi l’Accademia della Crusca, descritta come la linguistic elite italiana, terrà un emergency summit per fermare l’invasione di anglicismi che sta minacciando la nostra cultura. Verrà istituita una commissione di risposta rapida che dia la caccia a politici, burocrati e giornalisti che introducono parole inglesi per fornire loro alternative italiane.

Il pezzo è brillante ma le preoccupazioni e alcune affermazioni attribuite ai linguisti italiani mi sembrano romanzate: lo scorso febbraio ero al convegno dell’Accademia della Crusca dove erano state annunciate iniziative sugli anglicismi, riassunte da Annamaria Testa in #dilloinitaliano: quello che è successo, e non ricordo allarmismi estremi.   

Pseudoanglicismi

Ho trovato più interessanti gli esempi scelti per i lettori inglesi, quasi tutti pseudoprestiti, parole che hanno l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine hanno un altro significato o addirittura non esistono. Eccone alcuni (grassetti e link miei): 

Experts tracking newly arrived English words are now struggling to keep up, as Italians looking for saucy underwear head for “il Sexy shop”, mafia godfathers are called “il boss”, a football manager is “un mister”, talent shows are “i talent”, reality shows are “i reality”, a TV drama is “una fiction”, and people go online to “twittare”, while politicians gather in parliament for “question time”. […]
“It’s too late to do something about ‘car sharing’, but we need to find Italian words in a hurry for ‘quantitative easing […]
Linguists single out Matteo Renzi, Italy’s prime minister, for helping the invasion after he named his labour legislation the “Jobs Act” and promoted his “Spending review”. […]
But English has also invaded the fashion industry — a bastion of Italian culture — so Italians go looking for a look” that is “molto fashion when they indulge in “lo shopping”.

In un “boxino” (!) intitolato The familiar words sono in evidenza altri pseudoanglicismi:
Box – a garage for one car
Bomber – a football centre forward
Baby parking – a crèche
Ticket – a payment for medicine [ma è un’accezione che ci arriva dal francese!]
Mobbing – workplace bullying
Smoking – a dinner jacket
Footing –  jogging
[anche footing è entrato in italiano dal francese]

Bomber: prestito e pseudoprestito

Titolo di giornale: Calcio femminile, il portiere è un bomber: gol in volo al 90°

C’è chi ha citato l’articolo ironizzando su bomber (“solo da noi i bombaroli diventano attaccanti di successo”). Se però si parla di cannonieri, il prestito è meno azzardato di quanto possa sembrare, anche se l’etimo non è del tutto trasparente: nel calcio, una bomba è (era?) un tiro violento, e il bombardiere, l’aereo che lancia bombe, in inglese è bomber. Non è una metafora insolita, basti pensare a carro armato, caterpillar, corazzata…

È invece uno pseudoprestito bomber nel senso di giubbotto simile a quello degli avieri americani. In inglese però si chiama bomber jacket e si può notare il meccanismo improprio di accorciamento di locuzioni inglesi con cui in italiano viene privilegiato il determinante (bomber) anziché il determinato (jacket), fenomeno che si riscontra in parecchi pseudoanglicismi, come ad es. social per social network.
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Vedi anche: L’invasione degli anglicismi (il mio punto di vista sul tema discusso oggi dall’Accademia della Crusca) e La narrativa di Obama non è in libreria: interferenze dell’inglese nella comunicazione.

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8 commenti a “Bomber e altri (pseudo)anglicismi”

  1. 23 giugno 2015 10:24

    Luigi Muzii:

    O tempora o mores.
    Giovanni Nencioni riteneva che la lingua fosse un patrimonio in cui investire e quindi non da difendere. La natura dinamica della lingua, cioè, era ciò che avrebbe permesso di arricchirsi e arricchire. In fondo, l’italiano è stato sempre contaminato, e non solo dal latino, contaminato a sua volta dal greco, ma dall’arabo, lo spagnolo, il francese, e perfino il tedesco.
    Non sono povere la lingua e la cultura che traducono e assorbono, ma quelle che non lo fanno e che si impongono.
    Nel ricordare la prima lingua franca, Crystal ricordava anche che il latino perse importanza quando smise di imporsi come veicolo di comunicazione e divenne strumento politico. Essere civis romanus comportava grandi vantaggi, ma richiedeva la conoscenza del latino e le province e le loro lingue non avrebbero potuto evolversi, quindi arricchirsi, senza inquinarlo o arricchirlo.
    Il protezionismo linguistico non è solo lotta di retroguardia, è segno di una guerra già persa.
    Honi soit qui mal y pense: il problema non è la presenza dell’inglese o di altre influenze linguistiche, ma l’uso errato di esse. Quanti declinano i prestiti, per esempio? Magari pure in modo improprio? Mi ricorda il “panini” che ti vorrebbero propinare all’estero o certe porcherie culinarie d’oltremanica o oltreoceano spacciate come piatti tradizionali italiani.
    Ne ho parlato qualche anno fa anche in altra sede (v. http://www.slideshare.net/muzii/adelante-con-juicio-manicheismo-e-ragionevolezza-nellevoluzione-della-lingua-7512551 e http://www.slideshare.net/muzii/adelante-con-juicio-manicheismo-e-ragionevolezza-nellevoluzione-della-lingua ).

  2. 23 giugno 2015 17:28

    Anna:

    Gentile Licia,
    per caso ha già trattato il tema di “stravagante” (bizzarro, strano) come interferenza da “extravagant” (prodigo,eccessivamente lussuoso, eccessivo)? Ho cercato in archivio ma non ho trovato nulla… Negli ultimi anni mi sembra che vada prendendo piede questo uso, che però a me sembra fuorviante. O sono solo io che ho l’impressione di trovarmi davanti a un falso amico? Lo chiedo perché ho appena visto
    questa serie di foto su Repubblica:
    Buonanotte con fantasia: la camera da letto è "stravagante"

    E qui mi sembra che le stanze più bizzarre siano eccessivamente lussuose…

    Spero che il mio commento non vada troppo fuori tema! Ma siamo sempre in ambito anglicismi …

  3. 23 giugno 2015 17:33

    Licia:

    @Anna, grazie, ottimo esempio! Non mi era ancora capitato di vederlo, lo aggiungo subito all’elenco dei falsi amici.

  4. 24 giugno 2015 20:54

    Massimo S.:

    @Luigi Muzii

    @Licia

    Mi chiedo sempre quale arricchimento porti all’italiano l’utilizzo, ad esempio, di showroom al posto di sala di esposizione, oppure di shopping invece di (fare) compere, fare acquisti.
    O di shopper al posto di busta (sacchetto) per la spesa.
    Diventiamo linguisticamente più ricchi se chiamiamo store il negozio sotto casa o il supermercato? O diamo prova di apertura mentale se utilizziamo workshop al posto di laboratorio o seminario? E poi, pur volendo essere mentalmente aperti, o giudiziosi, come dovremmo ‘articolare’ e scrivere e pronunciare in italiano parole come workshop, water-closet, west? In base alla pronuncia: l’workshop(pron. l’ueucsciop), l’watercloset ecc, o in altro modo?
    E’ più ‘innovativo’ e progressista usare zip al posto di chiusura (cerniera) lampo? O l’”investimento” nella lingua italiana lo faccio adoperando e diffondendo la seconda locuzione invece del primo forestierismo?

    “Gli anglicismi non assimilati sono altrettanti corpi estranei, o, se vogliamo dir così, altrettanti sassolini nelle scarpe. Anche coi sassolini si può continuare a camminare, ma se non ci fossero si camminerebbe meglio. E se si moltiplicano, prima o poi bisogna fermarsi”.
    Arrigo Castellani – Morbus anglicus, Studi linguistici, numero 13-1987.

    “Siamo appena agl’inizi d’un processo di scadimento e frantumazione della lingua: solo crepe nei muri e qualche pavimento sconnesso. Ma bisogna intervenire, e bisogna farlo sia individualmente, sia attraverso i mezzi d’informazione e gli organi ufficiali.”
    Arrigo Castellani, cit.

    “Le liste che si vengono pubblicando mirano a sostituire un consenso già formato intorno ad una parola forestiera con un nuovo consenso ancora da formare: a un uso per varie ragioni discutibile, ma insomma esistente, si mira a sostituire un nuovo consenso, un nuovo uso.
    Ora in quest’azione bisogna considerare da un lato il pubblico e dall’altro la ristretta cerchia dei propulsori. Ciascuna sostituzione si potrà dire riuscita solo quando in luogo di un termine forestiero sarà effettivamente entrato nell’uso un termine italiano, cioè quando innumerevoli scelte regolate dal gusto individuale avranno operato una specie di plebiscito linguistico.
    Il compito dei propulsori è quello di precorrere questa scelta puntando su una soluzione opportuna, cioè tale da poter essere accettata volentieri e atta a condurre ai risultati voluti.
    Ma tra il dire e il fare, tra le proposte d’un singolo o quelle d’una commissione (anche le piú sagge e autorevoli che si possano immaginare) e il consenso definitivo, c’è di mezzo inevitabilmente un certo tempo e una certa resistenza.”
    Bruno Migliorini – La sostituzione dei forestierismi: improvvisa o graduale? Lingua Nostra, III, 1946.

    Insomma, esistono da sempre gli scambi tra lingue che ne determinano sicuramente l’evoluzione e l’arricchimento.
    Ma non è ultroneo porsi il problema di un incontrollato proliferare di termini stranieri poco chiari e abusati, che invece di aiutare a descrivere la realtà, la mascherano e stravolgono. E sottopongono a forti tensioni strutture grammaticali consolidate.
    Cercare di porre un autorevole (non autoritario)argine; cercare e proporre – non imporre – alternative terminologiche coerenti con l’italiano, mi pare cosa buona, culturalmente stimolante e giusta.

  5. 25 giugno 2015 10:13

    Massimo S.:

    Soltanto un ingenuo potrebbe credere che la questione dei forestierismi sia solo un’irrealistica e polverosa disputa di linguisti.

    L’uso dei forestierismi, ormai, nasconde spesso una lotta sotterrane per il potere e il profitto, o un depistaggio.

    Ne è un chiaro esempio “slot machine”, anglicismo citato dallo stesso Times, col quale si designano quelle che in italiano sono sempre state le macchine(tte) mangiasoldi, i famigerati dispositivi a gettone con cui il giocatore, introducendo una moneta o un gettone e abbassando una leva o premendo un tasto, spera di ottenere dalla macchina quella data combinazione di numeri o figure, a cui solo è legata una certa vincita, che esce casualmente; ovvero esce, dovrebbe uscire, nel gioco regolamentato e legale, in base a preordinate cadenze, o addirittura mai, in caso di truffe.

    Come credete che agirà l’esperto incaricato, per ipotesi, da una casa produttrice americana di “geolocalizzare” il prodotto? Consiglierà la dizione da sempre in uso in Italia o invece il prestito non adattato?
    E in ogni caso, la casa produttrice sceglierà, poi, l’una o l’altro?
    E i gestori di sale giochi come chiameranno lo spazio riservato a tali macchinette, sala macchinette mangiasoldi , o sala slot?
    E come le chiamerà (o le ha chiamate ) il governo periodicamente impegnato a decidere normativa, concessioni, canoni e quant’altro su tali giochi d’azzardo, e/o i gruppi di pressione finalizzati a sollecitare in materia una legislazione di favore?

    Personalmente, giusto per non apparire passatista e retrogrado, ma ‘giudizioso’ e ‘aperto al progresso’, userei non slot machine, ma l’icastico forestierismo “one armed bandit”, quantomeno per quelle macchinette che ancora recano il dispositivo a leva… ma poi, alla fine, lo lascerei anche per quelle che il dispositivo non lo hanno più… 🙂

  6. 10 luglio 2015 17:50

    Licia:

    @Massimo il mio punto di vista è diverso e non mi convincono le posizioni di Castellani, ma non mi dilungo perché l’ho già fatto a sufficienza in L’invasione degli anglicismi e Anglicismi: un piccolo esperimento. 😉

  7. 17 febbraio 2016 18:42

    Alpha T:

    Una curiosità: l’uso di “mister” per indicare l’allenatore di calcio nasce dalle fortune di William Garbutt, storico allenatore del Genoa, arrivato ad allenare ancora giovane (ritiro dal campo prematuro per infortunio), personaggio di spicco del calcio italiano e del Genoa in particolare: allenò il Genoa infatti dal 1912 al 1927, poi ancora dal 1937 al 1948.
    Non so quando l’uso di rivolgersi all’allenatore dicendo semplicemente “mister” si possa essere consolidato ed esteso a tutto il campionato e alla lingua italiana, ma nasce nel Genoa nel 1912 (!), dal rivolgersi ad un inglese che era appena arrivato in Italia e non conosceva la lingua…
    Beh, diciamo che per lamentarsi di questo “abuso” di parole straniere, siamo in ritardo di un secolo… 🙂
    Sarebbe interessante sapere come si comportarono negli anni del Ventennio, quando l’origine inglese del “Genova” (Genoa) faceva problema.

    Altra curiosità: “centrocampista” è una parola coniata dal popolarissimo giornalista Gianni Brera, come calco letterale di midfielder.

  8. 23 febbraio 2016 23:31

    Licia:

    @Alpha T, grazie per questi dettagli. Di calcio non so proprio nulla e mi incuriosiscono molto. 🙂