Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Rianalisi: l’amantide religiosa

In tema con l’Error Day, due suggerimenti di lettura.

Luca Serianni in Se i ragazzi italiani non sanno l’italiano descrive alcuni problemi ricorrenti nell’italiano scritto degli adolescenti, tra cui violazione della coerenza testuale e competenze lessicali inadeguate, e ribadisce che conoscere la propria lingua significa padronanza del ragionamento e delle risorse espressive più adeguate per illustrarlo.

Sono problemi che si ritrovano anche tra i politici. Silverio Novelli ne descrive alcuni in Parlamento incolto? e conclude che “gli strafalcioni sono deprimenti perché indicano, attraverso il ceto che ci rappresenta nelle istituzioni, una depressione culturale collettiva. E la cultura è prima di tutto quella basata sull’impegno a trattare sé stessi e gli interlocutori con dignità, rispetto, cura. Anche delle parole”.

esempi dell’errore “amantide religiosa”È citato anche un errore di Michaela Biancofiore,  l’amantide religiosa, eclatante ma pare abbastanza diffuso. È un fenomeno di rianalisi, “una ‘reinterpretazione’ di una parola o un costrutto complessi, non giustificata o anche errata sul piano etimologico, spesso consistente in un’arbitraria risegmentazione, o guidata da fattori analogici e da etimologie fantasiose”. [fonte]

Nell’etimologia popolare “amantide” viene fatta derivare da amante per le note abitudini della mantide dopo l’accoppiamento e per il significato figurato di cacciatrice di uomini che ne è derivato, mentre il nome corretto mantide ha origine dal greco mántis “indovino”, “profeta”, per l’atteggiamento tipico dell’insetto che lo fa sembrare in preghiera.

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Vedi anche: Mela cotone (un esempio di eggcorn)

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7 commenti a “Rianalisi: l’amantide religiosa”

  1. 28 febbraio 2014 17:11

    Marco:

    Quando ero piccolo, pensavo che la locuzione latina di Giovenale “Mens sana in corpore sano” si scrivesse “Mens sana in corpo resano”, e nella mia testolina “resano” significava “altrettanto sano” – ha ha ha!

  2. 1 marzo 2014 09:58

    W G:

    Essendo già avanti negli “anta” non sono più al corrente di come venga inteso e soprattutto scritto oggigiorno il termine “radio” da parte dei ragazzi sia a scuola che nella vita quotidiana , ma nella mia memoria è ancora vivissimo il ricordo di quando alla scuola dell’obbligo moltissimi scrivevano convintamente “aradio”, oppure parlavano delle prime “aradio libere” nel senso delle aradio intese come apparecchi radiofonici….e forse questo è ancor più grave dell'”amantide” in quanto si tratta sicuramente di un termine molto più diffuso ed usato del precedente.

  3. 1 marzo 2014 21:11

    Marco B:

    @WG: l’etimologia popolare dell’aradio nasce probabilmente dall’aratro dell’Italia ancora contadina degli anni ’50 e ’60, e negli anni successivi dalle braccia rubate all’agricoltura 🙂

  4. 2 marzo 2014 21:56

    carol:

    Secondo me si può parlare di rianalisi nel caso di errori commessi da bambini (e i commenti che mi precedono lo confermano) o da persone che non sono andate a scuola (mia nonna, semianalfabeta, diceva e scriveva “la lovatta” e “le lolive”.
    In tutti gli altri casi si tratta di errori, o meglio orrori, ingiustificabili se si è frequentata la scuola almeno fino a 16 anni.

  5. 2 marzo 2014 23:26

    Licia:

    @Marco 🙂
    Quasi un mondegreen ma anziché di canzone di citazione latina!

    @W G, grazie, aradio è proprio un esempio tipico di rianalisi.

    @Marco B 😀

    @Carol, anche secondo me certi errori non dovrebbero sfuggire a chi ha un livello di istruzione superiore (eppure i siti dei media italiani sono pieni di errori di ortografia facilmente evitabili come *, *, *stà…). Se però si può risalire alla “reinterpretazione” alla base dell’errore, comune a più parlanti, si può considerare rianalisi. La voce dell’Enciclopedia dell’Italiano Treccani, da cui ho tratto la definizione, ha molti esempi e dettagli delle varie tipologie di rianalisi.

  6. 3 marzo 2014 12:03

    Marco:

    @Licia 🙂

    Ho scoperto proprio pochi minuti fa che esiste una parola italiana per indicare i “mondegreen”: batussi.
    Deriva dal fatto che molti ascoltatori credevano di sentire “siamo i batussi” nella famosa canzone I Watussi di Edoardo Vianello.
    http://www.wittgenstein.it/2014/03/02/con-forza-cieca-di-bareno/

  7. 3 marzo 2014 13:09

    Licia:

    @Marco, batussi è bellissimo!! Grazie, you made my day. 🙂


    Aggiornamento: un esempio dal sito di un noto TG italiano: