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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “terminologizzazione”

Boot, reboot e bootstrap

Mi sa che è deformazione professionale, perché ogni volta che sento Unknown Caller degli U2 faccio caso ai riferimenti informatici nel testo. Credo proprio che Bono usi un Mac:

Force quit and move to trash

Più trasparente e subito comprensibile un’altra metafora, quella di azzerare tutto e ricominciare:

Restart and reboot yourself

bootstrap I termini boot e reboot mi sono sempre piaciuti molto per la loro etimologia, una metafora credo abbastanza nota. Non descrivono l’azione di dare un calcio al computer per farlo ripartire (anche se a volte…) ma in origine fanno riferimento alle linguette (bootstrap) che aiutano a infilarsi scarponi o altre calzature e da cui deriva l’espressione to pull oneself up by one’s bootstraps: inizialmente indicava un compito impossibile ma poi ha acquisito il significato di “uscire da una situazione difficile o complessa da soli, senza intervento altrui”. 

Il termine bootstrap è stato adottato in ambito informatico per descrivere il processo per cui un programma abbastanza semplice consente di caricare, avviare e preparare all’uso programmi molto più complessi, come ad esempio il sistema operativo del computer. Da bootstrap è poi derivata la forma abbreviata boot che ha acquisito il significato più generico di “avviare un computer”, tanto che restart e reboot di solito sono sinonimi (ad es. nei prodotti Microsoft e sembrerebbe anche nella documentazione Apple). Non per gli U2, però!

PS Visto che siamo in tema, ne approfitto per segnalare un falso amico che trovo molto fastidioso: liriche per descrivere il testo di una canzone, calco dall’inglese lyrics.

Ancora sulle parole dell’anno

Post pubblicato il 12 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia

Negli USA bailout è appena stata confermata parola dell’anno 2008 anche dall’American Dialect Society (ADS). Il comunicato stampa include altre parole rilevanti, divise per categorie. Alcuni esempi che ho trovato interessanti:

Nella categoria più probabilità di successo, le parole formate a partire da tw-, tweet- e twitt-. Grazie alla diffusione di Twitter, direi che sono un esempio di terminologizzazione: dai riferimenti originari a cinguettii e cicalecci si passa a concetti specifici nell’ambito del microblogging.
Tra le parole più creative, il neologismo long photo (“a photograph that moves”): in Flickr indica un video della durata massima di 90 secondi.
Tra le più utili, il verbo text e in particolare textwalker, una persona che scrive SMS mentre cammina, e driving while texting (DWT), espressione ormai comune, tanto che si vedono variazioni sul tema, ad es. Dying while texting. 
Tra quelle meno necessarie, moofing, da mobile out of office, attività di chi non sta lavorando dal proprio ufficio ma è comunque online e raggiungibile.

 moofing?La segnalazione di text in un elenco di parole del 2008 sottolinea il ritardo con cui questo verbo è entrato nell’inglese americano, mentre non è più un neologismo in Europa: riflette un diverso uso degli SMS nei due continenti, come accennavo in Paese che vai: SMS e cercapersone.

Il comunicato stampa riporta anche le parole scelte dall’ADS negli anni precedenti ed è interessante vedere la rapidità con cui alcune sono diventate comuni anche in italiano, ad es. i prestiti sudoku, phishing, blog.

Nel 1998 il prefisso e- (e-mail, e-commerce ecc.) era stato scelto dall’ADS non solo come parola dell’anno ma anche come la più utile e quella con più probabilità di successo: ha sicuramente avuto una notevole diffusione ma ormai, dieci anni dopo, è superato. È quindi divertente scoprire che l’attualissimo prefisso i dei prodotti Apple è apparso per la prima volta proprio nel 1998, nel nome iMac; la i indicava inizialmente Internet, mentre ora vengono fatte anche altre associazioni, ad es. a individual, inform, inspire.  [Aggiornamento agosto 2010: The virtual linguist fa notare che il prefisso i era in uso già nell’inglese antico, ovviamente con un significato del tutto diverso: equivaleva al prefisso tedesco ge- ed era usato per marcare nomi collettivi, aggettivi, avverbi e verbi.]


Aggiornamento gennaio 2009: People to have a ’staycation’ thanks to ‘brickor mortis’ elenca alcune parole che il dizionario inglese Collins monitorerà nel 2009 per decidere se includerle o meno nella prossima versione del dizionario. Tra queste social notworking, passare tempo in rete sui social network durante l’orario di lavoro.

In Visual Thesaurus c’è un post con dettagli sulla scelta delle parole dell’anno 2008 da parte dell’ADS.

Vedi anche: Parole dell’anno "tecnologiche" negli USA per una panoramica di parole dell’anno 2009 in inglese e italiano.

Termini in evidenza

Termini del mese descritti nel 2008 nel Portale linguistico Microsoft, dove rimangono consultabili le voci specifiche che appaiono nel database terminologico Microsoft.

Chiavetta USB
Cookie
History – Cronologia
Gallery – Raccolta
Migration – Migrazione
Ribbon – Barra multifunzione
Wizard – Procedura guidata 
 

Chiavetta USB

FlashDrive

L’oggetto rappresentato qui a lato è molto diffuso e sicuramente tutti sappiamo di cosa si tratta: un dispositivo che viene connesso al computer tramite porta USB e utilizzato per memorizzare informazioni. Probabilmente, però, non tutti lo descriviamo con lo stesso nome: sia in inglese che in italiano coesistono diversi sinonimi.

Termini inglesi: flash drive, jump drive, keychain drive e key chain drive, key drive, memory key, pen drive, thumb drive, USB drive, USB flash drive e relativo acronimo UFD
Termini italiani: chiave USB, chiavetta [USB], pen drive e pendrive (sia maschile che femminile), penna USB, pennetta, unità flash USB, unità di memoria flash USB

Nel 2000, quando sono apparsi questi dispositivi per la prima volta, nessuno avrebbe immaginato un tale proliferare di nomi e quindi esiste qualche incongruenza. Nel database terminologico Microsoft è stata uniformata la terminologia per l’italiano:

Unità flash USB è il termine standard, da utilizzare in tutti i contesti con contenuto tecnico e con riferimento specifico a singoli dispositivi.

Chiavetta USB potrà essere usato in occorrenze più generiche, dove in inglese appaiono termini diversi da USB flash drive, tipicamente per ottenere comprensione immediata anche da chi non ha familiarità con il termine standard. Chiavetta USB è la forma più frequente in italiano e già documentata nei dizionari, ad esempio nel Vocabolario Treccani.

 

Cookie 

Nell’inglese americano standard il termine cookie indica un biscotto, di solito tondo e piatto. Nei contesti tecnici, invece, grazie a un processo di terminologizzazione un cookie è un file di dati di piccole dimensioni inviato dal server di un sito Web al browser durante la connessione al sito e salvato localmente nel computer dell’utente. I cookie contengono informazioni sulle operazioni eseguite all’interno del sito e le preferenze di navigazione, possono consentire il riconoscimento dell’utente all’accesso successivo, ecc. Esistono diversi tipi di cookie, ad esempio i cookie permanenti (o persistenti) rimangono nel computer dell’utente tra una sessione e l’altra mentre i cookie di sessione, o temporanei, vengono eliminati alla fine della sessione del browser.

Prima di venire adottati in ambito Web, i cookie descrivevano pacchetti di dati di dimensioni ridotte che venivano inviati tra programmi di comunicazione. Questi pacchetti fortune cookieavevano dei dati nascosti al loro interno e questa caratteristica ha portato alla creazione del neologismo semantico cookie per analogia con i fortune cookie, biscotti di forma particolare con nascosto al loro interno un foglietto con una massima o un messaggio augurale e che vengono serviti nei ristoranti cinesi in America alla fine dei pasti.

In italiano, come spesso accade in questi contesti, si è perso il significato figurato del termine inglese, anche perché il referente non sarebbe stato riconosciuto, e si è optato per il prestito. È interessante notare che è la scelta fatta dalla maggior parte delle lingue, non solo quelle che facilmente adottano termini inglesi, come tedesco e svedese, ma anche quelle che di solito cercano di trovare un termine locale, come francese e spagnolo. Altre lingue hanno adattato il termine inglese alla loro ortografia, ad esempio kuki in albanese, khukhi in tswana e kúkì in yoruba. Sono poche le lingue che, invece, hanno scelto un termine descrittivo, come il norvegese che ha optato per informasjonskapsel (capsula di informazioni).

E in cinese? Anche in questo caso è stato adottato il prestito cookie, infatti la metafora del "biscotto con messaggio" non sarebbe stata riconosciuta: i fortune cookie non sono un prodotto originario della Cina!

 

History – Cronologia

In ambito informatico, il termine inglese history viene definito come “un elenco delle azioni dell’utente all’interno di un programma, ad esempio una serie di comandi utilizzati o i collegamenti alle pagine Web aperte tramite un browser”.

Quando il termine history è stato introdotto nei prodotti Microsoft nella prima versione di Internet Explorer, per l’italiano si era discusso se adottare un termine etimologicamente vicino all’originale inglese e seguire la scelta di tutte le altre lingue neolatine (historique in francese, historial in spagnolo, histórico in portoghese, ecc.) ma il termine storia da subito è apparso fuorviante perché avrebbe fatto pensare a una narrazione di fatti, mentre il sostantivo storico, riconosciuto principalmente come “esperto di storia”, sarebbe risultato ambiguo o avrebbe potuto essere interpretato come aggettivo.

Nella prima versione di questa funzionalità le varie voci dell’elenco erano aggiunte esclusivamente in ordine cronologico e così è stato deciso di evidenziare il rapporto temporale tra le azioni, scegliendo di tradurre history con cronologia.

Il termine cronologia si è rapidamente attestato anche in altri ambiti e viene comunemente registrato come voce informatica dai principali dizionari italiani e di inglese-italiano. È però vero che la funzionalità si è evoluta e le voci che contiene non sono più elencate solo in ordine cronologico.

 

Gallery – Raccolta

Il termine inglese gallery è apparso per la prima volta nei prodotti Microsoft in Image Gallery, una funzionalità che permetteva di visualizzare e organizzare le proprie immagini e foto; non a caso il termine inglese faceva riferimento specifico al luogo dove vengono esposte arti visive.

In italiano si era discusso se mantenere la stessa analogia e optare per Galleria di immagini ma questa ipotesi era stata presto scartata: la forma abbreviata Galleria ci sembrava ambigua perché avrebbe potuto far pensare a un tunnel o un passaggio sotterraneo; andava inoltre valutata la possibilità che in inglese venissero in seguito conferiti nuovi significati a gallery, estendendo l’uso ad altri contesti e altre aree semantiche. Era stato preferito il termine più neutro raccolta, di immediata comprensione e non legato solo a contesti visivi; nel caso specifico avevamo scelto Raccolta immagini.

Si è rivelata una scelta azzeccata: nelle versioni inglesi dei prodotti ora esistono vari tipi di gallery ma non sempre gli oggetti che contengono sono rappresentati visivamente. Negli strumenti di sviluppo come Silverlight, ad esempio, Control Gallery è una libreria di controlli e componenti che però non sono sempre caratterizzati da un aspetto specifico; in Office l’elemento Custom Actions Gallery contiene azioni personalizzate non connotate graficamente. In tutti questi casi il termine italiano raccolta si rivela adeguato perché privo di ambiguità e sufficientemente descrittivo.

Un’eccezione è la funzionalità Elements Gallery, l’elemento di interfaccia che caratterizza Office 2008 per Mac, tradotto con barra multifunzione perché nel contesto in cui appare il termine raccolta sarebbe stato riduttivo e poco evocativo. Per saperne di più su questa scelta, Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.

 

Migration – Migrazione

I termini inglesi migrate e migration sono sempre più usati per descrivere il processo con cui si spostano file o dati da un prodotto, sistema, formato o protocollo a un altro.

La traduzione in italiano è apparentemente ovvia: migrare e migrazione. Effettivamente il sostantivo migrazione ha, come in inglese, il significato di "trasferimento da un luogo a un altro". Il verbo migrare, invece, appartiene ai cosiddetti falsi amici, le coppie di termini in lingue diverse che presentano notevoli somiglianze morfologiche (o fonetiche) ma differiscono nel significato o nell’uso.

In italiano il verbo migrare ha in genere un significato più ristretto rispetto al sostantivo corrispondente e fa riferimento in particolare allo spostamento stagionale di alcune specie di volatili. Soprattutto, però, è un verbo esclusivamente intransitivo, a differenza dell’inglese migrate che può essere anche transitivo (ad esempio, migrate a printer server configuration). L’influenza dell’inglese ha così portato alla diffusione in italiano di calchi dalla grammatica incerta quali *migrare un sito.

Nei prodotti Microsoft viene invece usata l’espressione eseguire la migrazione, stilisticamente forse non molto elegante ma grammaticalmente corretta.

 

Wizard – Procedura guidata

Microsoft Publisher 1.0 è il programma dove per la prima volta in inglese è stato usato il termine wizard (“mago”) per descrivere una funzionalità del software allora decisamente innovativa: i wizard (ad es. Leaflet Wizard) consentivano agli utenti senza alcuna esperienza di desktop publishing di creare facilmente documenti con layout professionale, come descritto in inglese in questo articolo sui primi 10 anni di Publisher. L’interfaccia sottolineava il significato letterale del termine: apparivano infatti bacchetta magica, cappello a cono e altre immagini dell’iconografia magica anglosassone.

La traduzione scelta per la versione italiana era un neologismo, autocomposizione, che consentiva di esplicitare un concetto specializzato ma riconoscibile (la composizione tipografica) e, prefissandolo con l’elemento auto, comunicava che l’azione avveniva “da sé” (ad es. Autocomposizione opuscolo). L’immediatezza del termine italiano riusciva inoltre a rendere meno evidenti le incongruenze grafiche che si creavano discostandosi dal termine inglese, in quanto non era possibile eliminare le immagini originali dall’interfaccia.

I wizard hanno avuto successo e sono stati rapidamente adottati in altri contesti. In questa evoluzione sono scomparse le connotazioni legate alla magia e in inglese wizard ha subito un processo di terminologizzazione ed è diventato un neologismo informatico: “strumento interattivo che guida l’utente attraverso una procedura particolare presentandogli una serie di opzioni o domande”.

Anche la traduzione italiana si è evoluta: il termine autocomposizione, limitato a un contesto di utilizzo troppo specifico, è stato sostituito dal nome dell’azione effettuata seguito dall’aggettivo guidato, ad esempio Setup Wizard diventa Installazione guidata. Nei riferimenti generici al tipo di funzionalità si ricorre invece a procedura guidata. Questa soluzione non è ristretta alla terminologia Microsoft ma è diventata uno standard terminologico nell’ambito informatico italiano.

Barra multifunzione

Post pubblicato il 24 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Una delle principali novità di Office 2007 è un nuovo elemento dell’interfaccia utente che raggruppa comandi, strumenti e opzioni in base alla loro funzione e che sostituisce menu e riquadri attività tradizionali.

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In inglese questo nuovo concetto è denominato Ribbon ma non esiste una correlazione diretta tra la funzionalità descritta e il significato comune del termine inglese: Ribbon era il nome inizialmente dato a un prototipo che simulava un nastro scorrevole, poi scomparso dalle versioni successive (per dettagli sulla scelta del nome vedere il blog di Jensen Harris). In inglese si è quindi conferito un nuovo significato a una parola comune, creando un neologismo semantico con un processo di terminologizzazione.

In questi casi raramente esiste un corrispettivo in altre lingue e per poter riprodurre adeguatamente il concetto e introdurre il neologismo in un altro mercato vanno vagliate varie opzioni in base al prodotto, all’utente finale a cui è destinato e alla funzione e visibilità del termine.

Nel decidere la traduzione di Ribbon è stato scartato il prestito (Ribbon) perché non facilmente identificabile e non significativo, sono state escluse ipotesi di calco (Nastro, Fascia delle opzioni, ecc.) perché poco distintive, potenzialmente ambigue e non evocative, ed è stata cercata un’equivalenza pragmatica utilizzando termini già noti ma combinati in maniera nuova per creare un termine univoco, altamente riconoscibile e tuttavia specializzato: barra multifunzione.

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Vedi anche: Concetti e termini: un esempio da Office per Mac e Recentismi e software.
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Sandbox

Post pubblicato il 18 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

sandboxIl termine inglese sandbox mi piace molto perché è l’ennesimo esempio della flessibilità della lingua inglese nel creare neologismi semantici attribuendo nuovi significati a termini comuni (terminologizzazione).

Il significato originale di sandbox in inglese americano* è

1. “contenitore pieno di sabbia dove giocano i bambini” (un luogo sicuro e circoscritto dove sbizzarrirsi)  

e da questo si passa, in ambito informatico, a

2. ambiente di sicurezza per l’esecuzione di programmi non ritenuti attendibili in cui vengono applicate restrizioni che limitano le autorizzazioni di accesso al codice concesse ai programmi stessi”   
3. “ambiente di prova dove possono essere effettuati test e modifiche ad applicazioni o siti senza il rischio di compromettere risorse critiche”  

L’italiano non consente soluzioni altrettanto creative e infatti il termine è entrato nel linguaggio informatico direttamente come prestito dall’inglese, sandbox. Non credo sarebbe stata possibile alcuna soluzione alternativa anche perché l’eventuale termine italiano sabbiera (!) non avrebbe le connotazioni né di “posto sicuro” né di “posto dove sperimentare” espresse invece dal concetto inglese (a questo proposito, interessante la discussione su Wikipedia se tradurre o meno sandbox).

È anche curioso che il verbo inglese più comunemente associato al significato 3 sia play around (with), “provare diversi approcci per trovare la soluzione migliore”. Neanche in questo caso esiste un termine corrispondente in italiano.

Con opzioni così limitate, l’unico interrogativo è sul genere: femminile o maschile? Non esiste una regola specifica per determinare il genere delle parole straniere usate in italiano; si tende a privilegiare il maschile ma si opta per il femminile se il termine inglese richiama un sostantivo italiano femminile (ad es. la workstation e la password per associazione a stazione e parola). In altri casi è difficile stabilire perché venga privilegiato un genere all’altro (ad es. il frame, la patch) e quindi vanno prese decisioni individuali, come per sandbox, che è entrato in italiano sia come sostantivo femminile (box=scatola?) che maschile (assonanza con il jukebox, il set-top box?). Nei prodotti Microsoft si è optato per il genere femminile, che in rete sembra essere più frequente.

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* in inglese britannico sandbox = sandpit


Aggiornamento – Sul genere dei forestierismi in italiano, vedi anche il cloud e la cloud e Font è maschile o femminile?