Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “terminologizzazione”

Limoni affogliati

Il cartellino bilingue di limoni in vendita in un supermercato altoatesino ha attirato la mia attenzione, e non solo perché in ciascuna lingua erano messe in evidenza caratteristiche diverse: presenza delle foglie in italiano, frutto non trattato in tedesco.

limoni affogliati

Ho notato in particolare la parola affogliato, per me nuova, e inizialmente ho pensato che fosse una coniazione locale perché non è registrata da nessun vocabolario di italiano.

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Continuum: dalla lingua a Windows 10

In italiano continuum è allotropo e sinonimo di continuo per indicare ciò che ha continuità nel tempo o nello spazio ed è caratterizzato da differenze impercettibili tra gli elementi adiacenti ma notevole diversità alle due estremità.

In linguistica un continuum è un “insieme di varietà linguistiche non separate da confini netti, ma con punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dell’una nell’altra”: esempi in Architettura della lingua e varietà dell’italiano.

Condivide queste accezioni anche continuum in inglese, allotropo di continuous ma non suo sinonimo.

Continuum in Windows 10

Continuum è anche il nome di una nuova funzionalità di Windows 10, annunciata ieri.

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Metafore informatiche: tethering

Cane alla catena:  moisaico della casa di Paquius Proculus a Pompei. Foto © Giovanni Lattanzi – archart.it

In inglese tether è la fune o la catena con cui si lega un animale per costringerlo a stare in un’area ristretta, oppure l’azione stessa.

Da qualche anno fa parte del lessico inglese anche tethering nel significato informatico di “utilizzo di uno smartphone per far accedere a Internet un computer o un altro dispositivo che non dispone di una connessione”. 

Analogia imperfette

tetheringTethering è un esempio di terminologizzazione, un meccanismo che molto spesso fa uso di metafore. In origine il tethering avveniva quasi esclusivamente con una connessione fisica, attraverso un cavo seriale o un cavetto USB (tether), e il computer che veniva connesso era “legato” (tethered) al dispositivo mobile che fungeva da modem.

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Il misterioso Programma di controllo Big Data

Leggo qui che Glenn Greenwald, il giornalista che in The Guardian seguiva lo scandalo noto solo in Italia come Datagate, ha criticato duramente un editoriale di Gianni Riotta, Trasparenza contro il Far West.

Ho letto l’articolo di Riotta e a proposito di trasparenza “linguistica”, mi chiedo che interpretazione diano i lettori con scarse conoscenze di inglese della frase iniziale, Fa benissimo la Francia a lamentarsi del programma di controllo Big Data, regia della National Security Agency americana, e due frasi nel resto dell’articolo, Tutti i paesi conducono analisi Big Data del traffico di informazioni, online e offline e I Big Data sono arma letale a doppio taglio.

Big Data o big data?

L’uso delle maiuscole suggerisce che Big Data sia un nome proprio e che nella prima occorrenza faccia riferimento a un programma specifico che chi legge dovrebbe conoscere, ma al momento le uniche occorrenze di programma di controllo Big Data riconducono all’articolo di Riotta e in inglese non si ottiene nessun risultato né per “big data control program” né per “big data control programme”.

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Parola del giorno: parbuckling

parbuckling - riassetto verticaleNella giornata chiave per il recupero della Costa Concordia tutti i media usano l’anglicismo parbuckling, che è sia il nome dell’intera operazione di rimozione del relitto, The Parbuckling Project, che il termine che identifica la procedura specifica in atto oggi, descritta nella grafica ufficiale come riassetto verticale.

parbuckle - illustrazione Merriam-WebsterParbuckling è un esempio di risemantizzazione: la parola parbuckle, di origine incerta, è attestata in inglese dal 1600 e in uso soprattutto nel 1800. In contesti generici indicava un particolare tipo di imbragatura di corda usata per sollevare o abbassare grossi oggetti cilindrici, come pure il verbo per descrivere l’azione.

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Risemantizzazione

immagine dal film Shadowhunters - Città di ossaLa risemantizzazione (o rideterminazione semantica) è l’attribuzione di un nuovo significato a un elemento lessicale esistente, che così diventa un neologismo semantico.

Chissà se era quello che aveva in mente chi ha introdotto la figura della “mondana” nella versione italiana di un film di genere fantasy, oppure se si tratta di un calco alquanto maldestro dell’inglese mundane. Tutti i dettagli in L’Accademia de’ Pignuoli.

Facezie a parte, nei linguaggi speciali, soprattutto in inglese, la risemantizzazione è uno dei meccanismi di creazione di nuovi termini più comuni. Nel lavoro terminologico l’analisi dell’origine dei neologismi aiuta a capire se sono riconducibili a tendenze specifiche e quindi a trarre indicazioni su come operare scelte appropriate anche nella lingua di arrivo, un processo noto come formazione secondaria dei termini.

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Windows 8: da charm ad accesso

barra degli accessi (charm bar) di Windows 8, interfaccia metro

Charm e gestione della terminologia

Una nuova funzionalità dell’interfaccia di Windows 8 è un gruppo di elementi grafici simili a pulsanti che in inglese prendono il nome di charm.

Ne ho parlato un anno fa in “charm” in Windows 8, telefonini e calendari, dove ho espresso alcune perplessità sul termine inglese, ipotizzando che la metafora su cui è basato il neologismo semantico potesse essere fraintesa (charm fa riferimento al significato secondario di “ciondolo di un braccialetto o di un telefonino”, un oggetto che potrebbe ricordare delle icone).

Avevo aggiunto che nella terminologia usata nella localizzazione, allora non ancora disponibile, è preferibile un approccio onomasiologico: si analizza il concetto, il suo contesto d’uso nella lingua di partenza e gli elementi che lo caratterizzano e lo distinguono dai concetti coordinati e correlati (ad es. cosa differenzia charm da button e da icon). Alla fine di questo processo si propone un termine nella lingua di arrivo, evitando la tentazione di “tradurre” letteralmente la parola della lingua di partenza.

Charm nelle versioni localizzate di Windows 8

Nel frattempo Windows 8 è uscito e per chi si occupa di terminologia è interessante confrontare le soluzioni scelte in alcune lingue europee:

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Metafore e terminologia informatica 1

Tech talk, un intervento apparso due giorni fa in Macmillan Dictionary Blog, afferma che la maggioranza dei termini informatici che in inglese descrivono nuove funzionalità e oggetti destinati ad avere una grande diffusione e visibilità non sono nuove parole ma nuovi significati attribuiti a parole esistenti. Sottolinea inoltre che le  parole comuni associabili ad oggetti fisici, al corpo umano e alle sue azioni e i suoi sensi sono quelle preferite per designare concetti altrimenti non familiari.

Shell is an example of a word pattern that can be observed throughout the lexicon of computer technology and the Internet: the majority of words for new concepts, functions, and objects that get firmly established are not neologisms; they’re new senses of old words, and the words we like best for newfangled and unfamiliar things are well-known, familiar words that are not very far removed from physical objects, sense data, and our bodies.

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lost in the cloud

vignetta: geek&pokeMarco in Cloud e lessico comune ha citato un sondaggio da cui risulta che la maggioranza degli americani pensa che il cloud computing abbia a che fare con le condizioni fisiche atmosferiche, tanto che il 51% ritiene che il maltempo possa interferire con il cloud computing.

Alla domanda cosa sia the cloud, solo il 16% ha risposto che si tratta di uno spazio online per archiviare, elaborare e condividere dati, mentre il resto pensa sia davvero una nuvola (“fluffy white thing”) o ha dato le risposte più disparate, tra cui carta igienica, paradiso, fumo, droghe, tristezza, luogo di incontro ecc. E per chi ha risposto correttamente, il principale vantaggio del cloud computing è quello di poter lavorare nudi…

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“Popolazione” di database… e del lessico

Nella terminologia informatica inglese, in particolare in contesti di database, il verbo populate descrive l’operazione di importare dati, inserendoli con apposite procedure.

Ho letto in Vox ‘Populate’ che negli Stati Uniti il termine populate ora viene usato anche in contesti finanziari con il significato di “fornire contenuto” e si può supporre che entrerà nel lessico comune come sinonimo di fill in, ad es. populate a form per “riempire un modulo”.

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Cloud e lessico comune

L’American Dialect Society qualche giorno fa ha annunciato le parole dell’anno 2011.

cloudNella categoria parole che hanno più probabilità di successo, quindi ormai parte del lessico comune inglese, si è affermato un termine informatico, cloud.

Un articolo del 2008 di Visual Thesaurus parlava di data cloud descrivendo il termine come molto tecnico, relativamente nuovo e privo di unico significato. A pochi anni di distanza non è più necessario specificare data: il processo di terminologizzazione è stato efficace*.

La definizione “generica” usata dall’American Dialect Society, spazio online per l’elaborazione e l’archiviazioni di dati su vasta scala, conferma che il significato comunemente attribuito a questa accezione di cloud è quello di “area virtuale” .

In italiano, come notavo in il cloud e la cloud, per ora sembra invece prevalere un altro significato, grazie a un meccanismo improprio di “accorciamento” delle locuzioni inglesi:

inglese: data cloud cloud
italiano: cloud computing cloud

È un fenomeno non inusuale, basti pensare a come sono stati accolti nel lessico italiano gli anglicismi golf coat, smoking jacket, night club, garden center, living room, pile fabric ecc., creando parole che privilegiano il determinante anziché il determinato e si sono così trasformate in falsi amici o, per essere più precisi, pseudoprestiti
.


* [aggiornamento settembre 2012] Forse i lessicografi americani sono stati eccessivamente ottimisti sull’efficacia del termine cloud quando è usato nel lessico comune, al di fuori dell’ambito informatico: lo dimostrerebbe un sondaggio da cui risulta che la maggioranza degli americani pensa che il cloud computing abbia a che fare con le condizioni fisiche atmosferiche e che il maltempo possa interferire con il suo corretto funzionamento. Ne ho parlato in lost in the cloud.
.

“charm” in Windows 8, telefonini e calendari

Nota: questo testo è stato scritto un anno prima dell’uscita di Windows 8. Dettagli sulla terminologia definitiva in varie lingue in Windows 8: da charm ad accesso.


Terminologia di Microsoft Windows 8

Partecipando al progetto MTCF si possono votare alcuni esempi di terminologia italiana di Windows 8 oppure suggerire soluzioni alternative. Sono proposti termini associati a nuovi concetti, come speed bump, badge e tile, e altri già discussi anche qui, come pinch e pin.

Charm, un nuovo concetto

charms

charms_metroCharm è una nuova funzionalità ad alta visibilità descritta come “a button that provides access to key Windows features, including the Start screen, search, sharing, devices, and settings”.

Nell’interfaccia desktop i cinque charm appaiono posizionando il puntatore del mouse nell’angolo inferiore sinistro dello schermo (sostituiscono il menu Start delle versioni precedenti di Windows); nell’interfaccia Metro (ad es. nei tablet) appaiono sul lato destro.

Charm, un nuovo termine

Charm è un esempio di terminologizzazione, un uso nuovo e originale di una parola esistente. Microsoft ha richiesto la registrazione come marchio e, se la ottenesse, immagino che potrebbe decidere di mantenere il termine in inglese anche nelle versioni localizzate.

Charm, un significato (s)conosciuto?

In un contesto di lingua inglese il termine charm funziona perché è breve, eufonico e facilmente riconoscibile. In un contesto internazionale lo trovo invece poco felice.

Mi domando se l’origine della metafora sia chiara per chi non è di madrelingua inglese
Sono sicuramente noti i significati primari (più frequenti) della parola charm:

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il cloud e la cloud

Il genere dei forestierismi

In italiano non c’è una regola precisa per stabilire il genere dei prestiti. Le grammatiche indicano che il genere dovrebbe essere determinato dal sostantivo italiano corrispondente (ad es. il biglietto > il ticket, la parola > la password) ma in realtà prevale il maschile, a meno che il riferimento a un sostantivo italiano femminile non sia palese.

Cloud

Fatte queste premesse, mi piacerebbe chiedere a chi non ha già familiarità con i concetti legati al cloud computing che genere assegnerebbe a cloud in italiano: maschile o femminile? Ci pensavo guardando una pubblicità che imperversa in questi giorni:

 Immagine Nuvola Italiana Pubblicità Nuvola Italiana

Nello slogan “La Nuvola Italiana di Telecom Italia. L’unico cloud con la rete dentro”  l’associazione tra nuvola e cloud è esplicita ma il prestito è di genere maschile.
Immagino che la scelta di Telecom Italia non sia stata scontata ma, come è prassi in questi casi, abbia richiesto un’analisi terminologica con la valutazione di vari fattori.

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L’evoluzione della parola doodle

doodlesIl sostantivo inglese doodle è formato da una sequenza di lettere che gli danno un aspetto di tipica parola inglese. Pensavo fosse in uso da molto tempo e invece il significato moderno di “scarabocchio / ghirigoro / disegnino fatto soprappensiero” è alquanto recente – per il dizionario Merriam Webster la prima occorrenza attestata è del 1937.

L’etimologia è abbastanza incerta ma sia Online Etymology Dictionary che Collins English Dictionary ritengono che doodle derivi da una forma dialettale riconducibile al verbo dawdle nel senso di “perdere tempo”, “oziare”, oppure vada fatta risalire al sostantivo doodle che nel XVII secolo significava “sempliciotto”, “sciocco” (Oxford Dictionaries riporta solo questa etimologia).

I doodle di Google

Credo però che da qualche anno, in particolare tra persone che non sono di madrelingua inglese, doodle faccia pensare innanzitutto ai logo personalizzati di Google. In questo caso non si tratta di semplici disegni ma di elaborazioni grafiche anche interattive (ad es. chitarra e Pac-Man) che possono richiedere l’intervento di programmatori ed esperti vari: ne parlava ieri Where Do Google Doodles Come From? illustrandone storia e processo creativo.

Google_Doodle_Pi_Day

Considerate le origini, per la parola doodle è stata un’evoluzione davvero notevole! Nell’uso di Google è un esempio di terminologizzazione e, come prevedibile, in italiano si è optato per il prestito doodle.

Sarei però curiosa di sapere se i terminologi italiani di Google abbiano mai considerato la localizzazione del nome doodle usando un sinonimo letterario di ghirigoro che ha una vaga assonanza con il nome del marchio: girigogolo (anche ghirigogolo).

Doodle non va confuso con doddle, parola usata soprattutto nell’espressione “it’s a doddle” per descrivere una cosa molto facile da fare. Sicuramente non si può dire della dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, protagonista di questo doodle (e di un libro molto piacevole, Fermat’s Last Theorem):

 

Aggiornamento 2012 – In tema, un articolo della BBC, Google’s doodles: Who’s behind them?


Aggiornamento 2018 – I doodle di Google hanno compiuto 20 anni: il primo doodle è apparso il 30 agosto 1998 in occasione del Burning Man Festival:

primo doodle

Il primo doodle internazionale invece risale al 14 luglio 2000, giorno della Festa nazionale francese:

doodle con bandiera francese, fuochi d’artificio e le parole Liberté, Égalité, Fraternité

Dettagli nell’Archivio dei doodle, dove si può leggere la storia dei doodle e vedere i più di 2000 doodle creati in questi anni.

La storia dell’inglese: Internet English

Via Language Hat mi sono divertita a guardare la brevissima storia della lingua inglese raccontata da The Open University in The History of English in ten minutes.

Il capitolo 9 parla di Internet English evidenziando parole ora molto comuni in inglese ma che fino a poco tempo fa erano ancora neologismi o il cui significato standard era completamente diverso (uno dei miei argomenti preferiti, la terminologizzazione). Tra gli esempi ci sono spam, host, inbox, messaging, email, download, toolbar, firewall, blog, poke, reboot, hard drive, FAIL e gli acronimi FYI, LOL, IMHO, BTW e FAQ:

Internet English – The History of English (9/10)

Gli altri video si possono vedere in questa playlist (altra parola recente!).