Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “terminologizzazione”

Accidenti agli incidenti: falsi amici in agguato

Foto dell’auto che ha investito i pedoni davanti al National History Museum di Londra

Nel pomeriggio del 7 ottobre ho appreso da un GR Rai la notizia che a Londra alcune persone erano state investite da un’auto e che si temeva un attacco terrorista

Non si sapeva ancora che era stato un “normale” incidente stradale ed ero rimasta piuttosto perplessa che il corrispondente da Londra dicesse, senza aggiungere alcuna spiegazione, che la polizia riteneva quanto accaduto un incident e non un major incident. Quanti ascoltatori poco avvezzi all’inglese avranno interpretato correttamente la frase?

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Risemantizzazione e tecnologia

L’infografica di How has Technology changed Language? illustra dieci parole del lessico inglese che hanno subito un processo di risemantizzazione e hanno acquisito significati tecnologici, diventando neologismi semantici.

Per frequenza d’uso, spesso le nuove accezioni prevalgono su quelle originali. Un esempio tipico è troll in inglese: senza contesto è immediata l’associazione con gli orrendi individui che infestano Internet. Probabilmente non vengono subito in mente né gli esseri delle leggende scandinave né tantomeno la pesca con esca alla base dell’accezione digitale, descritta in Vecchi e nuovi troll.

troll
Le altre parole inglesi dell’infografica sono drone, hotspot, trend, cloud, il verbo friend, cookie, spam, bug e il simbolo # di hashtag. Cosa notate?

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Migrazione: reinsediamento e ricollocazione

Due termini chiave all’interno dell’Agenda europea sulla migrazione sono reinsediamento e ricollocazione.

Reinsediamento

resettlement

Nel contesto dell’Unione europea, il reinsediamento è “il trasferimento di cittadini di paesi terzi o apolidi, riconosciuti bisognosi di protezione internazionale, in uno Stato membro dell’UE in cui sono ammessi per motivi umanitari o come rifugiati” (freccia282 verso l’UE).

Corrisponde  al concetto che in inglese è identificato come resettlement anche da altre organizzazioni e agenzie internazionali, cfr. glossari UNHCR e IOM.

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Cookie per tutti!

Come è noto, i cookie sono file di dati di piccole dimensioni inviati dal server di un sito al browser durante la connessione al sito e salvati localmente nel computer dell’utente. I cookie contengono informazioni sulle operazioni eseguite all’interno del sito e le preferenze di navigazione, e possono consentire il riconoscimento dell’utente all’accesso successivo.

fortune cookieNe ho già parlato in Termini in evidenza: il nome è un esempio di terminologizzazione che ha origine nei [fortune] cookie serviti nei ristoranti cinesi in America alla fine dei pasti. Sono biscotti di forma particolare, visti spesso nei film, che all’interno hanno un foglietto con una massima o un messaggio augurale, come i dati “nascosti” all’interno dei pacchetti di dati a cui inizialmente avevano dato il nome.

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Limoni affogliati

Il cartellino bilingue di limoni in vendita in un supermercato altoatesino ha attirato la mia attenzione, e non solo perché in ciascuna lingua erano messe in evidenza caratteristiche diverse: presenza delle foglie in italiano, frutto non trattato in tedesco.

limoni affogliati

Ho notato in particolare la parola affogliato, per me nuova, e inizialmente ho pensato che fosse una coniazione locale perché non è registrata da nessun vocabolario di italiano.

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Continuum: dalla lingua a Windows 10

In italiano continuum è allotropo e sinonimo di continuo per indicare ciò che ha continuità nel tempo o nello spazio ed è caratterizzato da differenze impercettibili tra gli elementi adiacenti ma notevole diversità alle due estremità.

In linguistica un continuum è un “insieme di varietà linguistiche non separate da confini netti, ma con punti di contatto e di sovrapposizione tali da determinare il passaggio graduale dell’una nell’altra”: esempi in Architettura della lingua e varietà dell’italiano.

Condivide queste accezioni anche continuum in inglese, allotropo di continuous ma non suo sinonimo.

Continuum in Windows 10

Continuum è anche il nome di una nuova funzionalità di Windows 10, annunciata ieri.

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Metafore informatiche: tethering

Cane alla catena:  moisaico della casa di Paquius Proculus a Pompei. Foto © Giovanni Lattanzi – archart.it

In inglese tether è la fune o la catena con cui si lega un animale per costringerlo a stare in un’area ristretta, oppure l’azione stessa.

Da qualche anno fa parte del lessico inglese anche tethering nel significato informatico di “utilizzo di uno smartphone per far accedere a Internet un computer o un altro dispositivo che non dispone di una connessione”. 

Analogia imperfette

tetheringTethering è un esempio di terminologizzazione, un meccanismo che molto spesso fa uso di metafore. In origine il tethering avveniva quasi esclusivamente con una connessione fisica, attraverso un cavo seriale o un cavetto USB (tether), e il computer che veniva connesso era “legato” (tethered) al dispositivo mobile che fungeva da modem.

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Il misterioso Programma di controllo Big Data

Leggo qui che Glenn Greenwald, il giornalista che in The Guardian seguiva lo scandalo noto solo in Italia come Datagate, ha criticato duramente un editoriale di Gianni Riotta, Trasparenza contro il Far West.

Ho letto l’articolo di Riotta e a proposito di trasparenza “linguistica”, mi chiedo che interpretazione diano i lettori con scarse conoscenze di inglese della frase iniziale, Fa benissimo la Francia a lamentarsi del programma di controllo Big Data, regia della National Security Agency americana, e due frasi nel resto dell’articolo, Tutti i paesi conducono analisi Big Data del traffico di informazioni, online e offline e I Big Data sono arma letale a doppio taglio.

Big Data o big data?

L’uso delle maiuscole suggerisce che Big Data sia un nome proprio e che nella prima occorrenza faccia riferimento a un programma specifico che chi legge dovrebbe conoscere, ma al momento le uniche occorrenze di programma di controllo Big Data riconducono all’articolo di Riotta e in inglese non si ottiene nessun risultato né per “big data control program” né per “big data control programme”.

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Parola del giorno: parbuckling

parbuckling - riassetto verticaleNella giornata chiave per il recupero della Costa Concordia tutti i media usano l’anglicismo parbuckling, che è sia il nome dell’intera operazione di rimozione del relitto, The Parbuckling Project, che il termine che identifica la procedura specifica in atto oggi, descritta nella grafica ufficiale come riassetto verticale.

parbuckle - illustrazione Merriam-WebsterParbuckling è un esempio di risemantizzazione: la parola parbuckle, di origine incerta, è attestata in inglese dal 1600 e in uso soprattutto nel 1800. In contesti generici indicava un particolare tipo di imbragatura di corda usata per sollevare o abbassare grossi oggetti cilindrici, come pure il verbo per descrivere l’azione.

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Risemantizzazione

immagine dal film Shadowhunters - Città di ossaLa risemantizzazione (o rideterminazione semantica) è l’attribuzione di un nuovo significato a un elemento lessicale esistente, che così diventa un neologismo semantico.

Chissà se era quello che aveva in mente chi ha introdotto la figura della “mondana” nella versione italiana di un film di genere fantasy, oppure se si tratta di un calco alquanto maldestro dell’inglese mundane. Tutti i dettagli in L’Accademia de’ Pignuoli.

Facezie a parte, nei linguaggi speciali, soprattutto in inglese, la risemantizzazione è uno dei meccanismi di creazione di nuovi termini più comuni. Nel lavoro terminologico l’analisi dell’origine dei neologismi aiuta a capire se sono riconducibili a tendenze specifiche e quindi a trarre indicazioni su come operare scelte appropriate anche nella lingua di arrivo, un processo noto come formazione secondaria dei termini.

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Windows 8: da charm ad accesso

barra degli accessi (charm bar) di Windows 8, interfaccia metro

Charm e gestione della terminologia

Una nuova funzionalità dell’interfaccia di Windows 8 è un gruppo di elementi grafici simili a pulsanti che in inglese prendono il nome di charm.

Ne ho parlato un anno fa in “charm” in Windows 8, telefonini e calendari, dove ho espresso alcune perplessità sul termine inglese, ipotizzando che la metafora su cui è basato il neologismo semantico potesse essere fraintesa (charm fa riferimento al significato secondario di “ciondolo di un braccialetto o di un telefonino”, un oggetto che potrebbe ricordare delle icone).

Avevo aggiunto che nella terminologia usata nella localizzazione, allora non ancora disponibile, è preferibile un approccio onomasiologico: si analizza il concetto, il suo contesto d’uso nella lingua di partenza e gli elementi che lo caratterizzano e lo distinguono dai concetti coordinati e correlati (ad es. cosa differenzia charm da button e da icon). Alla fine di questo processo si propone un termine nella lingua di arrivo, evitando la tentazione di “tradurre” letteralmente la parola della lingua di partenza.

Charm nelle versioni localizzate di Windows 8

Nel frattempo Windows 8 è uscito e per chi si occupa di terminologia è interessante confrontare le soluzioni scelte in alcune lingue europee:

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Metafore e terminologia informatica 1

Tech talk, un intervento apparso due giorni fa in Macmillan Dictionary Blog, afferma che la maggioranza dei termini informatici che in inglese descrivono nuove funzionalità e oggetti destinati ad avere una grande diffusione non sono nuove parole ma nuovi significati attribuiti a parole esistenti. Sottolinea inoltre che le  parole comuni associabili ad oggetti fisici, al corpo umano e alle sue azioni e i suoi sensi sono quelle preferite per designare concetti altrimenti non familiari.

Efficacia delle metafore

L’articolo sembra dare per scontato che questo uso metaforico della lingua sia sempre di comprensione immediata e che consenta di capire intuitivamente concetti nuovi e/o complessi, anche da parte di chi ha solo conoscenze elementari della lingua inglese, proprio perché vengono usate parole del lessico comune. Afferma inoltre, citando un noto redattore tecnico, che dal punto di vista dell’utente questo tipo di terminologia è trasparente a tal punto che non dovrebbe neanche richiedere definizioni.

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lost in the cloud

vignetta: geek&pokeMarco in Cloud e lessico comune ha citato un sondaggio da cui risulta che la maggioranza degli americani pensa che il cloud computing abbia a che fare con le condizioni fisiche atmosferiche, tanto che il 51% ritiene che il maltempo possa interferire con il cloud computing.

Alla domanda cosa sia the cloud, solo il 16% ha risposto che si tratta di uno spazio online per archiviare, elaborare e condividere dati, mentre il resto pensa sia davvero una nuvola (“fluffy white thing”) o ha dato le risposte più disparate, tra cui carta igienica, paradiso, fumo, droghe, tristezza, luogo di incontro ecc. E per chi ha risposto correttamente, il principale vantaggio del cloud computing è quello di poter lavorare nudi…

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“Popolazione” di database… e del lessico

Nella terminologia informatica inglese, in particolare in contesti di database, il verbo populate descrive l’operazione di importare dati, inserendoli con apposite procedure.

Ho letto in Vox ‘Populate’ che negli Stati Uniti il termine populate ora viene usato anche in contesti finanziari con il significato di “fornire contenuto” e si può supporre che entrerà nel lessico comune come sinonimo di fill in, ad es. populate a form per “riempire un modulo”.

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Cloud e lessico comune

L’American Dialect Society qualche giorno fa ha annunciato le parole dell’anno 2011.

cloudNella categoria parole che hanno più probabilità di successo, quindi ormai parte del lessico comune inglese, si è affermato un termine informatico, cloud.

Un articolo del 2008 di Visual Thesaurus parlava di data cloud descrivendo il termine come molto tecnico, relativamente nuovo e privo di unico significato. A pochi anni di distanza non è più necessario specificare data: il processo di terminologizzazione è stato efficace*.

La definizione “generica” usata dall’American Dialect Society, spazio online per l’elaborazione e l’archiviazioni di dati su vasta scala, conferma che il significato comunemente attribuito a questa accezione di cloud è quello di “area virtuale” .

In italiano, come notavo in il cloud e la cloud, per ora sembra invece prevalere un altro significato, grazie a un meccanismo improprio di “accorciamento” delle locuzioni inglesi:

inglese: data cloud cloud
italiano: cloud computing cloud

È un fenomeno non inusuale, basti pensare a come sono stati accolti nel lessico italiano gli anglicismi golf coat, smoking jacket, beauty case, night club, garden center, living room, pile fabric ecc., creando parole che privilegiano il determinante anziché il determinato e si sono così trasformate in falsi amici o, per essere più precisi, pseudoprestiti
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* [aggiornamento settembre 2012] Forse i lessicografi americani sono stati eccessivamente ottimisti sull’efficacia del termine cloud quando è usato nel lessico comune, al di fuori dell’ambito informatico: lo dimostrerebbe un sondaggio da cui risulta che la maggioranza degli americani pensa che il cloud computing abbia a che fare con le condizioni fisiche atmosferiche e che il maltempo possa interferire con il suo corretto funzionamento. Ne ho parlato in lost in the cloud.
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