Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “stile”

Slogan patriottici nordcoreani

Kim Jong UnVolete cimentarvi in un insolito esercizio di traduzione in italiano? Decoding North Korea’s fish and mushroom slogans (BBC) riporta i 310 slogan patriottici pubblicati dal comitato centrale e dalla commissione militare centrale del partito dei lavoratori della Corea del Nord nella traduzione ufficiale dal coreano all’inglese.

Qualche esempio:

Play sports games in an offensive way!
Let us build a fairyland for the people by dint of science!
Let us turn ours into a country of mushrooms by making mushroom cultivation scientific, intensive and industrialised!
Let us carry through the great Generalissimos’ instructions on "grass for meat"!
Fire an opening salvo of an ideological campaign and make our fire concentrated, regular and accurate!
Build "gold mountains" and "treasure mountains" with brilliant scientific and technological achievements!
Enrich the life of service personnel by making sustained efforts to develop soy bean farming, fishing and animal husbandry as the main thrusts!

La sfida è tradurre gli slogan in modo che riproducano lo stile tipico della propaganda di regime ma senza farli risultare eccessivamente ridicoli.

Dialoghi tra sonde

Se seguite le notizie sulla cometa 67P saprete che molti aggiornamenti sulle sonde Rosetta e Philae sono dati in tempo reale attraverso i loro due account Twitter.

Sono particolari perché le due sonde parlano in prima persona e dialogano tra loro, come in questo esempio dei tweet che hanno segnalato il distacco di Philae da Rosetta:

Altri tweet tradotti in italiano in Rosetta, le fasi della missione in diretta su Twitter.

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La “maledizione della conoscenza”

Oggi sono a Salerno per Comunicare in Europa. Nel mio intervento, Terminologia e comunicazione, farò riferimento alla curse of knowledge, un concetto a cui è dedicato un capitolo di The Sense of Style di Steven Pinker.

Cos’è

La “maledizione della conoscenza” è  la difficoltà di immaginare che gli altri non sappiano ciò che conosciamo bene. Per Pinker è la causa principale dei testi poco comprensibili anche se scritti da persone molto competenti. Manifestazioni tipiche sono informazioni e riferimenti dati per scontati, l’uso di astrazioni familiari e abituali per chi scrive ma non per i lettori meno esperti, e gergo, abbreviazioni, acronimi e terminologia da addetti ai lavori, senza definizioni o spiegazioni.

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Si dice o non si dice? Dipende

In Continuum: dalla lingua a Windows 10 ho fatto riferimento alle diverse varietà dell’italiano contemporaneo, rappresentabili in “architetture” simili a questa:

Architettura dell’italiano contemporaneo – schema adattato da G. Berruto, Sociolinguistica dell’italiano contemporaneo (2012)

Assi di variazione:
diafasico – situazioni di impiego (da formale e formalizzato a informale, con diversi registri d’uso)
diamesico – mezzo o canale di comunicazione (da solo scritto a solo parlato)
diastratico – strati e/o gruppi sociali (da uso “alto”, colto, a uso “basso”, incolto).

Gli assi usati in questo schema evidenziano la multidimensionalità della lingua: a seconda della situazione, dell’interlocutore e delle finalità comunicative sono richieste varietà diverse che possono seguire regole diverse. A scuola invece spesso si imparano norme linguistiche inderogabili che indicano cosa è giusto o sbagliato, senza alternative, in qualsiasi contesto.

La grammatica però non è piatta ma è un universo tridimensionale. È una delle metafore alla base di un libro che mi è piaciuto molto, Si dice o non si dice? Dipende. L’italiano giusto per ogni situazione di Silverio Novelli, giornalista e lessicografo del portale Treccani, dove risponde anche alle domande di grammatica e lessico dei lettori.

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Polemiche di ferragosto: vu cumprà e vocabolari

Sintesi del comunicato stampa del Ministero dell’Interno che annunciava la presentazione di una direttiva per la prevenzione e il contrasto dell’abusivismo commerciale:

Alfano: Al via operazione ‘Spiagge sicure’. I turisti, i nostri cittadini, potranno tranquillamente trascorrere le loro giornate in spiaggia, senza la processione dei vu’ cumpra’ – comunicato stampa Ministero Interno 10 agosto 2014

Durante la presentazione e su Twitter il ministro Alfano ha ripetutamente usato l’espressione vu cumprà, quindi ha reagito alle prevedibili critiche affermando che la sua scelta lessicale era giustificata perché vu cumprà “c’è anche sulla Treccani”.

L’Enciclopedia Treccani ha subito precisato che l’espressione vu cumprà è registrata nel vocabolario “a scopo di documentazione, senza volerne in alcun modo legittimare l’uso”, e che nel proprio portale viene evidenziato il registro d’uso spregiativo (esempi qui e qui).

Il giornale del Nuovo Centrodestra non ha gradito la puntualizzazione e ha risposto con Colpi di sole. Vu cumprà: comica risposta della Treccani, ma forse è un fake, notevole per la disinformazione sulle finalità dei dizionari e per l’ignoranza del concetto di registro.

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Ancora itanglese

Se non l’avete già letto, troverete interessante Itanglese e italiano, alcune considerazioni di Annamaria Testa sugli anglicismi superflui.

esempio di itangleseHo trovato molto puntuale l’osservazione che i termini inglesi “hanno un vantaggio perché soggettivamente sono percepiti come più precisi e più evocativi, e perché si portano dietro in automatico una connotazione moderna e cosmopolita, quindi positiva”. Alcuni commenti all’articolo e ad altri che l’hanno ispirato sono la conferma che c’è chi conferisce ad alcuni anglicismi accezioni particolari assenti in inglese, ad es. c’è chi pensa che in inglese clown abbia un significato più specifico di pagliaccio.

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Il bonifico, un’operazione maschile

Uso sessista della lingua

In occasione della festa della donna l’uso sessista della lingua è stato di nuovo al centro dell’attenzione. Come prevedibile, le discussioni erano incentrate sulla femminilizzazione dei nomi delle professioni (ingegnera, avvocata, sindaca ecc.), con argomentazioni che non mi convincono per nulla: il mio punto di vista in Genere e linguaggio e Donne e grammatica.

Penso sia invece più importante che i testi che si rivolgono a un pubblico generico risultino neutri e non implichino un’esclusione delle donne, come invece succede in questa comunicazione di una banca italiana:Le abbiamo inviato questa email a titolo informativo su richiesta dalla persona che ha ordinato il bonifico all'indirizzo da lui inserito. Per la sicurezza dei dati personali non contiene i dati dei conti correnti di addebito e di accredito.

Il pronome lui riferito a persona appare insolito ma ci ricorda che in italiano il genere grammaticale è una convenzione che non sempre coincide con il significato logico o naturale, come spiega l’Accademia della Crusca in Problemi di accordo.

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“Vorrei un consiglio per la tesi…”

libri e diploma di laureaHo sempre dato importanza alla condivisione di informazioni e competenze e rispondo volentieri alle domande di studenti alle prese con la tesi. A volte però rimango perplessa dalle modalità di interazione di alcuni di loro, a cui ho ripensato quando ho letto queste considerazioni in L’italiano dei social media secondo l’Accademia della Crusca:

È vero che internet e soprattutto i social media “rovinano” la lingua italiana?
I nuovi mezzi offrono nuove possibilità, tutto sta nell’uso che ne viene fatto. Sicuramente i social media hanno favorito l’attività della scrittura anche in persone che non avevano questa abitudine; i giovani scrivono molto di più, certo in una varietà di lingua che resta prevalentemente informale e colloquiale. Qui dovrebbero intervenire gli istituti formativi, la scuola, l’università: bisognerebbe riuscire a rendere tutti pienamente consapevoli che ci sono vari livelli di formalità e che la lingua può essere impiegata in modo diverso a seconda della situazione comunicativa in cui ci troviamo ad agire.

Purtroppo anch’io ho l’impressione che non sempre ci sia la consapevolezza dei diversi registri della lingua e delle diverse modalità di comunicazione.

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Detective linguisti(ci)

copertina di The cuckoo's calling –  Robert GalbraithQualche giorno fa The Sunday Times ha rivelato che Robert Galbraith, autore esordiente del romanzo giallo The cuckoo’s calling, era lo pseudonimo della ben più nota J.K. Rowling di Harry Potter. La notizia è stata ripresa anche dai media italiani che hanno dato l’impressione che i particolari rivelatori fossero due: abiti femminili descritti molto abilmente e stesso agente per Galbraith e Rowling.

In realtà l’attribuzione è stata ipotizzata grazie ad analisi testuali tipiche della linguistica forense*, la disciplina che usa la linguistica in attività investigative come ad esempio l’analisi di testi anonimi per identificare l’autore o ricavare informazioni utili per un profilo psicologico, nei casi di plagio o  per stabilire se una confessione è spontanea e/o veritiera.

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Semplificazione dei foglietti illustrativi

Ho appena preso una pastiglia per la gola e ripensando all’ultimo post ho dato un’occhiata al foglietto illustrativo, dove ho trovato un bell’esempio di comunicazione efficace e comprensibile ottenuta senza rinunciare alla precisione della terminologia medica:

xyz è un antisettico del cavo orofaringeo (disinfettante della bocca e della gola), dove svolge una rapida azione battericida (elimina rapidamente batteri e funghi causa di disturbi).

La struttura delle frasi è lineare, è stato scelto un registro neutro e alla terminologia medica è affiancata una spiegazione con parole del lessico generico.

Purtroppo la semplificazione non è ancora la norma, come mostra questo esempio dal “bugiardino” di un farmaco antinfiammatorio:

zwr è indicato per inibire o finanche di sopprimere lo stato infiammatorio, il dolore e l’edema che accompagnano gli stati flogistici acuti e cronici.

A parte i burocrati, c’è davvero qualcuno a cui viene spontaneo usare l’avverbio finanche?
Non oso immaginare come siano descritti i medicinali per malattie gravi.
.

Vedi anche: Usabilità e istruzioni (incongruenze nei foglietti illustrativi).

(L’)Huffington Post, un nome ancora in rodaggio

immagine della testata (L'Huffington Post) e della casella di ricerca (Cerca in Huffington Post)

È online la versione italiana di The Huffington Post e anch’io ieri ho dato un’occhiata al nuovo sito, senza però riuscire a capire come si scriva il nome italiano.

Il nome va preceduto dall’articolo determinativo, L’Huffington Post oppure no, Huffington Post?
Se l’articolo fa parte del nome, va scritto con la lettera maiuscola, L’Huffington Post, o minuscola, l’Huffington Post (cfr. la Repubblica)?
Se l’articolo fa parte del nome ed è preceduto da preposizione, rimane “interno” e separato dalla preposizione, ad es. in L’Huffington Post, o si può formare una preposizione articolata (articolo “esterno”), ad es. nell’Huffington Post?
Huffington Post e HuffPost sono equivalenti? Quando va aggiunto Italia?

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Digitare è lo stesso che scrivere?

Giuseppe Antonelli parla di “italiano telematico” e di confidenza con la scrittura e con i registri linguistici in SMS ed e-mail: la frammentarietà del nuovo italiano scritto:

SMS ed e-mail: la frammentarietà del nuovo italiano scritto

Ho trovato efficace l’idea di chiamare ipotesto le forme di testo estremamente breve tipiche di SMS, email e Twitter, e di descriverle come esempi di italiano dell’uso immediato (cfr. l’italiano dell’uso medio, definito da Francesco Sabatini, a cui avevo accennato qui).
.

Vedi anche: Internet ed errori di ortografia.

Linguaggio e percezione

Duelity è un’animazione del 2007 della Vancouver Film School che racconta le origini della terra contrastando la “dualità” del creazionismo e dell’evoluzionismo. La  particolarità è che la visione creazionista è raccontata con linguaggio scientifico e infografica, mentre la visione evoluzionista è descritta con linguaggio religioso e immagini evocative, evidenziando così l’influenza del linguaggio (e delle immagini) sulla percezione delle informazioni che ci vengono fornite. 

DuelityRyan Uhrich

one story… …the other story
According to the records of the General Organization of Development labs (GOD) it took a mere six days to manufacture a fully-operational universe, complete with day, night, flora and fauna, and installing Adam as its manager to oversee daily functions on Earth. If thou shalt believe the Book of Darwin, t’is five billion years after The Big Bang that we behold what the cosmos hath begat: the magma, the terra firma, the creeping beasts, and mankind, whose dolorous and chaotic evolution begat the gift of consciuosness.

Questi e altri dettagli nel sito Duelity  (via Open Culture).


Su linguaggio e percezione, vedi anche: Relatività linguistica e suffisso inglese –ette e Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei.

Biffatura (o le beffe del censimento)

Comincio a pensare che i documenti del censimento 2011 siano parte di una beffa progettata da qualche burocrate per prendere in giro i cittadini italiani.

Da oggi si può provare a compilare il questionario online (se accessibile!) ed è stato pubblicato un nuovo documento, il Manuale d’istruzione d’uso del questionario on line (link eliminato perché il documento non è più disponibile sul sito).

Incredibile ma vero, è scritto completamente in burocratese, ignorando qualsiasi convenzione sulla scrittura di istruzioni d’uso per software. Un esempio:

In questa pagina di riepilogo l’utente ha una nozione visiva dello stato della compilazione. In essa sono riportati, a guisa di indice, l’elenco delle quattro aree che compongono il questionario (LISTA A, LISTA B, Sezione I, Sezione II) affiancate da un simbolo di check (o biffatura) che informa se quella parte è stata compilata, nel qual caso il suo colore da bianco diventerà verde.

L’effetto è ridicolo perché anche in questo caso il linguaggio usato contrasta visibilmente con le schermate illustrative del sito, che invece segue gli standard a cui siamo abituati per questo tipo di istruzioni:

istruzioni online

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…ancora sul censimento 2011

Le mie perplessità sul linguaggio usato nei documenti del censimento 2011 sono aumentate dopo aver visto il sito per compilare il questionario online.

Ho scoperto infatti che per le pagine web è stata adottata una modalità di comunicazione diversa, molto più comprensibile, anche se limitata a informazioni generali sul censimento (questionario e istruzioni rimangono invariati). Mi domando se semplicità e chiarezza siano previste solo per chi ha accesso a Internet ma non per gli “analfabeti digitali”?

penna_ISTAT

Per confrontare le due modalità di comunicazione aggiungo qualche dettaglio.

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