Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “sinonimi”

Geosinonimi italiani in ALIQUOT

Mi incuriosiscono molto i geosinonimi (parole diverse che in luoghi diversi descrivono gli stessi concetti) e grazie a Silvia Pellacani mi sono divertita a curiosare nell’Atlante della Lingua Italiana QUOTidiana, un progetto del dipartimento di romanistica della Humboldt-Universität di Berlino che rappresenta cartograficamente le variazioni linguistiche dell’italiano regionale, raccolte tramite alcuni questionari.

Non poteva l’esempio ricorrente nelle descrizioni dei geosinonimi e uno dei miei preferiti, già riportato in Cocomeri strampalati:

anguria – ALIQUOT

Ho notato qualche imprecisione per le zone che conosco meglio, ma è comunque una risorsa molto interessante. Sono disponibili 25 cartine dinamiche e fino alla fine di dicembre 2014 si può partecipare alla quarta inchiesta.

Vedi anche:
Regionalismi e gestione della terminologia (con alcuni esempi anche nelle cartine) 
Atlante delle strutture linguistiche (…e del tè!) 
La stagione dei cetrioli (alcune carte etimologiche europee)
Dialettismi e regionalismi (nuovo post)

Cani da guardia inglesi, con risemantizzazione

watchdogUn articolo di TermCoord sui cani, in inglese, distingue tra watch dog / watchdog e guard dog: entrambi i cani abbaiano per segnalare la presenza di un intruso e intimidirlo, però il watchdog raramente attacca, mentre il guard dog può farlo per difendere il proprio territorio.

Non so se anche in italiano esista una differenza analoga, ma mi piace l’esempio perché ci ricorda che le stesse parole possono avere funzione e valenza diverse se usate nel lessico generico o nel lessico specialistico.

I dizionari di inglese descrivono sia watchdog che guard dog come “a dog that keeps guard”, quindi nell’uso standard le due parole sono sinonimi (il corpus di Ngram Viewer indica che prevale watchdog e che guard dog è una formazione più recente).

(altro…)

Variazione e ripetizione (con partita Iva e tweet)

In Tra ripetizione e variazione Luisa Carrada descrive due tipi di testo che richiedono un approccio diverso: 1 in un contratto, stesse parole per dire le stesse cose, chiarire e orientare; 2 nei testi di un sito web, variazione per accendere l’immaginazione. 

Parole e termini

Sono esempi molto utili anche per ricordare la distinzione tra lessico generico (parole) e lessico specialistico (termini che identificano concetti specifici usati in ambiti specifici). 

In un testo descrittivo i sinonimi possono essere molto efficaci, mentre in un ambito specializzato, come un contratto o le istruzioni per un prodotto, andrebbe sempre usato un unico termine per identificare in modo univoco un concetto specifico e differenziarlo dai concetti correlati, evitando così possibili ambiguità.

Esempi: partita Iva e tweet

Un concetto freccia28[2] un termine è un principio fondamentale nel lavoro terminologico ma non è sempre messo in pratica, ad es. nel sito dell’Agenzia delle Entrate si trova codice Iva, numero identificativo Iva, numero di identificazione Iva e partita Iva. Per un utente non esperto la comunicazione è ambigua. stesso concetto o concetti diversi?

(altro…)

Di carciofi e altre verdure

Mille modi di… dire carciofo è un’analisi gustosa dei diversi nomi del carciofo in Italia e in altri paesi europei. Il lessico del cibo è spesso caratterizzato da regionalismi, come mostrano queste differenze nei nomi di alcune verdure in inglese americano e britannico:

Kitchen English by Sadie Penn
Illustrazione: Sadie Penn

In italiano il tubero in alto a destra, Brassica napobrassica, dovrebbe chiamarsi navonerutabaga. Per me però sarà sempre swede perché ne ho scoperto l’esistenza in Inghilterra parecchi anni fa, mentre in Italia non l’ho ancora mai visto (peccato, perché mi piace molto). Il nome inglese fa riferimento alla provenienza (Swedish turnip, “rapa svedese”) mentre quello americano, rutabaga, deriva dalla parola svedese rotabagge (“root bag”). Una curiosità: questa verdura in passato in Irlanda era usata per fare le Jack O’Lantern di Halloween, prima che gli americani la sostituissero con le zucche.

(altro…)

Solo nei giornali, cinguettii inclusi

Ho trovato molto efficace 12 espressioni che usano solo i giornali, infografica pubblicata su In parole povere da Stefania Spina, docente di Metodologia della ricerca linguistica.

elenco di cliché ricorrenti nei media italiani

(altro…)

XXX e XOX

Anche in Italia fa ormai notizia il Super Bowl, la finale del campionato di football americano. In un commento in un altro sito ho accennato ai dettagli di Americani e numeri romani, tra cui la preoccupazione degli organizzatori che la 50ª edizione richiami la famigerata L come loser.

C’è chi ha risposto con la battuta di scrivere il numero XXXXX (invece di L) e mi ha fatto venire in mente questa vignetta americana, intitolata The marquee, che gioca con il significato più esplicito che può avere una serie di X in inglese:

The marquee, vignetta di Rhymes with Orange    [al cinema: soli uomini per il film XXX, donne per quello XOX!]
vignetta: Rhymes with Orange

(altro…)

Scroogled?

Scroogled, tazza e magliette: Microsoft va avanti torna a parlare di una campagna di Microsoft contro la mancanza di trasparenza di Google nella gestione dei dati personali. Nel sito Scroogled.com, ora non più disponibile, si potevano acquistare vari gadget, tra cui una maglietta con una word cloud formata da parole descritte come sinonimi di being Scroogled.
Gulled. Humbugged. Buffaloed. Wire-tapped. Extorted. Sold out. Chicaned. Fleeced. Scammed. Conned. Surveilled. Double-dealt. Ensnared. Suckered. Sandbagged. Gossiped. Scandalmongered. Flimflammed. Skullduggered. Bamboozled. Hornswoggled. Beguiled. Cheated. Fooled. Double-crossed. Defrauded. Hoodwinked. Swindled. Duped. They’re all just synonyms for being Scroogled

Trovo scroogled una parola intrigante perché contiene riferimenti lessicali e culturali che le conferiscono diverse connotazioni e la rendono difficile da tradurre, mentre il richiamo al logo di Google è palese e riconoscibile indipendentemente dalla lingua.

(altro…)

Poco poetico: sleep in one’s eyes

“Danze primaverili”  (con l'omino del sonno e la fatina della febbre da fieno) – Rhymes with Orange 
The spring rounds – Vignetta di Rhymes with Orange

In primavera chi soffre di congiuntivite allergica spesso si sveglia con gli occhi appiccicosi. In inglese ci sono vari modi per descrivere le secrezioni oculari: eye discharge, eye mucus, rheum (letterario), geosinonimi più informali come ad es. [eye] gunk, gunge, goo, goop, gloop e, se si tratta di normali cispe, sleep, sleepy dust, sand ecc.

Nel folklore le cispe sono le tracce lasciate dal passaggio di the sandman, l’omino del sonno che fa addormentare i bambini spargendo sabbia magica sui loro occhi. The sandman può anche essere un sinonimo scherzoso di sleep (“sonno”), come Morfeo in italiano.

(altro…)

Meteoroide, meteora e meteorite

titolo la Repubblica: Russia, meteoriti in pieno giornoCome si chiama il corpo celeste che nel febbraio 2013 in Russia ha causato molti danni e centinaia di feriti?
I media italiani l’hanno descritto come meteorite, meteora, materiale meteoritico, sciame meteoritico o meteorico, pioggia di meteoriti, bolide ecc. ma i termini usati non hanno lo stesso significato e quindi non sono sinonimi. Qual è la differenza?

In fonti diverse si trovano definizioni che evidenziano caratteristiche diverse ma la spiegazione più diffusa distingue in base a tre fasi dell’avvicinamento dell’oggetto alla superficie terrestre: 1) prima, 2) durante e 3) dopo l’attraversamento dell’atmosfera.

1 Un meteoroide è un “frammento di corpo celeste, di dimensione notevolmente ridotta rispetto a un asteroide, poco prima del contatto con l’atmosfera terrestre e dei susseguenti effetti provocati dall’attrito”.
2 Quando il meteoroide penetra nell’atmosfera e l’attraversa, l’attrito produce una meteora, un fenomeno di eccitazione luminosa comunemente noto come stella cadente.
3  I meteoroidi che non si consumano completamente durante l’impatto con l’atmosfera ma riescono ad arrivare sulla superficie terrestre sono detti meteoriti.

(altro…)

In inglese il corsivo è (anche) italico

Aggiungo una nota terminologica suggerita dai commenti a Corsivo e riconoscimento della scrittura, dove si è accennato ad alcune differenze di calligrafia tra inglesi e americani. In italiano la stessa parola, corsivo, identifica concetti che in inglese hanno nomi diversi:

1 il tipo di scrittura a mano con le lettere unite le une alle altre è noto come joined-up writing in inglese britannico, mentre in inglese americano si parla di cursive, che identifica uno specifico tipo di scrittura “obliqua” (esempio qui) ora in declino perché non più obbligatorio nei programmi delle scuole elementari;
.
2 il carattere tipografico che ha l’occhio delle lettere inclinato verso destra si chiama italics (etimologia: la provenienza del carattere corsivo introdotto nel XVI secolo dal tipografo italiano Aldo Manuzio il Vecchio). Il verbo italicize, “formattare in corsivo”, se riferito alla scrittura a mano o dattilografata ha il significato più generico di “evidenziare”, ad es. con la sottolineatura.

In italiano esistono anche i termini [carattere] italico e [carattere] aldino (ancora Aldo Manuzio!), che da alcuni sono ritenuti sinonimi di corsivo (2) e da altri invece suoi iponimi (descriverebbero solo un tipo di corsivo). È un ulteriore esempio di arbitrarietà del segno linguistico, simile a quella descritta in Font, typeface, famiglie e tipi di carattere.

italicize – vignetta di Pearls Before Swine Striscia: Pearls Before Swine

Wi-Fi e wireless

logo Wi-FiWi-Fi

The Inky Fool descrive Wi-Fi come esempio di nome dall’etimologia conosciuta che però non ha un vero significato: è una sigla frutto di un’operazione di marketing per dare un nome accattivante e facile da ricordare allo standard di trasmissione wireless IEEE 802.11b.

È facile riconoscere il modello Hi-Fi (High Fidelity, con riferimento alla qualità del suono) e quindi dedurre che Wi-Fi sia l’abbreviazione di Wireless Fidelity. Il concetto di “fedeltà senza fili” però non ha molto senso nelle telecomunicazioni, tanto che Wi-Fi Alliance, proprietario del marchio, da tempo evita la parola fidelity e alcuni dizionari, ad es. Oxford Dictionaries, la indicano come interpretazione errata. 

(altro…)

Distributore automatico e vending machine

In un ospedale di Milano Nautilus ha visto un cartello con la scritta I numerini sono distribuiti “random” (a caso) e si domanda perché sia stata usata una parola inglese, peraltro tra virgolette, per poi farla seguire dalla spiegazione italiana tra parentesi.

Mi aveva fatto un effetto simile una pubblicità dell’Associazione Italiana della Distribuzione Automatica in cui veniva chiarito che macchinetta è la parola colloquiale usata dalla maggior parte degli italiani per chiamare il “distributore automatico, la vending machine”.

Non capisco che senso abbia aggiungere il termine inglese in una pubblicità destinata a un pubblico italiano generico (era affissa su un distributore automatico di bevande in una stazione): in questo contesto è un forestierismo superfluo, come il random dell’ospedale.

vending machine

Cultura inglese: il pappagallo morto

pappagallo norvegese blu morto stecchito con le zampe all’aria
immagine: Oikiden

Molti sketch dei Monty Python fanno parte delle conoscenze enciclopediche degli inglesi.

Tutti conoscono l’episodio del pappagallo morto, ambientato in un negozio di animali, in cui John Cleese interpreta un cliente che protesta perché gli è stato venduto un pappagallo, un Norwegian Blue, che era già defunto. Il negoziante, contro ogni evidenza, nega che il pappagallo sia davvero morto, ad esempio insiste che sta riposando (resting) e poi che si sta struggendo [per la nostalgia] dei fiordi (pining for the fjords). Cleese, sempre più esasperato, snocciola una serie di modi di dire per descrivere la morte (expire, kick the bucket, push up the daisies, be bereft of life, be a stiff, meet the maker, be no more, cease to be, ring down the curtain, join the choir invisible…).

Lo sketch è andato in onda per la prima volta nel 1969, ha una sua voce nel dizionario OALD e appare spesso nelle discussioni su sinonimi ed eufemismi, come in due articoli recenti, This police horse is no more. It has ceased to be. It’s expired and gone to meet its maker (Mind your language – The Guardian) e “This parrot is no more”. When is a synonym not a synonym? (Macmillan Dictionary).

Attenzione: se premete il tasto YouTube icon vi verranno installati cookie di terze parti, siete avvisati!

Nota: nei sottotitoli ci sono molti errori di ortografia. Trascrizione dello sketch qui.

Aggiornamento settembre 2014 – Anche David Crystal in A thousand words for death prende spunto dallo sketch e aggiunge esempi letterari e da classi sociali e registri diversi.

Aggiornamento gennaio 2019 – Lo sketch ha già 50 anni ma le sue battute continuano ad essere riconoscibilissime. Ad esempio, ha ispirato questa vignetta sull’accordo per la Brexit negoziato da Theresa May con l’Unione europea e bocciato dal Parlamento britannico (eppure May ha dichiarato che intende ripresentarlo): Vignetta che riproduce lo sketch: pappagallo morto con la scritta Brexit deal, John Cleese che dice “This parrot has ceased to be…” e le altre frasi sul pappagallo morto. Il venditore è Theresa May che dice “He’s just resting”.
Vignetta: Dave Whamond

Stati Uniti: iPad sinonimo di tablet?

In inglese il nome iPad starebbe subendo un processo di volgarizzazione del marchio e starebbe diventando una parola del lessico comune.

immagine di iPad È quanto afferma un articolo ripreso da molti media americani. Negli Stati Uniti, a quanto pare, se si descrive il concetto “tablet (computer)” chiedendo di identificarlo con il nome, la maggior parte delle persone risponde “iPad” (un iponimo). Non viene fornito alcun dettaglio sulla ricerca ma viene tratta la conclusione che nell’inglese americano il marchionimo di Apple potrebbe presto diventare un nome comune, come è successo con thermos, frisbee, velcro e teflon e anche con iPod, che ormai designa qualsiasi lettore di file audio.

(altro…)

Regionalismi a Palermo

scarrozzoSono sempre incuriosita dai geosinonimi e dai geoomonimi usati in zone diverse d’Italia.

Ne ho notato qualcuno a Palermo: il passo carraio, ad esempio, in alcuni quartieri della città è scarrozzo, parola marcata come “siciliana” nei dizionari.

manderiniSi notano differenze anche nei nomi di alcune verdure. Sulle bancarelle dei mercati ho visto quasi sempre la scritta manderini e quelli che per me sono cavolfiori verdi, lì sono broccoli, nome che io associo a brassicacee con le infiorescenze verde scuro, dello stesso colore delle foglie, e che invece a Palermo si chiamano sparacelli.

broccoli siciliani sparacelli
Broccoli a Palermo Sparacelli a Palermo

In alcuni casi vengono privilegiati sinonimi che fanno parte dell’italiano standard ma che altrove non sono altrettanto frequenti nello stesso tipo di contesto, ad es. negli annunci immobiliari viene indicato il numero dei vani o degli ambienti e non dei locali (ad es. si parla di bivano arredato). Negli autobus, la richiesta all’autista di aprire la porta posteriore è espressa con la frase bussola dietro!

Questi fenomeni di variazione diatopica mi piacciono molto perché evidenziano la ricchezza espressiva della nostra lingua.


Vedi anche: Altitudine 4500 (iscrizione palermitana) e Cartelli insoliti (esempio datato marzo 2012).