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Icone del feed RSS
L’icona del feed RSS è riconoscibilissima: quadrata, sfondo arancione e onde radio bianche stilizzate che simboleggiano la trasmissione di un segnale (e di contenuto).
L’icona, creata da Mozilla Foundation, si trova in tutti i principali browser e in molti siti che prevedono i feed, eppure è uno standard relativamente recente.
Qui a destra le icone che Microsoft aveva preso in considerazione per Internet Explorer 7, cercando un’immagine che simbolizzasse novità, attività, informazione continua e l’idea di abbonamento, e che fosse comprensibile a un pubblico sia di utenti poco esperti che avanzati, adatta a contesti diversi e riconoscibile a livello internazionale. La preferenza della community per l’icona di Firefox aveva poi portato a un incontro con il team di Mozilla e alla decisione di adottarne l’icona. Per saperne di più: The orange icon… e Icons: It’s still orange.
Una curiosità: in inglese c’è chi chiama l’icona chiclet, perché ricorda i confetti di gomma da masticare Chiclets.
Il termine che in italiano descrive ciò che simboleggia l’icona è feed / feed RSS ma viene usato anche flusso RSS. ll prestito feed è stato adottato anche da altre lingue tra cui tedesco, olandese, lingue scandinave e portoghese. Altre lingue hanno preferito soluzioni diverse, più descrittive, ad es. subministrament (catalano), flux (francese e romeno), fuente (spagnolo) ecc.
Per il feed del blog Terminologia etc. basta fare clic sull’icona all’inizio del post.
Alcuni riferimenti natalizi inglesi (e irlandesi)
Post pubblicato il 29 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Complice raffreddore e maltempo (perlomeno in Romagna, decisamente non solatia in questi giorni), mi sto godendo relax totale davanti al caminetto: chiacchiere, libri, innumerevoli tazze di tè e ogni tanto un’occhiata online.
Questa immagine sul sito Wallace&Gromit mi ha ricordato gli anni passati in Inghilterra e in Irlanda: ci sono vari riferimenti natalizi che noi italiani non condividiamo.
Alle feste aziendali di Natale (i famigerati Christmas party), ma anche ai pranzi natalizi della mensa Microsoft di Dublino, il menu era sempre lo stesso, nell’ordine:
| ▄ | starter, pseudoantipasto di palline di melone bianco; |
| ▄ | soup, di solito una crema di funghi o di verdure; |
| ▄ | tacchino arrosto con tre veg (in genere patate, carote e Brussels sprout, gli immangiabili, stracotti cavolini di Bruxelles), il tutto annegato nel gravy, la salsa densa marrone scuro che tradizionalmente si prepara con il sugo di cottura della carne, farina e acqua e, in tempi moderni, con granuli o polvere già pronti; |
| ▄ | come dolce, Christmas pudding (una torta speziata scura e umidiccia, con alto contenuto di frutta secca e la cui ricetta prevede abbondante uso di suet, il grasso di rognone), o una o più mince pie (tortine di pastafrolla ripiene di frutta secca e candita, pezzetti di mela e suet), di solito serviti con custard, una specie di crema pasticcera calda. |
Nell’immagine di Wallace & Gromit in primo piano c’è la gravy boat, il contenitore per servire il gravy. Sale e pepe sono a loro modo altrettanto tipici: quello che fanno molti inglesi e irlandesi a tavola è afferrare la saliera e cospargere ogni pietanza di sale, prima ancora di assaggiarla. Mah.
Il pinguino sta suonando una trombetta “lingua di suocera” (party blower) e i tre personaggi hanno in testa una coroncina di carta velina (party hat / paper crown): sono oggetti che si trovano dentro ai Christmas cracker, delle specie di caramelle di carta che
contengono anche un bigliettino con una o più freddure e una sorpresa (tipo quelle delle uova di Pasqua italiane). Il nome cracker è onomatopeico, infatti per aprirlo si tirano le estremità in modo da far scoppiare una specie di petardo al suo interno: dal rumore prodotto deriva il nome.
L’ambientazione dell’immagine con un Christmas cracker qui sopra, dalla ClipArt di Office e quindi americana, include tacchino, cavolini di Bruxelles e gravy boat: certe tradizioni si ripetono in tutto il mondo anglosassone.
I Christmas cracker sono diventati una tradizione nella mia italianissima famiglia, quest’anno però mi sono dimenticata di procurarli in tempo e purtroppo a Milano erano introvabili, anche se è stato divertente spiegare al telefono cosa cercavo. Invece non ho sentito la mancanza di nessun altro prodotto natalizio inglese. ![]()
Ultima nota: sullo sfondo dell’immagine di Wallace & Gromit c’è il bollitore elettrico. In Inghilterra e Irlanda se si prende in affitto un appartamento ammobiliato di solito non sono incluse le stoviglie ma il bollitore sì: a quanto pare la kettle fa parte dell’arredamento!
Nell’armadietto invece si intravedono due confezioni: una di tè e l’altra, a giudicare dai colori, potrebbe essere quella, aperta, di un altro tipo di cracker tipicamente inglesi, i Jacob’s Cream Crackers, perfetti con il formaggio di cui Wallace va ghiotto.
Aggiornamento dicembre 2010 – Vedi anche Simboli natalizi nordeuropei: il pettirosso e Auguri politicamente corretti.
E nel Regno Unito la Royal Mail ha emesso francobolli di Natale con Wallace & Gromit (ne parlo qui).
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Commento di Mara:
| Ciao Licia, | |
| qualcosa mi dice che i pranzi aziendali possono rimanere un po’ sullo stomaco |
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| Per sfatare il mito della cattiva cucina nordica, la zuppa di porri e patate è ottima e anche il gravy (simile al nostro fondo) se fatto bene lo può essere |
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| Buon Anno! |
Avevo risposto:
| @ Mara: effettivamente il gravy fatto come si deve è tutta un’altra cosa, ad es. con Yorkshire pudding è perfetto. In Irlanda stessa cosa, anche l’Irish stew, se fatto bene, è ottimo. | |
| E ovviamente ci sono ristoranti in cui si mangia benissimo, specialmente in Irlanda dove, dopo il boom economico, è incredibile la varietà e anche la creatività (e, ahimè, i prezzi!). | |
| Il problema è proprio la cucina di ogni giorno, specialmente nelle mense o agli eventi con parecchie persone: sono stata a vari matrimoni in Irlanda e il menu era praticamente lo stesso dei Christmas party, e alla fine il Wedding Cake non mi sembrava troppo diverso dal dolce di Natale |
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| Licia |
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Ancora neve: schema snowflake e caratteri Unicode
Post pubblicato il 10 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Milano di nuovo sotto la neve. Quella di stamattina era proprio triste, fiocchi pesanti e bagnati e grigiore totale…
A proposito di fiocchi di neve, in PerformancePoint Server e SQL Server c’è un termine curioso, lo schema snowflake (in inglese snowflake schema). È un tipo di schema star, una struttura di dati dei database relazionali in cui i dati vengono gestiti in una singola tabella dei fatti posizionata al centro dello schema e gli ulteriori dati di dimensione vengono archiviati in tabelle delle dimensioni, come se fossero i raggi di una stella; nel caso specifico dello schema snowflake solo le tabelle primarie delle dimensioni sono unite in join alla tabella dei fatti e le ulteriori tabelle delle dimensioni sono unite in join alle tabelle primarie delle dimensioni: la struttura può ricordare quella di un fiocco di neve.
[Definizioni dal Glossario di PerformancePoint Server]
Sempre a proposito di fiocchi di neve, ci sono anche tre caratteri Unicode descritti come snowflake, disponibili solo per alcuni tipi di carattere (nell’esempio, MS Gothic e Arial Unicode MS) e selezionabili dalla Mappa caratteri di Windows.
In italiano la descrizione che appare nella Mappa caratteri al passaggio del puntatore del mouse è generica, come per la maggior parte dei caratteri non standard (ad es. si trova simbolo, simbolo ludico, simbolo geometrico, ecc.). Pensiamo che in questi casi si scelga il simbolo in base all’aspetto o al riferimento Unicode e non alla descrizione che, peraltro, non è sempre significativa: senza guardare il carattere, chi sa dire che differenza c’è tra un fiocco di neve tight trifoliate e uno heavy chevron?!
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Aggiornamento dicembre 2010: istruzioni su come ottenere i caratteri Unicode descritti sopra in Fiocchi di neve in formato testo.
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Thanksgiving e tacchini…
Post pubblicato il 27 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia, link aggiornati nel novembre 2010
Oggi negli Stati Uniti è Thanksgiving Day (Giorno del ringraziamento), quarto giovedì di novembre, in cui le famiglie si ritrovano a celebrare una festività storica che di solito culmina in un pranzo con enorme tacchino.
È una ricorrenza apprezzata da chi lavora per un’azienda americana: oggi (ma anche domani) non dovrebbe arrivare nessuna richiesta urgente da oltreoceano!!
I simboli che nella ClipArt di Office rappresentano il Thanksgiving:
| ▄ | |
| ▄ | I pilgrim, ovvero persone nel vestito tradizionale dei pionieri (Padri Pellegrini) sbarcati con la Mayflower nel 1620 e che, dopo essere sopravvissuti in pochi a un inverno rigido e aver finalmente goduto un abbondante raccolto, avevano per primi istituito una giornata per ringraziare Dio per i doni ricevuti… |
| ▄ | |
| ▄ | Cornucopie da cui escono spighe e frutta e verdura autunnale: simbolizzano il raccolto a cui si dà ringraziamento |
| ▄ | |
| ▄ | Pranzi di famiglia rappresentati nel momento di raccoglimento, all’arrivo del tacchino o durante il suo rituale taglio, il turkey carving (una vignetta divertente sui diversi significati del verbo carve in Thanksgiving Pragmatics). |
Alcune espressioni in inglese americano contengono riferimenti ai tacchini:
| ▄ | turkey è un film o uno spettacolo che ha fatto fiasco; se riferito a persona, un idiota |
| ▄ | talk turkey è un’espressione per descrivere una discussione pragmatica in cui si scende nei dettagli (Dr. Goodword’s Language Blog ne discute l’etimologia e fa riferimento anche a cold turkey, la crisi di astinenza) |
In italiano le espressioni figurate con tacchino sono invece più trasparenti. Tra tutte, quella che mi è sempre piaciuta molto per la sua efficacia espressiva è il verbo tacchinare.
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Aggiornamento – Sull’etimologia di turkey, vedi Thanksgiving e tacchini giramondo.
Commento di .mau.
| Conoscevo "cold turkey" sia nel senso di "crisi d’astinenza" (John Lennon docet) che in quella che in italiano tradurremmo "di brutto" (to stop cold turkey). Immagino che la seconda accezione sia quella che abbia portato alla prima. |
Avevo aggiunto:
| @ .mau. grazie, era un significato che mancava. | |
| Ho appena guardato in Online Etymology Dictionary per vedere se c’erano altre informazioni e secondo loro l’espressione cold turkey deriva dal fatto che il tacchino freddo è cibo che non richiede nessuna preparazione, da cui l’idea di qualcosa che si fa "di colpo": | |
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Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania)
Post pubblicato il 5 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Sono a Wiesbaden per tcworld 2008, conferenza (e fiera del settore) su comunicazione tecnica, localizzazione, terminologia e tecnologie linguistiche, dove farò un intervento sulla gestione della terminologia in Microsoft.
Girando per gli stand dei vari espositori sono stata attirata dal poster della Japan Technical Communicators Association.
Chi ha letto il mio post Segnali di globalizzazione avrà già indovinato perché: i simboli dei cartelli stradali.
Mi hanno spiegato che si tratta di un nuovo tipo di etichette con istruzioni per prodotti che funzionano a elettricità. Al testo esplicativo viene associato un simbolo che fa riferimento ai cartelli stradali usati in Giappone che, a quanto pare, prendono ispirazione sia da quelli europei che da quelli americani: triangolari gialli con bordo e simbolo nero per indicare attenzione; rotondi bianchi con bordo rosso e simbolo nero, per indicare divieto; rotondi blu con simbolo bianco per indicare informazioni importanti.
Per completare l’informazione viene inoltre associata una vignetta, come negli esempi qui sotto. La comunicazione è indubbiamente efficace, anche per chi non capisce una parola di giapponese!
[qualità delle foto pessima ma sono fatte senza flash]
Invece sono perplessa dalla frase con cui la JTCA pubblicizza il proprio lavoro:
Il paragrafo falso amico…
Pubblicato il 18 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Oggi ero agli MVP Open Days, un evento dove si incontrano sempre persone con cui è un vero piacere scambiare opinioni e informazioni.
Grazie a Maurizio Borrelli, con cui ho parlato del lavoro del mio team e della terminologia di Office, ho scoperto un falso amico che finora, ahimè, avevo sempre ignorato: il termine paragrafo, rappresentato dal simbolo ¶.
Maurizio mi faceva notare come chi comincia a usare Word e altri programmi spesso faccia fatica a capire cosa si intenda per paragrafo e commenti perplesso "ma questo non è un paragrafo".
Effettivamente in inglese paragraph è "testo che inizia in una nuova riga e che contiene almeno una frase". In italiano, invece, il termine paragrafo rappresenta un concetto diverso: "un’unità di testo scritto di una certa ampiezza, ma di rango inferiore al capitolo".
Sempre in inglese, nell’ambito specifico del software, paragraph indica "testo che è seguito da un ritorno a capo ottenuto premendo il tasto INVIO, ad esempio la voce di un elenco numerato o puntato, un titolo o un sottotitolo, ecc.".
Ecco quindi che paragrafo è un falso amico, come messo in evidenza dal dizionario Treccani al punto 1 c:
| paragrafo s. m. 1. a. Parte, generalmente breve e di estensione minore del capitolo, in cui viene suddiviso uno scritto: i primi tre p. del 4° capitolo del testo di storia. b. (giur.) Partizione di una legge e sim. corrispondente al singolo articolo o a un suo comma. c. Per influsso dell’ingese paragraph, denominazione diffusa, ma errata, di ciò che in italiano si dice piuttosto capoverso; usato specialmente nel linguaggio informatico. 2. (estens.) Segno grafico (§) che contrassegna il paragrafo |
Credo però che a questo punto sarebbe controproducente cambiare la terminologia italiana nei prodotti Microsoft: confonderebbe i milioni di utenti che, più o meno inconsapevolmente come la sottoscritta, hanno imparato a riconoscere il nuovo significato "informatico" di paragrafo.
Ah, in inglese il simbolo § si chiama section sign…
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Commento di Enrico:
| Non mi ero mai reso conto che per Word anche i titoli sono dei paragrafi e sono d’accordo che e’ strano, ma credo che siano quelli che imparano a usare il computer tardi che fanno piu’ fatica a imparare questi concetti. |
Commento di Maurizio Borrelli:
| Lieto di ritrovarmi citato nel tuo blog! |
Licia:
| @ Maurizio, grazie dei dettagli, incredibile cosa si riesca a "riciclare" in campo tecnologico! |
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Segnali di globalizzazione
Post pubblicato il 23 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Il settimanale TIME ha dedicato una pagina intera ai vantaggi delle rotonde, chiarendo innanzitutto cosa sono e come funzionano, con tanto di foto esplicativa:
Da un punto di vista europeo è perlomeno curioso che un settimanale americano, destinato comunque a un pubblico globale, dia queste informazioni: possibile che gli americani non sappiano cosa sono le rotonde?
O forse sono io che mi "fisso" su questi particolari, a causa del mio lavoro? Language Excellence, il team di cui faccio parte, fornisce servizi linguistici a supporto di globalizzazione, localizzabilità e localizzazione, tra cui le cosiddette globalization review: una valutazione di nomi di prodotti o servizi, immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in mercati diversi, globalmente, senza dover intervenire con traduzioni o adattamento.
In queste valutazioni sono richieste competenze culturali, ovvero la capacità di identificare particolari aspetti che riflettono caratteristiche tipiche della lingua e della cultura del paese di origine (gli Stati Uniti per i prodotti Microsoft) e confrontarli con i sistemi equivalenti del proprio mercato.
Un caso tipico sono i colori, che possono avere connotazioni diverse in culture diverse: ad es. in molti paesi asiatici il colore del lutto è il bianco e non il nero, qualche italiano superstizioso rifugge il viola mentre per gli americani è un colore elegante e nobile, ecc. (altri esempi qui).
Supponiamo che ci venga chiesta una globalization review per l’etichetta qui a sinistra, con l’indicazione che segnalerà un messaggio importante che deve essere letto prima di procedere con una particolare operazione: chi ha prodotto l’etichetta vuole assicurarsi che il layout e i colori scelti non abbiano connotazioni indesiderate nei vari mercati.
Per i paesi europei non ci sono controindicazioni ma è utile sottolineare che
la combinazione giallo+nero, tipica dei segnali stradali negli Stati Uniti, comunica
implicitamente che si deve prestare attenzione solamente a chi ha familiarità con questo sistema ma non a chi vive altrove. In Europa l’effetto "avviso importante" potrebbe essere raggiunto più facilmente con una combinazione di colori che includa il rosso, come nei segnali stradali a cui siamo abituati.
Nelle globalization review vanno quindi identificate le informazioni implicite della cultura di partenza per valutare se sussistano anche nella cultura di arrivo e, in caso negativo, se sia accettabile perderle o se si debba ricorrere a soluzioni alternative per renderle esplicite. Esempio: come abbiamo visto, non si può dare per scontato che un americano capisca il concetto di "rotonda". …
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A proposito di combinazioni di colori nei cartelli, credo non sia un caso che recentemente l’International Atomic Energy Agency abbia creato un nuovo simbolo per le radiazioni pericolose che privilegia il rosso e una forma triangolare: il simbolo tradizionale con sfondo giallo è infatti risultato poco intuitivo e non facilmente riconoscibile.
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Aggiornamento gennaio 2012: un recente decreto legislativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ha introdotto nuovi standard che riguardano anche la segnaletica. Per i cartelli di avvertimento è prevista forma triangolare con bordo nero, sfondo giallo e pittogramma nero e quindi anche questa combinazione di colori è destinata ad essere subito riconoscibile.
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Vedi anche: Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania).
Bambini omaggio o errori di traduzione?
Post pubblicato il 1 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Traduzione inglese della pubblicità di un’agenzia di viaggi italiana:
Risultato: a chi prenota vengono offerti dei bambini in omaggio (free in questo caso non è un aggettivo ma un avverbio, come gratis in italiano, e andrebbe posposto al sostantivo) ma la vacanza dovrebbe avere costi stratosferici, perlomeno se proporzionali ai potenziali risparmi, visto che in inglese la virgola è il simbolo separatore delle migliaia e non dei decimali e, anche se manca uno zero, a colpo d’occhio la cifra tende ad essere interpretata come duecentomila euro…
Beh, chi lavora nella localizzazione non avrebbe fatto questo errore.
Ad ogni modo queste traduzioni impallidiscono in confronto agli inimitabili cartelli di Calceranica (TN), riportati da .mau. (ultime due foto): uno più incredibile dell’altro, con dog only to the last un piccolo capolavoro nel suo genere, degno di Engrish.com.
I pilgrim, ovvero persone nel vestito tradizionale dei
Cornucopie da cui escono spighe e frutta e verdura autunnale: simbolizzano il raccolto a cui si dà ringraziamento
Pranzi di famiglia rappresentati nel momento di raccoglimento, all’arrivo del tacchino o durante il suo rituale taglio, il 

