Post con tag “silly week”
Cucina italiana al centro dell’attenzione ;-)
Mi è venuto da chiedermi, è rassicurante o preoccupante che in questi giorni sui media stranieri gli ultimi scandali italiani vengano perlopiù ignorati ma sia invece dato gran spazio alla sospensione di chi in TV ha esaltato le virtù della carne di gatto?
Mah! Esempi qui, qui, qui e qui.
E c’è chi ne approfitta per sottolineare che in Italia si mangiano anche ghiri, uccellini vari, vermi e cavalli: lo shock degli stranieri davanti agli omogeneizzati di carne equina è un classico, indimenticabile la reazione di un mio amico inglese (che peraltro era anche molto colpito dal nome del marchio per l’infanzia Mister Baby, per lui un ossimoro).
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Nomi delle lettere in inglese :-)
Umorismo con i nomi delle lettere in inglese da una delle mie strisce preferite, Pearls Before Swine di Stephan Pastis:
Per chi non conosce i personaggi di Pearls Before Swine, Rat è cinico, spesso offensivo e a volte violento, mentre Pig è infantile e un po’ tonto e spesso fraintende quello che gli viene detto, interpretandolo letteralmente, come con go Dutch:

Altra striscia con Pig in XOXO: baci e abbracci.
ben formaggiato?!?
La cassetta delle lettere continua a riservare sorprese lessicali:
Sapevo di formaggiare come sinonimo gergale e scherzoso di (ri)formattare, invece in contesto culinario immagino che formaggiato voglia dire che c’è parmigiano a volontà? O forse non sono una gustaia abbastanza evoluta per capire cosa significhi?! ![]()
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(che poi si scopre che buon gustaio è una forma alquanto diffusa, specialmente come nome di ristorante o di negozio di gastronomia…)
Cartelli insoliti
La Caccia online ai crimini linguistici di Il Disinformatico mi ha fatto venire in mente un paio di scritte o cartelli curiosi che ho visto in giro ultimamente, anche se solo il primo ha qualche problemino linguistico:
Il mio preferito comunque rimane il menu altoatesino…
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PS Qui si conclude la mia silly season per il 2009!
Mai più presentazioni soporifere ;-)
A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.
Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor” e “Je ne sais quoi Factor” e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta. ![]()
Direttamente da The PowerPoint Team Blog:
One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.
Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere. …
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Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint
Occhi color desktop?!?
David Lodge dedica il suo ultimo romanzo Deaf Sentence ai suoi traduttori (“conscious that this novel, from its English title onwards, presents special problems for translators”) e lo inizia con una voce di dizionario che elenca i vari significati di sentence (“frase/proposizione”, “condanna”, “sentenza” ma anche “frase memorabile”). Davvero, non deve essere facile tradurre un libro che ha come protagonista un professore di linguistica in pensione con forti problemi di sordità, continui fraintendimenti di quanto gli viene detto ma anche parecchia autoironia: gli effetti comici e i giochi di parole sono assicurati, anche quando i riferimenti non sono del tutto ameni. Molto acute e spesso gustose le innumerevoli osservazioni linguistiche.
Deaf Sentence è sicuramente una lettura piacevole. Non l’ho però trovato all’altezza di altri romanzi di Lodge e infatti temo che me lo ricorderò soprattutto per la descrizione che il linguista ultrasessantenne fa di una ragazza attraente ma molto particolare:
[…] with little make-up, except around her eyes, accentuating their intense blue. It’s like the blue of the Microsoft desktop, luminous but opaque.
Azzurro desktop?!? Chissà se qualcuno ha mai descritto occhi dello stesso colore con #004E98!?!
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Aggiornamento: il 9 settembre è uscita la traduzione italiana, Il prof è sordo.
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Idioti e idiomi
In The Guardian la settimana scorsa c’era un intervento interessante sulle espressioni idiomatiche e sul loro ruolo nella comunicazione, The idiotic joys of idioms. Il titolo fa riferimento all’etimologia di idiota e idioma [o più precisamente, come sottolinea .mau., idiotismo] che condividono la stessa radice:
| idioma: | latino idioma -mătis, greco ἰδίωμα -ώματος «particolarità; peculiarità di stile; linguaggio», der. di ἴδιος «particolare» .. |
| idiota: | latino idiota, greco ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.», der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé» .. [fonte: Vocabolario Treccani] |
A completare l’argomento un quiz divertente, adatto alla settimana di ferragosto, Know your idioms?, su espressioni idiomatiche insolite da vari paesi del mondo (e l’ultima domanda è decisamente attuale!).
Illustrazione di Julia Suits dal libro I’m Not Hanging Noodles on Your Ear and Other Intriguing Idioms from Around the World.
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Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi
Dictionary humour
Alcuni commenti sull’esaustività o meno dei dizionari mi hanno fatto venire in mente una scenetta esilarante della sitcom inglese Blackadder the third. È l’incontro con Dr Johnson, l’autore di A Dictionary of the English Language, pietra miliare della lessicografia inglese.
I protagonisti sono Dr Johnson (Robbie Coltrane), l’inetto principe reggente (Hugh Laurie) e il suo cinico maggiordomo Blackadder (Rowan Atkinson):
Le parole usate da Blackadder (contrafibularity, anaspeptic, frasmotic, compunctuous e pericombobulation) sono ovviamente inventate ma hanno un loro senso, come spiega Blackadder the third – a dictionary; si trovano anche in The Urban Dictionary assieme a una voce per interfrastically.
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PS Visto il periodo, direi che questo post vada bene per la silly season!
Navigatori e silly season
È decisamente silly season nei giornali italiani. Scherzi del navigatore satellitare, ad esempio, racconta la disavventura di due svedesi in giro per l’Italia (grassetto mio):
Sognavano Capri, il mare e i Faraglioni, e invece si sono ritrovati a Carpi, in provincia di Modena, sotto il sole cocente della pianura padana. Il tutto per una consonante sbagliata sul navigatore satellitare. […] Peccato però che non avessero fatto i conti con i trabocchetti della lingua italiana. Al momento di digitare il nome della città di arrivo (Capri), infatti, qualcosa è andato storto e la “p” e la “r” del nome della magnifica isola campana si sono scambiati di posto.
Mi domando cosa c’entrino le presunte difficoltà della lingua italiana con un banale errore di inserimento dati: due consonanti invertite, in tipografia sarebbero un refuso. Mah!
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A proposito di navigatori satellitari: una volta tanto la forma abbreviata italiana, navigatore, non è il solito calco dall’inglese (sat-nav)!
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Vedi anche: i commenti al post Navigare non è un verbo transitivo sul significato di navigate in inglese e Correttori ortografici ed effetto Cupertino sul concetto di edit distance nella correzione automatica degli errori di battitura.
L’italiano spiegato agli inglesi
Un grazie a Elio per avermi fatto notare il corso Learn Italian di The Guardian.
Per chi ha un po’ di tempo da perdere, divertente la carrellata di gesti italiani con dettagliate istruzioni su come riprodurli. Curiose alcune delle frasi da imparare (ad es. alla domanda del farmacista “Ha qualche allergia?” viene proposta la risposta “Alle medicine no! Ma non mangerò più la casoela!“) e la scelta di alcuni argomenti, ad es. frasi utili (?!) per parlare di religione.
L’immagine che illustra la sezione Food and shopping mostra una ragazza che mangia gli spaghetti con il cucchiaio, dettaglio probabilmente sfuggito a chi ha curato il corso, visto che sottolinea una tipica differenza “culturale” (eppure tenere la forchetta perpendicolare al piatto non è così complicato!). E c’è anche la foto di una coppia che fa colazione con cappuccino in bicchieroni di vetro…
A parte questo, le frasi scelte in genere sono idiomatiche, anche se in parecchi casi rafforzano stereotipi sui nostri comportamenti (ad es. cosa è utile saper dire in taxi): che si tratti di un esempio di umorismo inglese?!
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Vedi anche: Italiano idiomatico da spiaggia e Pasta salad e insalata di pasta
Computer terminology ;-)
Un glossarietto arrivato via email, vecchiotto ma comunque ancora divertente:
| State-of-the-art | The computer you want, but can’t afford. |
| Obsolete | The computer you own. |
| Nanosecond | The time it takes for your state-of-the-art computer to become obsolete. |
| GUI | [Pronounced "gooey"] What your computer becomes after spilling your beverage on it. |
| Keyboard | The standard way to generate computer errors. |
| Mouse | An advanced input device to generate computer errors more easily. |
| Floppy | The state of your wallet after purchasing a state-of-the-art computer. |
| Notebook PC | A device invented to force businessmen to work at home, on vacation, and on business trips. |
| Disk crash | A typical computer response to any critical deadline. |
| System update | Quickest method of trashing all of your software. |
Pet hate
Post pubblicato il 14 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Un’espressione inglese che mi diverte molto è pet hate (pet peeve per gli americani). Viene usata per descrivere qualcosa di importanza relativa verso il quale, però, si prova un particolare fastidio, tanto che ogni occasione è buona per rendere nota la propria avversione.
Traduzione? Non mi pare ci sia alcuna espressione italiana equivalente (non credo si possa dire di avere idiosincrasie preferite), l’unico termine colloquiale che forse un po’ si avvicina è il sostantivo fissa, ma non è proprio la stessa cosa. Eppure, chi di noi non ha uno o più pet hate?
Esempio: quando sono all’estero trovo detestabile la cipolla cruda che immancabilmente viene messa in tutte le insalate,
con qualsiasi combinazione di ingredienti. L’irritazione aumenta quando mi raccomando preliminarmente che non venga aggiunta e invece, appena metto la prima forchettata in bocca, scopro che è lì, triturata e mimetizzata subdolamente, resistente ai tentativi di eliminazione (se poi la luce è così soffusa che non si riesce a distinguere il colore di quello che si ha nel piatto, identificare l’onnipresente ortaggio è proprio un’impresa).
Manco a dirlo, ho anche pet hate linguistici e mi sa che prima o poi ne parlerò…
Commento di .mau.:
Pet peeve l’avevo sentito, pet hate proprio no. Si vede che sono molto più a contatto con l’American English…
Ho aggiunto:
@mau: in questo caso, probabilmente non c’è una distinzione nettissima tra inglese americano e britannico, perlomeno a livello scritto. A livello parlato la mia impressione è che in UK e Irlanda la preferenza sia decisamente per pet hate. Solo l’espressione inglese, però, permette di giocare sulla polisemia di pet, come nell’articolo della BBC Gardeners’ pet hate for cats (che ho ripescato facilmente perché di persone con questo specifico pet hate ne conosco più di una!).







