Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “silly season”

Tra sacro e profano: #ashtag selfie!

Qualche mese fa ho osservato che in italiano ashtag è un refuso molto comune e che in inglese l’hashtag #ashtag di solito è associato ad aggiornamenti sui vulcani islandesi.

Ieri ho scoperto che #ashtag ha anche un significato alternativo, legato specificamente alla ricorrenza odierna del mercoledì delle ceneri (Ash Wednesday).

#ashtag è un esempio della flessibilità dell’inglese, lingua che consente giochi di parole con varie sfaccettature: il simbolo #, che tra i molti nomi include hash, double cross e cross-hatch, può richiamare visivamente non solo la lettera H ma anche la croce di cenere tracciata sulla fronte (cross of ashes o ashen cross), mentre la variazione HASH #ASH “stacca” e fa risaltare la parola tag con il suo significato di “contrassegno” e “segno di riconoscimento”, che in questo caso diventa letteralmente “di cenere”.

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L’urlo di Tarzan

Uno studio sintetizzato in Il grugnito flessibile dello scimpanzé ipotizza che alcune vocalizzazioni di questo tipo di scimmia, modificate in conseguenza di un apprendimento sociale, equivalgano a unità elementari già presenti negli antenati comuni di esseri umani e scimpanzé. Potrebbero quindi essere alla base del linguaggio umano.

Chissà se aveva immaginato qualcosa di simile anche Edgar Rice Burroughs, l’autore di Tarzan e di Mangani, il nome di una specie immaginaria di scimmie e della loro lingua, composta in gran parte da grugniti e ringhi.

Tarzan però è caratterizzato soprattutto dall’inconfondibile urlo, entrato nel nostro immaginario nell’interpretazione di Johnny Weissmuller. Ma come si scrive?

C’è la notazione musicale
Tarzan yell

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Letture in sala d’aspetto

vignetta in sala di aspetto di dentista: NO WONDER THIS DENTIS IS SO EXPENSIVE, ALL THE MAGAZINES ARE FROM THIS YEAR!
F Minus by Tony Carrillo (vignettista americano)

Mi incuriosiscono non solo le differenze culturali ma anche i contesti dove vale il detto “tutto il mondo è paese”, come nel caso del materiale di lettura nelle sale d’aspetto degli studi medici: le riviste non sono mai recenti.

“probabilità di sopravvivenza” delle riviste nell’arco di 30 giorniUn faceto studio neozelandese pubblicato dal British Medical Journal ha indagato il fenomeno, definito universale, e ha concluso che si tratta di un problema di sottrazione. Nello specifico, i pazienti tendono ad asportare soprattutto le riviste di gossip e le pubblicazioni più recenti, ma con una preferenza per quelle meno costose.

Per ridurre le spese di sostituzione del materiale di lettura, lo studio suggerisce di mettere a disposizione del pazienti vecchie copie di The Economist e TIME. Esercizio di localizzazione: quali riviste sortirebbero lo stesso risultato nelle sale d’aspetto italiane? 

Vedi anche: Terminologia medica inglese e italiana

Stereotipi :)

Una vignetta dell’illustratore islandese Hugleikur Daggson:

ANARCHY IN THE UK – HUGLEIKUR DAGSSON

Post che hanno a che fare con l’inglese / gli inglesi e il :

♦  Espressioni idiomatiche inglesi 
♦  Americani, inglesi e bustine di tè
♦  Traduzione enogastronomica.
♦  Atlante delle strutture linguistiche (…e del tè!)

Maccarello, pesce ruffiano

Scomber scombrus

Ho scoperto solo recentemente che lo sgombro (o scombro), si chiama anche maccarello (cfr. inglese mackerel), nome che ha un’etimologia curiosa. Dal Vocabolario Devoto-Oli:

Etimo di maccarello: dal francese maquereau, dal medio olandese mākelâre ‘sensale, ruffiano’ (der. di makelen ‘trafficare’), per il fatto che si riteneva che il pesce accompagnasse le aringhe nelle migrazioni e ne favorisse l’accoppiamento.

Questo etimo però non è sgombro da dubbi: per il Vocabolario Treccani e altri dizionari è un’origine poco convincente.


Nuovo post: Cieli a pecorelle e cieli sgombri


Bono, rockstar e Mamil

Commentando un rovinoso incidente in bicicletta, Bono (U2) ha ironizzato sul proprio orgoglio irlandese ferito dalla rivelazione che indossava pantaloncini in Lycra

“I broke my hand, my shoulder, my elbow and my face but the real injury this year was to my Irish pride as it was discovered that under my tracksuit I was wearing yellow and black Lycra cycling shorts. Yes, LYCRA. This is not very rock ‘n’ roll.

mamilMi ha fatto subito pensare a MAMIL /ˈmamɪl/, l’acronimo inglese di Middle Aged Man in Lycra. Descrive i ciclisti della domenica dai 40 anni in su che sfoggiano abbigliamento e biciclette da professionisti: dettagli in un articolo della BBC, Rise of the Mamils.

Il neologismo ha avuto parecchio successo ed  è ormai usato come sostantivo. Per Oxford Dictionaries la sua origine è australiana* ma con riferimento a costumi da nuoto, per altri invece è stato coniato nel 2010 da un’agenzia di marketing britannica.
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* come i famigerati budgie smugglers (c’entrano costumi e uomini non più giovanissimi)

Parole di capodanno: qualtagh e first-foot

bandiera dell’Isola di Man: triscele su sfondo rosso – WikipediaNell’Isola di Man si chiama qualtagh (o qualltagh) la prima persona che entra in casa il primo dell’anno. Un uomo con i capelli scuri porta bene, invece una donna porta male (come in molte zone d’Italia) e il massimo della sfortuna è una persona con i capelli rossi. È di ottimo auspicio se il qualtagh porta con sé dei doni.

In Scozia e nel nord dell’Inghilterra c’è una superstizione simile, ma il nome è molto più facile da ricordare: la prima persona che entra in casa si chiama first-foot ed è preferibile che sia un uomo alto e con i capelli scuri, mentre può portare male una donna o un uomo biondo.

Falsi amici finlandesi

bandiera finlandeseAnni fa ho condiviso un ufficio con un finlandese, Olavi. Era stato divertente scoprire quante parole finlandesi e italiane fossero omofone, ma con significati del tutto diversi, ad esempio suora vuol dire “dritto” o “avanti”, muovi è la plastica, tieni vuol dire “la mia strada”, koska è “perché” e una parola simile a paperella vuol dire “sulla carta”.  E credo sia ormai risaputo che l’imperativo “guarda” è katso, e che “guarda il mare” è katso merta.

Un giorno Olavi aveva deciso di filmare i colleghi, tutti di nazionalità diverse, e ci aveva chiesto di dire un paio di parole, ciascuno nella propria lingua. Il mio pussa via! aveva suscitato grande ilarità perché, a quanto pare, nel suo dialetto una sequenza simile voleva dire “baciami ancora”. Oooops!

Trovate molti altri esempi di omofoni in Il calendario dei falsi amici di Suom(I)taly.

Rolognese

Rolognese Blue

forchetta Rolognese con manovellaSono sempre molto incuriosita dalle potenziali differenze culturali e in un museo di design all’estero non ho potuto fare a meno di notare un oggetto che dubito avrebbe mercato in Italia (ma non si sa mai!).

È Rolognese, una forchetta per bambini che serve ad arrotolare gli spaghetti senza problemi.

Il produttore è tedesco ma non saprei dire se il nome Rolognese, un gioco di parole, sia di derivazione tedesca o inglese.

In entrambe le lingue è molto comune la locuzione Spaghetti Bolognese (all’estero sono convinti che il ragù sia il loro condimento ideale) ed esistono verbi che iniziano con rol che descrivono l’azione che si fa con la forchetta: rollen in tedesco e roll in inglese.

Il nome è sicuramente creativo ma non mi convince, probabilmente perché come italiana non mi viene automatico pensare a bolognese se ci sono degli spaghetti. La sequenza –ognmi fa invece venire in mente parole con connotazioni sgradevoli come rogna, fogna, carogna, scarogna.
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Vedi anche: Pasta e differenze culturali (modi diversi di condire e mangiare gli spaghetti) e Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto (aspetti fonosimbolici che condizionano la percezione dei nomi dei prodotti).

Anatra o manzo?

Duck roastbeef with orangeA una cena di terminologi a Barcellona non poteva passare inosservato un piatto descritto sul menu inglese come Duck roastbeef with orange.

Roastbeef d’ànec i taronja – Roastbeef de pato y naranja

Il testo inglese riproduceva quello in catalano e in spagnolo, ma anche i parlanti nativi erano perplessi: solo quando il piatto è stato servito abbiamo avuto la conferma che si trattava di anatra preparata come se fosse roastbeef.

Per i terminologi il messaggio è inconfondibile: i segni linguistici sono convenzioni, a volte usate in modo arbitrario (cfr. triangolo semiotico). I traduttori invece sanno di dover prestare attenzione agli pseudoanglicismi, che altrimenti si trasformano in falsi amici.
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Vedi anche: tacchino+pollo+suino = ???

Halloween 2014

SCARY EBOLA AND ISIS COSTUMES!
vignetta di Steve Nease

Gli Stati Uniti sono in preda al terrore dell’ebola e dell’ISIS? A giudicare dalle vignette di Halloween in tema, si direbbe di sì. 😉 Qui invece alcuni riferimenti più tradizionali:

Halloween – origine del nome e della tradizione (proviene dall’Irlanda)
Dolcetto o scherzetto – dov’è nata la frase trick or treat e come si dice in altre lingue
Dubbi sul Grande cocomero – traduzione errata nelle versioni italiane dei Peanuts 
  (con alcune note sulla Piligréna romagnola e le lumere lombarde)

No, il mullet non è magnifico

Chantal Biya È silly season anche al Washington Post, che dedica un articoletto ai capelli della first lady del Camerun:

Chantal Biya has single-handedly made mullet the new magnificent. […] Somehow her hair manages to be short and long, rebellious yet elegant, unruly but controlled.

L’ho letto incuriosita da una traduzione italiana:

Chantal Biya ha ridefinito il concetto di “magnifico”. […]
I suoi capelli sono insieme corti e lunghi, ribelli ed eleganti, spettinati ma controllati.

Mullet  non è un pesce (muggine o cefalo) ma la pettinatura, tipica degli anni ‘80, con i capelli corti davanti e lunghi dietro (cfr. il nome tedesco Vokuhila: vorne kurz, hinten lang).

Nel testo originale la chioma è descritta come magnificent, che in questo contesto non vuol dire magnifico ("che suscita ammirazione o approvazione incondizionata") ma imponente, maestoso, molto elaborato: collocazioni tipiche di questa accezione sono luoghi naturali, edifici o architetture particolarmente spettacolari. In altri contesti magnificent può anche voler dire ottimo, di grande bravura, ad es. magnificent achievement.
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Vedi anche: Più cattiva Maleficent o Malefica? (un riferimento all’aggettivo magnificent).

Americani, gesti italiani… e rolodex!

In Rolex per 007, Rolodex per le spie NSA avevo scritto “dubito che ora si vedano molti rolodex sulle scrivanie americane”. Sono stata smentita dal video pubblicato qualche giorno fa dal Consolato americano di Milano, dove appare in evidenza proprio un rolodex (0:32). Chissà se viene davvero usato al posto dei computer (Datagate docet!), se è lì solo per fare scena o se addirittura ha un qualche significato simbolico? Non penso che lo saprò mai…

Vedi anche: L’italiano spiegato agli inglesi (gesti e frasi idiomatiche)

Tutina, “qualsiasi cosa significhi”

In Esche digitali: click bait ho già ammesso che mi faccio distrarre dalle notiziole tradotte dall’inglese da qualche firma non molto prestigiosa di media italiani. Esempio:

“Dichiara di avere un’unione matrimoniale felice il 57 per cento dei dormienti nudi, contro il 48 per cento di coloro che dormono in pigiama, il 43 per cento di quelli che scelgono la camicia da notte e il 38 per cento di chi opta per la tutina (qualsiasi cosa significhi).”

un pigiamone di pile dalla collezione Marks & SpencerGrazie al link all’articolo originale, del poco autorevole Daily Mail, il mistero è subito risolto: “… 38 per cent of those in onesies”.

Onesie è il pigiama intero (o “pigiamone” o “tutone”), un indumento pare molto apprezzato dagli inglesi.

Probabilmente la giornalista si è limitata a una ricerca tradizionale in un dizionario bilingue, dove ha trovato solo l’accezione americana di onesie, la tutina da neonato (babygro in inglese britannico) e, per quanto perplessa, non ha indagato oltre. I traduttori invece sanno che in questi casi sono molto più affidabili e veloci le ricerche per immagini.
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Vedi anche: Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento), con l’esempio del “gatto tuxedo”.


Chi scrive per professione dovrebbe comunque sapere che in italiano le percentuali si indicano con il simbolo % e non con le due parole per cento, calco dell’inglese per cent.

Pepperazzi Pizza :-)

“What’s the Pepperazzi Pizza?” “You order it here, get in your car, our delivery driver chases you home through traffic, chases you to your front door & shoves the pizza in your face”

Vedi anche: Pepperoni, parola indigesta a NY e dintorni (gli americani NON vanno pazzi per la pizza ai peperoni, come invece ci fanno credere parecchi telefilm doppiati in italiano).

Vignetta: Bizarro Comics