Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “significato”

Dizionario Analogico della Lingua Italiana

I dizionari “tradizionali” vengono consultati per trovare i significati associati a una parola. I dizionari analogici funzionano con il meccanismo opposto: il significato è noto ma non ci si ricorda o non si conosce la parola che si sta cercando e per trovarla ci si affida ad analogie o correlazioni con altre parole.

Dizionario AnalogicoQualche mese fa è uscito il Dizionario Analogico della Lingua Italiana (Zanichelli), venduto con CD e licenza online per una consultazione rapida e ora disponibile anche come app per iPhone e iPad.

L’impostazione grafica è efficace e consente di individuare subito le diverse aree di significato anche nel volume cartaceo: le voci sono articolate in rubriche predefinite che suddividono le informazioni in sottoinsiemi lessicali (tipi, parti, caratteristiche, azioni, modi, persone, luoghi, discipline, oggetti, strumenti, patologie, modi di dire, detti e proverbi, curiosità ecc.).

(continua…)

Numeri per parlare

copertina del libroMi è stato regalato un libretto interessante, Numeri per parlare, di Carla Bazzanella con Rosa Pugliese ed Erling Strudsholm.

La premessa sottolinea che “di solito consideriamo i numeri cardinali un modo preciso per descrivere una quantità” ma che in realtà  “spesso usiamo i numeri per indicare una quantità indeterminata o approssimata e solo in pochi casi ce ne accorgiamo”.

Un capitolo del libro, con esempi in varie lingue, è dedicato proprio all’approssimazione e all’indeterminatezza che possono essere espresse con i numeri, basti pensare a un milione di volte o milleproroghe, che non hanno un significato letterale. In alcuni casi uno stesso numero può assumere valori di polarità opposta, ad es. quattro gatti indica una quantità infima mentre ai quattro venti sottintende completezza.

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Disfemismi: protettori e tenutari

Complimentary defamation analizza una causa per diffamazione intentata (e persa) negli Stati Uniti da uno stuntman ultrasessantenne contro ESPN, un network televisivo notoriamente irriverente che l’aveva descritto come pimp, ossia “magnaccia” o “protettore”.

La corte d’appello aveva stabilito che la parola pimp non doveva essere valutata individualmente (e letteralmente) ma interpretata nel contesto in cui appariva.

citazioneNello slang giovanile e del pubblico del network, pimp va infatti inteso come un complimento: può essere rivolto a un individuo che ci sa fare con le donne o che è molto abile nel suo campo. In un ambito colloquiale o volutamente ridanciano l’uso di pimp non si deve quindi ritenere offensivo.

Ho pensato al concetto di disfemismo:

Figura retorica che consiste nel sostituire, in modo spesso scherzoso, una parola con un’altra dotata all’origine di connotazione negativa, senza tuttavia attribuirle un tono offensivo.
[Dizionario Zingarelli 2012]

Nel contesto dei blog italiani un esempio abbastanza diffuso di disfemismo è la parola  tenutario, usata ironicamente dal titolare di un blog per descrivere se stesso o altri blogger.

Leggi e dizionari (negli Stati Uniti)

imageJustices Turning More Frequently to Dictionary, and Not Just for Big Words (New York Times) riferisce che i giudici della corte suprema degli Stati Uniti ricorrono sempre più spesso ai dizionari per determinare il significato di parole controverse in leggi esistenti.

Gli esempi riportati indicano che si tratta anche di lessico generico, ad es. parole estremamente comuni come now, also, any, if. Sembra inoltre che non ci sia alcun accordo su quali siano i dizionari di riferimento e come debbano essere usati ma che i giudici citino i dizionari le cui definizioni meglio si adattano al punto che vogliono provare.

I lessicografi interpellati sono molto perplessi e ricordano che i dizionari possono avere finalità diverse ma sicuramente non si prefiggono di circoscrivere rigorosamente il significato di ogni parola (si limitano a descriverne gli usi).
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Tradurre "The man who ____ed an entire country"

The Economist

Come noto, The Economist ha dedicato l’ultima copertina a Berlusconi usando un titolo alquanto esplicito.

Johnson, il blog linguistico della rivista, ne discute la traduzione in francese e italiano in "The man who —-ed an entire country".

Nei commenti ci sono spunti interessanti anche per altre lingue, ad es. spagnolo, tedesco e portoghese brasiliano: un suggerimento di lettura per chi è rimasto a casa questo fine settimana causa maltempo e/o doveri elettorali.

Vari commentatori fanno notare che in italiano fottere, come screw in inglese, può avere un doppio significato (il riferimento sessuale e l’idea di imbrogliare), anche se il registro non è equivalente. Secondo me, inoltre, fottere può avere connotazioni leggermente diverse a seconda di come viene usato (ma sono pronta a essere smentita: è un verbo che non fa parte del mio vocabolario attivo!):

L’uomo che ha fottuto un intero paese* [transitivo]
prevale il significato di inganno
L’uomo che si è fottuto un intero paese [riflessivo]
il significato sessuale è più esplicito
L’uomo che se ne è fottuto dell’intero paese [intransitivo]
il significato è di indifferenza per le sorti del paese

* Aggiornamento 16 giugno 2011 – La RAI si rifiuta di trasmettere uno spot radiofonico per pubblicizzare la traduzione italiana dell’articolo, L’uomo che ha fottuto un intero paese. Questione di registro o di regolamento interno?


Sulla traduzione delle espressioni volgari, vedi anche: fottuti & dannati (…e favoriti) e Parole proibite alla TV americana.

decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…

Torno a citare il forum Scioglilingua per una discussione sul verbo decrittare (a cui aggiungo le varianti decriptare e decrittografare). Vari punti di vista:

tipico esempio di sudditanza nei confronti dell’inglese (qui)
accettabile perché non deriva dall’inglese ma dal greco (qui e qui)
forzatura, pseudo-neologismo: meglio usare decodificare (qui)
brutta parola, né utile né necessaria: ci sono già decifrare e decodificare (qui)

È interessante perché consente di evidenziare la differenza tra lessico generico (parole) e lessico specializzato (termini).

decryptEtimologia a parte, il verbo decrittare è arrivato in italiano dall’inglese decrypt. Nel lessico generico inglese, documentato dai dizionari, decrypt, decode e decypher/decipher sono considerati sinonimi.

Nel lessico specializzato inglese, invece, ciascun termine (e ogni termine correlato) identifica concetti specifici usati in ambiti specifici. Nel Dizionario enciclopedico di informatica, ad esempio, si trovano queste differenze:

encode – trasformare la rappresentazione di informazioni, ad es. convertire un formato grafico in un altro, comprimere dati ecc. Sinonimo: code 
decode – riconvertire le informazioni codificate nel formato originale, ad es. decomprimere dati precedentemente compressi
encipher / encrypt – trasformare la rappresentazione di informazioni allo scopo di renderle incomprensibili a eventuali intrusi che intercettassero il messaggio
decipher / decrypt – ripristinare nella loro forma originale delle informazioni rese incomprensibili mediante cifratura per evitare che le informazioni vengano carpite nel caso cadano in mano a un intruso

Nella comunicazione di messaggi c’è chi fa invece queste distinzioni:

encode – trasformare intere parole o frasi in altre parole o frasi
encipher – trasformare lettere o simboli individualmente
encrypt – termine sovraordinato che include sia encode che encipher

Anche in altri ambiti specializzati, decrypt e decipher non sono sinonimi:

decrypt fa riferimento a dati che sono stati deliberatamente trasformati perché risultassero incomprensibili (cfr. l’intervento firmato duccio)
decipher è relativo, ad es., all’analisi di documenti antichi, scritti in una lingua o in un alfabeto sconosciuti, oppure all’analisi del codice genetico contenuto nel DNA, quindi dati che sono intrinsecamente complessi da interpretare ma che non sono stati precedentemente manipolati

Questi sono solo alcuni esempi, sufficienti però a confermare, ancora una volta, che ogni termine non andrebbe mai considerato singolarmente ma sempre all’interno del sistema concettuale a cui appartiene.

Tornando all’italiano e al forum Scioglilingua, mi sembra eccessivo stigmatizzare una parola solo perché sembra brutta, perché è un calco o perché esistono già parole (apparentemente) simili: come in inglese, in ambiti generici si può ovviamente usare il sinonimo che piace di più, invece in alcuni ambiti specializzati decrittare (e non decodificare o decifrare) sarà l’unico termine possibile per identificare in modo univoco un concetto specifico, differenziandolo da quelli correlati.


Vedi anche: Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? sulla distinzione, non sempre ovvia, tra significato generico e significato specializzato.


PS  Un suggerimento agli studenti che so che leggono il blog: i termini sono “etichette” a volte abbastanza intercambiabili, specialmente in alcuni ambiti come l’informatica; nelle traduzioni specializzate, se non è disponibile la terminologia specifica del progetto ma si usano dizionari o glossari specializzati acquisiti da altre fonti, in certi casi è meglio non fidarsi al 100% dei termini “già pronti” ma è preferibile verificare i concetti per assicurarsi che il sistema concettuale descritto e quello su cui si sta lavorando corrispondano. Esempio: Font, typeface, famiglie e tipi di carattere.

IKEA o Il Signore degli Anelli?

Quiz divertente in McSweeney’s: quali di questi nomi sono prodotti dell’IKEA e quali sono personaggi di Il Signore degli Anelli?

1. Faramir
2. Freden
3. Grundtal
4. Boromir
5. Molger
6. Galdor
7. Freda
8. Agerum
09. Babord
10. Frodo
11. Grima
12. Akurum
13. Brunkrissla
14. Sultan Högbo
15. Deagol
16. Grimbold

La soluzione qui.

Scherzi a parte, tempo fa avevo scoperto che ci sono criteri ben precisi per i nomi dei prodotti IKEA: a parte qualche eccezione, sono quasi tutte parole di lingue nordiche,  ovviamente soprattutto svedesi. A quanto pare questa scelta è ricollegabile alla dislessia del fondatore che avrebbe avuto problemi a identificare codici e sigle. Da Wikipedia:

Divani, tavolini, scaffali: toponimi svedesi 
Letti, guardaroba: toponimi norvegesi  
Tavoli da pranzo e sedie: toponimi finlandesi 
Tappeti: toponimi danesi  
Librerie: professioni 
Articoli per il bagno: fiumi, laghi e baie scandinave   
Cucine: termini grammaticali  
Sedie, scrivanie: nomi maschili  
Tende: nomi femminili 
Arredamenti per il giardino: isole svedesi  
Illuminazione: termini relativi alla musica, chimica, meteorologia, unità di misura, stagioni, mesi, giorni, imbarcazioni
Biancheria da letto, coperte, cuscini: fiori, piante, pietre preziose; parole relative al dormire ecc.
Articoli per bambini: mammiferi, uccelli, aggettivi 
Tendaggi: termini matematici e geometrici  
Utensili da cucina: parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, frutta, verdure, aggettivi 
Scatole, quadri, orologi, cornici: espressioni della lingua parlata, toponimi svedesi

A proposito, mi piacerebbe sapere chi traduce il materiale di IKEA in italiano: vorrei fare loro i miei complimenti perché ogni volta che sfoglio il catalogo o vedo una pubblicità penso che facciano un ottimo lavoro di adattamento.

 

vignetta

vignetta: wullfmorgenthaler


Vedi anche: altri post che parlano di marchionimi.

acqueforti, farfalle, stampe giapponesi e francobolli

Nell’animazione inserita nell’ultimo post appare un esempio che Steven Pinker in The Stuff of Thought usa ripetutamente per illustrare le implicature conversazionali:

 

etchings

La frase Would you like to come up and see my etchings? è un’allusione ammiccante subito riconoscibile perché fa parte delle conoscenze enciclopediche dei parlanti di lingua inglese, come la collezione di farfalle per gli italiani. L’aspetto curioso è che lo stesso doppio senso scherzoso esiste anche in altre lingue europee, con la stessa intenzione comunicativa, ma come oggetto ha un diverso tipo di raccolta: acqueforti in inglese(etchings), farfalle in italiano, stampe giapponesi in francese (estampes japonaises) e francobolli in tedesco (Briefmarkensammlung) e spagnolo (colección de sellos).

Chissà cosa ha determinato il tipo di collezione in ciascuna cultura e se in altri paesi ci sono ulteriori variazioni sul genere?

Il linguaggio: una finestra sulla natura umana

Se avete dieci minuti, guardatevi l’animazione di RSA tratta da un intervento di Steven Pinker, Language as a Window into Human Nature.

Gli esempi sono molto divertenti e subito riconoscibili anche da chi non è di madrelingua inglese (ad es. vari riferimenti a film, da Fargo a Harry ti presento Sally), già noti a chi ha letto i libri di Pinker, in particolare The Stuff of Thought e il bestseller The Language Instinct, ma in ogni caso davvero efficaci.

I suffissi degli scandali: –gate e –poli

A certe notizie purtroppo non si riesce proprio a sfuggire, da qualsiasi angolo le si osservi.

Ho notato che il caso Ruby si è rapidamente trasformato anche in affaire Ruby  e vignetta Pearls Before Swinesoprattutto Ruby-gate. Non è certo una questione di economia linguistica, quindi immagino che privilegiando il suffisso inglese –gate per dare un nome alla vicenda si voglia sottolineare il carattere di scandalo, connotazione che manca al ben più neutro caso, e di grande clamore, che forse non viene percepito in pieno con il francese affaire.

In italiano abbiamo due suffissi che caratterizzano il nome degli scandali, –poli e –gate, documentati da tutti i dizionari*. Sono ritenuti simili e vengono differenziati spiegando che
–poli descrive soprattutto fenomeni di corruzione (ad es. nella pubblica amministrazione) mentre –gate ha connotazioni più politiche e/o fa riferimento a personaggi specifici.  

Secondo me, però, si potrebbe fare anche una distinzione grammaticale: 

–gate viene aggiunto a nomi propri (di persona o di luogo) o a parole straniere, ad es. Cinzia-gate, Trani-gate, sex-gate. Spesso si usa preceduto dal trattino, per segnalare un composto ibrido formato con un forestierismo non integrato.
–poli viene aggiunto solo a nomi comuni, ad es. calciopoli, vallettopoli (se associato a un nome proprio, ho l’impressione che prevarrebbe il significato primario del suffisso, “città” dal greco -πολις, πόλις, e si penserebbe a un toponimo, ad es. Silviopoli potrebbe funzionare come nomignolo per Milano 2 ma non per lo scandalo a luci rosse).  

Mi sembra anche che il suffisso –poli venga percepito da alcuni come se fosse opoli, al punto da essere usato come sostantivo plurale, seppure tra virgolette, per accomunare un certo tipo di scandali, come ad es. nella frase tutte le “opoli”.    

 
* Ho usato genericamente suffisso ma per essere più precisi –poli è un suffissoide mentre –gate può essere descritto come elemento formativo o elemento suffissale. Per esempi di etimologia e definizioni di –poli e –gate: fare doppio clic sulle parole per consultare il Dizionario Zingarelli o qui e qui per le voci del Vocabolario Treccani.  


Aggiornamento 10 marzo 2011 Sull’argomento, un intervento dettagliato del Portale Treccani: Gate, la porta sullo scandalo.

 

Computer e linguaggio naturale: IBM Watson

Watson è il nome di un supercomputer di IBM che combina tecnologie avanzate di elaborazione del linguaggio naturale, analisi dei dati, information retrieval, rappresentazione della conoscenza e apprendimento automatico.

Sfrutta una tecnologia sviluppata da IBM, DeepQA, un sofisticato sistema di Question Answering che riesce a comprendere ed elaborare domande in linguaggio naturale e formulare risposte precise, proprio come farebbe una persona.

Analizzare una frase e capirne complessità, ambiguità, riferimenti culturali, informazioni implicite, ironia, giochi di parole ecc. è un’attività normale per un umano ma complessa per un computer (l’esempio classico e più banale di ambiguità è “Marco guarda la ragazza con il binocolo”: noi possiamo desumere facilmente dal contesto o da altri dati chi ha lo strumento ma per il computer è più difficile arrivare alla conclusione corretta).  

A dimostrazione dell’altissimo livello raggiunto dalle tecnologie IBM, in febbraio 2011 Watson parteciperà a Jeopardy!, il più famoso programma di quiz americano (il format usato da Mike Bongiorno in Rischiatutto). Tanto per dare un’idea, Watson è in grado di trovare la risposta corretta a definizioni tipo “ragazzino che sa volare ma anche uomo emotivamente sottosviluppato”. Il filmato che ne parla è molto interessante:

IBM Watson: Why Jeopardy?

(da vedere anche The Next Grand Challenge e Building Watson. A Brief Overview of the DeepQA Project)

Le implicazioni pratiche di un sistema di analisi così avanzato sono ovviamente enormi. Per chi vuole saperne di più: il sito IBM Watson e un’intervista a uno dei ricercatori (ringrazio Elio per i link).

Aggiornamento 17 febbraio 2011: al telequiz Jeopardy!, Watson ha vinto la sfida contro i concorrenti umani! Per i dettagli, How Watson Trounced The Humans in Visual Thesaurus; per chi desiderasse approfondire l’argomento Watson, interessante un intervento recente di Language Log, Jeopardizing Valentine’s Day.
.…

PS Il nome del progetto non c’entra nulla con l’assistente di Sherlock Holmes ma è quello del fondatore di IBM, Thomas J. Watson.


Vedi anche: IBM Watson contro umani: 1-0 (aggiornamento),  La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? e Il linguaggio: una finestra sulla natura umana.

Aggettivi indefiniti subdoli

Sono capitata nella pagina italiana di un sito dove si avverte che la spedizione di certi prodotti potrebbe subire un ritardo di parecchi giorni, un’informazione davvero poco incoraggiante dal punto di vista di un potenziale acquirente.

Ho cercato il testo originale: come immaginavo, la pagina inglese dice che la spedizione “may be delayed by several days, un’attesa tutto sommato accettabile.

voce Several nell'Oxford Advanced Learner's Dictionary: more than two but not very many

Ce lo ripetevano in continuazione il primo anno di università: in inglese several indica una quantità imprecisata ma limitata, in genere meno di dieci, quindi tradurre con parecchio o aggettivi che indicano un numero rilevante è quasi sempre un errore; in base al contesto, andrebbero preferite alternative quali qualche, alcuno, più (di uno), ecc.

Ho avuto modo di notare che è un tipo di errore che può sfuggire ai revisori, soprattutto se il resto del testo rispetta le indicazioni della guida di stile, è scorrevole e la terminologia è corretta. L’esempio di parecchi giorni credo dimostri che invece si dovrebbe fare attenzione a queste sviste: anche un aggettivo indefinito, per quanto apparentemente banale, può influenzare negativamente la percezione di un prodotto o di un servizio.

voce Parecchio nel Vocabolario Zingarelli online: che è in quantità, misura o numero notevole, rilevante

Associazioni di immagini e parole

Via Language Log, un video che gioca con la polisemia di alcune parole inglesi molto comuni. Non ho capito immediatamente come funzionasse, poi è scattato il meccanismo per associare le parole giuste a ciascuna immagine e mi è piaciuto davvero molto.

Il video, descritto come un esempio di “visual wordplay”, è stato realizzato per il programma Words di Radiolab da Daniel Mercadante e Will Hoffman.

Qui sotto l’elenco delle parole associate alle immagini.

Le parole sono play, blow, break (e brake), split, run, fly, fall, light, space e il passaggio tra l’una e l’altra non è casuale, ad es. runrun away – runway – fly.

Ci sono alcune parole con significati specifici dell’inglese americano: la più nota è fall per l’autunno ma c’è anche run, la smagliatura delle calze che è invece ladder in inglese britannico, l’espressione give/flip someone the bird per “mostrare il dito medio”, ecc. 

Patatine e triangolo semiotico

Oggi la striscia Pearls Before Swine gioca su una delle tante differenze lessicali tra inglese britannico e inglese americano, in questo caso tra patatine intese come patate fritte (chips in Europa e French fries in America) e come snack (crisps e potato chips):

Il personaggio Pig è un po' tonto e tende a interpretare tutto letteralmente - Pearls Before Swine del 17 giugno 2010

Lo trovo un esempio divertente di un principio ben noto a chi si occupa di gestione della terminologia: a oggetti facilmente identificabili e concetti condivisi da tutti i parlanti (la differenza tra i tipi di patatine è ben chiara ai bambini occidentali anche molto piccoli) non sempre corrispondono segni linguistici univoci (le parole), ad es. in altre aree anglofone, mi pare l’Australia, chip indica entrambe le preparazioni e anche in italiano è il contesto a chiarire cosa si intenda con patatine.

Nei corsi introduttivi di terminologia, le relazioni tra oggetti, concetti e parole vengono spiegate rappresentandole con il triangolo semiotico: semplificando al massimo, la mente umana raggruppa gli oggetti (concreti e triangolo semiotico: l’OGGETTO come quello della foto in basso a destra condivide con oggetti simili delle caratteristiche comuni, ad es. funzione riproduttiva della pianta, colori vivaci e profumo, che vengono concettualizzate in un’immagine mentale, il CONCETTO, a sua volta rappresentato nella comunicazione verbale tramite simboli, ad es. il SEGNO LINGUISTICO condiviso dai parlanti di una comunità linguistica come le parole fiore, flor, flower, fleur, Blume...astratti) in base alle proprietà che condividono e assegna loro un’immagine mentale, il concetto, che a sua volta viene rappresentato da un segno (parola, simbolo, icona, ecc.), nel nostro caso il termine. Nel triangolo semiotico il collegamento tra il segno e l’oggetto viene espresso da una linea tratteggiata proprio perché le parole non denotano direttamente l’oggetto ma sono una convenzione, un’etichetta, come ben dimostra l’esempio delle patatine. L’ovvia conclusione è che nel lavoro terminologico è molto importante un approccio orientato al concetto, specialmente in ambito multilingue. 

Vedi anche: 

Tasti di scelta (rapida) per esempi di “etichette” diverse per lo stesso concetto e Domande sulle risposte (specialmente il commento finale) per altri esempi di “etichette” usate in maniera a volte arbitraria  
Concetti e termini: un esempio da Office per Mac per un esempio di scelte terminologiche orientate al concetto
Scelte terminologiche: ringare, Rrrring! e trillo per possibili strategie quando non c’è corrispondenza tra termini in lingue diverse
Infine, per sorridere un po’, altri esempi da Pearls Before Swine in XOXO: baci e abbracci, Nomi delle lettere in inglese e dyeing Easter eggs

L come…

È noto che i gesti italiani* incuriosiscono molto gli stranieri. Altrettanto singolari possono essere alcuni gesti usati in altri paesi, eloquenti per chi li condivide ma spesso oscuri per chi non fa parte di quella cultura. Un esempio nella striscia di Dilbert di ieri:

Dilbert - 27 maggio 2010

In America settentrionale, il gesto fatto con pollice e indice della mano destra sulla fronte, a simboleggiare la lettera L, significa loser (“perdente” nel senso di “fallito”, “sfigato”).

poster del film LoserSembra sia nato in Canada all’inizio degli anni ‘90 e si sia poi diffuso grazie al film Ace Ventura: Pet Detective, dove veniva ripetutamente usato dal protagonista Jim Carrey, e poi ad altri film tra cui la commedia romantica Loser (2000), che dava grande risalto al gesto nel materiale promozionale del film (ho fatto una ricerca veloce: appare anche nella versione italiana, uscita con il titolo American School. Sarei curiosa di sapere se e come è stato “localizzato” il riferimento al gesto americano, ma questo non è proprio il mio genere di film e dubito che mi capiterà di vederlo…).

Altro esempio da una striscia di Stone Soup:

Stone Soup - 21 novembre 2009             luddite = luddista

(e un altro qui).

* esempi di gesti italiani spiegati agli inglesi qui, qui, qui, qui, qui.