Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “significato”

#parolefuorimoda: zerbinotto, gagà, cicisbeo…

Durante la Giornata ProGrammatica 2016, festeggiata oggi, verrà dato spazio alle parole fuori moda “troppo spesso dimenticate per pigrizia o trascuratezza”.

zerbinotto immagine da Pinterest
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Non tutte le parole dimenticate si prestano ad essere recuperate. A me ad esempio piace molto zerbinotto ma finora non sono mai riuscita a usarla in una conversazione normale perché rappresenta un concetto inattuale.

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“Atlante semantico” del cervello

Un suggerimento di lettura in inglese: Neuroscientists create ‘atlas’ showing how words are organised in the brain (The Guardian), dove trovate anche questo video:

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L’articolo sintetizza una ricerca che ha consentito di creare un atlante interattivo del cervello che mostra dove e come vengono rappresentati i significati di circa 3000 parole inglesi.

Per costruirlo è stata analizzata l’attività cerebrale di sette persone di madrelingua inglese mentre ascoltavano alcuni racconti avvincenti (per assicurarsi che non si distraessero pensando ad altro!), per un totale di 2 ore di ascolto e circa 25000 parole di cui 3000 diverse.

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Tipi di #hashtag

vigneta someecards: #have #hashtags #become #a #permanent #part #of #our #society?

Chi usa Twitter e altri social network può scegliere tra due tipi di hashtag: 1 hashtag con la funzione “classica” di parola chiave, usati per la categorizzazione dei messaggi e la ricerca per argomenti, ad es. #anglicismi, e 2 hashtag con una funzione “social(e)” di commento, spesso composti da più parole, come #muoiodalridere o #nonsenepuòpiù.

Sono chiamati 1 index hashtag e 2 commentary hashtag in uno studio americano che rileva alcune tendenze d’uso in Twitter, riassunte da There are Two Kinds of Hashtags. Mi pare valgano anche per l’italiano:

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Una tragedia può essere “umanitaria”?

Esempi d’uso dell’aggettivo “umanitario” nei media italiani

Una lettera a Repubblica critica l’uso improprio dell’aggettivo umanitario, associato sistematicamente a parole come tragedia, strage, sciagura. L’autrice rileva che per il dizionario Gabrielli umanitario significa solo “a favore dell’umanità” (cfr. filantropico), per cui non vede “come una strage o una sciagura che coinvolge esseri umani possa essere così qualificata”. Corrado Augias le dà ragione ma ricorda anche che la lingua cambia.

Aggiungo che l’accezione evidenziata, non ancora registrata da tutti dizionari ma molto diffusa nei media, è una risemantizzazione dovuta a un calco dell’aggettivo inglese humanitarian. 

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Da selfie a selfare / selfarsi

È nato il verbo selfare, “fare un selfie”. Si direbbe un verbo intransitivo (ad es. selfa sempre) che funziona come transitivo solo quando usato riflessivamente (ad es. mi sono selfato).

Do you take a lot of selfies?

Esempi d’uso: selfano tutti, selfo anch’io; mai selfato in vita mia; oggi abbiamo selfato di brutto; se selfa mia nonna, mi selfo pure io! Dai, selfati! Mi si nota di più se mi selfo o se non mi selfo?

Pare coerente con il significato originario di selfie, che ho descritto l’anno scorso come una foto con queste caratteristiche:   
1 chi scatta è anche il soggetto
2 è fatta con uno smartphone (allungando il braccio davanti a sé) o con una webcam
3 viene condivisa su un social network. 

Evoluzione di selfie in inglese

Intanto in inglese la parola selfie ha già subito un’evoluzione, al punto che la caratteristica 1, che le ha dato il nome, pare non sia più distintiva. Il significato sta cambiando da “foto di se stessi (self)” a “foto di qualcuno fatta con uno smartphone [per essere] condivisa su un social network” (3 + 2 ma meno specifico).

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Enantiosemia: un ospite pauroso

L’enantiosemia è un tipo particolare di polisemia che si verifica quando una stessa parola ha due significati tra loro contrari. Esempi: avanti può significare “prima” (il giorno avanti) o “poi” (d’ora in avanti); feriale, “lavorativo” (giorni feriali, opposti ai festivi) e “di vacanza” (periodo feriale, cioè delle ferie); ospite: “chi ospita e chi è ospitato”; affittare: “dare e prendere in affitto”; pauroso: “che ha e che incute paura”. Fonte: Manuale di retorica

In inglese le parole di questo tipo hanno vari nomi, tra cui contronym, self-antonym, Janus word (da Giano bifronte). Esempi tipici sono public, in inglese britannico sia “pubblico” che “privato” (public school), scan, che significa sia “esaminare attentamente” che “dare una rapida occhiata” e dust: come spolverare in italiano, vuol dire sia “rimuovere la polvere” che “cospargere con una sostanza in polvere”. Altri esempi qui e qui.

immagine da grammarly.com

Vedi anche: move forward the date (un significato poco intuitivo di forward).

Boots: stivali, scarponi e scarpette

Durante il primo webinar Terminologia: i ferri del mestiere ho accennato all’anisomorfismo, ossia ai problemi di equivalenza tra sistemi concettuali di lingue diverse, e quindi di corrispondenza a volte solo parziale tra le designazioni (parole) che rappresentano i singoli concetti.

Calzature alte inglesi e italiane

Un esempio tipico è la parola boot, che in inglese designa il concetto “calzatura che copre bootil piede e parte della gamba”.

In italiano non c’è un concetto equivalente: abbiamo “calzatura alta fino al ginocchio od oltre”, “calzatura alta fino alla caviglia o al polpaccio” e “calzatura con suola spessa e robusta, alta almeno fino alla caviglia”, rappresentati dalle parole stivale, stivaletto e scarpone, con qualche sovrapposizione di significato.

Stivali o scarponi?

Ci ripensavo guardando una raccolta di foto di un’installazione a San Francisco fatta con calzature di soldati americani. Secondo me si tratta di scarponi, secondo l’articolo di stivali: errore di traduzione o terminologia effettivamente usata in ambito militare?

boots-stivali

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Dizionario Analogico della Lingua Italiana

I dizionari “tradizionali” vengono consultati per trovare i significati associati a una parola. I dizionari analogici funzionano con il meccanismo opposto: il significato è noto ma non ci si ricorda o non si conosce la parola che si sta cercando e per trovarla ci si affida ad analogie o correlazioni con altre parole.

Dizionario AnalogicoQualche mese fa è uscito il Dizionario Analogico della Lingua Italiana (Zanichelli), venduto con CD e licenza online per una consultazione rapida e ora disponibile anche come app per iPhone e iPad.

L’impostazione grafica è efficace e consente di individuare subito le diverse aree di significato anche nel volume cartaceo: le voci sono articolate in rubriche predefinite che suddividono le informazioni in sottoinsiemi lessicali (tipi, parti, caratteristiche, azioni, modi, persone, luoghi, discipline, oggetti, strumenti, patologie, modi di dire, detti e proverbi, curiosità ecc.).

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Numeri per parlare

copertina del libroMi è stato regalato un libretto interessante, Numeri per parlare, di Carla Bazzanella con Rosa Pugliese ed Erling Strudsholm.

La premessa sottolinea che “di solito consideriamo i numeri cardinali un modo preciso per descrivere una quantità” ma che in realtà  “spesso usiamo i numeri per indicare una quantità indeterminata o approssimata e solo in pochi casi ce ne accorgiamo”.

Un capitolo del libro, con esempi in varie lingue, è dedicato proprio all’approssimazione e all’indeterminatezza che possono essere espresse con i numeri, basti pensare a un milione di volte o milleproroghe, che non hanno un significato letterale. In alcuni casi uno stesso numero può assumere valori di polarità opposta, ad es. quattro gatti indica una quantità infima mentre ai quattro venti sottintende completezza.

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Disfemismi: protettori e tenutari

Complimentary defamation analizza una causa per diffamazione intentata (e persa) negli Stati Uniti da uno stuntman ultrasessantenne contro ESPN, un network televisivo notoriamente irriverente che l’aveva descritto come pimp, ossia “magnaccia” o “protettore”.

La corte d’appello aveva stabilito che la parola pimp non doveva essere valutata individualmente (e letteralmente) ma interpretata nel contesto in cui appariva.

citazioneNello slang giovanile e del pubblico del network, pimp va infatti inteso come un complimento: può essere rivolto a un individuo che ci sa fare con le donne o che è molto abile nel suo campo. In un ambito colloquiale o volutamente ridanciano l’uso di pimp non si deve quindi ritenere offensivo.

Ho pensato al concetto di disfemismo:

Figura retorica che consiste nel sostituire, in modo spesso scherzoso, una parola con un’altra dotata all’origine di connotazione negativa, senza tuttavia attribuirle un tono offensivo.
[Dizionario Zingarelli 2012]

Nel contesto dei blog italiani un esempio abbastanza diffuso di disfemismo è la parola  tenutario, usata ironicamente dal titolare di un blog per descrivere se stesso o altri blogger.

Leggi e dizionari (negli Stati Uniti)

imageJustices Turning More Frequently to Dictionary, and Not Just for Big Words (New York Times) riferisce che i giudici della corte suprema degli Stati Uniti ricorrono sempre più spesso ai dizionari per determinare il significato di parole controverse in leggi esistenti.

Gli esempi riportati indicano che si tratta anche di lessico generico, ad es. parole estremamente comuni come now, also, any, if. Sembra inoltre che non ci sia alcun accordo su quali siano i dizionari di riferimento e come debbano essere usati ma che i giudici citino i dizionari le cui definizioni meglio si adattano al punto che vogliono provare.

I lessicografi interpellati sono molto perplessi e ricordano che i dizionari possono avere finalità diverse ma sicuramente non si prefiggono di circoscrivere rigorosamente il significato di ogni parola (si limitano a descriverne gli usi).
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Tradurre The man who screwed an entire country

The Economist

Come noto, The Economist ha dedicato l’ultima copertina a Berlusconi usando un titolo alquanto esplicito.

Johnson, il blog linguistico della rivista, ne discute la traduzione in francese e italiano in "The man who —-ed an entire country".

Nei commenti ci sono spunti interessanti anche per altre lingue, ad es. spagnolo, tedesco e portoghese brasiliano: un suggerimento di lettura per chi è rimasto a casa questo fine settimana causa maltempo e/o doveri elettorali.

Vari commentatori fanno notare che in italiano fottere, come screw in inglese, può avere un doppio significato (il riferimento sessuale e l’idea di imbrogliare), anche se il registro non è equivalente. Secondo me, inoltre, fottere può avere connotazioni leggermente diverse a seconda di come viene usato (ma sono pronta a essere smentita: è un verbo che non fa parte del mio vocabolario attivo!):

L’uomo che ha fottuto un intero paese* [transitivo]
prevale il significato di inganno
L’uomo che si è fottuto un intero paese [riflessivo]
il significato sessuale è più esplicito
L’uomo che se ne è fottuto dell’intero paese [intransitivo]
il significato è di indifferenza per le sorti del paese

* Aggiornamento 16 giugno 2011 – La RAI si rifiuta di trasmettere uno spot radiofonico per pubblicizzare la traduzione italiana dell’articolo, L’uomo che ha fottuto un intero paese. Questione di registro o di regolamento interno?


Sulla traduzione delle espressioni volgari, vedi anche: fottuti & dannati (…e favoriti) e Parole proibite alla TV americana.

decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…

Torno a citare il forum Scioglilingua per una discussione sul verbo decrittare (a cui aggiungo le varianti decriptare e decrittografare). Vari punti di vista:

tipico esempio di sudditanza nei confronti dell’inglese (qui)
accettabile perché non deriva dall’inglese ma dal greco (qui e qui)
forzatura, pseudo-neologismo: meglio usare decodificare (qui)
brutta parola, né utile né necessaria: ci sono già decifrare e decodificare (qui)

È interessante perché consente di evidenziare la differenza tra lessico generico (parole) e lessico specializzato (termini).

decryptEtimologia a parte, il verbo decrittare è arrivato in italiano dall’inglese decrypt. Nel lessico generico inglese, documentato dai dizionari, decrypt, decode e decypher/decipher sono considerati sinonimi.

Nel lessico specializzato inglese, invece, ciascun termine (e ogni termine correlato) identifica concetti specifici usati in ambiti specifici. Nel Dizionario enciclopedico di informatica, ad esempio, si trovano queste differenze:

encode – trasformare la rappresentazione di informazioni, ad es. convertire un formato grafico in un altro, comprimere dati ecc. Sinonimo: code 
decode – riconvertire le informazioni codificate nel formato originale, ad es. decomprimere dati precedentemente compressi
encipher / encrypt – trasformare la rappresentazione di informazioni allo scopo di renderle incomprensibili a eventuali intrusi che intercettassero il messaggio
decipher / decrypt – ripristinare nella loro forma originale delle informazioni rese incomprensibili mediante cifratura per evitare che le informazioni vengano carpite nel caso cadano in mano a un intruso

Nella comunicazione di messaggi c’è chi fa invece queste distinzioni:

encode – trasformare intere parole o frasi in altre parole o frasi
encipher – trasformare lettere o simboli individualmente
encrypt – termine sovraordinato che include sia encode che encipher

Anche in altri ambiti specializzati, decrypt e decipher non sono sinonimi:

decrypt fa riferimento a dati che sono stati deliberatamente trasformati perché risultassero incomprensibili (cfr. l’intervento firmato duccio)
decipher è relativo, ad es., all’analisi di documenti antichi, scritti in una lingua o in un alfabeto sconosciuti, oppure all’analisi del codice genetico contenuto nel DNA, quindi dati che sono intrinsecamente complessi da interpretare ma che non sono stati precedentemente manipolati

Questi sono solo alcuni esempi, sufficienti però a confermare, ancora una volta, che ogni termine non andrebbe mai considerato singolarmente ma sempre all’interno del sistema concettuale a cui appartiene.

Tornando all’italiano e al forum Scioglilingua, mi sembra eccessivo stigmatizzare una parola solo perché sembra brutta, perché è un calco o perché esistono già parole (apparentemente) simili: come in inglese, in ambiti generici si può ovviamente usare il sinonimo che piace di più, invece in alcuni ambiti specializzati decrittare (e non decodificare o decifrare) sarà l’unico termine possibile per identificare in modo univoco un concetto specifico, differenziandolo da quelli correlati.


Vedi anche: Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? sulla distinzione, non sempre ovvia, tra significato generico e significato specializzato.


PS  Un suggerimento agli studenti che so che leggono il blog: i termini sono “etichette” a volte abbastanza intercambiabili, specialmente in alcuni ambiti come l’informatica; nelle traduzioni specializzate, se non è disponibile la terminologia specifica del progetto ma si usano dizionari o glossari specializzati acquisiti da altre fonti, in certi casi è meglio non fidarsi al 100% dei termini “già pronti” ma è preferibile verificare i concetti per assicurarsi che il sistema concettuale descritto e quello su cui si sta lavorando corrispondano. Esempio: Font, typeface, famiglie e tipi di carattere.

IKEA o Il Signore degli Anelli?

Quiz divertente in McSweeney’s: quali di questi nomi sono prodotti dell’IKEA e quali sono personaggi di Il Signore degli Anelli?

1. Faramir
2. Freden
3. Grundtal
4. Boromir
5. Molger
6. Galdor
7. Freda
8. Agerum
09. Babord
10. Frodo
11. Grima
12. Akurum
13. Brunkrissla
14. Sultan Högbo
15. Deagol
16. Grimbold

La soluzione qui (visibile anche al passaggio del puntatore sul link qui).

vignetta

vignetta: wullfmorgenthaler

Scherzi a parte, tempo fa avevo scoperto che ci sono criteri ben precisi per i nomi dei prodotti IKEA: a parte qualche eccezione, sono quasi tutte parole di lingue nordiche,  ovviamente soprattutto svedesi. A quanto pare questa scelta è ricollegabile alla dislessia del fondatore che avrebbe avuto problemi a identificare codici e sigle. Da Wikipedia:

Divani, tavolini, scaffali: toponimi svedesi 
Letti, guardaroba: toponimi norvegesi  
Tavoli da pranzo e sedie: toponimi finlandesi 
Tappeti: toponimi danesi  
Librerie: professioni 
Articoli per il bagno: fiumi, laghi e baie scandinave   
Cucine: termini grammaticali  
Sedie, scrivanie: nomi maschili  
Tende: nomi femminili 
Arredamenti per il giardino: isole svedesi  
Illuminazione: termini relativi alla musica, chimica, meteorologia, unità di misura, stagioni, mesi, giorni, imbarcazioni
Biancheria da letto, coperte, cuscini: fiori, piante, pietre preziose; parole relative al dormire ecc.
Articoli per bambini: mammiferi, uccelli, aggettivi 
Tendaggi: termini matematici e geometrici  
Utensili da cucina: parole straniere, spezie, erbe, pesci, funghi, frutta, verdure, aggettivi 
Scatole, quadri, orologi, cornici: espressioni della lingua parlata, toponimi svedesi

A proposito, mi piacerebbe sapere chi traduce il materiale di IKEA in italiano: vorrei fare loro i miei complimenti perché ogni volta che sfoglio il catalogo o vedo una pubblicità penso che facciano un ottimo lavoro di adattamento.


Aggiornamento dicembre 2013 – Nome di prodotto IKEA notato da Piero Polidoro:

Sedia pieghevole FRODE – IKEA

È un esempio che sottolinea l’importanza delle analisi linguistiche e culturali nella valutazione dei nomi di prodotti destinati a un mercato globale. Ne accennavo in Globalizzazione e pronuncia di nomi di prodott: andrebbe escluso qualsiasi nome che in altri paesi può risultare offensivo o evocare associazioni indesiderate (esempio eclatante, l’app Inkulator).

A quanto pare l’IKEA si assicura che i nomi dei prodotti non abbiano significati negativi in altre lingue, cfr. IKEA’s […] hires local linguists to police racy translations. Probabilmente Frode è sfuggito al controllo… o forse, considerata l’immagine che ha l’Italia nei paesi scandinavi, all’IKEA avranno pensato che per noi frode non è un concetto negativo!


Vedi anche: Marchionimi e terminologia e (nuovo) Glossario IKEA – inglese!

acqueforti, farfalle, stampe giapponesi e francobolli

Nell’animazione inserita nell’ultimo post appare un esempio che Steven Pinker in The Stuff of Thought usa ripetutamente per illustrare le implicature conversazionali:

vignetta ambientata nel XIX secolo che gioca sul riferimento letterale alla raccolta di acqueforti e quella implicita al doppio senso per sesso

La frase Would you like to come up and see my etchings? è un’allusione ammiccante subito riconoscibile perché fa parte delle conoscenze enciclopediche dei parlanti di lingua inglese, come la collezione di farfalle per gli italiani. L’aspetto curioso è che lo stesso doppio senso scherzoso esiste anche in altre lingue europee, con la stessa intenzione comunicativa, ma come oggetto ha un diverso tipo di raccolta: acqueforti in inglese (etchings), farfalle in italiano, stampe giapponesi in francese (estampes japonaises) e francobolli in tedesco (Briefmarkensammlung) e spagnolo (colección de sellos).

Chissà cosa ha determinato il tipo di collezione in ciascuna cultura e se in altri paesi ci sono ulteriori variazioni sul genere?


La divertente definizione di collezione di farfalle da Parole per ricordare (Dizionario della memoria collettiva): "espressione scherzosa che allude al desiderio ammiccante di una persona di intrattenere rapporti intimi con un partner, di solito occasionale, mediante il proverbiale invito a salire nel proprio appartamento a vedere un’ipotetica collezione di farfalle, senza che sussista in entrambi alcun effettivo interesse entomologico"