Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

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Que parles català?

La settimana scorsa ero a Barcellona. Biglietto di corsa semplice della metropolitana di Barcellona. Fare clic sull'immagine per vedere anche il retro: tutto in catalano, anche se lo spazio per eventuali scritte in castigliano non manca!Ci sono stata parecchie volte, eppure continuo a stupirmi che gran parte delle comunicazioni al pubblico, ad es. la segnaletica e i biglietti della metropolitana, sia solamente in catalano e che le informazioni in spagnolo (castigliano) siano relegate a un eventuale sito, il cui dominio probabilmente ha suffisso .cat e non .es come nel resto del paese.

Conosco le traversie del catalano, quindi posso capire la necessità di riaffermare l’identità culturale dopo la repressione franchista; so anche che per le amministrazioni pubbliche il catalano è la lingua preferenziale, ma finora non avevo mai cercato informazioni specifiche. In Wikipedia, che cita dati ufficiali del 2008, ho scoperto che in Catalogna la lingua principale è il castigliano, considerato prima lingua dal 55% dei cittadini, percentuale che scende al 31% per il catalano, quindi meno di un terzo della popolazione!

Il 99,7% di chi vive in Catalogna dichiara di sapere parlare castigliano, però a Barcellona, a una mostra, una giovane addetta a cui avevo chiesto un’informazione in spagnolo mi ha risposto in catalano, anche se credo fosse abbastanza ovvio che ero straniera e quindi avrebbe potuto fare lo sforzo…

Questo episodio ha aumentato le mie perplessità sulla politica linguistica locale, anche perché nel frattempo ero stata qualche giorno a Maiorca: stesse due lingue ufficiali ma comunicazioni bilingui, come in molti paesi dell’UE che tutelano la diversità linguistica* delle minoranze. Non si potrebbe fare così anche a Barcellona?

* …anche se a volte la politica prevale sulla logica e sul buon senso, basti pensare al recente caso della segnaletica sui sentieri in Alto Adige/Südtirol o ai cartelli stradali in Irlanda, che sono bilingui nella parte anglofona del paese, dove il nome irlandese non interessa praticamente a nessuno, ma unicamente in irlandese nel Gaeltacht, le zone dove si parla gaelico, in seguito a una legge imposta dall’alto e poco apprezzata in loco: è un incubo per chi non sa, foto da www.coisfarraige.com - Dingle obliterated off maps, road signs etc.ad esempio, che Gaillimh è Galway, che Ros an Mhíl è Rossaveal (l’imbarco per le Isole Aran), o che an Daingean e Daingean Uí Chúis sono i due nomi irlandesi della pittoresca Dingle.

An bhfuil Gaeilge agat?

Giornata europea delle lingue 2010

Il 26 settembre è la Giornata europea delle lingue, organizzata dal Consiglio d’Europa e dall’Unione Europea per promuovere l’importanza dell’apprendimento delle lingue, del plurilinguismo e della diversità culturale e linguistica.

sito ufficiale European Day of Languages, 26 September 2010

Sono finalità condivisibili, per quanto astratte e generiche, ma lascia perplessi che il sito istituzionale sia consultabile solo in due lingue, inglese e in francese. La spiegazione ufficiale è che la diversità linguistica è rappresentata nel materiale promozionale (poster, adesivi e nastri porta badge con espressioni in 41 lingue) mentre nel sito vengono usate solo le due lingue ufficiali del Consiglio d’Europa (però il dominio è austriaco!). Di eventi organizzati in Italia ce ne sono ben pochi (ad es. una giornata di studio a Pisa e Lucca), forse è una ricorrenza di cui si parla più che altro nelle scuole?

Più interessante il sito della Commissione europea sul Multilinguismo, anche se non aggiornatissimo.

Vedi anche: Giornate mondiali e internazionali

silly season… “on the road”!

È decisamente silly season in Gran Bretagna, perlomeno a giudicare dalla notevole evidenza che viene data ad alcuni problemi di segnaletica orizzontale.

La BBC e The Telegraph pubblicano un vistoso errore di ortografia apparso nei pressi di una scuola americana:

shcool

The Guardian invece ci rende partecipi della triste fine di un riccio:

Squashed hedgehog 

Peccato non sia stato riesumato anche questo esempio:

guardare a destra!

Buon ferragosto a tutti!

Vedi anche: Cartelli insoliti e Ancora segnaletica orizzontale…

….

Terminologia locale: il pulsante TIRO

Al citofono: "aspetta che ti do il tiro!"Si può provare qualche momento di perplessità la prima volta che si esce dall’androne di qualche condominio di Bologna: si cerca il comando per aprire il portone ma si trova solo un pulsante con la misteriosa scritta TIRO

E invece è proprio quello il comando per aprire la porta. Il nome del pulsante riflette una peculiarità linguistica locale, la cui etimologia è spiegata in dettaglio in Wikipedia:

  La fortissima sedimentazione odierna di tale parola [tiro] nelle abitudini quotidiane degli abitanti della provincia di Bologna è certamente riferibile alla presenza, universale già dalla fine del Settecento, nelle case bolognesi di una catena o una corda che comandava meccanicamente l’apertura del portone, riportata mediante apposite carrucole fino ai piani alti delle abitazioni.
.
Un’altra catena o corda permetteva a chi arrivava di suonare una campanella per annunciare la propria presenza e richiedere l’apertura del portone, che la servitù otteneva dando un secco e deciso tiro all’apposita corda, sbloccando la serratura a distanza.
.
Quando si è diffusa l’energia elettrica, l’utilizzo della parola tiro per significare comando di apertura della porta era tanto diffusa che il termine è sopravvissuto, nonostante nei pulsanti elettrici non ci fosse nulla da tirare.  

Al citofono, l’espressione dare il tiro non ha quindi nulla a che fare con il fumo o sostanze stupefacenti ma semplicemente vuol dire “aprire il portone”. 


Vedi anche: cartelli insoliti.

E-Bidet e differenze culturali

El Diego turns nose up at local loo. Only a high-end toilet will do for Maradona in SA - The Sunday TimesDi solito non seguo il calcio ma Enrico mi fa sapere che anche i media inglesi (ad es. The Guardian) stanno parlando delle polemiche su sfarzi e compensi stratosferici ai calciatori ai mondiali e che è stata ripresa una notizia sulla richiesta di Maradona di installare nuovi sanitari nei bagni del ritiro della squadra argentina, in particolare il lussuoso E-Bidet, un water accessoriato con una seduta riscaldata e getti di acqua e aria calde (simile ai water usati ormai da anni in Giappone):

The E-Bidet features a heated seat, a warm air blow-dryer and front and rear bidet wands. It sells for 450 dollars at sandman.com, which bills it as "the world’s best toilet seat". [qui]

Come anticipo di silly season, un paio di commenti sul nome E-Bidet:

Pensavo che il prefisso e- fosse ormai superato (fa tanto secolo scorso!) ma probabilmente la mia è una percezione relativa ad altri settori, dove le tecnologie non sono più elettroniche ma digitali e il prefisso più attuale è i
Un prodotto di nicchia come E-Bidet ha un nome che, immagino, vuole evocare innovazione e consuetudini di paesi più sofisticati (basti pensare che la maggior parte degli americani non ha mai visto un bidè). Lo stesso nome avrebbe le stesse connotazioni anche in italiano? Non credo.
classificazione di prodotti American StandardDubito che in Italia sia facile promuovere un unico sanitario con funzioni water+bidè*. Invece, come avevo già notato parecchi anni fa in Inghilterra, all’estero ci sono produttori e rivenditori di sanitari che classificano il bidè come un tipo di water (o accessorio da water, come nel caso dell’E-Bidet). In effetti chi ha amici stranieri, soprattutto non europei, avrà sicuramente sentito aneddoti vari sull’uso del bidè (sanitario specifico per rifiuti liquidi?) e quindi conosce già questa differenza culturale.   

water e divieti

Rimanendo in tema, Toiletology (Language on the Move) fa un’interessante analisi sociolinguistica dei cartelli in bagni frequentati da immigrati di provenienze geografiche diverse, evidenziando le differenze culturali (non occorre andare tanto lontano: gli europei del nord sono abbastanza scioccati dai gabinetti alla turca, per noi invece normali).

Stalls and cubicles (separated by a common language) chiarisce le differenze linguistiche e “architettoniche” dei bagni nei luoghi pubblici in UK e USA, tra cui l’immancabile spazio verticale tra porta e stipite (anche più di un cm) che in America lascia vedere tutto quello che succede dentro il gabinetto, con notevole imbarazzo degli europei.


* L’idea water+bidè è addirittura inconcepibile per gli alcuni italiani? Nei nostri giornali la richiesta di Maradona si sdoppia in tavoletta del water e bidè elettronico (qui e qui).

Sui nomi dei prodotti, vedi anche: Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre? e Marchionimi e terminologia.

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Teabonics ed errori di ortografia

feedom? Stanno facendo il giro della rete i numerosi esempi di Teabonics, gli errori di ortografia e grammatica inglesi sui cartelli di chi protesta contro le politiche del presidente Obama (il cosiddetto Tea Party).

Pensavo che svarioni del genere su cartelli scritti a mano, quindi senza  il beneficio del dubbio degli errori di battitura, fossero una prerogativa di altre lingue, meno facili da scrivere dell’italiano, invece anche da noi c’è chi riesce a sbagliare persino il nome dei giorni:  

lundi?

E prima che qualcuno me lo faccia notare: no, non l’ha scritto uno straniero, è proprio una produzione italiana, un triste esempio di analfabetismo di ritorno

Vedi anche: Cartelli insoliti  e  Le riforme dell’ortografia, ke inkubo!

….…

Cartelli insoliti

La Caccia online ai crimini linguistici di Il Disinformatico mi ha fatto venire in mente un paio di scritte o cartelli curiosi che ho visto in giro ultimamente, anche se solo i primi due hanno qualche problemino linguistico:

 evviva grammatica e ortografia  VIETATO ENTRARE ANIMALI


vietato lavare e lordare comprati l'attrezzo!!! i ruderi non scaricateli, ristrutturateli!       ricezione cellulari: 45 minuti a piedi. Si presume a passo veloce per l'ansia di comunicare?


Aggiornamento marzo 2011 – Aggiungo il cartello descritto qui e visto in Engadina, che ho trovato piuttosto insolito, soprattutto per la scritta aggiunta a mano:

Sempre in Engadina si faceva notare anche un altro cartello, in questo caso dall’italiano un po’ approssimativo (p.v.: per vafore???):

Il mio preferito comunque rimane il menu altoatesino


Aggiornamento settembre 2011 – Cartello visto all’entrata del Duomo di Ragusa Ibla:

Duomo Ragusa Ibla


Aggiornamento marzo 2012 – Un altro cartello curioso visto in Sicilia, a Monreale:

cartello Monreale


Vedi anche: altri post con riferimenti a cartelli vari, come ad es. Parole curiose: Schlittschuhschritt e Cartelli a Creta.

La bandita non è una malvivente

BanditaCome forse si è capito, ho un debole per i cartelli. In Trentino ho visto parecchi esemplari di Bandita di caccia e Bandita di pesca e non sono stata l’unica a pensare che si trattasse di una peculiarità locale: ci saremmo aspettati un articolo determinativo al posto della preposizione.

E invece abbiamo solo dimostrato di essere degli ignorantoni: bandita è un sostantivo e descrive un territorio in cui sono proibiti caccia o pesca. A differenza della riserva, nella bandita la caccia non è consentita neanche al proprietario del terreno.

Parole curiose: Schlittschuhschritt

Schlittschuhschritt Verboten - cartello sulla pista Lottensee a Seefeld

Ci sono parole straniere che colpiscono e diventano argomento di conversazione. È successo tra italiani davanti a un cartello che vietava il passo pattinato su una pista di sci di fondo in Austria: Schlittschuhschritt ha solo 3 vocali ma ben 16 consonanti, di cui molte ripetute, e per chi non mastichi un po’ di tedesco sembra quasi una parola inventata o uno scioglilingua.

E a proposito di passo pattinato, ancora una volta ho notato che chi traduce le notizie di agenzia al Corriere della Sera non sempre verifica i termini inglesi che non riconosce: in ambito di sport invernali cross country race è una gara di sci di fondo e non di “cross country sulla neve”.

Sempre sullo sci di fondo, in una bozza di traduzione ho visto he practices bottom ski


Vedi anche: Vocali, vocali, vocali e [aggiornamento] Segnali di pericolo sulla neve.


Aggiornamento marzo 2011 – Può essere interessante confrontare la stessa comunicazione in versione svizzera (Engadina): la rappresentazione grafica del passo pattinato è decisamente meno efficace di quella austriaca ma il messaggio è più diretto grazie al segnale circolare di divieto, immediatamente riconoscibile e rafforzato da una descrizione quadrilingue di proibizione (con tanto di punti esclamativi!), e soprattutto grazie all’uso della parola inglese skating, internazionalmente nota ai fondisti. ..

Segnali di globalizzazione in Giappone (visti in Germania)

Post pubblicato il 5 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Sono a Wiesbaden per tcworld 2008, conferenza (e fiera del settore) su comunicazione tecnica, localizzazione, terminologia e tecnologie linguistiche, dove farò un intervento sulla gestione della terminologia in Microsoft.

JTCA posterGirando per gli stand dei vari espositori sono stata attirata dal poster della Japan Technical Communicators Association.  

Chi ha letto il mio post Segnali di globalizzazione avrà già indovinato perché: i simboli dei cartelli stradali.

Mi hanno spiegato che si tratta di un nuovo tipo di etichette con istruzioni per prodotti che funzionano a elettricità. Al testo esplicativo viene associato un simbolo che fa riferimento ai cartelli stradali usati in Giappone che, a quanto pare, prendono ispirazione sia da quelli europei che da quelli americani: triangolari gialli con bordo e simbolo nero per indicare attenzione; rotondi bianchi con bordo rosso e simbolo nero, per indicare divieto; rotondi blu con simbolo bianco per indicare informazioni importanti.

Per completare l’informazione viene inoltre associata una vignetta, come negli esempi qui sotto. La comunicazione è indubbiamente efficace, anche per chi non capisce una parola di giapponese! etichette giapponesi [qualità delle foto pessima ma sono fatte senza flash]

Invece sono perplessa dalla frase con cui la JTCA pubblicizza il proprio lavoro:

(continua…)

Materiale instabile sulle strade irlandesi

Post pubblicato il 27 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia

In questi giorni sono a Dublino per riunioni con colleghi di altre sedi. La zona dove si trova Microsoft è irriconoscibile rispetto a quando lavoravo qui negli anni ‘90. È il tipico "una volta qui era tutta campagna", con palazzi modernissimi di parecchi piani, traffico in abbondanza e cantieri ovunque, aperti anche di notte.

cartello loose chippingsUna cosa però non è cambiata: da queste parti prima o poi ci si imbatte nel cartello Loose chippings. Non ho mai capito perché non preferiscano un segnale stradale con un’immagine, come il nostro (a destra). È come se in Italia optassimo per la scritta Materiale instabile sulla strada (denominazione del Codice della strada).

Ieri ho avuto la prova che la comprensibilità del cartello irlandese non è scontata. Passandoci davanti, una collega americana si è domandata cosa volesse dire e mi sono trovata nell’insolita situazione di spiegarglielo io. Ho poi scoperto che si tratta di una delle differenze terminologiche che vengono chiarite agli americani in visita in Irlanda, ad es. qui.

Così l’ho fotografato per parlarne: mi sembra un buon esempio di terminologia inglese non "globalizzata". 

E poi sono sicura che a mia mamma farà piacere rivederlo .