Post con tag “segnali”
Dove vive? Vattelapesca!
Il Devoto-Oli fa risalire la locuzione vattelappesca al 1850 circa e spiega: “Propriamente: “vattelo a pescare”, equivalente a ‘e chi lo sa?’; frequente in espressioni d’incertezza, dubbio, ignoranza assoluta: abita v. dove; in quanti saranno? v.!”
Ma in Corsica, a Bastia, Vattelapesca non è un luogo fittizio:

[Petru Lucciana, detto Vattelapesca, autore corso]
Grazie ad Andrea per la foto.
Divieti svizzeri
Questo segnale di divieto è stato fotografato in un autobus di linea a Sankt Moritz, l’esclusiva località di villeggiatura in Alta Engadina.
Il simbolo è inconsueto ma il significato pare chiaro. Rimane da domandarsi che tipo di passeggeri viaggino sui mezzi locali, forse boscaioli o falegnami particolarmente entusiasti del proprio lavoro?!?
Ringrazio Massimo per la foto, che ho aggiunto ad altre di cartelli insoliti.
..
Pericoli sull’Appennino bolognese
I segnali stradali di forma triangolare con un vertice rivolto verso l’alto hanno un significato conosciuto anche da chi non ha la patente: “preavvisano l’esistenza di pericoli, ne indicano la natura e impongono ai conducenti di tenere un comportamento prudente” [art. 39 del codice della strada].
Ma che pericolo può incombere lungo la strada dell’Appennino bolognese dove è stato fotografato questo cartello? L’autore della foto continua a domandarselo.
L’unica conclusione possibile è che l’animale sia un coniglio perché le lepri convenzionalmente sono rappresentate snelle e in movimento, ma non è chiaro cosa simboleggi quella specie di braccio teso verso il basso. È d’obbligo la prudenza!
Vedi anche: Segnali di globalizzazione
Italolive
Mi è venuto da ridere quando ho ricevuto un email da Italolive intitolato Accesso a Italolive perché sul momento ho pensato a una pubblicità di un’azienda di prodotti oleari e non a una comunicazione sulla connessione Wi-Fi di Italo, il treno sul quale stavo viaggiando.
Come dicevo qui, nella scelta di nomi di prodotti e servizi andrebbero incluse analisi sulla pronuncia e sull’aspetto delle parole per prevenire ambiguità o interpretazioni indesiderate, ad es. in questo caso sarebbe bastato aggiungere uno spazio: Italo live.
Misuratore “caudale”
Carla Crivello di Buone Idee / Good Ideas mi segnala il cartello visto in una banca:

Come twitterologo, anche codometro è un esempio di parola che suggerisce un significato diverso da quello previsto: il suffisso –metro indica uno strumento di misurazione e non di regolazione e infatti c’è chi usa codometro per indicare un “misuratore di attese”. In questo caso il contesto e le conoscenze enciclopediche risolvono le ambiguità ma non credo sia casuale che venga specificato anche il colore del dispositivo.
Cocomeri strampalati
Prepare your ticket for this operation!
In alcune stazione della metropolitana di Milano i biglietti vanno convalidati anche in uscita. Negli cartelli di avviso ancora una volta ATM si fa notare per traduzioni inglesi poco felici, seppure comprensibili.
Il problema più ovvio è che in inglese prepare something vuol dire make something ready for use, quindi implica un’azione e/o una trasformazione (ad es. preparing a ticket può descrivere l’emissione di un biglietto da parte di un’agenzia di viaggi). In italiano, invece, preparare può semplicemente indicare che qualcosa deve essere a portata di mano (uno stato) e in questo caso in inglese si direbbe have something ready.
Esodati e vie di esodo
Ultimamente tutti abbiamo imparato il significato di esodato, eppure non è un neologismo: Salvalingua riporta che si trovava già in un decreto del Ministro del Lavoro del 1992. Esodo fa pensare a un’emigrazione volontaria, a una partenza o a uno spostamento di massa (cfr. esodo estivo, esodo di capitali ecc.), però l’incentivo all’esodo, un compenso monetario per risolvere anticipatamente un rapporto di lavoro, riguarda spesso singole persone.
In questo contesto penso che la parola esodo stia acquisendo connotazioni negative e quindi si fa notare quando appare anche altrove. Credo che piaccia molto ai burocrati:

Altitudine 4500
Recentemente ho visto questa iscrizione:
Non era sul Monte Bianco, come potrebbe far pensare il numero 4.500, ma a Palermo, a pochi metri dal mare (Piazzetta delle Dogane).
Sarei curiosa di sapere se ai tempi dell’incisione della lastra l’unità di misura per l’altitudine sul livello del mare fosse il millimetro anziché il metro, oppure se allora venissero usate impostazioni diverse: il punto anziché la virgola per il separatore decimale, seguito da tre cifre decimali anziché due come ci aspetteremmo ora. Se l’iscrizione non fosse un reperto storico, andrebbe localizzata per il XXI secolo!
Sulla diversità di formati e standard, vedi anche: Problemi di conversione (e localizzazione), Date e localizzazione (anche senza traduzione) e Orari svizzeri?
L’abuso delle “virgolette”
In inglese è abbastanza diffuso l’uso improprio delle virgolette. Il tentativo di evidenziare in questo modo alcune parole a volte produce effetti abbastanza maldestri, come si può vedere nelle foto raccolte in Very suspicious quotation marks.
[via Don't 'quote' me on that]
Anche in italiano c’è chi abusa delle virgolette ma, mi sembra, soprattutto in testi più lunghi, ad es. in alcuni blog, e più raramente in cartelli e avvisi come in inglese.
Aggiornamento: the "blog" of "unnecessary" quotation marks raccoglie moltissimi altri esempi per l’inglese (via Quote unquote).
Segnali di pericolo sulla neve
In Italia e nella maggior parte dell’Europa i segnali stradali di pericolo sono triangolari, con bordo rosso, fondo bianco e pittogramma nero. È una combinazione di colori che, come dicevo in Segnali di globalizzazione, si trova spesso anche in altri contesti perché comunica immediatamente che si deve prestare attenzione.
Anche sulle piste di sci di fondo di solito i cartelli seguono questa convenzione ma per la prima volta al Passo Lavazè (TN) ho notato cartelli gialli con bordi neri:
![]() |
![]() |
![]() |
Ho scoperto che sono conformi al Testo unico in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, un decreto legislativo del 2008 che prevede che in Italia, come nel resto d’Europa, i segnali di avvertimento (avviso di rischio o pericolo) abbiano forma triangolare con bordo nero, sfondo giallo e pittogramma nero. I colori rosso, bianco e nero sono riservati ai segnali di divieto, rotondi, mentre altri colori (e forme) comunicano altri messaggi.
Rimane il dubbio: una pista di sci di fondo è più simile a un luogo di lavoro o a una strada?
“ad canem”
A Milano, quello descritto dal Corriere in Le 40 strade più sporche per colpa dei cani è davvero un grosso problema. In Romagna, invece, si può camminare molto più tranquilli, tanto che l’unica indicazione che mi è capitata di vedere è ad canem:
![PER CORTESIA NON FERMARE IL CANE PER I SUOI BISOGNI [cartello e post dedicati al povero Povero Cane e all’incauto figuro che lo portava dal veterinario] non_fermare_il_cane](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2012/01/non_fermare_il_cane.jpg)
Beh, se non proprio ad canem, sicuramente ad personam. Ma che il maleducato sia un padrone o un canaro?
.
Per rimanere in tema “cani e i loro bisogni”: e c’è chi dice che le lingue morte sono inutili!
*HACTUNG! *ZERBOTEN!
Conoscendo il mio debole per i cartelli, G. mi ha mandato due foto fatte sulla costa adriatica vicino a Ravenna. Come succede spesso nelle località turistiche, le traduzioni sono un concentrato di errori di ogni genere (grammaticali, lessicali, ortografici). Un esempio è LAN DING SHIP LANE: un nuovo significato per la parola Chinglish?!?
![]() |
![]() |
Gli errori di ortografia fanno escludere la traduzione automatica, si tratta sicuramente della classica ricerca parola per parola nei vocabolari. Difficile però capire come verboten e Achtung, tra le parole tedesche più riconoscibili, siano potute diventare *zerboten e *hactung, forse istruzioni scribacchiate su un pezzo di carta e qualche birretta di troppo?
Tutto è possibile, basti pensare ai cartelli con la scritta ANDERGROUND apparsi alla stazione Tiburtina di Roma il mese scorso!
Vedi anche: L’inglese di ATM: idea per storia dell’orrore e Cartelli insoliti.
SENZAZIONI
Dopo aver visto la raccolta di foto "Io x te muoro", le scritte sbagliate sui muri dell’amore, G. mi ha mandato la foto di una scritta vista a Roma in via Cardinal Pacca, dedicata a “bimbulamia”:

Vedi anche: Cartelli insoliti.
Orari svizzeri?
Sulle vetrine di alcuni negozi di Ginevra ho notato un formato dell’ora che a un italiano può sembrare insolito: dopo l’ora e prima dei minuti, se indicati, viene inserita la lettera h, senza spazi, come nell’esempio 14h30.
Le mie conoscenze di francese sono molto limitate e quindi non so se si tratti di una convenzione di questa lingua, di un formato svizzero o semplicemente di una peculiarità locale.
Una cosa però è certa: l’orario che si vede nella foto è alquanto singolare.
Riuscite a indovinare di che tipo di esercizio si tratta? Per la risposta, fate clic sulla foto e, come me, provate anche voi a chiedervi chi mai possa essere il cliente tipico…
Vedi anche: post con tag internazionalizzazione (“paese che vai, formato che trovi”).









