Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “regionalismi”

Chi usa le burnie?

Foto di un cartellino visto in un negozio della catena danese Tiger a Milano:

burnia con coperchio

Non avevo mai visto la parola burnia e mentre facevo la foto ho parlato con un’addetta del negozio che mi ha detto che anche lei l’aveva imparata lì. A quanto pare descrivono come burnia qualsiasi tipo di barattolo di vetro con coperchio.

Ho concluso che fosse un termine specifico del settore ma ho poi scoperto che invece è un regionalismo. Il Dizionario etimologico dei dialetti italiani UTET, citato qui, dà queste informazioni:

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Un bulbo strepitoso?

Pubblicità fotografata a Bologna:

Un bulbo strepitoso?

Avete capito cosa viene reclamizzato?

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Muscoli contro cozze!

Notizia segnalata da un lettore ligure:

Muscoli contro cozze: ristoranti e pescherie della Spezia invitati a usare il nome italiano

Pare che la Guardia di finanza abbia chiesto a una pescheria spezzina di cambiare il nome sull’etichetta che descriveva i molluschi bivalvi con conchiglia nera violacea della foto. Non potevano più usare muscoli, come sono noti in Liguria, e dovevano invece chiamarli cozze. Ne è nata una polemica linguistica descritta da Il Secolo XIX

Geosinonimi

Questa storiella estiva ci ricorda l’esistenza dei geosinonimi, parole diverse che in luoghi diversi descrivono gli stessi concetti.

Il mollusco il cui nome scientifico è Mytilus galloprovincialis viene chiamato cozza in gran parte dell’Italia, o in alternativa mitilo, ma è noto anche come muscolo in Liguria, peòcio nel Veneto, cozzeca al sud, musciolo nelle Marche. Nessuno di questi nomi è “giusto” o “sbagliato”: l’uso di ciascuno è determinato soprattutto da fattori geografici (variazione diatopica).

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Dialettismi e regionalismi

lavagnaCos’hanno in comune le parole scoglio, lavagna, lavandino, pettegolo, scontrino, lava e sfarzo?

Sono dialettismi, anche se ormai sono privi di connotazioni regionali. Come spiega l’Enciclopedia dell’Italiano, i dialettismi (o dialettalismi) sono parole, locuzioni, forme e costrutti di origine dialettale inseriti in contesti di italiano.

Nell’evoluzione delle lingue i dialettismi sono considerati lo stadio successivo dei regionalismi (parole, locuzioni e costrutti tipici di una determinata area geografica) perché fanno ormai parte del lessico standard o comunque sono entrati nella competenza attiva anche di parlanti di regioni diverse da quella di origine.

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Schiscetta international

foto di schiscettaProbabilmente ora si sa anche al di fuori della Lombardia che la schiscetta è un contenitore portavivande (pietanziera) per portare il pranzo da casa al lavoro. Il nome deriva da schiscià, schiacciare, perché il cibo veniva premuto per farlo stare all’interno della scatoletta (nell’immagine la tipica schiscetta metallica). 

Recentemente la schiscetta è stata citata anche dalla BBC, che ha ripreso la notizia italiana Contro sprechi cibo nasce Schisceta Reverse, inno a doggy bag:

«Contro lo spreco di cibo, nasce a Milano il movimento "Schisceta Reverse", idea dal nome milanesissimo ma di respiro internazionale per mutuare la pratica molto comune all’estero di portare a casa porzioni di alimenti o di vino che non si sono consumate al ristorante. […]  "Reverse" per spiegare come la società sia cambiata: se un tempo la "schisceta" rappresentava il "portarsi il cibo da casa, magari in ufficio", oggi il mondo va un po’ al contrario.»

La parola schiscetta mi piace moltissimo ma il nome Schisceta Reverse non mi convince, soprattutto se analizzato dal punto di vista delle valutazioni di globalizzazione.

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Limoni affogliati

Il cartellino bilingue di limoni in vendita in un supermercato altoatesino ha attirato la mia attenzione, e non solo perché in ciascuna lingua erano messe in evidenza caratteristiche diverse: presenza delle foglie in italiano, frutto non trattato in tedesco.

limoni affogliati

Ho notato in particolare la parola affogliato, per me nuova, e inizialmente ho pensato che fosse una coniazione locale perché non è registrata da nessun vocabolario di italiano.

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Se la zanzara lascia il segno…

In ALIQUOT (l’atlante dei geosinonimi italiani descritto ieri) c’è anche la carta con i verbi che indicano l’azione fatta dalle zanzare per succhiare il sangue:

pungere – ALIQUOT

Peccato non ci sia anche la raccolta dei sostantivi che descrivono l’effetto dell’azione della zanzara, per verificare se c’è sempre corrispondenza con il verbo, e di che tipo. Per pungere ovviamente c’è puntura e per morsicare, non nell’elenco, c’è morso. So che per beccare ci sono almeno tre varianti, beccata, beccone (Veneto) e becco (Romagna), e per pizzicare credo ci sia pizzico , ma cosa si dice per mozzicare, pinzare e pincicare
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Vedi anche: “Musati” e lunghezza di vocali e consonanti (zanzare a Trieste) e
Regionalismi e gestione della terminologia

Geosinonimi italiani in ALIQUOT

Mi incuriosiscono molto i geosinonimi (parole diverse che in luoghi diversi descrivono gli stessi concetti) e grazie a Silvia Pellacani mi sono divertita a curiosare nell’Atlante della Lingua Italiana QUOTidiana, un progetto del dipartimento di romanistica della Humboldt-Universität di Berlino che rappresenta cartograficamente le variazioni linguistiche dell’italiano regionale, raccolte tramite alcuni questionari.

Non poteva l’esempio ricorrente nelle descrizioni dei geosinonimi e uno dei miei preferiti, già riportato in Cocomeri strampalati:

anguria – ALIQUOT

Ho notato qualche imprecisione per le zone che conosco meglio, ma è comunque una risorsa molto interessante. Sono disponibili 25 cartine dinamiche e fino alla fine di dicembre 2014 si può partecipare alla quarta inchiesta.

Vedi anche:
Regionalismi e gestione della terminologia (con alcuni esempi anche nelle cartine) 
Atlante delle strutture linguistiche (…e del tè!) 
La stagione dei cetrioli (alcune carte etimologiche europee)
Dialettismi e regionalismi (nuovo post)

Di carciofi e altre verdure

Mille modi di… dire carciofo è un’analisi gustosa dei diversi nomi del carciofo in Italia e in altri paesi europei. Il lessico del cibo è spesso caratterizzato da regionalismi, come mostrano queste differenze nei nomi di alcune verdure in inglese americano e britannico:

Kitchen English by Sadie Penn 
Illustrazione: Sadie Penn

In italiano il tubero in alto a destra, Brassica napobrassica, dovrebbe chiamarsi navonerutabaga. Per me però sarà sempre swede perché ne ho scoperto l’esistenza in Inghilterra parecchi anni fa, mentre in Italia non l’ho ancora mai visto (peccato, perché mi piace molto). Il nome inglese fa riferimento alla provenienza (Swedish turnip, “rapa svedese”) mentre quello americano, rutabaga, deriva dalla parola svedese rotabagge (“root bag”). Una curiosità: questa verdura in passato in Irlanda era usata per fare le Jack O’Lantern di Halloween, prima che gli americani la sostituissero con le zucche.

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Tutta fuffa!

In conversazioni informali ultimamente mi è capitato spesso di usare la parola fuffa, che ritenevo colloquiale e familiare ma diffusa ovunque. Parlando con un ligure, che me ne ha chiesto il significato, ho scoperto che invece si tratta di un regionalismo di origine lombarda.

La parola fuffa è registrata dai vocabolari Zingarelli e Devoto-Oli ma non da Sabatini Coletti e Treccani. Per chi ancora non la conoscesse, ecco la definizione del Devoto-Oli:

2. fig. Chiacchiera senza alcun fondamento o significato, discorso risaputo, luogo comune: i blog sono pieni di fuffa ♦ Apparenza ingannevole e priva di sostanza: la sua famosa competenza è tutta fuffa.

L’accezione 2 è molto utile per discutere di politica italiana.  😉
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Vedi anche: …e si dice in Lombardia e [aggiornamento] altri usi regionali, dettagli etimologici e neologismi come fuffaware nei commenti qui sotto.

Buon giorno e buona sera

Un articolo del New York Times, William Weaver, Influential Translator of Modern Italian Literature, Dies at 90, riporta un esempio sulla difficoltà di tradurre dall’italiano all’inglese dettagli apparentemente molto semplici come i saluti.

immagine di orologioIn inglese non esiste un equivalente di buongiorno (a parte good day in Australia) e il traduttore deve scegliere tra good morning, good afternoon e good evening, ma per farlo correttamente deve sapere non solo l’orario ma anche dove viene fatto il saluto (variazioni diatopiche). In zone diverse d’Italia si passa infatti da buongiorno a buonasera in momenti diversi della giornata, anche subito dopo pranzo, quando in inglese sarebbe davvero insolito dire good evening.

Io vivo nell’Italia settentrionale e comincio a dire buonasera attorno alle 17, forse con qualche differenza tra estate e inverno. E voi?

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Nespole!

Oggi sono passata davanti a un nespolo carico di frutti tondi color ruggine. Affermazione banale, ma che indica che mi trovo nell’Italia settentrionale: l’albero che ho visto è un nespolo comune, Mespilus germanica, e non il più diffuso nespolo del Giappone, Eriobotrya japonica, i cui frutti maturano in estate e hanno dimensioni e colore simili a quelli delle albicocche. Nespolo e nespola sono geoomonimi, parole identiche nella forma che in luoghi diversi sono associate a concetti diversi.

Nespolo comune (Mespilus germanica)

In alcune zone dell’Italia settentrionale si dice(va) con il tempo e con la paglia maturano le nespole, un’esortazione ad avere pazienza, e indietro come le nespole, per descrivere una persona non proprio brillantissima (“indietro”, “non matura”) o per indicare che si è ancora lontani dal punto a cui si dovrebbe essere giunti, ad esempio in un lavoro. Il riferimento è ai frutti del nespolo comune che non possono essere consumati appena colti dall’albero ma devono essere fatti maturare lentamente in condizioni particolari (dettagli in Wikipedia).

Vedi anche: L’origine del brodo di giuggiole

Un granchio tra i cetrioli

.mau. segnala una notiziola su un granchio gigante con un’apertura degli arti di oltre 3 m che per Repubblica starebbe in un acquario pieno di quasi 13 litri d’acqua! È un esempio dei Problemi di conversione (e localizzazione) di alcune notizie tradotte frettolosamente dai media, in questo caso senza considerare che il separatore delle migliaia inglese non è il punto ma la virgola, quindi 12,750 liters non sono 13 ma quasi 13000.

Cucumis sativusLa storia del granchio è anche tipica della Silly season, il nome che gli inglesi danno al periodo estivo in cui proliferano notizie insolite, frivole o al limite del credibile. Stranamente (o forse no!) in italiano non c’è una parola per questo concetto, che parecchie altre lingue europee chiamano stagione dei cetrioli (dettagli in Silly season).

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L’origine del brodo di giuggiole

brodo di giuggioleA  proposito di parole o espressioni nate per sbaglio, l’origine del modo di dire andare in brodo di giuggiole non ha nulla a che fare con le giuggiole (o zizzole in alcune regioni). Si tratta di un’alterazione, dovuta a somiglianza fonetica, di brodo di succiole, che in Toscana sono le castagne lessate, in passato una vera leccornia.

Tutti i dettagli in La parola è servita, un nuovo blog dedicato al lessico della cucina italiana, “tanto più vario in quanto legato alla territorialità, alle forme dialettali divenute in alcuni casi sovraregionali, in altri scomparse o presenti nella memoria di pochi”.

Un altro suggerimento di lettura: L’italiano da regionale a virale, un articolo su parole, locuzioni e modi di dire che dalla lingua parlata in un certo ambito, situazione o luogo si diffondono rapidamente in tutto il paese.
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Vedi anche: Regionalismi e gestione della terminologia.

Animali di polvere

A proposito di conigli, in inglese americano i dust bunnies, “coniglietti di polvere”, sono gli accumuli di peluria che si formano sotto i letti e altri mobili (e anche nei computer!).

In italiano c’è la parola laniccio ma in alcune regioni settentrionali si preferisce dire gatti.

cat & dust bunniesAnche in America c’è chi li chiama dust kittens (gattini), mentre per altri sono dust mice (topi) o generiche dust balls.

In Gran Bretagna, invece, di solito si dice fluff. Quasi ovunque c’è la moquette e il laniccio che si forma (carpet fluff) non ha la tendenza a muoversi a ogni minimo spostamento d’aria, il che forse potrebbe spiegare perché da quelle parti non sono venute in mente metafore zoologiche. 

E voi cosa dite? Laniccio, gatti come a casa mia, o usate qualche altro regionalismo?

Vignetta: Kit ‘N’ Carlyle