Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “pubblicità”

IKEA o Il Signore degli Anelli?

Quiz divertente in McSweeney’s: quali di questi nomi sono prodotti dell’IKEA e quali sono personaggi di Il Signore degli Anelli?

1. Faramir
2. Freden
3. Grundtal
4. Boromir
5. Molger
6. Galdor
7. Freda
8. Agerum
09. Babord
10. Frodo
11. Grima
12. Akurum
13. Brunkrissla
14. Sultan Högbo
15. Deagol
16. Grimbold

La soluzione qui (visibile anche al passaggio del puntatore sul link qui).

(altro…)

Dizionario di retorica

20101105-arduini_dicionario_retorica_2010Il Dizionario di retorica di Stefano Arduini e Matteo Damiani è “una raccolta di tutto il lessico accumulato nella retorica recepta, cioè l’insieme della terminologia e delle nozioni retoriche di derivazione greca e latina” che fa comunque particolare attenzione “agli sviluppi della retorica contemporanea e alle sue teorie”.

Il testo è stato pubblicato in ottobre 2010 ed è scaricabile gratuitamente (PDF, 190 pagine). Non credo però si tratti della versione definitiva perché manca l’introduzione, alcune definizioni non sono canoniche e si trovano ancora vari refusi e note per i revisori.

È comunque molto interessante da sfogliare, soprattutto le voci con esempi di pubblicità, come isòcolo (o isocòlo):

La perfetta corrispondenza tra i membri del periodo, strutturati similmente ed aventi lo stesso numero di vocaboli. Si tratta di un procedimento tipico, benché non esclusivo, dello stile biblico. Es.: Come latte tu mi hai cagliato / Come formaggio mi hai raggrumato (libro di Giobbe). Compri due, paghi uno. L’esperienza di ieri – l’avventura di oggi – le sfide di domani (pubblicità).

La copertina farebbe pensare a un dizionario multilingue ma il contenuto al momento è interamente in italiano.

Riconoscimento efficace di nomi di prodotti ;-)

L’anno scorso ho descritto i marchionimi, i nomi di marchio o commerciali. Si collocano tra i termini scientifici del linguaggio settoriale e i nomi della lingua comune e stabiliscono un legame univoco tra parola e cosa significata e tendono a privilegiare l’efficacia di riconoscimento, anche se non hanno la precisione dei termini scientifici specifici.

Mi è venuto in mente vedendo questa pubblicità di prodotti con nomi davvero singolari:

pubblicità nella rivista Cinghiale INTERNATIONAL

Ovviamente la tipologia merceologica (ausili per la caccia al cinghiale) e i nomi che finiscono in x mi hanno anche fatto pensare ai personaggi delle storie di Asterix… 

Yessss… We can…e!!

Vetrofania sul retro di un furgone visto in una nota località sciistica italiana:

van-can-cane

Non c’è che dire, YESSSS… WE  CAN…E!!  è una rielaborazione linguistica davvero fantasiosa dello slogan politico americano più famoso del 2008.

Al lettore è comunque richiesta una certa cooperazione interpretativa per comprendere correttamente il messaggio pubblicitario:

conoscenza elementare dell’inglese
familiarità con lo slogan della campagna presidenziale di Barack Obama e con le connotazioni positive espresse da YES WE CAN
prontezza di imporre l’ortografia italiana sulla pronuncia inglese per cogliere il gioco di parole
capacità di sintesi per recepire il messaggio e associarlo alla corretta offerta commerciale

Nel mio caso l’ultimo punto non ha funzionato, infatti è stato il nome Qua la zampa! a comunicarmi che veniva pubblicizzata un’attività per animali domestici ma, in mancanza di altre informazioni sul resto del furgone, non sono riuscita a capire che servizi venivano proposti: tolettatura, tosatura e simili, custodia degli animali mentre i padroni sciano (dog sitting), o semplicemente vendita di cibo e accessori per animali?

Se invece lo scopo era solo quello di attirare l’attenzione, beh, forse si potrebbe citare un altro presidente americano: MISSION ACCOMPLISHED


Vedi anche: weekend – we can (un altro riferimento allo slogan di Obama).

E se fosse stato Lei il traduttore di George?

In questi giorni [novembre 2010] nel sito BBC News (e probabilmente altrove) imperversa una pubblicità di Nespresso in cui si viene invitati a cambiare il finale di uno spot con George Clooney.

L’ho guardata (puro interesse linguistico, what else?!?!) perché mi è sembrata peculiare la scelta di rivolgersi ai consumatori in maniera estremamente formale, addirittura con le ormai obsolete maiuscole di cortesia, ma facendolo via Internet, dove la comunicazione di solito avviene in modo informale:

pubblicità Nespresso

(poi però il riferimento al protagonista dello spot è solo per nome, George, mentre in un registro formale ci si aspetterebbe nome+cognome, George Clooney) 

Sul sito associato alla pubblicità viene veniva usato il “lei” anche per un’opzione dell’interfaccia, mentre in altri comandi e istruzioni appare appariva il molto più comune infinito, come in questo esempio:

sito Nespresso What Else 

(effettivamente sarebbe insolito se le icone per la condivisione su social media fossero precedute da un congiuntivo esortativo, invii)

Sarei proprio curiosa di sapere se queste scelte stilistiche sono espressamente volute da chi ha ideato la campagna pubblicitaria (è un prodotto destinato a chi ha un certo potere d’acquisto, sicuramente non ragazzini) o se si tratta solo di una traduzione letterale dall’inglese, senza adattamenti particolari. A questo proposito, immagino che la percentuale femminile di chi guarda lo spot sia alta, eppure la pubblicità si rivolge ai consumatori con formulazioni che in inglese sarebbero neutre ma che in italiano hanno una connotazione maschile (E se fosse stato Lei il regista di George?), facilmente evitabile ad es. con E se George l’avessi diretto tu? / E se George Clooney l’avesse diretto lei?

Aggiornamento novembre 2012 – L’intero sito è stato aggiornato e uniformato al pronome allocutivo informale tu, mentre sono scomparse le forme con pronome allocutivo reverenziale Lei e maiuscole di cortesia.


Vedi anche: Tu, voi o infinito? su stile e registro usati nella localizzazione di software e siti.

Ciaspole, ciaspe, racchette da neve… e racchettoni

"racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve."         Per dettagli e tutte le offerte visita il sito www.piemonteitalia.euMi piace molto la montagna d’inverno e così non potevo non notare la bella campagna pubblicitaria della Regione Piemonte per l’inverno 2009-2010. A ogni foto di un’attività sulla neve è associata una definizione spiritosa, ad esempio:

  fuoripista, s.f. in piemontese è quella strada sulla neve che ciascuno ha la libertà di tracciare a piacere con un tratto continuo, a serpentina o anche a salti.
  sci, s.m. parola piemontese, caratteristica delle valli, indica la via maestra per godersi la montagna d’inverno.
  racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve.

Per i dettagli e le offerte viene dato l’indirizzo www.piemonteitalia.euricerca per Se però si prova a cercare racchettoni nel sito, non si ottiene alcuna informazione. Nessun risultato neanche per ciaspole*, il nome sempre più diffuso per descrivere questa attività: nelle pagine del sito si parla solo di racchette da neve, il termine dell’italiano standard. 

Direi che è un esempio tipico dell’importanza della gestione della terminologia all’interno di un’azienda, non solo in ambito multilingue ma anche monolingue. Se tutti i team impegnati in un progetto, in questo ipotetico caso chi scrive la documentazione, chi crea la campagna pubblicitaria e chi si occupa del marketing, usufruissero di un sistema di gestione della conoscenza aziendale che permettesse di verificare immediatamente (clic del mouse) le voci di un database terminologico, potrebbero vedere che racchettone rappresenta il concetto “attrezzo costituito da un’intelaiatura che si fissa sotto lo scarpone per camminare nella neve fresca senza sprofondare” a cui sono associati anche altri termini, per ciascuno dei quali possono essere specificate modalità e note d’uso:

racchetta da neve potrebbe essere indicato come il termine preferito nella documentazione ufficiale;
ciaspola* potrebbe essere classificato come geosinonimo ammesso se nel testo viene indicato che ha lo stesso significato di racchetta da neve; potrebbe inoltre esserci l’indicazione che vada sempre aggiunto come parola chiave in tutte le pagine web sull’argomento, in modo che anche i documenti che non contengono ciaspola nel testo appaiano comunque nei risultati di eventuali ricerche sia all’interno del sito che con i motori di ricerca (SEO);
racchettone potrebbe essere indicato come parola sconsigliata e consentita solo in contesti particolari, ad es. la campagna pubblicitaria che gioca con l’idea del pallino, e come parola chiave per l’ottimizzazione delle ricerche;
ciaspa potrebbe apparire come variante regionale obsoleta da evitare nell’uso ma da considerare come parola chiave per le ricerche.
[Aggiornamento: approccio simile a ciaspa anche per caspola, variante in uso nella Val Di Sole, ciastra, variante piemontese riportata nei commenti qui sotto, e craspa, sentita dalle parti di San Martino di Castrozza; un lettore mi ha segnalato anche caspi, variante maschile usata in Val Rendena, nella zona di Pinzolo e Madonna di Campiglio]

I benefici sulla comunicazione aziendale di un processo di questo tipo sono chiari: maggiore standardizzazione e quindi semplificazione e riduzione delle ambiguità, migliore condivisione delle conoscenze sia internamente all’azienda che esternamente tra gli utenti e, in ambito plurilingue, traduzioni più accurate. Ovviamente, è fondamentale che tutti i team in azienda e i loro collaboratori esterni usino il sistema correttamente, ma questa è un’altra storia…

 
Vedi anche: Database terminologici, per alcuni cenni sulla gestione della terminologia orientata al concetto, e Regionalismi e gestione della terminologia.


*  Sono convinta che la voce ladina ciaspola (da caspo, “cesto”), inizialmente nota solo al settentrione e tra gli appassionati di montagna ma ora molto usata anche dai media nazionali, sia destinata a soppiantare racchetta da neve per la maggiore brevità, per il valore monosemico e perché ne sono già derivati il verbo ciaspolare e il sostantivo ciaspolata; racchettone invece rimane, almeno per me, esclusivamente associato al gioco che si fa in spiaggia d’estate.  

DIVIETO CAMMINARE E CIASPOLARE (cartello sulle piste di sci di fondo di Enego – Altopiano di Asiago)Aggiornamento marzo 2014 – A distanza di quattro anni (questo post è stato pubblicato nel 2010) la tendenza è confermata: tra chi pratica l’attività, nelle località di montagna, nei media e nelle occorrenze online ciaspole prevale decisamente su racchette da neve.

Anche i neologismi ciaspolata e ciaspolare sono sempre più diffusi, con centinaia di migliaia di occorrenze online (ma non sono ancora registrati dai vocabolari di italiano).

La gestione della terminologia deve sempre tenere conto delle variazioni diacroniche: nell’ipotetico database terminologico ciaspola dovrebbe quindi diventare il termine preferito in sostituzione di racchetta da neve.

McDonald’s e… terminologia

link alla pubblicità McDonald's Una pubblicità della McDonald’s nel Regno Unito sta facendo discutere di terminologia: McDonald’s Pounded Over ‘Bob’ Menu Advert racconta di come la catena americana pubblicizzi nuovi menu che costano circa una sterlina affermando che bob e pound hanno un significato equivalente ("the pound, also known as a bob"). In realtà bob indicava in origine uno scellino (prima dell’introduzione del sistema metrico, 12 “old” pence, quindi 5 “new” pence) e ora descrive colloquialmente un ammontare monetario generico ma non singole sterline.

La giustificazione della McDonald’s è che il significato delle parole cambia nel tempo:

  Although a ‘bob’ was formerly used as a slang term for the shilling until the introduction of decimalisation in 1971, research has shown it is now more commonly used as slang for a pound or money in general”.
  As with many words in the English language, the technical meaning of words can change over time and although the word remains in use, what it signifies may develop into something else”.

Sull’evoluzione della lingua ovviamente non si discute ma è interessante che in un comunicato stampa ci sia un riferimento al “significato tecnico” delle parole: di solito è riservato alla terminologia in senso stretto (le parole usate in ambiti specialistici per designare concetti specifici) ma raramente è associabile a parole gergali e/o colloquiali, a meno che non abbiano subito un processo di terminologizzazione, che però non è il caso di bob.

Vedi anche: esempi di terminologizzazione in inglese quali ribbon, cookie e terminologia di microblogging legata a Twitter.

 
Aggiornamento 28 gennaio – La stampa inglese di nuovo su McDonald’s, stavolta per raccontare del nuovo panino McItaly lanciato a Roma questa settimana con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole: gustosi commenti in McDonald’s launch McItaly burger di Matthew Fort (di cui ho appena letto Sweet Honey, Bitter Lemons, un libro di appunti culinari e altre note sulla Sicilia: una notevole competenza della cultura gastronomica italiana).
Aggiornamento 8 febbraio – Sulla polemica e relativi strascichi interviene anche la BBC con The ‘McItaly’ burger row.

ben formaggiato?!?

La cassetta delle lettere continua a riservare sorprese lessicali:

un primo ben formaggiato

un primo formaggiato

Conoscevo il verbo formaggiare come sinonimo gergale e scherzoso di (ri)formattare, invece in contesto culinario immagino che formaggiato voglia dire che c’è parmigiano a volontà? O forse non sono una gustaia abbastanza evoluta per capire cosa significhi?! 

buon gustai

(che poi si scopre che buon gustaio è una forma alquanto diffusa, specialmente come nome di ristorante o di negozio di gastronomia…)

Love Boat?

Chissà che tipo di intrattenimento è previsto durante la crociera pubblicizzata da una nota catena di supermercati tedeschi:

lussuriosa nave

Non mancano altri errori e descrizioni insolite (reception con lobby?): dateci un’occhiata se anche voi trovate il depliant nella cassetta delle lettere!

Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?


Oggi ero alla Giornata REALITER 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale. Molti gli interventi interessanti.

Andrea Di Gregorio, ad esempio, ha parlato di strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market in un mercato globale, evidenziando come siano sempre più diffusi i messaggi pubblicitari non tradotti, parzialmente tradotti o addirittura “ritradotti” nella lingua di partenza, in genere l’inglese.

Per decidere se mantenere un messaggio nella lingua originale vengono fatte valutazioni sul target, il tipo di prodotto, il mezzo di comunicazione e il tipo di comunicazione (ad es. se informativa o evocativa, se punta a far riconoscere il prodotto dal cliente o a far sì che il cliente si riconosca nel prodotto, se è più importante quello che si dice o che lo si dica in inglese).

In questi casi è ovviamente essenziale un’analisi del testo inglese per determinare se è facile e distintivo, se contiene termini di origine latina o comunque ben noti e quindi subito riconoscibili, oppure se le parole sono sconosciute ma dal suono comunque accattivante (mi viene in mente Bing, il nuovo motore di ricerca), So where the bloody hell are you?se eventuali giochi di parole sono intraducibili ma comprensibili. Potrebbe essere necessario spiegare comunque il messaggio, anche se indirettamente, come nella campagna So where the bloody hell are you?  di Tourism Australia che nella versione italiana riportava in calce “Che cosa aspetti a venire?”

Andrea Di Gregorio ha sottolineato il ruolo importante del traduttore in queste scelte, anche in caso di non-traduzione, per l’apporto che può dare grazie alla sensibilità sia verso la lingua di partenza che quella di arrivo. Concordo in pieno, specialmente quando si tratta di valutare le conoscenze dell’inglese da parte dell’utente italiano dal punto di vista E2 (English as a Second Language): nel caso della campagna australiana, ad esempio, avrei qualche dubbio che tutti gli italiani che conoscono l’espressione bloody hell la associno a un intercalare tipicamente australiano come può fare chi è di madrelingua inglese.

Aggiornamento 15/12/2009: il testo dell’intervento di Andrea Di Gregorio è ora consultabile nel sito Realiter.

Vedi anche: Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009, Cultural awareness and product development/localization e Competenze nelle valutazioni di localizzabilità in Le competenze linguistiche nella localizzazione.  

Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo

Alla radio c’è una pubblicità insistente per un servizio di informazioni telefoniche che si conclude con l’esortazione “Ringa 12 54”. Pensavo di aver capito male e invece dicono proprio ringa!! Difficile stabilire se il creativo che ha avuto l’idea abbia coniato una voce onomatopeica modellata sullo squillo del telefono o se si tratti invece di un calco del verbo inglese (britannico) ring. Trovo ringare inquietante, anche perché suona molto simile a ringhiare

Nudge Mi ha fatto però pensare al termine inglese nudge, letteralmente “dare una gomitatina”, che in Windows Live Messenger (in Italia più noto come MSN) indica un segnale visivo e acustico per attirare l’attenzione di chi partecipa a una conversazione e che in tedesco è stato reso in maniera davvero efficace, Rrring!

Quando si introduce un nuovo concetto che nella lingua di partenza è designato da un termine che non ha un equivalente nella lingua di arrivo – o magari ce l’ha ma non è adatto al contesto o al registro – sono disponibili varie opzioni.

Ad esempio, si può creare un neologismo, come Rrring! in tedesco, oppure si può risemantizzare una parola o un’espressione esistenti, anche se meno specifici, decidendo quali aspetti del concetto (caratteristiche distintive) debbano essere privilegiati o resi espliciti e a quali si possa eventualmente rinunciare.

Spesso lingue diverse ricorrono a strategie diverse: nella localizzazione di Messenger alcune lingue hanno adottato il prestito nudge e altre hanno scelto un’espressione descrittiva, come chamar a atenção per il mercato brasiliano. Altre ancora hanno preferito la risemantizzazione, ad esempio toque in portoghese (Portogallo) evidenzia l’aspetto “fisico” del verbo inglese mentre zumbido in spagnolo quello sonoro. Il termine italiano trillo invece comunica che si tratta di un segnale acustico ma trasmette anche l’idea della vibrazione (segnale visivo).

Bambini omaggio o errori di traduzione?

Post pubblicato il 1 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Traduzione inglese della pubblicità di un’agenzia di viaggi:

Book now free kids + save up to € 200,00 

Risultato: a chi prenota vengono offerti dei bambini in omaggio (free kids). In inglese invece ci si aspetta children o kids go free oppure travel free, stay and eat for free o formule simili.

La vacanza dovrebbe comunque avere costi stratosferici, perlomeno se proporzionali ai potenziali risparmi, visto che in inglese la virgola è il simbolo separatore delle migliaia e non dei decimali e, anche se manca uno zero, a colpo d’occhio la cifra tende ad essere interpretata come duecentomila euro…
.

Ad ogni modo queste traduzioni impallidiscono in confronto agli inimitabili cartelli di Calceranica (TN), riportati da .mau. (ultime due foto): uno più incredibile dell’altro, con dog only to the last un piccolo capolavoro nel suo genere, degno di Engrish.com.