Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “pubblicità”

FUN.COOL.

A proposito di pubblicità, E2 (English as a second language) e pronuncia italiana, ecco un esempio appena visto in Linguista per caso. Massimo Arcangeli descrive l’invasione degli anglicismi nei media come fatti di “ordinaria quotidianità filoinglese” e fa notare che:

Pubblicità Suzuki Swift – FUN.COOL. Un’auto così non la presto a nessuno. [a questi esempi]  “se ne aggiungono altri che ordinari non sono. Strizzano l’occhio a chi d’inglese sa quanto basta a pronunciare [sàmmit] e non [sùmmit] un summit, ma ci giocano talvolta scherzi di dubbio gusto. Come in questa recente pubblicità di una nota casa motociclistica e automobilistica giapponese. Chi l’ha pensata, evidentemente, si è voluto rendere simpatico cavalcando l’imperante volgarità”

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All inclusive

Vedo pochissima televisione ma quando mi capita di farlo mi piace guardare la pubblicità. C’è davvero un’inflazione di parole inglesi* e a proposito di pronuncia mi ha colpita uno spot di Wind per la tariffa di telefonia mobile All inclusive.

pubblicità WindLa tariffa viene nominata per la prima volta da una signora anziana che dice al potenziale acquirente “Scelga olìnclusiv”.

Subito dopo una voce maschile fuori campo descrive la tariffa chiamandola invece
ol inclùsiv”.

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Ami il tuo gatto?

I verbi love in inglese e amare in italiano non condividono tutti i significati e le connotazioni. In inglese love è molto più frequente dell’italiano amare per segnalare un forte interesse o piacere per qualcosa e in particolare descrive il sentimento intenso di affetto non passionale che in italiano esprimiamo con volere bene.

Ne ha aveva parlato Ilaria Dal Brun in Non basta dire “ti amo” (non più disponibile) con un esempio efficace sulle differenze tra voglio bene al mio gatto, amo il mio gatto e I love my cat.

amore felinoHo ripensato all’esempio di Ilaria quando ho visto una pubblicità di cibo per animali che si conclude con una voce maschile che dichiara “Il mio gatto ama Whiskas e io amo il mio gatto”. 

È la traduzione letterale della tagline inglese My cat loves Whiskas and I love my cat (“il mio gatto va matto per W. e io voglio bene al mio gatto”). Ma la frase inglese e quella italiana comunicano davvero lo stesso messaggio?

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CHEESE NIC

pubblicità Cheese nic. Merende eco-gustose nel cuore delle Dolomiti

Non so se basti descrivere Cheese Nic come pseudoprestito, forse bisognerebbe inventare la categoria “inglese farlocco”. 😉

È un’invenzione linguistica che può essere divertente ma che mi sembra pensata per italiani con una conoscenza limitata dell’inglese.

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Clack, nuovo rumore tecnologico

basta un clack

Lo slogan Basta un clack ha funzionato: mi sono incuriosita e ho cercato di capire cosa fosse il clack della pubblicità.

Il sito del prodotto non lo spiega, bisogna seguire il collegamento a un video in inglese da cui si conclude che clack è il rumore che fa Surface, il nuovo tablet di Microsoft, quando gli si aggancia la copertina/tastiera. 

Click in and do moreHo anche notato che la parola clack appare solo nella pubblicità italiana ma non di altre lingue, neppure in quella originale inglese dove è usato il verbo click in.

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Carosello rilòdid

Questo è stato Carosello: un fenomeno di costume tipicamente italiano, che ha fatto la storia della comunicazione e dell'intrattenimento – dalla presentazione di Carosello reloaded nel sito Sipra

Ho scoperto dell’esistenza di Carosello Reloaded da una pubblicità alla radio, poi ho visto anche lo spot televisivo e mi sono chiesta quanti dei telespettatori tipici di RaiUno, dove verrà trasmesso, sappiano cosa si intenda con “rilòdid” (la scritta appare brevemente e si legge a malapena).

Mi domando quali siano le conoscenze enciclopediche necessarie per interpretare correttamente il nome. Escludendo le armi da fuoco, il riferimento sarà all’informatica o a un noto film di cui ignoro la trama, Matrix Reloaded? E chissà se chi ha familiarità con i significati del verbo inglese reload è anche assiduo spettatore di RaiUno e soprattutto se Carosello l’ha mai visto (è stato trasmesso per l’ultima volta nel lontano 1977). 
[Aggiornamento: Mara nei commenti mi ha dato un’informazione che mi mancava]

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“tutto italiano”

Sono riuscita ad ascoltare solo oggi il podcast della puntata del 30 marzo di La lingua batte e mi ha subito colpita la pubblicità iniziale, che comincia con Oggi il cloud porta il sereno sul tuo business e termina con Scegli hosting solutions, il cloud computing tutto italiano.

Incuriosita, ho dato un’occhiata al sito (dell’azienda Genesys Informatica Srl) e ho notato che ci sono più parole inglesi che italiane, a partire dalla tagline (!) out of the box:

Hosting solutions out of the box

Quel tutto italiano nella pubblicità sarà ironia involontaria o forse una trovata per attirare l’attenzione degli ascoltatori interessati alla lingua e al suo lessico? Con me ha funzionato! 😉

Vedi anche: L’invasione degli anglicismi (i forestierismi nei linguaggi speciali, come l’informatica) e il cloud e la cloud e lost in the cloud (la scarsa trasparenza della metafora del cloud computing).

L’aspetto delle parole

Riporto due notizie che evidenziano che anche l’aspetto delle parole può essere rilevante.font auto

1 Per funzionare, la pubblicità Ford con il font di Mercedes e Volkswagen presuppone che il destinatario riconosca immediatamente i tipi di carattere usati dalla concorrenza.

jOBS2 Ha suscitato qualche perplessità la combinazione di maiuscole e minuscole di jOBS, il titolo di un film su Steve Jobs scritto con la j minuscola come la i dei prodotti Apple, perché non rispetta la convenzione di scrittura (camel case) che prevede che il prefisso sia seguito da una parola esistente con la sola iniziale maiuscola. La lettera diversa dalla i invece non risulta anomala, come dimostrano variazioni e giochi di parole molto numerosi, ad es. aBook.


Vedi anche: Caratteri maschili e femminili (connotazioni conferite dall’aspetto dei font),  Campo di distorsione della realtà (esempio di iCon, titolo di una biografia non autorizzata di Steve Jobs) e, per sorridere, iHumour.

Gioco di parole itanglese

Winter is (s)now.Winter is (s)now è la pubblicità di una località sciistica italiana apparsa in un quotidiano italiano.

Ormai siamo abituati a vedere tagline in inglese, specialmente associate ad aziende che operano globalmente, però questa headline mi sembra un gioco di parole pensato soprattutto per chi mastica l’inglese come seconda lingua.

Funziona perché usa parole dell’inglese di base conosciute dalla maggioranza dei lettori, però è efficace solo graficamente perché nella pronuncia, che prevale sulla scrittura nell’interpretazione di un madrelingua, snow e now non condividono la rima.

La frase winter is now farebbe inorridire un integralista della grammatica, ma per il pubblico italiano il messaggio in itanglese è chiaro: winter + snow + now = è ora di andare a sciare. E immagino non sia del tutto casuale un riferimento implicito alla tagline di una pubblicità italiana (e relativa protagonista) che imperversava qualche anno fa, Life is now.
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Vedi anche: un altro esempio di pubblicità italiana con target simile in s·nowhere o snow·here, una questione di E2?, con considerazioni sulle valutazioni di globalizzazione

Carne o pollo?

carne o pollo?Matteo, un lettore del blog, mi ha segnalato la pubblicità di un panino McDonald’s, offerto in due varianti: carne o pollo.

Incuriosito dall’insolita distinzione, ha chiesto informazioni alla commessa, che ha risposto che “per gli stranieri il chicken non è meat”. Differenze culturali o lessicali?

Definizioni di meat

I principali dizionari monolingui inglesi mostrano che la parola meat, intesa come alimento costituito da tessuto muscolare animale, non identifica per tutti lo stesso concetto: gli animali “da carne” per alcuni includono [1] pesci, volatili e lumache (ad es. WordNet), per altri [2] mammiferi e volatili (ad es. Macmillan, Oxford), per altri [3] solo mammiferi ma non volatili o pesci (ad es. Collins). 

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Indicativo o congiuntivo?

Le grammatiche della lingua italiana spiegano che nelle frasi completive introdotte dal verbo dire si usa soprattutto il modo indicativo ma si può usare il congiuntivo se il soggetto è generico e indeterminato (si dice, dicono ecc.). Le frasi “dicono che apre” e “dicono che apra” sono quindi entrambe grammaticalmente corrette.

In queste due occorrenze, però, l’indicativo stride:

testo della pubblicità: Dicono che Prime apre il terzo centro alla Torre Unipol. Alcune leggende metropolitane sono accompagnate da promozioni ancora più leggendarie.

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WWW senza ZZZ

In una pubblicità di uno smartphone, uscita qualche mese fa ma che io ho visto solo ora, c’è un titoletto alquanto originale. La velocità del browser viene messa in evidenza con un gioco di parole, o meglio, con due sequenze simboliche e subito riconoscibili di lettere ripetute che creano un effetto grafico particolare: bastano undici caratteri per comunicare il messaggio con efficacia e divertendo.

WWW senza ZZZ

Sarei curiosa di sapere se lo slogan è stato usato solo nella pubblicità italiana o anche in qualche altra lingua. In ogni caso, complimenti a chi ha avuto l’idea! 

s·nowhere o snow·here, una questione di E2?

Snowhere: where you go in a snowstorm

In #snOMG! ho parlato di snowhere, parola che si legge /ˈsnəʊˌwɛə(r)/ e che in un contesto di forti nevicate consente di giocare con frasi come road to snowhere, going snowhere, snowhere to go ecc. Nei commenti, Matteo mi ha segnalato un uso decisamente diverso della parola da parte di una nota azienda italiana di abbigliamento sportivo.

Snowhere in una pubblicità  italiana 

pubblicità COLMARCOLMAR descrive così la campagna SNOWHERE, realizzata sia in italiano che in inglese: 

Il pay off, volutamente in inglese, si basa su un gioco di parole volto a rivelare tutti questi concetti attraverso tre suffissi presenti nel termine “SNOWHERE”: SNOW-WHERE-HERE. NEVE-DOVE-QUI… Dove c’è neve, noi ci siamo. Qui, ora, dovunque ciò avvenga.

Il testo italiano della pubblicità segue la formula Non c’è nulla come x / Non c’è nulla come y / Non c’è neve senza COLMAR che nella versione inglese diventa There is nothing like x / Nothing like y / There’s no snow without COLMAR.

Interpretazione diversa in inglese e in E2?

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Se il marchionimo è una frase

vignetta Rhymes with Orange

vaschetta del prodottoLa striscia di oggi di Rhymes with Orange mi ha ricordato un prodotto in vendita in alcuni paesi di lingua inglese il cui nome è insolito perché non è né un sostantivo, come la maggior parte dei marchionimi, né un aggettivo o un verbo (modo imperativo), ma addirittura una frase, I can’t believe it’s not Butter.

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Flipback, Librino e .2: un’alternativa agli ebook?

Tiny books – the next big thing? (The Irish Times) si domanda se i libri di piccole dimensioni siano la nuova tendenza dell’editoria, soprattutto per i lettori che preferiscono ancora la carta stampata agli ebook, e cita il successo dei volumetti (bookette!) pubblicati qualche anno fa dalla casa editrice inglese Penguin.

flibpackLo spunto è un nuovo formato di libro tascabile, appena lanciato sul mercato britannico con il nome di flipback. Misura 12×8 cm, quindi è poco più grande di un iPhone, si legge a 90° rispetto ai libri tradizionali (il testo è parallelo al dorso), rimane aperto da solo e in media pesa  meno di 145 g perché stampato su carta leggerissima.

L’idea è di una casa editrice olandese specializzata in bibbie (grammatura ridotta!) che ha chiamato il nuovo formato dwarsligger, spiegando così il significato: “A person unwilling to cooperate, who is stubbornly resistant to everything; obstructionist; troublemaker (from Dutch dwars – crossways, transverse; intractable, contrary – and liggen, to lie)”.

Il nome originale era ovviamente improponibile altrove e può essere interessante confrontare i marchionimi scelti per gli altri mercati in cui è presente il nuovo formato.

In inglese flipback fa pensare a paperback, il libro tascabile, con un riferimento esplicito a flip, l’azione di girare velocemente le pagine (che può essere back and forth); può richiamare anche le parole flip book, il cineografo, e flip phone, il cellulare con l’apertura a conchiglia;
in spagnolo è stato scelto un nome trasparente, Librino, ottenuto con un diminutivo che non fa parte della lingua ma che è immediatamente comprensibile;
in francese il nome .2 (Point Deux) e la pubblicità giocano invece con i riferimenti alle nuove tecnologie: 
La révolution du livre

La novità arriverà anche in Italia? Spero di sì, se non altro per sapere come si chiamerà! 


Vedi anche: Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di strategie diverse in lingue diverse nella scelta del nome di una nuova funzionalità.