Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “pubblicità”

like a girl  ≠  come una ragazza

Anche i media italiani hanno dato rilievo ad Always #LikeAGirl, il video di una campagna pubblicitaria americana di prodotti per l’igiene intima diventato virale nei giorni scorsi.

In italiano “like a girl” è stato tradotto con “come una ragazza” ma non è stato chiarito che girl e ragazza sono due parole solo in apparenza equivalenti.

In inglese girl è una parola neutra se identifica una bambina o una ragazzina, come quelle nel video per le quali “like a girl” è essere se stesse, ma dall’adolescenza in poi può avere connotazioni negative o non politicamente corrette che invece non sono associabili alla parola italiana ragazza (nell’inglese contemporaneo young woman).

Non mi pare che in italiano come una ragazza possa risultare genericamente dispregiativo e neppure che sia una collocazione, come invece like a girl in inglese (e come una femminuccia in italiano), e credo che nel presentare il video queste differenze avrebbero dovuto essere evidenziate.

In Fanciulle del XXI secolo altri dettagli sull’uso di girl, young woman e ragazza.

La metafora del Titanic

In metropolitana a Milano, sulle pareti opposte ai marciapiedi dove si aspetta il treno, ci sono dei manifesti che pubblicizzano un’offerta di A2A Energia, molto simili a questo:

immagine di uomo e donna stilizzati sulla prua di una nave già inclinata, nella posizione resa famosa da Leonardo di Caprio e Kate Winslet

Si legge bene solo lo slogan Con Casa2a l’energia dà spettacolo, ma non le caratteristiche dell’offerta (un anno di cinema in due al prezzo di uno).

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Pianeta Papalla

Da un comunicato del comitato di redazione dei giornalisti del Corriere della Sera:

Tutti capiscono che il nostro Paese è in grave difficoltà. Tutti tranne, evidentemente, i vertici di questa azienda che sembrano vivere sul pianeta Papalla.

Il riferimento, non registrato neppure nel Dizionario della memoria collettiva, è al pianeta immaginario di una pubblicità di elettrodomestici degli anni ‘60, addirittura più vecchia dell’amministratore delegato a cui allude il messaggio.

È un esempio di mancata corrispondenza di conoscenze enciclopediche tra autore e lettore, e in questo caso le differenze culturali sono di tipo generazionale: dettagli in Quando Eminem è meglio di John Wayne… 

Chrüterchraft!

SCOPRI LA CHRÜTERCHRAFT! Tutti i segreti della nostra magica miscela di erbe in 13 lettere. Mi è piaciuta la pubblicità delle caramelle Ricola, incentrata sulla parola svizzera Chrüterchraft, distintiva perché difficile da dire e da ricordare.

È un esempio di eccezione alla regola che i nomi dei prodotti (o a loro associabili) dovrebbero essere facili da pronunciare, come peraltro il marchio Ricola: dettagli in Ambita ambiguità?

Trovo inoltre divertente che Chrüterchraft  abbia 13 lettere come le 13 erbe della miscela delle caramelle e che il video che preannuncia la parola e gioca con la sua pronuncia si concluda con la frase “Presto sulla bocca di tutti”.

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Venerdì rosso e venerdì nero

In questi giorni (novembre 2013) Media World ha pubblicizzato una giornata di sconti con questo slogan:

Thank Media World it’s RED FRIDAY!

L’ho letto in un SMS e senza la grafica non avevo afferrato subito il riferimento al modo di dire Thank God it’s Friday perché il ritmo delle due frasi è diverso. Ho invece trovato palese l’associazione a Black Friday.

Origine del nome Black Friday

Negli Stati Uniti Black Friday è il giorno dopo Thanksgiving, tradizionalmente dedicato agli acquisti perché vengono fatte offerte speciali con forti sconti. Il nome è stato usato per la prima volta dalla polizia di Filadelfia negli anni ‘60 del secolo scorso per descrivere la giornata dell’anno più nera dal punto di vista del traffico. La spiegazione alternativa, la giornata segnata dal passaggio dal rosso al nero nei libri contabili grazie alle vendite straordinarie, risale invece agli anni ‘80 come tentativo di dare connotazioni positive a un nome in passato associato solo a eventi negativi (dettagli in The Origins of "Black Friday").

Immagino che Media World abbia usato il nome Red Friday perché il rosso è il colore che caratterizza il marchio, o forse temeva che la traduzione letterale di Black Friday in “venerdì nero” potesse avere connotazioni poco invitanti? In ogni caso, non mi sembra che l’intero messaggio, in inglese, risulti del tutto trasparente ed efficace per un pubblico italiano.


Aggiornamento novembre 2016 – Ormai anche in Italia si è imparato a conoscere il concetto di Black Friday, con sconti promossi sia online che nei negozi tradizionali, a cui va aggiunto Cyber Monday, dedicato agli acquisti online. Negli Stati Uniti da qualche anno esiste anche il Gray Thursday, la serata di Thanksgiving in versione commerciale.

In The origin of Black Friday and other Black Days potete leggere un’analisi dettagliata dell’origine della locuzione Black Friday e dei significati alternativi, sempre negativi, che ha avuto in altri contesti. È riassunta in questo video di Oxford Dictionaries:

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FUN.COOL.

A proposito di pubblicità, E2 (English as a second language) e pronuncia italiana, ecco un esempio appena visto in Linguista per caso. Massimo Arcangeli descrive l’invasione degli anglicismi nei media come fatti di “ordinaria quotidianità filoinglese” e fa notare che:

Pubblicità Suzuki Swift – FUN.COOL. Un’auto così non la presto a nessuno. [a questi esempi]  “se ne aggiungono altri che ordinari non sono. Strizzano l’occhio a chi d’inglese sa quanto basta a pronunciare [sàmmit] e non [sùmmit] un summit, ma ci giocano talvolta scherzi di dubbio gusto. Come in questa recente pubblicità di una nota casa motociclistica e automobilistica giapponese. Chi l’ha pensata, evidentemente, si è voluto rendere simpatico cavalcando l’imperante volgarità”

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All inclusive

Vedo pochissima televisione ma quando mi capita di farlo mi piace guardare la pubblicità. C’è davvero un’inflazione di parole inglesi* e a proposito di pronuncia mi ha colpita uno spot di Wind per la tariffa di telefonia mobile All inclusive.

pubblicità WindLa tariffa viene nominata per la prima volta da una signora anziana che dice al potenziale acquirente “Scelga olìnclusiv”.

Subito dopo una voce maschile fuori campo descrive la tariffa chiamandola invece
ol inclùsiv”.

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Ami il tuo gatto?

I verbi love in inglese e amare in italiano non condividono tutti i significati e le connotazioni. In inglese love è molto più frequente dell’italiano amare per segnalare un forte interesse o piacere per qualcosa e in particolare descrive il sentimento intenso di affetto non passionale che in italiano esprimiamo con volere bene.

Ne ha aveva parlato Ilaria Dal Brun in Non basta dire “ti amo” (non più disponibile) con un esempio efficace sulle differenze tra voglio bene al mio gatto, amo il mio gatto e I love my cat.

amore felinoHo ripensato all’esempio di Ilaria quando ho visto una pubblicità di cibo per animali che si conclude con una voce maschile che dichiara “Il mio gatto ama Whiskas e io amo il mio gatto”. 

È la traduzione letterale della tagline inglese My cat loves Whiskas and I love my cat (“il mio gatto va matto per W. e io voglio bene al mio gatto”). Ma la frase inglese e quella italiana comunicano davvero lo stesso messaggio?

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CHEESE NIC

pubblicità Cheese nic. Merende eco-gustose nel cuore delle Dolomiti

Non so se basti descrivere Cheese Nic come pseudoprestito, forse bisognerebbe inventare la categoria “inglese farlocco”. 😉

È un’invenzione linguistica che può essere divertente ma che mi sembra pensata per italiani con una conoscenza limitata dell’inglese.

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Clack, nuovo rumore tecnologico

basta un clack

Lo slogan Basta un clack ha funzionato: mi sono incuriosita e ho cercato di capire cosa fosse il clack della pubblicità.

Il sito del prodotto non lo spiega, bisogna seguire il collegamento a un video in inglese da cui si conclude che clack è il rumore che fa Surface, il nuovo tablet di Microsoft, quando gli si aggancia la copertina/tastiera. 

Click in and do moreHo anche notato che la parola clack appare solo nella pubblicità italiana ma non di altre lingue, neppure in quella originale inglese dove è usato il verbo click in.

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Carosello rilòdid

Questo è stato Carosello: un fenomeno di costume tipicamente italiano, che ha fatto la storia della comunicazione e dell'intrattenimento – dalla presentazione di Carosello reloaded nel sito Sipra

Ho scoperto dell’esistenza di Carosello Reloaded da una pubblicità alla radio, poi ho visto anche lo spot televisivo e mi sono chiesta quanti dei telespettatori tipici di RaiUno, dove verrà trasmesso, sappiano cosa si intenda con “rilòdid” (la scritta appare brevemente e si legge a malapena).

Mi domando quali siano le conoscenze enciclopediche necessarie per interpretare correttamente il nome. Escludendo le armi da fuoco, il riferimento sarà all’informatica o a un noto film di cui ignoro la trama, Matrix Reloaded? E chissà se chi ha familiarità con i significati del verbo inglese reload è anche assiduo spettatore di RaiUno e soprattutto se Carosello l’ha mai visto (è stato trasmesso per l’ultima volta nel lontano 1977). 
[Aggiornamento: Mara nei commenti mi ha dato un’informazione che mi mancava]

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“tutto italiano”

Sono riuscita ad ascoltare solo oggi il podcast della puntata del 30 marzo di La lingua batte e mi ha subito colpita la pubblicità iniziale, che comincia con Oggi il cloud porta il sereno sul tuo business e termina con Scegli hosting solutions, il cloud computing tutto italiano.

Incuriosita, ho dato un’occhiata al sito (dell’azienda Genesys Informatica Srl) e ho notato che ci sono più parole inglesi che italiane, a partire dalla tagline (!) out of the box:

Hosting solutions out of the box

Quel tutto italiano nella pubblicità sarà ironia involontaria o forse una trovata per attirare l’attenzione degli ascoltatori interessati alla lingua e al suo lessico? Con me ha funzionato! 😉

Vedi anche: L’invasione degli anglicismi (i forestierismi nei linguaggi speciali, come l’informatica) e il cloud e la cloud e lost in the cloud (la scarsa trasparenza della metafora del cloud computing).

L’aspetto delle parole

Riporto due notizie che evidenziano che anche l’aspetto delle parole può essere rilevante.font auto

1 Per funzionare, la pubblicità Ford con il font di Mercedes e Volkswagen presuppone che il destinatario riconosca immediatamente i tipi di carattere usati dalla concorrenza.

jOBS2 Ha suscitato qualche perplessità la combinazione di maiuscole e minuscole di jOBS, il titolo di un film su Steve Jobs scritto con la j minuscola come la i dei prodotti Apple, perché non rispetta la convenzione di scrittura (camel case) che prevede che il prefisso sia seguito da una parola esistente con la sola iniziale maiuscola. La lettera diversa dalla i invece non risulta anomala, come dimostrano variazioni e giochi di parole molto numerosi, ad es. aBook.


Vedi anche: Caratteri maschili e femminili (connotazioni conferite dall’aspetto dei font),  Campo di distorsione della realtà (esempio di iCon, titolo di una biografia non autorizzata di Steve Jobs) e, per sorridere, iHumour.

Gioco di parole itanglese

Winter is (s)now.Winter is (s)now è la pubblicità di una località sciistica italiana apparsa in un quotidiano italiano.

Ormai siamo abituati a vedere tagline in inglese, specialmente associate ad aziende che operano globalmente, però questa headline mi sembra un gioco di parole pensato soprattutto per chi mastica l’inglese come seconda lingua.

Funziona perché usa parole dell’inglese di base conosciute dalla maggioranza dei lettori, però è efficace solo graficamente perché nella pronuncia, che prevale sulla scrittura nell’interpretazione di un madrelingua, snow e now non condividono la rima.

La frase winter is now farebbe inorridire un integralista della grammatica, ma per il pubblico italiano il messaggio in itanglese è chiaro: winter + snow + now = è ora di andare a sciare. E immagino non sia del tutto casuale un riferimento implicito alla tagline di una pubblicità italiana (e relativa protagonista) che imperversava qualche anno fa, Life is now.
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Vedi anche: un altro esempio di pubblicità italiana con target simile in s·nowhere o snow·here, una questione di E2?, con considerazioni sulle valutazioni di globalizzazione

Carne o pollo?

carne o pollo?Matteo, un lettore del blog, mi ha segnalato la pubblicità di un panino McDonald’s, offerto in due varianti: carne o pollo.

Incuriosito dall’insolita distinzione, ha chiesto informazioni alla commessa, che ha risposto che “per gli stranieri il chicken non è meat”. Differenze culturali o lessicali?

Definizioni di meat

I principali dizionari monolingui inglesi mostrano che la parola meat, intesa come alimento costituito da tessuto muscolare animale, non identifica per tutti lo stesso concetto: gli animali “da carne” per alcuni includono [1] pesci, volatili e lumache (ad es. WordNet), per altri [2] mammiferi e volatili (ad es. Macmillan, Oxford), per altri [3] solo mammiferi ma non volatili o pesci (ad es. Collins). 

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