Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “pseudoanglicismi”

Anatra o manzo?

Duck roastbeef with orangeA una cena di terminologi a Barcellona non poteva passare inosservato un piatto descritto sul menu inglese come Duck roastbeef with orange.

Roastbeef d’ànec i taronja – Roastbeef de pato y naranja

Il testo inglese riproduceva quello in catalano e in spagnolo, ma anche i parlanti nativi erano perplessi: solo quando il piatto è stato servito abbiamo avuto la conferma che si trattava di anatra preparata come se fosse roastbeef.

Per i terminologi il messaggio è inconfondibile: i segni linguistici sono convenzioni, a volte usate in modo arbitrario (cfr. triangolo semiotico). I traduttori invece sanno di dover prestare attenzione agli pseudoanglicismi, che altrimenti si trasformano in falsi amici.
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Vedi anche: tacchino+pollo+suino = ???

Come si dice Jobs Act in inglese

The Economist ha pubblicato un intervento di Matteo Renzi, The plan for Italy. Nel testo, che si direbbe tradotto da un italiano (di sicuro non da qualcuno di madrelingua inglese), si legge:

In Italy we have launched a thorough labour-market reform. It is based on a single permanent contract with increasing rights, on expanding safeguards for those who lose their jobs (especially women), and on incentives for companies to hire.    [grassetto mio]

È la descrizione del Jobs Act, ma si può notare che non è usato lo pseudoanglicismo che tanto piace a media e politici e viene invece preferita la denominazione del Ministero del Lavoro (piano del governoper riformare il mercato del lavoro).

vignetta di The Economist

Non c’è nessuna occorrenza di Jobs Act neanche in un articolo di The Economist dello scorso ottobre, Renzi revisited: il corrispondente da Roma John Hooper ne parla usando esclusivamente employment bill.

È un’altra conferma che Jobs Act è inglese “farlocco”. Dettagli in Get your [Jobs] Act together! (con la differenza tra act e bill).


Come si dice Jobs Act in italiano? La pronuncia prevalente è giobsact ma ho sentito anche giobbact, giobbatt, giossact, giobsect, giobbect e giobbett.

L’enorme impatto dei surfisti sull’ecosistema

Un altro esempio di traduzione errata, stavolta a causa dello pseudoanglicismo surf:

Pink Sand Beach, Bahamas. I coralli, trasportati sulla spiaggia dalle scie dei surf, donano il caratteristico colore rosa

La didascalia della foto implica che la spiaggia sia stata formata dall’attività dei surfisti (milioni, in costante attività?). La fonte dice invece che i residui coralliferi sono dashed and ground to tiny pieces by the surf, quindi spinti e frantumati dai frangenti.

In inglese surf è anche la cresta dell’onda (e la schiuma che forma), da cui deriva il verbo surf, lo sport surfing e il nome della tavola usata per praticarlo, surf board o surfboard (cfr. snowboard), in italiano abbreviato impropriamente in surf.

Grazie a Stefano Bellezza che mi ha segnalato questa perla.

L’evoluzione di spending review

L’anglicismo spending review è apparso nelle cronache economico-finanziarie nel 2004, si è imposto all’attenzione di tutti nel 2012, con il governo Monti, e da quando è entrato nel lessico comune ha già subito un’evoluzione, trasformandosi in spending. Qualche esempio:

 spending review → spendingil lavoro di spending va avanti
la spending è scelta politica, non tecnica
se la spending è un bancomat, addio al taglio delle imposte
la spending e la lotta all’evasione ridurranno il cuneo fiscale

Il sostantivo spending usato in italiano è uno pseudoprestito, una parola che ha l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine ha un altro significato o addirittura non esiste.

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gadget ≠ gadget

Inspector GadgetFino a ieri ignoravo l’esistenza del personaggio dei cartoni animati Ispettore Gadget, titolo originale Inspector Gadget, e lo prendo come spunto per segnalare il falso amico o, per essere più precisi, lo pseudoprestito gadget.

In italiano un gadget è un “piccolo oggetto, di scarsa utilità concreta o francamente superfluo; in particolare, il dono allegato come omaggio a un prodotto per incrementarne la vendita” (Devoto-Oli).

gadgetIn inglese, invece, un gadget è un dispositivo meccanico o uno strumento di piccole dimensioni, specialmente qualcosa di ingegnoso o innovativo e comunque utile. Collocazioni tipiche sono cool, handy, essential, high-tech, useful e new, come si può vedere nella voce del database lessicale Dante o in Ngram Viewer.

In inglese gli omaggi promozionali si chiamano invece giveaway (o anche freebie, in origine una parola americana).

Anche in informatica si usa il termine gadget, ad es. in Windows Vista e Windows 7 i gadget erano dei programmini visualizzabili sul desktop, come il calendario e il meteo. Un termine simile è widget, che nelle interfacce grafiche e nelle pagine web può descrivere vari tipi di componenti grafici o di applet, ed è insolito perché è oggetto di paretimologia: viene interpretato come parola macedonia formata da windows+gadget, ma in realtà la parola widget esiste da almeno un secolo come variante più informale di gadget.

(grazie a Luca Grasselli per il riferimento a Inspector Gadget).

Gli shooter del calcio

In una promozione dei supermercati Esselunga si ricevono dei dischetti plastificati di 4 cm di diametro che sono stati chiamati shooter, un nome che trovo piuttosto insolito. 

Gli shooter sono dischetti che raffigurano elementi legati al mondo del calcio. La collezione si compone di 4 serie di shooter per un totale di 94 dischetti.

In inglese shooter è innanzitutto chi spara con un’arma da fuoco ma, negli sport di squadra, anche chi ha il ruolo di segnare punti in una rete o in un canestro e, nel calcio, chi tira un calcio di rigore (anche in italiano c’è una metafora che associa armi e sport, cannoniere). 

I dischetti denominati shooter, invece, si usano per fare delle costruzioni, incastrandoli tra loro grazie ai tagli che hanno lungo il bordo, oppure per gare di lancio (?), e proprio per questo non capisco la scelta del nome: in inglese shooter è comunque chi compie l’azione e non l’oggetto su cui viene esercitata.

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Un puff visto al rallenty

puff o pouf?

In un titolo del Corriere sull’arredamento anni 70 si legge Tappezzerie e puff.

Il nome dello sgabello imbottito però non è inglese ma francese, e si scrive pouf. Non è l’unico esempio di parola francese che è stata “anglicizzata” in italiano, basti pensare a stage /’staʒ/, tirocinio, che viene pronunciato come la parola inglese stage, palcoscenico, o a rallenty, che molti credono un anglicismo, tanto che ci sono italiani che “traducono” effetto rallenty con rallenty effect (anziché slow motion), e invece è un adattamento del francese (au) ralenti.

Puff, stage e rallenty sono pseudoprestiti, parole che in inglese hanno un altro significato o addirittura non esistono.

Optical, un altro pseudoprestito

OpticalIl testo che descrive la foto, dalla rivista di un marchio italiano di abbigliamento, è Dal design al grafico, dal color block al millerighe. Tra pastelli tenui e tratti decisi, l’optical vive una nuova stagione

Il sostantivo optical, “adoperato nel linguaggio della moda per indicare il particolare effetto ottenuto nei tessuti e nell’abbigliamento mediante un fantasioso e spesso violento accostamento di bianco e nero”, è uno pseudoanglicismo, una parola usata con un’accezione inesistente in inglese (optical è un aggettivo che equivale a “ottico”).

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Comunicazione vestimentaria: overfashion

Overfashion, la rivoluzione delle top model con le curveUno pseudoprestito è una parola che ha l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine ha un altro significato o addirittura non esiste, come overfashion in inglese.

Ho scoperto che si tratta di un concetto made in Italy che dà il titolo a una pubblicazione accademica, Overfashion. Nuove prospettive per la moda nella società che ingrassa.

Dall’introduzione: manca un’offerta di abbigliamento plus-size che consenta alla popolazione sovrappeso un uso altrettanto ricco della comunicazione vestimentaria quale quello di cui dispone la popolazione “normale”. Manca, appunto, un’overfashion. […]  Col neologismo “overfashion” vogliamo alludere a una moda che sia in grado di rispondere alle esigenze […] degli uomini obesi e delle donne sovrappeso e obese, con un’offerta qualitativamente e quantitativamente diversa da quella dell’attuale moda plus-size.

Non so nulla di comunicazione vestimentaria e mi limito a una considerazione lessicale: overfashion mi pare una parola malformata e un pessimo esempio di itanglese.

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Definizione ufficiale di Jobs Act

Post di marzo 2014 con un aggiornamento di giugno 2015 in seguito all’approvazione dei decreti legislativi che costituiscono il cosiddetto Jobs Act.


In Get your [Jobs] Act together! avevo espresso le mie perplessità su Jobs Act, anglicismo dal significato poco trasparente per chi parla inglese correttamente. In mancanza di definizioni, si poteva solo fare qualche ipotesi sul significato e sull’origine del nome.

Jobs Act: le misure per riformare il mercato del lavoro e il sistema delle tuteleOggi (12/3/2014) sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è stata pubblicata la spiegazione di cosa si intende con Jobs Act:

Un provvedimento urgente che contiene interventi di semplificazione sul contratto a termine e sul contratto di apprendistato; un disegno di legge per riformare gli ammortizzatori sociali e i servizi per il lavoro, semplificare le procedure e riordinare le forme contrattuali, migliorare la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita. Questo, in sintesi, il Jobs Act, il piano del Governo per favorire il rilancio dell’occupazione e riformare il mercato del lavoro italiano

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Da phablet a fonblet

In Phablet, un brutto nome? avevo riassunto le reazioni negative suscitate dal nome phablet (phone+tablet), allora un neologismo ma da mesi ormai il termine più usato per descrivere i dispositivi mobili con schermo touchscreen di dimensioni tra i 5 e i 7 pollici.

I fonblet di Samsung

Nei commenti avevamo discusso nomi alternativi tra cui fonblet, un’altra parola macedonia formata da phone+tablet ma con sostituzione del digramma ph con f. Nei paesi di lingua inglese sta ricevendo nuove critiche dopo che Samsung, l’azienda coreana che l’aveva coniata, ha cominciato a usarla sistematicamente per identificare una nuova linea di dispositivi da poco sul mercato. Ne parla, ad esempio: Samsung Murders Language With “Fonblet” Name.

Large Display + Portability + Handwriting = Fonblet

Idiosincrasie a parte, fonblet evidenzia alcuni aspetti rilevanti del lavoro terminologico.

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Ancora Datagate, ma solo in Italia!

In questi giorni molti hanno letto Datagate, scandalo americano e nome “italiano” cercando  “significato Datagate” o “traduzione Datagate”.

Una nuova verifica in Google Trend, stavolta per il periodo giugno-ottobre 2013, conferma che Datagate continua ad essere un nome usato in Italia da italiani; le occorrenze in inglese sono quasi sempre in testi scritti da italiani, quindi anche Datagate è uno pseudoprestito.

ricerca per Datagate in tutto il mondo nel periodo giugno-ottobre 2013

Vedi anche: I suffissi degli scandali: –gate e –poli

Falsi parcheggi per bebè

immagine che illustra il Baby-park nel sito MAXXI

Il museo MAXXI di Roma propone il Baby-park, un servizio descritto come “alternativa a un tradizionale baby-sitting“, con attività per bambini “dai 4 ai 10 anni”.

Baby-park, o baby parking, è uno pseudoprestito (falso anglicismo) abbastanza diffuso, formato dalla combinazione di due elementi inglesi a cui viene dato un significato inesistente nella lingua originale. È un nome made in Italy: la maggior parte delle occorrenze in rete porta ad alberghi o scuole di sci italiani.

Immagino che park vada inteso come “parco giochi” (in inglese playground) e non come “parcheggio” (ad es. car park) o “zona” (ad es. industrial park).

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Endorsare e sdorsement

In questo periodo elettorale il post Anglicismo del mese: endorsement ha avuto molte visite, arrivate da ricerche sul significato di endorsement, endorser ed endorsare. Mi sembra una conferma che sono parole tuttora piuttosto oscure, nonostante la diffusione della formuletta X endorsa Y. Mi auguro che non entrino stabilmente nel lessico ma rimangano occasionalismi, come la variazione sul tema che ho visto ieri in un articolo intitolato Lo sdorsement di Internazionale. Ho aggiornato il post con questa nota:

Dopo l’orribile endorsare, c’è chi si è inventato l’ibrido “itanglese” sdorsement. Non si capisce però se con sdorsement si intenda un plateale cambiamento di idea (viene ritirato il sostegno dato precedentemente) oppure una presa di posizione ufficiale contro un candidato o un movimento politico. In ogni caso temo che lo pseudoanglicismo sdorsement, per quanto ironico, non rispetti i meccanismi di formazione di nuove parole inglesi che suggeriscono invece disendorsement, unendorsement ed eventualmente anti-endorsement o undorsement".

Elenco di falsi amici

burroUn argomento ricorrente di questo blog sono i cosiddetti falsi amici, le coppie di parole appartenenti a lingue diverse che sono uguali o molto simili nella forma ma differenti nel significato*. Il falso amico più noto probabilmente è burro, in italiano un alimento e in spagnolo un animale.

Alcuni falsi amici sono così diffusi che vengono accolti definitivamente nel lessico, diventando prestiti camuffati: dettagli in La narrativa di Obama non è in libreria: interferenze dell’inglese nella comunicazione.

L’elenco che segue raccoglie gli esempi di falsi amici descritti a partire da aprile 2008, sia in post specifici che come note, in particolare per la combinazione inglese-italiano. Include anche pseudoprestiti (noti anche come falsi prestiti o, nel caso specifico dell’inglese, pseudoanglicismi o falsi anglicismi), parole che hanno l’aspetto di un prestito ma che nella lingua di origine hanno un altro significato o addirittura non esistono.

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