Post con tag “pronuncia”
…e si dice in Lombardia
A Milano, dove vivo, si sentono peculiarità linguistiche a cui non riesco proprio ad abituarmi. Alcuni esempi:
| piuttosto che | come è ormai noto, in Lombardia non vuol più dire “invece di”, “anziché” ma indica “oppure”, “o in alternativa”: andiamo a mangiare un panino piuttosto che una pizza (spero anch’io si tratti di un modismo; intanto, per evitare equivoci, ho escluso piuttosto dal mio vocabolario) |
| avere bisogno + sostantivo | dopo bisogno la preposizione di viene eliminata: ha bisogno altri cinque minuti; dimmi cosa hai bisogno |
| pregato + infinito | senza preposizione di, si sente molto negli aeroporti milanesi: il signor X è pregato contattare il banco accettazione |
| prendavamo, credavamo, bevavamo… | la prima persona plurale dell’imperfetto di molti verbi della seconda coniugazione prende la desinenza della prima: temavamo di non arrivare in tempo |
| partner | viene pronunciato “pattner” |
| tecnico | viene pronunciato “tennico” |
Invece trovo molto efficaci gli aggettivi malmostoso (scorbutico, scontroso) e biotto (nudo) e il sostantivo schiscetta, il contenitore portavivande per chi, al lavoro, si porta il pranzo da casa (finora non ho ancora sentito nessuno che parli di bento box, nonostante la passione locale per sushi e sashimi
).
… ….
Vedi anche: Si dice in Romagna… e NON si dice “prendavamo”!
Vantaggi degli errori di battitura…
Grazie a una svista sui manifesti elettorali, in Irlanda si sta parlando molto di una candidata che finora era sconosciuta ai più. Gli errori come nuovo strumento per attirare l’attenzione?
In ogni caso, divertente la descrizione dell’aspetto della candidata nell’Irish Times, “a fada over her left eye”. È un riferimento all’accento acuto (fada) usato in alcune parole irlandesi.
Sempre in Irlanda, la Garda Síochána si sta domandando chi abbia appeso due ritratti poco lusinghieri* del taoiseach Brian Cowen in due musei di Dublino (un emulo di Banksy?). Garda (Síochána) /’gɑ:rdə ‘ʃɪ:xɑ:nə/ e Gardaí /’gɑ:rdi/ sono la polizia e i poliziotti irlandesi mentre l’apparentemente impronunciabile taoiseach /’ti:ʃəx/ è il capo del governo.
* Aggiornamento: il servizio della televisione nazionale irlandese RTÉ, poi “censurato”, qui.
Vedi anche: Pronuncia di nomi propri stranieri
Pronuncia di nomi propri stranieri
A una radio la scomparsa dell’attrice Natasha Richardson è stata annunciata nominando anche il marito “laiam” Neeson. Liam (equivalente irlandese di William) si pronuncia invece più o meno come è scritto, con l’accento sulla i.
La pronuncia del nome di persone straniere note può essere verificata nel sito Come si pronuncia?, ad es. qui la differenza tra Ralph Fiennes e Ralph Lauren. Facendo la ricerca per cognome si trova Liam Neeson e si può anche fare riferimento a un altro nome tipicamente irlandese, Liam Gallagher, qui.
L’ortografia di molti nomi propri irlandesi, come ad es. Siobhán, Áine, Eoghan, Niamh, Saoirse, Tadhg, rende la pronuncia difficile da indovinare. In Baby Names of Ireland si può ascoltare pronuncia e storia dei nomi più diffusi dalla voce di Frank McCourt. Gli italiani rimangono spesso perplessi da Gráinne e Seamus, che suonano un po’ come “grogna” e “scemus”…
Aggiornamento – Chi sta cercando informazioni sul nome dell’attrice Saoirse Ronan può ascoltare la pronuncia qui.
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Vedi anche: Guida pratica alla pronuncia dei termini stranieri (via Taccuino di traduzione), i post Parla come mangi 1, 2 e 3 e altri post con tag pronuncia.
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San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness”
Oggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese. Chissà se in tempi di crisi economica alla parata di Dublino c’è la solita invasione di americani, molti vistosamente vestiti di verde, come quando abitavo lì.
In alcune parti degli Stati Uniti chi non indossa qualcosa di verde il 17 marzo rischia di prendersi qualche pizzicotto. Chi vive in Irlanda, invece, può stare tranquillo perché non succede proprio.
Viene in mente l’aggettivo Oirish, modellato sulla pronuncia irlandese esagerata di Irish, per descrivere quanto è considerato tipicamente irlandese ma in effetti è uno stereotipo. L’aggettivo è spesso associato all’immagine idealizzata dell’Irlanda che hanno gli Irish-American e che negli anni è stata rinforzata da molti film americani (ne parla oggi l’Irish Independent in Heard the one about the drunk, horny leprechaun?).
Oirish è forse un po’ l’equivalente irlandese del nostro “pizza e mandolino”. I risultati con la chiave di ricerca “irlandese” nella ClipArt di Office rendono l’idea: si vedranno l’immancabile shamrock, capelli rossi (sono invece più tipici quelli neri), birra verde (bevuta solo da americani!), pentole d’oro con arcobaleno e leprechaun…
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Vedi anche: 17 marzo – San Patrizio, per il significato di kiss the Blarney stone e the luck of the Irish, e i commenti a What’s the craic?, per alcune vignette su San Patrizio.
Trascrizione fonetica per l’inglese
Post pubblicato il 14 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Nel sito Turn your text into fənɛ́tɪks si può generare la trascrizione fonetica di parole o frasi inglesi con i simboli dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA).
La pronuncia di riferimento è americana, ad esempio se l’ortografia richiede una r in finale di parola (es. car), il fonema /r/ viene indicato nella pronuncia mentre non lo sarebbe per l’inglese britannico standard. L’accento americano prevede infatti la pronuncia di /r/ se la lettera r è presente nella forma scritta e per questo è detto rhotic (dalla lettera rho dell’alfabeto greco), mentre l’accento inglese standard è non-rhotic o R-dropping perché in genere la r non viene pronunciata quando non è seguita da vocale e porta invece all’allungamento della vocale precedente: nel caso di car, la pronuncia americana è /kɑr/ e quella inglese è /kɑ:/.
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Aggiornamento luglio 2011 – PhonPad è un editor di trascrizioni IPA online dell’Università di Torino che permette di selezionare i simboli IPA della lingua scelta tra italiano, inglese, francese, tedesco o spagnolo (oppure di qualsiasi altra lingua dalla tabella sottostante), formare la sequenza voluta e quindi copiarla e incollarla altrove [via Online IPA keyboards, con vari link a risorse simili].
Vedi anche: Parla come mangi 3 e Fonetica animata (una risorsa interattiva per visualizzare l’articolazione dei suoni di inglese americano, tedesco e spagnolo).
Microsoft Azure
Post pubblicato il 27 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
English version: Azure, an interesting term
E così il nome è stato svelato: la nuova piattaforma di servizi Microsoft per il cloud computing si chiama Azure, un termine letterario molto evocativo.
Mi domando quale sarà la pronuncia standard in Europa, visto che si tratta di un termine parecchio insolito anche per i madrelingua e sono contemplate parecchie variazioni di pronuncia, ad esempio solo in inglese britannico si può dire:
/’æʒə/
/æ’ʒʊə/
/’æʒjʊə/
/’eɪʒə/
/eɪ’ʒʊə/
Prenderà piede la pronuncia americana che si può ascoltare qui (Merriam-Webster) oppure una italianizzata più consona al nostro sistema fonetico ma che potrebbe sembrare una voce dialettale settentrionale, o addirittura la pronuncia francese /a’zyr/? Vedremo…
Intanto il sito ufficiale (Azure Services Platform e Windows Azure) è qui e per dettagli più specifici vi rimando a Novità da PDC 2008: Azure Service Platform e Windows Azure del mio collega Giorgio Malusardi in ZenIT Blog.
Accenti gravi e acuti in italiano
Pubblicato l’8 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Nel forum Scioglilingua nel Corriere della Sera in questi giorni ci sono alcune discussioni sull’uso dell’accento grave e acuto in italiano. Gli accenti grafici sono quelli previsti dall’ortografia italiana sulla vocale finale di alcune parole. Da un punto di vista pratico, l’unica distinzione che la maggior parte di noi è tenuta a conoscere è tra è aperta /ɛ/ (è, cioè, caffè, tè) che richiede l’accento grave ed é chiusa /e/ (perché, poté, sé, né) che richiede l’accento acuto: con le altre vocali c’è la convenzione di usare sempre l’accento grave. L’ultimo contributo in Scioglilingua riassume bene la questione e fa le distinzioni del caso tra i vari tipi di accenti, con riferimenti specifici anche agli accenti tonici. Su un punto però non sono del tutto d’accordo:
| fuori di accento tonico le vocali e ed o sono solo chiuse |
In teoria per la e sarebbe vero, ma in pratica basta andare a Trieste per rendersi conto che lì riescono a pronunciare la /ɛ/ aperta anche nelle sillabe atone! ![]()
Tornando invece all’ortografia, può essere utile sapere che la Correzione automatica di Office converte automaticamente le e accentate errate per le parole più comuni:
Per visualizzare o modificare l’elenco delle correzioni automatiche in Word 2007:
| 1 | Fare clic sul pulsante Microsoft Office |
| 2 | Nella finestra di dialogo Opzioni di Word fare clic su Strumenti di correzione, quindi su Opzioni correzione automatica |
…
Vedi anche: Errori con gli accenti: colpa di computer e cellulari? [link aggiunto]
Commento di .mau.:
| tranne ovviamente se prendi un libro Einaudi, che usa ancora la convenzione di indicare l’accento acuto su i e u (insomma, non è "più così" ma "piú cosí"). Credo siano rimasti gli ultimi a indicare che i e u sono sempre acute, quando vengono accentate. |
Licia:
| @ .mau. Ricordo di aver notato accenti "non standard" in qualche libro ma non avevo presente la casa editrice, anche perché è un po’ che non mi capita di leggere qualcosa di Einaudi. | |
| La Garzantina Italiano dà motivazioni storiche per indicare come più raccomandabile lo schema à, ì, ù, é, è, ó, ò [loro ordine]: | |
| "Ossia: sempre grave – secondo l’accentuazione tradizionale degli ossitoni nella tipografia antica – nei tre casi in cui non si può distinguere tra i diversi gradi di apertura (à, ì, ù) ..." | |
| [Aggiornamento 18/3/09: nel Portale Treccani una nota esplicativa con riferimento specifico all’uso degli accenti da parte delle diverse case editrici] | |
| A proposito, l’autore del contributo che ho citato sei tu o è un tuo quasi omonimo? |
Ancora .mau.:
| no, quel contributo non è mio. Anche perché da buon settentrionale ho dei grossi problemi a concepire che "e" e "o" possano avere più di un tipo di accento. Ho semplicemente imparato a memoria la lista delle parole che terminano in é (non sono poi tante). |
Licia:
| Stessa strategia: | |
| per avverbi, congiunzioni, passati remoti, né, sé e numeri (es. trentatré) | |
| → accento acuto | |
| per la maggior parte dei sostantivi e cioè | |
| → accento grave | |
| Però ricordo mio papà (veneto) che faceva notare a mio fratello più piccolo (accento romagnolo) che non si diceva perchÈ ma perché… |
Parla come mangi 3
Post pubblicato il 15 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Dal Corriere della Sera, in L’inglese e gli errori: «Aboliamo le regole dell’ortografia», sulla mancata corrispondenza tra pronuncia e ortografia:
L’errore è poi stato corretto ma è chiaro che il giornalista avrebbe dovuto verificare gli esempi prima di affermare in "amare" invece la e finale si sente: "love" (o sceglierne di meno conosciuti). Eppure la pronuncia dei termini inglesi è facilmente consultabile, ad es. The Free Dictionary permette di ascoltare sia la pronuncia britannica (Br) che quella americana (Am). Altre risorse:
- Longman Dictionary of Contemporary English (Br, spesso trascrizione fonetica)
- Oxford Advanced Learners’ Dictionary (Br, trascrizione fonetica)
- Merriam-Webster (Am, audio)
- Yourdictionary.com (Am, audio)
In alternativa, il consiglio molto ufficioso che ci veniva dato all’università: trovarsi un romantic interest di madrelingua. Sicuramente la pronuncia di love dovrebbe migliorare. ![]()
Il post Riforma in Taccuino di traduzione 2.0 chiarisce come il titolo dell’articolo originale inglese (Let pupils abandon spelling rules, says academic) abbia dato origine a fraintendimenti che sono poi stati propagati nell’articolo del Corriere. — Vedi anche: Parla come mangi 1 e 2 – Commento di .mau.: adesso che ho letto il brano originale inglese Let’s allow people to omit the misleading final e of have and give (compare save, drive).) ho finalmente capito cosa stava dicendo l’accademico britannico. Il povero corrispondente del Corriere ovviamente non sapeva la differenza tra sillaba aperta e sillaba chiusa (non che io la sappia, intendiamoci, e infatti il mio inglese parlato fa schifo). Però, vivaddio, se uno non capisce una cosa forse sarebbe meglio ometterla, no?
Ho aggiunto: All’inizio non ho capito bene neanch’io con il suggerimento relativo alla lunghezza delle vocali (Drop the final e from words if the preceding vowel sound is short: Give becomes giv but love remains love). Se love /lʌv/ avesse una vocale lunga immagino sarebbe indicata in trascrizione fonetica con quella specie di due punti. Poi mi è venuta in mente la storia di the magic e, un trucchetto che viene insegnato ai bambini inglesi per imparare a leggere e scrivere correttamente le parole [vedi video alla fine dei commenti]. La e in finale di parola di solito è muta ma nell’ortografia indica che la vocale precedente si pronuncia come si pronuncia la vocale nell’alfabeto. Più facile spiegare con qualche esempio: pan /pæn/ ma pane /peɪn/ Credo che ai bambini venga insegnato che le vocali del secondo caso, con la magic e, sono long. Quindi, tornando all’esempio dell’articolo, avrebbe senso eliminare la e finale da give perché non segue la regoletta della magic e… però non capisco ancora l’esempio di love!!! Probabilmente bisogna essere di madrelingua inglese e aver fatto le scuole in UK per capire fino in fondo. E poi ancora: Premessa: io non non ho mai studiato glottologia e non so granché di Great Vowel Shift, così mi è venuto in mente solo adesso di fare qualche altra verifica. La voce Silent e in Wikipedia dà molte informazioni sulla e finale e fa riferimento al concetto di long vowel e short vowel. Nella sezione Truly silent e fa proprio l’esempio di give e love che però considera foneticamente simili…
bit /bɪt/ ma bite /baɪt/
cut /kʌt/ ma cute /kju:t/
.mau. ha aggiunto:
i miei ricordi si basano su qualcosa che accennò il mio professore di inglese al liceo, e quindi parliamo di più di venticinque anni fa
L’idea era appunto quella dei due suoni (lungo come quando la si pronuncia nell’alfabeto, e breve più sfumato) della vocale, e la sillaba lunga era quella con due consonanti (oppure con la e muta, appunto). La o di love non si pronuncia /oʊ/ perché la f dell’Old English non voleva l’allungamento; infine si pronuncia /ʌ/ e non /o/ perché in Old English c’era una u (lufu)e non una o. Detto tutto questo, le regole di pronuncia dell’inglese sono casuali, IMNHO.
Ho chiesto a una collega americana che ha insegnato inglese e a quanto pare l’esempio give/love non è chiaro neanche per una persona madrelingua, perlomeno americana:
When I learned spelling and reading here in US, they talked about long and short vowels.
We were taught in school that if an e follows the next consonant, then the vowel is long (eg bride, trite, tile), except for many words such as give. And we learned the dictionary symbols for long and short vowels so we could look up and sound out words we had never heard, because there was really no other way to be sure. Other than asking an adult who knew the word.
So I have an idea about what they are talking about in the article, but I don’t understand some examples.
In my dialect, love has a short o, so by their rule, it would be lov. Or does the “but” mean they will make an exception for the VIP word “love”??? The long o sound is in “low” (for me, these are 2 different o sounds).
Perhaps the article was not edited very well.
…
Aggiornamento 20 marzo 2009: un video divertente sulla magic e (o silent e), via Wordnik:
Parla come mangi 2
Post pubblicato il 23 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ne ho già parlato in un altro post: mi stupisce che chi lavora in radio o televisione non verifichi la pronuncia dei termini stranieri prima di usarli.
Sentito sabato in un giornale radio:
"…giornalisti con /beɪʤ/ ben visibile sul petto".
Beig? Proprio così, faceva rima con l’inglese page.
Forse si tratta di un nuovo tipo di badge di colore beige… Ma se non si sa pronunciare un termine straniero, perché non usare quello italiano, in questo caso tesserino di riconoscimento, che sarebbe comprensibile da tutti?
Piccola consolazione con i giornali radio RAI: da quando sono diretti da Antonio Caprarica, storico inviato da Londra, perlomeno la pronuncia italiana di privacy non segue più quella americana /’praɪvəsɪ/ ma quella britannica /’prɪvəsɪ/.
Dopotutto siamo in Europa
.
Un articolo divertente su tutte le variazioni di badge in italiano, Questo budget non beggia, scritto parecchi anni fa ma ancora attuale (grazie a Enrico).
Parla come mangi 1
Post pubblicato il 17 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Stamattina alla radio ho sentito alcuni esempi che, per l’ennesima volta, mi hanno fatto riflettere sull’uso massiccio di parole inglesi nella lingua italiana e soprattutto sulla necessità, nell’ambito di comunicazioni ufficiali quali notiziari e messaggi pubblicitari, di verificare la pronuncia. Le tre parole che ho sentito nel giro di pochi minuti sono management, performance e (park) assist, tutte pronunciate con l’accento sulla sillaba sbagliata.
Diversi fattori possono influenzare la pronuncia di parole straniere in italiano, tra cui il modo in cui il prestito è entrato nell’uso (se attraverso la lingua scritta o parlata) e il grado di conoscenza della lingua straniera. Un esempio tipico è puzzle, che fino a qualche anno fa tendeva ad essere pronunciato come scritto, /’pʊttsle/, mentre ora, grazie a una maggiore diffusione dell’inglese, prevale la pronuncia /’pazol/ che si avvicina di più a quella originale /’pʌzl/. In altri casi la pronuncia originale viene adattata al sistema italiano, specialmente quando non esiste un fonema corrispondente, ad esempio la vocale inglese /æ/ tende a essere pronunciata /a/, come in standard /’standard/, oppure /ɛ/, come in standby /’stɛndbai/.
Di solito, comunque, l’accento cade sulla stessa sillaba del termine originale e proprio per questo continuo a domandarmi come sia possibile che nelle comunicazioni “ufficiali” possano coesistere la dizione corretta (management e performance) e quella errata. I principali dizionari italiani includono sia la pronuncia della lingua di origine che quella italiana adattata, ad esempio per software si troverà sia l’inglese /’sɔftwɛə/ che l’italiano /’sɔftwɛr/, quindi non dovrebbe essere troppo difficile verificare?
Alcuni prodotti Microsoft includono registrazioni audio e per evitare questo tipo di errori la Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano contiene conteneva una sezione con indicazioni generali sulla pronuncia di termini inglesi, riferimenti e acronimi.
Il tipo di carattere utilizzato per le trascrizioni fonologiche in questo post è Arial Unicode MS, disponibile con Windows Vista. Se i simboli non vengono visualizzati correttamente è necessario installarlo. Un elenco dei caratteri dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA) in Unicode è disponibile qui.
Vedi anche: www e pronuncia di indirizzi web e Touch screen napoletanizzato.
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PS Un consiglio ad eventuali studenti in cerca di un’esperienza lavorativa: stage è una parola francese, /’staʒ/, da non confondere con la parola l’inglese che vuol dire "palcoscenico" ![]()
…
Portale Treccani.it
Post pubblicato il 15 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Aggiornamento marzo 2011: in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, ulteriore nuova veste grafica per il Portale Treccani, come descritto qui. Il testo che segue fa riferimento alla versione disponibile prima del 14 marzo 2011.
Il portale Treccani.it è stato rinnovato, non solo graficamente ma anche nei contenuti: aree tematiche, una sezione con migliaia di neologismi, approfondimenti, collegamenti a enciclopedie, dizionari e banche dati, ecc.
È una versione beta e c’è ancora qualcosa da sistemare, specialmente in alcune funzionalità di ricerca e consultazione, ma i miglioramenti rispetto alla versione precedente sono parecchi, specialmente in usabilità.
Mi piace l’interfaccia del Vocabolario Treccani. Le voci hanno un’indicazione della lunghezza e sono facilmente espandibili; in questa versione viene usato l’alfabeto fonetico internazionale per la pronuncia (non sempre inclusa nei dizionari online) e per i termini stranieri viene indicata sia la pronuncia originale che quella usata in italiano. Non è stata mantenuta la ricerca anche per la parte iniziale, interna o finale di una parola ma spero venga reintrodotta (si può provare con l’asterisco ma i risultati non sono quelli che ci si aspetterebbe).
Una novità interessante: si possono aggiungere commenti alle voci e segnalare neologismi e termini regionali.
Riconoscimento vocale e curiosità… umane
Post pubblicato il 6 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ho finito di leggere un po’ di numeri di The New Yorker che mi ha passato una mia amica. Interessante l’articolo Hello, Hal, una panoramica dell’evoluzione di sintesi vocale e riconoscimento vocale dai primi esperimenti ai giorni nostri, delle difficoltà in questo campo e delle applicazioni pratiche più recenti.
Molte informazioni sono note e facilmente reperibili (cfr. le voci Sintesi vocale e Riconoscimento vocale in Wikipedia) ma alcuni dettagli sono curiosi, specialmente quelli usati per illustrare come alcune capacità del cervello umano siano praticamente impossibili da riprodurre artificialmente. Due esempi:
| ▄ | In una conversazione telefonica, siamo in grado di percepire se l’interlocutore stia sorridendo, e di che tipo di sorriso si tratti, grazie alla capacità dell’orecchio umano di riconoscere le variazioni di suono causate dalle diverse espressioni facciali: proprio per questo agli operatori di call center verrebbe detto di sorridere sempre e comunque (Smile – and the world can hear you). |
| ▄ | Il nostro udito è così sofisticato che, a quanto pare, basta il suono per farci capire se del liquido che viene versato è caldo o freddo. |
Per chi è interessato all’articolo, direi che si può iniziare a leggere da pagina 2.
Menu o menù?
Post pubblicato il 15 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Alcune persone mi hanno chiesto come mai nei prodotti Microsoft il termine menu non è accentato, mentre in genere lo sono le parole tronche di due o più sillabe.
Il termine è un prestito dal francese entrato in italiano nella forma originale menu alla quale si è poi affiancato l’adattamento menù; coesistono inoltre la pronuncia originale /mə’ny/ e quella adattata /me’nu/.
In rete ci sono parecchie discussioni su quale delle due forme preferire.
Per i prodotti Microsoft abbiamo fatto riferimento alla grafia indicata come standard dalla maggioranza del dizionari italiani:
- De Mauro: viene privilegiata la grafia originale francese; la forma accentata è registrata come variazione.
- Devoto Oli: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento
- Garzanti: solo la grafia originale.
- Sabatini Coletti: solo la grafia originale.
- Treccani: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento.
- Zingarelli: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento.
Questa scelta è condivisa dai principali produttori di software.
Qui sotto,invece, un esempio del tipo di menu che attira l’attenzione della terminologa in vacanza…


In una conversazione telefonica, siamo in grado di percepire se l’interlocutore stia sorridendo, e di che tipo di sorriso si tratti, grazie alla capacità dell’orecchio umano di riconoscere le variazioni di suono causate dalle diverse espressioni facciali: proprio per questo agli operatori di call center verrebbe detto di sorridere sempre e comunque (
