Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “pronuncia”

Come si pronuncia Expo?

Logo Expo Milano 2015Ho notato che a Milano, dove vivo, si discute di Expo Milano 2015 pronunciando il nome con l’accento sulla prima sillaba e la e aperta, ÈK·spo, mentre chi mi chiede informazioni dal resto d’Italia dice ek·SPÓ, con l’accento sulla seconda sillaba a imitazione della parola originale francese, che è la pronuncia che riportano tutti i dizionari di italiano (esempio: Vocabolario Treccani).

Cosa dicono le fonti ufficiali? Non ho trovato informazioni specifiche e ho concluso che chi si occupa della comunicazione di Expo Milano 2015 abbia trascurato questo aspetto, invece importante per l’identità di un marchio. Negli spot e nei video ufficiali sono infatti usate due diverse pronunce.

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Telemarketing “estero” e pragmatica

Anche se il mio numero di telefono è da anni nel Registro delle Opposizioni, ultimamente ricevo parecchie telefonate indesiderate da Telecom e da Vodafone.

operatore di telemarketing (con loghi adattati di Vodafone e Telecom Italia)Inutile protestare o dichiarare totale disinteresse verso qualsivoglia offerta, quindi devo concludere che la percentuale di telefonate andate a buon fine compensi l’avversione permanente suscitata in quelli come me.

Presumo che per chi ascolta e si fa convincere dalle offerte non siano rilevanti gli aspetti linguistici e pragmatici che invece ritengo rendano gli operatori di telemarketing poco credibili.

Accento ed errori

Da quando parecchi call center sono stati dislocati all’estero, buona parte degli operatori non sono di madrelingua italiana. Le aziende che si servono di loro però non sembrano preoccuparsi degli studi che indicano che chi parla con accento straniero è percepito come meno attendibile rispetto a una persona di madrelingua, ancor meno se fa errori di lessico o grammatica: qualche dettaglio in Accenti stranieri e credibilità.

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Jobs Act

In questi giorni si parla molto di Jobs Act, un nome usato impropriamente.

Ne ho discusso in Get your [Jobs] Act together! e nell’aggiornamento Definizione ufficiale di Jobs Act, due post molto visualizzati perché risultano ai primi posti nei risultati di ricerche quali “significato di Jobs Act” e “definizione di Jobs Act” (anche con grafie italianizzate come giobs act). La pronuncia varia: prevale giobsact ma ho sentito anche giobbact, giobbatt, giossact, giobsect, giobbect e giobbett.

È una conferma non solo che Jobs Act è un nome poco trasparente ma anche che la scelta di ricorrere ad anglicismi superflui senza spiegarli è segno di poco rispetto per l’interlocutore.

– TU HAI CAPITO COSA CAMBIA CON IL “JOB ACT”?  –  FACILE. DA “DISOCCUPATI” PASSIAMO AD “UNEMPLOYED”
Vignetta di Dino Manetta

Vedi anche: Ancora itanglese

Come si pronuncia Bárðarbunga

A quanto pare sentiremo parlare molto del vulcano islandese Bárðarbunga, in inglese Bardarbunga. L’intensa attività sismica degli ultimi giorni rende probabile un’eruzione che potrebbe rivelarsi problematica come quella del famigerato Eyjafjallajökull nel 2010. Intanto ecco come si pronuncia il nome, grazie alle indicazioni del sito islandese mbl.is:

Il nome Bárðarbunga deriva da un colono vichingo dell’VII secolo, Bárður Bjarnason (o Gnúpa-Bárður), da cui ha preso il nome anche una valle, e bunga, “collina tondeggiante”.

Vedi anche: Lava, lapilli, turbinanti nubi di cenere vulcanica…

i meme, i memes e i memi

Negli Stati Uniti è stato fatto un sondaggio tra 1100 persone dai 18 ai 45 anni per verificare come vengono chiamati una trentina di concetti legati alle tecnologie digitali, per ciascuno dei quali coesistono più termini.

Ci sono anche esempi di variazioni di pronuncia, tra cui GIF, MySQL, ASCII e meme:

pronuncia di meme per gli americani intervistati per un sondaggio di eBay 

Ho scelto l’esempio di meme perché è un termine adottato anche in italiano come prestito ma con ulteriore variazioni, non solo di pronuncia ma anche di morfologia

Il concetto rappresentato da meme è noto:

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I problemi degli exit pool / pole

A giudicare dai commenti di ieri sera sui social network, ad es. Twitter, in Italia sono in molti a pensare che i sondaggi elettorali fatti all’uscita dei seggi si chiamino exit *pool e non exit poll, e c’è anche chi scrive exit *pole.

Polling station = seggio elettoraleIn inglese si usa poll in contesti elettorali, dove può indicare la votazione, lo scrutinio, il numero di voti o di elettori, oppure per alcuni sondaggi (ad es. opinion poll ed exit poll).

Non sono argomenti tipici dell’inglese scolastico o da turisti, quindi poll può risultare una parola poco familiare e subire l’interferenza di altre parole inglesi più note, come pool (forma abbreviata di swimming pool, da pool nel senso di specchio d’acqua, ma anche pozza o pozzanghera), e prestiti quali car pool e termini informatici come pool di server (da pool nel senso di un insieme di risorse). L’altro tipo di interferenza potrebbe venire da pole position e pole dancing (il riferimento originale è a un palo), o forse anche da nomi dove pole ha il significato di “polo”, ad es. North Pole.

In inglese poll e pole hanno la stessa pronuncia, /pəʊl/, mentre pool si dice /puːl/, che a sua volta è diverso da pull, /pʊl/, ma per un italiano non è facile sentire la differenza.
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Vedi anche: Election days… (altri tipi di poll) e Anglicismi e politica italiana

Expo 2015: Foody & friends

Foody

Sono stati annunciati i vincitori del concorso per i nomi della mascotte di Expo 2015 e dei suoi personaggi: sono Foody (l’insieme di frutta e verdura), composto da Josephine (Banana), Rodolfo (Fico), Chicca (Melagrana), Arabella (Arancia), Gury (Cocomero o Anguria), Manghy (Mango), Piera (Pera), Pomina (Mela), Rap Brothers (Rapanelli), Max Mais (Mais Blu) e Guagliò (Aglio).

Le perplessità che avevo espresso in Mascotte Expo 2015 e nomi internazionali sono state confermate, non solo per questioni di genere ma anche perché alcuni nomi, per quanto efficaci e divertenti in italiano, come Guagliò, non rispettano i requisiti dell’internazionalità e della facilità di memorizzazione e di pronuncia previsti dal concorso.

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expresou, bruscéta e rigóuta

Mispronounced food words: can you say chorizo? discute della pronunce errate usate in inglese per vari nomi di alimenti o piatti di origine straniera, e conclude che chi si occupa professionalmente di cibo dovrebbe usare la forma corretta, non per sfoggio di conoscenza ma per rispetto verso gli ingredienti e le preparazioni.

Ci sono anche tre esempi italiani: espresso (“expresou”), bruschetta (“bruscéta”) e ricotta:

Ricotta  Why do so many US TV chefs mangle the word for the Italian cheese by pronouncing it rigoata? Why? It is pronounced pretty much as it is spelled: ree-cot-a.

ricotta di capraChissà, forse non è un caso che in inglese qualcuno dica all’incirca “rigouta”, come se derivasse dalla parola goat, “capra”. 

Poco probabile, ma sarebbe divertente se la pronuncia fosse dovuta a un’etimologia popolare, un fenomeno che può portare alla modifica della forma o del significato di una parola per accostamento ad altre parole coesistenti: come ben sappiamo, c’è la ricotta di capra, in inglese goat ricotta.
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Per sorridere sulla pronuncia dei nomi italiani in inglese, riascoltatevi Gustaccio.  😉

Pronunce americane e carta igienica

Aunt, adult, pajamas: Why can’t we agree how to pronounce common words? analizza alcuni aspetti diacronici e diatopici che in inglese, in particolare nella varietà americana, hanno portato alla coesistenza di due pronunce diverse per alcune parole comuni, come  schedule, envelope, almond. address, adult.

Il dettaglio più curioso però è il nome scelto per descrivere il fenomeno, toilet-paper-roll words, che associa le discussioni e le preferenze anche molto marcate dei parlanti per una particolare pronuncia a quelle per i due possibili posizionamenti dei rotoli di carta igienica, a quanto pare un argomento molto dibattuto negli Stati Uniti.

La parola composta toilet-paper-roll word evidenzia anche la flessibilità dell’inglese nella creazione di sintagmi nominali complessi e nell’uso di lessico tipico di contesti e registri informali anche in ambiti in cui prevale invece un linguaggio tecnico.

WHERE DO YOU STAND ON THE GREAT TOILET PAPER DEBATE? SHOULD THE LOOSE END HANG OVER OR UNDER THE ROLL?  Pears Before Swine

Ho già proposto questa striscia in Insolite conversioni e nominalizzazioni (le parole underer e overer). Rotoli di carta igienica anche in Adrian Mole e carta igienica inglese e in finished ≠ finito,


Aggiornamento: un documento storico (!) che dovrebbe mettere a tacere tutte le discussioni sui posizionamento del rotoli di carta igienica.

Chrüterchraft!

SCOPRI LA CHRÜTERCHRAFT! Tutti i segreti della nostra magica miscela di erbe in 13 lettere. Mi è piaciuta la pubblicità delle caramelle Ricola, incentrata sulla parola svizzera Chrüterchraft, distintiva perché difficile da dire e da ricordare.

È un esempio di eccezione alla regola che i nomi dei prodotti (o a loro associabili) dovrebbero essere facili da pronunciare, come peraltro il marchio Ricola: dettagli in Ambita ambiguità?

Trovo inoltre divertente che Chrüterchraft  abbia 13 lettere come le 13 erbe della miscela delle caramelle e che il video che preannuncia la parola e gioca con la sua pronuncia si concluda con la frase “Presto sulla bocca di tutti”.

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Amazon.com, dall’a alla zeta

logo Amazon.comÈ noto che Amazon.com, il colosso del commercio online, prende il nome dal Rio delle Amazzoni (Amazon River), il fiume più lungo e con la maggior portata d’acqua di tutti i continenti, una metafora appropriata per quella che doveva diventare la più grande libreria del mondo.

Il nome era stato scelto nel 1994 dal fondatore, Jeff Bezos, che l’aveva notato sfogliando le pagine della lettera A di un dizionario, iniziale voluta perché il nome fosse privilegiato nell’ordinamento alfabetico. La freccia del logo collega le due lettere che richiamano l’espressione from A to Zee (Zed in inglese britannico) perché, nella visione di Bezos, Amazon dovrebbe consentire di acquistare ogni libro pubblicato, dall’a alla zeta.

Questi e altri dettagli in How Amazon Got Its Name, che analizza i nomi scartati ed evidenzia alcune considerazioni condivise anche dalle valutazioni di globalizzazione.

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Convergenza evolutiva: “eh?!?”

Una nuova ricerca (Is “Huh?” a Universal Word?)  ha identificato un universale linguistico nella parola usata in diverse lingue del mondo per segnalare all’interlocutore che non si è capito quanto è appena stato detto, rappresentata in inglese da huh? e in italiano da eh?

È rilevante perché in linguistica vale il principio dell’arbitrarietà del segno linguistico (cfr. il triangolo semiotico: non c’è collegamento diretto tra un concetto e il suono della parola che lo rappresenta, a parte limitati casi di onomatopea) e ciascuna lingua si avvale di un proprio sistema di foni, con caratteristiche uniche e alquanto ristretto, per cui la probabilità che esistano parole universali è estremamente bassa. In questo caso, però, è stata identificata un’interiezione monosillabica che ricorre a vocali con caratteristiche molto simili in tutte le lingue esaminate. 

Map Huh Universal Word

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In evidenza: san Giuda e anziani sacerdoti

Suggerimento di lettura: Ma questo non è un paese di cattolici? su quella che i media italiani hanno chiamato la “tempesta di (san) Giuda”, con la differenza tra Judas e Jude.

Lunedì i media ci hanno annunciato che non c’è nessuna evidenza di attività di spionaggio dell’NSA sulle telefonate degli italiani, anziché nessuna prova, che è il significato di evidence in inglese ma non di evidenza in italiano, perlomeno non nel lessico comune.

Justin WelbyLa settimana scorsa ci hanno fatto sapere che a Londra il principe George è stato battezzato dall’arcivescovo di Canterbury, “il sacerdote più anziano della Gran Bretagna”. Piccolo particolare: Justin Welby ha 57 anni ed è the most senior bishop of the Church of England, cioè il sacerdote che è a capo della chiesa anglicana. Nota di pronuncia: non è *CanTERbury ma CANterbury /ˈkantəb(ə)ri/).

E a proposito di pronuncia, Edward (Snowden) diventa quasi sempre “iduard”, forse un ipercorrettismo perché in inglese si dice /ˈɛdwəd/. Il cosiddetto Datagate ha un’insolita pronuncia ibrida “dataghèit” ma se si trattasse davvero di una parola inglese dovrebbe essere approssimata in “déitagheit” /ˈdeɪtəgeɪt/, invece così diventa lo “scandalo della data”.

Mnemonica

Vignetta di Rhymes with Orange che gioca sulla somiglianza tra mnemonic  /nɪˈmɒnɪk/ (prima consonante muta, come le parole che iniziano per ps e gn) e demonic  /dɪˈmɒnɪk/:

mnemonic possession

In inglese (Dear) King Philip Came Over For Good Spaghetti / Soup serve a ricordare la classificazione zoologica Domain, Kingdom, Phylum, Class, Order, Family, Genus, Species. Ho l’impressione che gli espedienti di mnemonica siano più comuni in inglese che in italiano, e l’elenco in Wikipedia sembra confermarlo, o forse un tempo lo erano anche in Italia?

A parte i diffusissimi trenta dì conta novembre (), su qui e qua l’accento mai non va e come quando fuori piove per i semi delle carte da gioco, di questo elenco italiano conoscevo solo Il volume della sfera qual è? Quattro terzi, pi greco, erre tre e Ma con gran pena le reca giù per le Alpi, entrambi imparati dai miei genitori ma mai sentiti a scuola. Voi quali usate?

Vedi anche: I before E except after C in Charlie Brown, l’ortografia e la sillabazione e le formulette usate in inglese americano per ricordare i numeri romani.

Alfabeto inglese muto

Conosciamo tutti l’alfabeto telefonico italiano (A come Ancona, B come Bologna…), usato per indicare a voce come scrivere una parola non nota, e quello internazionale descritto come alfabeto fonetico NATO (Alfa, Bravo, Charlie). In inglese ci sono altri spelling alphabet e tra i più curiosi c’è un silent alphabet compilato con gli esempi “negativi” di lettere che appaiono nella grafia di alcune parole ma che sono mute nella pronuncia:

A as in bread
pronuncia di leopard B as in debt   (e plumber, bomb, lamb…)
C as in indictment
D as in handkerchief
E as in give  (la cosiddetta magic o silent e)
F as in halfpenny    /ˈheɪpni/
G as in gnaw
H as in hour
O as in leopard (e Leonard)

In Silent English il resto dell’alfabeto (via Sentence First).