Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “parole macedonia”

#snOMG!

Dopo le abbondanti nevicate di questi giorni, nelle prime pagine dei quotidiani di ieri e di oggi mi sarei aspettata titoli ad effetto sul maltempo e invece la parola scelta quasi ovunque è gelo, senza alcuna esagerazione.

L’inglese è molto più creativo, specialmente in America, dove le tempeste e le bufere di neve possono durare vari giorni e causare enormi disagi. Si registrano in particolare parole macedonia, che da portmanteau [word] sono state ribattezzate snowmanteau

snowmanteauLe due parole che hanno avuto più successo sono snowmageddon (snow+armageddon) e snowpocalypse (snow+apocalypse); Snowzilla (snow+Godzilla) invece è il nome dato sia a un enorme pupazzo di neve che a una famigerata (mostruosa?) bufera di neve.

Altre parole divertenti sono snovice (snow+novice), una persona che non ha mai visto la neve, e snowhere, la risposta che si dà alla domanda “where do you go in a snowstorm?”.  E su Twitter si usa l’hashtag #snOMG, che combina la parola snow con l’esclamazione OMG.

Vignetta: Partially Clips via Language Log

Bungarello: occasionalismo o neologismo?

Ieri il Corriere della Sera riportava che in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS
(1 dicembre) alle redazioni dei programmi RAI era stato comunicato il divieto del ministero della Salute di nominare esplicitamente il profilattico (ma il ministro ha poi smentito).

#bungarelloLa trasmissione radio Caterpillar ha approfittato di questo contesto per chiedere agli ascoltatori di trovare un nome più accattivante per il preservativo.

Ci sono state proposte molto divertenti e ha vinto un bell’esempio di creatività linguistica, bungarello.

Uno dei conduttori l’ha descritto come “un termine un po’ vezzeggiativo”, cogliendo un aspetto interessante della formazione delle parole.

(continua…)

Agosto con mucche, pecore, squali e grossi felini

exciting times

The Independent scrive di silly season in Minor British Institutions facendo un elenco di dieci argomenti ricorrenti in piena estate (da depennare man mano che se ne parla).

L’ho trovato divertente perché, anche se ricorda certe notizie estive italiane, contiene vari riferimenti tipicamente britannici. Tra i protagonisti non potevano ovviamente mancare gli animali, che da quelle parti piacciono molto:

1 Someone has been holidaying in the same resort for many years
2 Egg fried on pavement
Per dire che è così caldo che i marciapiedi diventano bollenti, in inglese esiste proprio l’espressione idiomatica “you can fry an egg on the pavement”.
3 Photograph of a brimming reservoir
Nel Regno Unito ci sono bacini idrici un po’ ovunque, anche nelle periferie delle città; se ne parla quando piove molto e sono colmi (ma anche in periodi in cui l’acqua scarseggia, nel qual caso diventano once brimming).
4 Shark off Cornwall; big cat near Woking
Anche in Italia in questa stagione non mancano gli avvistamenti di squali e pantere ma immagino che non sia casuale il riferimento a Woking (Surrey), la città dove atterrano i marziani nel romanzo The War of the Worlds di H.G. Wells.
5 Sheep learn to roll over cattle grids
In molti paesi si trovano le griglie metalliche orizzontali che sulle strade di campagna servono a impedire il passaggio di bestiame, però per me saranno sempre tipicamente inglesi perché è lì che le ho viste per la prima volta.
6 Famous middle-aged man has moobs
Moobs è una parola macedonia (man+boobs) che descrive la ginecomastia.
7 Cow falls from clifftop onto caravan
In roulotte in un caravan park in campagna, vicino a una scogliera: la quintessenza della vacanza tradizionale inglese!
8 Topless sunbathing banned in Frinton
Frinton-on-Sea (Essex) ha la reputazione di essere una località molto conservatrice e all’antica, decisamente non al passo con i tempi. Poco probabile che le famigerate Essex girl vadano in villeggiatura da quelle parti!
9 BBC: too many repeats
Le repliche alla TV fanno notizia anche da noi ma almeno alla BBC non c’è pubblicità.
10 No one appears to be running the country
Nessuno sta davvero governando il paese? In Italia, invece…
 

Buon Ferragosto!


Vedi anche: Icone culturali inglesi e Britannia in brief.

Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto

Menu made in USA: un primo di Pastachettis ai quattro formaggi, poi Soffatelli con pollo o manzo e infine, dulcis in fundo, un gelato Boccalone Prosciutto.

Pastachettis soffatelli

Avete già l’acquolina in bocca? No? Beh, sembra che neanche i clienti della catena di ristoranti Olive Garden siano stati molto tentati da pastachettis e soffatelli. A quanto pare i nomi inventati non risultavano sufficientemente familiari, come raccontato qui.

Ho provato a immaginare l’ispirazione per questi nomi “creativi” pseudoitaliani facendo un paio di considerazioni tipiche delle valutazioni di globalizzazione e di localizzabilità:

Un pastachetti è una striscia di pasta che avvolge del composto al formaggio, quindi il nome potrebbe essere una parola macedonia formata da pasta+pacchetti. Ma si pronuncia con /k/ oppure “pastacéti”?
I soffatelli sono dei fagottini di pasta sfoglia, però il vero nome italiano mi pare improponibile per il possibile riferimento a faggot. Difficile capire da cosa derivi soffatelli, forse chi ha coniato il nome si è ispirato ai Sofficini? O forse ha pensato alla pasta sfoglia (puff pastry) che si gonfia (puff up) durante la cottura? In questo caso, una ricerca da dizionario limitata a puff potrebbe spiegare il verbo “soffiare” come equivalente italiano e spunto per il nome.

Comunque sia, è poco probabile che in queste scelte siano stati coinvolti “italiani DOC”!

boccalone-prosciutto-icecreamIl gelato Boccalone Prosciutto è invece una specialità di una gelateria di San Francisco; il nome fa riferimento all’ingrediente principale e alla salumeria che lo fornisce.

L’ho scoperto dopo aver letto Ice Cream (The Language of Food), un articolo che prende spunto da alcuni gusti insoliti proposti da gelaterie californiane per raccontare la storia dei gelati e dei sorbetti e aggiungere alcune considerazioni fonosemantiche sulle vocali nei nomi di gelati.

(continua…)

Flipback, Librino e .2: un’alternativa agli ebook?

Tiny books – the next big thing? (The Irish Times) si domanda se i libri di piccole dimensioni siano la nuova tendenza dell’editoria, soprattutto per i lettori che preferiscono ancora la carta stampata agli ebook, e cita il successo dei volumetti (bookette!) pubblicati qualche anno fa dalla casa editrice inglese Penguin.

flibpackLo spunto è un nuovo formato di libro tascabile, appena lanciato sul mercato britannico con il nome di flipback. Misura 12×8 cm, quindi è poco più grande di un iPhone, si legge a 90° rispetto ai libri tradizionali (il testo è parallelo al dorso), rimane aperto da solo e in media pesa  meno di 145 g perché stampato su carta leggerissima.

L’idea è di una casa editrice olandese specializzata in bibbie (grammatura ridotta!) che ha chiamato il nuovo formato dwarsligger, spiegando così il significato: “A person unwilling to cooperate, who is stubbornly resistant to everything; obstructionist; troublemaker (from Dutch dwars – crossways, transverse; intractable, contrary – and liggen, to lie)”.

Il nome originale era ovviamente improponibile altrove e può essere interessante confrontare i marchionimi scelti per gli altri mercati in cui è presente il nuovo formato.

In inglese flipback fa pensare a paperback, il libro tascabile, con un riferimento esplicito a flip, l’azione di girare velocemente le pagine (che può essere back and forth); può richiamare anche le parole flip book, il cineografo, e flip phone, il cellulare con l’apertura a conchiglia;
in spagnolo è stato scelto un nome trasparente, Librino, ottenuto con un diminutivo che non fa parte della lingua ma che è immediatamente comprensibile;
in francese il nome .2 (Point Deux) e la pubblicità giocano invece con i riferimenti alle nuove tecnologie: 
La révolution du livre

La novità arriverà anche in Italia? Spero di sì, se non altro per sapere come si chiamerà! 


Vedi anche: Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di strategie diverse in lingue diverse nella scelta del nome di una nuova funzionalità.

infografica: plurale “infografiche” o difettivo?

What Shapes Our Language? è un bell’esempio di infografica usata per descrivere alcuni meccanismi che influenzano l’evoluzione della lingua (in questo caso l’inglese):

What_Shapes_Our_Language

Mi piace molto l’idea di rappresentare dati e informazioni in forma grafica ma mi lasciano perplessa i modi in cui in italiano viene usata la parola infografica (ormai molto diffusa ma tuttora classificabile come neologismo, tra l’altro non ancora registrato dai dizionari italiani che ho consultato).

Infografica è un calco di traduzione modellato su due parole macedonia inglesi, infographic e infographics [information+graphic e information+graphics].

In inglese ci sono tre sostantivi apparentemente simili che rappresentano tre concetti diversi:

(1) graph  sostantivo numerabile (plurale graphs), equivale all’italiano grafico, “rappresentazione grafica o geometrica di un fenomeno” (es. grafico a barre, grafico di una funzione ecc.)
(2) graphic  sostantivo numerabile (plurale graphics), equivale all’italiano elemento grafico, “immagine generata da un computer”
(3) graphics sostantivo non numerabile, equivale all’italiano grafica, “arte e tecnica di rappresentazione visiva su una superficie” (in italiano grafica è un sostantivo con valore collettivo ed è  raramente usato al plurale)

Ne deriva che infographics (3) descrive la tecnica di rappresentazione dei dati mentre infographic (2) è la singola rappresentazione grafica (plurale infographics).

In italiano non viene sempre recepita la differenza che esiste in inglese. Secondo me, infografica nel significato (3) è un neologismo efficace, invece non sono convinta da (un’) infografica e (più) infografiche (2) perché in questo caso associo al secondo elemento, grafica, il significato di “professionista (donna) che si occupa di grafica”.

Credo però che dovrò abituarmi a questo uso, anche se lo trovo davvero poco ortodosso, vista la diffusione sempre più vasta che sta avendo:

grafico

Concludo osservando che la voce Infografica in Wikipedia copre solo il significato (3); il redattore ha preferito usare grafico o rappresentazione grafica per il significato (2).


Aggiornamento novembre 2011 – Il dizionario di italiano Zingarelli nell’edizione 2012 include la voce infografica registrando il significato (3) e indicando il significato (2) come sinonimo improprio di infografìa.

infografica:

1 Settore dell’informazione che studia l’organizzazione e la rappresentazione di dati in forma grafica, mediante tabelle, diagrammi, istogrammi ecc
2 (impropr.) Infografia.

infografia:

(inform.) Immagine, generata da computer, che combina disegni e testi; si usa nell’editoria tradizionale ed elettronica per fornire informazioni in forma visuale. 

Se però si prova confrontare la frequenza d’uso, facendo una ricerca di pagine che contengono un’infografia e di pagine che contengono un’infografica, si può notare la prevalenza nettamente superiore di infografica.

nom nom nom!

Nel mondo anglosassone è di nuovo stagione di parole dell’anno. Inizia il New Oxford American Dictionary scegliendo refudiate, strafalcione molto discusso di Sarah Palin (involontaria parola macedonia formata da refute e repudiate).

Più interessanti da un punto di vista non americano le altre parole prese in considerazione: bankster, double-dip, crowdsourcing, retweet, webisode e vuvuzuela (per i dettagli, c’è un articolo in Il Post).

A me ha colpito molto che nell’elenco appaia anche nom nom nom, un’esclamazione che ha dato origine a sostantivo, verbo e aggettivo per descrivere cibo particolarmente appetitoso o l’apprezzamento di chi lo mangia.

om nom nom nomDeriva da una delle frasi preferite di Cookie Monster, personaggio dei Muppet che è noto da più di quarant’anni, però a quanto pare l’espressione nom nom nom nella sua forma scritta ha avuto una diffusione virale solo ultimamente grazie a lolcat e umorismo simile.

Ennesimo esempio di creatività della lingua inglese? A me ricorda tanto il nostro italianissimo gnam gnam, che il Vocabolario Zingarelli fa risalire al lontano 1868!

Sesame Street & The Origin of Om nom nom nom

Vedi anche:

Cinepanettoni e parole dell’anno 2008  
Ancora sulle parole dell’anno [2008]  
Parole dell’anno "tecnologiche" negli USA [2009] 
Parole dell’anno… e per gli anni [2009]

“portmantologist” e parole da salvare

Sono andata a curiosare su Save the Words, un’iniziativa degli editori dell’Oxford English Dictionary per “salvare” parole insolite che stanno cadendo nel dimenticatoio (a quanto pare, in inglese il 90% delle comunicazioni avviene con non più di 7000 parole). Per fare una pausa può essere divertente dare un’occhiata a qualche definizione o leggere i suggerimenti di spread the word (attenzione all’audio!).

portmantologist: one who studies or coins portmanteau words

Quando ho fatto clic, del tutto a caso, tra le centinaia di caselle colorate, ho trovato buffo che la prima parola apparsa fosse portmantologist, ovvero chi studia o crea parole formate dalla fusione di due parole, come ad esempio malware, malicious+software.

In inglese si parla di portmanteau word, un termine coniato da Lewis Carrol per descrivere le parole inventate per il poemetto Jabberwocky e che Humpty Dumpty spiega ad Alice con la metafora del “baule armadio”, caratterizzato da due parti unite da una cerniera: 

`Well, "slithy" means "lithe and slimy". "Lithe" is the same as "active". You see it’s like a portmanteau — there are two meanings packed up into one word.’  […] …"mimsy" is "flimsy and miserable" (there’s another portmanteau for you).
(Through the Looking Glass

Il termine linguistico inglese è blend, quello più scherzoso frankenword. In francese c’è il calco mot-valise e in tedesco Kofferwort, e anche in italiano c’è chi dice parola valigia. Io preferisco parola macedonia, non mi dispiace tamponamento (di parole) mentre trovo orrendo composto aplologico.

Una caratteristica delle parole macedonia inglesi nate in ambito tecnico e informatico è che di solito vengono adottate in italiano come prestiti. Qualche esempio: modem (modulator+demodulator), transistor (transfer+resistor), transceiver (transmitter+receiver), transponder (transmitter+responder), codec (coder+decoder), bit (binary+digit), pixel (picture+element), widget (windows+gadget), camcorder (camera+recorder), blog (web+log), vlog (video+blog), netiquette (Internet+etiquette), emoticon (emotion+icon), podcast (iPod+broadcast), webinar (web+seminar), spim (spam+IM), termbase (terminology+database). Altri esempi nei post con tag parole macedonia.

Tornando invece a Save the Words e a iniziative simili per l’italiano, nell’ultima edizione del Vocabolario Zingarelli sono segnalate oltre 2900 “parole da salvare” e da qualche anno la Zanichelli indice il concorso Salva Parola, a cui sono associate le riflessioni di Osservatorio della lingua italiana: esempi qui, qui e (aggiornamento 2011) qui

A me piace il Dizionario delle parole perdute: non tutte le parole sono dimenticate od obsolete ma è divertente curiosare tra le varie voci perché tutte includono un ricordo di chi le ha proposte, ad es. una parola che io non sentivo più dai tempi della scuola è cimosa.

Anche il blog Kielipiha ha iniziato un “viaggio alla ricerca delle parole italiane obsolete”.


Aggiornamento ottobre 2011 – La Società Dante Alighieri, in collaborazione con i quattro principali dizionari italiani, ha lanciato l’iniziativa Adotta una parola “allo scopo di sensibilizzare il pubblico ad un uso corretto e consapevole delle parole, favorire una conoscenza più ampia del lessico, monitorare l’uso di alcuni termni, e più in generale promuovere la varietà dell’espressione nel mondo della comunicazione globale”. Io ho adottato occasionalismo, che avevo già usato qui.



Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus.

Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 1

Il mese scorso il blog Linguista ha lanciato un concorso, rivolto soprattutto agli studenti, per proporre traduzioni a cinque parole inglesi legate al Web e ormai comuni in italiano: blog, chat, newsletter, provider, spamming.

Nel linguaggio tecnico, specialmente informatico, i prestiti integrali sono spesso preferiti a possibili alternative italiane per il loro valore monosemico (non si confondono con altri oggetti o concetti) e per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa*. A parte provider, che ha un equivalente italiano in fornitore, anche i termini scelti per il concorso fanno parte di questa categoria e mi sembra siano ormai radicati nella nostra lingua, diventando dei cosiddetti forestierismi insostituibili.

L’iniziativa di Linguista appare così soprattutto un divertimento linguistico ma è sicuramente una bella idea per stimolare riflessioni sulla produzione e l’uso del lessico. Dando un’occhiata ai contributi si notano infatti parecchi suggerimenti creativi e commenti interessanti e colpisce la notevole varietà di meccanismi di formazione di nuove parole usati dai partecipanti:

Prestiti adattati, come blogo, blago, nuletta, niuslitter, nosletta, niuslettera, provaider, provvideratore, ciattera, ciat, ciaccia, ciatta. 
Prestiti interni (dialettismi), come ciacola, ciac(c)olata, ciana, cicera (chat), rumenta, munnezza (spamming).   
Calchi: notiziolettera, novaletta, novalittera (newsletter), manzotin, manzotinaggio, simmenthalare (spamming, con riferimento etimologico).   
Molti esempi di derivazione, tra cui soprattutto l’aggiunta di suffissi a parole esistenti, ad es. infuffamento (spamming), chiacchieraio, cianciatoio, chiacchia, ciarleria, conversario (chat), serviziatore, internettaro (provider), cogitario (blog).
Ancora per il meccanismo di derivazione, molto usati prefissi e soprattutto prefissoidi come in iperdialogo, ciberciarla, elettrodialogo, telechiacchiera (chat), iperpattume, e-scorie, emmondizia (spamming), ciberfornitore, e-fornitore (provider); interessante notare che inter- non significa più “tra” ma “Internet”, come in intervoce, interdialogo (chat) e interdiario (blog)
Esempi di alterazione, soprattutto per rendere l’accezione negativa di spamming, ad es. postume, postazza, postaccia.
Parole composte, in particolare secondo il modello nome+aggettivo, come ad es. chiacchierata telematica / elettronica / virtuale (chat), zibaldone elettronico (blog).
Molti esempi di parole macedonia (tamponamenti di parole), ad es. postizia (posta+immondizia), polesta (posta+molesta), pospazza (posta+spazzatura), pubblicitame (pubblicità+ciarpame); periodiziario (periodico+notiziario), retiario (rete+diario), forniservizi (fornitore/fornire+servizi), cronolario (cronologico+diario), ciarola (ciarla+parola), leggizia (leggimi+notizia); molto divertente forfoposta (forfora+posta).
Vari conglomerati, ad es. scrivoparlo e digiparla (chat), postinvade (spamming)
Acronimi, ad es. DDB (diario di bordo) e DECC (diario elettronico condiviso e commentato) per blog, CIR (chiacchierata in rete) e CIAT (Corrispondenza Istantanea Attraverso Terminale) per chat, NEP (notiziario elettronico periodico) per newsletter, ESE (erogatore servizio elettronico) e F.A.SE.R (fornitore accesso servizi di rete) per provider. 
Abbreviazioni, ad es. infovelo (newsletter). 
Metaforizzazione, come per polentaggio (“il voler propinare a tutti i costi un qualcosa che ti esce fuori dagli occhi…per questo ho pensato alla polenta che in tempi di guerra probabilmente a molte persone suscitava le stesse reazioni dello spam”), zanzare (“inevitabili, fastidiose, frequenti” come lo spam).
Mi ha colpito l’uso di elementi formanti colti dalle lingue classiche, un approccio che in ambito Web potrebbe sembrare insolito se non si pensa alle parole latine nella terminologia informatica inglese. Alcuni esempi: celesce, “celerĭter velocemente + λέσχη, -ης, ἡ conversare”, per chat, semito, “σήμερον oggi + μῦθος, -ου, ὁ notizia”, per newsletter; effemeride, “dal lat. ephemĕris -ĭdis, dal greco diario, composto di sopra (a riguardo) + giorno” per blog; ci sono poi varie proposte forse non del tutto convincenti per provider, come remicula, “rete, is + militia, -ae servizio militare”, retiario, “mediato dal latino Retiarius, che alludeva a un gladiatore armato di rete” per provider; apparitore, “da apparitus ovvero servitore pubblico”; sinistarco, “συνιστημι sunistemi in greco”.
Ci sono anche parecchi esempi di parole che non sono trasparenti e non è chiaro se siano neoformazioni ad hoc o se si tratti di gergo giovanile, ad es. slollo (chat), suntiva (newsletter), sbittatore (provider), smuggia, digiastro (spamming), però hanno una loro efficacia perché rimangono impresse facilmente.
Divertente l’enfasi espressiva conferita con il simbolo @ in chi@cchiera (chat) e di@rio (blog).

Altre proposte sono invece meno efficaci ed evidenziano le difficoltà che si possono incontrare anche con i progetti terminologici in crowdsourcing o comunque aperti alla partecipazione di tutti gli utenti, un’attività ultimamente abbastanza diffusa nella localizzazione. Ne parlerò nella seconda parte di questo post.


* Cfr. Le parole del lessico italiano

Vedi anche: 10 anni della parola blog, sull’assestamento del termine blog anche in italiano, e Ancora sull’uso dello scanner, sui possibili meccanismi che portano alla prevalenza di un’opzione linguistica su altre disponibili.

 why are blogs called blogs?!?

Non si sillaba solo a scuola…

The Temper Trap – Sweet Disposition

Stamattina la radiosveglia è partita con una canzone di un gruppo australiano che inizia il primo verso sillabandolo:
       sweet  dis·po·si·tion
       nev·er  too  soon

Ci ho fatto caso perché non ho mai provato a imparare la divisione in sillabe dell’inglese: troppo complessa rispetto alle facili regole italiane insegnate in prima elementare!

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica, per andare a capo alla fine di una riga di testo, più o meno coincidono, anche nei casi in cui l’etimologia suggerirebbe diversamente, come ad es. per tran·sal·pi·no*.

In inglese è tutto più complesso: nell’ortografia si cerca di seguire la suddivisione naturale in sillabe, che però non è sempre così ovvia, ma vanno anche presi in considerazione aspetti morfologici ed etimologici, ad es. le parole macedonia transceiver e transistor si pronunciano /træn’si:və/ e /træn’zɪstə/  ma si dividono trans·cei·ver e tran·sis·tor perché si tiene conto degli elementi che le compongono, transmitter+receiver e transfer+resistor.

Vanno poi considerate le varietà di inglese, come nell’esempio tipico di medicine che per gli inglesi si divide medi·cine e per gli americani med·i·cine (la pronuncia è diversa). Nei casi dubbi, inoltre, l’inglese britannico sembra privilegiare gli aspetti morfologici ed etimologici e l’inglese americano quelli fonetici. Insomma, se proprio si deve andare a capo con una parola inglese, meglio consultare un dizionario.

Ancora più complicato in altre lingue, dove morfologia ed etimologia possono addirittura richiedere cambiamenti ortografici: inventando un esempio, è come se in italiano ammirare si dovesse modificare in ad·mi·ra·re.

Durante la valutazione di strumenti di sillabazione (hyphenator in inglese) per prodotti software, i colleghi un po’ mi invidiavano perché l’italiano è tra le lingue che danno meno problemi, proprio grazie alla semplicità del nostro sistema che, tra l’altro, si riflette in un dettaglio curioso: in alcuni formati, le dimensioni dei file per la sillabazione dell’italiano rispetto alle altre lingue sono molto ridotte, come ad es. si poteva notare nelle vecchie versioni di Microsoft Office confrontando i file con estensione .lex e la sigla hy nel nome, oppure negli hyphenation pattern scaricabili dal sito CTNA, dove si può vedere che per gestire la divisione in sillabe dell’italiano bastano 343 schemi, mentre per il neerlandese ne servono 12723, a cui va aggiunto un elenco di eccezioni.   


* Norma UNI 6461, Divisione delle parole in fin di linea, seguita da manuali di stile e dalla maggior parte dei dizionari italiani (ma non dal Sabatini Coletti che rispetta l’etimologia e quindi riporta trans·al·pi·no).


Vedi anche: C’è rima e rima, sulla struttura della sillaba in italiano e in inglese.

Auguri politicamente corretti

In molti paesi di lingua inglese resiste la tradizione dei biglietti di auguri da sistemare sul caminetto o mettere in bella mostra in altri modi con un apposito card holder.

Per Natale ne ricevo parecchi anch’io da Stati Uniti, Irlanda e Inghilterra, ed è divertente vedere come svelino il continente di provenienza anche senza busta: la parola Christmas sembra del tutto bandita da quelli americani, dove la formula di auguri che va per la maggiore è Happy Holidays o simili (ad es. Holiday Cheer e Holiday Greetings) ma si vedono molto anche combinazioni di due o tre parole che includono Peace, Love e/o Joy (ad es. Love, Smiles and Happiness). Le immagini americane di solito sono neutre (ad es. paesaggi invernali, fiocchi e pupazzi di neve, poinsettie, ecc.) e sono rari i simboli più tradizionali come alberi di Natale o candele.

Happy Holidays

Insomma, un vero trionfo del politically correct (il 21 dicembre ho addirittura ricevuto tre email dagli USA intitolati Happy Solstice, in sostituzione dei più tradizionali auguri natalizi). Personalmente trovo abbastanza ridicolo che si voglia vedere un significato religioso in una tradizione che equivale ormai a un semplice atto di cortesia, ma c’è invece chi prende la cosa seriamente: impossibile dimenticare la reazione irata di un collega americano di origine israeliana verso un’ignara collega asiatica che, pensando di fare un gesto gentile verso europei e americani, aveva mandato un tipico messaggio di auguri natalizi…

Non siamo immuni a questa tendenza neanche in Europa (in Inghilterra era stata addirittura coniata la parola macedonia Winterval, da winter+festival, per descrivere in modo neutro questo periodo festivo), però nel Regno Unito e soprattutto in Irlanda continuano ad esistere i biglietti con auguri e simboli tradizionali. E, per quanto kitsch possano essere, a me fa sempre piacere trovarli nella cassetta delle lettere, soprattutto in questi tempi di comunicazioni quasi solo elettroniche. 

Per rimanere in tema, parlano dell’etimologia di parole inglesi legate al Natale (ad es. Christmas, Yule, frankincense, myrrh, merry) il blog Collins Language in We owe you an Etymology e The Virtual Linguist in Merry Christmas. Sull’etimologia di parole italiane natalizie (ad es. presepe, torrone, vischio, elfo, ghirlanda), Il Natale, a carole nel portale Treccani.

Vedi anche: Alcuni riferimenti natalizi inglesi.

Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA

Il New Oxford American Dictionary ha scelto il verbo unfriend come parola dell’anno 2009: in alcuni social network come ad es. Facebook il significato è rimuovere dagli amici.

Altre parole prese in considerazione in campo tecnologico / informatico:

hashtag il cancelletto # (in inglese hash ma anche pound sign e number sign), tag che si aggiunge davanti a una parola in Twitter per poter trovare tweet (“post”) sullo stesso argomento;
intexticated descrive lo stato di distrazione al volante per colpa di SMS (to text = mandare SMS), simile alla guida in stato di ebbrezza (intoxicated). Per il dizionario americano Webster New World College Dictionary, la parola inglese 2009 è simile, distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral;
netbook prestito entrato anche in italiano per descrivere un laptop di dimensioni (e prestazioni) ridotte;
paywall meccanismo per bloccare l’accesso a un sito web e consentirlo solo a chi è abbonato a un servizio a pagamento;
sexting l’invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti via cellulare (sex+text).

A giudicare da distracted driving, intexticated e sexting, sembra proprio che da parte degli americani continui la “scoperta” degli SMS!

Qui i dettagli sulle altre parole dell’anno per il New Oxford American Dictionary in ambito economico (freemium, funemployed, zombie bank), politico o sociale (choice mom, death panel, teabagger) e ambientale (brown state, green state, ecotown). Molto efficaci deleb, una persona famosa (celeb) deceduta, e tramp stamp, un tatuaggio subito sopra al fondoschiena, specialmente di una donna.

(continua…)

Altri falsi amici e parole macedonia

Una turista inglese è rimasta intrappolata per una notte nel municipio di una cittadina francese: era entrata all’hôtel de ville pensando fosse un albergo, aveva approfittato del bagno ma nel frattempo il municipio era stato chiuso. I particolari in UK tourist trapped in French hall (BBC News, su cui si può sempre contare per titoli azzeccati!).

Ancora dal mondo anglosassone, la notizia che in Australia c’è la proposta di aggiungere due nuove stagioni a quelle tradizionali, che mal si adattano ai climi australiani. Vengono suggerite due parole macedonia: sprinter (spring+winter) e sprummer (spring+summer). Ne parlano il Corriere della Sera e più dettagliatamente The Independent.


Vedi anche: post con tag falsi amici e parole macedonia.

Britalian: britaliano o anglo-italiano?

La parola inglese in evidenza nel Macmillan Dictionary questa settimana è Britalian: il sostantivo indica una persona del Regno Unito di origine italiana e l’aggettivo è usato per descriverericetta Spaghetti Bolognese - Waitrose.com la cucina italiana imbastardita a uso e consumo dei palati britannici (es. i famigerati spaghetti Bolognaise) oppure, più di recente, ingredienti tipici italiani prodotti in Gran Bretagna (ad es. ricotta e mozzarella descritti dalla BBC in Britalian food). Un sinonimo più neutro e formale per Britalian è Anglo-Italian.

In italiano è attestato solo l’aggettivo anglo-italiano. Il calco britaliano è raro: appare tra neologismi del Vocabolario Treccani e viene usato da Marco Niada nel libro La nuova Londra ma immagino sia destinato ad avere una frequenza d’uso bassissima perché non rappresenta concetti di cui si senta l’esigenza in un contesto culturale italiano.

In inglese Britalian è una parola macedonia subito riconoscibile (la parte iniziale corrisponde anche a Brit). Britaliano, invece, è poco efficace: credo si tenda a notare soprattutto –italiano e probabilmente si analizza l’elemento iniziale come br–, forse poco trasparente perché in italiano si preferisce inglese anche quando si intende britannico.

Vedi anche: Itanglese (parole inglesi usate nelle aziende italiane),  “Blogorrhea” e “blogorrea” sono la stessa cosa? (interpretazione delle parole macedonia), Pasta salad e insalata di pasta (cibo e differenze culturali) e Bimbos in stilettos eating pepperoni panini (prestiti italiani in inglese).

“Blogorrhea” e “blogorrea” sono la stessa cosa?

In inglese ci sono innumerevoli neologismi che fanno riferimento ai blog. The Urban Dictionary ne elenca più di 200: molti sono ancora gergali ma altri sono ormai entrati nell’inglese standard e da lì sono arrivati in italiano, spesso come prestiti, ad es. blogroll.

Tra i calchi l’inglese blogorrhea e l’italiano blogorrea (la tendenza a scrivere post prolissi e spesso incoerenti, oppure molto frequenti ma privi di contenuto interessante) mi piacciono non solo per l’efficacia con cui esprimono il concetto ma anche perché li trovo un tipico esempio di parole in lingue diverse che solo in apparenza sono del tutto equivalenti.

Per confermarlo ho fatto un piccolo esperimento con una trentina di persone che hanno familiarità con i blog, metà italiane e metà di madrelingua inglese. Ho mostrato loro la parola blogorrhea o blogorrea (nella propria lingua) e ho chiesto di indicarmi il significato e l’origine. Tutti hanno riconosciuto il concetto e capito che era una parola macedonia ma, come prevedevo, l’interpretazione “etimologica” è stata diversa in inglese e in italiano.

blogorrhea - blogorrea In inglese blogorrhea è stata analizzata come parola composta da blog e dal suffisso rrhea che fa pensare soprattutto a diarrhea (non a caso in inglese esiste anche il concetto opposto, blogstipation), ma anche a gonorrhea, e quindi può evocare immagini alquanto negative. In italiano, invece, tutti hanno visto un unico riferimento a logorrea, un concetto più astratto e spesso usato ironicamente. Ecco quindi che non c’è una completa equivalenza nelle due lingue perché non coincidono le connotazioni legate alle parole.

Difficile dire se le sfumature di significato siano influenzate dalla maggiore o minore frequenza di certe parole nella lingua (in italiano logorrea è un termine tecnico entrato nel lessico comune e quindi più riconoscibile di logorrhea in inglese) oppure dall’ortografia (in inglese rrhea è una combinazione usata raramente al di fuori del linguaggio scientifico, familiare forse solo proprio per diarrhea).

Non so se esista un termine per descrivere le differenze di percezione dovute al diverso impatto visivo delle parole scritte, in ogni caso credo si possa usare questo esempio per ricordare che nella scelta di termini molto visibili, di nomi di prodotti e di nomi di domini (!!) si dovrebbe sempre verificare che non contengano sequenze di caratteri o altro che possano conferire connotazioni negative non volute: chi traduce dovrebbe avere la sensibilità per individuare queste differenze.


Aggiornamento: vedi anche Web2.0rhea per un altro esempio con il suffisso (r)rhea.