Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “parole macedonia”

“portmantologist” e parole da salvare

Sono andata a curiosare su Save the Words, un’iniziativa degli editori dell’Oxford English Dictionary per “salvare” parole insolite che stanno cadendo nel dimenticatoio (a quanto pare, in inglese il 90% delle comunicazioni avviene con non più di 7000 parole). Per fare una pausa può essere divertente dare un’occhiata a qualche definizione o leggere i suggerimenti di spread the word (attenzione all’audio!).

portmantologist: one who studies or coins portmanteau words

Quando ho fatto clic, del tutto a caso, tra le centinaia di caselle colorate, ho trovato buffo che la prima parola apparsa fosse portmantologist, ovvero chi studia o crea parole formate dalla fusione di due parole, come ad esempio malware, malicious+software.

In inglese si parla di portmanteau word, un termine coniato da Lewis Carrol per descrivere le parole inventate per il poemetto Jabberwocky e che Humpty Dumpty spiega ad Alice con la metafora del “baule armadio”, caratterizzato da due parti unite da una cerniera: 

`Well, "slithy" means "lithe and slimy". "Lithe" is the same as "active". You see it’s like a portmanteau — there are two meanings packed up into one word.’  […] …"mimsy" is "flimsy and miserable" (there’s another portmanteau for you).
(Through the Looking Glass

Il termine linguistico inglese è blend, quello più scherzoso frankenword. In francese c’è il calco mot-valise e in tedesco Kofferwort, e anche in italiano c’è chi dice parola valigia. Io preferisco parola macedonia, non mi dispiace tamponamento (di parole) mentre trovo orrendo composto aplologico.

Una caratteristica delle parole macedonia inglesi nate in ambito tecnico e informatico è che di solito vengono adottate in italiano come prestiti. Qualche esempio: modem (modulator+demodulator), transistor (transfer+resistor), transceiver (transmitter+receiver), transponder (transmitter+responder), codec (coder+decoder), bit (binary+digit), pixel (picture+element), widget (windows+gadget), camcorder (camera+recorder), blog (web+log), vlog (video+blog), netiquette (Internet+etiquette), emoticon (emotion+icon), podcast (iPod+broadcast), webinar (web+seminar), spim (spam+IM), termbase (terminology+database). Altri esempi nei post con tag parole macedonia.

Tornando invece a Save the Words e a iniziative simili per l’italiano, nell’ultima edizione del Vocabolario Zingarelli sono segnalate oltre 2900 “parole da salvare” e da qualche anno la Zanichelli indice il concorso Salva Parola, a cui sono associate le riflessioni di Osservatorio della lingua italiana (esempi qui e qui). 

A me piace il Dizionario delle parole perdute: non tutte le parole sono dimenticate od obsolete ma è divertente curiosare tra le varie voci perché tutte includono un ricordo di chi le ha proposte, ad es. una parola che io non sentivo più dai tempi della scuola è cimosa.

Anche il blog Kielipiha ha iniziato un “viaggio alla ricerca delle parole italiane obsolete”.


Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus.

Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 1

Il mese scorso il blog Linguista ha lanciato un concorso, rivolto soprattutto agli studenti, per proporre traduzioni a cinque parole inglesi legate al Web e ormai comuni in italiano: blog, chat, newsletter, provider, spamming.

Nel linguaggio tecnico, specialmente informatico, i prestiti integrali sono spesso preferiti a possibili alternative italiane per il loro valore monosemico (non si confondono con altri oggetti o concetti) e per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa*. A parte provider, che ha un equivalente italiano in fornitore, anche i termini scelti per il concorso fanno parte di questa categoria e mi sembra siano ormai radicati nella nostra lingua, diventando dei cosiddetti forestierismi insostituibili.

L’iniziativa di Linguista appare così soprattutto un divertimento linguistico ma è sicuramente una bella idea per stimolare riflessioni sulla produzione e l’uso del lessico. Dando un’occhiata ai contributi si notano infatti parecchi suggerimenti creativi e commenti interessanti e colpisce la notevole varietà di meccanismi di formazione di nuove parole usati dai partecipanti:

Prestiti adattati, come blogo, blago, nuletta, niuslitter, nosletta, niuslettera, provaider, provvideratore, ciattera, ciat, ciaccia, ciatta. 
Prestiti interni (dialettismi), come ciacola, ciac(c)olata, ciana, cicera (chat), rumenta, munnezza (spamming).   
Calchi: notiziolettera, novaletta, novalittera (newsletter), manzotin, manzotinaggio, simmenthalare (spamming, con riferimento etimologico).   
Molti esempi di derivazione, tra cui soprattutto l’aggiunta di suffissi a parole esistenti, ad es. infuffamento (spamming), chiacchieraio, cianciatoio, chiacchia, ciarleria, conversario (chat), serviziatore, internettaro (provider), cogitario (blog).
Ancora per il meccanismo di derivazione, molto usati prefissi e soprattutto prefissoidi come in iperdialogo, ciberciarla, elettrodialogo, telechiacchiera (chat), iperpattume, e-scorie, emmondizia (spamming), ciberfornitore, e-fornitore (provider); interessante notare che inter- non significa più “tra” ma “Internet”, come in intervoce, interdialogo (chat) e interdiario (blog)
Esempi di alterazione, soprattutto per rendere l’accezione negativa di spamming, ad es. postume, postazza, postaccia.
Parole composte, in particolare secondo il modello nome+aggettivo, come ad es. chiacchierata telematica / elettronica / virtuale (chat), zibaldone elettronico (blog).
Molti esempi di parole macedonia (tamponamenti di parole), ad es. postizia (posta+immondizia), polesta (posta+molesta), pospazza (posta+spazzatura), pubblicitame (pubblicità+ciarpame); periodiziario (periodico+notiziario), retiario (rete+diario), forniservizi (fornitore/fornire+servizi), cronolario (cronologico+diario), ciarola (ciarla+parola), leggizia (leggimi+notizia); molto divertente forfoposta (forfora+posta).
Vari conglomerati, ad es. scrivoparlo e digiparla (chat), postinvade (spamming)
Acronimi, ad es. DDB (diario di bordo) e DECC (diario elettronico condiviso e commentato) per blog, CIR (chiacchierata in rete) e CIAT (Corrispondenza Istantanea Attraverso Terminale) per chat, NEP (notiziario elettronico periodico) per newsletter, ESE (erogatore servizio elettronico) e F.A.SE.R (fornitore accesso servizi di rete) per provider. 
Abbreviazioni, ad es. infovelo (newsletter). 
Metaforizzazione, come per polentaggio (“il voler propinare a tutti i costi un qualcosa che ti esce fuori dagli occhi…per questo ho pensato alla polenta che in tempi di guerra probabilmente a molte persone suscitava le stesse reazioni dello spam”), zanzare (“inevitabili, fastidiose, frequenti” come lo spam).
Mi ha colpito l’uso di elementi formanti colti dalle lingue classiche, un approccio che in ambito Web potrebbe sembrare insolito se non si pensa alle parole latine nella terminologia informatica inglese. Alcuni esempi: celesce, “celerĭter velocemente + λέσχη, -ης, ἡ conversare”, per chat, semito, “σήμερον oggi + μῦθος, -ου, ὁ notizia”, per newsletter; effemeride, “dal lat. ephemĕris -ĭdis, dal greco diario, composto di sopra (a riguardo) + giorno” per blog; ci sono poi varie proposte forse non del tutto convincenti per provider, come remicula, “rete, is + militia, -ae servizio militare”, retiario, “mediato dal latino Retiarius, che alludeva a un gladiatore armato di rete” per provider; apparitore, “da apparitus ovvero servitore pubblico”; sinistarco, “συνιστημι sunistemi in greco”.
Ci sono anche parecchi esempi di parole che non sono trasparenti e non è chiaro se siano neoformazioni ad hoc o se si tratti di gergo giovanile, ad es. slollo (chat), suntiva (newsletter), sbittatore (provider), smuggia, digiastro (spamming), però hanno una loro efficacia perché rimangono impresse facilmente.
Divertente l’enfasi espressiva conferita con il simbolo @ in chi@cchiera (chat) e di@rio (blog).

Altre proposte sono invece meno efficaci ed evidenziano le difficoltà che si possono incontrare anche con i progetti terminologici in crowdsourcing o comunque aperti alla partecipazione di tutti gli utenti, un’attività ultimamente abbastanza diffusa nella localizzazione. Ne parlerò nella seconda parte di questo post.


* Cfr. Le parole del lessico italiano

Vedi anche: 10 anni della parola blog, sull’assestamento del termine blog anche in italiano, e Ancora sull’uso dello scanner, sui possibili meccanismi che portano alla prevalenza di un’opzione linguistica su altre disponibili.

 why are blogs called blogs?!?

Non si sillaba solo a scuola…

The Temper Trap – Sweet Disposition

Stamattina la radiosveglia è partita con una canzone di un gruppo australiano che inizia il primo verso sillabandolo:
       sweet  dis·po·si·tion
       nev·er  too  soon

Ci ho fatto caso perché non ho mai provato a imparare la divisione in sillabe dell’inglese: troppo complessa rispetto alle facili regole italiane insegnate in prima elementare!

In italiano la suddivisione fonetica e quella ortografica, per andare a capo alla fine di una riga di testo, più o meno coincidono, anche nei casi in cui l’etimologia suggerirebbe diversamente, come ad es. per tran·sal·pi·no*.

In inglese è tutto più complesso: nell’ortografia si cerca di seguire la suddivisione naturale in sillabe, che però non è sempre così ovvia, ma vanno anche presi in considerazione aspetti morfologici ed etimologici, ad es. le parole macedonia transceiver e transistor si pronunciano /træn’si:və/ e /træn’zɪstə/  ma si dividono trans·cei·ver e tran·sis·tor perché si tiene conto degli elementi che le compongono, transmitter+receiver e transfer+resistor.

Vanno poi considerate le varietà di inglese, come nell’esempio tipico di medicine che per gli inglesi si divide medi·cine e per gli americani med·i·cine (la pronuncia è diversa). Nei casi dubbi, inoltre, l’inglese britannico sembra privilegiare gli aspetti morfologici ed etimologici e l’inglese americano quelli fonetici. Insomma, se proprio si deve andare a capo con una parola inglese, meglio consultare un dizionario.

Ancora più complicato in altre lingue, dove morfologia ed etimologia possono addirittura richiedere cambiamenti ortografici: inventando un esempio, è come se in italiano ammirare si dovesse modificare in ad·mi·ra·re.

Durante la valutazione di strumenti di sillabazione (hyphenator in inglese) per prodotti software, i colleghi un po’ mi invidiavano perché l’italiano è tra le lingue che danno meno problemi, proprio grazie alla semplicità del nostro sistema che, tra l’altro, si riflette in un dettaglio curioso: in alcuni formati, le dimensioni dei file per la sillabazione dell’italiano rispetto alle altre lingue sono molto ridotte, come ad es. si poteva notare nelle vecchie versioni di Microsoft Office confrontando i file con estensione .lex e la sigla hy nel nome, oppure negli hyphenation pattern scaricabili dal sito CTNA, dove si può vedere che per gestire la divisione in sillabe dell’italiano bastano 343 schemi, mentre per il neerlandese ne servono 12723, a cui va aggiunto un elenco di eccezioni.   


* Norma UNI 6461, Divisione delle parole in fin di linea, seguita da manuali di stile e dalla maggior parte dei dizionari italiani (ma non dal Sabatini Coletti che rispetta l’etimologia e quindi riporta trans·al·pi·no).


Vedi anche: C’è rima e rima, sulla struttura della sillaba in italiano e in inglese.

Auguri politicamente corretti

In molti paesi di lingua inglese resiste la tradizione dei biglietti di auguri da sistemare sul caminetto o mettere in bella mostra in altri modi con un apposito card holder.

Per Natale ne ricevo parecchi anch’io da Stati Uniti, Irlanda e Inghilterra, ed è divertente vedere come svelino il continente di provenienza anche senza busta: la parola Christmas sembra del tutto bandita da quelli americani, dove la formula di auguri che va per la maggiore è Happy Holidays o simili (ad es. Holiday Cheer e Holiday Greetings) ma si vedono molto anche combinazioni di due o tre parole che includono Peace, Love e/o Joy (ad es. Love, Smiles and Happiness). Le immagini americane di solito sono neutre (ad es. paesaggi invernali, fiocchi e pupazzi di neve, poinsettie, ecc.) e sono rari i simboli più tradizionali come alberi di Natale o candele.

Happy Holidays

Insomma, un vero trionfo del politically correct (il 21 dicembre ho addirittura ricevuto tre email dagli USA intitolati Happy Solstice, in sostituzione dei più tradizionali auguri natalizi). Personalmente trovo abbastanza ridicolo che si voglia vedere un significato religioso in una tradizione che equivale ormai a un semplice atto di cortesia, ma c’è invece chi prende la cosa seriamente: impossibile dimenticare la reazione irata di un collega americano di origine israeliana verso un’ignara collega asiatica che, pensando di fare un gesto gentile verso europei e americani, aveva mandato un tipico messaggio di auguri natalizi…

Non siamo immuni a questa tendenza neanche in Europa (in Inghilterra era stata addirittura coniata la parola macedonia Winterval, da winter+festival, per descrivere in modo neutro questo periodo festivo), però nel Regno Unito e soprattutto in Irlanda continuano ad esistere i biglietti con auguri e simboli tradizionali. E, per quanto kitsch possano essere, a me fa sempre piacere trovarli nella cassetta delle lettere, soprattutto in questi tempi di comunicazioni quasi solo elettroniche. 

Per rimanere in tema, parlano dell’etimologia di parole inglesi legate al Natale (ad es. Christmas, Yule, frankincense, myrrh, merry) il blog Collins Language in We owe you an Etymology e The Virtual Linguist in Merry Christmas. Sull’etimologia di parole italiane natalizie (ad es. presepe, torrone, vischio, elfo, ghirlanda), Il Natale, a carole nel portale Treccani.

Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi.

Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA

Il New Oxford American Dictionary ha scelto il verbo unfriend come parola dell’anno 2009: in alcuni social network come ad es. Facebook il significato è rimuovere dagli amici.

Altre parole prese in considerazione in campo tecnologico / informatico:

hashtag il cancelletto # (in inglese hash ma anche pound sign e number sign), tag che si aggiunge davanti a una parola in Twitter per poter trovare tweet (“post”) sullo stesso argomento
intexticated descrive lo stato di distrazione al volante per colpa di SMS (to text = mandare SMS), simile alla guida in stato di ebbrezza (intoxicated).
Per il dizionario americano Webster New World College Dictionary, la parola inglese scelta per l’anno 2009 è simile, distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral.
netbook prestito entrato anche in italiano per descrivere un laptop di dimensioni (e prestazioni) ridotte
paywall meccanismo per bloccare l’accesso a un sito web e consentirlo solo a chi è abbonato a un servizio a pagamento
sexting l’invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti via cellulare (sex+text)

A giudicare da distracted driving, intexticated e sexting, sembra proprio che da parte degli americani continui la “scoperta” degli SMS!

Qui i dettagli sulle altre parole dell’anno per il New Oxford American Dictionary  in ambito economico (freemium, funemployed, zombie bank), politico o sociale (choice mom, death panel, teabagger) e ambientale (brown state, green state, ecotown). Molto efficaci deleb, una persona famosa (celeb) deceduta, e tramp stamp, un tatuaggio subito sopra al fondoschiena, specialmente di una donna.   

Aggiornamento aprile 2010: nel Portale Treccani, da leggere  Facebook e oltre: scrivi come se ti stesse leggendo tua madre (lingua italiana e social network) e Newsgroup e forum di discussione: la lingua fa esperimenti (alcune caratteristiche della lingua italiana in tempi di Web 2.0).

Di seguito, alcuni aggiornamenti su varie classifiche di parole dell’anno per il 2009:

19/11/09 – Il Corriere della Sera propone ai lettori di scegliere la parola dell’anno 2009 votandola tra digitale terrestre, escort, Kindle, pandemia, papi, papello, ripresa, terremoto, Twitter e zero tituli: tre su dieci quelle “tecnologiche” che però al momento non sembrano essere molto votate.

20/11/09 – il dizionario americano Merriam-Webster anziché neologismi vari indica invece admonish come parola dell’anno 2009. È la parola più consultata nella versione online del dizionario, scelta perché riflette l’attualità (nel caso specifico l’ammonimento ufficiale a un deputato che aveva dato del bugiardo al presidente Obama). Ne parla Merriam-Webster’s Word of the Year: "Admonish", con note sui fatti di cronaca a cui si riferiscono le dieci parole più cercate.

15/12/09Noughtyisms: the best words of the decade ha una selezione davvero gustosa di neologismi inglesi dell’ultimo decennio, tra cui witches’ knickers, che in Irlanda descrive i sacchetti di plastica impigliati negli alberi, helicopter mom, che negli USA denota le mamme incombenti che controllano un po’ troppo attentamente tutte le attività dei figli, e menoporsche, che nel Regno Unito prende in giro gli uomini prossimi all’andropausa che tentanto di riacquistare una parvenza di giovinezza dotandosi di costose auto sportive…

28/12/09 – Per i lettori di la Repubblica la parola dell’anno 2009 è  crisi. Su unfriend Repubblica scrive La parola dell’anno? "Unfriend". Vince il lessico da social network.

31/12/09 – Il sondaggio del Corriere della Sera per scegliere la parola che meglio caratterizza il 2009 vede in testa papello, subito seguito da escort, mentre la parola del "proprio anno" più segnalata dai lettori è amore.

11/01/10 – La prestigiosa American Dialect Society ha scelto la parola dell’anno (WOTY – Word Of The Year) per il 2009: è tweet.  Tutti i dettagli qui e in Visual Thesaurus. Vincitrice nella categoria parole più creative è Dracula sneeze, ovvero starnutire nell’incavo del gomito come Dracula che si copre la parte inferiore della faccia con il mantello (pratica suggerita per evitare il diffondersi dell’influenza H1N1); eufemismo dell’anno invece è sea kittens, i micini marini, neologismo coniato da un’associazione animalista per descrivere i pesci.
La parola del decennio è invece il verbo google. Altri candidati: 9/11, blog, green (nel senso ecologista), il verbo text, la famigerata espressione war on terror, e infine Wi-Fi.

Vedi anche: Cinepanettoni e parole dell’anno 2008 e Ancora sulle parole dell’anno 2008 (parole in evidenza l’anno scorso in inglese e italiano; interessante notare come alcuni neologismi siano già praticamente scomparsi dall’uso comune in così breve tempo, probabile destino anche di molte parole del 2009) e Flessibilità dell’inglese: un-  (neologismi inglesi come il verbo unfriend, formati con il prefisso un-).


Altri falsi amici e parole macedonia

Una turista inglese è rimasta intrappolata per una notte nel municipio di una cittadina francese: era entrata all’hôtel de ville pensando fosse un albergo, aveva approfittato del bagno ma nel frattempo il municipio era stato chiuso. I particolari in UK tourist trapped in French hall (BBC News, su cui si può sempre contare per titoli azzeccati!).

Ancora dal mondo anglosassone, la notizia che in Australia c’è la proposta di aggiungere due nuove stagioni a quelle tradizionali, che mal si adattano ai climi australiani. Vengono suggerite due parole macedonia: sprinter (spring+winter) e sprummer (spring+summer). Ne parlano il Corriere della Sera e più dettagliatamente The Independent.


Vedi anche: post con tag falsi amici e parole macedonia.

Britalian: britaliano o anglo-italiano?

La parola inglese in evidenza nel Macmillan Dictionary questa settimana è Britalian: il sostantivo indica una persona del Regno Unito di origine italiana e l’aggettivo è usato per descriverericetta Spaghetti Bolognese - Waitrose.com la cucina italiana imbastardita a uso e consumo dei palati britannici (es. i famigerati spaghetti Bolognaise) oppure, più di recente, ingredienti tipici italiani prodotti in Gran Bretagna (ad es. ricotta e mozzarella descritti dalla BBC in Britalian food). Un sinonimo più neutro e formale per Britalian è Anglo-Italian.

In italiano è attestato solo l’aggettivo anglo-italiano. Il calco britaliano è raro: appare tra neologismi del Vocabolario Treccani e viene usato da Marco Niada nel libro La nuova Londra ma immagino sia destinato ad avere una frequenza d’uso bassissima perché non rappresenta concetti di cui si senta l’esigenza in un contesto culturale italiano.

In inglese Britalian è una parola macedonia subito riconoscibile (la parte iniziale corrisponde anche a Brit). Britaliano, invece, è poco efficace: credo si tenda a notare soprattutto –italiano e probabilmente si analizza l’elemento iniziale come br–, forse poco trasparente perché in italiano si preferisce inglese anche quando si intende britannico.

Vedi anche: Itanglese (parole inglesi usate nelle aziende italiane),  “Blogorrhea” e “blogorrea” sono la stessa cosa? (interpretazione delle parole macedonia), Pasta salad e insalata di pasta (cibo e differenze culturali) e Bimbos in stilettos eating pepperoni panini (prestiti italiani in inglese).

“Blogorrhea” e “blogorrea” sono la stessa cosa?

In inglese ci sono innumerevoli neologismi che fanno riferimento ai blog. The Urban Dictionary ne elenca più di 200: molti sono ancora gergali ma altri sono ormai entrati nell’inglese standard e da lì sono arrivati in italiano, spesso come prestiti, ad es. blogroll.

Tra i calchi l’inglese blogorrhea e l’italiano blogorrea (la tendenza a scrivere post prolissi e spesso incoerenti, oppure molto frequenti ma privi di contenuto interessante) mi piacciono non solo per l’efficacia con cui esprimono il concetto ma anche perché li trovo un tipico esempio di parole in lingue diverse che solo in apparenza sono del tutto equivalenti.

Per confermarlo ho fatto un piccolo esperimento con una trentina di persone che hanno familiarità con i blog, metà italiane e metà di madrelingua inglese. Ho mostrato loro la parola blogorrhea o blogorrea (nella propria lingua) e ho chiesto di indicarmi il significato e l’origine. Tutti hanno riconosciuto il concetto e capito che era una parola macedonia ma, come prevedevo, l’interpretazione “etimologica” è stata diversa in inglese e in italiano.

blogorrhea - blogorrea In inglese blogorrhea è stata analizzata come parola composta da blog e dal suffisso rrhea che fa pensare soprattutto a diarrhea (non a caso in inglese esiste anche il concetto opposto, blogstipation), ma anche a gonorrhea, e quindi può evocare immagini alquanto negative. In italiano, invece, tutti hanno visto un unico riferimento a logorrea, un concetto più astratto e spesso usato ironicamente. Ecco quindi che non c’è una completa equivalenza nelle due lingue perché non coincidono le connotazioni legate alle parole.

Difficile dire se le sfumature di significato siano influenzate dalla maggiore o minore frequenza di certe parole nella lingua (in italiano logorrea è un termine tecnico entrato nel lessico comune e quindi più riconoscibile di logorrhea in inglese) oppure dall’ortografia (in inglese rrhea è una combinazione usata raramente al di fuori del linguaggio scientifico, familiare forse solo proprio per diarrhea).

Non so se esista un termine per descrivere le differenze di percezione dovute al diverso impatto visivo delle parole scritte, in ogni caso credo si possa usare questo esempio per ricordare che nella scelta di termini molto visibili, di nomi di prodotti e di nomi di domini (!!) si dovrebbe sempre verificare che non contengano sequenze di caratteri o altro che possano conferire connotazioni negative non volute: chi traduce dovrebbe avere la sensibilità per individuare queste differenze.


Aggiornamento: vedi anche Web2.0rhea per un altro esempio con il suffisso (r)rhea.


PS Sto per fare una pausa. E in effetti, prima che me lo faccia notare qualcuno, forse non era il caso di scrivere un post così lungo proprio sull’argomento… blogorrea!   

Letture per il fine settimana: neologismi inglesi

Neologisms - Forbes.com

Alcuni suggerimenti di lettura sul lessico della lingua inglese (solo per chi non ha in programma un picnic!).

La rivista Forbes propone Neologisms, una serie di articoli,  video e registrazioni audio sull’evoluzione della lingua inglese e in particolare sulla creazione di nuove parole.

Lo spunto è la notizia, molto pubblicizzata ultimamente ma senza alcun fondamento scientifico, che la lingua inglese starebbe per raggiungere il milione di parole. A questo proposito anche il linguista britannico David Crystal in On the biggest load of rubbish spiega perché si tratta di una stupidaggine; qualche mese fa ne aveva discusso il lessicografo americano Benjamin Zimmer in The "million word" hoax rolls along (per un punto di vista canadese, The unlikely lexical countdown to a million).

Aggiornamento  Il New York Times in Wide World of Words riporta alcune brevi recensioni di libri sulla lingua inglese, un genere letterario che nel mondo anglosassone ultimamente ha avuto un nuovo impulso e che viene descritto dal neologismo langlit, parola macedonia che sta per literature about language.  


Post correlati: Cinepanettoni e parole dell’anno 2008 e Ancora sulle parole dell’anno.

Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)

L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo (ad es. machiavellico), in altri casi il calco dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.

salamandraMi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.

Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).

Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:

Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)

Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che tuxedo faceva riferimento all’aspetto del gatto e ha pensato si trattasse della razza:

articolo del Corriere

Parola macedonia: animoticon

Post pubblicato il 9 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

panoramica di Windows Live MessengerUn tipo particolare di saluto animato di Windows Live Messenger, in inglese wink, è stato reso in italiano con animoticon, parola macedonia nata dalla sintesi di "emoticon animata". Curiosità: in inglese emoticon è a sua volta una parola macedonia, formata dalla fusione di emotion+icon

Sulle parole macedonia: Lucchetti e macedonie, macedonie di lucchetti; parecchi esempi in mot-valise (con note sul termine inglese, portmanteau).



Aggiornamento – Per chi arriva qui cercando l’etimologia della parola macedonia, cito dal Vocabolario Treccani: “dal francese macédoine, probabilmente dal nome della regione, con allusione alla mescolanza di popoli che si è determinata storicamente in quella regione”.

Neologismi inglesi: smirting

Post pubblicato il 2 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Da ieri anche in Olanda è vietato fumare nei luoghi pubblici. Anche lì, grandi proteste ma poi tutti apprezzeranno ;-).

no smokingLa notizia in questo caso è il potenziale impatto nel consumo di marijuana, ma a me ha fatto venire in mente tutt’altro. In Irlanda, dove il divieto di fumo è stato introdotto nel 2004, ben presto è stato coniato un nuovo termine, smirting, parola macedonia creta dalla contrazione di smoking+flirting. È l’attività preferita di chi si ritrova all’esterno di un locale per fumare e così ha la scusa per tentare approcci con gli altri fumatori.

Un’altra bella invenzione linguistica impossibile da riprodurre in italiano e infatti chi ne parla mantiene il termine inglese…