Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “ortografia”

Pronuncia di nomi propri stranieri

A una radio la scomparsa dell’attrice Natasha Richardson è stata annunciata nominando anche il marito “laiam” Neeson. Liam (equivalente irlandese di William) si pronuncia invece più o meno come è scritto, con l’accento sulla i.

La pronuncia del nome di persone straniere note può essere verificata nel sito Come si pronuncia?, ad es. qui la differenza tra Ralph Fiennes e Ralph Lauren. Facendo la ricerca per cognome si trova Liam Neeson e si può anche fare riferimento a un altro nome tipicamente irlandese, Liam Gallagher, qui.

GalwayL’ortografia di molti nomi propri irlandesi, come ad es. Siobhán, Áine, Eoghan, Niamh, Saoirse, Tadhg, rende la pronuncia difficile da indovinare. In Baby Names of Ireland si può ascoltare pronuncia e storia dei nomi più diffusi dalla voce di Frank McCourt. Gli italiani rimangono spesso perplessi da Gráinne e Seamus, che suonano un po’ come “grogna” e “scemus”…

Aggiornamento Chi sta cercando informazioni sul nome dell’attrice Saoirse Ronan può ascoltare la pronuncia qui.

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Vedi anche: Guida pratica alla pronuncia dei termini stranieri  (via Taccuino di traduzione), i post Parla come mangi 1, 2 e 3 e altri post con tag pronuncia

Guide di stile inglesi

fare clic qui per scaricare la BBC News Style Guide in formato PDFHo sempre trovato molto interessanti due note guide di stile inglesi, quella di The Economist e quella della BBC. Hanno molte informazioni utili anche per chi non è di madrelingua e soprattutto riescono a essere piacevoli da leggere: non manca lo humour tipicamente inglese (e le frecciatine agli americani).

Solo recentemente ho scoperto la guida di stile di The Guardian, organizzata in voci ordinate alfabeticamente, di solito brevissime. Viene dato spazio soprattutto all’ortografia ma se si apprezza lo “stile Guardian” è comunque divertente dare un’occhiata ad alcune spiegazioni e indovinare come mai siano state incluse certe voci.

Anche la guida di stile di The Times segue il formato glossario; è sicuramente utile per i professionisti del settore, forse meno per un pubblico generico al di fuori del Regno Unito.

Office 2007: correttore ortografico contestuale

Post pubblicato il 21 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia

I correttori ortografici tradizionali analizzano ciascuna parola di un testo e la ritengono corretta se è presente nel loro dizionario. Nelle lingue ricche di omofoni, però, sono molto comuni gli errori in cui vengono confuse parole che hanno la stessa pronuncia ma ortografia diversa, ad es. in inglese lose e loose o it’s e its. In questi casi i correttori ortografici tradizionali non servono a molto. 

contextual spelling Il correttore ortografico contestuale di Office 2007, invece, aiuta a evitare questo tipo di errore in inglese, tedesco e spagnolo. Viene analizzato il contesto definito dalle parole adiacenti per determinare se sia stata usata la forma corretta, ad es. nella sequenza inglese *their the best example un aggettivo possessivo non può essere seguito da un articolo determinativo e il correttore suggerirà they’re.

Gli errori identificati dal correttore ortografico contestuale sono sottolineati da una linea ondulata blu e distinti così da quelli di ortografia o battitura, segnalati invece da una linea ondulata rossa. Anche in questo esempio le parole evidenziate sono corrette se analizzate individualmente (ad es. bee=ape) ma errate nel contesto in cui appaiono:

esempio di correzione ortografica contestuale

Per l’italiano si avverte meno l’esigenza di questo strumento: spesso gli omofoni italiani hanno la stessa grafia, es. il sostantivo do e la voce verbale do, e negli altri casi le differenze dovrebbero essere note, ad es. la preposizione da e il verbo oppure articolo+sostantivo la vista e pronome+verbo l’ha vista. Chi è stato attento alle elementari non dovrebbe avere problemi ma, a giudicare da certi errori che si vedono in giro, forse non è il caso di essere troppo ottimisti…

Alcuni errori di ortografia non identificabili dal correttore ortografico italiano sono comunque gestiti dalla Correzione automatica di Office:

Correzione automatica di Office con alcuni esempi nell'elenco di correzioni automatiche

Per saperne di più sul correttore ortografico contestuale: Office Natural Language Blog e Office Hours: The next generation of the spell checker

Vedi anche: Il correttore ortografico e l’effetto Cupertino.

    

Inglese, latino e termini informatici

Post pubblicato il 12 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

La settimana scorsa nei paesi di lingua inglese si è parlato molto della decisione di alcuni comuni ed enti britannici di bandire termini ed espressioni latine dalle loro comunicazioni perché considerati elitari e quindi non politicamente corretti (ad es. BBC e The Guardian e blog qui, qui e qui).

Ave!Si calcola che circa il 30% del lessico inglese derivi direttamente dal latino, senza contare i termini entrati in seguito dal francese. In molti casi l’ortografia inglese riproduce quella originale latina.

Anche nella terminologia usata nel software inglese non mancano gli esempi "latini": ad hoc (ad es. ad hoc network), addendum, agenda, album, area, audio, data, formula, forum, media, per diem, persona, pro forma, quorum, quota, ratio, replica, spectrum, status, via, video, virus, etc

Per verificare l’etimologia dei termini inglesi: Online Etymology Dictionary

Aggiornamento luglio 2010 – Sull’uso del latino nella terminologia, anche informatica, un bell’intervento di BIK Terminology: Use and Misuse of Latin.

Accenti gravi e acuti in italiano

Pubblicato l’8 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Nel forum Scioglilingua nel Corriere della Sera in questi giorni ci sono alcune discussioni sull’uso dell’accento grave e acuto in italiano.

Gli accenti grafici sono quelli previsti dall’ortografia italiana sulla vocale finale di alcune parole. Da un punto di vista pratico, l’unica distinzione che la maggior parte di noi è tenuta a conoscere è tra è aperta /ɛ/ (è, cioè, caffè, tè) che richiede l’accento grave ed é chiusa /e/ (perché, poté, sé, né) che richiede l’accento acuto: con le altre vocali c’è la convenzione di usare sempre l’accento grave.

L’ultimo contributo in Scioglilingua riassume bene la questione e fa le distinzioni del caso tra i vari tipi di accenti, con riferimenti specifici anche agli accenti tonici. Su un punto però non sono del tutto d’accordo:

fuori di accento tonico le vocali e ed o sono solo chiuse

In teoria per la e sarebbe vero, ma in pratica basta andare a Trieste per rendersi conto che lì riescono a pronunciare la /ɛ/ aperta anche nelle sillabe atone!

Tornando invece all’ortografia, può essere utile sapere che la Correzione automatica di Office converte automaticamente le e accentate errate per le parole più comuni:

image

Per visualizzare o modificare l’elenco delle correzioni automatiche in Word 2007:

1 Fare clic sul pulsante Microsoft Office Icona del pulsante, quindi scegliere Opzioni di Word 
2 Nella finestra di dialogo Opzioni di Word fare clic su Strumenti di correzione, quindi su Opzioni correzione automatica 

 

Commento di .mau.:

tranne ovviamente se prendi un libro Einaudi, che usa ancora la convenzione di indicare l’accento acuto su i e u (insomma, non è "più così" ma "piú cosí"). Credo siano rimasti gli ultimi a indicare che i e u sono sempre acute, quando vengono accentate.

Licia:

@ .mau. Ricordo di aver notato accenti "non standard" in qualche libro ma non avevo presente la casa editrice, anche perché è un po’ che non mi capita di leggere qualcosa di Einaudi.
La Garzantina Italiano dà motivazioni storiche per indicare come più raccomandabile lo schema    à, ì, ù, é, è, ó, ò  [loro ordine]: 
"Ossia: sempre grave – secondo l’accentuazione tradizionale degli ossitoni nella tipografia antica – nei tre casi in cui non si può distinguere tra i diversi gradi di apertura (à, ì, ù) ..." 
[Aggiornamento 18/3/09: nel Portale Treccani una nota esplicativa con riferimento specifico all’uso degli accenti da parte delle diverse case editrici]  
A proposito, l’autore del contributo che ho citato sei tu o è un tuo quasi omonimo?   

Ancora .mau.:

no, quel contributo non è mio. Anche perché da buon settentrionale ho dei grossi problemi a concepire che "e" e "o" possano avere più di un tipo di accento. Ho semplicemente imparato a memoria la lista delle parole che terminano in é (non sono poi tante).

Licia:

Stessa strategia:
per avverbi, congiunzioni, passati remoti, né, e numeri (es. trentatré)
   accento acuto
per la maggior parte dei sostantivi e cioè  
   accento grave
Però ricordo mio papà (veneto) che faceva notare a mio fratello più piccolo (accento romagnolo) che non si diceva perchÈ ma perché

Io puffo, tu puffi, noi effettuiamo

Post pubblicato il 3 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

immagine dal sito ufficiale dell'anniversario dei Puffi www.smurfs.comIeri mi è capitata tra le mani una rivista con un articolo sul 50º anniversario della nascita dei Puffi.

Mentre la sfogliavo, intontita dalla stanchezza, mi sono detta che, a pensarci bene (?!), c’è un punto in comune tra il linguaggio dei Puffi e un certo tipo di terminologia informatica: se loro usano il verbo puffare, noi abbiamo effettuare! 

In alcuni ambiti tecnici e specializzati i prestiti dall’inglese sono un fenomeno abbastanza comune. In genere si tratta di sostantivi che vengono adottati come prestiti non integrati, con ortografia e comportamento diversi da quelli dei sostantivi italiani (il plurale è invariato). Se però in inglese sono presenti anche verbi "omonimi" dei sostantivi, oppure se i sostantivi sono forme verbali, in italiano diventa difficile ricorrere ai prestiti anche per i verbi corrispondenti. Ecco allora che si ricorre a una soluzione passe-partout con il verbo puffare effettuare + sostantivo.

Un paio di esempi:

verbo / sostantivo inglese sostantivo italiano verbo italiano
back up / backup backup effettuare il backup
reengineer / reengineering reengineering effettuare il reengineering
roam / roaming roaming effettuare il roaming
spool* / spooling spooling effettuare lo spooling

Si potrebbe obiettare che anche i verbi inglesi sono assimilabili, basti pensare ai calchi omonimici come formattare da format. Sono però convinta che nel caso dei verbi questa operazione funzioni solo se si riesce a ottenere prestiti integrati, dove il termine originale non è subito riconoscibile (esempio classico: il sostantivo bistecca, da beefsteak). Secondo me, forme come downloadare, chattare, forwardare, linkare ecc. sono poco accettabili perché includono caratteri o combinazioni di grafemi che non fanno parte dell’ortografia italiana e quindi stridono con la coniugazione che invece segue il comportamento dei verbi italiani.
    

* Il verbo inglese spool usato in ambito informatico ha un’etimologia interessante: dovrebbe derivare dall’acronimo simultaneous peripheral operations on-line e, se riferito a stampanti, simultaneous peripheral output on line e NON è quindi correlato al verbo generico spool.

Correttori ortografici ed effetto Cupertino

Post pubblicato il 29 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Il team Office Natural Language di Microsoft sviluppa gli strumenti di correzione (proofing tool) per i prodotti Microsoft. L’ultimo post del loro blog segnala due articoli nel Seattle Times di ieri che parlano del lavoro del team.

Jobs with real authority: working on Microsoft’s spell-checker parte da una notizia che aveva avuto un certo rilievo negli Stati Uniti, e cioè che fino all’inizio dell’anno scorso il correttore ortografico di Office non riconosceva il nome proprio Obama e lo sostituiva con… Osama! Il problema è stato risolto, basta aver scaricato gli aggiornamenti per Office.

Ovviamente erano stati in molti quelli a cui non era parso vero poter parlare della cosa, però va considerato che Barack Obama era praticamente uno sconosciuto fino a due anni fa, a differenza del famigerato Osama. error di battitura Nella valutazione di cosa includere nei dizionari dei correttori ortografici viene infatti analizzata la frequenza di determinate parole nella lingua e l’evenienza che termini insoliti ma omografi di comuni errori di ortografia possano impedire di correggere questi ultimi, ignorandoli. È un fenomeno molto più accentuato in inglese, ad es. calender è un termine esistente che però è statisticamente molto meno probabile dell’errore di ortografia *calender per calendar, quindi è stata fatta la scelta di non includerlo nel dizionario del correttore. Ulteriori dettagli su come vengono selezionate le parole da aggiungere ai dizionari dei correttori in How Microsoft’s spell-check gatekeepers select words to add.

I correttori ortografici usano degli algoritmi per identificare la correzione più probabile di un errore di ortografia o di battitura; in particolare viene calcolata la edit distance, ovvero la "distanza" che separa l’errore dalla forma corretta, espressa in numero di caratteri da modificare, spostare, aggiungere o eliminare. Ad es., se scrivo *infromazione, la distanza di modifica da informazione è 1. Per chi è interessato a ulteriori dettagli sul concetto di edit distance, Thierry Fontanelle ne parla in Language Log.

Se in Office è stata attivata l’opzione di correzione automatica, il tipo di errore, la "distanza di modifica" e l’indice di probabilità di una particolare correzione rispetto ad altre possibili determinano se il correttore evidenzierà l’errore con la linea ondulata rossa e presenterà una serie di alternative, oppure se procederà con la sostituzione automatica della parola. È il motivo per cui chi ha un cognome insolito ma simile a una parola comune può trovarselo modificato automaticamente (la soluzione però è semplice: basta aggiungere la parola al dizionario personalizzato oppure disattivare la correzione automatica).

L’articolo fa anche un accenno al cosiddetto effetto Cupertino, termine coniato anni fa da alcuni traduttori della Commissione Europea quando si sono accorti che il termine inglese cooperation (variante di co-operation) non veniva riconosciuto e veniva automaticamente sostituito dal nome proprio Cupertino, che il correttore riteneva molto più probabile. Anche questo problema è stato risolto, ma è rimasto il termine effetto Cupertino: è descritto in dettaglio da Ben Zimmer nell’OUP blog, con un riferimento all’articolo in cui è apparso inizialmente.

PS Visto che ho parlato di errori di battitura, sicuramente me ne sarà sfuggito qualcuno: "chi punta il dito sugli errori di ortografia o grammatica, ne farà pure lui", è la Muphry’s law (via Freakonomics)!

Menu o menù?

Post pubblicato il 15 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Alcune persone mi hanno chiesto come mai nei prodotti Microsoft il termine menu non è accentato, mentre in genere lo sono le parole tronche di due o più sillabe. 

Il termine è un prestito dal francese entrato in italiano nella forma originale menu alla quale si è poi affiancato l’adattamento menù; coesistono inoltre la pronuncia originale /mə’ny/ e quella adattata /me’nu/.

In rete ci sono parecchie discussioni su quale delle due forme preferire.

Per i prodotti Microsoft abbiamo fatto riferimento alla grafia indicata come standard dalla maggioranza del dizionari italiani:

  • De Mauro: viene privilegiata la grafia originale francese; la forma accentata è registrata come variazione.
  • Devoto Oli: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento
  • Garzanti: solo la grafia originale.
  • Sabatini Coletti: solo la grafia originale.
  • Treccani: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento.
  • Zingarelli: privilegiata la grafia originale; la forma accentata è registrata come adattamento.

Questa scelta è condivisa dai principali produttori di software.

Qui sotto,invece, un esempio del tipo di menu che attira l’attenzione della terminologa in vacanza…

 menu