Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “ortografia”

Moda all’italiana: per una Speziale

Inspired by Italian couture, per una Speziale is a stunning range of elegant, sophisticated designs made from luxurious fabrics

In uno dei grandi magazzini Marks & Spencer a Londra una mia amica ha notato il nome pseudoitaliano di una linea di abbigliamento, per una Speziale. Chissà se riesce a ispirare raffinatezza ed eleganza anche agli inglesi che parlano italiano o se fa lo stesso effetto, negativo, che fa a me l’uso disinvolto dell’inglese (cfr. un look ancora più fashion)?

Mi vengono in mente anche l’auto Sorento, che in Italia forse avrebbe più successo se il nome non sembrasse un errore di ortografia, i nomi delle varietà di caffè Nespresso, come Volluto, Livanto, Finezzo, Fortissio e Vivalto, e quelli di alcune marche del supermercato LIDL, Crestamio, Linessa, Lovilio, Salumeo, Milbona, Certossa, Italiamo, Frotto e Nostia, segnalate nei commenti a Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto. Non li trovo accattivanti, anzi, mi sembrano quasi nomi di prodotti taroccati, ma sicuramente in altre lingue suonano bene proprio perché sono italianeggianti.

Keming

A proposito di parole nate per sbaglio, può succedere che alcune lettere vengano confuse per problemi di crenatura, la gestione dello spazio in eccesso tra i caratteri. Con alcuni tipi di carattere (font), ad esempio, le lettere rn troppo ravvicinate sembrano una m e la combinazione cl invece può apparire come d.

In inglese la crenatura si chiama kerning e qualche anno fa è stato inventato un nome per descrivere il fenomeno, keming (“the result of improper kerning”), che si fa notare soprattutto per le interpretazioni volgari di parole che invece sono del tutto neutre:

FINAL REGISTRATION  Flickering Lights
  Immagini: fuckyeahkeming.com

Giudizi apostrofati

Un’insegnante mi ha segnalato una peculiarità del programma usato in alcune scuole per gestire i giudizi di valutazione degli alunni: a quanto pare il software non ammette le vocali accentate e bisogna usare la combinazione vocale+apostrofo, ovvero non si può  rispettare l’ortografia italiana. Se il testo è stato preparato con altri programmi, prima di copiarlo e inserirlo ci si deve ricordare di sostituire tutte le lettere accentate. Gli errori di ortografia che ne risultano appariranno anche nei giudizi stampati per i genitori.

Il problema è visibile anche nella schermata di esempio usata dal produttore:

schermata software Argo Giudizi

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La proposta è shock o choc?

risultati ricerca Google nell'ultima settimana: proposta shock 32100 risultati, proposta choc 36200Di solito non faccio troppo caso ai proclami dei politici ma stavolta non ho potuto fare a meno di notare una peculiarità linguistica nella descrizione della proposta di Berlusconi di restituire l’IMU in caso di vittoria: è riapparsa la forma francese choc. In questo contesto sembra addirittura prevalere su quella inglese shock (tra i media, ad esempio, il Corriere della Sera e la Stampa privilegiano proposta choc e anche in Twitter sembra piacere di più  #propostachoc).

Sono sorpresa perché choc è una grafia che pensavo ormai desueta, impressione confermata dai dizionari: il Devoto Oli la descrive come “disusata” e il Vocabolario Treccani come “usata raramente”; lo Zingarelli e il Sabatini Coletti rimandano direttamente a shock.

Abituata all’invasione dagli anglicismi, sarei curiosa di sapere a cos’è dovuto questo ritorno al francese. Forse, considerata l’età di Berlusconi e il tipo di proposta, viene ritenuta più adatta una parola démodée?

Charlie Brown, l’ortografia e la sillabazione

Traduzione italiana di una striscia dei Peanuts:

Charlie Brown a Snoopy: NON SOLO SO  UN SACCO DI PAROLE DIFFICILI, MA CONOSCO TUTTE LE REGOLE DI SILLABAZIONE CHE CI SONO NEL LIBRO… L’UNICA CHE NON MI RICORDO MAI È “DUE VOCALI IN IATO SI POSSONO DIVIDERE”… OPPURE “NON SI POSSONO DIVIDERE”? “I DIGRAMMI E TRIGRAMMI SI DIVIDONO”? E I DITTONGHI?

vignetta in cui Charlie Brown dice a Snoopy: NOBODY THINKS I CAN WIN THE CITY SPELLING BEE, SNOOPY, BUT I’M GONNA SHOW ‘EM!Ho immaginato subito che nella striscia originale Charlie Brown volesse partecipare a una spelling bee, una gara di compitazione molto diffusa negli Stati Uniti, sia a livello locale che nazionale, ma inesistente in Italia.

Nella striscia italiana la gara di sillabazione è un esempio di traduzione comunicativa: i riferimenti non riconoscibili di una cultura vengono sostituiti con altri più familiari nella cultura di arrivo. È una strategia spesso usata in testo destinato a una fruizione rapida, ad es. umoristico o fumetti, che non ammette note o informazioni aggiuntive. Lo scopo è di produrre un effetto equivalente o simile nei lettori di entrambe le lingue. È il caso anche di questa striscia? 

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Giffing e giffare

gif animata di Oxford Dictionaries Word of the Year 2012Nelle classifiche di parole dell’anno ci sono spesso occasionalismi destinati a scomparire, ma sicuramente non è il caso del neologismo scelto da Oxford Dictionaries USA.

Il verbo inglese GIF descrive l’azione di creare un’immagine o una sequenza GIF animata, specialmente in relazione a un particolare evento (esempio: live giffing the presidential debate). È ottenuto dalla conversione, o transcategorizzazione, del sostantivo GIF, che a sua volta deriva da un acronimo (Graphics Interchange Format).

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Dizionari e neologismi (e credibilità di chi scrive)

Ieri sono rimasta alquanto colpita da Il linguaggio corre troppo veloce. I nuovi dizionari sono già vecchi, disponibile solo nella versione cartacea di un noto quotidiano italiano.

articoloOra non ho a disposizione uno scanner ma ho fotografato l’articoletto. Aggiornamento luglio 2012: il testo è ora disponibile qui.

Ci sono spunti interessanti, ad es. c’è un riferimento ai criteri, non sempre palesi per l’autore, per cui certi neologismi sono inclusi nelle versioni più recenti di alcuni dizionari, come paccata nell’accezione usata dal ministro Fornero, mentre ne mancano altri, come biscotto ed esodato, che sono parole comunque in uso da tempo.

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L’abuso delle Maiuscole

Negli Stati Uniti non abbondano solo le virgolette ma anche le iniziali maiuscole.

cartelloMike Pope ironizza sul loro abuso in The heartbreak of RCS (Random Capitalization Syndrome).

Tra le misteriose cause del malanno americano vengono annoverate l’influenza del tedesco (lingua che richiede che tutti i sostantivi siano scritti con l’iniziale maiuscola), l’ortografia della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti e quella dei libri di Winnie-the-Pooh.

Amenità a parte, le iniziali maiuscole possono diminuire la leggibilità del testo ma nell’inglese americano sono la norma per i titoli di libri e articoli, come dicevo in Tu Vuo’ Fa’ l’Americano?. Sono anche molto usate dagli sviluppatori in diverse convenzioni di scrittura (cfr. Ungheresi, cammelli e notazioni).

In italiano, per influenza dell’inglese, si nota un abuso delle iniziali maiuscole nei nomi delle lingue, dei giorni e dei mesi, che andrebbero invece scritti con l’iniziale minuscola, come gli aggettivi che indicano provenienza da un paese o da un luogo.


Bonus: Mike cita Sandals&Socks, agli occhi di un italiano una raccolta di foto dell’orrore!

L’abuso delle “virgolette”

In inglese è abbastanza diffuso l’uso improprio delle virgolette. Il tentativo di evidenziare in questo modo alcune parole a volte produce effetti abbastanza maldestri, come si può vedere nelle foto raccolte in Very suspicious quotation marks.

BEWARE OF “DOG”

[via Don't 'quote' me on that]

Anche in italiano c’è chi abusa delle virgolette ma, mi sembra, soprattutto in testi più lunghi, ad es. in alcuni blog, e più raramente in cartelli e avvisi come in inglese.


Aggiornamento: the "blog" of "unnecessary" quotation marks raccoglie moltissimi altri esempi per l’inglese (via Quote unquote).

SENZAZIONI

Dopo aver visto la raccolta di foto "Io x te muoro", le scritte sbagliate sui muri dell’amore, G. mi ha mandato la foto di una scritta vista a Roma in via Cardinal Pacca, dedicata a “bimbulamia”:

senzazioni_4

Vedi anche: Cartelli insoliti.

Parolacce, software e localizzazione

What do you love è la funzionalità di ricerca di Google, per il momento solo in inglese, che restituisce risultati da più di venti servizi diversi in un’unica interfaccia. Se però si digitano parolacce o volgarità (ad es. shit), si ottengono informazioni sui gattini (kitten).

C’è chi ha identificato le parole proibite e le ha elencate in Google’s Official List of Bad Words; la scoperta è stata ripresa in vari siti ma va detto che le cosiddette offensive word list sono abbastanza comuni e hanno varie applicazioni nello sviluppo di software.

Ad esempio, servono a evitare che appaiano parole offensive nelle sequenze di lettere e numeri generati automaticamente, come nei codici per la registrazione di software (eventualità non rara, basti pensare all’inglese e alle sue four-letter words!), oppure possono essere usate per filtrare messaggi di posta elettronica o altro contenuto.

Un altro tipico campo di applicazione sono i correttori ortografici e i sistemi di riconoscimento vocale e di riconoscimento della grafia.

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Il mistero di “Guiseppe”

Ieri sul sito della BBC c’era un quiz sulla vita di Berlusconi (no comment!). Una domanda prevedeva Garibaldi e Verdi tra le risposte possibili ma solo per il primo il nome era corretto mentre per il secondo era diventato Guiseppe.

Guiseppe

Per qualche strano motivo Guiseppe è un errore molto comune nei paesi anglosassoni, anche in giornali e altri media di solito attenti all’ortografia dei nomi stranieri (ad esempio, solo nel sito della BBC si contano più di un migliaio di occorrenze).

Non ho mai capito il perché, forse la vicinanza (e la sequenza) delle lettere U e I sulla tastiera? Una possibile influenza del nome inglese Guy o magari, in America, del nome Guido, lo stereotipo dell’italo-americano tamarro? Mah!

Il tenente Colombo, Dart Fener e l’orso Yoghi

In traduzione ci sono varie tecniche di adattamento dei nomi di personaggi di fantasia, tra cui le variazioni di una o più lettere che modificano il nome mantenendolo comunque simile all’originale. Mi incuriosiscono perché non credo esistano regole predefinite e non sempre le ragioni dei “ritocchi” sono trasparenti.

Un esempio è il nome del protagonista della serie televisiva che ha reso famoso Peter Falk, Columbo, che in Italia e in Spagna ha subito un cambio di vocale diventando Colombo, immagino per evitare una possibile cacofonia. Altri esempi noti riguardano alcuni personaggi di Guerre stellari (il primo film della serie):

nome originale nome italiano
Darth Vader Dart Fener
[Princess] Leia [Principessa] Leila
Han Solo Ian Solo
Chewbacca Chewbecca

Presumo che Vader potesse far pensare a water (il sanitario) e che forse per Leia si temessero assonanze con incitazioni fasciste, meno chiare invece le altre due variazioni.

Yogi BearAnni fa era abbastanza comune anche un altro tipo di adattamento, l’assimilazione grafica, che manteneva il nome del personaggio, più o meno con la stessa pronuncia, ma lo adeguava alle nostre convenzioni di scrittura, come nel caso di Yoghi e Bubu (in originale Yogi e Boo Boo), del canarino Titti (Tweety), di Milù (Milou, il cane di Tintin) e dell’asino Ih-Oh (Eeyore nella versione originale di Winnie-the-Pooh, a sua volta diventato Winnie Puh nella traduzione dei libri di Milne e Winnie Pooh in quella dei prodotti Disney).

L’assimilazione grafica è sempre meno usata, grazie alla maggiore familiarità degli italiani con l’ortografia delle parole straniere. Si preferiscono i prestiti acclimatati e quindi si privilegia l’invariabilità dei nomi propri* (e ora si usano le convenzioni di scrittura straniere anche per nomi di personaggi creati in Italia, come le Winx).

Infine, mi piacerebbe sapere perché nella versione italiana della sitcom Friends il nome di una delle protagoniste, Phoebe, era rimasto invariato nella grafia ma era diventato “febe” nella pronuncia, anche se nessun italiano avrebbe difficoltà a capire o dire /ˈfiːbɪ/.

PS   Lo so, i miei esempi sono abbastanza datati. Ve ne vengono in mente di più recenti?


* Eppure all’anagrafe vengono tuttora registrati nomi come Maicol, Gerri, Catiuscia

Refusi ed elezioni

Altra segnalazione di un lettore del blog, stavolta di una pagina del Ministero dell’Interno con le istruzioni di voto per le elezioni amministrative. Nell’arroventato clima politico italiano, un subdolo trattino potrebbe addirittura suggerire scenari inquietanti:

image 


Vedi anche: Vantaggi degli errori di battitura… (un esempio di manifesto elettorale irlandese con un refuso che potrebbe aver fatto guadagnare voti).

Paese che vai, divisioni che trovi

Numbers and Counting: American vs. French descrive alcune differenze culturali relative ai numeri: come vengono usate le dita per contare, l’aspetto dei numeri scritti a mano (ne avevo accennato anch’io in Se i numeri sono un’opinione), i separatori di migliaia e decimali e il modo di scrivere in colonna le divisioni a due o più cifre.

long division symbolMi ha fatto tornare in mente il simbolo matematico “misterioso” di Equation Editor nelle versioni di Microsoft Office fino alla 2003 (a destra e sotto). In italiano era stato incautamente localizzato con divisione lunga (traduzione letterale di long division) ma suscitava solo perplessità: è tipico di Stati Uniti, Messico e altri paesi ma non si usa in Europa. 

EquationEditor

Chiedendo informazioni ai colleghi di varie nazionalità avevo scoperto che, a seconda del paese, ci sono molti modi diversi di scrivere a mano le divisioni: variano la posizione di dividendo e divisore, il modo di annotare i calcoli e l’elemento grafico che separa i numeri. Un paio di esempi di 435 diviso 25:

image

E c’è anche chi, come i tedeschi, non usa elementi grafici (esempio qui; altri esempi delle notazioni usate in varie parti del mondo alla voce Long Division in Wikipedia).

additionAnche altre operazioni in colonna si scrivono in maniera diversa a seconda del paese, ad es. nelle addizioni gli americani posizionano il segno + a sinistra di ciascun addendo a partire dal secondo (per noi va a destra a partire dal primo) e non aggiungono il segno di uguale.

Una delle regole dell’internazionalizzazione del software è quella di non usare testo nella grafica per evitare interventi costosi di localizzazione, mentre si tende a pensare che gli esempi con numeri siano immuni a fattori culturali. Ricordo invece che in un programma di software per bambini appariva una lavagna con alcune addizioni nel formato americano e per la versione italiana si era dovuto sostituire le immagini perché sarebbero potute sembrare “sbagliate” e avrebbero potuto far dubitare del valore educativo del prodotto.

Probabilmente, però, ora quasi nessuno fa più i calcoli a mano e queste differenze stanno diventando irrilevanti!