Post con tag “Office”
Elenchi telefonici, titoli e localizzazione
Ho dovuto confermare i dati relativi alla cosiddetta presenza in elenco telefonico e sono rimasta incuriosita dai titoli che si possono associare al proprio nome.
Non so se tutti gli operatori telefonici forniscano gli stessi dati ma se così fosse mi sembra peculiare che il 26% delle scelte a disposizione sia destinato a gradi militari e il 19% a titoli nobiliari (ma non erano stati aboliti quando l’Italia è diventata una repubblica?), e che un ulteriore 9% sia riservato a cariche religiose: in tutto più del 50%!
Ho anche notato la voce doppia Professore – Professoressa e le due voci Maestro e Maestra mentre manca la possibilità di distinguere tra dottori e dottoresse (sicuramente più numerose delle viscontesse!). E immagino che ci siano altri tipi di Perito oltre a quelli agrario, aziendale, commerciale, industriale e odontotecnico.
Chi è curioso più sotto può trovare l’elenco completo, che potrebbe forse dare qualche indicazione utile a chi localizza applicazioni con rubrica e deve scegliere i titoli più comuni per il proprio mercato, ad es. quelli disponibili in un elenco a discesa.
Le interfacce delle rubriche sono interessanti perché devono essere adattate alla realtà locale conservando però aspetti internazionali per consentire di inserire facilmente nomi e indirizzi di paesi diversi, tenendo quindi conto delle convenzioni di altri mercati.
Anche in un’interfaccia italiana si potrà così decidere di mantenere i riferimenti al secondo nome, comunissimo negli Stati Uniti, o la possibilità di aggiungere informazioni dopo il nome (ad es. BA, Ph.D., Jr. o III), altra peculiarità di alcuni paesi anglosassoni: come si può vedere nell’esempio di Microsoft Outlook, la stringa Suffix della versione originale è diventata Titoli stranieri in italiano, rendendo più esplicita la sua funzione.
…
Titoli associabili alla propria presenza in elenco telefonico:
|
Agrotecnico |
Duca |
Perito aziendale |
Mai più presentazioni soporifere ;-)
A quanto pare PowerPoint compie 25 anni. BBC News in The problem with PowerPoint ne approfitta per dare suggerimenti, peraltro già sentiti, su come evitare presentazioni noiose.
Nessun cenno invece a una novità di PowerPoint 2010 che dovrebbe risolvere il problema aggiungendo automaticamente un tocco speciale alle presentazioni. Basterà scegliere tra “Wow Factor”, “Cool Factor” e “Je ne sais quoi Factor” e il pubblico rimarrà finalmente a bocca aperta. ![]()
Direttamente da The PowerPoint Team Blog:
One click brings your choice of factor to your presentation! Choose between Cool and Wow Factors! And in order to, as they say, kick things up a notch, we’ve worked on a special project with MSR and Microsoft France to implement “Insert a certain… Je ne sais quoi”.
Beh… Siamo in piena silly season e questo è uno scherzo di The PowerPoint Team Blog. L’interfaccia qui sopra è infatti del tutto inventata ma l’ho trovata divertente perché mi ha ricordato certe “trovate” simili (e purtroppo reali) in alcuni prodotti americani di una ventina di anni fa, un incubo per chi doveva localizzare. Ora invece, grazie all’internazionalizzazione e in particolare alle analisi di localizzabilità, raramente si deve affrontare terminologia o interfacce di questo genere. …
…
Vedi anche: altri post che parlano di PowerPoint
La differenza tra T e S in PowerPoint
Mi è sempre piaciuto molto PowerPoint, soprattutto la versione 2007, e a volte mi ritrovo a rispondere alle domande di chi lo usa meno spesso di me. Ho notato che non tutti conoscono i vari formati per salvare i file creati con PowerPoint, in particolare la differenza tra il formato predefinito che ha l’estensione pptx (ppt nelle versioni precedenti) e che apre il file nella visualizzazione Normale (o comunque l’ultima usata, ad es. Sequenza diapositive), e il formato con estensioni ppsx (pps), che, al doppio clic sull’icona, apre il file direttamente nella visualizzazione Presentazione e non rende disponibili barre o comandi, utile quando si avvia la presentazione in pubblico o per evitare modifiche accidentali alla versione definitiva*.
Probabilmente è anche una questione di terminologia. Nella versione inglese di PowerPoint coesistono i termini presentation e slideshow, che sono equivalenti quando rappresentano il concetto generico “insieme di diapositive che vengono mostrate in sequenza a un pubblico” e che in italiano, per mancanza di alternative, vengono resi con un unico termine, presentazione. È una soluzione che funziona nella maggior parte dei contesti, anche quando si analizza più in dettaglio il concetto rappresentato da slideshow e si determina che fa riferimento specifico alle diapositive mostrate nella visualizzazione Presentazione, in modalità tutto schermo (kiosk mode in inglese).
Nel contesto specifico dell’elenco dei formati in cui salvare i file, tra cui quelli descritti sopra, slideshow è però abbreviato in show. In questo caso, in PowerPoint 2003 e versioni precedenti si poteva notare un problema:
| Inglese – PowerPoint 2003 | Italiano – PowerPoint 2003 |
| Presentation (*.ppt) | Presentazione (*.ppt) |
| PowerPoint Show (*.pps) | Presentazione di PowerPoint (*pps) |
Per l’utente era impossibile distinguere il tipo di formato se non per la differenza tra le lettere T e S nelle estensioni e poteva sfuggire che si trattava di un’opzione diversa.
In PowerPoint 2007 è stata cercata una soluzione su misura, evitando però di ricorrere a un termine alternativo italiano per (slide)show perché sarebbe servito solo in questo contesto e avrebbe creato confusione all’utente abituato a un unico termine, presentazione:
| Inglese – PowerPoint 2007 | Italiano – PowerPoint 2007 |
| PowerPoint Presentation (*.pptx) | Presentazione standard di PowerPoint (*.pptx) |
| PowerPoint Show (*.ppsx) | Solo presentazione di PowerPoint (*ppsx) |
È compito di chi localizza evidenziare eventuali problemi terminologici, in questo caso lo stesso termine usato per due concetti diversi in un contesto specifico, non solo per trovare una soluzione, ovviamente, ma anche perché chi gestisce il database terminologico possa aggiornare le relative voci (o crearle se ancora non esistono), ridefinire il concetto, aggiungere contesto, metadati e indicazioni di utilizzo e, se il caso, assicurarsi che vengano risolte eventuali ambiguità anche nella lingua di partenza.
Vedi anche: Gestione della terminologia e localizzazione e Database terminologici.
…
* I file con estensioni ppsx e pps sono in realtà equivalenti a quelli standard, a parte l’icona e il tipo di visualizzazione; per modificarli basta cambiare la lettera S dell’estensione in T oppure aprirli da PowerPoint con il comando Apri.
Recentismi e software
In Wikipedia c’è un neologismo che mi piace molto: recentismo, calco dall’inglese recentism per descrivere un argomento (e voce di Wikipedia) che sta avendo molta attenzione ma la cui importanza, a lungo termine, potrebbe essere relativa (esempi qui).
È poco probabile che l’uso specifico di Wikipedia entri nell’italiano standard. Penso però che recentismo potrebbe descrivere efficacemente anche i nomi NON definitivi di nuove funzionalità di prodotti software di cui si discute molto durante la localizzazione, per poi scoprire che si chiameranno in un altro modo.
Un esempio noto è il concetto di gruppo in Office 2007, un insieme di strumenti e opzioni correlati raggruppati sulla barra multifunzione: in inglese group aveva sostituito il termine originale chunk, come si può vedere da Jensen Harris: An Office User Interface Blog.
La soluzione per non far lavorare inutilmente un terminologo su un termine ostico ma, senza saperlo, destinato a scomparire? Una scheda terminologica completa e accurata, che consenta di scegliere una soluzione per la lingua di arrivo basata sul concetto e non sul nome temporaneo inglese: anche se verrà cambiato il termine originale, probabilmente non sarà necessario dover ripensare il termine “localizzato”.
…
Vedi anche: Database terminologici e Concetti e termini: un esempio da Office per Mac.
Traduzione automatica in Office
Il team MSR-MT (Microsoft Research-Machine Translation) ha rilasciato un plug-in che in pochi secondi installa Microsoft Translator come servizio predefinito di traduzione automatica in Office (per scaricarlo, qui). Maggiori informazioni nel blog del team.
Per tradurre del testo in Office 2007, scegliere la scheda Revisione, quindi Traduci dal gruppo Strumenti di correzione. In alternativa, selezionare il testo, fare clic con il pulsante destro e scegliere Traduci.
Si possono avere opinioni diverse sulla traduzione automatica ma va sottolineato che i servizi come Microsoft Translator e Google Translate sono in continuo miglioramento.
…
Vedi anche:
Traduzione automatica: Windows Live Translator
Altre informazioni sulla traduzione automatica
Aggiornamento 17 aprile 2009: anche il team di TechNet Italia oggi parla di traduzione automatica in TechNet Magazine e la Machine Translation.
“Slide deck” e presentazioni di PowerPoint
Da qualche anno sembra che dal vocabolario di molti colleghi americani, perlomeno nelle
comunicazioni informali, siano scomparsi slides, PowerPoint file, presentation e sinonimi per essere sostituiti da (slide) deck. Non ci è voluto molto perché i non americani seguissero a ruota: nel mio ambito di lavoro, ma non solo, quando si parla inglese deck sta diventando il modo più comune per descrivere sia il file di una presentazione come pure la presentazione stessa (ad es. “we presented a deck which focused on the new features”).
Io invece mi rifiuto di usarlo. Non capisco il vantaggio di introdurre un termine gergale che non è molto più breve e soprattutto non più trasparente di slide o presentation o anche PPT file, termini che, proprio per il loro uso specifico, evitano ambiguità perché richiamano immediatamente il concetto di presentazione (deck invece può avere vari significati). Chiedere ai diretti interessati perché preferiscano deck non aiuta: non sanno rispondere! Scartata l’ipotesi che deck possa far riferimento a un mazzo di carte da gioco (deck of cards* in inglese americano), rimangono due alternative:
| ▄ | deck descriverebbe la copia stampata delle presentazioni che in passato venivano distribuite ai partecipanti, con i fogli impilati uno sopra l’altro (fonte qui) |
| ▄ | deck farebbe riferimento ai caricatori per diapositive “tradizionali”, non elettroniche (però in inglese i caricatori rettangolari si chiamano slide magazine e quelli tondi slide carousel, non deck!) |
Strano comunque che slide deck abbia preso piede proprio quando non sono più in molti ad usare caricatori di diapositive e ancora meno ad avere esperienza di presentazioni su carta. Al di fuori di ambiti specifici, comunque, slide deck non sembra essere riconosciuto(ad es. non si trova ancora nei dizionari) e quindi va considerato come un termine gergale. A questo proposito, ecco cosa mi dice una collega americana:
| Speaking from a baby boomer point of view, I had never heard the term “slide deck” before coming to work here. So I’m not sure if the term is in general use in high tech or not. I asked two friends, both in scientific fields, and they did not know what a “slide deck” was. But once I explained what I meant they easily understood the term. They also believe the term probably started with the use for a set of 35 mm slides that were housed in a rectangular box that fitted on a slide projector used for presentations back in the day. […] |
Intanto io continuo a usare i termini standard e mi fa piacere notare che slide deck non si è ancora intrufolato nella documentazione ufficiale di PowerPoint o altri prodotti.
…
* pack of cards in inglese britannico
…
Office 2007: correttore ortografico contestuale
Post pubblicato il 21 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
I correttori ortografici tradizionali analizzano ciascuna parola di un testo e la ritengono corretta se è presente nel loro dizionario. Nelle lingue ricche di omofoni, però, sono molto comuni gli errori in cui vengono confuse parole che hanno la stessa pronuncia ma ortografia diversa, ad es. in inglese lose e loose o it’s e its. In questi casi i correttori ortografici tradizionali non servono a molto.
Il correttore ortografico contestuale di Office 2007, invece, aiuta a evitare questo tipo di errore in inglese, tedesco e spagnolo. Viene analizzato il contesto definito dalle parole adiacenti per determinare se sia stata usata la forma corretta, ad es. nella sequenza inglese *their the best example un aggettivo possessivo non può essere seguito da un articolo determinativo e il correttore suggerirà they’re.
Gli errori identificati dal correttore ortografico contestuale sono sottolineati da una linea ondulata blu e distinti così da quelli di ortografia o battitura, segnalati invece da una linea ondulata rossa. Anche in questo esempio le parole evidenziate sono corrette se analizzate individualmente (ad es. bee=ape) ma errate nel contesto in cui appaiono:
Per l’italiano si avverte meno l’esigenza di questo strumento: spesso gli omofoni italiani hanno la stessa grafia, es. il sostantivo do e la voce verbale do, e negli altri casi le differenze dovrebbero essere note, ad es. la preposizione da e il verbo dà oppure articolo+sostantivo la vista e pronome+verbo l’ha vista. Chi è stato attento alle elementari non dovrebbe avere problemi ma, a giudicare da certi errori che si vedono in giro, forse non è il caso di essere troppo ottimisti…
Alcuni errori di ortografia non identificabili dal correttore ortografico italiano sono comunque gestiti dalla Correzione automatica di Office:

Per saperne di più sul correttore ortografico contestuale: Office Natural Language Blog e Office Hours: The next generation of the spell checker.
Vedi anche: Il correttore ortografico e l’effetto Cupertino.
Altro termine invernale: freeze
Post pubblicato il 7 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
L’A1 chiusa per il ghiaccio mi ha ricordato un altro termine legato al freddo.
In inglese freeze esprime vari concetti, alcuni metaforici, tra cui ad esempio:
- far passare un liquido allo stato solido
- sentire o patire molto freddo, anche fino alla morte
- sospendere un’attività finanziaria, economica o amministrativa
- diventare immobile, irrigidirsi, ad es. in situazioni sgradevoli o per la paura
- interrompere temporaneamente, ad es. un processo o un meccanismo; in questa accezione freeze viene usato anche in vari contesti informatici.
In italiano non tutti concetti, in particolare l’ultimo, possono essere rappresentati dal verbo congelare e si deve ricorrere a soluzioni diverse.
In Microsoft Excel, ad esempio, freeze indica la possibilità di mantenere sempre visibili alcune righe e/o colonne, bloccandole in modo che possano essere usate come riferimento quando si fa scorrere il resto del foglio di lavoro: è utile ad es. quando si vuole che la riga di intestazione sia sempre visualizzata.
In questo caso in italiano non era proponibile la stessa metafora dell’inglese, possibile invece in altri ambiti (ad es. congelare le assunzioni, un credito, un provvedimento, ecc.), ed è stato preferito il verbo bloccare.
Trovo interessante che in inglese il contrario di freeze sia unfreeze solo per alcuni significati figurati, come in Excel (sbloccare in italiano), mentre in altri casi siano più comuni altri verbi, ad es. thaw, melt, defrost, unlock, unblock.
Il verbo congeal, invece, può essere un falso amico: di solito non implica temperature sotto lo zero ma significa far solidificare, rapprendere o cagliare.
PS Per chi non ha familiarità con Excel, una demo interessante anche se disponibile solo in inglese è Freeze or unfreeze rows and columns.
PowerPoint, pongo e animazioni
Post pubblicato il 22 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Suggerimento per un’attività da fare con i bambini durante le vacanze di Natale: creare una semplice animazione passo uno (stop motion) con una fotocamera digitale, del pongo e Microsoft PowerPoint. Ecco come:
| 1 | Decidere la storia e le trasformazioni che subirà l’oggetto di pongo |
| 2 | Fissare la fotocamera a un supporto per garantire la stessa inquadratura |
| 3 | Modellare il pongo facendo minime modifiche, una alla volta |
| 4 | Scattare una foto per ogni modifica (se ne otterranno varie decine) |
| 5 | Creare una nuova presentazione in PowerPoint |
| 6 | Impostare come automatico il passaggio tra una diapositiva e l’altra, specificando l’intervallo di tempo più basso |
| 7 | Inserire la sequenza di foto, una per diapositiva |
| 8 | Far partire la presentazione: fatto! |
È un’idea semplice da realizzare che ho letto sabato nell’inserto Family di The Guardian (anche online, qui): in Gran Bretagna c’è una grande tradizione per questo tipo di animazioni, basti pensare alle creazioni della Aardman tra cui Wallace & Gromit.
A questo proposito, il giorno di Natale la BBC trasmetterà proprio una nuova avventura di Wallace & Gromit, A Matter of Loaf and Death, che spero di riuscire a vedere quanto prima!
Nel contesto specifico di PowerPoint, Animazioni è il nome di una delle schede della barra multifunzione; per animazione si intende un effetto visivo o sonoro che viene aggiunto a del testo, a un oggetto o a una diapositiva.
Applicare gli effetti di animazione in PowerPoint 2007 è davvero semplice (direi che alle conferenze si vede subito chi usa la versione 2007 e chi no!).
Penso invece che operare a livello di Schema diapositiva (l’equivalente dei modelli in Word) non sia altrettanto intuitivo, eppure è molto utile per evitare di ripetere le stesse impostazioni per ogni singola diapositiva e, in questo caso, semplificare l’operazione se le foto vengono inserite da un bambino. Per chi non usa spesso PowerPoint, al punto 6 delle istruzioni sopra si procede così:
| ▄ | Sulla barra multifunzione scegliere il gruppo Visualizza |
| ▄ | Nel gruppo Visualizzazioni presentazione fare clic su Schema diapositiva |
| ▄ | Passare alla scheda Animazioni |
| ▄ | Impostare la transizione tra diapositive rendendola automatica (a destra) |
| ▄ | Scegliere la scheda Schema diapositiva (la prima a sinistra) |
| ▄ | Fare clic su Chiudi visualizzazione schema (pulsante rosso) |
| ▄ | Continuare con il punto 7 |
Se invece si pensa che l’intervallo minimo di un secondo per la transizione automatica sia troppo lungo, si può scegliere di passare da un’immagine all’altra più tradizionalmente con un clic del mouse, anche se non sarebbe molto pratico.
Ci sono programmi più adatti di PowerPoint per queste animazioni, ovvio, ma mi sembra comunque una bella idea per un primo esperimento da fare con i bambini e senza dover ricorrere a nessuna preparazione o strumenti specifici.
Per rimanere in tema, un glossario interessante: Le parole dell’animazione.
Accenti gravi e acuti in italiano
Pubblicato l’8 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Nel forum Scioglilingua nel Corriere della Sera in questi giorni ci sono alcune discussioni sull’uso dell’accento grave e acuto in italiano.
Gli accenti grafici sono quelli previsti dall’ortografia italiana sulla vocale finale di alcune parole. Da un punto di vista pratico, l’unica distinzione che la maggior parte di noi è tenuta a conoscere è tra è aperta /ɛ/ (è, cioè, caffè, tè) che richiede l’accento grave ed é chiusa /e/ (perché, poté, sé, né) che richiede l’accento acuto: con le altre vocali c’è la convenzione di usare sempre l’accento grave.
L’ultimo contributo in Scioglilingua riassume bene la questione e fa le distinzioni del caso tra i vari tipi di accenti, con riferimenti specifici anche agli accenti tonici. Su un punto però non sono del tutto d’accordo:
| fuori di accento tonico le vocali e ed o sono solo chiuse |
In teoria per la e sarebbe vero, ma in pratica basta andare a Trieste per rendersi conto che lì riescono a pronunciare la /ɛ/ aperta anche nelle sillabe atone! ![]()
Tornando invece all’ortografia, può essere utile sapere che la Correzione automatica di Office converte automaticamente le e accentate errate per le parole più comuni:
Per visualizzare o modificare l’elenco delle correzioni automatiche in Word 2007:
| 1 | Fare clic sul pulsante Microsoft Office |
| 2 | Nella finestra di dialogo Opzioni di Word fare clic su Strumenti di correzione, quindi su Opzioni correzione automatica |
Commento di .mau.:
| tranne ovviamente se prendi un libro Einaudi, che usa ancora la convenzione di indicare l’accento acuto su i e u (insomma, non è "più così" ma "piú cosí"). Credo siano rimasti gli ultimi a indicare che i e u sono sempre acute, quando vengono accentate. |
Licia:
| @ .mau. Ricordo di aver notato accenti "non standard" in qualche libro ma non avevo presente la casa editrice, anche perché è un po’ che non mi capita di leggere qualcosa di Einaudi. | |
| La Garzantina Italiano dà motivazioni storiche per indicare come più raccomandabile lo schema à, ì, ù, é, è, ó, ò [loro ordine]: | |
| "Ossia: sempre grave – secondo l’accentuazione tradizionale degli ossitoni nella tipografia antica – nei tre casi in cui non si può distinguere tra i diversi gradi di apertura (à, ì, ù) ..." | |
| [Aggiornamento 18/3/09: nel Portale Treccani una nota esplicativa con riferimento specifico all’uso degli accenti da parte delle diverse case editrici] | |
| A proposito, l’autore del contributo che ho citato sei tu o è un tuo quasi omonimo? |
Ancora .mau.:
| no, quel contributo non è mio. Anche perché da buon settentrionale ho dei grossi problemi a concepire che "e" e "o" possano avere più di un tipo di accento. Ho semplicemente imparato a memoria la lista delle parole che terminano in é (non sono poi tante). |
Licia:
| Stessa strategia: | |
| per avverbi, congiunzioni, passati remoti, né, sé e numeri (es. trentatré) | |
| → accento acuto | |
| per la maggior parte dei sostantivi e cioè | |
| → accento grave | |
| Però ricordo mio papà (veneto) che faceva notare a mio fratello più piccolo (accento romagnolo) che non si diceva perchÈ ma perché… |
Correttori ortografici ed effetto Cupertino
Post pubblicato il 29 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Il team Office Natural Language di Microsoft sviluppa gli strumenti di correzione (proofing tool) per i prodotti Microsoft. L’ultimo post del loro blog segnala due articoli nel Seattle Times di ieri che parlano del lavoro del team.
Jobs with real authority: working on Microsoft’s spell-checker parte da una notizia che aveva avuto un certo rilievo negli Stati Uniti, e cioè che fino all’inizio dell’anno scorso il correttore ortografico di Office non riconosceva il nome proprio Obama e lo sostituiva con… Osama! Il problema è stato risolto, basta aver scaricato gli aggiornamenti per Office.
Ovviamente erano stati in molti quelli a cui non era parso vero poter parlare della cosa, però va considerato che Barack Obama era praticamente uno sconosciuto fino a due anni fa, a differenza del famigerato Osama.
Nella valutazione di cosa includere nei dizionari dei correttori ortografici viene infatti analizzata la frequenza di determinate parole nella lingua e l’evenienza che termini insoliti ma omografi di comuni errori di ortografia possano impedire di correggere questi ultimi, ignorandoli. È un fenomeno molto più accentuato in inglese, ad es. calender è un termine esistente che però è statisticamente molto meno probabile dell’errore di ortografia *calender per calendar, quindi è stata fatta la scelta di non includerlo nel dizionario del correttore. Ulteriori dettagli su come vengono selezionate le parole da aggiungere ai dizionari dei correttori in How Microsoft’s spell-check gatekeepers select words to add.
I correttori ortografici usano degli algoritmi per identificare la correzione più probabile di un errore di ortografia o di battitura; in particolare viene calcolata la edit distance, ovvero la "distanza" che separa l’errore dalla forma corretta, espressa in numero di caratteri da modificare, spostare, aggiungere o eliminare. Ad es., se scrivo *infromazione, la distanza di modifica da informazione è 1. Per chi è interessato a ulteriori dettagli sul concetto di edit distance, Thierry Fontanelle ne parla in Language Log.
Se in Office è stata attivata l’opzione di correzione automatica, il tipo di errore, la "distanza di modifica" e l’indice di probabilità di una particolare correzione rispetto ad altre possibili determinano se il correttore evidenzierà l’errore con la linea ondulata rossa e presenterà una serie di alternative, oppure se procederà con la sostituzione automatica della parola. È il motivo per cui chi ha un cognome insolito ma simile a una parola comune può trovarselo modificato automaticamente (la soluzione però è semplice: basta aggiungere la parola al dizionario personalizzato oppure disattivare la correzione automatica).
L’articolo fa anche un accenno al cosiddetto effetto Cupertino, termine coniato anni fa da alcuni traduttori della Commissione Europea quando si sono accorti che il termine inglese cooperation (variante di co-operation) non veniva riconosciuto e veniva automaticamente sostituito dal nome proprio Cupertino, che il correttore riteneva molto più probabile. Anche questo problema è stato risolto, ma è rimasto il termine effetto Cupertino: è descritto in dettaglio da Ben Zimmer nell’OUP blog, con un riferimento all’articolo in cui è apparso inizialmente.
…
PS Visto che ho parlato di errori di battitura, sicuramente me ne sarà sfuggito qualcuno: "chi punta il dito sugli errori di ortografia o grammatica, ne farà pure lui", è la Muphry’s law (via Freakonomics)!
Un nome che può confondere: split button
Post pubblicato il 10 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Le barre dei menu dei programmi più recenti e la barra multifunzione di Office possono avere tre tipi di pulsanti.
Pulsanti tradizionali da barra degli strumenti; scegliendoli si esegue il comando che rappresentano. - Pulsanti con un triangolino che punta verso il basso, di solito a destra; scegliendoli si apre un menu con le opzioni a disposizione. In inglese menu button o drop-down button, in italiano pulsante di menu.
- Pulsanti con un triangolino separato dal resto del pulsante da una barretta sottile; il comportamento del pulsante è diverso in base a dove si fa clic: a sinistra della barretta si esegue il comando (stessa funzionalità del pulsante 1), a destra si apre un menu con le opzioni a disposizione (come con il pulsante 2). Termine inglese: split button.
Il termine split button è stato documentato nel database terminologico solo dopo la localizzazione e ci siamo resi conto che non era stato tradotto adeguatamente: *pulsante di divisione e *pulsante Dividi. Appariva in stringhe senza contesto e non è difficile capire il perché dell’errore: split in inglese è ambiguo e in questo caso non va interpretato come imperativo o sostantivo, ma come participio passato (il pulsante è "diviso" in due).
La nuova traduzione è pulsante di menu combinato, per analogia con casella combinata (in inglese combo box), l’elemento
di interfaccia illustrato in questo esempio: è la casella che permette di digitare testo (A) oppure di scegliere tra un elenco di
opzioni disponibili (B).
Vi sembra una scelta adeguata? Se vi va, partecipate al progetto Microsoft Terminology Community Forum per Windows Vista e Office 2007 per farci sapere cosa ne pensate votando la traduzione proposta se siete d’accordo, o suggerendone una alternativa se non la trovate efficace.
Concetti e termini: un esempio da Office per Mac
Post pubblicato il 25 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
La gestione della terminologia orientata al concetto (approccio onomasiologico) consente scelte terminologiche più flessibili e mirate.
Un esempio interessante riguarda l’interfaccia di Office 2008 per Mac:
Anche qui, come in Office 2007 per Windows, i menu tradizionali sono stati sostituiti da un’interfaccia dinamica che rende disponibili le funzionalità più adatte all’attività che si sta svolgendo.
L’aspetto è però diverso da quello di Office 2007:
Questo nuovo elemento di interfaccia in inglese ha nomi diversi:
Anche se l’aspetto non coincide, concettualmente la funzionalità è la stessa e i team di sviluppo hanno concordato un’unica definizione per entrambi i termini, consultabile nel Portale linguistico Microsoft: Un elemento dell’interfaccia utente che presenta comandi, strumenti e opzioni raggruppati in base all’attività anziché attraverso menu tradizionali, barre degli strumenti e riquadri attività. Si tratta quindi di due realizzazioni dello stesso concetto. È stata questa considerazione, assieme ad altre relative al prodotto e al suo utilizzo, che ha portato alla decisione di riproporre la stessa soluzione della versione italiana di Office 2007 anche in Office 2008 per Mac, associando un’unica traduzione a entrambi i termini inglesi: barra multifunzione. Qui sotto una rappresentazione semplificata e molto schematica di questa scelta in un database terminologico orientato al concetto: Un approccio semasiologico (ad es. un glossario con le voci elencate in ordine alfabetico) probabilmente non avrebbe suggerito la stessa scelta perché i due termini sarebbero stati catalogati come voci indipendenti e non necessariamente con la stessa definizione. Nella localizzazione è invece utile cercare di ridurre le variazioni terminologiche per uno stesso concetto perché possono causare confusione e avere un impatto negativo sull’esperienza di utilizzo dei prodotti, come nell’esempio del post Tasti di scelta (rapida). Per una sintesi delle differenze tra il metodo onomasiologico e quello semasiologico, il post Database terminologici.
Barra multifunzione
Post pubblicato il 24 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Una delle principali novità di Office 2007 è un nuovo elemento dell’interfaccia utente che raggruppa comandi, strumenti e opzioni in base alla loro funzione e che sostituisce menu e riquadri attività tradizionali.
In inglese questo nuovo concetto è denominato Ribbon ma non esiste una correlazione diretta tra la funzionalità descritta e il significato comune del termine inglese: Ribbon era il nome inizialmente dato a un prototipo che simulava un nastro scorrevole, poi scomparso dalle versioni successive (per dettagli sulla scelta del nome vedere il blog di Jensen Harris). In inglese si è quindi conferito un nuovo significato a una parola comune, creando un neologismo semantico con un processo di terminologizzazione.
In questi casi raramente esiste un corrispettivo in altre lingue e per poter riprodurre adeguatamente il concetto e introdurre il neologismo in un altro mercato vanno vagliate varie opzioni in base al prodotto, all’utente finale a cui è destinato e alla funzione e visibilità del termine.
Nel decidere la traduzione di Ribbon è stato scartato il prestito (Ribbon) perché non facilmente identificabile e non significativo, sono state escluse ipotesi di calco (Nastro, Fascia delle opzioni, ecc.) perché poco distintive, potenzialmente ambigue e non evocative, ed è stata cercata un’equivalenza pragmatica utilizzando termini già noti ma combinati in maniera nuova per creare un termine univoco, altamente riconoscibile e tuttavia specializzato: barra multifunzione.
È o non E’?! Scrivere per il Web
Post pubblicato il 10 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Luisa Carrada del blog Mestiere di scrivere segnala l’ebook Scrivere per il Web. Quando l’azienda comunica su Internet: piacevole da leggere e con suggerimenti utili anche per chi non si occupa di comunicazione aziendale.
Un paio di paragrafi riguarda l’uso di E’ (voce del verbo essere a inizio di frase), accettabile al posto di È perché le maiuscole accentate non sono disponibili da tastiera. Anche secondo me, però, la forma accentata è preferibile e in Office c’è un modo rapido per inserirla senza ricorrere a comandi da menu.
Forse non tutti lo sanno: basta digitare il carattere è, evidenziarlo e poi premere MAIUSC+F3.
In alternativa: ALT+0200 sul tastierino numerico (decisamente meno complicato della combinazione di tasti CTRL+`+MAIUSC+e, più adatta a una piovra che non a un essere umano).
A proposito, MAIUSC+F3 è il comando per modificare la combinazione di maiuscole e minuscole nel testo selezionato.
Ecco cosa succede utilizzandolo in sequenza:
questo è un esempio (tutto minuscolo)
à Questo È Un Esempio (iniziali maiuscole, tipico dei titoli americani)
à QUESTO È UN ESEMPIO (tutto maiuscolo)
à questo è un esempio (tutto minuscolo)
e così via…
Commento di FrancoZ: Un articolo veramente interessante. Credo che certe cose come È ed E’ le notino solamente i traduttori professionisti!
In passato ho lavorato per un quotidiano e la convenzione era di usare E’. Penso che questa convenzione fosse dovuta a ragioni tipografiche. Infatti, basta dare un’occhiata alla forma stampata (cioè, non quella elettronica in rete) di varie testate nazionali per rendersi conto che la forma E’ viene usata praticamente in maniera uniforme, soprattutto nei titoli (probabilmente per evitare lo sconfinamento verticale del carattere).
Ho aggiunto:
Conosco un tipografo della generazione “pre computer”. Lavorava per alcune importanti riviste italiane ed è interessantissimo sentire cosa racconta, ad esempio nelle pubblicità era il tipografo a decidere tipo di carattere e corpo del testo, non il pubblicitario, proprio perché c’erano molte limitazioni.
