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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “nomi composti”

Occasionalismi: nymwars

Un occasionalismo è un neologismo destinato ad avere vita breve e non rimanere nell’uso perché è relativo a una situazione particolare e non duratura.

Un esempio recente di occasionalismo è la parola inglese nymwar (o nym war), usata soprattutto al plurale per descrivere le controversie sulla decisione di Google+ di proibire l’uso di pseudonimi.

Ne parla Fritinancy in Word of the Week: Nymwars, spiegando che nymwars è una nymwarsforma abbreviata di pseudonym wars ed è nata a fine luglio come hashtag in Twitter.

È una parola interessante non solo per l’etimologia ma anche per l’uso di nym come sostantivo, peraltro già visto in alcuni termini informatici. Mi pare inoltre che evidenzi alcune differenze in inglese e in italiano nell’uso di un elemento formativo che a prima vista è invece del tutto equivalente (dal greco -ώνυμος, “nome”, in entrambe le lingue viene aggiunto come secondo elemento in un nome composto).

(altro…)

“noun stack” e sequenze di aggettivi

noun_stackChi lavora nella localizzazione sa bene che incubo possano essere i cosiddetti noun stack, i sostantivi “accatastati” l’uno sull’altro alquanto tipici del linguaggio informatico. Reduced minimum OS partition space available requirement è uno degli esempi di Mike Pope, redattore tecnico di Microsoft, che ne parla in Fun (or not) with noun stacks (via Language Log).

Come dicevo a proposito di standard toolbar color e default data validation task, i termini o le stringhe di questo tipo (sintagmi nominali complessi per i linguisti) sono spesso difficili da rendere correttamente in una lingua con ordine delle parole diverso dall’inglese perché si prestano a varie interpretazioni. Per l’italiano c’è anche il problema di dover rendere esplicito il numero dei sostantivi usati con funzione attributiva e, se il noun stack contiene anche aggettivi, di identificare senza ambiguità il sostantivo a cui si riferiscono per concordare eventualmente il genere.

Il secondo suggerimento di lettura è quindi The Little Sweet Café, che discute l’ordine degli aggettivi inglesi in funzione attributiva riportando una gerarchia più dettagliata di quelle che di solito si trovano nelle grammatiche:

evaluation | size | shape | condition | human propensity | age | color | origin | material | attributive noun 

Questa sequenza è stata compilata da Neal Whitman in Ordering Your Adjectives, un intervento abbastanza lungo ma che ho trovato molto interessante perché chiarisce i meccanismi che regolano l’ordine degli aggettivi in inglese.


Vedi anche:
♦  LHC, analisi linguistica e “noun stack” (standard toolbar color)
♦  Un altro esempio di nome composto (default data validation task)

[Aggiornamento] Nuovi post sull’ambiguità dei sintagmi nominali:
♦  Giovani maschi e violenti
♦  Problemi di inglese per #labuonascuola
♦  A Londra, la banca delle vacanze di Pasqua!!
♦  Inglese farlocco: Referendum Digital Assistant 

infografica: plurale “infografiche” o difettivo?

What Shapes Our Language? è un bell’esempio di infografica usata per descrivere alcuni meccanismi che influenzano l’evoluzione della lingua (in questo caso l’inglese):

What_Shapes_Our_Language

Mi piace molto l’idea di rappresentare dati e informazioni in forma grafica ma mi lasciano perplessa i modi in cui in italiano viene usata la parola infografica (ormai molto diffusa ma tuttora classificabile come neologismo, tra l’altro non ancora registrato dai dizionari italiani che ho consultato).

Infografica è un calco di traduzione modellato su due parole macedonia inglesi, infographic e infographics [information+graphic e information+graphics].

In inglese ci sono tre sostantivi apparentemente simili che rappresentano tre concetti diversi:

(1) graph  sostantivo numerabile (plurale graphs), equivale all’italiano grafico, “rappresentazione grafica o geometrica di un fenomeno” (es. grafico a barre, grafico di una funzione ecc.)
(2) graphic  sostantivo numerabile (plurale graphics), equivale all’italiano elemento grafico, “immagine generata da un computer”
(3) graphics sostantivo non numerabile, equivale all’italiano grafica, “arte e tecnica di rappresentazione visiva su una superficie” (in italiano grafica è un sostantivo con valore collettivo ed è  raramente usato al plurale)

Ne deriva che infographics (3) descrive la tecnica di rappresentazione dei dati mentre infographic (2) è la singola rappresentazione grafica (plurale infographics).

In italiano non viene sempre recepita la differenza che esiste in inglese. Secondo me, infografica nel significato (3) è un neologismo efficace, invece non sono convinta da (un’) infografica e (più) infografiche (2) perché in questo caso associo al secondo elemento, grafica, il significato di “professionista (donna) che si occupa di grafica”.

Credo però che dovrò abituarmi a questo uso, anche se lo trovo davvero poco ortodosso, vista la diffusione sempre più vasta che sta avendo:

grafico

Concludo osservando che la voce Infografica in Wikipedia copre solo il significato (3); il redattore ha preferito usare grafico o rappresentazione grafica per il significato (2).


Aggiornamento novembre 2011 – Il dizionario di italiano Zingarelli nell’edizione 2012 include la voce infografica registrando il significato (3) e indicando il significato (2) come sinonimo improprio di infografìa.

infografica:

1 Settore dell’informazione che studia l’organizzazione e la rappresentazione di dati in forma grafica, mediante tabelle, diagrammi, istogrammi ecc
2 (impropr.) Infografia.

infografia:

(inform.) Immagine, generata da computer, che combina disegni e testi; si usa nell’editoria tradizionale ed elettronica per fornire informazioni in forma visuale. 

Se però si prova confrontare la frequenza d’uso, facendo una ricerca di pagine che contengono un’infografia e di pagine che contengono un’infografica, si può notare la prevalenza nettamente superiore di infografica.

Un altro esempio di nome composto

Post pubblicato il 31 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Torno sui cosiddetti noun stack, i nomi composti inglesi che possono essere difficili da tradurre per le lingue con un ordine delle parole diverso dall’inglese, con le possibili interpretazioni di default data validation task:

1 [default data] [validation task]
l’attività di convalida per i dati predefiniti (implica più tipi di dati)

2 [default [[data validation] task]]
l’attività di convalida dei dati che viene applicata per impostazione predefinita (implica più tipi di attività di convalida)

3 [default [data validation]] [task]
l’attività che descrive la convalida predefinita applicata ai dati (implica più tipi di convalida di dati)

Il sostantivo data è plurale, quindi non c’è ambiguità sul numero, ma in altri casi le possibili interpretazioni raddoppierebbero, ad es. object validation può indicare sia la convalida di un singolo oggetto che di più oggetti contemporaneamente.

In questo caso l’interpretazione corretta, in base al contesto in cui appare il termine e ai termini correlati nello stesso sistema concettuale, è la 2.

LHC, analisi linguistica e “noun stack”

Post pubblicato il 22 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Oggi su Language Log c’è una lunga disquisizione, Pronouncing the LHC, sull’analisi sintattica e prosodica del nome Large Hadron Collider, con scelta tra due opzioni:

1. [Large [Hadron Collider]], un [grande [acceleratore di particelle]], accento su collider
oppure
2. [[Large Hadron] Collider], un [acceleratore di [grandi particelle]], accento su hadron

L’interpretazione corretta è la 1, ma la pronuncia più comune è la 2… Mi consola comunque che in inglese anche i linguisti possano avere qualche esitazione con i nomi composti (o, per essere più precisi, sintagmi nominali complessi), gergalmente noti come noun stack ("cataste" di sostantivi), comunissimi nei contesti informatici e non sempre facili da analizzare correttamente per le lingue che hanno un ordine delle parole diverso dall’inglese. Un esempio vecchiotto (interfacce pre Office 2007) ma che rende bene l’idea, le possibili interpretazioni di standard toolbar color:

1. Colore della barra degli strumenti standard
2. Colore standard per la barra degli strumenti
3. Colore delle barre degli strumenti standard
4. Colore standard per le barre degli strumenti

Da un punto di vista prettamente linguistico, tutte le interpretazioni sono valide. Nell’ambito del prodotto, però, solo la 4 era corretta: non esisteva un’unica barra degli strumenti né unatoolbar colors barra degli strumenti standard, era invece possibile scegliere un colore predefinito (standard) per tutte le barre degli strumenti del prodotto. In un sistema di gestione della terminologia, le singole voci del database terminologico possono essere completate da metadati (informazioni grammaticali, sintattiche ecc.) e note d’uso che aiutano a risolvere queste ambiguità.


[Aggiornamento] Vedi anche: Un altro esempio di nome composto e “noun stack” e sequenze di aggettivi.

Tovagliette sottotorta, carta pizzo e rettangoli trinati

Post pubblicato il 28 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

A volte ci si ritrova a fare ricerche in campi insoliti. In Windows Vista, ad esempio, c’è un gioco per bambini, Comfy Cakes, dove viene usato il termine cake paper. Nel contesto del gioco definisce una sagoma di carta oleata che scorre su un nastro trasportatore e indica al giocatore dove dovrà essere preparata una nuova torta.

CakePaper

Cake paper non è ovviamente un termine cruciale ma permette di sottolineare alcuni punti importanti del lavoro terminologico:

– l’importanza di una definizione accurata (cake paper potrebbe altrimenti essere interpretato come un tipo di involucro)

– l’utilità del contesto visivo (consente di escludere traduzioni come vassoio, disco sottotorta, carta pizzo o rettangolo trinato)

– il profilo dell’utente tipico del prodotto (bambini, quindi le scelte di traduzione vanno ristrette all’italiano standard)

Tra tutte le traduzioni possibili in Windows Vista è stato scelto sottotorta: anche se questo sostantivo non è documentato nei dizionari italiani (si tratta di un termine “tecnico”, limitato al contesto di forniture per pasticceria), il modello di nome composto preposizione+sostantivo e gli elementi che lo costituiscono sono del tutto comuni e quindi sottotorta diventa immediatamente comprensibile anche a un pubblico di bambini.