Post con tag “metafore”
“portmantologist” e parole da salvare
Sono andata a curiosare su Save the Words, un’iniziativa degli editori dell’Oxford English Dictionary per “salvare” parole insolite che stanno cadendo nel dimenticatoio (a quanto pare, in inglese il 90% delle comunicazioni avviene con non più di 7000 parole). Per fare una pausa può essere divertente dare un’occhiata a qualche definizione o leggere i suggerimenti di spread the word (attenzione all’audio!).
Quando ho fatto clic, del tutto a caso, tra le centinaia di caselle colorate, ho trovato buffo che la prima parola apparsa fosse portmantologist, ovvero chi studia o crea parole formate dalla fusione di due parole, come ad esempio malware, malicious+software.
In inglese si parla di portmanteau word, un termine coniato da Lewis Carrol per descrivere le parole inventate per il poemetto Jabberwocky e che Humpty Dumpty spiega ad Alice con la metafora del “baule armadio”, caratterizzato da due parti unite da una cerniera:
| `Well, "slithy" means "lithe and slimy". "Lithe" is the same as "active". You see it’s like a portmanteau — there are two meanings packed up into one word.’ […] …"mimsy" is "flimsy and miserable" (there’s another portmanteau for you). (Through the Looking Glass) |
Il termine linguistico inglese è blend, quello più scherzoso frankenword. In francese c’è il calco mot-valise e in tedesco Kofferwort, e anche in italiano c’è chi dice parola valigia. Io preferisco parola macedonia, non mi dispiace tamponamento (di parole) mentre trovo orrendo composto aplologico.
Una caratteristica delle parole macedonia inglesi nate in ambito tecnico e informatico è che di solito vengono adottate in italiano come prestiti. Qualche esempio: modem (modulator+demodulator), transistor (transfer+resistor), transceiver (transmitter+receiver), transponder (transmitter+responder), codec (coder+decoder), bit (binary+digit), pixel (picture+element), widget (windows+gadget), camcorder (camera+recorder), blog (web+log), vlog (video+blog), netiquette (Internet+etiquette), emoticon (emotion+icon), podcast (iPod+broadcast), webinar (web+seminar), spim (spam+IM), termbase (terminology+database). Altri esempi nei post con tag parole macedonia.
Tornando invece a Save the Words e a iniziative simili per l’italiano, nell’ultima edizione del Vocabolario Zingarelli sono segnalate oltre 2900 “parole da salvare” e da qualche anno la Zanichelli indice il concorso Salva Parola, a cui sono associate le riflessioni di Osservatorio della lingua italiana (esempi qui e qui).
A me piace il Dizionario delle parole perdute: non tutte le parole sono dimenticate od obsolete ma è divertente curiosare tra le varie voci perché tutte includono un ricordo di chi le ha proposte, ad es. una parola che io non sentivo più dai tempi della scuola è cimosa.
Anche il blog Kielipiha ha iniziato un “viaggio alla ricerca delle parole italiane obsolete”.
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Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus.
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Ai giornalisti “parlamento appeso” piace proprio!
Elezioni in Australia: nessuno dei due principali schieramenti ha raggiunto la maggioranza necessaria per formare il governo, situazione di stallo nota in inglese come hung parliament.
È un’espressione che i media italiani insistono a descrivere come “parlamento appeso”, traduzione poco azzeccata di cui ho già parlato in Hung Parliament: non è "appeso".
significato…
La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca?
Le diciannove nuove idee della scienza elenca brevemente “le teorie più interessanti degli ultimi anni”, a una delle quali avevo accennato in Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei:
Il linguaggio è la chiave del pensiero Negli anni Sessanta Noam Chomsky formulò l’idea che tutti i linguaggi umani si basano su impostazioni del cervello già presenti alla nascita. Negli ultimi anni, diverse ricerche etnografiche hanno tentato invece di dimostrare che non è così, spiegando che nulla è pre-programmato. Il modo di pensare delle diverse culture e il loro linguaggio sarebbero legati indissolubilmente, e uno influenzerebbe l’altro. |
Proprio sull’argomento mente e linguaggio recentemente ho letto due articoli interessanti ( A Thinking Machine: On metaphors for mind e la pubblicazione a cui fa riferimento, Computing Machinery and Understanding di Michael Ramscar) che, partendo dalla constatazione che la mente viene spesso paragonata a un computer, analizzano due diverse metafore relative all’acquisizione del linguaggio.
Finora la metafora prevalente è stata quella della mente come foglio di calcolo, ovvero un sistema potente governato da regole (una struttura complessa) che mette a disposizione dell’utente una serie di funzioni codificate dai programmatori: una volta apprese le funzioni, basta inserire l’input appropriato in base alle regole e il programma restituirà un output determinato. Chomsky spiegava la grammatica universale con la metafora dell’impianto elettrico, con parametri rappresentati da interruttori: nel processo di apprendimento il bambino impara quale delle due possibili posizioni di ciascun “interruttore” è prevista dalla sua lingua. La metafora di Chomsky può essere aggiornata pensando appunto a un foglio di calcolo, che contiene già la struttura logica e richiede solo l’inserimento dei dati (che verranno processati in base alle funzioni precedentemente definite).
Ramscar ritiene però che la metafora del foglio di calcolo sia errata e sarebbe più appropriato usare il paradigma del motore di ricerca.
Un motore di ricerca mette a disposizione poche funzioni ma i suoi algoritmi (potenti anche se relativamente semplici) hanno l’abilità di imparare dai dati scoprendo una struttura all’interno delle informazioni, una modalità di apprendimento probabilistica e predittiva. Con l’esperienza vengono ottimizzate le ricerche per ottenere l’output desiderato, sia da parte del motore che dell’utente. Non c’è la certezza di un risultato determinato, come per il foglio di calcolo, ma possono essere previsti risultati probabili, che rispondono alle aspettative*, anche se l’input non è del tutto adeguato: ad esempio, se nel foglio di calcolo anziché =SOMMA(1+2) digito =SOMMA(l+2), il programma mi restituisce un errore, mentre se faccio una ricerca per terminologla etc riuscirò comunque ad arrivare su questo blog.
Associando l’acquisizione del linguaggio alla metafora di un diverso modello computazionale, contrapposto quindi al modello tradizionale che richiede “hardware” molto complesso (la grammatica universale o un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio), si possono spiegare la comprensione e la produzione del linguaggio come processi sostanzialmente predittivi anziché determinati, e si può suggerire che la struttura linguistica debba essere scoperta dal bambino all’interno dell’ambiente linguistico.
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* Per un esempio di come Google analizza le ricerche per costruire modelli linguistici:
Making search better in Catalonia, Estonia and everywhere else.
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Vedi anche: hard-wired (la metafora del cervello come circuito neurale preprogrammato).
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Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 1
Il mese scorso il blog Linguista ha lanciato un concorso, rivolto soprattutto agli studenti, per proporre traduzioni a cinque parole inglesi legate al Web e ormai comuni in italiano: blog, chat, newsletter, provider, spamming.
Nel linguaggio tecnico, specialmente informatico, i prestiti integrali sono spesso preferiti a possibili alternative italiane per il loro valore monosemico (non si confondono con altri oggetti o concetti) e per la loro concisione, efficacia espressiva e adeguatezza nominativa*. A parte provider, che ha un equivalente italiano in fornitore, anche i termini scelti per il concorso fanno parte di questa categoria e mi sembra siano ormai radicati nella nostra lingua, diventando dei cosiddetti forestierismi insostituibili.
L’iniziativa di Linguista appare così soprattutto un divertimento linguistico ma è sicuramente una bella idea per stimolare riflessioni sulla produzione e l’uso del lessico. Dando un’occhiata ai contributi si notano infatti parecchi suggerimenti creativi e commenti interessanti e colpisce la notevole varietà di meccanismi di formazione di nuove parole usati dai partecipanti:
| ▄ | Prestiti adattati, come blogo, blago, nuletta, niuslitter, nosletta, niuslettera, provaider, provvideratore, ciattera, ciat, ciaccia, ciatta. |
| ▄ | Prestiti interni (dialettismi), come ciacola, ciac(c)olata, ciana, cicera (chat), rumenta, munnezza (spamming). |
| ▄ | Calchi: notiziolettera, novaletta, novalittera (newsletter), manzotin, manzotinaggio, simmenthalare (spamming, con riferimento etimologico). |
| ▄ | Molti esempi di derivazione, tra cui soprattutto l’aggiunta di suffissi a parole esistenti, ad es. infuffamento (spamming), chiacchieraio, cianciatoio, chiacchia, ciarleria, conversario (chat), serviziatore, internettaro (provider), cogitario (blog). |
| ▄ | Ancora per il meccanismo di derivazione, molto usati prefissi e soprattutto prefissoidi come in iperdialogo, ciberciarla, elettrodialogo, telechiacchiera (chat), iperpattume, e-scorie, emmondizia (spamming), ciberfornitore, e-fornitore (provider); interessante notare che inter- non significa più “tra” ma “Internet”, come in intervoce, interdialogo (chat) e interdiario (blog) |
| ▄ | Esempi di alterazione, soprattutto per rendere l’accezione negativa di spamming, ad es. postume, postazza, postaccia. |
| ▄ | Parole composte, in particolare secondo il modello nome+aggettivo, come ad es. chiacchierata telematica / elettronica / virtuale (chat), zibaldone elettronico (blog). |
| ▄ | Molti esempi di parole macedonia (tamponamenti di parole), ad es. postizia (posta+immondizia), polesta (posta+molesta), pospazza (posta+spazzatura), pubblicitame (pubblicità+ciarpame); periodiziario (periodico+notiziario), retiario (rete+diario), forniservizi (fornitore/fornire+servizi), cronolario (cronologico+diario), ciarola (ciarla+parola), leggizia (leggimi+notizia); molto divertente forfoposta (forfora+posta). |
| ▄ | Vari conglomerati, ad es. scrivoparlo e digiparla (chat), postinvade (spamming) |
| ▄ | Acronimi, ad es. DDB (diario di bordo) e DECC (diario elettronico condiviso e commentato) per blog, CIR (chiacchierata in rete) e CIAT (Corrispondenza Istantanea Attraverso Terminale) per chat, NEP (notiziario elettronico periodico) per newsletter, ESE (erogatore servizio elettronico) e F.A.SE.R (fornitore accesso servizi di rete) per provider. |
| ▄ | Abbreviazioni, ad es. infovelo (newsletter). |
| ▄ | Metaforizzazione, come per polentaggio (“il voler propinare a tutti i costi un qualcosa che ti esce fuori dagli occhi…per questo ho pensato alla polenta che in tempi di guerra probabilmente a molte persone suscitava le stesse reazioni dello spam”), zanzare (“inevitabili, fastidiose, frequenti” come lo spam). |
| ▄ | Mi ha colpito l’uso di elementi formanti colti dalle lingue classiche, un approccio che in ambito Web potrebbe sembrare insolito se non si pensa alle parole latine nella terminologia informatica inglese. Alcuni esempi: celesce, “celerĭter velocemente + λέσχη, -ης, ἡ conversare”, per chat, semito, “σήμερον oggi + μῦθος, -ου, ὁ notizia”, per newsletter; effemeride, “dal lat. ephemĕris -ĭdis, dal greco diario, composto di sopra (a riguardo) + giorno” per blog; ci sono poi varie proposte forse non del tutto convincenti per provider, come remicula, “rete, is + militia, -ae servizio militare”, retiario, “mediato dal latino Retiarius, che alludeva a un gladiatore armato di rete” per provider; apparitore, “da apparitus ovvero servitore pubblico”; sinistarco, “συνιστημι sunistemi in greco”. |
| ▄ | Ci sono anche parecchi esempi di parole che non sono trasparenti e non è chiaro se siano neoformazioni ad hoc o se si tratti di gergo giovanile, ad es. slollo (chat), suntiva (newsletter), sbittatore (provider), smuggia, digiastro (spamming), però hanno una loro efficacia perché rimangono impresse facilmente. |
| ▄ | Divertente l’enfasi espressiva conferita con il simbolo @ in chi@cchiera (chat) e di@rio (blog). |
Altre proposte sono invece meno efficaci ed evidenziano le difficoltà che si possono incontrare anche con i progetti terminologici in crowdsourcing o comunque aperti alla partecipazione di tutti gli utenti, un’attività ultimamente abbastanza diffusa nella localizzazione. Ne parlerò nella seconda parte di questo post.
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* Cfr. Le parole del lessico italiano
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Vedi anche: 10 anni della parola blog, sull’assestamento del termine blog anche in italiano, e Ancora sull’uso dello scanner, sui possibili meccanismi che portano alla prevalenza di un’opzione linguistica su altre disponibili.
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Hung Parliament: non è “appeso”
Ero curiosa di vedere come i media italiani avrebbero tradotto l’espressione hung Parliament, lo scenario in cui, in un sistema bipolare come quello del Regno Unito, nessun partito ottiene la maggioranza assoluta per poter governare da solo.
In inglese, hung parliament è un’espressione idiomatica, tanto che molti dizionari inglesi la trattano come voce indipendente (esempi qui e qui) o comunque viene inserita sotto l’aggettivo hung e non è associata al participio passato del verbo hang. Il significato di hung infatti è metaforico e descrive una situazione di incertezza, “in sospeso” (dettagli e storia dell’espressione qui).
Molti media italiani non sembrano rendersene conto e probabilmente pensano a una collocazione (le singole parole che compongono l’espressione mantengono il significato che hanno al di fuori della collocazione stessa), tanto che la traduzione preferita è “parlamento appeso”, che mi fa tanto pensare a chi apre un dizionario e sceglie la prima parola che trova… Addirittura c’è chi parla anche di “parlamento impiccato”, ignorando che il participio passato del verbo hang nell’accezione “impiccare” è hanged e non hung.
Trovo più adeguata la scelta di chi ha mantenuto l’espressione inglese e l’ha spiegata con “parlamento paralizzato”, “parlamento bloccato” oppure con un più descrittivo “senza maggioranza assoluta”.

“Kluge” ed errori nei database terminologici
Scientific American cita un libro sulla mente umana con un titolo insolito, Kluge*, che sulla copertina è seguito da un asterisco che rimanda a una nota con il significato della parola: “una soluzione maldestra o poco elegante ma sorprendentemente efficace”, ovvero una metafora per alcuni espedienti del nostro cervello che funzionano anche se non sono particolarmente logici o efficienti, come la gestione del linguaggio.
In ambito informatico il termine gergale kluge e la sua grafia alternativa kludge possono descrivere un “programma che, pur svolgendo il suo compito, è stato scritto in fretta o composto di parti poco omogenee e risulta quindi mal progettato”.
Questo concetto mi ricorda un errore notato in un database terminologico multilingue, vistoso perché ripetuto nelle schede di varie lingue a cui mancava un equivalente diretto per kludge, cosicché in ciascun campo del termine era stata invece inserita una descrizione, simile alle spiegazioni tra virgolette dei capoversi precedenti.
Temo si tratti di un errore non poi così raro nei database terminologici orientati al concetto e imputabile a scarsa familiarità con la struttura del database e con il significato e l’uso dei relativi campi, come pure a un approccio semasiologico che porta a riprodurre quanto trovato in dizionari o glossari tradizionali anziché lavorare partendo dal concetto.
Ricorrere a una descrizione è infatti un’opzione accettabile in un dizionario bilingue ma
non è un espediente ammesso per il campo del termine di una scheda terminologica, specialmente se il database è usato a supporto di sistemi di traduzione assistita, di traduzione automatica e di gestione della conoscenza: va sempre trovata una soluzione terminologica o, se necessario, più di una (ad esempio, si potrebbe ricorrere al prestito e a una o più “traduzioni”), differenziando ciascun termine in base al dominio, al contesto, al prodotto e/o altre classificazioni previste dal database e processabili anche dai sistemi che ne utilizzano i dati, e aggiungendo note d’uso descrittive negli appositi campi.
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* Il titolo della traduzione italiana del libro è Kluge. L’ingegneria approssimativa della mente umana: viene mantenuto il riferimento inglese ma, per spiegarlo, nelle pagine iniziali viene proposta la parola “accrocchio” come traduzione letterale.
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Vedi anche:
| ▄ | Concetti e termini: un esempio da Office per Mac, per una rappresentazione grafica di un concetto con un diverso numero di realizzazioni lessicali in lingue diverse (nell’esempio, due in inglese e una in italiano) |
| ▄ | Scelte terminologiche: ringare, Rrring! e trillo, per esempi di opzioni disponibili quando manca un termine equivalente nella lingua di arrivo |
| ▄ | Effetto mouseover: la “serrandina”, per un esempio di scelte terminologiche diverse in base a contesti di uso diversi |
| ▄ | Silenzio… the server is quiesced e Domande sulle risposte… per alcune note sui dizionari e loro usi per le ricerche terminologiche |
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Oggetti del decennio in UK
BBC News Magazine fa un ritratto dei primi dieci anni del XXI secolo (in inglese the Noughties, da nought; in italiano anni zero) scegliendo dai contributi dei lettori i 20 elementi più rappresentativi per ciascuna di queste categorie: persone, parole, notizie, oggetti e cultura.
Può essere divertente dare un’occhiata al risultato finale per vedere quante scelte sono tipicamente britanniche, quindi difficilmente riconoscibili se non si segue la cultura locale, e quante invece sono riconducibili a un mondo globalizzato, per cui anche in Italia o altri paesi verrebbero viste come rappresentative del decennio appena trascorso. Indovinato? Prevalgono decisamente i riferimenti al mondo anglosassone.
Mi aspettavo comunque una certa globalizzazione nella categoria degli oggetti, e invece, a parte esempi prevedibili legati alla tecnologia, come BlackBerry, iPod, auricolare Bluetooth (Bluetooth earpiece), TV a schermo piatto (flat-screen TV), Playstation, navigatore satellitare (Sat-nav) e Skybox, e un esempio di moda recente che ha attecchito anche qui, gli stivali australiani Ugg, tutto il resto è connotato culturalmente e localmente, a partire da oggetti molto comuni a cui un italiano probabilmente non darebbe importanza, ad es. la pattumiera con ruote (wheelie bin) come quelle per la raccolta differenziata nei nostri condomini, il giubbotto catarifrangente (high-visibility vest) e la piastra per i capelli (hair straightener).
Ci sono poi oggetti legati alla società britannica, come il grattacielo di Londra soprannominato The Gerkhin, l’abbonamento ai trasporti londinesi Oyster card, e hoody (o hoodie), le felpe con cappuccio che sono diventate sinonimo di giovani criminali (coprendo il volto si riesce a mascherare la propria identità se ripresi dalle telecamere a circuito chiuso, diffusissime nel Regno Unito).
Interessante notare le voci legate all’ambiente: oltre a wheelie bin, appaiono Toyota Prius, i generatori eolici (wind turbine), le borse per la spesa riciclabili da usare al posto delle buste di plastica (bag for life) e le cassette di prodotti biologici (organic vegetable box) simili a quelle che in Italia si comprano tramite i gruppi di acquisto solidale (GAS).
Sicuramente prima della fine dell’anno appariranno classifiche del genere anche in Italia. Sono curiosa di vedere cosa salterà fuori!
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Vedi anche: Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA per vari esempi di parole in evidenza nel 2009, aggiornato con vari link tra cui Noughtyisms: the best words of the decade, una divertente carrellata di neologismi inglesi nati nell’ultimo decennio.
Aggiornamento 15/12/2009 – sul Corriere della Sera Cosa resterà di questi anni zero?
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hard-wired
In inglese l’aggettivo hard-wired (o hardwired) può descrivere le parti di un programma o di un dispositivo non modificabili, ad es. perché definite a livello di hardware (il riferimento originale è alle connessioni nei circuiti elettrici).
Hard-wired, spesso abbreviato in wired, ha poi assunto anche il significato di “determinato geneticamente” (il cervello è visto come circuito neurale preprogrammato) e viene comunemente usato per descrivere comportamenti innati negli uomini e negli animali, come nell’esempio che segue, dove Steven Pinker* confronta l’acquisizione del linguaggio e l’apprendimento della lettura nei bambini e, per indicare che la prima abilità è innata mentre la seconda è una conquista graduale, si rifà alla metafora del circuito elettrico:
| Children are wired for sound, but print is an optional accessory that must be painstakingly bolted on. |
Dubito però che chi legge la traduzione italiana** senza conoscere il testo originale trovi la descrizione altrettanto efficace:
| Rispetto ai suoni linguistici i bambini sono cablati [dalla natura], ma i caratteri a stampa sono un accessorio opzionale che deve essere acquisito diligentemente. |
La frase è preceduta da “come ha eloquentemente osservato lo scienziato cognitivo Steven Pinker”: forse nella traduzione italiana c’è un avverbio di troppo?
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* citato in Proust and the Squid: The Story and Science of the Reading Brain
**Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge
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Vedi anche: Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei (nuove teorie mettono in discussione l’ipotesi di universali grammaticali preprogrammati nel cervello umano) e La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? (metafore per spiegare l’acquisizione del linguaggio).
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Piggy back
Ieri i media hanno dato rilievo alla ragazzina inglese che per anni ha vissuto con due cuori (il suo e quello di un donatore). In inglese il cuore aggiuntivo viene definito piggy-back heart (ne parla il chirurgo qui) ed è uno dei tanti esempi di come in inglese le espressioni metaforiche e/o colloquiali possano essere facilmente usate anche in ambiti specialistici.
Piggy back (o piggyback) è un modo di dire che trovo molto efficace. Letteralmente indica l’azione di trasportare una persona sulla schiena (ma anche a cavalcioni sulle spalle) e, metaforicamente, descrive una situazione in cui ci si “aggancia” a qualcosa che è già in funzione o è già rilevante, sfruttandolo per raggiungere uno scopo, ad es. lanciare un nuovo programma televisivo promuovendolo attraverso una trasmissione che ha già successo. A volte può avere la connotazione di “a sbafo”: usare una connessione wireless altrui senza esserne autorizzati è un esempio di piggy back.
In ambiti specialistici di solito piggy back è un termine neutro, senza accezioni negative, ad es. in logistica può fare riferimento a modalità di trasporto dove mezzi che viaggiano su strada vengono trasportati su rotaia; nel marketing e in economia può descrivere un accordo di distribuzione di prodotti in un mercato estero servendosi della rete di un partner locale, oppure lo sconto per l’acquisto di un prodotto legato all’offerta di un altro prodotto; in informatica, riferito a protocolli di comunicazione, può indicare l’inserimento di un messaggio di conferma all’interno di un altro (e in System Center Configuration Manager di Microsoft descrive un’opzione di aggiornamento di processore), ecc. Come prevedibile, in italiano in questi casi si ricorre al prestito perché un’espressione metaforica simile a quella originale sarebbe improponibile in contesti tecnici.
Nel dare la notizia del doppio cuore a un pubblico non specializzato, invece, i media italiani hanno rinunciato all’uso di termini specifici a favore di descrizioni generiche: piggy-back heart è così diventato un cuore “in più”, “di supporto” o “secondo cuore”.
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Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus sul fenomeno della folk etymology per cui, specialmente in inglese, alcune parole vengono alterate rispetto alla forma originale per dare loro maggior senso. È il caso di piggyback, in origine pickpack o pickback, ovvero nessun riferimento ai porcellini (come invece piggy bank, il salvadanaio!).
Boot, reboot e bootstrap
Mi sa che è deformazione professionale, perché ogni volta che sento Unknown Caller degli U2 faccio caso ai riferimenti informatici nel testo. Credo proprio che Bono usi un Mac:
Più trasparente e subito comprensibile un’altra metafora, quella di azzerare tutto e ricominciare:
Restart and reboot yourself
I termini boot e reboot mi sono sempre piaciuti molto per la loro etimologia, una metafora credo abbastanza nota. Non descrivono l’azione di dare un calcio al computer per farlo ripartire (anche se a volte…) ma in origine fanno riferimento alle linguette (bootstrap) che aiutano a infilarsi scarponi o altre calzature e da cui deriva l’espressione to pull oneself up by one’s bootstraps: inizialmente indicava un compito impossibile ma poi ha acquisito il significato di “uscire da una situazione difficile o complessa da soli, senza intervento altrui”.
Il termine bootstrap è stato adottato in ambito informatico per descrivere il processo per cui un programma abbastanza semplice consente di caricare, avviare e preparare all’uso programmi molto più complessi, come ad esempio il sistema operativo del computer. Da bootstrap è poi derivata la forma abbreviata boot che ha acquisito il significato più generico di “avviare un computer”, tanto che restart e reboot di solito sono sinonimi (ad es. nei prodotti Microsoft e sembrerebbe anche nella documentazione Apple). Non per gli U2, però!
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PS Visto che siamo in tema, ne approfitto per segnalare un falso amico che trovo molto fastidioso: liriche per descrivere il testo di una canzone, calco dall’inglese lyrics.
Phishing: truffa, spillaggio, abboccamento?
Oggi durante un breve scambio sull’opportunità di privilegiare termini italiani a prestiti inglesi ho pensato a phishing, entrato in italiano solo da qualche anno ma comunemente usato e registrato dai principali dizionari, ad es. definizione e origine nel Devoto Oli:
| Truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di una società di commercio elettronico, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.) motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico. Variante grafica di fishing ‘pesca’ || 2004 |
In inglese il ph iniziale risulterebbe dall’analogia con phone phreaking, un tipo di truffa telefonica: in entrambi i casi si cerca di far abboccare il malcapitato e “pescare” i suo dati.
Molte lingue hanno adottato il prestito phishing, alcune invece hanno cercato di riprodorre la metafora originale, ad esempio l’arabo التصيد الاحتيالي, “pesca fraudolenta”, il catalano pesca electrònica, lo svedese nätfiske (nät=rete, fiske=pesca) e il francese hameçonnage, dal verbo hameçonner, “prendere all’amo” (fonte: Portale linguistico Microsoft).
Non credo che per l’italiano sarebbero state possibili soluzioni simili e in effetti i tentativi di “localizzare” che inizialmente si sono visti in giro non hanno avuto molto seguito:
| ▄ | abboccamento non ha il significato che gli si vorrebbe dare e non rende l’idea del tipo di truffa, solo le conseguenze |
| ▄ | spillaggio (da spillare) è poco trasparente e implica un’azione continuata |
| ▄ | pesca fraudolenta fa pensare ad attività solamente ittiche |
| ▄ | frode e truffa informatica/online sono troppo generici e non identificano il tipo di inganno |
| ▄ | appropriazione indebita/fraudolenta di dati personali, furto di identità telematico, ecc. sono lunghi e non efficaci: vengono percepiti come descrizioni e non termini |
Ancora una volta il prestito risolve in parte il problema: phishing è abbastanza breve e facile da memorizzare e identifica in modo univoco un concetto specifico. Sono però perse le connotazioni del termine originale, ad es. il richiamo all’aggettivo fishy.
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Sulla gestione dei neologismi, vedi anche: Attenzione alle spalle.
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Valigette, dati e sincronizzazione
Leggo qui che sta per essere chiuso il servizio Yahoo! Valigetta (in inglese Yahoo! Briefcase). Non ho mai usato questo servizio ma mi ha subito fatto pensare all’evoluzione di una funzionalità introdotta in Windows 95 per sincronizzare file tra due computer non collegati in rete, in inglese (My) Briefcase.
Nella terminologia adottata nella maggior parte delle versioni localizzate di Windows era stata mantenuta la metafora originale della valigetta (ad es. Aktenkoffer in tedesco, maletín in spagnolo, porte-documents in francese ecc.). In italiano, invece, per facilitare la comprensione degli utenti era stato scelto un termine esplicito: Sincronia file.
Anche se non era mantenuta l’associazione tra il nome
della funzionalità e la sua icona, una valigetta, va considerato che all’epoca le icone erano abbastanza rudimentali e per parecchi utenti, anche di madrelingua inglese, il collegamento tra immagine e concetto rappresentato non era sempre ovvio e andava comunque appreso: in alcuni casi diventa accettabile rinunciare ad alcune “caratteristiche” del termine originale se il termine localizzato presenta altri vantaggi.
Nel frattempo Windows Vista ha introdotto Sync Center, una nuova funzionalità di sincronizzazione, più
avanzata e destinata a soppiantare Briefcase (ancora disponibile per file non accessibili in rete). Come prevedibile, il termine italiano è Centro sincronizzazione ed è interessante notare che, grazie alla terminologia, per gli utenti italiani l’evoluzione Sincronia file à Centro sincronizzazione è sicuramente più trasparente che in altre lingue, con un impatto positivo sulla curva di apprendimento.
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Vedi anche: post che parlano di lavoro terminologico e curva di apprendimento.
PS Non so perché per Windows 95 fosse stato scelto sincronia e non sincronizzazione, forse problemi di spazio o forse all’inizio degli anni 90 il concetto di sincronizzazione riferito a dati non era così diffuso come ora.
Altro termine invernale: freeze
Post pubblicato il 7 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
L’A1 chiusa per il ghiaccio mi ha ricordato un altro termine legato al freddo.
In inglese freeze esprime vari concetti, alcuni metaforici, tra cui ad esempio:
- far passare un liquido allo stato solido
- sentire o patire molto freddo, anche fino alla morte
- sospendere un’attività finanziaria, economica o amministrativa
- diventare immobile, irrigidirsi, ad es. in situazioni sgradevoli o per la paura
- interrompere temporaneamente, ad es. un processo o un meccanismo; in questa accezione freeze viene usato anche in vari contesti informatici.
In italiano non tutti concetti, in particolare l’ultimo, possono essere rappresentati dal verbo congelare e si deve ricorrere a soluzioni diverse.
In Microsoft Excel, ad esempio, freeze indica la possibilità di mantenere sempre visibili alcune righe e/o colonne, bloccandole in modo che possano essere usate come riferimento quando si fa scorrere il resto del foglio di lavoro: è utile ad es. quando si vuole che la riga di intestazione sia sempre visualizzata.
In questo caso in italiano non era proponibile la stessa metafora dell’inglese, possibile invece in altri ambiti (ad es. congelare le assunzioni, un credito, un provvedimento, ecc.), ed è stato preferito il verbo bloccare.
Trovo interessante che in inglese il contrario di freeze sia unfreeze solo per alcuni significati figurati, come in Excel (sbloccare in italiano), mentre in altri casi siano più comuni altri verbi, ad es. thaw, melt, defrost, unlock, unblock.
Il verbo congeal, invece, può essere un falso amico: di solito non implica temperature sotto lo zero ma significa far solidificare, rapprendere o cagliare.
PS Per chi non ha familiarità con Excel, una demo interessante anche se disponibile solo in inglese è Freeze or unfreeze rows and columns.
Effetto neve
Post pubblicato il 7 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
È davvero un bel vantaggio poter lavorare da casa, visto che a Milano continua a nevicare. Pochissimo traffico, anche i tram che passano qui sotto sembrano del tutto silenziosi. Magari ci fosse stata così tanta neve fresca in Francia, ad Autrans, da dove sono tornata ieri sera…
Per rimanere in tema, nel database terminologico Microsoft c’è un altro termine che ha a che fare con la neve. Non è usato nel software Microsoft perché è relativo a problemi di hardware ma si può trovare nella documentazione.
È il termine inglese snow, in italiano effetto neve, ben noto ai non giovanissimi come un disturbo tipico nella ricezione televisiva quando al posto dell’immagine appaiono tanti puntini bianchi e neri, ad es. se l’antenna è staccata, e destinato a diventare solo un ricordo del passato quando la televisione analogica sarà sostituita del tutto da quella digitale. In ambito informatico l’effetto neve descrive un tipo di disturbo caratterizzato dal “lampeggiare” casuale di pixel sullo schermo. Succede quando il microprocessore e l’hardware video cercano di usare contemporaneamente la memoria video del computer, interferendo tra di loro.
Silly season
Post pubblicato il 4 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Venerdì nella home page della BBC campeggiava la notizia Flatulence joke is world’s oldest: non c’è dubbio, in Gran Bretagna sono in piena silly season, il periodo dell’anno in cui non succede granché di rilevante e proliferano notizie particolarmente insolite, frivole o al limite del credibile (The Guardian ha addirittura un archivio).
Peccato non esista un termine italiano per silly season perché il concetto non ci è certo estraneo: basta fare un giro sulle home page dei nostri principali quotidiani e vedere cosa ci propinano, specialmente nelle barre laterali (e più ci si avvicina a Ferragosto, più si abbassa il livello).
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Così ho deciso di entrare anch’io in spirito silly season e ho chiesto a un po’ di colleghi stranieri se nelle loro lingue esistesse un termine specifico. Le informazioni di Wikipedia sono state confermate: francesi e russi optano per un prosaico stagione morta mentre i tedeschi usano sia la metafora buco estivo che l’espressione che ha attecchito in parecchie altre lingue europee, stagione dei cetrioli (deriverebbe da un modo di dire inglese del XVIII secolo, non più in uso, relativo al periodo in cui i sarti andavano in vacanza e intanto maturavano i cetrioli). Rimanendo in tema orticolo, i giapponesi usano appassimento estivo.
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Un collega danese mi ha segnalato una ricerca del loro ministero della cultura e più precisamente dell’istituto per la lingua danese: secondo il Dansk Sprognævn, l’espressione italiana (dialettale) sarebbe mese o stagione dei cipolloni. Mai sentita e non verificabile, ma anche alla mia collega spagnola non risulta época de la serpiente de mar. Mandiamo un noto ministro italiano a indagare come lavorano a Copenaghen?!
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Vedi anche: post con tag silly week
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Commento di .mau.:
| potremmo promuovere l’uso di "balneare", un po’ come i governi degli anni ‘70! |
Avevo risposto:
| mi sembra adatto: balneare può fare anche pensare a insabbiare, che è quello che in questo periodo succede a certe notizie che invece sarebbe meglio fossero svelate… |
significato silly season

Il linguaggio è la chiave del pensiero 
