Post con tag “metafore”
Oggetti del decennio in UK
BBC News Magazine fa un ritratto dei primi dieci anni del XXI secolo (in inglese the Noughties, da nought; in italiano anni zero) scegliendo dai contributi dei lettori i 20 elementi più rappresentativi per ciascuna di queste categorie: persone, parole, notizie, oggetti e cultura.
Può essere divertente dare un’occhiata al risultato finale per vedere quante scelte sono tipicamente britanniche, quindi difficilmente riconoscibili se non si segue la cultura locale, e quante invece sono riconducibili a un mondo globalizzato, per cui anche in Italia o altri paesi verrebbero viste come rappresentative del decennio appena trascorso. Indovinato? Prevalgono decisamente i riferimenti al mondo anglosassone.
Mi aspettavo comunque una certa globalizzazione nella categoria degli oggetti, e invece, a parte esempi prevedibili legati alla tecnologia, come BlackBerry, iPod, auricolare Bluetooth (Bluetooth earpiece), TV a schermo piatto (flat-screen TV), Playstation, navigatore satellitare (Sat-nav) e Skybox, e un esempio di moda recente che ha attecchito anche qui, gli stivali australiani Ugg, tutto il resto è connotato culturalmente e localmente, a partire da oggetti molto comuni a cui un italiano probabilmente non darebbe importanza, ad es. la pattumiera con ruote (wheelie bin) come quelle per la raccolta differenziata nei nostri condomini, il giubbotto catarifrangente (high-visibility vest) e la piastra per i capelli (hair straightener).
Ci sono poi oggetti legati alla società britannica, come il grattacielo di Londra soprannominato The Gerkhin, l’abbonamento ai trasporti londinesi Oyster card, e hoody (o hoodie), le felpe con cappuccio che sono diventate sinonimo di giovani criminali (coprendo il volto si riesce a mascherare la propria identità se ripresi dalle telecamere a circuito chiuso, diffusissime nel Regno Unito).
Interessante notare le voci legate all’ambiente: oltre a wheelie bin, appaiono Toyota Prius, i generatori eolici (wind turbine), le borse per la spesa riciclabili da usare al posto delle buste di plastica (bag for life) e le cassette di prodotti biologici (organic vegetable box) simili a quelle che in Italia si comprano tramite i gruppi di acquisto solidale (GAS).
Sicuramente prima della fine dell’anno appariranno classifiche del genere anche in Italia. Sono curiosa di vedere cosa salterà fuori!
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Vedi anche: Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA per vari esempi di parole in evidenza nel 2009, aggiornato con vari link tra cui Noughtyisms: the best words of the decade, una divertente carrellata di neologismi inglesi nati nell’ultimo decennio.
Aggiornamento 15/12/2009 – sul Corriere della Sera Cosa resterà di questi anni zero?
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hard-wired
In inglese l’aggettivo hard-wired (o hardwired) può descrivere le parti di un programma o di un dispositivo non modificabili, ad es. perché definite a livello di hardware (il riferimento originale è alle connessioni nei circuiti elettrici).
Hard-wired, spesso abbreviato in wired, ha poi assunto anche il significato di “determinato geneticamente” (il cervello è visto come circuito neurale preprogrammato) e viene comunemente usato per descrivere comportamenti innati negli uomini e negli animali, come nell’esempio che segue, dove Steven Pinker* confronta l’acquisizione del linguaggio e l’apprendimento della lettura nei bambini e, per indicare che la prima abilità è innata mentre la seconda è una conquista graduale, si rifà alla metafora del circuito elettrico:
Children are wired for sound, but print is an optional accessory that must be painstakingly bolted on.
Dubito però che chi legge la traduzione italiana** senza conoscere il testo originale trovi la descrizione altrettanto efficace:
Rispetto ai suoni linguistici i bambini sono cablati [dalla natura], ma i caratteri a stampa sono un accessorio opzionale che deve essere acquisito diligentemente.
La frase è preceduta da “come ha eloquentemente osservato lo scienziato cognitivo Steven Pinker”: forse nella traduzione italiana c’è un avverbio di troppo?
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* citato in Proust and the Squid: The Story and Science of the Reading Brain
** Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge
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Piggy back
Ieri i media hanno dato rilievo alla ragazzina inglese che per anni ha vissuto con due cuori (il suo e quello di un donatore). In inglese il cuore aggiuntivo viene definito piggy-back heart (ne parla il chirurgo qui) ed è uno dei tanti esempi di come in inglese le espressioni metaforiche e/o colloquiali possano essere facilmente usate anche in ambiti specialistici.
Piggy back (o piggyback) è un modo di dire che trovo molto efficace. Letteralmente indica l’azione di trasportare una persona sulla schiena (ma anche a cavalcioni sulle spalle) e, metaforicamente, descrive una situazione in cui ci si “aggancia” a qualcosa che è già in funzione o è già rilevante, sfruttandolo per raggiungere uno scopo, ad es. lanciare un nuovo programma televisivo promuovendolo attraverso una trasmissione che ha già successo. A volte può avere la connotazione di “a sbafo”: usare una connessione wireless altrui senza esserne autorizzati è un esempio di piggy back.
In ambiti specialistici di solito piggy back è un termine neutro, senza accezioni negative, ad es. in logistica può fare riferimento a modalità di trasporto dove mezzi che viaggiano su strada vengono trasportati su rotaia; nel marketing e in economia può descrivere un accordo di distribuzione di prodotti in un mercato estero servendosi della rete di un partner locale, oppure lo sconto per l’acquisto di un prodotto legato all’offerta di un altro prodotto; in informatica, riferito a protocolli di comunicazione, può indicare l’inserimento di un messaggio di conferma all’interno di un altro (e in System Center Configuration Manager di Microsoft descrive un’opzione di aggiornamento di processore), ecc. Come prevedibile, in italiano in questi casi si ricorre al prestito perché un’espressione metaforica simile a quella originale sarebbe improponibile in contesti tecnici.
Nel dare la notizia del doppio cuore a un pubblico non specializzato, invece, i media italiani hanno rinunciato all’uso di termini specifici a favore di descrizioni generiche: piggy-back heart è così diventato un cuore “in più”, “di supporto” o “secondo cuore”.
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Vedi anche: La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus sul fenomeno della folk etymology per cui, specialmente in inglese, alcune parole vengono alterate rispetto alla forma originale per dare loro maggior senso. È il caso di piggyback, in origine pickpack o pickback, ovvero nessun riferimento ai porcellini (come invece piggy bank, il salvadanaio!).
Boot, reboot e bootstrap
Mi sa che è deformazione professionale, perché ogni volta che sento Unknown Caller degli U2 faccio caso ai riferimenti informatici nel testo. Credo proprio che Bono usi un Mac:
Più trasparente e subito comprensibile un’altra metafora, quella di azzerare tutto e ricominciare:
Restart and reboot yourself
I termini boot e reboot mi sono sempre piaciuti molto per la loro etimologia, una metafora credo abbastanza nota. Non descrivono l’azione di dare un calcio al computer per farlo ripartire (anche se a volte…) ma in origine fanno riferimento alle linguette (bootstrap) che aiutano a infilarsi scarponi o altre calzature e da cui deriva l’espressione to pull oneself up by one’s bootstraps: inizialmente indicava un compito impossibile ma poi ha acquisito il significato di “uscire da una situazione difficile o complessa da soli, senza intervento altrui”.
Il termine bootstrap è stato adottato in ambito informatico per descrivere il processo per cui un programma abbastanza semplice consente di caricare, avviare e preparare all’uso programmi molto più complessi, come ad esempio il sistema operativo del computer. Da bootstrap è poi derivata la forma abbreviata boot che ha acquisito il significato più generico di “avviare un computer”, tanto che restart e reboot di solito sono sinonimi (ad es. nei prodotti Microsoft e sembrerebbe anche nella documentazione Apple). Non per gli U2, però!
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PS Visto che siamo in tema, ne approfitto per segnalare un falso amico che trovo molto fastidioso: liriche per descrivere il testo di una canzone, calco dall’inglese lyrics.
Phishing: truffa, spillaggio, abboccamento?
Oggi durante un breve scambio sull’opportunità di privilegiare termini italiani a prestiti inglesi ho pensato a phishing, entrato in italiano solo da qualche anno ma comunemente usato e registrato dai principali dizionari, ad es. definizione e origine nel Devoto Oli:
| Truffa informatica effettuata inviando un’e-mail con il logo contraffatto di un istituto di credito o di una società di commercio elettronico, in cui si invita il destinatario a fornire dati riservati (numero di carta di credito, password di accesso al servizio di home banking, ecc.) motivando tale richiesta con ragioni di ordine tecnico. Variante grafica di fishing ‘pesca’ || 2004 |
In inglese il ph iniziale risulterebbe dall’analogia con phone phreaking, un tipo di truffa telefonica: in entrambi i casi si cerca di far abboccare il malcapitato e “pescare” i suo dati.
Molte lingue hanno adottato il prestito phishing, alcune invece hanno cercato di riprodorre la metafora originale, ad esempio l’arabo التصيد الاحتيالي, “pesca fraudolenta”, il catalano pesca electrònica, lo svedese nätfiske (nät=rete, fiske=pesca) e il francese hameçonnage, dal verbo hameçonner, “prendere all’amo” (fonte: Portale linguistico Microsoft).
Non credo che per l’italiano sarebbero state possibili soluzioni simili e in effetti i tentativi di “localizzare” che inizialmente si sono visti in giro non hanno avuto molto seguito:
| ▄ | abboccamento non ha il significato che gli si vorrebbe dare e non rende l’idea del tipo di truffa, solo le conseguenze |
| ▄ | spillaggio (da spillare) è poco trasparente e implica un’azione continuata |
| ▄ | pesca fraudolenta fa pensare ad attività solamente ittiche |
| ▄ | frode e truffa informatica/online sono troppo generici e non identificano il tipo di inganno |
| ▄ | appropriazione indebita/fraudolenta di dati personali, furto di identità telematico, ecc. sono lunghi e non efficaci: vengono percepiti come descrizioni e non termini |
Ancora una volta il prestito risolve in parte il problema: phishing è abbastanza breve e facile da memorizzare e identifica in modo univoco un concetto specifico. Sono però perse le connotazioni del termine originale, ad es. il richiamo all’aggettivo fishy.
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Sulla gestione dei neologismi, vedi anche: Attenzione alle spalle.
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Valigette, dati e sincronizzazione
Leggo qui che sta per essere chiuso il servizio Yahoo! Valigetta (in inglese Yahoo! Briefcase). Non ho mai usato questo servizio ma mi ha subito fatto pensare all’evoluzione di una funzionalità introdotta in Windows 95 per sincronizzare file tra due computer non collegati in rete, in inglese (My) Briefcase.
Nella terminologia adottata nella maggior parte delle versioni localizzate di Windows era stata mantenuta la metafora originale della valigetta (ad es. Aktenkoffer in tedesco, maletín in spagnolo, porte-documents in francese ecc.). In italiano, invece, per facilitare la comprensione degli utenti era stato scelto un termine esplicito: Sincronia file.
Anche se non era mantenuta l’associazione tra il nome
della funzionalità e la sua icona, una valigetta, va considerato che all’epoca le icone erano abbastanza rudimentali e per parecchi utenti, anche di madrelingua inglese, il collegamento tra immagine e concetto rappresentato non era sempre ovvio e andava comunque appreso: in alcuni casi diventa accettabile rinunciare ad alcune “caratteristiche” del termine originale se il termine localizzato presenta altri vantaggi.
Nel frattempo Windows Vista ha introdotto Sync Center, una nuova funzionalità di sincronizzazione, più
avanzata e destinata a soppiantare Briefcase (ancora disponibile per file non accessibili in rete). Come prevedibile, il termine italiano è Centro sincronizzazione ed è interessante notare che, grazie alla terminologia, per gli utenti italiani l’evoluzione Sincronia file à Centro sincronizzazione è sicuramente più trasparente che in altre lingue, con un impatto positivo sulla curva di apprendimento.
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Vedi anche: post che parlano di lavoro terminologico e curva di apprendimento.
PS Non so perché per Windows 95 fosse stato scelto sincronia e non sincronizzazione, forse problemi di spazio o forse all’inizio degli anni 90 il concetto di sincronizzazione riferito a dati non era così diffuso come ora.
Altro termine invernale: freeze
Post pubblicato il 7 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
L’A1 chiusa per il ghiaccio mi ha ricordato un altro termine legato al freddo.
In inglese freeze esprime vari concetti, alcuni metaforici, tra cui ad esempio:
- far passare un liquido allo stato solido
- sentire o patire molto freddo, anche fino alla morte
- sospendere un’attività finanziaria, economica o amministrativa
- diventare immobile, irrigidirsi, ad es. in situazioni sgradevoli o per la paura
- interrompere temporaneamente, ad es. un processo o un meccanismo; in questa accezione freeze viene usato anche in vari contesti informatici.
In italiano non tutti concetti, in particolare l’ultimo, possono essere rappresentati dal verbo congelare e si deve ricorrere a soluzioni diverse.
In Microsoft Excel, ad esempio, freeze indica la possibilità di mantenere sempre visibili alcune righe e/o colonne, bloccandole in modo che possano essere usate come riferimento quando si fa scorrere il resto del foglio di lavoro: è utile ad es. quando si vuole che la riga di intestazione sia sempre visualizzata.
In questo caso in italiano non era proponibile la stessa metafora dell’inglese, possibile invece in altri ambiti (ad es. congelare le assunzioni, un credito, un provvedimento, ecc.), ed è stato preferito il verbo bloccare.
Trovo interessante che in inglese il contrario di freeze sia unfreeze solo per alcuni significati figurati, come in Excel (sbloccare in italiano), mentre in altri casi siano più comuni altri verbi, ad es. thaw, melt, defrost, unlock, unblock.
Il verbo congeal, invece, può essere un falso amico: di solito non implica temperature sotto lo zero ma significa far solidificare, rapprendere o cagliare.
PS Per chi non ha familiarità con Excel, una demo interessante anche se disponibile solo in inglese è Freeze or unfreeze rows and columns.
Effetto neve
Post pubblicato il 7 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
È davvero un bel vantaggio poter lavorare da casa, visto che a Milano continua a nevicare. Pochissimo traffico, anche i tram che passano qui sotto sembrano del tutto silenziosi. Magari ci fosse stata così tanta neve fresca in Francia, ad Autrans, da dove sono tornata ieri sera…
Per rimanere in tema, nel database terminologico Microsoft c’è un altro termine che ha a che fare con la neve. Non è usato nel software Microsoft perché è relativo a problemi di hardware ma si può trovare nella documentazione.
È il termine inglese snow, in italiano effetto neve, ben noto ai non giovanissimi come un disturbo tipico nella ricezione televisiva quando al posto dell’immagine appaiono tanti puntini bianchi e neri, ad es. se l’antenna è staccata, e destinato a diventare solo un ricordo del passato quando la televisione analogica sarà sostituita del tutto da quella digitale. In ambito informatico l’effetto neve descrive un tipo di disturbo caratterizzato dal “lampeggiare” casuale di pixel sullo schermo. Succede quando il microprocessore e l’hardware video cercano di usare contemporaneamente la memoria video del computer, interferendo tra di loro.
Silly season
Post pubblicato il 4 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Venerdì nella home page della BBC campeggiava la notizia Flatulence joke is world’s oldest: non c’è dubbio, in Gran Bretagna sono in piena silly season, il periodo dell’anno in cui non succede granché di rilevante e proliferano notizie particolarmente insolite, frivole o al limite del credibile (The Guardian ha addirittura un archivio).
Peccato non esista un termine italiano per silly season perché il concetto non ci è certo estraneo: basta fare un giro sulle home page dei nostri principali quotidiani e vedere cosa ci propinano, specialmente nelle barre laterali (e più ci si avvicina a Ferragosto, più si abbassa il livello).
Così ho deciso di entrare anch’io in spirito silly season e ho chiesto a un po’ di colleghi stranieri se nelle loro lingue esistesse un termine specifico. Le informazioni di Wikipedia sono state confermate: francesi e russi optano per un prosaico stagione morta mentre i tedeschi usano sia la metafora buco estivo che l’espressione che ha attecchito in parecchie altre lingue europee, stagione dei cetrioli (deriverebbe da un modo di dire inglese del XVIII secolo, non più in uso, relativo al periodo in cui i sarti andavano in vacanza e intanto maturavano i cetrioli). Rimanendo in tema orticolo, i giapponesi usano appassimento estivo.
Un collega danese mi ha segnalato una ricerca del loro ministero della cultura e più precisamente dell’istituto per la lingua danese: secondo il Dansk Sprognævn l’espressione italiana (dialettale) sarebbe mese o stagione dei cipolloni. Mai sentita e non verificabile, ma anche alla mia collega spagnola non risulta época de la serpiente de mar. Mandiamo un noto ministro italiano a indagare come lavorano a Copenaghen?!
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Vedi anche: post con tag silly week
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Commento di .mau.:
potremmo promuovere l’uso di “balneare”, un po’ come i governi degli anni ‘70!
Ho risposto:
mi sembra adatto: balneare può fare anche pensare a insabbiare, che è quello che in questo periodo succede a certe notizie che invece sarebbe meglio fossero svelate…
I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web
Post pubblicato il 9 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
In contesto Web il termine breadcrumb navigation indica il percorso che porta alla pagina corrente.
Il termine inglese fa riferimento alla fiaba Hänsel e Gretel e alla traccia fatta di briciole di pane che i due protagonisti lasciano dietro di sé per ritrovare la strada di casa (home!).
In italiano una traduzione letterale (navigazione a briciole) non avrebbe avuto molto senso. In altre lingue, invece, questo approccio funziona, ad es. il termine tedesco nei prodotti Microsoft è Brotkrümelnavigation (altri esempi qui).
Il prestito breadcrumb è usato in italiano in contesti tecnici ma abbiamo ritenuto che il termine navigazione breadcrumb, per quanto documentato, potesse risultare oscuro e poco adatto a un pubblico non specializzato.
Nei prodotti Microsoft italiani la scelta è caduta su percorso di navigazione, un termine più generico rispetto all’originale inglese, ma descrittivo e trasparente.
Un esempio di percorso di navigazione in una pagina di MSDN:

Bufale in agguato
Post pubblicato il 3 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Bella idea di Feliciano Intini nel suo Security Blog: una raccolta delle bufale che coinvolgono Microsoft. Tutte le volte che qualche amico/a mi chiedeva di confermare improbabili iniziative arrivate magari come catena di Sant’Antonio, riciclavo le spiegazioni che mi ero preparata a suo tempo. D’ora in poi li indirizzerò qui.
Completa l’informazione un altro post di Feliciano su MClips, La bufala è buona solo sulla pizza (attenti alle email false … e tendenziose!).
Ma perché si dice bufala? Risposta di Giorgio De Rienzo sul Corriere della Sera:
"Bufala" è parola regionale di derivazione romanesca, probabilmente adattata, come sostiene De Mauro, sull’uso in senso figurato di "bufalo", che sta ad indicare "persona ottusa e rozza".
Il corrispondente termine inglese, hoax, ha un’etimologia interessante: deriva da hocus, a sua volta abbreviazione di hocus pocus, incantesimo in latino maccheronico* usato da maghi e illusionisti che cercavano di trarre in inganno gli spettatori.
* per rimanere in tema di animali, una curiosità terminologica:
in inglese latino maccheronico si dice anche dog Latin.
Punti, orli e foto panoramiche
Post pubblicato il 18 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Una coincidenza mi ha ricordato che proprio un anno fa sono finalmente riuscita a vedere gli iceberg (a Jökulsárlón in Islanda). È stata anche una delle poche volte in cui ho provato a fare una foto panoramica:
La terminologia inglese associata alle foto panoramiche è interessante perché propone un fenomeno tipico in ambito informatico: termini non specializzati ma specifici di una particolare attività, in questo caso il cucito, trasposti in un contesto diverso ma metaforicamente simile.
Le foto individuali vengono infatti "cucite" (stitch) assieme, assicurandosi che le "cuciture" (seam) risultino invisibili, come se non ci fossero (seamless).
In italiano la trasposizione da un contesto a un altro di termini specifici raramente funziona. In genere si opta per termini più neutri che non vengano associati a un ambito particolare.
Ecco quindi che nella maggior parte dei programmi per creare foto panoramiche stitch viene tradotto con unire e seam con bordi o linee di giunzione o termini simili. In ogni caso non appare mai lessico legato al cucito.
Qui sotto un esempio da documentazione di una fotocamera amatoriale Canon, interessante anche perché evidenzia un altro aspetto della localizzazione: la maggiore coerenza terminologica rispetto al testo originale può migliorare l’esperienza dell’utente. In questo caso i tre sinonimi stitch, merge e join sono tradotti con un unico verbo italiano, unire:
Anche nei prodotti Microsoft (Windows Live PhotoGallery e prima ancora Digital Image e Picture It!) il verbo stitch è tradotto con unire. Il comando Panoramic Stitching viene reso con Crea foto panoramica. Il termine seam non è usato mentre seamless è spesso tradotto con uniforme.
Per chi fosse interessato agli aspetti scientifici delle foto panoramiche, la pagina Panoramic Stitching di Microsoft Research ha vari articoli sull’argomento.
PS Tutti continuano a parlare della partita di ieri, sollevati che l’Olanda e la Romania non abbiano fatto scherzetti. Il calcio proprio non mi interessa (non ho neanche visto la finale dei mondiali!), ma perlomeno ho imparato una parola nuova: biscotto.
Mi è venuto in mente perché un termine equivalente in inglese è… stitch-up!!!
Difficile da tradurre: plumber’s cleavage
Post pubblicato il 9 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Vignetta vista su Slate a proposito del bagno rotto sulla stazione spaziale internazionale:
Non ci sono parole ma contiene un esempio interessante di termine difficile da tradurre. La parte esposta dell’astronauta è infatti nota in inglese come plumber’s cleavage (e sinonimi simili).
Per chi volesse tradurre, una prima difficoltà terminologica è il significato letterale di cleavage: indica una fenditura e, riferito a persona, descrive il "solco tra i seni di una donna" (dizionario Sansoni), quindi per la seconda accezione manca un termine italiano corrispondente. Di solito si può tradurre con scollatura o décolleté: esprimono un concetto diverso ma nella maggior parte dei contesti producono un effetto equivalente a quello del termine originale inglese.
Nel caso specifico di plumber’s cleavage, anche se si volesse tentare una traduzione letterale (scollatura dell’idraulico?!?) si avrebbe innanzitutto il problema che scollatura fa istintivamente pensare a una parte scoperta in prossimità di un collo e non richiama associazioni ad altre parti del corpo. Soprattutto, però, abbiamo a che fare con un’espressione figurata che presume la condivisione di uno stereotipo della cultura anglosassone, ovvero che gli idraulici sono in genere sovrappeso, portano pantaloni di una taglia in più e tendono ad esporre le terga (soprattutto quando si chinano sotto il lavello per esaminare i tubi). Gli stereotipi italiani sugli idraulici, invece, sono di tutt’altro genere!! Non a caso la vignetta qui sopra, seppur senza parole, difficilmente funzionerebbe con un pubblico italiano.
Ecco così che alcuni aspetti e connotazioni specifici della cultura di partenza possono essere praticamente impossibili da riprodurre in un singolo termine se non condivisi anche dalla cultura di arrivo. Esistono ovviamente tecniche di traduzione che consentono di agire a livello di testo e contesto ma non sono sempre efficaci con l’umorismo, ad esempio eventuali spiegazioni esplicite possono annullare l’imprevedibilità e il ritmo che invece sono essenziali per un effetto comico.
Intanto io posso stare tranquilla: ho la certezza pressocché matematica che non avrò mai a che fare con questo termine nei prodotti Microsoft!
[Aggiornamento - Notiziole di .mau. ha un suggerimento di traduzione veramente efficace, la sculatura dell'idraulico
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Soapbox
Post pubblicato il 28 maggio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Soapbox è il servizio di condivisione di video e filmati di MSN.
Trovo che in inglese il nome sia davvero indovinato: il termine soapbox è perfetto per descrivere una piattaforma dove esprimere il proprio punto di vista e inoltre "suona" bene. Mi domando però quale sia l’effetto del nome su chi non è di madrelingua inglese.
A me, ad esempio, fa venire in mente la terza media: per l’esame di inglese dovevamo imparare una serie di nozioni su Londra, incluso Hyde Park, e ricordo che l’idea di oratori allo Speakers’ Corner in piedi su fantomatiche "scatole di sapone" mi lasciava alquanto perplessa (ma quanto grandi potevano essere queste scatole, e perché proprio di sapone?). Dopo qualche anno ho finalmente scoperto il significato metaforico ma intanto è rimasta una traccia indelebile tra i miei neuroni che influenza la mia percezione del termine inglese.
Chissà se anche ad altri il nome Soapbox fa un effetto particolare, oppure se risulta semplicemente un nome inglese efficace e facile da memorizzare, senza alcuna connotazione particolare…

