Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “localizzabilità”

Preposizione ingannevole

Il 15 ottobre un corriere non è riuscito a consegnare un ordine che mi serviva subito. Quando ho consultato il sito per tracciare* il pacco e sapere dove e quando recuperarlo, mi sono preoccupata:

“Il pacco deve essere ritirato da: domenica 25 ottobre 2015”

Sul momento ho pensato di dover aspettare ben dieci giorni prima di poter ritirare il pacco (solo a partire dal 25 ottobre), poi ho capito che da era una traduzione poco accurata dell’inglese by, “entro”. C’è almeno un altro dettaglio sospetto, su <ora>, ma mi domando se chiunque consulti il sito si renda subito conto che c’è un errore di traduzione. 

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Iceberg della cultura

Nei giorni scorsi ero a Napoli per il XXV convegno dell’Associazione Italiana per la Terminologia. Nel mio intervento, Il ruolo del terminologo come specialista culturale nella localizzazione, ho descritto le valutazioni di globalizzazione e di localizzabilità, attività che richiedono specifiche competenze culturali.

Iceberg della cultura

iceberg della culturaPer introdurre il concetto di competenze culturali uno dei modelli di riferimento più usati è quello dell’iceberg, sviluppato da Edward T. Hall*.

La punta dell’iceberg (livello “tecnico”) rappresenta gli aspetti visibili e più superficiali di una cultura. Hanno regole palesi, codificate e non ambigue e da un osservatore esterno possono essere descritti facilmente: sono ad esempio la lingua, le leggi o le impostazioni che in informatica prendono il nome di locale.

Tutti questi aspetti sono però manifestazioni esterne di aspetti nascosti della cultura, che costituiscono la parte principale e invisibile dell’iceberg.

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La pseudo-lingua della pseudo-localizzazione

Nel post sul vonlenska non ho usato la descrizione pseudo-lingua perché per me identifica un concetto legato alla pseudo-localizzazione, un’attività dello sviluppo del software che consente di verificare se il prodotto è localizzabile mantenendo intatta la funzionalità e senza alterare l’aspetto dell’interfaccia, e quindi di identificare eventuali problemi che vanno risolti prima che inizi la localizzazione vera e propria.

Nella pseudo-localizzazione vengono fatte diverse simulazioni automatiche, tra cui una “traduzione” delle stringhe operata aggiungendo caratteri all’inizio e alla fine delle stringhe e sostituendo alcuni caratteri con altri visivamente simili, da altri alfabeti o dell’alfabeto latino ma con segni diacritici (assenti in inglese e potenzialmente problematici), ad es. la lettera a potrebbe essere sostituita da un’alternativa scelta casualmente tra ä, å, à, á, â, ã, ă, ą, ǟ, ȁ, ǻ, α, д e la lettera n da ń o ñ. Le stringhe così trasformate sono descritte come pseudo-lingua, anche se non si tratta di una lingua fittizia perché la lingua originale deve rimanere riconoscibile, come mostra questo vecchio esempio:

Esempio di finestra di dialogo pseudo-localizzata da Developing International Software, 2nd. Edition
Fonte: Developing International Software, 2nd Edition (2003)

In inglese il termine pseudo-language può descrivere anche un altro concetto, usato in contesti diversi e sinonimo di pseudo-code: uno pseudo-linguaggio di programmazione.

Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto

Ogni tanto mi capita di accennare ad analisi linguistiche e a valutazioni di localizzabilità che vengono fatte all’interno del ciclo di vita di un prodotto software, ad esempio qui, nei commenti qui e, con riferimento alla globalizzazione, qui e qui.

Ho recuperato un articoletto scritto un paio di anni fa per sintetizzare questo tipo di attività,  Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto. Riprende alcune informazioni date anche in Le competenze linguistiche nella localizzazione ma con esempi diversi.

Vedi anche: Cultural awareness and product development/localization.

Utente tipico e differenze culturali

mamma Alla radio c’è una pubblicità che inizia con una voce femminile martellante che dice una serie di frasi tipiche di mamma italiana, tipo “Copriti bene che fa freddo”,La tua camera è un porcile”, ecc. Una voce maschile descrive poi i vantaggi di un’auto, invita il potenziale acquirente a portare la mamma in concessionaria  per avere uno sconto e conclude “Tua mamma sarà musica per le tue orecchie”.

L’utente tipico di questa auto è ben definito: il bamboccione!

Immagino che la pubblicità sia stata creata apposta per l’Italia. Non sarebbe facilmente  localizzabile e non potrebbe mai funzionare in posti con culture diverse come la Germania o i paesi nordici: lo stereotipo di mamma assillante non è condiviso e i giovani con patente e il potere d’acquisto per un’auto raramente vivono ancora con i genitori (e non si sono mai sentiti dire “Questa casa non è un albergo” come i loro coetanei italiani!).

Sarebbe interessante sapere qual è l’utente tipico per la stessa auto negli altri paesi e se anche nelle altre pubblicità vengono sfruttati esplicitamente gli stereotipi culturali locali. 

Problemi di conversione (e di localizzazione)

Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Un articolo in The Guardian, poi corretto, riportava l’effetto del perigeo lunare sulle maree:

  citazione da un articolo di sabato 13 dicembre in The Guardian

Per un problema di conversione due pollici erano diventati ben mezzo metro…

Purtroppo anche nella localizzazione capita di trovare questo tipo di errore, anche se non dovrebbe essere difficile evitarlo. In Localizzazione di esempi e riferimenti sono riportate le istruzioni della Guida di stile Microsoft per l’italiano in uso nel 2008:

Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro.

Le conversioni dovrebbero inoltre rispettare le convenzioni culturali non solo della lingua ma anche del mercato di arrivo. Mi vengono in mente alcuni esempi dell’edizione europea di una nota rivista americana dove le misure statunitensi vengono convertite nel sistema metrico ma non localizzate e il risultato dell’operazione, per quanto formalmente corretto, non è sempre adeguato:

L’altezza delle persone viene espressa in metri, però con un unico decimale. Quella di una donna, ad esempio, può essere descritta come 1,6 m e così non si capisce se potrebbe essere quasi alta (1,69) o relativamente bassa (1,60).
Capita di vedere misure precise che sicuramente nell’originale erano da intendersi come approssimative: ad esempio, una distanza di about 48 km suona strana mentre non lo è about 30 miles.   

Nel caso dell’articolo di The Guardian, invece, la svista è probabilmente passata abbastanza inosservata perché nel sistema culturale britannico in molti ragionano ancora in base al sistema imperiale e presumibilmente avranno "elaborato" solo il numero corretto, ignorando il riferimento errato.


Vedi anche: Numeri di telefono e localizzazione e altri esempi nei commenti.

Errori di localizzazione fatali!

Post pubblicato il 24 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia

In genere, grazie alla professionalità di chi fornisce servizi di localizzazione e a sistemi di testing e di controllo qualità nel ciclo di vita di un prodotto software, è raro che passino inosservati errori gravi o con un forte impatto sull’esperienza utente.

A quanto pare in altri ambiti ci sono invece errori di localizzazione (o perlomeno soluzioni di localizzazione troppo complicate) che possono risultare addirittura fatali!

L’alfabeto turco ha 29 caratteri, tra cui una vocale specifica, ı, simile a una i ma senza puntino. Una notizia dalla Turchia con protagonisti due coniugi separati racconta come un SMS scritto con un telefonino che rendeva difficile distinguere tra i e ı ha portato al fraintendimento estremo del messaggio, con conseguenze tragiche.

Un post di Language Log discute la notizia da un punto di vista linguistico:

Ramazan Çalçoban sent his estranged wife Emine the text message: 
Zaten sen sıkışınca konuyu değiştiriyorsun  
[“Anyhow, whenever you can’t answer an argument, you change the subject”]
Unfortunately, what she thought he wrote was
Zaten sen sikişınce konuyu değiştiriyorsun  
[“Anyhow, whenever they are f*cking you, you change the subject”] 

La moglie ha creduto di essere accusata di promiscuità, è intervenuta la famiglia di lei per difenderne l’onore e il tutto è degenerato. Bilancio della localizzazione non adeguata: almeno due morti.

A parte le ironie del caso, questa notizia non fa che sottolineare l’importanza di interventi di globalizzazione adeguati e soluzioni di localizzazione che rispettino pienamente le esigenze dell’utente, in questo caso poter accedere facilmente e rapidamente a tutte le lettere del proprio alfabeto (senza peraltro essere penalizzati: un commento in Language Log segnala una recente polemica in Spagna, dove chi rispetta l’ortografia può vedere anche triplicato il prezzo degli SMS).

Il ciclo di vita del prodotto

Post pubblicato il 3 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Il ciclo di vita di un prodotto software può essere riassunto brevemente in quattro fasi:

1. definizione dei requisiti e progettazione
2.
sviluppo del software
3.
testing
4.
rilascio del prodotto.

Si ricomincia poi con la progettazione di una nuova versione.

ciclo di vita del prodotto 

I tempi, la durata, le modalità e la complessità delle fasi variano da prodotto a prodotto. In fase di progettazione vengono effettuati gli interventi di globalizzazione per assicurarsi che il prodotto, indipendentemente dalla lingua, possa essere utilizzato in mercati diversi; sia in fase di progettazione che in fase di sviluppo si lavora molto sulla localizzabilità, quindi, prima che lo sviluppo venga completato, si inizia il processo di localizzazione, che procederà in parallelo con la fase di sviluppo e che aggiungerà al testing funzionale un testing di tipo linguistico, in modo da arrivare al rilascio contemporaneo del prodotto in inglese e nelle lingue principali. Le versioni localizzate per le altre lingue saranno disponibili successivamente.

Vedi anche: Versione beta, alfa, RC e RTM

 

Localizzazione, globalizzazione e internazionalizzazione

Post pubblicato il 6 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Nota: la terminologia descritta di seguito riflette l’uso specifico di Microsoft e potrebbe non coincidere con la terminologia usata da altri produttori di software.


Il termine localizzazione descrive la traduzione e l’adattamento di software per un mercato specifico; per software in questo caso si intende non solo il programma e relativa interfaccia grafica ma l’intero pacchetto, ovvero il materiale di supporto come guide, documentazione cartacea, materiale marketing, confezione del prodotto e pagine Web correlate. La localizzazione parte sempre da un prodotto che è stato sviluppato per un altro mercato in un’altra lingua, di solito l’inglese, ed è un processo la cui efficacia ed efficienza dipendono in buona parte da altri tipi d’interventi, quali globalizzazione e localizzabilità.

Con globalizzazione Microsoft descrive lo sviluppo di software che riesce a soddisfare le aspettative di utenti in mercati diversi grazie a caratteristiche e funzionalità non basate su un’unica lingua e unico locale, un processo che altri descrivono come internazionalizzazione. Il concetto espresso dal termine locale non è facilmente traducibile ed indica tutte le impostazioni specifiche di un certo mercato e di una certa lingua, come ad esempio il formato della data, dell’ora, il tipo di tastiera, il separatore decimale ecc. Un esempio banale: se consideriamo la data 06/07/08, qualsiasi italiano penserà si tratti del 6 luglio 2008, un americano interpreterebbe invece 7 giugno 2008 e un ungherese 8 luglio 2006. È quindi fondamentale che nello sviluppo di software vengano applicati interventi di globalizzazione che consentano di utilizzare correttamente le impostazioni in uso nel proprio paese, indipendentemente dalla lingua del prodotto stesso.

Se si decide di localizzare un prodotto e renderlo disponibile in lingue diverse, si parla di localizzabilità, ovvero dello sviluppo di software che possa essere adattabile a mercati diversi senza che si debbano effettuare modifiche al codice. Un’applicazione dovrebbe essere localizzabile fino dall’inizio del suo sviluppo affinché il processo di localizzazione possa poi risultare efficiente e l’adattamento sia il più lineare possibile in termini di costi monetari e temporali.

Microsoft usa anche la descrizione world ready per descrivere i prodotti utilizzabili in tutto il mondo indipendentemente dalla lingua.

Understanding Internationalization – Globalization Step-by-Step

Immagine: Globalization Step-by-Step

Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e un glossario in inglese dei termini legati a localizzazione e globalizzazione.