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Anisomorfismo: ball e palla
Ball, un video di Everynone, esemplifica il concetto di anisomorfismo, “in linguistica, l’impossibilità di far corrispondere tutti i significati di una parola in una data lingua a tutti i significati di una parola in un’altra” [Devoto-Oli].
Alcuni esempi: in inglese si usa la parola ball anche per oggetti sferici che in italiano non chiamiamo palla ma descriviamo come pallone (ad es. da calcio), pallina (ad es. da tennis, di gelato, di plastilina, di naftalina, mothball), pallottola (ad es. di carta), globo (ad es. oculare, eyeball), sfera (ad es. specchiata, in inglese glitter ball o disco ball) o a cui diamo un nome specifico, ad es. gomitolo (anche di cani e di gatti che dormono e di animali che si stringono in massa, come serpenti e api, in inglese ball of snakes / bees), polpetta, cespo, laniccio (dust ball) ecc.
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Vedi anche: Words, un altro video di Everynone, in Associazioni di immagini e parole e Anisomorfismo: block e blocco [link aggiunto].
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Occasionalismi o neologismi?
Il linguista americano Allan Metcalf in My Mistake? BFD! prende spunto dalla sigla BFD (Big Fucking Deal) per illustrare il suo metodo di valutazione dei neologismi per predire se entreranno nel lessico o rimarranno occasionalismi (parole destinate ad avere vita breve e non rimanere nell’uso perché relative a una situazione particolare e non duratura).
Il sistema è conosciuto con l’acronimo FUDGE, dalle iniziali dei cinque criteri di analisi:
| 1 | Frequency of use – un ovvio indicatore di successo è la frequenza d’uso; |
| 2 | Unobtrusiveness – le parole che “non si fanno notare”, abbastanza trasparenti per essere assimilate spontaneamente, senza spiegazioni, sono più solide; |
| 3 | Diversity of users and situations – viene valutata la varietà d’uso, in particolare gli aspetti diastratici e diamesici (ad esempio, le possibilità di successo di un’abbreviazione sono ridotte se viene usata solo negli SMS da persone di una certa fascia di età, o se in contesti diversi deve competere con significati alternativi già attestati); |
| 4 | Generation of other forms and meanings – va considerata anche la produttività della nuova parola, ad es. se da un sostantivo si può far derivare un aggettivo o un verbo (di solito è scarsa nel caso di sigle e acronimi); |
| 5 | Endurance of the concept – la nuova parola deve rappresentare un oggetto durevole. |
Per ciascun attributo viene assegnato un punteggio da 0 a 2; maggiore è il punteggio totale, maggiori sono le possibilità che il neologismo si affermi.
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Vedi anche: Tendenze nella formazione dei neologismi e Occasionalismi: nymwars.
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Leggi e dizionari (negli Stati Uniti)
Justices Turning More Frequently to Dictionary, and Not Just for Big Words (New York Times) riferisce che i giudici della corte suprema degli Stati Uniti ricorrono sempre più spesso ai dizionari per determinare il significato di parole controverse in leggi esistenti.
Gli esempi riportati indicano che si tratta anche di lessico generico, ad es. parole estremamente comuni come now, also, any, if. Sembra inoltre che non ci sia alcun accordo su quali siano i dizionari di riferimento e come debbano essere usati ma che i giudici citino i dizionari le cui definizioni meglio si adattano al punto che vogliono provare.
I lessicografi interpellati sono molto perplessi e ricordano che i dizionari possono avere finalità diverse ma sicuramente non si prefiggono di circoscrivere rigorosamente il significato di ogni parola (si limitano a descriverne gli usi).
(continua…)
Dizionari delle collocazioni dell’inglese
Mi è piaciuto il Macmillan Collocations Dictionary, un dizionario delle principali collocazioni della lingua inglese, le combinazioni di parole che tendono ad apparire assieme (ad es. il malcontento in italiano serpeggia).
Il dizionario è uscito da un paio di mesi ed è stato sviluppato in particolare per chi studia o parla inglese come seconda lingua. Si possono consultare alcune pagine di esempio, precedute da un’introduzione.
L’avevo ordinato dopo aver letto Macmillan Collocations Dictionary: from start to finish, un articolo in cui il lessicografo Michael Rundell spiega come è stata creata l’opera e accenna a metodi e risorse usati, con alcuni dettagli sul software di analisi del corpus e sui criteri di scelta dei lemmi. Vengono inoltre illustrate la struttura delle voci e il tipo di informazioni incluse nelle note d’uso, come le indicazioni sulla colligation (la tendenza di alcune parole ad apparire solo in certe forme, quali il passivo per certi verbi o il plurale per alcuni sostantivi).
Una risorsa simile è l’Oxford Collocations Dictionary, al momento consultabile online qui.
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Per alcuni esempi di collocazioni in inglese e in italiano: X probabilità su Y e Binomi lessicali italiani e inglesi.
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…ancora sull’uso dello scanner
Ieri Stefano Bartezzaghi in la Repubblica:
“C’è qualcosa di persino commovente nell’ansia con cui una quota di parlanti, minoritaria ma cospicua, cerca risposte certe in merito alla nostra lingua nazionale.” […] “Un linguista non può minimamente legiferare, neppure in fatto di lingua, ma è al servizio di fenomeni spontanei che possono solo essere registrati e studiati”.
È proprio quello che succede con scansionare, scansire, scandire, scannerizzare (ad es. nel forum Scioglilingua la settimana scorsa): il desiderio di molti parlanti di sapere quale sia il termine “giusto” e contemporaneamente una certa resistenza ad accettare il parere di fonti come l’Accademia della Crusca o il Portale Treccani che confermano che tutti i sinonimi citati sono accettabili da un punto di vista linguistico perché rispettano i meccanismi per la creazione di nuove parole.
Si potrebbe allora tentare qualche ipotesi sui motivi che stanno portando all’affermazione spontanea del verbo scannerizzare, facendo una carrellata sulle varie opzioni:
| ▄ | Nel 1996 il linguista Giovanni Adamo scriveva “Nel caso dell’informatica, si riscontra un rapporto particolarmente difficile fra la terminologia ufficiale —attestata nelle pubblicazioni scientifiche, nei manuali, nei programmi e nei dizionari specialistici — e il gergo parlato nei centri di sviluppo del software e di elaborazione dei dati. […]. La terminologia informatica in lingua italiana appare spesso guardinga e tende a preferire il prestito più che il conio di nuovi termini.” Anche se divario tra terminologia “ufficiale” e gergo informatico (e, aggiungo io, lessico dell’utente finale) non è più così marcato come 15-20 anni fa, non è stato eliminato del tutto: eseguire la scansione sopperisce all’impossibilità del prestito non integrato ed evita il conio di un neologismo (altri dettagli qui) ma può darsi venga percepito come eccessivamente ufficiale e non sia quindi riuscito a entrare nel linguaggio standard per questioni di lunghezza e di registro. Probabilmente anche digitalizzare, per quanto immediatamente comprensibile, viene avvertito come un termine troppo specializzato da chi non ha competenze tecniche estese. |
| ▄ | Le parole del lessico italiano evidenzia che un forestierismo, quale un calco o un prestito, “acquisisce abitualmente un valore monosemico, serve cioè a far riferimento a un solo oggetto o a un solo concetto”. Si può ipotizzare che i verbi scannare e scandire non si siano imposti perché sono già associati ad altri concetti e quindi non rispettano questo criterio. |
| ▄ | Nella creazione di nuovi verbi si ricorre soprattutto alla suffissazione, di solito con –are o –izzare, con una marcata preferenza per i verbi della prima coniugazione: forse è per questo che scansire, della terza, non ha avuto molto successo? Potrebbe anche darsi che alcune flessioni di scansire vengano avvertite come forme errate del verbo scansare e quindi evitate. |
| ▄ | Il derivato verbale denominale è uno dei tipi più comuni di formazione di verbi e spesso ha come base il nome dell’oggetto prodotto dall’azione che si vuole descrivere, ad es. film → filmare, clone → clonare, ecc. Il verbo scansionare avrebbe quindi tutte le carte in regola per imporsi, ma così non è stato, se non tra chi ha competenze tecniche. La mia impressione è che non tutti i parlanti associno scansione in modo univoco al concetto di “immagine acquisita digitalmente” (può infatti avere altri significati) e come conseguenza anche al verbo scansionare venga a mancare il valore monosemico che invece ci si aspetterebbe. Questo potrebbe spiegare perché sono nati altri due verbi che hanno come base lo strumento usato per compiere l’azione, sul modello di telefono → telefonare, computer → computerizzare, e che, tra scannerare e scannerizzare, forse sia prevalso il secondo perché percepito come meno gergale o comunque più facilmente ricollegabile a scanner. |
Non sono però una lessicologa e le mie ipotesi sono solo considerazioni del tutto personali! Un grazie comunque a Enrico, .mau., Elio e Paolo per i commenti che me le hanno suggerite.
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Vedi anche: Tendenze nella formazione di neologismi, sui meccanismi di nascita di nuove parole, e decifrare, decodificare, decrittare, decriptare, sulle differenze tra lessico comune (parole) e lessico specializzato (termini).
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Dr Johnson
In questi giorni molti siti inglesi ricordano che il 18 settembre ricorre il tricentenario della nascita di Samuel Johnson, l’autore del famosissimo Dictionary of the English Language.
Un paio di esempi:
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Il sito ufficiale, Samuel Johnson Tercentenary 2009, con note biografiche e un elenco di eventi in Gran Bretagna;
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In BBC News Magazine, The book that influenced all others; su BBC Radio 4 fino al 24 settembre si può ascoltare The A-Z of Dr Johnson: Words, Words, Words;
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In Macmillan Dictionary Blog, In praise of Dr Johnson – a modern lexicographer;
Altre risorse:
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Dr. Johnson’s Dictionary pubblica quotidianamente una voce dal dizionario (sito americano, come segnala il punto dopo l’abbreviazione Dr);
- Infine, per chi si sente ferrato sull’argomento, qualche mese fa The Guardian proponeva Quiz: Dr Johnson’s dictionary (altri articoli qui).
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Vedi anche: Dictionary humour
Le parole del lessico italiano
Le parole del lessico italiano di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle, un libro tascabile di un centinaio di pagine, è un’analisi delle parole dell’italiano davvero chiara e ricca di esempi interessanti, in particolare sulla formazione dei neologismi.
Il libro è diviso in brevi capitoli:
1. Cos’è il lessico
2. La formazione delle parole
3. Parole e significati
4. La circolazione delle parole
5. Parole e società
6. Parole nuove
Bibliografia
È una lettura molto piacevole, sicuramente consigliata a chi vuole acquisire o ripassare i concetti e la terminologia usati in questo ambito linguistico senza annoiarsi o perdersi in disquisizioni troppo specialistiche.
Vedi anche: I numeri del lessico italiano.
Letture per il fine settimana: neologismi inglesi
Alcuni suggerimenti di lettura sul lessico della lingua inglese (solo per chi non ha in programma un picnic!).
La rivista Forbes propone Neologisms, una serie di articoli, video e registrazioni audio sull’evoluzione della lingua inglese e in particolare sulla creazione di nuove parole.
Lo spunto è la notizia, molto pubblicizzata ultimamente ma senza alcun fondamento scientifico, che la lingua inglese starebbe per raggiungere il milione di parole. A questo proposito anche il linguista britannico David Crystal in On the biggest load of rubbish spiega perché si tratta di una stupidaggine; qualche mese fa ne aveva discusso il lessicografo americano Benjamin Zimmer in The "million word" hoax rolls along (per un punto di vista canadese, The unlikely lexical countdown to a million).
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Aggiornamento — Il New York Times in Wide World of Words riporta alcune brevi recensioni di libri sulla lingua inglese, un genere letterario che nel mondo anglosassone ultimamente ha avuto un nuovo impulso e che viene descritto dal neologismo langlit, parola macedonia che sta per literature about language.
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Post correlati: Cinepanettoni e parole dell’anno 2008 e Ancora sulle parole dell’anno.
Nuovo dizionario inglese per non madrelingua?
Post pubblicato il 29 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
La casa editrice dei dizionari Longman (ad es. il Longman Dictionary of Contemporary English) ha pubblicato un questionario dove chi non è di madrelingua inglese può esprimere le proprie preferenze per un nuovo dizionario di livello intermedio. Vengono proposte diverse opzioni di layout, combinazioni di colori, tipo di informazioni lessicali, di utilizzo, grammaticali ecc.
Basta una decina di minuti per rispondere e per chi è appassionato di dizionari come me è davvero interessante perché dà un’idea di quali possano essere le considerazioni dei lessicografi nel progettare un nuovo dizionario.
Un esempio del questionario sul sito Pearson Education:




