Post con tag “lavoro terminologico”
Phrasebook, fraseologia e frasario
Google Translate ha una nuova funzionalità che consente di salvare le traduzioni in una propria raccolta. In inglese si chiama Phrasebook e in italiano Fraseologia.

Terminologia inglese
In inglese la parola phrasebook identifica un prontuario che contiene una selezione di frasi essenziali in una o più lingue straniere.
È una metafora informatica coerente con quelle in uso da decenni nelle interfacce grafiche, basti pensare agli oggetti che si possono trovare su una scrivania, come document, folder (cartella), clipboard (gli Appunti di Windows), notepad (blocco note), calendar, diary, dictionary, e in particolare ai vari tipi di book come address book (rubrica), workbook (cartella di lavoro) e clipbook e scrapbook (contenitori di ritagli e appunti).
Parole e termini: chiama
Prima dell’inizio delle votazioni per l’elezione del nuovo presidente della repubblica non avevo mai fatto caso al sostantivo chiama. Il Vocabolario Treccani registra due accezioni, una generica ma poco comune e una specifica usata in ambito parlamentare:
| chiama s. f. [der. di chiamare]. – Il chiamare per nome e secondo un certo ordine le persone che sono o dovrebbero trovarsi in un luogo, per accertarne la presenza (più comune appello): fare la chiama degli scolari; rispondere alla chiama; mancare alla chiama. In particolare, la verifica, per appello, del numero legale per la validità delle sedute della Camera dei deputati o del Senato. | |
Mi pare che chiama illustri bene la distinzione che si cerca di fare nel lavoro terminologico tra lessico comune (parole, in questo caso un sinonimo di “appello” o “chiamata”) e lessico specializzato (termini, in questo caso un concetto specifico nell’ambito delle procedure parlamentari). Altri esempi in decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…
.
Vedi anche: Le parole della politica (novembre 2011) e scouting (marzo 2012).
Plug and Play, chi se lo ricorda?
Surfing the Information Superhighway: the changing face of Internet language riflette sulla continua evoluzione della terminologia informatica con gli esempi di alcuni termini che, se venissero introdotti ora, risulterebbero inadeguati, datati o poco efficaci: cyberspace e il prefisso cyber, Information Superhighway, surf, netizen, Web ring e il prefisso hyper.
Il cambiamento nella percezione della terminologia è associato a tre aspetti diacronici:
1 – sviluppi tecnologici che rendono obsoleti alcuni concetti e termini associati
2 – maggiore familiarità con i concetti informatici e quindi altra accettabilità dei termini
3 – diverse tendenze nella formazione di nuovi termini
Tipi di messaggistica: esercizio terminologico
Social messaging
Nei commenti al mio ultimo post ho aggiunto che social messaging è ancora un termine ambiguo perché non identifica in modo univoco un unico concetto, un’indeterminatezza
tipica della terminologia informatica (altro esempio: hashtag).
Le possibili accezioni di social messaging includono
1) un’attività di scambio di messaggi legata a un social network (ad es. attraverso Facebook Messenger),
2) un servizio di scambio di messaggi che ha un elemento social (ad es. Twitter).
In nessuno dei casi social messaging implica una distinzione tra dispositivi mobili e computer tradizionali.
Non mi convince quindi la definizione di WhatsApp come applicazione di social messaging fatta dal Corriere della Sera per spiegare l’interesse di Google, perché credo che in questo caso siano altre le sue caratteristiche distintive.
Anisomorfismo: block e blocco
Lunedì al workshop Best practices in translation-oriented terminology management, organizzato dalla Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo a Lussemburgo, ho accennato all’anisomorfismo, l’impossibilità di far corrispondere tutti i significati e le connotazioni di una parola in una lingua a tutti i significati di una parola in un’altra lingua*, un’asimmetria che può complicare il lavoro terminologico.
Le vignette di Incidental Comics di ieri sarebbero state un esempio efficace di come parole con un ambito d’uso simile, block in inglese e blocco in italiano, sono sovrapponibili solo in parte (ad es. blocco di partenza / stradale / psicologico) mentre in altri contesti usiamo parole completamente diverse, come ad es. isolato (ma anche vicinato: il block party americano è lo street party britannico) e tagliere o ceppo.
Nelle differenze d’uso intervengono non solo fattori linguistici ma anche situazionali, cognitivi, culturali, ad es. possono non coincidere i punti di vista (per il sole si usa un filtro o una protezione, eventualmente totale), le metafore (ad es. in senso figurato uno stumbling block è più simile a uno scoglio che non a un inciampo) e le associazioni (un blocco di ghiaccio non ci fa pensare ad alcuna particolare attività ludica).
Perché il fono non funziona
Il titolo I nuovi foni di Nokia mi ha incuriosita perché non avevo mai visto la parola fono in un contesto non linguistico. Non ho però trovato altre occorrenze significative e quindi catalogherei fono come occasionalismo, forse una traduzione maldestra dell’inglese phone o forse il tentativo di dare un nome a un nuovo concetto, un iperonimo di smartphone e di telefono cellulare "tradizionale”.
Per capire se fono potrebbe comunque avere successo come neologismo, si può fare riferimento alle indicazioni che nella localizzazione aiutano a denominare nuovi concetti o funzionalità. Ad esempio, si cerca di privilegiare i meccanismi di formazione di nuove parole che risultano più produttivi nell’ambito in cui si sta operando.
Interviste con terminologi
Trovo molto interessante l’iniziativa di TermCoord, il blog della Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo, di intervistare noti terminologi di diverse lingue. Mi ha fatto piacere poter leggere un’intervista con il terminologo italiano Franco Bertaccini della Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori di Forlì. Apprezzo molto il suo approccio al lavoro terminologico perché è ricco di spunti interessanti e sa comprendere e adeguarsi alle esigenze di gestione della terminologia di aziende ed enti, che non sempre coincidono con le priorità e le metodologie privilegiate invece in altri contesti accademici.
Suggerimento di lettura su uno dei miei argomenti preferiti, la terminologizzazione:
F. Bertaccini, C. Lecci, V. Bono, Processi di terminologizzazione e determinologizzazione nel dominio della diffusione e distribuzione del libro.
Hashtag, parola e simbolo
Word of the Year 2012 negli Stati Uniti
La prestigiosa American Dialect Society ha scelto hashtag come parola dell’anno 2012.
È entrata nel lessico inglese grazie a Twitter, il servizio di microblogging dove il simbolo # (hash) viene aggiunto come tag davanti a parole chiave per facilitare la categorizzazione dei messaggi e le ricerche per argomento, ad esempio #dolomiti.
Una parola, due concetti
Può essere interessante notare che in inglese hashtag identifica due concetti diversi: (1) nell’uso comune e in altri contesti informatici hashtag significa una parola (o una serie di parole senza spazi) marcata con il tag #, mentre (2) nella terminologia ufficiale di Twitter hashtag è il simbolo #, come spiegano il glossario e What Are Hashtags ("#" Symbols)?:
Windows 8: da charm ad accesso
Charm e gestione della terminologia
Una nuova funzionalità dell’interfaccia di Windows 8 è un gruppo di elementi grafici simili a pulsanti che in inglese prendono il nome di charm.
Ne ho parlato un anno fa in “charm” in Windows 8, telefonini e calendari, dove ho espresso alcune perplessità sul termine inglese, ipotizzando che la metafora su cui è basato il neologismo semantico potesse essere fraintesa (charm fa riferimento al significato secondario di “ciondolo di un braccialetto o di un telefonino”, un oggetto che potrebbe ricordare delle icone).
Avevo aggiunto che nella terminologia usata nella localizzazione, allora non ancora disponibile, è preferibile un approccio onomasiologico: si analizza il concetto, il suo contesto di utilizzo della lingua di partenza e gli elementi che lo caratterizzano e lo distinguono dai concetti coordinati e correlati (ad es. cosa differenzia charm da button e da icon). Alla fine di questo processo si propone un termine nella lingua di arrivo, evitando la tentazione di “tradurre” letteralmente la parola della lingua di partenza.
Charm nelle versioni localizzate di Windows 8
Nel frattempo Windows 8 è uscito e per chi si occupa di terminologia è interessante confrontare le soluzioni scelte in alcune lingue europee:
Paradisi fiscali e parole nate per sbaglio
Nel lessico italiano e di altre lingue si trovano non solo falsi amici e pseudoprestiti ma anche parole nate per sbaglio: un esempio in italiano è acne, che deriva dalla trascrizione latina errata della forma greca akmḗ (punta, apice) in un codice medico del VI secolo*.
Anche la locuzione paradiso fiscale sembra nata da un errore, in questo caso di traduzione dell’inglese tax haven, dovuta alla confusione tra haven (“porto sicuro” e quindi “rifugio”) e heaven (paradiso). È quindi una coincidenza insolita che lo stesso “sbaglio” appaia in molte altre lingue europee, non solo neolatine, come mostra la tabella di TermCoord, che oggi ha scelto tax haven come termine della settimana.
Ho anche notato che IATE, il database terminologico dell’Unione europea, pare suggerire che in inglese i termini tax haven e fiscal paradise siano equivalenti. Una ricerca in libri in inglese con Ngram Viewer conferma invece che fiscal paradise è raramente usato:
Carne o pollo?
Matteo, un lettore del blog, mi ha segnalato la pubblicità di un panino McDonald’s, offerto in due varianti: carne o pollo.
Incuriosito dall’insolita distinzione, ha chiesto informazioni alla commessa, che ha risposto che “per gli stranieri il chicken non è meat”. Differenze culturali o lessicali?
Definizioni di meat
I principali dizionari monolingui inglesi mostrano che la parola meat, intesa come alimento costituito da tessuto muscolare animale, non identifica per tutti lo stesso concetto: gli animali “da carne” per alcuni includono [1] pesci, volatili e lumache (ad es. WordNet), per altri [2] mammiferi e volatili (ad es. Macmillan, Oxford), per altri [3] solo mammiferi ma non volatili o pesci (ad es. Collins).
Choosy, come dice il ministro Fornero
In un intervento su giovani e lavoro, il ministro Fornero ha dichiarato che i giovani “non devono essere troppo choosy, come si dice in inglese”. Ci hanno dovuto pensare i media a tradurre choosy in italiano: incontentabile, esigente, difficile, schizzinoso.
La dichiarazione lascia perplessi anche da un punto di vista lessicale, e non solo per l’ennesimo forestierismo superfluo. In inglese choosy appartiene infatti a un registro informale e quindi non mi è chiaro perché il ministro lo abbia preferito agli aggettivi disponibili in italiano. Forse ritiene che si tratti di una parola prestigiosa?
Palloncino e aria fritta terminologica
Un articolo del Corriere, Via l’inglese dagli ospedali: il Palloncino vola meglio dello Stent, fa alcune riflessioni sulla terminologia medica ma purtroppo incorre in varie imprecisioni.
L’autore* auspica una semplificazione del linguaggio clinico e come causa della sua scarsa comprensibilità indica la terminologia di origine greca e latina, le sigle e l’“invasività del vocabolario angloamericano”, implicando quindi che la semplificazione sia solo una questione di nomenclatura. Mi sembra però che in questo modo faccia confusione tra linguaggio, lessico generico (parole o vocaboli) e lessico specializzato (termini medici).
In particolare, sono rimasta molto perplessa dagli esempi scelti per concludere l’articolo:
| […] i vari Booster e Follow-up sostituibili da termini equivalenti del vocabolario italiano (la vaccinazione aggiuntiva e il controllo a distanza). Certo, è anche vero che bypass è ormai intraducibile (ridicola suonerebbe una frase tipo: «Ho fatto una deviazione cardiaca»), ma il vecchio caro «palloncino» risultava al malato molto più familiare del gelido stent, che sarà sicuramente più puntuale ma è senza dubbio più arcigno e meno leggero (da pronunciare e da portare). |
Metafore e terminologia informatica 2
Esistono vari studi sull’argomento metafore nella terminologia informatica. In A corpus-based study of metaphor in information technology, Sattar Izwaini ha individuato una serie di “set semantici” relativi a computer e Internet che possono dare alcuni spunti per il lavoro terminologico nella localizzazione del software. Riporto la classificazione proposta:
| The computer is: |
| ▄ | a living being: | client, conflict, dialogue (conversation between the computer and the user), generation, language, memory, widow/orphan, sleep. awake, freeze, virus, and bug (it can get ill); |
| ▄ | a workshop: | download, equipment, hardware, install, load, template, utility, and tools; |
| ▄ | an office: | attachment, desktop, directory, document, file, folder, mail, trash can, and wastebasket; |
| ▄ | a building/place: | architecture, library, sign in/log in, sign out/log out, platform, port, window, and workstation; |
| ▄ | a soldier: | combat, command, and instructions. |
Apple, Samsung e il brevetto “pinch to zoom”
Ne stanno parlando tutti i media: Samsung dovrà pagare più di un miliardo di dollari ad Apple per aver violato alcuni brevetti dell’azienda americana. Per me la notizia è interessante anche perché evidenzia un problema di gestione della terminologia.
Uno dei brevetti di Apple riguarda infatti una delle funzionalità introdotte alcuni anni fa per i dispositivi multi touch, in inglese pinch to zoom o pinch and zoom. Descrive il movimento che si fa avvicinando o allontanando pollice e indice per ridurre o ingrandire le dimensioni di visualizzazione di un’immagine o di altri oggetti.

Ne avevo già parlato nel 2009 in “pinch” non è solo pizzicare, evidenziando un problema terminologico nella versione italiana dei prodotti Apple che persiste tuttora.







