Post con tag “lavoro terminologico”
Speciale Treccani sulla terminologia
Mi fa molto piacere vedere che il Portale Treccani dedichi alla terminologia uno dei suoi speciali di lingua italiana, A rigor di termini:
| Nell’ambito dei saperi scientifici e tecnici, le parole specifiche per designare cose, fenomeni e processi con la necessaria precisione, univocità e chiarezza, si chiamano termini. La terminologia, dal XX secolo, non è più soltanto, però, un insieme di nomenclature settoriali, ma una disciplina scientifica ricca e stratificata, aperta all’evidenza della funzione sociale del linguaggio come mezzo di comunicazione e volta a un ottimale trasferimento del sapere in una o più lingue, tramite un lavoro di acquisizione, definizione, descrizione e diffusione di concetti appartenenti a conoscenze specialistiche. Quattro esperti offrono un quadro di riflessioni e un panorama di prospettive e problemi: | |
| La terminologia, un ponte fra i saperi | |
| Una sfida per la divulgazione: terminologia e comunicazione scientifica | |
| Inondazione dall’Oltremanica: terminologia e anglicismi | |
| Di cosa parliamo quando parliamo di statistica (ufficiale): terminologia e lingua istituzionale | |
| L’Associazione Italiana per la Terminologia |
Molto interessante terminologia e anglicismi. Sono invece un po’ perplessa perché l’articolo di presentazione sembra destinato soprattutto a chi ha già conoscenze in materia, con parecchie informazioni date per scontate, mentre sarebbero stati utili dei link per saperne di più, ad es. alle voci dell’Enciclopedia o articoli di approfondimento.
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Vedi anche: Terminologia: alcuni riferimenti bibliografici (con link!).
“charm” in Windows 8, telefonini e calendari
Terminologia di Microsoft Windows 8
Partecipando al progetto MTCF si possono votare alcuni esempi di terminologia italiana di Windows 8 oppure suggerire soluzioni alternative. Sono proposti termini associati a nuovi concetti, come speed bump, badge e tile, e altri già discussi anche qui, come pinch e pin.
Charm, un nuovo concetto
Charm è una nuova funzionalità ad alta visibilità descritta come “a button that provides access to key Windows features, including the Start screen, search, sharing, devices, and settings”.
Nell’interfaccia desktop i cinque charm appaiono posizionando il puntatore del mouse nell’angolo inferiore sinistro dello schermo (sostituiscono il menu Start delle versioni precedenti di Windows); nell’interfaccia Metro (ad es. nei tablet) appaiono sul lato destro.
Charm, un nuovo termine
Charm è un esempio di terminologizzazione, un uso nuovo e originale di una parola esistente. Microsoft ha richiesto la registrazione come marchio e, se la ottenesse, immagino che potrebbe decidere di mantenere il termine in inglese anche nelle versioni localizzate.
Charm, un significato (s)conosciuto?
In un contesto di lingua inglese il termine charm funziona perché è breve, eufonico e facilmente riconoscibile. In un contesto internazionale lo trovo invece poco felice.
Mi domando se l’origine della metafora sia chiara per chi non è di madrelingua inglese.
Sono sicuramente noti i significati primari (più frequenti) della parola charm:
Conoscenze enciclopediche
Ho parlato spesso di conoscenze enciclopediche, un concetto che ha ormai qualche anno ma che continuo a trovare utile. Aggiungo un paio di riferimenti che riguardano l’analisi del discorso ma che sono rilevanti anche per la traduzione e il lavoro terminologico.
Interpretazione del testo
Nella lezione L’analisi del discorso, il termine enciclopedia di conoscenze descrive l’insieme di informazioni linguistiche e soprattutto extralinguistiche che il lettore usa nell’interpretazione di un testo per formulare inferenze sul “non-detto”:
| “Il testo è il frutto di un processo di produzione, del quale ospita delle tracce, e va incontro a un processo di interpretazione, per il quale funziona come una risorsa. L’interpretazione richiede una cooperazione attiva del lettore/ascoltatore, che ‘riempie’ i buchi presenti in ogni testo con le proprie inferenze. Il lettore si avvale per questo di una propria enciclopedia di conoscenze, che include i significati delle parole, le loro connotazioni, le caratteristiche di classi di oggetti e di persone, le sequenze attese di eventi in una situazione tipica, certe strutture canoniche del racconto ecc.” |
Traduzione
I problemi di comprensione causati da conoscenze enciclopediche non condivise possono manifestarsi all’interno di una stessa lingua, come accennavo in Quando Eminem è meglio di John Wayne, ma sono ancora più evidenti nella traduzione verso altre lingue.
il cloud e la cloud
Il genere dei forestierismi
In italiano non c’è una regola precisa per stabilire il genere dei prestiti. Le grammatiche indicano che il genere dovrebbe essere determinato dal sostantivo italiano corrispondente (ad es. il biglietto > il ticket, la parola > la password) ma in realtà prevale il maschile, a meno che il riferimento a un sostantivo italiano femminile non sia palese.
Cloud
Fatte queste premesse, mi piacerebbe chiedere a chi non ha già familiarità con i concetti legati al cloud computing che genere assegnerebbe a cloud in italiano: maschile o femminile? Ci pensavo guardando una pubblicità che imperversa in questi giorni:
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Nello slogan “La Nuvola Italiana di Telecom Italia. L’unico cloud con la rete dentro” l’associazione tra nuvola e cloud è esplicita ma il prestito è di genere maschile.
Immagino che la scelta di Telecom Italia non sia stata scontata ma, come è prassi in questi casi, abbia richiesto un’analisi terminologica con la valutazione di vari fattori.
Usare sempre il flussometro!
Senza contesto o conoscenze tecniche specifiche, quanti di noi saprebbero “tradurre” correttamente in italiano standard l’istruzione USARE SEMPRE IL FLUSSOMETRO?
Io interpreterei flussometro come “apparecchio per la misurazione del flusso di un liquido” ma farei un errore: quello che mi viene chiesto, molto più banalmente, è di tirare lo sciacquone dopo aver usufruito del bagno.
È un cartello che ho visto ieri nel bagno di un traghetto MOBY, posizionato sopra al water. Mi ha lasciata perplessa per la terminologia insolita, perlomeno prima di scoprire che in ambiti tecnici specifici si chiamano flussometri dei particolari tipi di rubinetti temporizzati per WC (esempio qui).
Alta velocità Trenitalia: vietato parlare di guasti!
In Italia la terminologia fa raramente notizia e quando succede le connotazioni sono spesso negative, come nel caso di una sanzione inflitta da Trenitalia a una propria dipendente per non avere usato la terminologia corretta .
Ne parla La capotreno punita per aver detto «guasto»:
| La motivazione è scritta in una lettera del 31 maggio firmata dal responsabile della Divisione Frecciargento: l’aver comunicato la presenza di «un guasto deviatoio quando il manuale degli annunci (Mab) per i treni Av non prevede il termine "guasto" e ha utilizzato il termine tecnico "deviatoio" probabilmente sconosciuto ai viaggiatori. Avrebbe dovuto dire invece per "un controllo tecnico sulla linea"». |
A quanto pare esistono tre manuali che regolamentano le comunicazioni ai passeggeri:
1) annunci nelle stazioni, 2) annunci a bordo dei treni ad Alta velocità, 3) annunci a bordo di tutti gli altri treni. La terminologia usata può variare a seconda delle circostanze e si possono notare alcune differenze tra il lessico generico dell’italiano standard e quello specifico degli annunci di Trenitalia:
| lessico generico | annunci stazione | annunci altri treni | annunci Av |
| guasto | guasto | guasto | controllo tecnico |
| ostacolo | ostacolo in linea | ostacolo in linea | ingombro |
| incendio | intervento dei vigili del fuoco | intervento dei vigili del fuoco | intervento dei vigili del fuoco |
Secessione della Lombardia o meronimia fallace?
Forse al Corriere della Sera conoscono qualche manovra di Bossi & Co di cui siamo ancora all’oscuro? A leggere una notizia sui ticket sanitari si direbbe infatti che sia imminente la secessione della Lombardia dal resto del paese:
[grazie a Luca per il link]
Facezie a parte, questa imprecisione mi dà uno spunto terminologico per ricordare cosa si intende per relazioni partitive (“x è parte di y”) in un sistema concettuale con relazioni di tipo gerarchico. I concetti Lombardia e Italia sono infatti legati da una relazione parte-tutto, anche detta meronimia:
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| ▄ | Italia rappresenta il concetto sovraordinato che indica il tutto (l’olonimo) |
| ▄ | Lombardia rappresenta un concetto subordinato che indica una parte (il meronimo) |
| ▄ | Lombardia, Liguria, Piemonte ecc. rappresentano concetti coordinati (co-iponimi) che hanno lo stesso sovraordinato e condividono il criterio di suddivisione all’interno del sistema concettuale |
Nell’articolo citato ovviamente il tutto (Italia) non equivale alla somma di alcune parti (le altre regioni ad esclusione della Lombardia).
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Vedi anche: border / boundary / edge / perimeter network per un esempio di relazioni generiche (“x è un tipo di y”).
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…e circoli e cerchi (con piccola polemica)
Ieri dicevo che Cerchie, il nome italiano del servizio Circles di Google+, mi sembra una scelta terminologica efficace. Torno sull’argomento perché so che è un punto di vista che non molti condividono.
Le informazioni ufficiali in italiano sul progetto Google+ sono uscite in contemporanea a quelle in inglese, eppure c’è chi ha iniziato e continua a riferirsi alla funzionalità Cerchie usando l’inglese o chiamandola invece Circoli o Cerchi.
Sono un po’ perplessa ma non stupita perché spesso succede che alcuni dei cosiddetti early adopter e influencer descrivano un nuovo servizio o prodotto software riferendosi alla versione inglese, senza verificare la terminologia già disponibile nella propria lingua (non in questo caso, ma a volte lo fa addirittura chi si occupa della comunicazione del prodotto!).
Immagino possa essere successo anche per Circoli e Cerchi, traduzioni letterali e molto generiche che non hanno i vantaggi di Cerchie ma che probabilmente “suonano meglio” a chi è meno abituato a ragionare sulla lingua e sulla terminologia.
Cerchie di Google+
Due settimane fa è stato annunciato il progetto Google+ e, come prevedibile quando si tratta di social network, ne hanno parlato in molti, ad esempio qui.
Uno dei servizi di Google+ consente di creare gruppi di persone all’interno della propria rete di contatti e di definire cosa condividere con ciascun gruppo. In inglese questa funzionalità si chiama Circles e nella versione italiana Cerchie.
Apprezzo la scelta terminologica italiana perché trovo che cerchia descriva il concetto con molta più precisione di circle in inglese. Dal Dizionario di italiano Zingarelli:

Cerchia mi piace anche perché è un esempio abbastanza inconsueto di doppione: in questo caso è l’inglese ad avere un’unica parola, circle, mentre in italiano ce ne sono tre, circolo, cerchio e cerchia, a ciascuna delle quali sono associati significati simili ma ben differenziati.

Un altro vantaggio di cerchia è che, pur trattandosi di una parola comune e facilmente riconoscibile, è insolita in un contesto Web, quindi consente di identificare un servizio specifico in modo univoco.
È una scelta terminologica efficace eppure c’è chi si riferisce a questa funzionalità chiamandola in un altro modo. Sarà l’argomento del prossimo post.
Doppioni: doublets & doublettes!
A proposito di parole inglesi che finiscono in -ette, ce n’è una che suona molto graziosa ma che invece può rappresentare una grossa complicazione per i terminologi: è doublette, il termine che descrive i famigerati doppioni nei database terminologici (due o più schede diverse per lo stesso concetto).
Del significato di doppione / doublette in terminologia e dei problemi che comporta nel lavoro terminologico ha discusso recentemente Barbara Karsch in Doublettes—such a pretty term, yet such a bad concept, Why doublettes are bad e Avoiding doublettes […].
In linguistica, invece, il termine doppione (sinonimo: allotropo) descrive parole di una lingua che hanno la stessa etimologia ma sfumature stilistiche oppure significati diversi (ad esempio, malinconia e melanconia, vizio e vezzo).

In inglese il doppione linguistico si chiama doublet. Tipici esempi sono proprio le parole double, doublet e doublette che risalgono tutte al latino duplus ma sono entrate nella lingua per vie diverse e in tempi diversi (double dal francese antico nel XIII secolo, doublet dal francese antico ma nel secolo successivo e doublette molto più recentemente, ancora dal francese ma passando attraverso il tedesco).
Grazie alla sua storia, l’inglese è una lingua particolarmente ricca di doppioni / doublet, una complicazione nel lavoro terminologico quando l’inglese è la lingua di partenza e una o più lingue di arrivo condividono origini etimologiche dell’inglese ma hanno minore variabilità. Può succedere infatti che due doppioni inglesi vengano usati per differenziare concetti diversi in un ambito specifico, ad es. status e state o person e persona, e che la lingua di arrivo preveda realizzazioni lessicali simili (stessa etimologia) ma disponga di un’unica parola (ad es. stato e persona in italiano), costringendo a soluzioni alternative non sempre pienamente soddisfacenti.
Aggiornamento: un esempio di allotropia in italiano (circolo, cerchio, cerchia) che non ha corrispondenza in inglese in Cerchie di Google+.
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Scopo dei glossari… e nocciolo degli affari
Quando si crea una raccolta terminologica, prima ancora di decidere la struttura dei dati è essenziale definirne scopo e destinatario, anche se si tratta di un glossario di poche decine di voci. Può sembrare ovvio, eppure ignorare queste indicazioni di base è spesso causa di raccolte non accurate e/o che non incontrano le aspettative dell’utente.
Ci pensavo dando un’occhiata a un sito italiano che si prefigge di contrastare l’uso smodato dei prestiti dall’inglese. Viene proposto un glossario il cui scopo è dare un “aiuto per vincere la pigrizia e riscoprire il vecchio amore per la nostra lingua” con “esempi delle parole inglesi più utilizzate e l’alternativa prevista invece dall’italiano”.
Ci si aspetterebbe un elenco di prestiti di lusso e corrispettivi sinonimi italiani intercambiabili, come weekend
fine settimana, e che i prestiti di necessità (o forestierismi insostituibili) ne siano esclusi. Non è così, anzi, è difficile identificare i criteri di compilazione del glossario, anche se si riconoscono problemi abbastanza tipici.
Seminario TermITes & CATs
Il 20 giugno ho partecipato al seminario TermITes and CATs organizzato dalla Terminology Coordination Unit del Parlamento europeo in Lussemburgo, una giornata che ho trovato estremamente interessante, non solo per i contenuti ma anche per il formato: presentazioni al mattino e workshop al pomeriggio.
Andreas Eisele (Commissione europea) e Alexandros Poulis (Parlamento europeo) hanno illustrato le soluzioni di traduzione automatica che i loro team stanno sviluppando e hanno descritto l’integrazione con gli strumenti di traduzione assistita e altre applicazioni delle tecnologie di traduzione automatica.
Jap van der Meer (TAUS) con What could we do if we had 100 billion translated words at our disposal? ha fatto una panoramica stimolante di possibili tendenze, cambiamenti e innovazioni nella traduzione e nella gestione dei dati linguistici per i prossimi cinque anni.
La mia presentazione, Multilingual terminology management – a brief overview and best practices, si inseriva nel tema della giornata evidenziando l’aspetto “umano”, essenziale per produrre dati di qualità che possano poi essere utilizzati in modo ottimale negli strumenti di automazione presenti e futuri: una gestione della terminologia efficace aiuta a produrre traduzioni più accurate, quindi a disporre di memorie di traduzione più coerenti e precise che a loro volta, usate per il training dei sistemi di traduzione automatica, possono contribuire a migliorarne l’output.
Nel mio intervento ho introdotto i benefici e alcuni principi teorici della gestione della terminologia di tipo onomasiologico, sottolineando i vantaggi dei sistemi concettuali ma anche i punti deboli. Ho quindi sintetizzato alcuni aspetti del lavoro terminologico, soffermandomi su alcuni problemi ed errori tipici con possibili suggerimenti per prevenirli, infine ho segnalato le indicazioni dello standard ISO 23185 per la valutazione delle risorse terminologiche.
Un caloroso GRAZIE al team TermCoord per l’invito, l’organizzazione perfetta e la grande cordialità.
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Terminologia: alcuni riferimenti bibliografici
Parlando di terminologia in un contesto generico di solito si intende questo significato:
| 1 | Il lessico specifico di un settore specializzato (un insieme di termini) |
Ho accennato più volte agli ulteriori significati usati in ambiti linguistici e/o specialistici:
| 2 | Una disciplina teorica |
| 3 | La ricerca, la documentazione e il riutilizzo coerente dei concetti e dei termini ad essi associati (un’attività) |
Per queste due ultime accezioni aggiungo di seguito una bibliografia di base che include alcuni libri, pubblicazioni di enti pubblici e standard ISO di riferimento.
Leggi e dizionari (negli Stati Uniti)
Justices Turning More Frequently to Dictionary, and Not Just for Big Words (New York Times) riferisce che i giudici della corte suprema degli Stati Uniti ricorrono sempre più spesso ai dizionari per determinare il significato di parole controverse in leggi esistenti.
Gli esempi riportati indicano che si tratta anche di lessico generico, ad es. parole estremamente comuni come now, also, any, if. Sembra inoltre che non ci sia alcun accordo su quali siano i dizionari di riferimento e come debbano essere usati ma che i giudici citino i dizionari le cui definizioni meglio si adattano al punto che vogliono provare.
I lessicografi interpellati sono molto perplessi e ricordano che i dizionari possono avere finalità diverse ma sicuramente non si prefiggono di circoscrivere rigorosamente il significato di ogni parola (si limitano a descriverne gli usi).
(continua…)
decifrare, decodificare, decrittare, decriptare…
Torno a citare il forum Scioglilingua per una discussione sul verbo decrittare (a cui aggiungo le varianti decriptare e decrittografare). Vari punti di vista:
| ▄ | tipico esempio di sudditanza nei confronti dell’inglese (qui) |
| ▄ | accettabile perché non deriva dall’inglese ma dal greco (qui e qui) |
| ▄ | forzatura, pseudo-neologismo: meglio usare decodificare (qui) |
| ▄ | brutta parola, né utile né necessaria: ci sono già decifrare e decodificare (qui) |
È interessante perché consente di evidenziare la differenza tra lessico generico (parole) e lessico specializzato (termini).
Etimologia a parte, il verbo decrittare è arrivato in italiano dall’inglese decrypt. Nel lessico generico inglese, documentato dai dizionari, decrypt, decode e decypher/decipher sono considerati sinonimi.
Nel lessico specializzato inglese, invece, ciascun termine (e ogni termine correlato) identifica concetti specifici usati in ambiti specifici. Nel Dizionario enciclopedico di informatica, ad esempio, si trovano queste differenze:
| ▄ | encode – trasformare la rappresentazione di informazioni, ad es. convertire un formato grafico in un altro, comprimere dati ecc. Sinonimo: code decode – riconvertire le informazioni codificate nel formato originale, ad es. decomprimere dati precedentemente compressi |
| ▄ | encipher / encrypt – trasformare la rappresentazione di informazioni allo scopo di renderle incomprensibili a eventuali intrusi che intercettassero il messaggio decipher / decrypt – ripristinare nella loro forma originale delle informazioni rese incomprensibili mediante cifratura per evitare che le informazioni vengano carpite nel caso cadano in mano a un intruso |
Nella comunicazione di messaggi c’è chi fa invece queste distinzioni:
| ▄ | encode – trasformare intere parole o frasi in altre parole o frasi |
| ▄ | encipher – trasformare lettere o simboli individualmente |
| ▄ | encrypt – termine sovraordinato che include sia encode che encipher |
Anche in altri ambiti specializzati, decrypt e decipher non sono sinonimi:
| ▄ | decrypt fa riferimento a dati che sono stati deliberatamente trasformati perché risultassero incomprensibili (cfr. l’intervento firmato duccio) |
| ▄ | decipher è relativo, ad es., all’analisi di documenti antichi, scritti in una lingua o in un alfabeto sconosciuti, oppure all’analisi del codice genetico contenuto nel DNA, quindi dati che sono intrinsecamente complessi da interpretare ma che non sono stati precedentemente manipolati |
Questi sono solo alcuni esempi, sufficienti però a confermare, ancora una volta, che ogni termine non andrebbe mai considerato singolarmente ma sempre all’interno del sistema concettuale a cui appartiene.
Tornando all’italiano e al forum Scioglilingua, mi sembra eccessivo stigmatizzare una parola solo perché sembra brutta, perché è un calco o perché esistono già parole (apparentemente) simili: come in inglese, in ambiti generici si può ovviamente usare il sinonimo che piace di più, invece in alcuni ambiti specializzati decrittare (e non decodificare o decifrare) sarà l’unico termine possibile per identificare in modo univoco un concetto specifico, differenziandolo da quelli correlati.
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Vedi anche: Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? sulla distinzione, non sempre ovvia, tra significato generico e significato specializzato.
PS Un suggerimento agli studenti che so che leggono il blog: i termini sono “etichette” a volte abbastanza intercambiabili, specialmente in alcuni ambiti come l’informatica; nelle traduzioni specializzate, se non è disponibile la terminologia specifica del progetto ma si usano dizionari o glossari specializzati acquisiti da altre fonti, in certi casi è meglio non fidarsi al 100% dei termini “già pronti” ma è preferibile verificare i concetti per assicurarsi che il sistema concettuale descritto e quello su cui si sta lavorando corrispondano. Esempio: Font, typeface, famiglie e tipi di carattere. …





