Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “Irlanda”

Vantaggi dei refusi…

Grazie a una svista sui manifesti elettorali, in Irlanda si sta parlando molto di una candidata che finora era sconosciuta ai più. Gli errori come nuovo strumento per attirare l’attenzione?

thouands

In ogni caso, divertente la descrizione dell’aspetto della candidata nell’Irish Times, “a fada over her left eye”. È un riferimento all’accento acuto (fada) usato in alcune parole irlandesi.

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Pronuncia di nomi propri stranieri

[2009] A una radio la scomparsa dell’attrice Natasha Richardson è stata annunciata nominando anche il marito “laiam” Neeson. Liam (equivalente irlandese di William) si pronuncia invece più o meno come è scritto, con l’accento sulla i.

La pronuncia del nome di persone straniere note può essere verificata nel sito Come si pronuncia?, ad es. qui la differenza tra Ralph /reɪf/ Fiennes e Ralph /rælf/ Lauren. Facendo la ricerca per cognome si trova Liam Neeson e si può anche fare riferimento a un altro nome tipicamente irlandese, Liam Gallagher, qui.

GalwayL’ortografia di molti nomi propri irlandesi, come Aoife, Niamh, Sadhbh, Siobhán, Caoimhín, Tadhg, rende la pronuncia difficile da indovinare*, ad es. l’attrice Saoirse Ronan è /ˈsɜrʃə/. In Baby Names of Ireland si può ascoltare pronuncia e storia dei nomi più diffusi dalla voce di Frank McCourt. Gli italiani rimangono spesso perplessi da Gráinne e Seamus, che suonano un po’ come “grogna” e “scemus”…

* Nome e pronuncia: Aoife /ˈiːfə/, Niamh /ˈniːv/ (o /ˈniːəv/), Sadhbh /saɪv/, Siobhán /ʃɪˈvɔːn/, Caoimhín /kiːˈviːn/ e Tadhg /taɪɡ/, con qualche variazione dovuta a pronunce locali. Aggiungo che in Vantaggi dei refusi… c’è la pronuncia di taoiseach e tánaiste (capo e vicecapo del governo irlandese).


Aggiornamento gennaio 2016  È scomparso David Bowie e molti media italiani lo hanno ricordato chiamandolo “baui”, ma la pronuncia corretta /ˈbəʊi/ si avvicina più a “boui” (si può ascoltare qui, cfr. anche l’eponimo bowie [knife] un tipo di coltello lungo).

pronunce di OWLa confusione nella pronuncia “italiana” (ma anche in quella spagnola) potrebbe derivare dall’associazione con parole graficamente simili, come bowel /ˈbaʊəl/, l’intestino, e bow /baʊ/ (“inchino” e “inchinarsi” ma anche “prua”, altra etimologia). La pronuncia però è diversa per la parola omografa bow (“fiocco”, “arco”, “archetto”….) che invece si dice /bəʊ/ e che ha le stesse vocali di bowl /bəʊl/ (“ciotola”, “terrina”…).

Aggiornamento gennaio 2018 È scomparsa la cantante irlandese Dolores O’Riordan e in Italia molti hanno sbagliato a pronunciare il cognome. La o di Riordan è muta: dettagli in The Cranberries, un brusco risveglio.


Trascrizioni in gran parte da Oxford DIctionaries.

Vedi anche: Guida pratica alla pronuncia dei termini stranieri e i post Parla come mangi 1, 2 e 3 e altri post con tag pronuncia

San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness” ☘

Oggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese. Chissà se anche nel 2009, in piena crisi economica, alla parata di Dublino c’è la solita invasione di americani, molti vistosamente vestiti di verde, come quando abitavo lì.

comics.com/pickleIn alcune parti degli Stati Uniti chi non indossa qualcosa di verde il 17 marzo rischia di prendersi qualche pizzicotto (pinch). Chi vive in Irlanda, invece, può stare tranquillo perché non succede affatto. 

Viene in mente l’aggettivo Oirish, modellato sulla pronuncia irlandese esagerata di Irish, per descrivere quanto è considerato tipicamente irlandese ma in effetti è uno stereotipo. L’aggettivo è spesso associato all’immagine idealizzata dell’Irlanda che hanno gli Irish-American e che negli anni è stata rinforzata da molti film americani (ne parla oggi l’Irish Independent in Heard the one about the drunk, horny leprechaun?). 

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Alcuni riferimenti natalizi inglesi (e irlandesi)

Post pubblicato il 29 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Complici raffreddore e maltempo, mi sto godendo relax totale davanti al caminetto: chiacchiere, libri, innumerevoli tazze di tè e ogni tanto un’occhiata online.

fare clic sull'immagine per ingrandirlaQuesta immagine sul sito Wallace&Gromit mi ha ricordato gli anni passati in Inghilterra e in Irlanda: ci sono vari riferimenti natalizi che noi italiani non condividiamo.

Alle feste aziendali di Natale (i famigerati Christmas party), ma anche ai pranzi natalizi della mensa Microsoft di Dublino, il menu era sempre lo stesso, nell’ordine:

starter, pseudoantipasto di palline di melone bianco;
soup, di solito una crema di funghi o di verdure;
tacchino arrosto con tre veg (in genere patate, carote e Brussels sprout, gli immangiabili, stracotti cavolini di Bruxelles), il tutto annegato nel gravy, la salsa densa marrone scuro che tradizionalmente si prepara con il sugo di cottura della carne, farina e acqua e, in tempi moderni, con granuli o polvere già pronti;
come dolce, Christmas pudding (una torta speziata scura e umidiccia, con alto contenuto di frutta secca e la cui ricetta prevede abbondante uso di suet, il grasso di rognone), o una o più mince pie (tortine di pastafrolla ripiene di frutta secca e candita, pezzetti di mela e suet), di solito serviti con custard, una specie di crema pasticcera calda.

Nell’immagine di Wallace & Gromit in primo piano c’è la gravy boat, il contenitore per servire il gravy. Sale e pepe sono a loro modo altrettanto tipici: quello che fanno molti inglesi e irlandesi a tavola è afferrare la saliera e cospargere ogni pietanza di sale, prima ancora di assaggiarla. Mah.

Il pinguino sta suonando una trombetta “lingua di suocera” (party blower) e i tre personaggi hanno in testa una coroncina di carta velina (party hat / paper crown): sono oggetti che si trovano dentro ai Christmas cracker, delle specie di caramelle di carta che Christmas crackercontengono anche un bigliettino con una o più freddure e una sorpresa (tipo quelle delle uova di Pasqua italiane). Il nome cracker è onomatopeico, infatti per aprirlo si tirano le estremità in modo da far scoppiare una specie di petardo al suo interno: dal rumore prodotto deriva il nome.

L’ambientazione dell’immagine con un Christmas cracker qui sopra, dalla ClipArt di Office e quindi americana, include tacchino, cavolini di Bruxelles e gravy boat: certe tradizioni si ripetono in tutto il mondo anglosassone.

Una nota non natalizia: sullo sfondo dell’immagine di Wallace & Gromit c’è il bollitore elettrico. In Inghilterra e Irlanda se si prende in affitto un appartamento ammobiliato di solito non sono incluse le stoviglie ma il bollitore sì: a quanto pare la kettle fa parte dell’arredamento!

Nell’armadietto invece si intravedono due confezioni: una di tè e l’altra, a giudicare dai colori, potrebbe essere quella, aperta, di un altro tipo di cracker tipicamente inglesi, i Jacob’s Cream Crackers, perfetti con il formaggio di cui Wallace va ghiotto.

immagine di Wallace che addobba l’albero di Natale

In questa immagine tutti gli oggetti sono familiari ma ce ne sono alcuni che riconducono a parole che si usano quasi esclusivamente a Natale: bauble, che in inglese britannico è la decorazione che si appende all’albero e in particolare qualsiasi pallina, tinsel, la ghirlanda di fili argentati o dorati che ha un’etimologia curiosa perché  attraverso il francese antico estinceler è riconducibile al latino scintilla, e fairy lights, le lucine natalizie.

Nel giornale che legge Gromit si nota Yule, una parola dell’inglese antico che in origine faceva riferimento a una festa pagana e ora viene usata per indicare Natale e feste natalizie. Si pronuncia come you’ll


Aggiornamento dicembre 2010 – Vedi anche Simboli natalizi nordeuropei: il pettirosso e Auguri politicamente corretti.

Halloween 🎃

Post pubblicato il 31 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Lascio ad altri la discussione, molto accesa in questi giorni di fine ottobre, se sia o meno opportuno festeggiare Halloween anche in Italia. Segnalo invece un bell’intervento sugli aspetti linguistici di questa festa in The Virtual Linguist [sito non più disponibile].

zucca di HalloweenL’autrice non si limita a ricordare, come molti già sanno, che il nome Halloween deriva da All-Hallow-Even, o Eve of All Hallows, dove hallow indica “consacrare”, “venerare” e fa riferimento ai santi e eve(n) è la vigilia, ma aggiunge che l’espressione Trick or Treat, “dolcetto o scherzetto”, è da ricondurre al souling, la tradizione dei poveri di andare di casa in casa a chiedere i soul cake, dolci che venivano preparati in questa occasione.

Halloween viene percepita come una festa americana ma in realtà ha origini irlandesi, riconducibili alla festività celtica del Samhain (pronuncia: /ˈsawɪn/ o /saʊn/), la notte che marcava l’inizio dell’inverno e in cui si poteva varcare il confine tra il mondo dei morti e il mondo dei vivi e ora associata al primo novembre.

La tradizione delle zucche intagliate, presente da tempo anche in molte regioni dell’Italia settentrionale, si è invece sviluppata in America, infatti in Irlanda si usavano rape (turnip e in particolare swede, di polpa gialla e di grandi dimensioni, in italiano navone). In entrambi i casi l’ortaggio intagliato e illuminato dall’interno si chiama Jack O’Lantern.

Aggiungo che in Irlanda per Halloween si mangia il barm brack, una specie di pane dolce con dentro uvetta e canditi (no, non ricorda il panettone, perlomeno non a me). Dentro al brack può essere messo un anello: chi lo trova, dice la tradizione, si sposerà entro l’anno. Ho vissuto qualche anno a Dublino e il mio primo mese di ottobre in Irlanda ho scoperto il brack durante una festa aziendale. Avevamo molto preso in giro un collega italiano, all’epoca single, che aveva trovato l’anello. Beh, nel giro di un anno si è proprio sposato, con un’irlandese!!!!


Vedi anche: Dolcetto o scherzetto e La parola ai fantasmi.

Materiale instabile sulle strade irlandesi

Post pubblicato il 27 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia


In questi giorni sono a Dublino per riunioni con colleghi di altre sedi. La zona dove si trova Microsoft è irriconoscibile rispetto a quando lavoravo qui negli anni ’90. È il tipico "una volta qui era tutta campagna", con palazzi modernissimi di parecchi piani, traffico in abbondanza e cantieri ovunque, aperti anche di notte.

cartello loose chippingsUna cosa però non è cambiata: da queste parti prima o poi ci si imbatte nel cartello Loose chippings. Non ho mai capito perché non preferiscano un segnale stradale con un’immagine, come il nostro (a destra). È come se in Italia optassimo per la scritta Materiale instabile sulla strada (denominazione del Codice della strada).

Ieri ho avuto la prova che la comprensibilità del cartello irlandese non è scontata. Passandoci davanti, una collega americana si è domandata cosa volesse dire e mi sono trovata nell’insolita situazione di spiegarglielo io. Ho poi scoperto che si tratta di una delle differenze lessicali che vengono chiarite agli americani in visita in Irlanda.

Così l’ho fotografato: mi sembra un buon esempio di terminologia inglese non "globalizzata".  😉

THEY CERTAINLY HAVE SOME PRETTY QUAINT PLACE NAMES IN THIS PART OF THE WORLD

Neologismi inglesi: smirting

Post pubblicato il 2 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Da ieri anche in Olanda è vietato fumare nei luoghi pubblici. Anche lì, grandi proteste ma poi tutti apprezzeranno ;-).

no smokingLa notizia in questo caso è il potenziale impatto nel consumo di marijuana, ma a me ha fatto venire in mente tutt’altro. In Irlanda, dove il divieto di fumo è stato introdotto nel 2004, ben presto è stato coniato un nuovo termine, smirting, parola macedonia creta dalla contrazione di smoking+flirting. È l’attività preferita di chi si ritrova all’esterno di un locale per fumare e così ha la scusa per tentare approcci con gli altri fumatori.

Un’altra bella invenzione linguistica impossibile da riprodurre in italiano e infatti chi ne parla mantiene il termine inglese…

Uova orientali? Forse no… (Easter egg e sorprese)

Post pubblicato il 30 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Schermata di un articolo visto qualche giorno fa sul Corriere della sera online:

easterN eggs!!!!!

Nel frattempo gli errori più vistosi sono stati corretti, ma il giornalista aveva fatto confusione tra eastern (orientale) e Easter (Pasqua) e sul plurale dei sostantivi stranieri (in italiano rimangono invariati), però mi ha fatto venire in mente i tempi in cui i prodotti Microsoft avevano ancora gli Easter egg, il “contenuto nascosto” di alcuni programmi: quelli di Windows 95 e Windows 98 includevano anche i nomi di alcune persone del team di localizzazione di Windows, allora ancora a Dublino, e faceva piacere vedere comparire sullo schermo il nome di amici e colleghi.

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