Post con tag “Irlanda”
Nomi irlandesi: Donal
Ieri a un notiziario radio ho sentito che il papa ha accettato le dimissioni del vescovo di Limerick, Donal Murray. Il nome è stato pronunciato Donald e così mi è venuta la curiosità di fare una rapida verifica che ha confermato che il nome viene riportato erroneamente come Donald anche da molti quotidiani italiani (esempi qui), mentre le fonti in lingua inglese sono sempre corrette.
Il nome proprio irlandese, abbastanza comune, è infatti Donal, senza la -d finale (se presente, indicherebbe probabile appartenenza alla Church of Ireland, quindi religione protestante e non cattolica, o comunque origine non irlandese).
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Vedi anche: Pronuncia di nomi propri stranieri
Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA
Il New Oxford American Dictionary ha scelto il verbo unfriend come parola dell’anno 2009: in alcuni social network come ad es. Facebook il significato è rimuovere dagli amici.
Altre parole prese in considerazione in campo tecnologico / informatico:
| hashtag | il cancelletto # (in inglese hash ma anche pound sign e number sign), tag che si aggiunge davanti a una parola in Twitter per poter trovare tweet (“post”) sullo stesso argomento … |
| intexticated | descrive lo stato di distrazione al volante per colpa di SMS (to text = mandare SMS), simile alla guida in stato di ebbrezza (intoxicated). Per il dizionario americano Webster New World College Dictionary, la parola inglese scelta per l’anno 2009 è simile, distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral. … |
| netbook | prestito entrato anche in italiano per descrivere un laptop di dimensioni (e prestazioni) ridotte … |
| paywall | meccanismo per bloccare l’accesso a un sito web e consentirlo solo a chi è abbonato a un servizio a pagamento … |
| sexting | l’invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti via cellulare (sex+text) |
A giudicare da distracted driving, intexticated e sexting, sembra proprio che da parte degli americani continui la “scoperta” degli SMS!
Qui i dettagli sulle altre parole dell’anno per il New Oxford American Dictionary in ambito economico (freemium, funemployed, zombie bank), politico o sociale (choice mom, death panel, teabagger) e ambientale (brown state, green state, ecotown). Molto efficaci deleb, una persona famosa (celeb) deceduta, e tramp stamp, un tatuaggio subito sopra al fondoschiena, specialmente di una donna.
[15/12/2009: ne parla anche la Repubblica in La parola dell'anno? "Unfriend". Vince il lessico da social network]
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Aggiornamento 19/11/09 – Il Corriere della Sera propone ai lettori di scegliere la parola dell’anno 2009 votandola tra digitale terrestre, escort, Kindle, pandemia, papi, papello, ripresa, terremoto, Twitter e zero tituli: tre su dieci quelle “tecnologiche” che però al momento non sembrano essere molto votate.
Aggiornamento 20/11/09 – il dizionario americano Merriam-Webster anziché neologismi vari indica invece admonish come parola dell’anno 2009. È la parola più consultata nella versione online del dizionario, scelta perché riflette l’attualità (nel caso specifico l’ammonimento ufficiale a un deputato che aveva dato del bugiardo al presidente Obama). Ne parla Merriam-Webster’s Word of the Year: “Admonish”, con note sui fatti di cronaca a cui si riferiscono le dieci parole più cercate.
Aggiornamento 15/12/09 – Noughtyisms: the best words of the decade ha una selezione davvero gustosa di neologismi inglesi dell’ultimo decennio, tra cui witches’ knickers, che in Irlanda descrive i sacchetti di plastica impigliati negli alberi, helicopter mom, che negli USA denota le mamme incombenti che controllano un po’ troppo attentamente tutte le attività dei figli, e menoporsche, che nel Regno Unito prende in giro gli uomini prossimi all’andropausa che tentanto di riacquistare una parvenza di giovinezza dotandosi di costose auto sportive…
Aggiornamento 28/12/09 – Per i lettori di la Repubblica la parola dell’anno 2009 è crisi.
Aggiornamento 31/12/09 – Il sondaggio del Corriere della Sera per scegliere la parola che meglio caratterizza il 2009 vede in testa papello, subito seguito da escort, mentre la parola del “proprio anno” più segnalata dai lettori è amore.
Aggiornamento 11/01/10 – La prestigiosa American Dialect Society ha scelto la parola dell’anno (WOTY – Word Of The Year) per il 2009: è tweet. Tutti i dettagli qui e in Visual Thesaurus. Vincitrice nella categoria parole più creative è Dracula sneeze, ovvero starnutire nell’incavo del gomito come Dracula che si copre la parte inferiore della faccia con il mantello (pratica suggerita per evitare il diffondersi dell’influenza H1N1); eufemismo dell’anno invece è sea kittens, i micini marini, neologismo coniato da un’associazione animalista per descrivere i pesci.
La parola del decennio è invece il verbo google. Altri candidati: 9/11, blog, green (nel senso ecologista), il verbo text, la famigerata espressione war on terror, e infine Wi-Fi.
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Vedi anche: Cinepanettoni e parole dell’anno 2008 e Ancora sulle parole dell’anno 2008 (parole in evidenza l’anno scorso in inglese e italiano; interessante notare come alcuni neologismi siano già praticamente scomparsi dall’uso comune in così breve tempo, probabile destino anche di molte parole del 2009) e Flessibilità dell’inglese: un- (neologismi inglesi come il verbo unfriend, formati con il prefisso un-).
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XOXO: baci e abbracci
No, non sto pensando al microformato eXtensible Open XHTML Outlines ma all’abbreviazione per hugs and kisses che viene in mente leggendo un articolo del Corriere della Sera, L’uomo «metrotextual»? Manda baci via sms (anche ai maschi)* (originale qui).
Mah, che sia davvero il caso di scomodare gli psicologi per capire perché ora molti uomini inglesi concludono SMS e altri messaggi con uno o più baci, le X, anche quando scrivono ad altri uomini? Forse le X, una volta usate solo dalle ragazze nelle lettere, hanno semplicemente perso parte del significato originale per diventare saluti più neutri, privilegiati perché brevissimi? Mi pare sia un po’ quello che sta succedendo in italiano con baci e bacio alla fine di telefonate e messaggi, sempre più diffusi e sempre meno riconducibili al loro significato letterale.
Lo slittamento di significato è abbastanza comune con i saluti, basti pensare a ciao che nei secoli ha perso qualsiasi riferimento a schiavo o a How are you? che in Irlanda di solito non è una domanda ma un saluto, infatti si tende a rispondere ripetendo How are you?
* L’articolo italiano non chiarisce che in inglese metrotextual è un gioco di parole con metrosexual, un uomo molto preoccupato della propria immagine, etero ma con atteggiamenti di solito associati ai gay (tipo David Beckham), e con text, l’SMS.
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Aggiornamento 9/11/09 – Un paio di commenti divertenti su metrotextual in Schott’s Vocab.
Aggiornamento 19/11/09 – David Crystal riporta che in GB anche il significato del saluto see you later è cambiato, perlomeno tra i più giovani, diventando più generico e non implicando più un incontro nella stessa giornata.
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Vantaggi degli errori di battitura…
Grazie a una svista sui manifesti elettorali, in Irlanda si sta parlando molto di una candidata che finora era sconosciuta ai più. Gli errori come nuovo strumento per attirare l’attenzione?
In ogni caso, divertente la descrizione dell’aspetto della candidata nell’Irish Times, “a fada over her left eye”. È un riferimento all’accento acuto (fada) usato in alcune parole irlandesi.
Sempre in Irlanda, la Garda Síochána si sta domandando chi abbia appeso due ritratti poco lusinghieri* del taoiseach Brian Cowen in due musei di Dublino (un emulo di Banksy?). Garda (Síochána) /’gɑ:rdə ‘ʃɪ:xɑ:nə/ e Gardaí /’gɑ:rdi/ sono la polizia e i poliziotti irlandesi mentre l’apparentemente impronunciabile taoiseach /’ti:ʃəx/ è il capo del governo.
* Aggiornamento: il servizio della televisione nazionale irlandese RTÉ, poi “censurato”, qui.
Vedi anche: Pronuncia di nomi propri stranieri
Pronuncia di nomi propri stranieri
A una radio la scomparsa dell’attrice Natasha Richardson è stata annunciata nominando anche il marito “laiam” Neeson. Liam (equivalente irlandese di William) si pronuncia invece più o meno come è scritto, con l’accento sulla i.
La pronuncia del nome di persone straniere note può essere verificata nel sito Come si pronuncia?, ad es. qui la differenza tra Ralph Fiennes e Ralph Lauren. Facendo la ricerca per cognome si trova Liam Neeson e si può anche fare riferimento a un altro nome tipicamente irlandese, Liam Gallagher, qui.
L’ortografia di molti nomi propri irlandesi, come ad es. Siobhán, Áine, Eoghan, Niamh, Saoirse, Tadhg, rende la pronuncia difficile da indovinare. In Baby Names of Ireland si può ascoltare pronuncia e storia dei nomi più diffusi dalla voce di Frank McCourt. Gli italiani rimangono spesso perplessi da Gráinne e Seamus, che suonano un po’ come “grogna” e “scemus”…
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Vedi anche:
- Guida pratica alla pronuncia dei termini stranieri (via Taccuino di traduzione)
- Post Parla come mangi 1, 2 e 3 e altri post con tag pronuncia
San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness”
Oggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese. Chissà se in tempi di crisi economica alla parata di Dublino c’è la solita invasione di americani, molti vistosamente vestiti di verde, come quando abitavo lì.
In alcune parti degli Stati Uniti chi non indossa qualcosa di verde il 17 marzo rischia di prendersi qualche pizzicotto. Chi vive in Irlanda, invece, può stare tranquillo.
Viene in mente l’aggettivo Oirish, modellato sulla pronuncia irlandese esagerata di Irish, per descrivere quanto è considerato tipicamente irlandese ma in effetti è uno stereotipo. L’aggettivo è spesso associato all’immagine idealizzata dell’Irlanda che hanno gli Irish-American e che negli anni è stata rinforzata da molti film americani (ne parla oggi l’Irish Independent in Heard the one about the drunk, horny leprechaun?). 
Oirish è forse un po’ l’equivalente irlandese del nostro “pizza e mandolino”. Qualche esempio con la ricerca irlandese nella ClipArt di Office: shamrock, capelli rossi (più tipici quelli neri), birra verde (bevuta solo da americani!), pentole d’oro con arcobaleno e leprechaun…
Alcuni termini natalizi inglesi
Post pubblicato il 29 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Complice raffreddore e maltempo (perlomeno in Romagna, decisamente non solatia in questi giorni), mi sto godendo relax totale davanti al caminetto: chiacchiere, libri, innumerevoli tazze di tè e ogni tanto un’occhiata online.
Questa immagine sul sito Wallace&Gromit mi ha ricordato gli anni passati in Inghilterra e in Irlanda: ci sono vari riferimenti natalizi che noi italiani non condividiamo.
Alle feste aziendali di Natale (i famigerati Christmas party), ma anche ai pranzi natalizi della mensa Microsoft di Dublino, il menu era sempre lo stesso, nell’ordine:
| ▄ | starter, pseudoantipasto di palline di melone bianco; |
| ▄ | soup, di solito una crema di funghi o di verdure; |
| ▄ | tacchino arrosto con tre vegs (in genere patate, carote e Brussels sprout, gli immangiabili, stracotti cavolini di Bruxelles), il tutto annegato nel gravy, la salsa densa marrone scuro che tradizionalmente si prepara con il sugo di cottura della carne, farina e acqua e, in tempi moderni, con granuli o polvere già pronti; |
| ▄ | come dolce, Christmas pudding (una torta speziata scura e umidiccia, con alto contenuto di frutta secca e la cui ricetta prevede abbondante uso di suet, il grasso di rognone), o una o più mince pie (tortine di pastafrolla ripiene di frutta secca e candita, pezzetti di mela e suet), di solito serviti con custard, una specie di crema pasticcera calda. |
Nell’immagine di Wallace & Gromit in primo piano c’è la gravy boat, il contenitore per servire il gravy. Sale e pepe sono a loro modo altrettanto tipici: quello che fanno molti inglesi e irlandesi a tavola è afferrare la saliera e cospargere ogni pietanza di sale, prima ancora di assaggiarla. Mah.
Il pinguino sta suonando una trombetta “lingua di suocera” (party blower) e i tre personaggi hanno in testa una coroncina di carta velina (party hat / paper crown): sono oggetti che si trovano dentro ai Christmas cracker, delle specie di caramelle di carta che
contengono anche un bigliettino con una o più freddure e una sorpresa (tipo quelle delle uova di Pasqua italiane). Il nome cracker è onomatopeico, infatti per aprirlo si tirano le estremità in modo da far scoppiare una specie di petardo al suo interno: dal rumore prodotto deriva il nome.
L’ambientazione dell’immagine con un Christmas cracker qui sopra, dalla ClipArt di Office e quindi americana, include tacchino, cavolini di Bruxelles e gravy boat: certe tradizioni si ripetono in tutto il mondo anglosassone.
I Christmas cracker sono diventati una tradizione nella mia italianissima famiglia, quest’anno però mi sono dimenticata di procurarli in tempo e purtroppo a Milano erano introvabili, anche se è stato divertente spiegare al telefono cosa cercavo. Invece non ho sentito la mancanza di nessun altro prodotto natalizio inglese. ![]()
Avevo poi aggiunto un’altra nota:
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Commento di Mara:
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Avevo risposto:
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Halloween
Post pubblicato il 31 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Lascio ad altri la discussione se sia o meno opportuno festeggiare Halloween in Italia, segnalo invece un bell’intervento sugli aspetti linguistici di questa festa in The Virtual Linguist.
L’autrice non si limita a chiarire, come molti già sanno, che il termine Halloween deriva da All-Hallow-Even, o Eve of All Hallows, dove hallow indica "consacrare" e fa riferimento ai santi,
ma spiega anche che l’espressione Trick or Treat ("dolcetto o scherzetto") è da ricondurre al souling, la tradizione dei poveri di andare di casa in casa a chiedere i soul cake che venivano preparati in questa occasione.
Halloween viene percepita come una festa americana ma in realtà ha origini irlandesi; le zucche intagliate invece sono proprio americane, infatti in Irlanda si usavano rape.
Aggiungo che in Irlanda per Halloween si mangia il barm brack, una specie di pane dolce con dentro uvetta e canditi (no, non ricorda il panettone, perlomeno non a me). Dentro al brack può essere messo un anello: chi lo trova, dice la tradizione, si sposerà entro l’anno. Ho vissuto qualche anno a Dublino e il mio primo ottobre lì ho scoperto il brack durante una festa organizzata da Microsoft. Avevamo parecchio preso in giro un collega italiano, all’epoca single, che aveva trovato l’anello. Beh, nel giro di un anno si è proprio sposato!!!!
Materiale instabile sulle strade irlandesi
Post pubblicato il 27 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia
In questi giorni sono a Dublino per riunioni con colleghi di altre sedi. La zona dove si trova Microsoft è irriconoscibile rispetto a quando lavoravo qui negli anni ‘90. È il tipico "una volta qui era tutta campagna", con palazzi modernissimi di parecchi piani, traffico in abbondanza e cantieri ovunque, aperti anche di notte.
Una cosa però non è cambiata: da queste parti prima o poi ci si imbatte nel cartello Loose chippings. Non ho mai capito perché non preferiscano un segnale stradale con un’immagine, come il nostro (a destra). È come se in Italia optassimo per la scritta Materiale instabile sulla strada (denominazione del Codice della strada).
Ieri ho avuto la prova che la comprensibilità del cartello irlandese non è scontata. Passandoci davanti, una collega americana si è domandata cosa volesse dire e mi sono trovata nell’insolita situazione di spiegarglielo io. Ho poi scoperto che si tratta di una delle differenze terminologiche che vengono chiarite agli americani in visita in Irlanda, ad es. qui.
Così l’ho fotografato per parlarne: mi sembra un buon esempio di terminologia inglese non "globalizzata".
E poi sono sicura che a mia mamma farà piacere rivederlo
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Neologismi inglesi: smirting
Post pubblicato il 2 luglio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Da ieri anche in Olanda è vietato fumare nei luoghi pubblici. Anche lì, grandi proteste ma poi tutti apprezzeranno
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La notizia in questo caso è il potenziale impatto nel consumo di marijuana, ma a me ha fatto venire in mente tutt’altro. In Irlanda, dove il divieto di fumo è stato introdotto nel 2004, ben presto è stato coniato un nuovo termine, smirting, parola macedonia creta dalla contrazione di smoking+flirting. È l’attività preferita di chi si ritrova all’esterno di un locale per fumare e così ha la scusa per tentare approcci con gli altri fumatori.
Un’altra bella invenzione linguistica impossibile da riprodurre in italiano e infatti chi ne parla mantiene il termine inglese…
Uova orientali? Forse no… (Easter egg e sorprese)
Post pubblicato il 30 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Visto sabato sul Corriere della sera online:
Nel frattempo gli errori più vistosi sono stati corretti, ma il giornalista aveva fatto confusione (viluppo?!) tra eastern (orientale) e Easter (Pasqua) e sul plurale dei sostantivi stranieri (in italiano rimangono invariati), però mi ha fatto venire in mente i tempi in cui i prodotti Microsoft avevano ancora gli Easter egg: quelli di Windows 95 e Windows 98 includevano anche i nomi di alcune persone del team di localizzazione di Windows, allora ancora a Dublino, e faceva piacere vedere comparire sullo schermo il nome di amici e colleghi. ![]()
Tornando all’articolo, da un punto di vista linguistico ho trovato curioso che il giornalista abbia scelto il genere femminile per Easter(n) egg. Di solito, come dicevo in un altro post, per i prestiti entrati in italiano si tende a privilegiare il maschile ma si opta per il femminile se il termine inglese richiama un sostantivo italiano femminile. Il giornalista probabilmente ha pensato a eggs (plurale) e quindi a uova e ha applicato la regola, forse senza pensare che al singolare uovo è maschile: una ricerca in rete conferma che nella maggioranza dei casi in italiano Easter egg viene considerato un sostantivo maschile.
L’altro spunto interessante, perlomeno per me, è vedere come la propria cultura di appartenenza (intesa come un sistema condiviso di conoscenze con cui interpretare la realtà) possa influenzare il significato che si attribuisce a termini stranieri che, apparentemente, sono del tutto trasparenti.
Non ho mai avuto tra le mani uova di Pasqua americane ma suppongo che non abbiano la sorpresa. L’usanza italiana non è la norma: ad es. in Gran Bretagna e Irlanda ma anche in Finlandia e in Germania, perlomeno fino a qualche tempo fa, le uova di Pasqua erano vuote oppure all’interno si potevano trovare caramelle o cioccolatini, ma non giochini o paccottiglia varia come da noi. Non a caso gli ovetti Kinder, idea italiana, hanno avuto un gran successo all’estero.
Le spiegazioni in inglese per Easter egg confermano che l’analogia usata nel mondo informatico non fa riferimento al contenuto delle uova di Pasqua ma alla Easter egg hunt, una specie di caccia al tesoro in cui si va alla ricerca di uova (più di una) che sono state nascoste: anche trovare gli Easter egg nel software richiede tempo e un certo sforzo.
Ecco così che definire gli Easter egg come "sorprese", pensando al contenuto delle uova di Pasqua, è una spiegazione influenzata dalla cultura italiana. Se vogliamo proprio cercare il pelo nell’uovo
non è un’interpretazione del tutto corretta ma in questo caso è comunque efficace.

