Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “Irlanda”

Gravy e cortesia

Le incomprensioni culturali possono essere dovute anche all’intonazione di una singola parola. Ne parla Language Log con un aneddoto sul sociolinguista John J. Gumperz.

Gli addetti ai bagagli inglesi che frequentavano una mensa di Heathrow negli anni ‘70 si erano lamentati della maleducazione delle donne indiane e pakistane che distribuivano i pasti, mentre queste li accusavano di un atteggiamento discriminatorio.

Gumperz aveva appurato che era un problema di comunicazione imputabile alla parola gravy, la salsa marrone che nel Regno Unito viene aggiunta su qualsiasi pietanza. gravyQuando pronunciavano la formuletta di rito, “Gravy?”, le addette erano influenzate dalla loro cultura di origine e dicevano la parola con intonazione discendente, anziché ascendente come ci si aspetterebbe in inglese britannico, e quindi la loro non veniva percepita come una domanda ma come un’affermazione perentoria e scortese: Gravy, prendere o lasciare.

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LRC Summer School

Un suggerimento per studenti, neolaureati e chiunque sia interessato a localizzazione e internazionalizzazione: la 11th Annual Localisation Research Centre (LRC) Summer School all’università di Limerick dal 20 al 24 maggio 2013.

Il LRC da quasi 20 anni opera in collaborazione con i maggiori produttori di software e i migliori esperi del settore, il programma pare molto interessante e il costo è contenuto: potrebbe essere l’idea per una vacanza alternativa in Irlanda (Limerick è orribile ma il campus universitario è in un bel posto e soprattutto nei dintorni ci sono parecchie cose da vedere).

San Patrizio

shamrockOggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese.

In San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness” ho evidenziato alcuni stereotipi legati all’Irlanda e in 17 marzo – San Patrizio ho aggiunto altri riferimenti, tra cui Kissing the Blarney stone e the luck of the Irish. Nei commenti a What’s the craic? ci sono un paio di vignette su San Patrizio che, secondo la leggenda, ha cacciato i serpenti dall’Irlanda.

Concludo con due risorse, entrambe in italiano, per appassionati d’Irlanda e della sua letteratura: Italish Magazine e Irish literature and other literaria.

Team GB

logo Team GBChi segue i media britannici in questo periodo di olimpiadi avrà notato che la squadra nazionale del paese ospite, the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland, si chiama Team GB e non Team UK.

Pare che anche tra gli abitanti del Regno Unito non sia chiaro perché l’Irlanda del Nord sia esclusa dal nome. La BBC spiega che la denominazione completa della squadra è the Great Britain and Northern Ireland Olympic team e l’abbreviazione ha ragioni storiche.

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(Irish) cheap flights

Probabilmente avrete già visto il trio inglese Fascinating Aïda che ironizza sul prezzo effettivo dei biglietti delle compagnie aeree low cost:

Il brano è cantato con un marcato accento irlandese e si possono sentire alcune parole di Hiberno-English (la varietà di inglese parlata in Irlanda, dove ho vissuto anni fa): sia bedad che begorra sono eufemismi per by God (ma begorra è usato solo nelle rappresentazioni stereotipate degli irlandesi, ad es. nei film americani), the jacks è il gabinetto, gobshite è un idiota o un incompetente (da gob, bocca, e shite, variante di shit) e eejit è la convenzione per scrivere idiot con la pronuncia irlandese.

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Guarda la lucertolina!

lucertolina

Insolita presenza nel bagno di una casa in campagna: dallo scarico del lavandino faceva capolino una lucertola.

Prima di portarla all’aperto l’abbiamo osservata da vicino, incuriositi e divertiti. Questa simpatia spontanea per le lucertole mi ha fatto ripensare a un episodio di parecchi anni fa, protagonista un’irlandese per la prima volta in Italia.

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What’s the craic?

Oggi è St. Patrick’s Day, giorno che mi farà sempre pensare agli anni passati in Irlanda.

Una delle prime parole che avevo imparato a Dublino è craic. Si pronuncia /ˈkræk/ (si scrive anche crack) e può avere vari significati; nel più comune indica divertimento in compagnia e con un livello di decibel parecchio alto, ad es. it was good craic può descrivere una serata trascorsa al pub con risate, chiacchiere, musica e varie pinte di birra. La domanda What’s the craic? invece è spesso un saluto, ad es. a un amico che non si vede da un po’.

Altre espressioni tipiche irlandesi in (Irish) cheap flights.


Per ripassare l’accento irlandese, una scena di Father Ted, sitcom molto divertente:

Vedi anche: post con tag Irlanda, ad es. San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness”.

No Effin in Facebook

effinUna notizia di The Irish Times di qualche settimana fa, Facebook says no ‘Effin’ way, riportava che Facebook non accettava il toponimo Effin, nome di una piccola località irlandese, perché ritenuto offensivo.

Effin(g), dal verbo eff off, ha origine come eufemismo per evitare di dire la famigerata parola che inzia per f, ma a quanto pare per Facebook è abbastanza offensivo da essere incluso in un qualche elenco di parole “proibite” come quelli descritti in Parolacce, software e localizzazione.

Posso immaginare che, dopo gli Scherzetti (o scherzacci?) di localizzazione di cui Facebook è stata vittima l’anno scorso, siano stati rafforzati i controlli automatici. Stavolta a farne le spese sono stati gli abitanti del paesino irlandese.

Batteri e bacilli (e cetrioli mutanti)

Mi piace molto la serie Itabolario (Il Post), una selezione dal libro omonimo che racconta la storia dell’Italia unita in 150 parole, una per ogni anno dal 1861 al 2011.

Itabolario_batterioLa voce di oggi è Batterio (1881): etimologia, storia ed evoluzione delle parole batterio e bacillo, entrambe ispirate dalla forma degli organismi osservati a quei tempi: batterio deriva dal greco βακτήριου, “bastoncino”, e bacillo è un diminutivo del latino baculum, “bastone”.

A parlare di batteri in questi giorni ovviamente viene subito in mente E. coli. Scagionati i germogli, quale sarà il prossimo vegetale incriminato? Il colpevole iniziale, il cetriolo, e la possibile mutazione del ceppo “tedesco” di E. coli mi hanno ricordato un episodio che in un inverno degli anni ‘90 aveva creato un certo panico tra gli irlandesi.

mutant cucumberA Dublino, dove vivevo, molte persone erano finite in ospedale in preda a una misteriosa intossicazione. La colpa era stata data ai cetrioli o, più precisamente, a dei mutant cucumbers che, secondo vari esperti, avevano subito un’improvvisa mutazione genetica che li aveva resi tossici. C’era stato subito chi aveva cominciato a sospettare della centrale nucleare di Sellafield, al di là del Mare d’Irlanda (anche se la maggior parte dei cetrioli erano importati dall’Olanda), e solo dopo parecchi giorni si era scoperto che i cetrioli erano innocenti e il problema era dovuto a lattuga irlandese su cui era stato spruzzato un antiparassitario non consentito.

Gli italiani sul posto avevano osservato la cosa con un certo distacco perché a nessuno di noi sarebbe venuto in mente di mangiare cetrioli in pieno inverno (il concetto di “fuori stagione” è sconosciuto in molti paesi del Nord Europa): ci sembrava tanto un anticipo di Silly season che in molte lingue europee, guarda caso, si chiama “stagione dei cetrioli”…

Americani, inglesi e bustine di tè

teacupL’articolo America’s Nitwit Anglophiles nella versione stampata della rivista americana TIME è illustrato con l’immagine di una tazza di porcellana crepata, mozziconi di sigaretta nel piattino e l’etichetta di una bustina di tè con la bandiera del Regno Unito.

Immagino che l’autore dell’illustrazione viva negli Stati Uniti, sicuramente non in Gran Bretagna. Lo indica un dettaglio che evidenzia una differenza culturale.

teabagÈ ormai parecchio tempo che lo noto nei fumetti e nelle vignette americane: se c’è un personaggio che beve tè, si vede l’etichetta della bustina che pende dal bordo della tazza (o del bicchierone di polistirolo).

Penso che nel Regno Unito o in Irlanda difficilmente verrebbe disegnato lo stesso dettaglio perché le bustine filtro più diffuse (perlomeno fino a qualche anno fa) non sono confezionate singolarmente e non hanno il filo con l’etichetta. In ogni caso, prima di bere il tè l’eventuale bustina viene tolta dalla tazza (e spesso il tè viene preparato nella teiera).


Qualche esempio da strisce americane di persone che bevono tè:

teabag1  teabag6  teabag4 


Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi che hanno a che fare con il , con alcuni commenti che notano come il concetto associato alla bevanda non sia esattamente lo stesso in tutte le lingue.

Superstizioni inglesi: “Hello Mr Magpie!”

nidoSu un platano di fronte a casa c’è un nido che dovrebbe essere di gazza (ma per confermare dovrei riuscire a vedere i suoi occupanti, impresa finora fallita).

Da qualche anno le gazze si vedono ovunque, anche in città come Milano, ma non sono sempre state così diffuse. Io le avevo viste per la prima volta in Inghilterra, ormai parecchi anni fa, e da allora le associo agli inglesi per una loro superstizione davvero curiosa. 

Nel Regno Unito, ma anche in Irlanda, vedere una singola gazza (magpie) porta male. Per evitare sventure, bisogna salutarla dicendo “Hello Mr Magpie, how’s your wife?” e sollevando il bordo del cappello, vero o virtuale, in segno di saluto.

MrMagpieChi a suo tempo me l’aveva spiegato mi aveva suggerito di osservare il comportamento delle persone: in effetti, alla vista di una singola gazza, molte si portavano la mano alla fronte, o meglio, appoggiavano l’indice e lo ritraevano, cercando di dissimulare il gesto del saluto con una grattatina o altri movimenti, probabilmente un po’ imbarazzati per la propria superstizione.

Se però le gazze sono più di una, il pericolo è scampato e si avrà un’indicazione sul proprio futuro, da interpretare con questi versi, in base al numero di gazze:

One for sorrow,
Two for joy,
Three for a girl,
Four for a boy,
Five for silver,
Six for gold,
Seven for a secret never to be told.



Vedi anche: Loro sì, nidificano!, sull’infelice traduzione italiana del verbo inglese nest in ambito informatico.

 

temperature in contesto

SardegnaIeri in Gran Bretagna temperature record con picchi di
22 C, previste anche per il fine settimana e definite addirittura Mediterranean temperatures.

Mi sono tornate in mente le descrizioni usate dai meteorologi in Irlanda negli anni ‘90: attorno ai 20 C si parlava di heat wave mentre in inverno, negli sporadici casi in cui il termometro scendeva attorno allo zero, si trattava di Siberian temperatures.

Chissà cosa direbbero se avessero a che fare con il tremendo clima italiano!

17 marzo – San Patrizio

Il 17 marzo è anche San Patrizio, festa nazionale irlandese. Ormai è tradizione che un amico di Dublino, dove ho vissuto alcuni anni, mi mandi il link a un video con alcuni personaggi del Muppet Show che cantano Danny Boy:

The Leprechaun Brothers: the Swedish Chef, Beaker e Animal

Entrambi lo troviamo esilarante, sembra invece che molti americani di origine irlandese lo ritengano offensivo. Danny Boy infatti è una canzone che per gli irlandesi d’America è particolarmente struggente, tanto che viene spesso suonata ai funerali, mentre nella Repubblica d’Irlanda non viene considerata una canzone tradizionale. Il testo è stato scritto da un inglese all’inizio del secolo scorso e, secondo l’interpretazione più comune, è il saluto a un giovane in partenza per una guerra dalla quale si sa che non tornerà più.

Nel video ci sono alcuni riferimenti irlandesi:

Kiss the Blarney stone descrive una leggenda ben conosciuta dai turisti: baciando la Blarney stone, una pietra all’interno di una specie di feritoia in cima al castello di Blarney, vicino Cork, si dovrebbe ottenere il dono dell’eloquenza (the gift of the gab). Per farlo ci si deve sdraiare sulla schiena e piegarsi all’indietro nel vuoto, operazione non sempre facile per i corpulenti turisti americani che affollano il luogo. La parola blarney, chiacchiere continue che possono “intortare”, deriva chiaramente da qui.
Leprechaun è il tipico folletto della mitologia irlandese.
The luck of the Irish è un modo di dire nato in America, in origine soprattutto sarcastico, per indicare una fortuna sfacciata e inaspettata capitata a un irlandese (ed è noto che, storicamente parlando, gli irlandesi non sono certo una popolazione favorita dalla sorte). 
I tre pupazzi indossano una versione semplificata di Aran jumper (in Irlanda anche gansey), il “maglione irlandese” i cui punti e motivi potevano avere significati simbolici.  

Vedi anche: San Patrizio, pizzicotti e "Oirishness".

Simboli natalizi nordeuropei: il pettirosso

Himmeli_mug_Iittala

Qualche giorno fa alla Rinascente mi sono ritrovata a parlare con una ragazza finlandese che mi ha descritto la linea natalizia Himmeli di Iittala, spiegandomi che prende il nome dalle tradizionali decorazioni tridimensionali finlandesi fatte con steli di paglia.

Ho subito notato che su tutti gli oggetti appariva anche un pettirosso e la ragazza mi ha confermato che in Finlandia è un tipico simbolo natalizio, come in Gran Bretagna e Irlanda.

Nollaig2010

Nel frattempo mi è arrivato un biglietto di auguri dall’Irlanda e sul francobollo emesso per Natale (Nollaig) 2010 c’è proprio il pettirosso: è associato al Natale perché in Europa settentrionale è l’unico uccellino che si può vedere in questo periodo dell’anno, anche grazie al suo comportamento abbastanza disinvolto che lo fa avvicinare facilmente all’uomo per cercare il cibo.

In origine anche in inglese il nome comune era red breast ma poi ha preso il sopravvento il soprannome robin (da Robert) perché si riteneva erroneamente che solo il maschio avesse il piumaggio colorato. Al pettirosso sono legate anche molte leggende, superstizioni e poesie. Per saperne di più: The Robin (in Icons, a portrait of England).

Turdus migratorius Infine, un paio di curiosità: negli Stati Uniti il pettirosso non è associato al Natale ma è un simbolo della primavera. L’uccello che gli americani chiamano robin appartiene infatti a un’altra specie, Turdus migratorious, che ha aspetto e comportamento diversi dal pettirosso europeo, Erithacus rubecola. Le uova del pettirosso americano si distinguono inoltre per un colore turchese intenso noto come Robin Egg Blue (#00CCCC).

TANTISSIMI AUGURI DI BUONE FESTE!


Vedi anche:
Alcuni riferimenti natalizi inglesi e Auguri politicamente corretti 
Ambiguità dell’inglese: Round Robin.

Aggiornamento: un altro simbolo natalizio introdotto dagli inglesi è il vischio. Ne riassume la storia Il Post in Cosa c’entra il vischio con il Natale?

Eurofestival e “nul points”

Una notizia che ho letto la settimana scorsa potrebbe aver portato un leggero sgomento tra gli italiani che vivono o hanno vissuto all’estero: Eurofestival, dopo 13 anni torna l’Italia.

L’Eurofestival, in inglese Eurovision Song Contest, è una specie di Festival di Sanremo internazionale, un trionfo del kitsch che in molti paesi europei e del bacino mediterraneo rappresenta l’evento televisivo non sportivo dell’anno. In Italia l’Eurofestival è praticamente sconosciuto (non solo adesso ma anche quando i cantanti italiani partecipavano ancora), invece altrove è impossibile ignorarlo, tanto che la BBC ha addirittura un sito apposito.

Quando vivevo a Dublino, per settimane alla televisione irlandese non si parlava d’altro e i colleghi scandinavi organizzavano gruppi d’ascolto per vedere la trasmissione. Per gli italiani, invece, l’assoluta indifferenza al concorso era motivo di orgoglio e una delle poche argomentazioni per reagire alle innumerevoli canzonature sui programmi trash della televisione italiana (e ovviamente su chi la controlla) a cui è soggetto ogni italiano che vive all’estero. Ora però anche questo debole appiglio potrebbe venire a mancare…

Meglio concentrarsi su aspetti prettamente linguistici. In inglese c’è un’espressione idiomatica che fa specifico riferimento al sistema di votazione dell’Eurofestival e ne conferma la popolarità, in tutti i sensi*: si può dire nul points, come la mancanza di punti assegnati a una canzone, per commentare ironicamente un’esibizione davvero penosa.


* Ecco come la tipica presentazione delle canzoni dell’Eurofestival veniva ridicolizzata in Father Ted, esilarante sitcom ambientata in Irlanda (per il contesto: Song for Europe):

Father Ted: A Song for Europe

[ L’episodio di Father Ted continua qui ]