Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “inglese farlocco”

Inglese farlocco: “Dog and Old Walking”

pet sitter

Nella foto c’è il dettaglio di un furgoncino di un fornitore di servizi per proprietari di animali domestici che ho visto parcheggiato davanti a uno sgambatoio. Come si può notare, non c’è nessuna parola italiana, eppure non ero all’estero o a Milano, capitale dell’itanglese, ma in una cittadina romagnola di circa 20.000 abitanti (e il nome della persona da contattare era italianissimo).

Probabilmente si tratta un’attività di nicchia in cui si usano anglicismi noti a chi usufruisce dei servizi. Per tutti gli altri mi sembra che il messaggio sia poco comprensibile, in particolare le due attività che ho evidenziato in rosso.

(altro…)

Da Milano, auguri di SuperChristmas!

tweet Comune di Milano: Alberi, luminarie, piste di pattinaggio, Christmas village, Oh Bej! Oh Bej!, mostre e concerti. Scopri Milano SuperChristmas 2019, il palinsesto delle iniziative che caratterizzeranno il periodo natalizio a Milano.

Ho chiesto ripetutamente a chi gestisce il profilo Twitter del Comune di Milano e a due assessori di chiarire la scelta di un nome come Milano Super Christmas per iniziative natalizie destinate principalmente a cittadini milanesi, però nessuno mi ha risposto. 

Milano Super Christmas è un tipico esempio di inglese farlocco: un nome ibrido riconoscibile da chi ha conoscenze solo rudimentali dell’inglese ma che appare piuttosto ridicolo a chi invece ha padronanza della lingua.

(altro…)

Inglese farlocco: Black Days

esempi di pubblicità con Black Days

Da qualche anno alla fine di novembre nei contesti commerciali italiani si vede ovunque l’aggettivo inglese black, associato non solo a days ma anche a week e weekend e usato con il significato di “con/di grandi sconti”. È un’accezione inesistente in inglese ma che risulta comprensibilissima per i consumatori italiani attenti ad acquisti e offerte speciali.

Lo pseudoanglicismo è entrato nell’uso dopo che è stata importata anche in Italia la tradizione commerciale del Black Friday americano. Negli Stati Uniti è il nome dato al quarto venerdì di novembre, il giorno dopo Thanksgiving che da decenni è dedicato agli acquisti. L’origine del nome ha a che fare con tutt’altro, il traffico, e in origine aveva solo connotazioni negative: dettagli in Venerdì rosso e venerdì nero.

(altro…)

Inglese farlocco: foodtelling

Esempi: 1 Foodtelling raccontare il cibo in modo efficace e coinvolgente; 2 Foodtelling: il racconto del cibo tra nuovi linguaggi e nuovi trend 3 Foodtelling d’autore: cibo cinema e letteratura, seminario di psicologia

Ho scoperto solo ieri l’esistenza del neologismo foodtelling, uno pseudoanglicismo che nell’ambito del marketing e della comunicazione sui social descrive “il racconto del cibo”.

È un esempio di inglese farlocco che funziona solo se non si conosce bene l’inglese. Il verbo tell nell’accezione di raccontare, senza specificare a chi ci si rivolge, richiede infatti un argomento diretto che deve essere un sostantivo che identifica il tipo di racconto o narrazione: story, tale, fable, joke, anecdote, legend, saga, parable, yarn…  

Esempio d’uso dal database lessicale DANTE:

(altro…)

“I want tubì…”

immagine di bancomat colorato con la scritta “I want tubì”logo  I WANT TUBÌ

Sarei curiosa di sapere qual è il processo creativo che genera nomi commerciali come I WANT TUBÌ, un conto di UBI Banca rivolto a ragazzi dai 13 ai 17 anni con il messaggio promozionale “ti dà tutto ciò che ti serve per esprimere al meglio il tuo mondo e la tua voglia di crescere”.

Il gioco di parole ibrido to betubì è facilmente riconoscibile ma non mi pare una grande idea storpiare il nome di un marchio, qui spostando l’accento della parola UBI dalla prima alla seconda sillaba, e ancora meno ricorrere a una frase sgrammaticata.

(altro…)

Mit the people, spiegato bene

Dettaglio dal sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti:

MIT the people

C’è una una sezione intitolata MIT THE PEOPLE, dove per il momento c’è un video con un’intervista a un’unica persona, il Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. 

Faccio fatica a capire cosa spinga un ministero italiano, che si rivolge a cittadini italiani, a optare per un giochetto di parole pseudoinglese e non del tutto trasparente come MIT THE PEOPLE, riproposto anche in alcuni tweet:

(altro…)

Mirror climbing? Ehm, no!

immagine di uomo che si arrampica sugli specchi e scritta SPORT NAZIONALE ITALIANO

Arrampicarsi sugli specchi è una specialità molto italiana. Eppure sui social mi capita di vedere sempre più scambi tra italiani in cui l’espressione è sostituita dalla traduzione letterale inglese *mirror climbing.

Esempi d’uso: Ora vai tranquillo puoi fare mirror climbing a gogo Non fare mirror climbing per difendere il tuo idolo  Mirror climbing ad altissimo livello! Il mirrorclimbing lo sta facendo lei, sento le unghie fin qui Col suo mirror climbing, mi ha graffiato anche lo schermo del tablet. Nuove frontiere di #mirrorclimbing  Mirror climbing estremo (leggasi “toppa peggiore del buco”) Si chiama mirror climbing ed è un inutile tentativo di sopravvivenza politica

(altro…)

Decretone itanglese: da colf tax a working poor

Dal riscatto della laurea over 45 alla colf tax, ecco tutte le ultime modifiche al decretone

Fanno notizia le modifiche al cosiddetto decretone che convertirà in legge il d.l. 28 gennaio 2019, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni.

La legge riguarda i cittadini italiani ma nella comunicazione dei media si notano parecchi anglicismi e pseudoanglicismi di cui non c’è traccia nel disegno di legge e che quindi creano incongruenze nell’informazione. Alcuni esempi:

La flat tax per le colf, durata lo spazio di una notte – Pensioni, via il tetto dei 45 anni per il riscatto light della laurea – Working poor, i lavoratori poveri a carico dei centri per l’impiego – Non solo card, pensione di cittadinanza anche in contanti

Nessuno degli esempi evidenziati è un anglicismo insostituibile.

(altro…)

#MissInAction, inglese farlocco per startup

Testo di un tweet visto il mese scorso:

MIA #MissInAction [il programma promosso da @Digital_Magics e @bnpp_cardif] cerca #startup e #Pmi innovative al #femminile per supportare il talento digitale delle donne #imprenditrici

Ero rimasta colpita dalla sequenza esplosione MIA #MissInAction perché mi aveva fatto subito pensare all’espressione militare missing in action, “disperso in combattimento”, e all’acronimo corrispondente MIA che in inglese americano si usa come aggettivo (ad es. MIA soldiers). Ieri ho rivisto l’hashtag e mi ha rifatto lo stesso effetto.

Non è però l’unico motivo per cui ritengo che il nome pseudoinglese Miss in Action sia poco azzeccato per un programma italiano rivolto a imprenditrici di startup italiane.

“MISS IN ACTION: il primo programma di accelerazione italiano per startup e PMI al femminile”

(altro…)

Prenoting: inglese farlocco (rappresentativo!)

Da oggi, per prenotare in Poliambulanza ti serve una cosa sola. Prenoting Poliambulanza. Scegli il giorno, l’ora e il medico. Con un dito. PRENOTING

Alcuni ospedali italiani hanno adottato un sistema di prenotazioni online di visite e prestazioni che si chiama Prenoting. È sviluppato da Appocrate, un’impresa italiana che si occupa di soluzioni digitali per il mondo della salute.

Prenoting è un tipico esempio di inglese farlocco: uno pseudoanglicismo facilmente comprensibile per il pubblico italiano a cui è destinato, ma che non ha senso in inglese.

In inglese infatti prenotare si dice book (hotel, room, holiday, table, flight, taxi, ticket…) o reserve (seat, ticket, place, accommodation, table…) e nel caso di una visita medica make o get an appointment.

(altro…)

Inglese farlocco: ThéFroll

In che lingua è il nome di questi biscotti e come si legge? 🤔

Confezione di biscotti Thé Froll Galbusera: “da sempre preparato con zucchero di canna e una goccia di miele”

ThéFroll è un esempio di inglese farlocco o comunque un nome ibrido rivolto a consumatori italiani, all’apparenza internazionale e comprensibile senza spiegazioni ma che non ha senso né in inglese né in altre lingue. 

Froll non è una parola inglese, anche se potrebbe sembrarlo (esistono troll, droll, frill…). L’accento su thé esclude l’articolo determinativo inglese e fa pensare invece alla parola francese per il – che però non è tra gli ingredienti.

Forse il nome cerca di suggerire che questi biscotti vanno bene per il tè, anche se non viene evocato da nessun dettaglio sulla confezione? Ho pensato anche a un prodotto tipico britannico ma il collegamento sarebbe davvero contorto.

(altro…)

Inglese farlocco ferroviario: #RAILWAYheART

Un’iniziativa di Trenitalia pubblicizzata su Twitter:

tweet di @fsnews_it: Nasce #RAILWAYheART, il progetto del Gruppo #FS Italiane che, attraverso la selezione di scatti fotografici, narra l’universo ferroviario con gli occhi, il cuore e l’estro artistico delle persone.

Dalle foto inviate dai viaggiatori ne verranno selezionate alcune che saranno pubblicate sulla rivista La Freccia e su vari canali digitali del Gruppo FS, come descritto qui.  

Una bella iniziativa, ma perché scegliere un nome pseudoinglese come RAILWAY heART se ci si rivolge a viaggiatori italiani o a stranieri che viaggiano in Italia?

Il responsabile di La Freccia mi ha spiegato la scelta:

(altro…)

Made of Happy, una conversione

Made of Happy - Kinder

Quando ho visto Made of Happy, lo slogan per i 50 anni del marchio Kinder, la mia prima reazione è stata di perplessità.

Mi sembrava strano che una società internazionale come Ferrero avesse scelto di rivolgersi ai consumatori italiani ricorrendo a inglese farlocco: made of happy sono tre parole dell’inglese di base, riconoscibili da chiunque, ma combinate in una sequenza agrammaticale.

La locuzione made of richiede infatti di essere seguita da un nome (o da un sintagma nominale), ad es. made of chocolate, e invece happy è un aggettivo – ci si aspetterebbe piuttosto made of happiness.

(altro…)

Be good!” (ma non si dice anche al food)

coppia in foto primi '900, lui in approccio amoroso, lei che accetta ma redarguisce con il dito. Didascalia: NOW BE GOOD, AND IF YOU CAN’T BE GOOD, BE CAREFUL 

In inglese l’imperativo be good equivale a “comportati bene”, “fa’ il bravo” (o “fate i bravi”). Si dice ai bambini e ai cani ma anche agli adulti, spesso ironicamente.

Non ha però molto senso riferito a oggetti inanimati, eppure un’azienda alimentare italiana ha scelto di imprimere l’imperativo be good su dei frollini biologici venduti sul mercato italiano: 

(altro…)

Salvini free, come trollare con l’inglese farlocco

Chi segue il blog sa già cosa intendo con inglese farlocco: brevi comunicazioni o nomi destinati a un pubblico italiano ma formati assemblando parole inglesi poco idiomatiche o addirittura errate o inesistenti però facilmente comprensibili da chi ha solo conoscenze scolastiche della lingua.

Tutti gli esempi che ho analizzato finora pubblicizzavano prodotti o eventi ma ieri ho scoperto che con l’inglese farlocco si può anche trollare. L’ha fatto un post in un gruppo di Facebook che è stato molto discusso perché invitava a condividere una (falsa) prima pagina del quotidiano britannico The Guardian in difesa della libertà di Matteo Salvini (sotto indagine per la vicenda della nave Diciotti):

(altro…)