Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “guida di stile”

Tu, voi o infinito?

In questi giorni [maggio 2009] sono raramente davanti al computer e solo ora ho iniziato a leggere i commenti all’intervista in Punto Informatico.

youCi sono molti spunti interessanti, ad esempio sullo stile usato in molti prodotti (non solo Microsoft!): perché non ci si rivolge all’utente direttamente, come in inglese, ma si prediligono forme impersonali e l’infinito per le istruzioni? 

Le versioni localizzate dovrebbero essere finalizzate alle esigenze dei mercati locali. La maggior parte degli utenti italiani ignora come sia il software originale: se le scelte di localizzazione sono adeguate, efficaci e consentono di imparare a usare un prodotto facilmente e produttivamente, è abbastanza irrilevante cosa viene usato in inglese.

In italiano di solito le istruzioni, se non sono tradotte da altre lingue, prediligono le forme impersonali e basta aprire la scatola di qualche apparecchiatura o di un medicinale per verificarlo. Immagino che nei primi prodotti localizzati sia stato adottato questo stile proprio perché era quello che si aspettavano gli italiani digiuni di computer ma abituati a seguire istruzioni di altro tipo: è risaputo che la familiarità ha un impatto positivo sulla curva di apprendimento.

Va anche detto che le prime applicazioni localizzate erano destinate soprattutto ad ambiti professionali dove il “tu” sarebbe stato fuori luogo. Nel 2009 l’utente tipico dei prodotti software ha sicuramente una sensibilità diversa ma nel frattempo la forma impersonale è diventata uno standard a cui credo siamo ormai abituati… a parte le obiezioni di chi usa il Mac o di utenti più “informatizzati” che, però, non sempre rappresentano l’utente tipico. 

In ogni caso la forma impersonale non dovrebbe essere sinonimo di stile troppo formale e sono del tutto d’accordo con chi si lamenta di frasi “barocche” più adatte alla burocrazia che a un’interfaccia grafica. Ad esempio, se un titolo inglese dice What I could do to protect my computer, non mi sembra il caso di tradurre Quali misure è possibile adottare per proteggere il proprio computer se, mantenendo una forma impersonale, si può semplificare in Che cosa si può fare per proteggere il computer. Le guide di stile per la localizzazione possono dare indicazioni generali ma sta a chi traduce operare scelte accettabili.


Aggiornamento agosto 2013 – Lo stile usato nelle interfacce e nelle app dei dispositivi mobili, ma anche nell’interfaccia di Windows 8, è ora molto più informale e viene usata anche la prima persona: un commento e alcuni riferimenti qui.

Guide di stile inglesi

fare clic qui per scaricare la BBC News Style Guide in formato PDFHo sempre trovato molto interessanti due note guide di stile inglesi, quella di The Economist e quella della BBC. Hanno molte informazioni utili anche per chi non è di madrelingua e soprattutto riescono a essere piacevoli da leggere: non manca lo humour tipicamente inglese (e le frecciatine agli americani).

Solo recentemente ho scoperto la guida di stile di The Guardian, organizzata in voci ordinate alfabeticamente, di solito brevissime. Viene dato spazio soprattutto all’ortografia ma se si apprezza lo “stile Guardian” è comunque divertente dare un’occhiata ad alcune spiegazioni e indovinare come mai siano state incluse certe voci.

Anche la guida di stile di The Times segue il formato glossario; è sicuramente utile per i professionisti del settore, forse meno per un pubblico generico al di fuori del Regno Unito.

Problemi di conversione (e di localizzazione)

Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Un articolo in The Guardian, poi corretto, riportava l’effetto del perigeo lunare sulle maree:

  citazione da un articolo di sabato 13 dicembre in The Guardian

Per un problema di conversione due pollici erano diventati ben mezzo metro…

Purtroppo anche nella localizzazione capita di trovare questo tipo di errore, anche se non dovrebbe essere difficile evitarlo. In Localizzazione di esempi e riferimenti sono riportate le istruzioni della Guida di stile Microsoft per l’italiano in uso nel 2008:

Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro.

Le conversioni dovrebbero inoltre rispettare le convenzioni culturali non solo della lingua ma anche del mercato di arrivo. Mi vengono in mente alcuni esempi dell’edizione europea di una nota rivista americana dove le misure statunitensi vengono convertite nel sistema metrico ma non localizzate e il risultato dell’operazione, per quanto formalmente corretto, non è sempre adeguato:

L’altezza delle persone viene espressa in metri, però con un unico decimale. Quella di una donna, ad esempio, può essere descritta come 1,6 m e così non si capisce se potrebbe essere quasi alta (1,69) o relativamente bassa (1,60).
Capita di vedere misure precise che sicuramente nell’originale erano da intendersi come approssimative: ad esempio, una distanza di about 48 km suona strana mentre non lo è about 30 miles.   

Nel caso dell’articolo di The Guardian, invece, la svista è probabilmente passata abbastanza inosservata perché nel sistema culturale britannico in molti ragionano ancora in base al sistema imperiale e presumibilmente avranno "elaborato" solo il numero corretto, ignorando il riferimento errato.


Vedi anche: Numeri di telefono e localizzazione e altri esempi nei commenti.

Localizzazione di esempi e riferimenti

Pubblicato il primo dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


I prodotti software sono sviluppati pensando a un pubblico internazionale e di solito non contengono riferimenti comprensibili solo nel mercato di origine. Gli esempi e le situazioni sono in genere riproponibili in tutte le lingue o comunque facilmente adattabili con semplici interventi di localizzazione.

Le Guide di stile Microsoft contengono contenevano indicazioni per identificare eventuali modifiche da apportare a esempi e riferimenti per adeguarli al contesto culturale dei singoli mercati. Alcuni esempi dalla Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano in uso nel 2008:

Unità di misura – Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro. In alcuni casi può essere necessario adattare il modo in cui sono scritte cifre e unità di misura: 2.7+ million kilometres of roads, ad esempio, diventerà Più di 2.700.000 km di strade.

Punti di vista – È molto importante riuscire a riconoscere tutte le informazioni che hanno un punto di vista statunitense per evitare che, traducendole letteralmente, si crei testo dal contenuto ambiguo o che lasci perplesso l’utente. La sede principale di Microsoft, ad esempio, si trova a Redmond, Washington: un americano dà per scontato che Washington faccia riferimento allo stato sull’Oceano Pacifico, un italiano, invece, potrebbe associare Washington alla capitale degli Stati Uniti (sempre Washington, D.C. per gli americani) e va quindi risolta l’ambiguità aggiungendo le informazioni mancanti: Stato di Washington, USA.

Situazioni – Come regola generale, va evitata qualsiasi situazione che appaia poco realistica in un contesto italiano (ad es. bambine che giocano in una squadra di calcio o il suggerimento di utilizzare il cognome da nubile della madre come parola chiave per ricordare una password, senza considerare che in Italia le donne coniugate non cambiano cognome, ecc.) e sostituirla con materiale simile ma tipico della cultura italiana.

Nomi propri – Se nel testo americano le persone sono chiamate per nome, in una corrispondente situazione italiana potrebbe essere necessario utilizzare invece i cognomi. In un esempio relativo a un ambiente di lavoro formale i nomi di persona usati per riferimenti a impiegati, collaboratori, alias di posta elettronica e così via andranno sostituiti da cognomi (es. riferimenti a colleghi nei messaggi di posta elettronica) o nome e cognome (ad es. descrizioni di progetti o altre attività), in modo da rispecchiare la tipica prassi aziendale italiana.

Altri esempi nella Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano.
Aggiornamento: questo post faceva riferimento alla versione della Guida di stile Microsoft in uso nel 2008, nel frattempo sostituita.

Altri esempi:

Problemi di conversione e di localizzazione
Localizzazione e… visioni del mondo
English: inglese o italiano?
Quando localizzare = eliminare
Localizzazione: Olezzo d’aprile

e nei post con tag adattamento

Ordinamento alfabetico

Pubblicato il 9 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Ho appena letto Parole matematiche: ordine, ordinale, ordinata, ordinamento che, come suggerisce il titolo, è una bella panoramica su origine e uso della parola ordine e termini correlati, in particolare in campo matematico.

alfabeto ingleseAggiungo che nell’ambito di software e relativa localizzazione ordinamento (sort order in inglese) di solito fa riferimento al criterio con cui si organizzano i dati in base al loro tipo, ad es. alfabeticamente, numericamente o per data.

Il tipo di ordinamento alfabetico può variare da una lingua all’altra, ad es. nell’ordinamento spagnolo tradizionale CH, LL e Ñ erano considerati caratteri individuali: nei vecchi dizionari i lemmi che iniziavano per ch, ll e ñ erano elencati dopo quelli che iniziavano per cu, lu e nu. Nelle lingue scandinave, invece, i caratteri Ø, Å, Ä e Ö seguono la Z.

Ogni tanto capita di vedere problemi di localizzazione legati all’ordinamento alfabetico. Ne parla parlava la Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft, da cui ho tratto gli esempi che seguono.

Quando si localizza un elenco, ad esempio una serie di nomi di lingue, di paesi o di prodotti, è fondamentale assicurarsi che le voci dell’elenco italiano risultino in ordine alfabetico, cambiando dove necessario la sequenza del testo originale:

Testo originale * Localizzazione errata Localizzazione corretta
B
  Background
  Bookmark
  Browser
B
  Sfondo
  Segnalibro
  Browser
B
   Barra degli strumenti
   Barra del titolo
   Browser

   Segnalibro
   Sfondo

In contesti specifici potrebbe essere necessario adottare ulteriori raggruppamenti all’interno di un ordinamento alfabetico.

Nell’esempio seguente non è sufficiente ordinare le voci alfabeticamente: le opzioni di installazione che fanno riferimento a uno stesso prodotto devono essere elencate assieme, come d’altronde nel testo originale, per garantire un’esperienza ottimale all’utente che altrimenti sarebbe costretto a valutare contemporaneamente tutte le opzioni anziché considerarle in base all’applicazione:
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Testo originale * Localizzazione errata Localizzazione corretta
PowerPoint Content Templates
PowerPoint Design Templates
PowerPoint Help
Publisher Commercial Printing
Publisher Help
Publisher Wizards
Word Help
Word Templates
Word WIzards
Creazioni guidate di Publisher
Creazioni guidate di Word

Guida di Word
Guida di PowerPoint
Guida di Publisher
Modelli contenuto di PowerPoint
Modelli di Word
Modelli struttura di PowerPoint
Stampa esterna di Publisher
PowerPoint – Guida
PowerPoint – Modelli contenuto
PowerPoint – Modelli struttura
Publisher – Creazioni guidate
Publisher – Guida
Publisher – Stampa esterna
Word – Creazioni guidate

Word – Guida
Word – Modelli

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Per sorridere con gli alfabeti: a noisy alphabet, The Hidden Alphabet e Nomi delle lettere in inglese  (link aggiornati).
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Parla come mangi 1

Post pubblicato il 17 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Stamattina alla radio ho sentito alcuni esempi che, per l’ennesima volta, mi hanno fatto riflettere sull’uso massiccio di parole inglesi nella lingua italiana e soprattutto sulla necessità, nell’ambito di comunicazioni ufficiali quali notiziari e messaggi pubblicitari, di verificare la pronuncia. Le tre parole che ho sentito nel giro di pochi minuti sono management, performance e (park) assist, tutte pronunciate con l’accento sulla sillaba sbagliata.

Diversi fattori possono influenzare la pronuncia di parole straniere in italiano, tra cui il modo in cui il prestito è entrato nell’uso (se attraverso la lingua scritta o parlata) e il grado di conoscenza della lingua straniera. Un esempio tipico è puzzle, che fino al secolo scorso tendeva ad essere pronunciato come scritto, /ˈpʊttsle/, mentre ora, grazie a una maggiore diffusione dell’inglese, prevale la pronuncia /ˈpazol/ che si avvicina di più a quella originale /ˈpʌzl/.

Di solito la pronuncia originale viene adattata al sistema fonetico italiano, specialmente quando non esiste un fonema corrispondente, ad esempio la vocale inglese /æ/ tende a essere pronunciata /a/, come in standard /ˈstandard/, oppure /ɛ/, come in standby /ˈstɛndbai/.

Di solito, comunque, l’accento cade sulla stessa sillaba del termine originale e proprio per questo continuo a domandarmi come sia possibile che nelle comunicazioni “ufficiali” possano coesistere la dizione corretta (management e performance) e quella errata. I principali dizionari italiani includono sia la pronuncia della lingua di origine che quella italiana adattata, ad esempio per software si troverà sia l’inglese /ˈsɔftwɛə/ che l’italiano /ˈsɔftwɛr/, quindi non dovrebbe essere troppo difficile verificare?

Alcuni prodotti Microsoft includono registrazioni audio e per evitare questo tipo di errori la Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano contiene conteneva una sezione con indicazioni generali sulla pronuncia di termini inglesi, riferimenti e acronimi.

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Vedi anche: www e pronuncia di indirizzi web, Touch screen napoletanizzato (esempio di pronuncia adattata) e “Google Heart” (insolite pronunce di parole inglesi in italiano, con un commento su club e bluff che diventano “cleb” e “blef” per influenza del francese).


Il tipo di carattere utilizzato per le trascrizioni fonologiche in questo post è Arial Unicode MS, disponibile con Windows Vista. Se i simboli non vengono visualizzati correttamente è necessario installarlo. Un elenco dei caratteri dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA) in Unicode è disponibile qui.

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PS Un consiglio ad eventuali studenti in cerca di un’esperienza lavorativa: stage è una parola francese, /’staʒ/, da non confondere con la parola l’inglese che vuol dire "palcoscenico"

È o non E’?! Scrivere per il Web

Post pubblicato il 10 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Scrivere per il Web. Quando l’azienda comunica su Internet è un ebook piacevole da leggere e con suggerimenti utili anche per chi non si occupa di comunicazione aziendale.

Viene descritto anche l’uso di E’ (voce del verbo essere a inizio di frase), che molti usano al posto di È perché le maiuscole accentate non sono disponibili da tastiera. È invece preferibile la forma accentata e in Microsoft Office (Word, Outlook, PowerPoint) c’è un modo rapido per inserirla senza ricorrere a comandi da menu.

Forse non tutti lo sanno: basta digitare il carattere è, evidenziarlo e poi premere MAIUSC+F3 (se sono selezionale le opzioni di correzione automatica predefinite, la è minuscola a inizio frase viene comunque convertita automaticamente in È).

In alternativa: ALT+0200 sul tastierino numerico (oppure la combinazione di tasti CTRL+` seguita da seguita da MAIUSC+e), che a inizio frase verrà convertita in È.

A proposito, MAIUSC+F3 è il comando che in Office serve a modificare la combinazione di maiuscole e minuscole nel testo selezionato. Ecco cosa succede utilizzandolo più volte in sequenza:

questo è un esempio  (tutto minuscolo)   
   Questo È Un Esempio (iniziali maiuscole, tipico dei titoli americani)  
    QUESTO È UN ESEMPIO  (tutto maiuscolo)  
     questo è un esempio  (tutto minuscolo)
e così via…

Aggiornamento – Nei dispositivi mobili inserire caratteri con accenti o con altri segni diacritici è molto più semplice: basta tenere premuto il tasto della lettera “semplice” corrispondente per visualizzare le alternative da cui scegliere.


Commento di FrancoZ:

Un articolo veramente interessante. Credo che certe cose come È ed E’ le notino solamente i traduttori professionisti! 🙂 In passato ho lavorato per un quotidiano e la convenzione era di usare E’. Penso che questa convenzione fosse dovuta a ragioni tipografiche. Infatti, basta dare un’occhiata alla forma stampata (cioè, non quella elettronica in rete) di varie testate nazionali per rendersi conto che la forma E’ viene usata praticamente in maniera uniforme, soprattutto nei titoli (probabilmente per evitare lo sconfinamento verticale del carattere).  

Avevo aggiunto:

Grazie Franco. Conosco un tipografo della generazione “pre-computer”. Lavorava per alcune importanti riviste italiane ed è interessantissimo sentire cosa racconta, ad esempio nelle pubblicità era il tipografo a decidere tipo di carattere e corpo del testo, non il pubblicitario, proprio perché c’erano molte limitazioni. Credo però che ora l’uso di apostrofi al posto di accenti sia soprattutto una questione di “vecchie abitudini” (o pigrizia) perché ci sono molti modi diversi per ottenerli senza problemi.

Lavori in corso

Post pubblicato il 30 maggio 2008 in blogs.technet.com/terminologia


Ho ricevuto una domanda sulle azioni che in inglese sono descritte con il participio presente
(–ing) e in italiano sono rese con un sostantivo seguito dalla locuzione in corso (es. copying diventa copia in corso). Dice Riccardo:

[…] Perché non mettere "in corso" prima del verbo, magari con un verbo ausiliare (p.es. "è in corso il caricamento di …" invece che "caricamento in corso di …")? Oppure perché non toglierlo del tutto ("caricamento di …"), tanto che qualcosa sia in corso dovrebbe essere evidente? oppure perché non metterlo alla fine ("caricamento di …. in corso")? Oppure ancora rendendo la frase come faremmo istintivamente in italiano se rispondessimo all’interrogativo "che fai?": "sto caricando il …"? Insomma, le traduzioni troppo vicine alla costruzione della lingua originaria non sono sempre belle. 

La traduzione del participio presente inglese con in corso è ormai diventata una convenzione nella localizzazione* e in quanto tale ha il vantaggio di rendere subito riconoscibile il tipo di comunicazione (quando leggo in corso so che devo aspettare). Effettivamente ci sarebbero soluzioni più idiomatiche o stilisticamente più eleganti ma non credo che porterebbero a vantaggi di comprensione rispetto alla formula convenzionale a cui ormai siamo abituati (la familiarità contribuisce ad abbassare la curva di apprendimento). Concordo comunque con Riccardo che a volte ne risultano frasi pesanti che potrebbero essere migliorate.

La Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft, scaricabile dal Portale linguistico, fornisce indicazioni a questo proposito. In genere la locuzione in corso segue l’azione (in questo modo si pone l’attenzione sull’azione: copia in corso); se però l’azione viene descritta in dettaglio e la traduzione potrebbe risultare ambigua, è preferibile iniziare la frase con È in corso, come suggerito da Riccardo (ad es. Copying network install files –   È in corso la copia dei file per l’installazione dalla rete). Sta poi a chi localizza scegliere la forma più appropriata. 

[Aggiornamento 2010 – Nel sistema operativo Windows Phone non viene più usata la locuzione in corso, ad es. sincronizzazione in corso, ma l’azione viene comunicata in prima persona con stare+gerundio, ad es. sto sincronizzando.]

Va inoltre considerato che in mancanza di contesto potrebbe essere difficile capire se in inglese la forma in -ing sia un participio presente (azione in corso) o un gerundio (sostantivo): la stringa Indexing, ad esempio, potrebbe rappresentare il messaggio di un servizio di indicizzazione (participio presente, Indicizzazione in corso), oppure potrebbe essere il titolo di una finestra di dialogo che permette di impostare le opzioni relative al servizio (gerundio, Indicizzazione). In questi casi è preferibile omettere in corso per evitare errori, ad esempio sarebbe fuori luogo leggere in corso in un titolo… 

* L’indicazione di tradurre il participio presente inglese con in corso è diffusa e si trova, ad esempio, in progetti Linux, Mozilla, Game Italian Translation ecc.


Ho notato che parecchie persone arrivano su questo post perché cercano come si dice lavori in corso in inglese. Non lavori in corsoesiste un’unica traduzione, dipende molto dal contesto. Il nome del segnale qui a destra, ad esempio, è Men at work. In altri contesti, invece, è più adatta l’espressione Under construction, che tempo fa si vedeva spesso in pagine di siti Web non ancora completati.