Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “guida di stile”

Politicamente corretto nello spazio

vignetta di sinann, “leaving the space station unmanned”

In previsione della “conquista” di Marte, in inglese (americano) si discute come descrivere le missioni spaziali senza equipaggio. L’uso dell’aggettivo unmanned (e dell’antonimo manned) non è ritenuto politicamente corretto perché contiene la parola man che esclude le donne e impedirebbe alle bambine di pensare di potere fare l’astronauta.

La guida di stile della NASA specifica che per evitare linguaggio sessista non vanno usati gli aggettivi manned e unmanned, da sostituire con human, piloted, un-piloted o robotic.

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Come si pronuncia Expo?

Logo Expo Milano 2015Ho notato che a Milano, dove vivo, si discute di Expo Milano 2015 pronunciando il nome con l’accento sulla prima sillaba e la e aperta, ÈK·spo, mentre chi mi chiede informazioni dal resto d’Italia dice ek·SPÓ, con l’accento sulla seconda sillaba a imitazione della parola originale francese, che è la pronuncia che riportano tutti i dizionari di italiano (esempio: Vocabolario Treccani).

Cosa dicono le fonti ufficiali? Non ho trovato informazioni specifiche e ho concluso che chi si occupa della comunicazione di Expo Milano 2015 abbia trascurato questo aspetto, invece importante per l’identità di un marchio. Negli spot e nei video ufficiali sono infatti usate due diverse pronunce.

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La “maledizione della conoscenza”

Oggi sono a Salerno per Comunicare in Europa. Nel mio intervento, Terminologia e comunicazione, farò riferimento alla curse of knowledge, un concetto a cui è dedicato un capitolo di The Sense of Style di Steven Pinker.

Cos’è

La “maledizione della conoscenza” è  la difficoltà di immaginare che gli altri non sappiano ciò che conosciamo bene. Per Pinker è la causa principale dei testi poco comprensibili anche se scritti da persone molto competenti. Manifestazioni tipiche sono informazioni e riferimenti dati per scontati, l’uso di astrazioni familiari e abituali per chi scrive ma non per i lettori meno esperti, e gergo, abbreviazioni, acronimi e terminologia da addetti ai lavori, senza definizioni o spiegazioni.

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(L’)Huffington Post, un nome ancora in rodaggio

immagine della testata (L'Huffington Post) e della casella di ricerca (Cerca in Huffington Post)

È online la versione italiana di The Huffington Post e anch’io ieri ho dato un’occhiata al nuovo sito, senza però riuscire a capire come si scriva il nome italiano.

Il nome va preceduto dall’articolo determinativo, L’Huffington Post oppure no, Huffington Post?
Se l’articolo fa parte del nome, va scritto con la lettera maiuscola, L’Huffington Post, o minuscola, l’Huffington Post (cfr. la Repubblica)?
Se l’articolo fa parte del nome ed è preceduto da preposizione, rimane “interno” e separato dalla preposizione, ad es. in L’Huffington Post, o si può formare una preposizione articolata (articolo “esterno”), ad es. nell’Huffington Post?
Huffington Post e HuffPost sono equivalenti? Quando va aggiunto Italia?

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Microsoft Manual of Style

Microsoft Manual of StyleÈ uscita da qualche settimana la quarta edizione di Microsoft Manual of Style (“your everyday guide to usage, terminology, and style for professional technical communications”).

È una pubblicazione molto nota in ambito informatico, utile anche per chi lavora in una lingua diversa dall’inglese perché evidenzia vari aspetti della comunicazione a cui va prestata attenzione, indipendentemente dalla lingua.

Nel blog di Microsoft Press si possono leggere sommario e introduzione e buona parte del terzo capitolo, Content for a worldwide audience (tra i vari argomenti, Machine translation syntax, indicazioni su come scrivere testi adatti alla traduzione automatica).

Questa edizione, a differenza della precedente, non include alcun CD (ed è stampata su carta piuttosto scadente).

I registri del Registro delle Opposizioni

Il Registro Pubblico delle Opposizioni dovrebbe essere un “servizio per il cittadino” ma, a parte la pagina iniziale, mi sembra pensato soprattutto per chi è abituato a navigare e a districarsi con il linguaggio tecnico e burocratico.

opposizioni13Ho trovato il logo molto efficace, non altrettanto invece le modalità di comunicazione e in particolare le scelte di allocuzione: si ha l’impressione che chi ha curato il contenuto del sito non sia riuscito a decidere come rivolgersi all’utente.

In alcune pagine si è optato per un registro formale, ricorrendo però a due forme diverse:

la forma di cortesia standard (terza persona singolare), ad es. i dati da Lei conferiti; il trattamento dei Suoi dati;
una forma di cortesia obsoleta, la seconda persona plurale ormai usata solo in Italia meridionale, ad es. i Vostri dati; i dati da Voi forniti ecc. (non si tratta della seconda persona plurale “standard” tipica dei siti web perché non prevede le maiuscole di cortesia, qui invece sempre presenti, e perché nel sito viene chiaramente specificato che solo l’intestatario dell’abbonamento può seguire la procedura prevista, quindi non avrebbe molto senso rivolgersi a più di un utente contemporaneamente).

Altrove viene invece preferito un registro informale:

ci si rivolge all’utente con la forma confidenziale (seconda persona singolare), ad es. benvenuto; in questa sezione potrai scaricare.  

Spesso si ricorre anche a un registro neutro e/o burocratico, che coesiste con gli altri:

viene usata la forma impersonale tipica di manuali, istruzioni e testi legali, ad es. inserire le informazioni, è possibile selezionare, chiunque rilasci dichiarazioni mendaci sarà punito.

Queste incongruenze e vari altri problemi linguistici (e terminologici) penalizzano la comprensibilità del testo e rendono il sito poco fruibile agli utenti meno esperti. Si sarebbero potuti evitare ricorrendo a una guida di stile o seguendo le indicazioni per una comunicazione istituzionale chiara ed efficace, come quelle promosse da REI.


Vedi anche: Tu, voi o infinito?

English: inglese o italiano?

In un testo inglese con riferimenti linguistici, la parola English non dovrebbe dare problemi di interpretazione, eppure può causare errori di localizzazione che mi è capitato di vedere spesso. L’ultima imprecisione che ho notato è proprio in un documento di Google che spiega che “la localizzazione è molto più che una semplice traduzione: richiede un adattamento del sito web ai mercati e alle culture locali, non una semplice traduzione letterale dei contenuti”:  

Testo originale   Traduzione italiana
[A] Style Guide [is] a document that describes specific instructions that you want translators to follow during translation. For example, your style guide for translation into English may include the rule: for comma-separated lists that contain at least three items, always include a comma before the "and". Thus, the translator would translate the Spanish "manzanas, naranjas, y peras" into "apples, oranges, and pears" instead of "apples, oranges and pears".   [La] Guida di stile [è] un documento che descrive specificamente le istruzioni che i traduttori devono seguire durante la traduzione. Ad esempio, la guida di stile per la traduzione in inglese può comprendere la regola: per gli elenchi separati da virgole che contengono almeno tre elementi, aggiungere sempre una virgola prima della "e". In questo caso, il traduttore che traduce "Manzanas, Naranjas, y Peras" dallo spagnolo in inglese dovrà usare la forma "apples, oranges, and pears" anziché "apples, oranges and pears".  

In un testo o in un prodotto sviluppato in un paese di lingua inglese, English può avere due significati diversi che nella versione localizzata richiedono traduzioni diverse :

1 “lingua parlata negli Stati Uniti” inglese nella versione italiana
2 “lingua dell’interfaccia/documentazione” italiano nella versione italiana

Ci sono poi occorrenze specifiche che vanno verificate caso per caso, ad es. un ipotetico avvertimento This add-in may cause serious problems if installed on non-English versions of XYZ potrebbe richiedere traduzioni diverse a seconda che il componente aggiuntivo sia disponibile solo in inglese oppure ne esistano anche versioni localizzate.

Anche i riferimenti ad altre lingue possono essere interpretati letteralmente o come esempi generici di lingua straniera. In questa ottica, il testo citato all’inizio sarebbe potuto risultare più efficace se adattato al contesto specifico “localizzazione inglese-italiano”, ad es.

[…] la guida di stile per la traduzione dall’inglese in italiano potrebbe comprendere la regola la virgola separa gli elementi di un elenco; l’ultimo elemento viene introdotto dalla congiunzione “e” che, a differenza dell’inglese “and”, non va preceduta da virgola. Ad esempio, chi traduce "apples, oranges, and pears" dovrà scrivere "mele, arance e pere" anziché "mele, arance, e pere".

Concludo sottolineando ancora una volta che le guide di stile per la localizzazione forniscono indicazioni generali ma non possono coprire tutti gli esempi possibili: sta a chi traduce riconoscere i potenziali problemi e trovare soluzioni specifiche.  

Affinità con i piccoli utenti

Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.

Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.

All’inizio degli anni ‘90 era uscito Creative Writer, un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che consentiva di sostituire alcune decine di parole comuni con immagini stilizzate, simili a icone o alle odierne emoji:

Un gatto si era addormentato sotto un grande alberoe sognava di essere una farfalla che si posava su un fiore.

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Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione

Ho trovato interessante un video che riassume un dibattito tra i responsabili delle guide di stile di due quotidiani inglesi, The Guardian e The Telegraph.

Negli anni ho partecipato a varie discussioni (anche parecchio accese!) su cosa includere nelle guide di stile per la localizzazione e così mi è venuto quasi automatico confrontare la mia esperienza con alcune indicazioni dei due quotidiani inglesi (   in corsivo), ovviamente tenendo presente che le modalità di scrittura e le finalità sono diverse:

  Va evitata l’uniformità di scrittura; limitando la creatività, gli articoli sembrerebbero scritti tutti dalla stessa persona.
Nella localizzazione di solito si cerca l’effetto opposto: lo stile del testo non dovrebbe distrarre l’utente e quindi deve essere il più “neutro” e uniforme possibile (proprio come i testi delle agenzie di stampa citati negativamente nel dibattito).

Il testo deve essere grammaticalmente e ortograficamente corretto. 
Anche un testo localizzato non deve contenere errori ma si presume che chi localizza conosca bene la propria lingua e che ripetere informazioni facilmente reperibili in grammatiche, dizionari e altro materiale di riferimento sia superfluo (ad es. che po’ non si scrive con l’accento). In genere si includono note d’uso se una lingua consente alternative (ad es. si specifica che forma privilegiare per i nomi composti se si possono scrivere sia con il trattino che come parola unica), se non sono applicabili regole generiche (ad es. iniziali maiuscole o minuscole per i nomi dei comandi), o per evitare problemi ricorrenti nella traduzione da una lingua all’altra.

Le parole vanno usate correttamente, senza attribuire loro significati che non hanno.
Nella localizzazione l’uso corretto e coerente della terminologia è fondamentale: un articolo si legge forse una volta sola mentre errori e incongruenze terminologiche nell’interfaccia possono saltare agli occhi ogni volta che si usa il software (e soprattutto possono causare problemi di comprensione).

Va evitato l’uso eccessivo di aggettivi. 
Nella localizzazione questo è raramente un problema, può comunque essere utile evidenziare eventuali diversità d’uso nelle lingue di partenza e di arrivo, ad es. in italiano si possono eliminare molti aggettivi possessivi (your file diventa il file) e va fatta attenzione alla posizione dell’aggettivo (c’è differenza di significato tra innovative funzioni e funzioni innovative).

Ai giornalisti vengono date linee guida sull’uso del linguaggio volgare.
Per gli americani, anche in una guida di stile per la localizzazione è essenziale specificare che è proibito usare linguaggio offensivo, secondo me invece si dovrebbe poterlo dare per scontato, perlomeno se il lavoro è fatto da professionisti.  

L’ambiguità è il peggior nemico dello stile. 
Le ambiguità possono avere un impatto negativo sulla curva di apprendimento dell’utente: in un prodotto localizzato è preferibile qualche ripetizione in più, anche a scapito dello stile, piuttosto che informazioni poco chiare.

La lingua si evolve
Nella localizzazione c’è una certa resistenza a modificare la terminologia esistente o uno stile consolidato, per questioni soprattutto economiche: costerebbe troppo rimaneggiare il materiale che viene riciclato da una versione all’altra e, per evitare incongruenze e altri problemi, si tende a limitare i cambiamenti.

Lo stile di un giornale deve mostrare affinità con i lettori e riflettere i loro valori.
Anche le scelte di localizzazione, tra cui gli esempi, devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale del prodotto.


Vedi anche: Manuali di stile e funzione del testo (aspettative ed esigenze dell’utente).
Per alcune note sullo stile più diffuso nei prodotti localizzati in italiano: Tu, voi o infinito? e Lavori in corso.

Biblioteca virtuale e giornate REI

Il sito della Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale (REI) raccoglie una serie di risorse rivolte in particolare a chi redige o traduce testi istituzionali ma utili a chiunque lavori con la lingua italiana. Alcuni esempi:

una biblioteca virtuale con glossari settoriali da varie fonti
regole di redazione per documenti ufficiali (istituzioni italiane, svizzere e dell’Unione europea)
alcune risorse per un uso corretto dell’italiano

Sono inoltre disponibili gli atti delle giornate di studio organizzate da REI due volte l’anno. La Decima Giornata REI avrà luogo a Roma il 29 novembre: il seminario Politicamente o linguisticamente corretto? “intende approfondire la tematica della neutralità di genere, in particolare l’uso del maschile/femminile per designare cariche e professioni un tempo riservate agli uomini”. Programma della giornata e iscrizioni nel sito REI.

banner REI

Manuali di stile e funzione del testo

Come nasce un manuale di stile (Lavori in corso) riassume in modo efficace alcune considerazioni essenziali per la preparazione di note redazionali, tra cui questo punto:

Come costruire un testo adattato al lettore. Sfortunatamente, infatti, tutti noi che scriviamo (anche come traduttori) a volte dimentichiamo che il testo non è nostro né per noi

È importante sottolinearlo perché le guide di stile forniscono indicazioni generali ma è poi compito di chi scrive o traduce metterle in pratica, operando scelte specifiche che tengano conto delle aspettative e delle esigenze del lettore (o utente tipico) di quel testo. È un’operazione non sempre ovvia, soprattutto quando si traduce materiale in apparenza standard, simile a testi già visti, e si lavora con strumenti di automazione.

La funzione del testo viene espressa in modalità anche molto diverse da lingua a lingua. In inglese, un testo con funzione didattica (ad es. un manuale di istruzioni) e un testo con funzione informativa e/o “esortativa” (ad es. materiale marketing che descrive un prodotto) possono essere resi con le stesse strategie linguistiche e stilistiche (ad es. rivolgendosi direttamente all’utente con l’imperativo), mentre in un’altra lingua potrebbe essere necessario differenziare le funzioni (ad es. usando forme impersonali per un tipo di testo e più dirette e informali per l’altro, diversificando registro e lessico generico, ecc).

Il mancato riconoscimento della funzione del testo è un problema che ho notato più volte e che può avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente, come nelle descrizioni di prodotti che dovrebbero essere accattivanti e invogliare all’acquisto e invece contengono espressioni formalmente corrette e accettabili in altri contesti (ad es. allo scopo di, pertanto, è possibile effettuare…)  ma fuori luogo in un messaggio pubblicitario.

La capacità di identificare correttamente il tipo di testo e di lettore/utente a cui è destinato e la consapevolezza delle strategie usate dalle lingue di partenza e di arrivo sono quindi essenziali per dare il “senso di identità a ciò che si scrive” descritto da Come nasce un manuale di stile.


Vedi anche: post con tag Guida di stile, in particolare Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione, e con tag utente tipico.

Scrittura, struttura e FANBOYS

Come ti connetto coerenza e coesione [link aggiornato] di Luisa Carrada mi ha ricordato quanto avevo dovuto imparare per scrivere gli essay in inglese. Sono componimenti in teoria più o meno paragonabili a un vecchio tema di maturità ma in pratica molto più rigidi nella struttura (o perlomeno lo sembravano a noi studenti italiani abituati a grande libertà di scrittura* senza regole particolari).

È passato del tempo e forse le cose sono cambiate, ad ogni modo ecco i punti principali di quanto ci avevano insegnato:

Struttura del testo: un capoverso (in inglese paragraph) che introduce l’argomento, almeno sei capoversi in cui sviluppare il tema (di cui preferibilmente metà con una tesi e l’altra metà con un punto di vista diverso, alternando le argomentazioni o presentando interamente prima l’una e poi l’altra), infine un capoverso riassuntivo e conclusivo.
Struttura del capoverso: una frase di apertura, almeno due frasi con le informazioni rilevanti, una frase di chiusura.
Struttura delle frasi: nel caso di più proposizioni in una frase, si connettono con una congiunzione semplice; per segnalare più chiaramente il collegamento con il testo precedente, la conclusione o un cambiamento di direzione nell’esposizione, si usa una locuzione congiuntiva o un avverbio (conjunctive adverbs), specialmente nella frase di apertura; le frasi all’interno del capoverso e separate dal punto possono essere connesse tra loro con un rimando più o meno esplicito alle informazioni già date (vedi articolo citato sopra).
FANBOYS: un acronimo un po’ controverso che permette di ricordare facilmente for, and, nor, but, or, yet, so, di solito classificati come congiunzioni semplici (simple conjunctions). 
[Aggiornamento 19/5/2010: per saperne di più, Of Fanboys and FANBOYS]

Rispettando queste regole dovrebbe essere più semplice ottenere coesione e avere una struttura idonea per raggiungere coerenza, perlomeno in inglese.

Applicandole in italiano si può rischiare un risultato magari un po’ asettico per i nostri gusti ma almeno si impedirebbe l’effetto “ma dove vorrà andare a parare?” tipico di tanti testi.

In ogni caso eviterei l’uso eccessivo di congiunzioni racchiuse tra virgole (ad es. bla bla bla, tuttavia, bla bla bla, sul modello dell’inglese  …, however,). È un uso che proprio non mi piace, probabilmente perché mi ricorda la tecnica da studente alle prese con gli essay, quella di scegliere una voce da un elenco di connective words e costruirci attorno la frase, per poi ripetere il processo con le frasi successive: sicuramente non un esempio di scrittura creativa!  

* Non ho idea di che tipo di esercizi di scrittura si facciano ora nella scuola italiana, ma immagino venga insegnato a produrre tipi di testo di vario genere e soprattutto a scrivere in maniera più strutturata rispetto ai vecchi, noiosissimi temi che mi ero dovuta sorbire io.

Il portale linguistico del Canada

Ne stanno parlando in molti: il Canadian Translation Bureau, ente governativo canadese, ha reso consultabili gratuitamente il database terminologico Termium (quasi 4 milioni di termini in inglese e francese e più di 200.000 in spagnolo) e le risorse del portale linguistico The Language Portal of Canada / Le Portail linguistique du Canada, dove si possono trovare strumenti linguistici di vario genere tra cui guide di stile e dizionari per le due lingue ufficiali del Canada, inglese e francese.

Le competenze linguistiche nella localizzazione

Una conversazione recente mi ha fatto rispolverare Le competenze linguistiche nella localizzazione, un intervento fatto al convegno Tradurre: formazione e professione organizzato dall’Università di Padova nell’aprile 2006. Era stato introdotto così:

La traduzione è l’attività più conosciuta e meglio descritta all’interno del processo di localizzazione ma non rappresenta l’unica fase del ciclo di vita di un prodotto per la quale sono richieste competenze linguistiche specializzate. In questo intervento verranno brevemente analizzate altre fasi dello sviluppo di un prodotto che possono richiedere competenze linguistiche e culturali: globalizzazione, considerazioni geopolitiche, inglese come seconda lingua, identificazione di nuova terminologia e gestione terminologica, definizione di guide di stile e materiale di riferimento, revisione e controllo di qualità, opportunità create dai sistemi di traduzione automatica e interazione con l’utente finale.

La trascrizione dell’intero intervento è disponibile qui ed è pubblicata nel volume Tradurre: formazione e professione, a cura di Maria Teresa Musacchio e Geneviève Henrot Sostero, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Padova, 2007.

Tu, voi o infinito?

In questi giorni [maggio 2009] sono raramente davanti al computer e solo ora ho iniziato a leggere i commenti all’intervista in Punto Informatico.

youCi sono molti spunti interessanti, ad esempio sullo stile usato in molti prodotti (non solo Microsoft!): perché non ci si rivolge all’utente direttamente, come in inglese, ma si prediligono forme impersonali e l’infinito per le istruzioni? 

Le versioni localizzate dovrebbero essere finalizzate alle esigenze dei mercati locali. La maggior parte degli utenti italiani ignora come sia il software originale: se le scelte di localizzazione sono adeguate, efficaci e consentono di imparare a usare un prodotto facilmente e produttivamente, è abbastanza irrilevante cosa viene usato in inglese.

In italiano di solito le istruzioni, se non sono tradotte da altre lingue, prediligono le forme impersonali e basta aprire la scatola di qualche apparecchiatura o di un medicinale per verificarlo. Immagino che nei primi prodotti localizzati sia stato adottato questo stile proprio perché era quello che si aspettavano gli italiani digiuni di computer ma abituati a seguire istruzioni di altro tipo: è risaputo che la familiarità ha un impatto positivo sulla curva di apprendimento.

Va anche detto che le prime applicazioni localizzate erano destinate soprattutto ad ambiti professionali dove il “tu” sarebbe stato fuori luogo. Nel 2009 l’utente tipico dei prodotti software ha sicuramente una sensibilità diversa ma nel frattempo la forma impersonale è diventata uno standard a cui credo siamo ormai abituati… a parte le obiezioni di chi usa il Mac o di utenti più “informatizzati” che, però, non sempre rappresentano l’utente tipico. 

In ogni caso la forma impersonale non dovrebbe essere sinonimo di stile troppo formale e sono del tutto d’accordo con chi si lamenta di frasi “barocche” più adatte alla burocrazia che a un’interfaccia grafica. Ad esempio, se un titolo inglese dice What I could do to protect my computer, non mi sembra il caso di tradurre Quali misure è possibile adottare per proteggere il proprio computer se, mantenendo una forma impersonale, si può semplificare in Che cosa si può fare per proteggere il computer. Le guide di stile per la localizzazione possono dare indicazioni generali ma sta a chi traduce operare scelte accettabili.


Aggiornamento agosto 2013 – Lo stile usato nelle interfacce e nelle app dei dispositivi mobili, ma anche nell’interfaccia di Windows 8, è ora molto più informale e viene usata anche la prima persona: un commento e alcuni riferimenti qui.