Post con tag “guida di stile”
Il portale linguistico del Canada
Ne stanno parlando in molti: il Canadian Translation Bureau, ente governativo canadese, ha reso consultabili gratuitamente il database terminologico Termium (quasi 4 milioni di termini in inglese e francese e più di 200.000 in spagnolo) e le risorse del portale linguistico The Language Portal of Canada / Le Portail linguistique du Canada, dove si possono trovare strumenti linguistici di vario genere tra cui guide di stile e dizionari per le due lingue ufficiali del Canada, inglese e francese.
È invece disponibile da tempo il tutorial di terminologia, versione italiana di The Pavel Terminology Tutorial a cura della SSLMIT di Forlì.
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Le competenze linguistiche nella localizzazione
Una conversazione recente mi ha fatto rispolverare Le competenze linguistiche nella localizzazione, un intervento fatto al convegno Tradurre: formazione e professione organizzato dall’Università di Padova nell’aprile 2006. Era stato introdotto così:
La traduzione è l’attività più conosciuta e meglio descritta all’interno del processo di localizzazione ma non rappresenta l’unica fase del ciclo di vita di un prodotto per la quale sono richieste competenze linguistiche specializzate. In questo intervento verranno brevemente analizzate altre fasi dello sviluppo di un prodotto che possono richiedere competenze linguistiche e culturali: globalizzazione, considerazioni geopolitiche, inglese come seconda lingua, identificazione di nuova terminologia e gestione terminologica, definizione di guide di stile e materiale di riferimento, revisione e controllo di qualità, opportunità create dai sistemi di traduzione automatica e interazione con l’utente finale.
La trascrizione dell’intero intervento è disponibile qui ed è pubblicata nel volume Tradurre: formazione e professione, a cura di Maria Teresa Musacchio e Geneviève Henrot Sostero, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Padova, 2007.
Guide di stile inglesi
Ho sempre trovato molto interessanti due note guide di stile inglesi, quella di The Economist e quella della BBC. Hanno molte informazioni utili anche per chi non è di madrelingua e soprattutto riescono a essere piacevoli da leggere: non manca lo humour tipicamente inglese (e le frecciatine agli americani).
Solo recentemente ho scoperto la guida di stile di The Guardian, organizzata in voci ordinate alfabeticamente, di solito brevissime. Viene dato spazio soprattutto all’ortografia ma se si apprezza lo “stile Guardian” è comunque divertente dare un’occhiata ad alcune spiegazioni e indovinare come mai siano state incluse certe voci.
Anche la guida di stile di The Times segue il formato glossario; è sicuramente utile per i professionisti del settore, forse meno per un pubblico generico al di fuori del Regno Unito.
Problemi di conversione (e di localizzazione)
Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Un articolo in The Guardian, poi corretto, riportava l’effetto del perigeo lunare sulle maree:
Per un problema di conversione due pollici erano diventati ben mezzo metro…
Purtroppo anche nella localizzazione capita di trovare questo tipo di errore, anche se non dovrebbe essere difficile evitarlo. In Localizzazione di esempi e riferimenti sono riportate le istruzioni della Guida di stile Microsoft per l’italiano in proposito:
“Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro.”
Le conversioni dovrebbero inoltre rispettare le convenzioni culturali non solo della lingua ma anche del mercato di arrivo. Mi vengono in mente alcuni esempi dell’edizione europea di una nota rivista americana dove le misure statunitensi vengono convertite in metriche ma il risultato dell’operazione, per quanto formalmente corretto, non è sempre adeguato:
| ▄ | L’altezza delle persone viene espressa in metri, però con un unico decimale. Quella di una donna, ad esempio, può essere descritta come 1,6 m e così non si capisce se potrebbe essere quasi alta (1,69) o relativamente bassa (1,60) |
| ▄ | Capita di vedere misure precise che sicuramente nell’originale erano da intendersi come approssimative: ad esempio, una distanza di about 48 km suona strana mentre non lo è about 30 miles. |
Nel caso dell’articolo di The Guardian, invece, la svista è probabilmente passata abbastanza inosservata perché nel sistema culturale britannico quasi tutti ragionano ancora in base al sistema imperiale e presumibilmente avranno "processato" solo il numero corretto, ignorando il riferimento errato.
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Vedi anche: Numeri di telefono e localizzazione.
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Localizzazione di esempi e riferimenti
Pubblicato il primo dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
I prodotti software sono sviluppati pensando a un pubblico internazionale e di solito non contengono riferimenti comprensibili solo nel mercato di origine. Gli esempi e le situazioni sono in genere riproponibili in tutte le lingue o comunque facilmente adattabili con semplici interventi di localizzazione.
Le Guide di stile Microsoft contengono indicazioni per identificare eventuali modifiche da apportare a esempi e riferimenti per adeguarli al contesto culturale dei singoli mercati. Alcuni esempi dalla Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano:
Unità di misura – Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro. In alcuni casi può essere necessario adattare il modo in cui sono scritte cifre e unità di misura: 2.7+ million kilometres of roads, ad esempio, diventerà Più di 2.700.000 km di strade.
Punti di vista – È molto importante riuscire a riconoscere tutte le informazioni che hanno un punto di vista statunitense per evitare che, traducendole letteralmente, si crei testo dal contenuto ambiguo o che lasci perplesso l’utente. La sede principale di Microsoft, ad esempio, si trova a Redmond, Washington: per un americano è ovvio che Washington faccia riferimento allo stato sull’Oceano Pacifico, un italiano, invece, potrebbe associare Washington alla capitale degli Stati Uniti (sempre Washington, D.C. per gli americani) e va quindi risolta l’ambiguità aggiungendo le informazioni mancanti: Stato di Washington, U.S.A.
Situazioni – Come regola generale, va evitata qualsiasi situazione che appaia poco realistica in un contesto italiano (ad es. bambine che giocano in una squadra di calcio o il suggerimento di utilizzare il cognome da nubile della madre come parola chiave per ricordare una password, senza considerare che in Italia le donne coniugate non cambiano cognome, ecc.) e sostituirla con materiale simile ma tipico della cultura italiana.
Nomi propri – Se nel testo americano le persone sono chiamate per nome, in una corrispondente situazione italiana potrebbe essere necessario utilizzare invece i cognomi. In un esempio relativo a un ambiente di lavoro formale i nomi di persona usati per riferimenti a impiegati, collaboratori, alias di posta elettronica e così via andranno sostituiti da cognomi (es. riferimenti a colleghi nei messaggi di posta elettronica) o nome e cognome (ad es. descrizioni di progetti o altre attività), in modo da rispecchiare la tipica prassi aziendale italiana.
Altri esempi nella Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano.
Vedi anche: Problemi di conversione e di localizzazione
Ordinamento alfabetico
Pubblicato il 9 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ho appena letto Parole matematiche: ordine, ordinale, ordinata, ordinamento che, come suggerisce il titolo, è una bella panoramica su origine e uso della parola ordine e termini correlati, in particolare in campo matematico.
Aggiungo che nell’ambito di software e relativa localizzazione ordinamento (sort order in inglese) di solito fa riferimento al criterio con cui si organizzano i dati in base al loro tipo, ad es. alfabeticamente, numericamente o per data.
Il tipo di ordinamento alfabetico può variare da una lingua all’altra, ad es. nell’ordinamento spagnolo tradizionale CH, LL e Ñ erano considerati caratteri individuali: nei vecchi dizionari i lemmi che iniziavano per ch, ll e ñ erano elencati dopo quelli che iniziavano per cu, lu e nu. Nelle lingue scandinave, invece, i caratteri Ø, Å, Ä, and Ö seguono la Z.
A proposito, forse altri come me hanno imparato l’alfabeto italiano di 21 lettere e fanno fatica a ricordare l’ordine corretto dei 5 caratteri aggiuntivi dell’alfabeto inglese. Il trucco è spiegato in J, K, W, X, Y: le "altre": basta memorizzare la frasetta JFK was sexy!
Ogni tanto capita di vedere problemi di localizzazione legati all’ordinamento alfabetico. Ne parla la Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft:
|
Quando si localizza un elenco, ad esempio una serie di nomi di lingue, di paesi o di prodotti, è fondamentale assicurarsi che le voci dell’elenco italiano risultino in ordine alfabetico, cambiando dove necessario la sequenza del testo originale: |
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| Testo originale | * Localizzazione errata | Localizzazione corretta |
| B Background Bookmark Browser |
B Sfondo Segnalibro Browser |
B Barra degli strumenti Barra del titolo Browser … Segnalibro Sfondo |
|
In contesti specifici potrebbe essere necessario adottare ulteriori raggruppamenti all’interno di un ordinamento alfabetico. |
| Testo originale | * Localizzazione errata | Localizzazione corretta |
| PowerPoint Content Templates PowerPoint Design Templates PowerPoint Help Publisher Commercial Printing Publisher Help Publisher Wizards Word Help Word Templates Word WIzards |
Creazioni guidate di Publisher Creazioni guidate di Word Guida di Word Guida di PowerPoint Guida di Publisher Modelli contenuto di PowerPoint Modelli di Word Modelli struttura di PowerPoint Stampa esterna di Publisher |
PowerPoint – Guida PowerPoint – Modelli contenuto PowerPoint – Modelli struttura Publisher – Creazioni guidate Publisher – Guida Publisher – Stampa esterna Word – Creazioni guidate Word – Guida Word – Modelli |
Parla come mangi 1
Post pubblicato il 17 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Stamattina alla radio ho sentito alcuni esempi che, per l’ennesima volta, mi hanno fatto riflettere sull’uso massiccio di parole inglesi nella lingua italiana e soprattutto sulla necessità, nell’ambito di comunicazioni ufficiali quali notiziari e messaggi pubblicitari, di verificare la pronuncia. Le tre parole che ho sentito nel giro di pochi minuti sono management, performance e (park) assist, tutte pronunciate con l’accento sulla sillaba sbagliata.
Diversi fattori possono influenzare la pronuncia di parole straniere in italiano, tra cui il modo in cui il prestito è entrato nell’uso (se attraverso la lingua scritta o parlata) e il grado di conoscenza della lingua straniera. Un esempio tipico è puzzle, che fino a qualche anno fa tendeva ad essere pronunciato come scritto, /’pʊttsle/, mentre ora, grazie a una maggiore diffusione dell’inglese, prevale una pronuncia simile a quella originale, /’pʌzl/. In altri casi la pronuncia originale viene adattata al sistema fonetico italiano, specialmente quando non esiste un fonema corrispondente, ad esempio la vocale inglese /æ/ tende a essere pronunciata /a/, come in standard /’standard/, oppure /ɛ/, come in standby /’stɛndbai/.
Di solito, comunque, l’accento cade sulla stessa sillaba del termine originale e proprio per questo continuo a domandarmi come sia possibile che nelle comunicazioni “ufficiali” possano coesistere la dizione corretta (management e performance) e quella errata. I principali dizionari italiani includono sia la pronuncia della lingua di origine che quella italiana adattata, ad esempio per software si troverà sia l’inglese /’sɔftwɛə/ che l’italiano
/’sɔftwɛr/, quindi non dovrebbe essere troppo difficile verificare?
Alcuni prodotti Microsoft includono registrazioni audio e per evitare questo tipo di errori la Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano contiene una sezione con indicazioni generali sulla pronuncia di termini inglesi, riferimenti e acronimi.
Il tipo di carattere utilizzato per le trascrizioni fonetiche in questo post è Arial Unicode MS, disponibile con Windows Vista. Se i simboli non vengono visualizzati correttamente è necessario installarlo. Un elenco dei caratteri dell’alfabeto fonetico internazionale (IPA) in Unicode è disponibile qui.
PS Un consiglio ad eventuali studenti in cerca di un’esperienza lavorativa: stage è una parola francese, /’staʒ/, da non confondere con l’inglese per “palcoscenico” ![]()
È o non E’?! Scrivere per il Web
Post pubblicato il 10 giugno 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Luisa Carrada del blog Mestiere di scrivere segnala l’ebook Scrivere per il Web. Quando l’azienda comunica su Internet: piacevole da leggere e con suggerimenti utili anche per chi non si occupa di comunicazione aziendale.
Un paio di paragrafi riguarda l’uso di E’ (voce del verbo essere a inizio di frase), accettabile al posto di È perché le maiuscole accentate non sono disponibili da tastiera. Anche secondo me, però, la forma accentata è preferibile e in Office c’è un modo rapido per inserirla senza ricorrere a comandi da menu.
Forse non tutti lo sanno: basta digitare il carattere è, evidenziarlo e poi premere MAIUSC+F3.
In alternativa: ALT+0200 sul tastierino numerico (decisamente meno complicato della combinazione di tasti CTRL+`+MAIUSC+e, più adatta a una piovra che non a un essere umano).
A proposito, MAIUSC+F3 è il comando per modificare la combinazione di maiuscole e minuscole nel testo selezionato.
Ecco cosa succede utilizzandolo in sequenza:
questo è un esempio (tutto minuscolo)
à Questo È Un Esempio (iniziali maiuscole, tipico dei titoli americani)
à QUESTO È UN ESEMPIO (tutto maiuscolo)
à questo è un esempio (tutto minuscolo)
e così via…
Commento di FrancoZ: Un articolo veramente interessante. Credo che certe cose come È ed E’ le notino solamente i traduttori professionisti!
In passato ho lavorato per un quotidiano e la convenzione era di usare E’. Penso che questa convenzione fosse dovuta a ragioni tipografiche. Infatti, basta dare un’occhiata alla forma stampata (cioè, non quella elettronica in rete) di varie testate nazionali per rendersi conto che la forma E’ viene usata praticamente in maniera uniforme, soprattutto nei titoli (probabilmente per evitare lo sconfinamento verticale del carattere).
Ho aggiunto:
Conosco un tipografo della generazione “pre computer”. Lavorava per alcune importanti riviste italiane ed è interessantissimo sentire cosa racconta, ad esempio nelle pubblicità era il tipografo a decidere tipo di carattere e corpo del testo, non il pubblicitario, proprio perché c’erano molte limitazioni.
Lavori in corso
Post pubblicato il 30 maggio 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ho ricevuto una domanda sulle azioni che in inglese sono descritte con il participio presente (-ing) e in italiano sono rese con un sostantivo seguito dalla locuzione in corso (es. copying à copia in corso). Dice Riccardo:
[...] Perché non mettere "in corso" prima del verbo, magari con un verbo ausiliare (p.es. "è in corso il caricamento di …" invece che "caricamento in corso di …")? Oppure perché non toglierlo del tutto ("caricamento di …"), tanto che qualcosa sia in corso dovrebbe essere evidente? oppure perché non metterlo alla fine ("caricamento di …. in corso")? Oppure ancora rendendo la frase come faremmo istintivamente in italiano se rispondessimo all’interrogativo "che fai?": "sto caricando il …"? Insomma, le traduzioni troppo vicine alla costruzione della lingua originaria non sono sempre belle.
La traduzione del participio presente inglese con in corso è ormai diventata una convenzione nella localizzazione* e in quanto tale ha il vantaggio di rendere subito riconoscibile il tipo di comunicazione (quando leggo in corso so che devo aspettare). Effettivamente ci sarebbero soluzioni più idiomatiche o stilisticamente più eleganti ma non credo che porterebbero a vantaggi di comprensione rispetto alla formula convenzionale a cui ormai siamo abituati (la familiarità contribuisce ad abbassare la curva di apprendimento). Concordo comunque con Riccardo che a volte ne risultano frasi pesanti che potrebbero essere migliorate.
La Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft, scaricabile dal Portale linguistico, fornisce indicazioni a questo proposito. In genere la locuzione in corso segue l’azione (in questo modo si pone l’attenzione sull’azione: copia in corso); se però l’azione viene descritta in dettaglio e la traduzione potrebbe risultare ambigua, è preferibile iniziare la frase con È in corso, come suggerito da Riccardo (ad es. Copying network install files à È in corso la copia dei file per l’installazione dalla rete). Sta poi a chi localizza scegliere la forma più appropriata…
Va inoltre considerato che in mancanza di contesto potrebbe essere difficile capire se in inglese la forma in -ing sia un participio presente (azione in corso) o un gerundio (sostantivo): la stringa Indexing, ad esempio, potrebbe rappresentare il messaggio di un servizio di indicizzazione (participio presente, Indicizzazione in corso), oppure potrebbe essere il titolo di una finestra di dialogo che permette di impostare le opzioni relative al servizio (gerundio, Indicizzazione). In questi casi è preferibile omettere in corso per evitare errori, ad esempio sarebbe fuori luogo leggere in corso in un titolo…
* L’indicazione di tradurre il participio presente inglese con in corso è diffusa e si trova, ad esempio, in progetti Linux, Mozilla, Game Italian Translation, ecc.
[Aggiornamento - 16 giugno 2008]
Ho notato che parecchie persone arrivano su questo post perché cercano come si dice lavori in corso in inglese. Non esiste un’unica traduzione, dipende molto dal contesto. Il nome del cartello qui a destra, ad esempio, è Men at work. In altri contesti, invece, è più adatta l’espressione Under construction, che tempo fa si vedeva spesso in pagine di siti Web non ancora completati.
Commento di KJK::Hyperion:
Ricordo di un messaggio tradotto impropriamente come "<ecc.> in corso", con tanto di aggiunta di ellissi "…" finale, quasi a cercare di convincerci che fosse quello il vero significato, ma ora non ricordo di preciso dove l’avevo letto. Il mio strafalcione preferito resta "Boot logging enabled" (messaggio piuttosto oscuro di avvio del kernel), tradotto come "Accesso all’avvio abilitato"
Mia risposta:
Ho appena scoperto che la stringa "Boot logging enabled", usata in Windows XP and Windows Server 2003, è stata eliminata da Windows Vista e Windows Server 2008. Si vede che era alquanto oscura anche per i madrelingua
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La definizione di "boot logging" nel database terminologico Microsoft, consultabile nel Portale linguistico, è "A process in which a computer that is starting (booting) creates a log file that records the loading of each device and service. The log file is called Ntbtlog.txt, and it is saved in the systemroot directory". La traduzione usata dal team di localizzazione in XP e Windows Server 2003, "Registrazione avvio abilitata" (presumo ci fossero problemi di spazio) cercava di risolvere la traduzione errata relativa a "logging" ma rimaneva alquanto oscura.
