Post con tag “guida di stile”
(L’)Huffington Post, un nome ancora in rodaggio
È online la versione italiana di The Huffington Post e anch’io ieri ho dato un’occhiata al nuovo sito, senza però riuscire a capire come si scriva il nome italiano.
| ▄ | Il nome va preceduto dall’articolo determinativo, L’Huffington Post oppure no, Huffington Post? |
| ▄ | Se l’articolo fa parte del nome, va scritto con la lettera maiuscola, L’Huffington Post, o minuscola, l’Huffington Post (cfr. la Repubblica)? |
| ▄ | Se l’articolo fa parte del nome ed è preceduto da preposizione, rimane “interno” e separato dalla preposizione, ad es. in L’Huffington Post, o si può formare una preposizione articolata (articolo “esterno”), ad es. nell’Huffington Post? |
| ▄ | Huffington Post e HuffPost sono equivalenti? Quando va aggiunto Italia? |
Microsoft Manual of Style
È uscita da qualche settimana la quarta edizione di Microsoft Manual of Style (“your everyday guide to usage, terminology, and style for professional technical communications”).
È una pubblicazione molto nota in ambito informatico, utile anche per chi lavora in una lingua diversa dall’inglese perché evidenzia vari aspetti della comunicazione a cui va prestata attenzione, indipendentemente dalla lingua.
Nel blog di Microsoft Press si possono leggere sommario e introduzione e buona parte del terzo capitolo, Content for a worldwide audience (tra i vari argomenti, Machine translation syntax, indicazioni su come scrivere testi adatti alla traduzione automatica).
Questa edizione, a differenza della precedente, non include alcun CD (ed è stampata su carta piuttosto scadente).
I registri del Registro delle Opposizioni
Il Registro Pubblico delle Opposizioni dovrebbe essere un “servizio per il cittadino” ma, a parte la pagina iniziale, mi sembra pensato soprattutto per chi è abituato a navigare e a districarsi con il linguaggio tecnico e burocratico.
Ho trovato il logo molto efficace, non altrettanto invece le modalità di comunicazione e in particolare le scelte di allocuzione: si ha l’impressione che chi ha curato il contenuto del sito non sia riuscito a decidere come rivolgersi all’utente.
In alcune pagine si è optato per un registro formale, ricorrendo però a due forme diverse:
| ▄ | la forma di cortesia standard (terza persona singolare), ad es. i dati da Lei conferiti; il trattamento dei Suoi dati; |
| ▄ | una forma di cortesia obsoleta, la seconda persona plurale ormai usata solo in Italia meridionale, ad es. i Vostri dati; i dati da Voi forniti ecc. (non si tratta della seconda persona plurale “standard” tipica dei siti web perché non prevede le maiuscole di cortesia, qui invece sempre presenti, e perché nel sito viene chiaramente specificato che solo l’intestatario dell’abbonamento può seguire la procedura prevista, quindi non avrebbe molto senso rivolgersi a più di un utente contemporaneamente). |
Altrove viene invece preferito un registro informale:
| ▄ | ci si rivolge all’utente con la forma confidenziale (seconda persona singolare), ad es. benvenuto; in questa sezione potrai scaricare. |
Spesso si ricorre anche a un registro neutro e/o burocratico, che coesiste con gli altri:
| ▄ | viene usata la forma impersonale tipica di manuali, istruzioni e testi legali, ad es. inserire le informazioni, è possibile selezionare, chiunque rilasci dichiarazioni mendaci sarà punito. |
Queste incongruenze e vari altri problemi linguistici (e terminologici) penalizzano la comprensibilità del testo e rendono il sito poco fruibile agli utenti meno esperti. Si sarebbero potuti evitare ricorrendo a una guida di stile o seguendo le indicazioni per una comunicazione istituzionale chiara ed efficace, come quelle promosse da REI.
Vedi anche: Tu, voi o infinito?
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English: inglese o italiano?
In un testo inglese con riferimenti linguistici, la parola English non dovrebbe dare problemi di interpretazione, eppure può causare errori di localizzazione che mi è capitato di vedere spesso. L’ultima imprecisione che ho notato è proprio in un documento di Google che spiega che “la localizzazione è molto più che una semplice traduzione: richiede un adattamento del sito web ai mercati e alle culture locali, non una semplice traduzione letterale dei contenuti”:
| Testo originale | Traduzione italiana | |
| [A] Style Guide [is] a document that describes specific instructions that you want translators to follow during translation. For example, your style guide for translation into English may include the rule: for comma-separated lists that contain at least three items, always include a comma before the "and". Thus, the translator would translate the Spanish "manzanas, naranjas, y peras" into "apples, oranges, and pears" instead of "apples, oranges and pears". | [La] Guida di stile [è] un documento che descrive specificamente le istruzioni che i traduttori devono seguire durante la traduzione. Ad esempio, la guida di stile per la traduzione in inglese può comprendere la regola: per gli elenchi separati da virgole che contengono almeno tre elementi, aggiungere sempre una virgola prima della "e". In questo caso, il traduttore che traduce "Manzanas, Naranjas, y Peras" dallo spagnolo in inglese dovrà usare la forma "apples, oranges, and pears" anziché "apples, oranges and pears". |
In un testo o in un prodotto sviluppato in un paese di lingua inglese, English può avere due significati diversi che nella versione localizzata richiedono traduzioni diverse :
| 1 | “lingua parlata negli Stati Uniti” inglese nella versione italiana |
| 2 | “lingua dell’interfaccia/documentazione” italiano nella versione italiana |
Ci sono poi occorrenze specifiche che vanno verificate caso per caso, ad es. un ipotetico avvertimento This add-in may cause serious problems if installed on non-English versions of XYZ potrebbe richiedere traduzioni diverse a seconda che il componente aggiuntivo sia disponibile solo in inglese oppure ne esistano anche versioni localizzate.
Anche i riferimenti ad altre lingue possono essere interpretati letteralmente o come esempi generici di lingua straniera. In questa ottica, il testo citato all’inizio sarebbe potuto risultare più efficace se adattato al contesto specifico “localizzazione inglese-italiano”, ad es.
| […] la guida di stile per la traduzione dall’inglese in italiano potrebbe comprendere la regola la virgola separa gli elementi di un elenco; l’ultimo elemento viene introdotto dalla congiunzione “e” che, a differenza dell’inglese “and”, non va preceduta da virgola. Ad esempio, chi traduce "apples, oranges, and pears" dovrà scrivere "mele, arance e pere" anziché "mele, arance, e pere". |
Concludo sottolineando ancora una volta che le guide di stile per la localizzazione forniscono indicazioni generali ma non possono coprire tutti gli esempi possibili: sta a chi traduce riconoscere i potenziali problemi e trovare soluzioni specifiche.
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Affinità con i piccoli utenti
Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.
Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.
All’inizio degli anni ‘90 era uscito un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che trasformava alcune parole sostituendole con immagini stilizzate, simili a icone:
| Un |
C’erano stati vari problemi nella fase iniziale di localizzazione perché la traduzione in italiano delle parole trasformabili era stata fatta senza considerare le immagini corrispondenti, ad es. nella versione alfa scrivendo topo non succedeva niente mentre mouse faceva apparire una figurina dell’animale (chi aveva tradotto dall’inglese doveva aver pensato che mouse fosse un termine informatico). In altri casi le immagini “americane” erano poco riconoscibili e avevano richiesto adattamenti personalizzati.
Un esempio divertente è quello della parola cookie, che nella versione originale era
associata a un’immagine del tipico chocolate chip cookie americano, simile a quella qui a destra, però non molto rappresentativa per l’italiano biscotto.
La soluzione adottata, dopo avere consultato alcuni bambini e maestre, è un esempio di localizzazione forse non molto ortodossa ma efficace, molto apprezzata dagli utenti finali: l’immagine del cookie americano appariva quando i bambini italiani scrivevano cacca!
Ovviamente avevamo evitato di farlo sapere agli sviluppatori americani, che sicuramente non avrebbero trovato molto politically correct la nostra affinità con i piccoli utenti…
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Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e Immagini, traduzione automatica e tazze (problemi con le parole chiave associate alle immagini).
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Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione
Ho trovato interessante un video che riassume un dibattito tra i responsabili delle guide di stile di due quotidiani inglesi, The Guardian e The Telegraph.
Negli anni ho partecipato a varie discussioni (anche parecchio accese!) su cosa includere nelle guide di stile per la localizzazione e così mi è venuto quasi automatico confrontare la mia esperienza con alcune indicazioni dei due quotidiani inglesi (
in corsivo), ovviamente tenendo presente che le modalità di scrittura e le finalità sono diverse:
Va evitata l’uniformità di scrittura; limitando la creatività, gli articoli sembrerebbero scritti tutti dalla stessa persona.
Nella localizzazione di solito si cerca l’effetto opposto: lo stile del testo non dovrebbe distrarre l’utente e quindi deve essere il più “neutro” e uniforme possibile (proprio come i testi delle agenzie di stampa citati negativamente nel dibattito).
Il testo deve essere grammaticalmente e ortograficamente corretto.
Anche un testo localizzato non deve contenere errori ma si presume che chi localizza conosca bene la propria lingua e che ripetere informazioni facilmente reperibili in grammatiche, dizionari e altro materiale di riferimento sia superfluo (ad es. che po’ non si scrive con l’accento). In genere si includono note d’uso se una lingua consente alternative (ad es. si specifica che forma privilegiare per i nomi composti se si possono scrivere sia con il trattino che come parola unica), se non sono applicabili regole generiche (ad es. iniziali maiuscole o minuscole per i nomi dei comandi), o per evitare problemi ricorrenti nella traduzione da una lingua all’altra.
Le parole vanno usate correttamente, senza attribuire loro significati che non hanno.
Nella localizzazione l’uso corretto e coerente della terminologia è fondamentale: un articolo si legge forse una volta sola mentre errori e incongruenze terminologiche nell’interfaccia possono saltare agli occhi ogni volta che si usa il software (e soprattutto possono causare problemi di comprensione).
Va evitato l’uso eccessivo di aggettivi.
Nella localizzazione questo è raramente un problema, può comunque essere utile evidenziare eventuali diversità d’uso nelle lingue di partenza e di arrivo, ad es. in italiano si possono eliminare molti aggettivi possessivi (your file diventa il file) e va fatta attenzione alla posizione dell’aggettivo (c’è differenza di significato tra innovative funzioni e funzioni innovative).
Ai giornalisti vengono date linee guida sull’uso del linguaggio volgare.
Per gli americani, anche in una guida di stile per la localizzazione è essenziale specificare che è proibito usare linguaggio offensivo, secondo me invece si dovrebbe poterlo dare per scontato, perlomeno se il lavoro è fatto da professionisti.
L’ambiguità è il peggior nemico dello stile.
Le ambiguità possono avere un impatto negativo sulla curva di apprendimento dell’utente: in un prodotto localizzato è preferibile qualche ripetizione in più, anche a scapito dello stile, piuttosto che informazioni poco chiare.
La lingua si evolve.
Nella localizzazione c’è una certa resistenza a modificare la terminologia esistente o uno stile consolidato, per questioni soprattutto economiche: costerebbe troppo rimaneggiare il materiale che viene riciclato da una versione all’altra e, per evitare incongruenze e altri problemi, si tende a limitare i cambiamenti.
Lo stile di un giornale deve mostrare affinità con i lettori e riflettere i loro valori.
Anche le scelte di localizzazione, tra cui gli esempi, devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale del prodotto.
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Vedi anche: Manuali di stile e funzione del testo (aspettative ed esigenze dell’utente).
Per alcune note sullo stile più diffuso nei prodotti localizzati in italiano: Tu, voi o infinito? e Lavori in corso.
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Biblioteca virtuale e giornate REI
Il sito della Rete di eccellenza dell’italiano istituzionale (REI) raccoglie una serie di risorse rivolte in particolare a chi redige o traduce testi istituzionali ma utili a chiunque lavori con la lingua italiana. Alcuni esempi:
| ▄ | una biblioteca virtuale con glossari settoriali da varie fonti |
| ▄ | regole di redazione per documenti ufficiali (istituzioni italiane, svizzere e dell’Unione europea) |
| ▄ | alcune risorse per un uso corretto dell’italiano |
| ▄ | indicazioni per ricerche in testi legislativi (Unione europea, Italia, Svizzera e convenzioni internazionali) |
Sono inoltre disponibili gli atti delle giornate di studio organizzate da REI due volte l’anno. La Decima Giornata REI avrà luogo a Roma il 29 novembre: il seminario Politicamente o linguisticamente corretto? “intende approfondire la tematica della neutralità di genere, in particolare l’uso del maschile/femminile per designare cariche e professioni un tempo riservate agli uomini”. Programma della giornata e iscrizioni nel sito REI.
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Rimanendo in tema eventi linguistici, a Napoli dal 22 al 29 novembre c’è il Festival della traduzione Tradurre (in) Europa – Vivere e scrivere tra le lingue (via a piè di pagina).
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Manuali di stile e funzione del testo
Come nasce un manuale di stile (Lavori in corso) riassume in modo efficace alcune considerazioni essenziali per la preparazione di note redazionali, tra cui questo punto:
| Come costruire un testo adattato al lettore. Sfortunatamente, infatti, tutti noi che scriviamo (anche come traduttori) a volte dimentichiamo che il testo non è nostro né per noi. |
È importante sottolinearlo perché le guide di stile forniscono indicazioni generali ma è poi compito di chi scrive o traduce metterle in pratica, operando scelte specifiche che tengano conto delle aspettative e delle esigenze del lettore (o utente tipico) di quel testo. È un’operazione non sempre ovvia, soprattutto quando si traduce materiale in apparenza standard, simile a testi già visti, e si lavora con strumenti di automazione.
La funzione del testo viene espressa in modalità anche molto diverse da lingua a lingua. In inglese, un testo con funzione didattica (ad es. un manuale di istruzioni) e un testo con funzione informativa e/o “esortativa” (ad es. materiale marketing che descrive un prodotto) possono essere resi con le stesse strategie linguistiche e stilistiche (ad es. rivolgendosi direttamente all’utente con l’imperativo), mentre in un’altra lingua potrebbe essere necessario differenziare le funzioni (ad es. usando forme impersonali per un tipo di testo e più dirette e informali per l’altro, diversificando registro e lessico generico, ecc).
Il mancato riconoscimento della funzione del testo è un problema che ho notato più volte e che può avere un impatto negativo sull’esperienza dell’utente, come nelle descrizioni di prodotti che dovrebbero essere accattivanti e invogliare all’acquisto e invece contengono espressioni formalmente corrette e accettabili in altri contesti (ad es. allo scopo di, pertanto, è possibile effettuare…) ma fuori luogo in un messaggio pubblicitario.
La capacità di identificare correttamente il tipo di testo e di lettore/utente a cui è destinato e la consapevolezza delle strategie usate dalle lingue di partenza e di arrivo sono quindi essenziali per dare il “senso di identità a ciò che si scrive” descritto da Come nasce un manuale di stile.
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Vedi anche: post con tag Guida di stile, in particolare Guide di stile: giornali inglesi e localizzazione, e con tag utente tipico.
Scrittura, struttura e FANBOYS
Come ti connetto coerenza e coesione mi ha ricordato quanto avevo dovuto imparare per scrivere gli essay in inglese, componimenti in teoria più o meno paragonabili a un vecchio tema di maturità ma in pratica molto più rigidi nella struttura (o perlomeno lo erano per chi, come me, in italiano era abituato a grande libertà di scrittura* senza regole particolari).
È passato del tempo e forse le cose sono cambiate, ad ogni modo ecco i punti principali:
| ▄ | Struttura del testo: un capoverso (in inglese paragraph) che introduce l’argomento, almeno sei capoversi in cui sviluppare il tema (di cui preferibilmente metà con una tesi e l’altra metà con un punto di vista diverso, alternando le argomentazioni o presentando interamente prima l’una e poi l’altra), infine un capoverso riassuntivo e conclusivo. |
| ▄ | Struttura del capoverso: una frase di apertura, almeno due frasi con le informazioni rilevanti, una frase di chiusura. |
| ▄ | Struttura delle frasi: nel caso di più proposizioni in una frase, si connettono con una congiunzione semplice; per segnalare più chiaramente il collegamento con il testo precedente, la conclusione o un cambiamento di direzione nell’esposizione, si usa una locuzione congiuntiva o un avverbio (conjunctive adverbs), specialmente nella frase di apertura; le frasi all’interno del capoverso e separate dal punto possono essere connesse tra loro con un rimando più o meno esplicito alle informazioni già date (vedi post citato). |
| ▄ | FANBOYS: un acronimo un po’ controverso che permette di ricordare facilmente for, and, nor, but, or, yet, so, di solito classificati come congiunzioni semplici (simple conjunctions). [Aggiornamento 19/5/2010: per saperne di più, Of Fanboys and FANBOYS] |
Rispettando queste regole, dovrebbe essere più semplice ottenere coesione e avere una struttura idonea per raggiungere coerenza, perlomeno in inglese.
Applicandole in italiano si può rischiare un risultato magari un po’ asettico per i nostri gusti ma almeno si impedirebbe l’effetto “ma dove vorrà andare a parare?” tipico di tanti nostri testi. In ogni caso eviterei l’uso eccessivo di congiunzioni composte racchiuse tra virgole (es. …, tuttavia, … sul modello dell’inglese …, however, …), o forse è a me che proprio non piace perché mi ricorda la tecnica degli studenti qual ero io alle prese con gli essay, quella di scegliere una voce da un elenco di connective words e costruirci attorno la frase, per poi ripetere il processo con le frasi successive: non certo un esempio di scrittura creativa!
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* Non ho idea di che tipo di esercizi di scrittura si facciano ora nella scuola italiana, ma immagino venga insegnato a produrre tipi di testo di vario genere e soprattutto a scrivere in maniera più strutturata rispetto ai vecchi, noiosissimi temi che mi ero dovuta sorbire io.
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Il portale linguistico del Canada
Ne stanno parlando in molti: il Canadian Translation Bureau, ente governativo canadese, ha reso consultabili gratuitamente il database terminologico Termium (quasi 4 milioni di termini in inglese e francese e più di 200.000 in spagnolo) e le risorse del portale linguistico The Language Portal of Canada / Le Portail linguistique du Canada, dove si possono trovare strumenti linguistici di vario genere tra cui guide di stile e dizionari per le due lingue ufficiali del Canada, inglese e francese.
È invece disponibile da tempo il tutorial di terminologia, versione italiana di The Pavel Terminology Tutorial a cura della SSLMIT di Forlì.
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Le competenze linguistiche nella localizzazione
Una conversazione recente mi ha fatto rispolverare Le competenze linguistiche nella localizzazione, un intervento fatto al convegno Tradurre: formazione e professione organizzato dall’Università di Padova nell’aprile 2006. Era stato introdotto così:
La traduzione è l’attività più conosciuta e meglio descritta all’interno del processo di localizzazione ma non rappresenta l’unica fase del ciclo di vita di un prodotto per la quale sono richieste competenze linguistiche specializzate. In questo intervento verranno brevemente analizzate altre fasi dello sviluppo di un prodotto che possono richiedere competenze linguistiche e culturali: globalizzazione, considerazioni geopolitiche, inglese come seconda lingua, identificazione di nuova terminologia e gestione terminologica, definizione di guide di stile e materiale di riferimento, revisione e controllo di qualità, opportunità create dai sistemi di traduzione automatica e interazione con l’utente finale.
La trascrizione dell’intero intervento è disponibile qui ed è pubblicata nel volume Tradurre: formazione e professione, a cura di Maria Teresa Musacchio e Geneviève Henrot Sostero, Centro Linguistico di Ateneo, Università degli Studi di Padova, 2007.
Tu, voi o infinito?
In questi giorni sono raramente davanti al computer e solo ora ho iniziato a leggere i commenti all’intervista in Punto Informatico.
Ci sono molti spunti interessanti, ad esempio sullo stile usato in molti prodotti (non solo Microsoft!): perché non ci si rivolge all’utente direttamente, come in inglese, ma si prediligono forme impersonali e l’infinito per le istruzioni?
Le versioni localizzate dovrebbero essere finalizzate alle esigenze dei mercati locali. La maggior parte degli utenti italiani ignora come sia il software originale: se le scelte di localizzazione sono adeguate, efficaci e consentono di imparare a usare un prodotto facilmente e produttivamente, è abbastanza irrilevante cosa viene usato in inglese.
In italiano di solito le istruzioni, se non sono tradotte da altre lingue, prediligono le forme impersonali e basta aprire la scatola di qualche apparecchiatura o di un medicinale per verificarlo. Immagino che nei primi prodotti localizzati sia stato adottato questo stile proprio perché era quello che si aspettavano gli italiani digiuni di computer ma abituati a seguire istruzioni di altro tipo: è risaputo che la familiarità ha un impatto positivo sulla curva di apprendimento.
Va anche detto che le prime applicazioni localizzate erano destinate soprattutto ad ambiti professionali dove il “tu” sarebbe stato fuori luogo. Nel 2009 l’utente tipico dei prodotti software ha sicuramente una sensibilità diversa ma nel frattempo la forma impersonale è diventata uno standard a cui credo siamo ormai abituati… a parte le obiezioni di chi usa il Mac o di utenti più “informatizzati” che, però, non sempre rappresentano l’utente tipico. ![]()
In ogni caso la forma impersonale non dovrebbe essere sinonimo di stile troppo formale e sono del tutto d’accordo con chi si lamenta di frasi “barocche” più adatte alla burocrazia che a un’interfaccia grafica. Ad esempio, se un titolo inglese dice What I could do to protect my computer, non mi sembra il caso di tradurre Quali misure è possibile adottare per proteggere il proprio computer se, mantenendo una forma impersonale, si può semplificare in Che cosa si può fare per proteggere il computer. Le guide di stile per la localizzazione possono dare indicazioni generali ma sta a chi traduce operare scelte accettabili.
Guide di stile inglesi
Ho sempre trovato molto interessanti due note guide di stile inglesi, quella di The Economist e quella della BBC. Hanno molte informazioni utili anche per chi non è di madrelingua e soprattutto riescono a essere piacevoli da leggere: non manca lo humour tipicamente inglese (e le frecciatine agli americani).
Solo recentemente ho scoperto la guida di stile di The Guardian, organizzata in voci ordinate alfabeticamente, di solito brevissime. Viene dato spazio soprattutto all’ortografia ma se si apprezza lo “stile Guardian” è comunque divertente dare un’occhiata ad alcune spiegazioni e indovinare come mai siano state incluse certe voci.
Anche la guida di stile di The Times segue il formato glossario; è sicuramente utile per i professionisti del settore, forse meno per un pubblico generico al di fuori del Regno Unito.
Problemi di conversione (e di localizzazione)
Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Un articolo in The Guardian, poi corretto, riportava l’effetto del perigeo lunare sulle maree:
Per un problema di conversione due pollici erano diventati ben mezzo metro…
Purtroppo anche nella localizzazione capita di trovare questo tipo di errore, anche se non dovrebbe essere difficile evitarlo. In Localizzazione di esempi e riferimenti sono riportate le istruzioni della Guida di stile Microsoft per l’italiano in uso nel 2008:
| “ Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro.” |
Le conversioni dovrebbero inoltre rispettare le convenzioni culturali non solo della lingua ma anche del mercato di arrivo. Mi vengono in mente alcuni esempi dell’edizione europea di una nota rivista americana dove le misure statunitensi vengono convertite nel sistema metrico ma non localizzate e il risultato dell’operazione, per quanto formalmente corretto, non è sempre adeguato:
| ▄ | L’altezza delle persone viene espressa in metri, però con un unico decimale. Quella di una donna, ad esempio, può essere descritta come 1,6 m e così non si capisce se potrebbe essere quasi alta (1,69) o relativamente bassa (1,60). |
| ▄ | Capita di vedere misure precise che sicuramente nell’originale erano da intendersi come approssimative: ad esempio, una distanza di about 48 km suona strana mentre non lo è about 30 miles. |
Nel caso dell’articolo di The Guardian, invece, la svista è probabilmente passata abbastanza inosservata perché nel sistema culturale britannico in molti ragionano ancora in base al sistema imperiale e presumibilmente avranno "processato" solo il numero corretto, ignorando il riferimento errato.
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Vedi anche: Numeri di telefono e localizzazione.
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Localizzazione di esempi e riferimenti
Pubblicato il primo dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
I prodotti software sono sviluppati pensando a un pubblico internazionale e di solito non contengono riferimenti comprensibili solo nel mercato di origine. Gli esempi e le situazioni sono in genere riproponibili in tutte le lingue o comunque facilmente adattabili con semplici interventi di localizzazione.
Le Guide di stile Microsoft contengono contenevano indicazioni per identificare eventuali modifiche da apportare a esempi e riferimenti per adeguarli al contesto culturale dei singoli mercati. Alcuni esempi dalla Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano in uso nel 2008:
Unità di misura – Le unità di misura anglosassoni (pollici, gradi Fahrenheit, libbre, ecc.) vanno sempre localizzate. Le misure specifiche vanno convertite esattamente; nel caso di indicazioni generali, invece, possono essere usate approssimazioni: nel suggerimento sullo spazio da inserire tra un’immagine e un’altra in un documento, ad esempio, two inches può essere tradotto qualche centimetro. In alcuni casi può essere necessario adattare il modo in cui sono scritte cifre e unità di misura: 2.7+ million kilometres of roads, ad esempio, diventerà Più di 2.700.000 km di strade.
Punti di vista – È molto importante riuscire a riconoscere tutte le informazioni che hanno un punto di vista statunitense per evitare che, traducendole letteralmente, si crei testo dal contenuto ambiguo o che lasci perplesso l’utente. La sede principale di Microsoft, ad esempio, si trova a Redmond, Washington: per un americano è ovvio che Washington faccia riferimento allo stato sull’Oceano Pacifico, un italiano, invece, potrebbe associare Washington alla capitale degli Stati Uniti (sempre Washington, D.C. per gli americani) e va quindi risolta l’ambiguità aggiungendo le informazioni mancanti: Stato di Washington, USA.
Situazioni – Come regola generale, va evitata qualsiasi situazione che appaia poco realistica in un contesto italiano (ad es. bambine che giocano in una squadra di calcio o il suggerimento di utilizzare il cognome da nubile della madre come parola chiave per ricordare una password, senza considerare che in Italia le donne coniugate non cambiano cognome, ecc.) e sostituirla con materiale simile ma tipico della cultura italiana.
Nomi propri – Se nel testo americano le persone sono chiamate per nome, in una corrispondente situazione italiana potrebbe essere necessario utilizzare invece i cognomi. In un esempio relativo a un ambiente di lavoro formale i nomi di persona usati per riferimenti a impiegati, collaboratori, alias di posta elettronica e così via andranno sostituiti da cognomi (es. riferimenti a colleghi nei messaggi di posta elettronica) o nome e cognome (ad es. descrizioni di progetti o altre attività), in modo da rispecchiare la tipica prassi aziendale italiana.
Altri esempi nella Guida di stile per la localizzazione dei prodotti Microsoft in italiano. Nota: questo post fa riferimento alla versione della Guida di stile Microsoft in uso nel 2008, nel frattempo sostituita.
Vedi anche: Problemi di conversione e di localizzazione
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inglese nella versione italiana


