Post con tag “grammatica”
Accenti stranieri e credibilità
Uno studio riassunto in Speakers with a foreign accent are perceived as less credible indica che le informazioni comunicate da chi parla con accento straniero sono percepite come meno attendibili rispetto agli stessi dati forniti da una persona di madrelingua, indipendentemente dai pregiudizi sulla nazionalità di chi parla: questo perché un accento marcato richiede uno sforzo di comprensione e il nostro cervello tende a ritenere più veritiere le informazioni che sono più facili da elaborare (in inglese si parla di cognitive fluency).
Fuori dai laboratori di ricerca, presumo che gli stereotipi associati all’accento giochino comunque un ruolo rilevante, anche se inconsciamente. E ho l’impressione che, in caso di pronuncia senza inflessioni evidenti, anche alcuni tipi di errore possano condizionarci.
Mi vengono in mente vari esempi, tra cui quello di un’amica finlandese che parla italiano senza alcun accento e che usa lessico, tempi verbali e sintassi alla perfezione, ma che ha problemi con la concordanza del genere di sostantivi e aggettivi (ad es. dice “è un piatto molto appetitosa”). Temo che, per chi non la conosce, errori così palesi possano rendere quello che dice meno credibile rispetto alle parole di chi invece magari non azzecca congiuntivi e verbi irregolari ma non confonderebbe mai maschile e femminile.
A livelli di competenza linguistica elevata, mi sembra infatti che la ripetizione di errori che i madrelingua percepiscono come facilmente evitabili (non il caso dei congiuntivi!) possa insinuare dubbi sull’attendibilità della comunicazione, come se la persona non sapesse esattamente quello che sta dicendo. O sono solo io ad avere questa impressione?
…
Vedi anche: La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? (metafore relative all’acquisizione del linguaggio)
…
Font è maschile o femminile?
Ripropongo qui alcuni commenti che ho aggiunto a Font: maschile o femminile? e Font maschile o femminile: richiesta di un lettore in Lavori in corso…, un argomento a cui avevo accennato anche in Caratteri per simboli scientifici, tecnici e medici.
In italiano entrambi i generi coesistono perché la parola font è entrata nella lingua attraverso strade diverse. Chi conosce l’etimologia della parola, ha familiarità con il francesismo fonte e/o ha una formazione (tipo)grafica, preferisce il femminile; nell’uso informatico invece font è un prestito dall’inglese ed è privilegiato il maschile.
Come dicevo nei commenti in Lavori in corso… e anche qui e qui, non c’è una regola precisa sul genere da assegnare ai prestiti: le grammatiche suggeriscono che andrebbe usato il genere che avrebbe il sostantivo corrispondente in italiano, in pratica si tende a privilegiare comunque il maschile, a meno che il richiamo al sostantivo italiano femminile non sia molto ovvio. Chi ha iniziato a usare font in ambito informatico probabilmente ignorava i riferimenti originali, l’etimologia e l’uso specifico tipografico, senza i quali font suona decisamente maschile.
Non potendo stabilire un genere “corretto” a priori, si potrebbe decidere di privilegiare l’uno o l’altro in base all’ambito d’uso, ad es. il femminile in un testo professionale, il maschile in un prodotto software.
Credo comunque che, indipendentemente da etimologia e significato, nel tempo il maschile sia destinato a prevalere, soprattutto per l’influenza dell’accezione informatica. Sarebbe interessante analizzare i dati di qualche corpus della lingua italiana: immagino verrebbe confermata la tendenza già segnalata da .mau. qui e indicata dai motori di ricerca che la frequenza di il font è in continuo aumento rispetto a la font.
…
Aggiornamento: in Il Post, un dettagliatissimo articolo sull’argomento, Più font per tutti. Piccola storia della tipografia e questioni linguistiche: "i font" o "le font"?
Vedi anche: Caratteri maschili e femminili…, sulle connotazioni conferite dall’aspetto dei font, Font, typeface, famiglie e tipi di carattere – 1, su alcune ambiguità terminologiche in italiano e in inglese, e [aggiornamento] il cloud e la cloud, per un altro esempio sul genere dei forestierismi in italiano.
…
Caratteri per simboli scientifici, tecnici e medici
Grazie al progetto STIX Fonts sono disponibili nuovi set di tipi di carattere (font) per la pubblicazione di testi scientifici con simboli matematici, tecnici e medici di vario genere. Si tratta di tipi di carattere OpenType, quindi basati su Unicode, e sono scaricabili gratuitamente.
Mi è venuto in mente leggendo la discussione sul genere del prestito font in italiano in Lavori in corso.… [ Aggiornamento ottobre 2010: su questo argomento ho scritto il post Font è maschile o femminile? ]
…
Calcio, football, soccer… e bambine
Il Post riprende un intervento di Slate per spiegare perché il calcio viene chiamato in modo diverso da inglesi (football) e americani (soccer): era necessario distinguere tra sport che, pur avendo radici comuni, avevano ben presto sviluppato regole diverse; soccer è un’abbreviazione colloquiale di association football (dalla sillaba soc).
Una differenza che non viene citata da Il Post ma che mi ha sempre colpita è che in America il calcio (soccer) è sport popolare soprattutto tra le bambine. Più di una volta nella documentazione di software per uso familiare sviluppato negli Stati Uniti ho visto esempi con ragazzine e calcio, ad es. modelli per creare tabelle con l’orario degli allenamenti o volantini per pubblicizzare le partite, spesso con colori o decorazioni tipicamente femminili. Inutile dire che nella versione italiana andavano sempre localizzati se non addirittura eliminati.
E se si fa la ricerca “soccer player” in siti americani di immagini o ClipArt (ad es. Office), si troveranno molte immagini di bambine o ragazze che giocano a calcio. Non credo sarebbero altrettanto comuni in siti simili ma di origine 100% italiana!
Aggiornamento – Nei commenti Filippo segnala due differenze terminologiche. La partita di calcio è match per gli inglesi e game per gli americani, mentre il pareggio è draw in Europa e tie negli Stati Uniti. Aggiungo una differenza grammaticale relativa ai nomi collettivi: in inglese britannico le squadre di calcio prendono il verbo al plurale (Italy are the defending champions) mentre nella varietà americana il verbo è sempre al singolare (Italy is the defending champion).
Aggiornamento 2 – John Cleese sulla differenza tra soccer e football:
…
Vedi anche: altri esempi di ClipArt in Cibo e cultura, Thanksgiving e tacchini, Alcuni riferimenti natalizi inglesi e Immagini, traduzione automatica e tazze.
traduzione
Dimmi cosa parli e ti dirò chi sei
Grazie a varie segnalazioni ho letto Language lessons: You are what you speak in New Scientist, un articolo che riassume alcune delle ultime tendenze della ricerca sulla diversità linguistica e fa molti esempi interessanti da varie lingue.
Viene messa in questione l’idea della grammatica universale, una struttura profonda comune a tutte le lingue e determinata da meccanismi biologici e genetici innati, e viene invece suggerito che ad essere innati sono gli strumenti di apprendimento: il cervello umano non sarebbe preprogrammato con regole linguistiche astratte comuni a tutte le lingue (gli universali linguistici) ma avrebbe invece strutture e meccanismi standard che portano ad adottare soluzioni e tendenze comuni condivise da molte lingue ma anche a peculiarità specifiche originate da tipi diversi di input.
La diversità linguistica e le caratteristiche uniche di molte lingue sarebbero così dovute a fattori di tipo ambientale, storico, sociale e naturale: ad esempio viene citata l’altissima incidenza di otite media cronica in una zona dell’Australia che potrebbe avere influenzato la fonologia della lingua aborigena locale, in cui mancano suoni comuni alla maggior parte delle lingue ma difficili da distinguere per chi soffre di infiammazioni dell’orecchio medio.
Si arriva così alla possibile conclusione che il cervello di chi parla lingue diverse avrebbe “impostazioni” diverse e quindi il nostro modo di essere e pensare è influenzato dalla lingua* (o dalle lingue) con cui siamo cresciuti: dimmi che lingua parli e ti dirò chi sei!
…
* L’articolo non ne accenna, ma versioni moderate dell’Ipotesi di Sapir-Whorf, molto bistrattata nei decenni scorsi, stanno godendo di nuovo di una certa considerazione.
…
Vedi anche: hard-wired e La mente: foglio di calcolo o motore di ricerca? (metafore per spiegare il cervello umano) e C’è rima e rima (alcuni riferimenti ad esempi dell’articolo).
…
Per i fan della lingua na’vi (Avatar)
Qualche mese fa ho scritto Na’vi, nuova lingua artificiale aliena. Mai avrei immaginato che sarebbe stato il post più letto di questo blog: da quando è uscito il film Avatar in Italia, più di 8000 visualizzazioni solo dai motori di ricerca.
Ecco allora due tre aggiornamenti per chi è incuriosito dall’argomento:![]()
| ▄ | Questions Answered: Invented Languages, in cui Paul Frommer, ideatore della lingua na’vi, e Arika Okrent, autrice di In the Land of Invented Languages, discutono molteplici aspetti della creazione di lingue artificiali, con vari riferimenti a lingue naturali. |
| ▄ | The New Klingon in Slate, un articolo di Arika Okrent su come i fan di Avatar si siano organizzati per poter imparare la lingua na’vi e supplire alla mancanza di informazioni complete. |
| ▄ | Interview with Paul Frommer, intervista in formato podcast e commenti a cura della Language Creation Society [riferimento aggiunto il 14/4/10] |
Nel frattempo sono anche state create risorse in italiano, un bel sollievo per chi vuole imparare il na’vi ma non mastica nessuna lingua a parte la propria: ho scoperto che non sono pochi quelli che dichiarano di non conoscere l’inglese ma sono disposti ad affrontare grammatica, sintassi e fonologia alquanto complesse del na’vi, dedicandovi il tempo che mai hanno speso per qualsiasi altra lingua “reale”. Sono solo io a essere perplessa?
…
Scrittura, struttura e FANBOYS
Come ti connetto coerenza e coesione mi ha ricordato quanto avevo dovuto imparare per scrivere gli essay in inglese, componimenti in teoria più o meno paragonabili a un vecchio tema di maturità ma in pratica molto più rigidi nella struttura (o perlomeno lo erano per chi, come me, in italiano era abituato a grande libertà di scrittura* senza regole particolari).
È passato del tempo e forse le cose sono cambiate, ad ogni modo ecco i punti principali:
| ▄ | Struttura del testo: un capoverso (in inglese paragraph) che introduce l’argomento, almeno sei capoversi in cui sviluppare il tema (di cui preferibilmente metà con una tesi e l’altra metà con un punto di vista diverso, alternando le argomentazioni o presentando interamente prima l’una e poi l’altra), infine un capoverso riassuntivo e conclusivo. |
| ▄ | Struttura del capoverso: una frase di apertura, almeno due frasi con le informazioni rilevanti, una frase di chiusura. |
| ▄ | Struttura delle frasi: nel caso di più proposizioni in una frase, si connettono con una congiunzione semplice; per segnalare più chiaramente il collegamento con il testo precedente, la conclusione o un cambiamento di direzione nell’esposizione, si usa una locuzione congiuntiva o un avverbio (conjunctive adverbs), specialmente nella frase di apertura; le frasi all’interno del capoverso e separate dal punto possono essere connesse tra loro con un rimando più o meno esplicito alle informazioni già date (vedi post citato). |
| ▄ | FANBOYS: un acronimo un po’ controverso che permette di ricordare facilmente for, and, nor, but, or, yet, so, di solito classificati come congiunzioni semplici (simple conjunctions). [Aggiornamento 19/5/2010: per saperne di più, Of Fanboys and FANBOYS] |
Rispettando queste regole, dovrebbe essere più semplice ottenere coesione e avere una struttura idonea per raggiungere coerenza, perlomeno in inglese.
Applicandole in italiano si può rischiare un risultato magari un po’ asettico per i nostri gusti ma almeno si impedirebbe l’effetto “ma dove vorrà andare a parare?” tipico di tanti nostri testi. In ogni caso eviterei l’uso eccessivo di congiunzioni composte racchiuse tra virgole (es. …, tuttavia, … sul modello dell’inglese …, however, …), o forse è a me che proprio non piace perché mi ricorda la tecnica degli studenti qual ero io alle prese con gli essay, quella di scegliere una voce da un elenco di connective words e costruirci attorno la frase, per poi ripetere il processo con le frasi successive: non certo un esempio di scrittura creativa!
…
…
* Non ho idea di che tipo di esercizi di scrittura si facciano ora nella scuola italiana, ma immagino venga insegnato a produrre tipi di testo di vario genere e soprattutto a scrivere in maniera più strutturata rispetto ai vecchi, noiosissimi temi che mi ero dovuta sorbire io.
…
Na’vi, nuova lingua artificiale aliena
Nei media di lingua inglese in questi giorni viene dato gran risalto al film Avatar (ieri la prima mondiale). La fantascienza non mi appassiona affatto ma mi hanno incuriosita i dettagli sulla lingua parlata dai Na’vi, gli umanoidi del pianeta Pandora. È stata creata ad hoc dal linguista Paul Frommer che ne ha definito fonologia, morfologia, sintassi e lessico in modo che suonasse credibile ma allo stesso tempo aliena e non associabile ad alcuna lingua esistente. La trama di Avatar prevedeva che gli umani fossero in grado di apprenderla e quindi sono stati privilegiati fonemi e strutture grammaticali abbastanza rari ma comunque usati in alcune lingue naturali. Ne è risultata una lingua complessa, come illustrato da alcuni esempi fatti da Frommer*.
Fonologia – La lingua na’vi non ha alcune consonanti molto comuni in inglese e altre lingue naturali, come le occlusive sonore /b/, /d/ e /g/, la fricativa /ʃ/ e le affricate /ʧ/ e /ʤ/ (rese in inglese con sh, ch e j), ma si distingue per tre consonanti eiettive /k’/, /p’/ e /t’/ per produrre le quali l’aria non viene emessa dai polmoni ma dal sollevamento della laringe a glottide chiusa (l’ortografia nella trascrizione na’vi è kx, px e tx). La lunghezza delle vocali non è una caratteristica distintiva come in i
nglese (ad es. ship <> sheep) ma è importante per la prosodia e quindi influenza la pronuncia degli attori; l’accento grafico su una vocale in finale di parola indica così che la vocale è breve (come sarebbe in italiano; in questa posizione in inglese, invece, può solo essere lunga).
[Aggiornamento: video con pronuncia di vocali e consonanti eiettive]
Morfologia – Vengono usate strutture raramente presenti nelle lingue umane, come un sistema tripartito nella declinazione dei sostantivi (si distingue tra il soggetto di un verbo transitivo, quello di un verbo intransitivo e l’oggetto) e infissi inseriti all’interno della radice di un verbo per indicare il tempo, ad es. taron, “cacciare”, diventa tolaron al passato.
Sintassi – La morfologia flessiva consente un ordine delle parole quasi del tutto libero.
Lessico – Il regista James Cameron aveva già ideato una quarantina di nomi di persona, luoghi e animali, dal suono vagamente “polinesiano”. Su questa base è stato sviluppato il resto del vocabolario, che al momento conta circa un migliaio di parole ma verrà quasi sicuramente espanso. Alcuni esempi (da BBC News e The Times):
| kaltxì | ciao (quando ci si incontra) |
| kìyevame | ciao (arrivederci) |
| srane | sì |
| lrrtok | sorridere |
| nga | tu |
| fngap | metallo |
| atxkxe | terra |
| tskxe | roccia |
| skxawng | idiota |
| Ngaru lu fpom srak? | Come stai? |
| Tsun oe ngahu nìNa’vi pivängkxo a fì’u oeru prrte’ lu | È un piacere poter parlare con te in Na’vi |
| Fìskxawngìri tsap’alute sengi oe | Chiedo scusa per questo idiota |
| Oeri ta peyä fahew akewong ontu teya längu | Il mio naso è pieno del suo odore alieno |
lingua navi
* Fonti: Skxawng! (New York Times) e Brushing up on Na’vi, the Language of Avatar (Vanity Fair), entrambi con clip audio di alcune frasi, e An interview with Paul Frommer, Alien Language Creator for Avatar (blog Unidentified Sound Object).
Interessante anche Gee Wiz, Alien Language (blog The Lousy Linguist).
Aggiornamento 19 dicembre 2009 – Language Log ha pubblicato Some highlights of Na’vi, un intervento dettagliatissimo di Paul Frommer con informazioni su fonetica, fonologia, struttura sillabica, restrizioni fonotattiche, sostantivi (il numero può essere singolare, plurale, duale e triale e ci sono sei diversi casi), verbi, aggettivi, pronomi, preposizioni e posposizioni e sintassi. Sono stati inoltre creati la voce Na’vi language in Wikipedia e il sito Learn Na’vi, con vocabolario, grammatica e fonologia e, per chi vuole scaricarla e stamparla, la Na’vi Language Pocket Guide in formato PDF.
…
PS In tutti gli articoli viene citata quella che finora era stata la lingua artificiale “di fantascienza” più famosa, il klingon di Star Trek, altrettanto complessa e addirittura parlata da molti appassionati e con un suo codice ISO. Niente a che vedere, ovviamente, con la lingua dei marziani di Mars Attacks! di Tim Burton, che consiste di un’unica parola ripetuta, ack: sembra che nella prima stesura del copione ack ack ack fosse un segnaposto per le battute dei marziani, tipo bla bla bla, in attesa di creare la lingua marziana che poi non si è mai materializzata.
La Language Creation Society fornisce informazioni dettagliate sulla “costruzione” di lingue artificiali (anche dette conlanguage, da constructed language); per una panoramica completa c’è il libro In the Land of Invented Languages di Arika Okrent.
…
Aggiornamento 25 marzo 2010 – post Per i fan della lingua na’vi (Avatar), con link a due articoli con interventi di Paul Frommer e Arika Okrent.
dizionario…
Flessibilità dell’inglese: un-
Un articolo del New York Times, The Age of Undoing, mette in evidenza i verbi inglesi creati aggiungendo il prefisso un- a verbi già esistenti per indicare l’annullamento di un’azione, interessanti perché danno origine a molti neologismi, specialmente nella pubblicità e nelle opzioni delle interfacce di software e di social network:
[…] you can friend someone on Facebook; follow a fellow user on Twitter; or favorite a video on YouTube. Change your mind? You can just as easily unfriend, unfollow or unfavorite with a click of the mouse.
È un ulteriore esempio della flessibilità della lingua inglese, non sempre facilmente riproducibile nella terminologia italiana equivalente, dove si è costretti ad usare strategie diverse a seconda del tipo di verbo e del concetto espresso.
Se possibile, si ricorre a un prefisso anche in italiano, in genere scegliendo tra s- e dis- :
| lock / unlock | bloccare / sbloccare |
| link / unlink | collegare / scollegare |
| dock / undock | ancorare / disancorare |
| install / uninstall | installare / disinstallare |
A volte si deve usare un verbo con un’etimologia diversa, anche se per l’utente potrebbe diventare meno immediata l’associazione tra un’azione e il suo annullamento:
| group / ungroup | raggruppare / separare |
| hide / unhide | nascondere / scoprire |
In altri casi non è possibile trovare un verbo adeguato e si adottano soluzioni specifiche che, anche se trasparenti, possono risultare “verbose”:
| protect / unprotect | proteggere / rimuovere la protezione |
| share / unshare | condividere / annullare la condivisione |
Va poi fatta particolare attenzione al prefisso de- perché in inglese non sempre conferisce lo stesso significato di un-. Esempio: decompress e uncompress di solito sono sinonimi e in italiano decomprimere può rendere entrambi; deselect e unselect, invece, lo sono in alcuni contesti ma in altri possono indicare rispettivamente “disattivare un’impostazione” e “annullare una selezione di testo o oggetti” e quindi potrebbe essere necessario mantenere la distinzione anche in italiano, ad es. con deselezionare e annullare la selezione.
Ovviamente le scelte terminologiche in questi casi sono semplificate se si dispone di database terminologici in cui i concetti sono descritti accuratamente e tutti i sinonimi (es. decompress e uncompress) e i concetti correlati (es. deselect e unselect) sono documentati chiarendo che tipo di relazioni hanno tra loro.
Tornando infine agli esempi dell’articolo del NYT, e in particolare a Like / Unlike di Facebook, è consolante (!) vedere come anche in altre lingue sia difficile riprodurre l’efficacia e la concisione dell’inglese e come spesso si adottino soluzioni simili, ad es. Mi piace / Non mi piace più in italiano, Me gusta / Ya no me gusta in spagnolo e Gefällt mir / Gefällt mir nicht mehr in tedesco.
…
Aggiornamento 16 novembre 2009: unfriend è la parola dell’anno 2009 per il New Oxford American Dictionary.
…
Vedi anche: altri post con il tag lavoro terminologico.
…
NON si dice “prendavamo”!
Preoccupantemente alto il numero di persone che arrivano qui (Si dice in Lombardia) con la ricerca “prendavamo”. Per tutti loro, la conferma che prendavamo è un errore: la prima persona plurale dell’imperfetto indicativo dei verbi della seconda coniugazione (-ere) è
–evamo, quindi si dice prendevamo.
Navigare non è un verbo transitivo!
Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.
A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico
ma anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.
…
Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.
…
* Neo-crusc o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
…
L’italiano nel mondo (e tipi di imperfetto)
L’italiano nel mondo è uno speciale del Portale Treccani sull’influenza dell’italiano nelle altre lingue. Interessanti gli Assaggi da un dizionario di italianismi nel mondo sulle parole italiane entrate in altre lingue, a volte con un significato ben diverso da quello originale, e gli esempi di pseudoitalianismo in Immagine dell’Italia, immagine dell’italiano, in particolare con riferimento ai nomi di prodotti che “suonano” italiani, ad es. nomi di auto
(Sorento, Picanto…) e di bevande (Vivanno, Frappuccino…).
Ho letto volentieri l’intervento di Giuseppe Patota sulla sua Grammatica di riferimento della lingua italiana per stranieri, un testo che mi piace molto e che consulto non solo per rispondere alle domande di amici stranieri ma anche per la chiarezza con cui descrive aspetti dell’italiano non sempre evidenziati nelle grammatiche “tradizionali” per madrelingua, come in questi esempi di uso dell’imperfetto indicativo:
| ▄ | nei racconti di sogni: “Ho sognato che ero in vacanza al Polo Sud e che mio padre e mia madre avevano…” |
| ▄ | da parte dei bambini, per immaginare situazioni di gioco: “Giochiamo a papà e mamma? Io ero il papà, tu eri la mamma e avevamo due bambini…” |
| ▄ | al posto del presente, per attenuare e rendere più cortese una richiesta. Rivolgendosi al negoziante con una frase tipo “Volevo due etti di prosciutto” (invece di “Voglio due etti di prosciutto”), è come se il cliente dicesse: “Quando, un minuto fa, sono entrato nel suo negozio, volevo del prosciutto… ma se non può o non vuole darmelo, posso rinunciare”. Rientra fra queste espressioni di cortesia il tipo “Ti telefonavo per chiederti se hai un libro che non trovo”, in cui l’imperfetto può comparire non solo al posto del presente, ma anche al posto del passato prossimo. |
Per un punto di vista più tecnico, la Garzantina Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi di Luca Serianni come pure Wikipedia: i termini linguistici per i tipi di imperfetto descritti sopra sono imperfetto onirico, imperfetto ludico e imperfetto di modestia (o imperfetto di intenzione), a cui vanno aggiunti imperfetto descrittivo, imperfetto iterativo, imperfetto narrativo (o storico o cronistico), imperfetto irreale e imperfetto prospettivo. Un dramma per gli stranieri che imparano l’italiano: l’imperfetto è un tempo verbale davvero ostico!
…
Vedi anche: Portale Treccani.it e Marchionimi e terminologia
Search <> Cercare
Il verbo inglese search è vittima di in un errore di localizzazione abbastanza diffuso anche se spesso segnalato, ad es. da Premere il tasto ANY. Ora è il mio turno parlarne. ![]()
Nell’uso standard search vuol dire “perquisire”, “perlustrare” (quindi “cercare attentamente”) e solo in ambito informatico ha il significato di “reperire dati o informazioni”. La costruzione di search nella forma transitiva è search X for Y: il complemento oggetto X indica dove si cerca mentre for Y specifica cosa si cerca, ad es. search the Web for sans-serif fonts.
Quando ciò che si cerca è sottinteso o non definito, chi localizza in italiano non sempre considera che search e cercare non sono equivalenti (sintassi diversa!) e può fare l’errore di confondere
il luogo della ricerca con l’oggetto della ricerca. Andrebbe ricordato che in inglese si tende a preferire il verbo find per indicare cosa cercare senza specificare dove, ad es. find sans-serif fonts (un approccio che dà per scontato che la ricerca vada sempre a buon fine…).
Aggiornamento – Si può vedere un altro esempio dello stesso errore nella nuova interfaccia di Hotmail. Il messaggio nella casella di ricerca (Search mail in inglese) dovrebbe chiarire che la ricerca verrà fatta nei messaggi della propria casella di posta(anziché su Internet con il motore di ricerca Bing) ma in italiano sembra invece che si sia perso il proprio account di posta elettronica e lo si debba cercare:
…
…e si dice in Lombardia
A Milano, dove vivo, si sentono peculiarità linguistiche a cui non riesco proprio ad abituarmi. Alcuni esempi:
| piuttosto che | come è ormai noto, in Lombardia non vuol più dire “invece di”, “anziché” ma indica “oppure”, “o in alternativa”: andiamo a mangiare un panino piuttosto che una pizza (spero anch’io si tratti di un modismo; intanto, per evitare equivoci, ho escluso piuttosto dal mio vocabolario) |
| avere bisogno + sostantivo | dopo bisogno la preposizione di viene eliminata: ha bisogno altri cinque minuti; dimmi cosa hai bisogno |
| pregato + infinito | senza preposizione di, si sente molto negli aeroporti milanesi: il signor X è pregato contattare il banco accettazione |
| prendavamo, credavamo, bevavamo… | la prima persona plurale dell’imperfetto di molti verbi della seconda coniugazione prende la desinenza della prima: temavamo di non arrivare in tempo |
| partner | viene pronunciato “pattner” |
| tecnico | viene pronunciato “tennico” |
Invece trovo molto efficaci gli aggettivi malmostoso (scorbutico, scontroso) e biotto (nudo) e il sostantivo schiscetta, il contenitore portavivande per chi, al lavoro, si porta il pranzo da casa (finora non ho ancora sentito nessuno che parli di bento box, nonostante la passione locale per sushi e sashimi
).
… ….
Vedi anche: Si dice in Romagna… e NON si dice “prendavamo”!
Si dice in Romagna…
L’italiano che si parla in Romagna, dove sono cresciuta, è in genere molto corretto. Ci sono però degli usi peculiari della lingua che non si sentono altrove e che, quando torno lì, mi fanno sempre sorridere. Alcuni esempi di costruzioni che possono lasciare perplesso un non romagnolo:
| rimanere | in Romagna è un verbo transitivo: devo andare al Bancomat perché ho rimasto solo 10 euro; siamo andati da Marta ma ha rimasto solo taglie grandi |
| volere | quando usato come sinonimo di “occorrere” segue la costruzione di “servire”: mi vuole un cacciavite a stella; gli vuole più tempo |
| andarsi | verbo riflessivo, specialmente con la prima persona: sono stanco, mi vado a casa e poi mi vado subito a letto |
| non sapere fare a | equivale a “sapere” (essere capace): non sa fare a nuotare |
| andare da male | questa arancia è andata da male |
| provare di | ha provato di fare la tua torta ma non le è venuta bene |
L’uso transitivo di rimanere, influenzato dal dialetto, lascia sconcertati i non romagnoli ma probabilmente in loco non va considerato errore ma semplicemente una varietà regionale perché è una forma condivisa praticamente da tutti i parlanti “autoctoni”.
Qualche esempio di variazioni sul lessico italiano:
| minestra | primo piatto di pasta con condimento asciutto (tagliatelle, garganelli e strozzapreti sono minestre, le zuppe invece no): cosa c’è di minestra oggi? |
| forma | "parmigiano" (formaggio): mi passi la forma? |
| sportina | “sacchetto di plastica” |
| motore | “motocicletta” (ha senso, se si pensa al diminutivo motorino!) |
| cavarsi | “spostarsi”: cavati di lì! |
| prendersi dei nomi | “essere redarguito” o “essere ingiuriato”: ho sbagliato a fare il lavoro e mi sono preso dei nomi |
Altri esempi nei commenti.
PS Suggerimento per chi si trovasse a passare dalle parti di Lugo di Romagna: le serate organizzate dal Caffè Letterario.
Nella foto: il monumento a Francesco Baracca a Lugo.
…
Vedi anche: …e si dice in Lombardia e [aggiornamento] Invornito, Romagnolismi e La barosola (con quiz per non romagnoli).

