Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “grammatica”

Raffreddorizzarsi: occasionalismo o neologismo?

L’immunologo Silvestri: «Il Covid sembra raffreddorizzarsi ma non per chi è senza vaccino». «Non sono le feste che ci immaginavamo e abbiamo ancora davanti un periodo difficile. Ma, nonostante una crescita dei contagi che sembra una valanga, dobbiamo avere fiducia: i dati che raccogliamo ogni giorno indicano che la variante Omicron, benché molto trasmissibile, è meno aggressiva e molto di rado ha conseguenze serie sui vaccinati. La controprova l’abbiamo dagli ospedali che non sono sotto pressione nemmeno nella Londra con un milione di contagiati. La speranza è che il virus si stia raffreddorizzando».

L’immunologo Guido Silvestri, intervistato dal Corriere della Sera, ha usato il verbo riflessivo raffreddorizzarsi, poi ripreso immediatamente da molte altre testate, per ipotizzare effetti meno gravi per la variante Omicron del virus SARS-CoV-2.

La parola è insolita ma ben formata: il suffisso izzare, usato per creare  verbi denominali e deaggettivali, è tra i più produttivi dell’italiano. Ha prevalentemente un valore causativo o trasformativo: quando ha come base una parola x o un nome proprio X, il verbo x-izzare indica rendere x o come x, fare x, causare x, trasformare in x.

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Un rapper può “incitare il caos”?

Foto del rapper Travis Scott con titolo in inglese: “Travis Scott sued for ‘inciting mayhem and chaos’ at Astroworld concert in Texas”. Frase italiana: “Per la tragedia di Astroworld iniziano ad arrivare le denunce al rapper Travis Scott reo di “incitare il caos”.

Durante il concerto di un rapper americano in Texas c’è stata una calca che ha causato la morte di più persone. Nelle notizie tradotte dall’inglese sono evidenti alcune differenze tra due verbi in apparenza coincidenti, incite in inglese e incitare in italiano.

Esempi: Il rapper ama incitare il caos e il sospetto è che stavolta la situazione gli sia sfuggita di mano • Scott è stato accusato di incitare il caos e comportamenti pericolosi nei suoi spettacoli  • Denunce al rapper Travis Scott, colpevole di «incitare la violenza»

Trovo improprie queste traduzioni perché ricalcano una costruzione dell’inglese che non è usata in italiano.

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Far la fine di Vil Coyote, in inglese…

Uomo con piede e braccio ingessati dice a donna: “I misudged a curb and Wile. E. Coyote’d myself”
vignetta: Moderately Confused

Nella vignetta con il malcapitato che non ha calcolato bene l’altezza* del marciapiede il nome proprio Wile E. Coyote è stato trasformato in un verbo. È un esempio di un meccanismo linguistico molto flessibile in inglese che a me piace molto, anche quando le parole create sono solo occasionalismi usati ad effetto comico.

La conversione (o transcategorizzazione) consente di assegnare una nuova categoria grammaticale a una parola esistente, senza modificarla. In inglese è estremamente produttivo, soprattutto nella conversione di sostantivi in verbi (verbing o verbification). Alcuni esempi: i verbi stan, ratio e bot, ricorrenti sui social.

Una striscia di Calvin and Hobbes che ironizza su questo meccanismo:

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Propaganders, ereditiers, chilavisters, angelers…

Schermata della trasmissione Propaganda Live e tweet: 1 Thank God it’s Friday! Ben ritrovati #propaganders; 2 Oh che bello il venerd+ con @welikeduel! Siete pronti #propaganders?; 3 Non perdi mai una puntata di #propagandalive? Beh, se anche tu sei un #propagander unisciti al fan club! Daje!; 4 Buonanotte #propaganders. Buonanotte ciurma

Trovo divertente e creativo un uso particolare del suffisso inglese er, aggiunto a nomi propri di personaggi del mondo dello spettacolo oppure di programmi televisivi per denominare scherzosamente chi li segue. I nomi ibridi che ne risultano sono palesi pseudoanglicismi, spesso usati nella forma pluraleers non solo per l’insieme dei fan ma anche per la singola persona.

Uno dei primi esempi è stato leosiners, dal nome della giornalista Franca Leosini, conduttrice del programma Storie Maledette da cui poi è nato anche maledetters. Un dettaglio curioso è che i programmi su reati, misteri, delitti e persone scomparse risultano tra i più produttivi per questo tipo di nomi. Esempi:  

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La grammatica del meme “Evil Be Like”

Evil Orietta Berti be like: fin che la barca va, lasciala affondare

C’è un meme di origine americana che in questi giorni sta spopolando anche su alcuni social italiani: è noto come Evil Be Like e consiste in un’immagine o una foto in negativo di un personaggio famoso e una descrizione o una citazione nota che viene modificata, anche questa in negativo, per creare una versione “malvagia” del personaggio.

Phrasal template

Evil X be like… è un phrasal template, una frase che segue uno schema specifico e al suo interno ha una o più variabili che possono essere sostituite solo da alcune categorie di parole: in questo caso X deve essere un personaggio reale o di fantasia facilmente riconoscibile grazie a conoscenze enciclopediche comuni.

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Altolà ad “alti là”!

Un errore insolito osservato da @thmsch in un articolo di politica:

testo: Draghi ha dimostrato di essere un leader che non si fa spaventare dagli urlatori di turno e neppure si lascia intrappolare nella ragnatela delle mediazioni infinite, come pure avevamo per un attimo temuto: per azzittire gli alti là di Salvini sono bastati, appunto, sette giorni.

Non si dice gli *alti là ma gli altolà, espressione che rimane invariata al plurale e che di solito si scrive come singola parola. Probabilmente è solo una svista, ma per me comunque interessante perché mette in evidenza alcune peculiarità linguistiche.

Una reinterpretazione inaccurata

Il plurale *alti là rivela un fenomeno noto come rianalisi, “una ‘reinterpretazione’ di una parola o un costrutto complessi, non giustificata o anche errata sul piano etimologico, spesso consistente in una arbitraria risegmentazione, o guidata da fattori analogici e da etimologie fantasiose”,

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Peep this!

tweet di @Azzurri_en con foto della nuova maglia della nazionale di calcio e il testo Peet that patch

Domanda di inglese: mi è stato chiesto se la frase peep that patch è grammaticalmente corretta. Se il registro è informale, come in questo caso, la risposta è affermativa.

Il dubbio deriva dalla cognizione che normalmente il verbo peep è intransitivo e può avere solo argomenti indiretti. Peep significa guardare furtivamente, sbirciare, specialmente di nascosto e/o attraverso un’apertura (ad es. he peeped through the window into her room); peep [out] significa anche sbucare, fare capolino (ad es. the sun peeped out from behind a cloud).  Peeper è il guardone. 

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Vaccini per età: over 80enni e over 85 anni

Nelle notizie sui vaccini sono ricorrente i dettagli sulle fasce di età a cui sono destinati. Per specificarle i media ricorrono spesso agli anglicismi under e over, anche con alcuni usi peculiari che finora non avevo mai notato. Esempi:

Titoli: 1 Vaccino Covid per gli over 80enni, le prenotazioni regione per regione; 2 Over 85 anni, il 37% non si è ancora prenotato per la vaccinazione; 3 Covid in Campania, vaccino agli over 80enni: prenotato uno su tre

Gli anglicismi under e over

Le preposizioni inglesi under e over sono entrate in italiano negli anni ‘80 attraverso il lessico sportivo e hanno un uso molto specifico: sono usate come aggettivi o sostantivi anteposti a un numero che indica l’età sotto o sopra la quale rientrano una o più persone: insegnanti under 55, l’under 21, categoria over 50, pensionati over settanta ecc.

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“Speriamo che faremo bene”: dov’è l’errore?

speriamo che faremo

Subito dopo il giuramento del governo Draghi (febbraio 2021), su Twitter è scoppiata una polemica linguistica, riportata poi da vari media, su alcune frasi del neoministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, emiliano. Esempio: 

  Bianchi si è fermato a parlare con i cronisti rispondendo a chi gli chiedeva quando aveva scoperto della sua nomina: “L’ho imparato ieri”, dice invece del corretto “l’ho appreso ieri”. Poi un altro scivolone: “Speriamo che faremo bene”.

Per quel che ho potuto vedere si tratta di notizie “acchiappaclic” perché non sono state date spiegazioni che giustifichino la presunta gravità degli errori.

L’accettabilità di l’ho imparato ieri

Tutti i dizionari di italiano registrano l’accezione “venire a sapere” di imparare, marcata come uso regionale. Non è una forma dialettale, come è stato affermato impropriamente da alcuni: si tratta invece di un uso circoscritto ad Emilia-Romagna e alcune altre regioni ed è un esempio di variazione diatopica (il modo in cui una lingua cambia nello spazio geografico).

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Facciario, il facebook italiano

Titolo: Consultazioni, sulla scrivania di Draghi spunta il “facciario”. Didascalia foto: Mario Draghi durante le consultazioni. Sulla scrivania il facciario dei politici

Le notizie sulle prime consultazione in cui è stato impegnato Mario Draghi mi hanno fatto scoprire la parola facciario, un particolare album con le foto dei parlamentari.

È già apparsa nelle cronache politiche degli anni scorsi e quindi non è un neologismo. È infatti in uso nel lessico parlamentare dal secolo scorso, come indica la voce del vocabolario Devoto-Oli che ne dà questa definizione, con marca d’uso gergale: “repertorio fotografico dei parlamentari, di cui si servono i commessi per riconoscere deputati e senatori”. La versione digitale con i deputati della legislatura corrente si può consultare qui.

Facciario, una parola che non si scorda

La parola facciario mi piace perché mostra come sono state riutilizzate risorse lessicali esistenti per creare una parola originale ed efficace che è anche trasparente e facile da ricordare. Faccio quindi fatica a capire il senso del commento evidenziato:

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Solo chi TRANSA molto avrà il Super Cashback

Una schermata dell’app dei servizi pubblici IO di Nexi (servizi di pagamenti digitali) da un tweet di @AndRinal:

CASHBACK DI STATO È arrivato il Super Cashback! Da oggi, s sarai tra i primi 100000 cittadini a transare il maggior numero di volte avrai diritto ad un Super Cashback da 1500 €. Cosa aspetti?

L’annuncio riguarda il Super Cashback, il rimborso di stato destinato a chi totalizza il maggior numero di transazioni con carte e app di pagamento nel primo semestre del 2021.

Nel testo risalta l’insolito verbo transare. Anche senza averlo mai incontrato prima, grazie al contesto si riesce comunque a capire che qui va interpretato come fare un pagamento (una transazione commerciale).

Non è però questo il punto: mi colpisce ancora di più l’incapacità di chi ha scritto il testo di rendersi conto che transare è una scelta lessicale inadeguata per una comunicazione rivolta indistintamente a tutti gli utenti. Un caso di “maledizione della conoscenza”? 

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Disordine al Congresso americano?

Questo tweet di Joe Biden riprende alcune parole di un intervento televisivo in reazione all’attacco al Congresso fatto dai sostenitori di Trump il 6 gennaio 2021 a Washington.

Tweet di Joe Biden: “Let me be very clear: the scenes of chaos at the Capitol do not represent who we are. What we are seeing is a small number of extremists dedicated to lawlessness. This is not dissent, it's disorder. It borders on sedition, and it must end. Now.”

Nei media italiani la parola disorder è stata tradotta con disordine, ad es. “non è dissenso, è disordine, è caos”. È un esempio peculiare di falso amico "grammaticale" perché è tale solo per una questione di numero.

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William Shakespeare, un nome particolare

Esempi di titoli in inglese e in italiano: In England, William Shakespeare receives COVID-19 vaccine; Taming of the flu – William Shakespeare second person to get Covid vaccine – William Shakespeare è il primo uomo a vaccinarsi contro il Coronavirus nel Regno Unito

Ha fatto il giro del mondo la notizia che la seconda persona vaccinata contro il COVID-19 nel Regno Unito è un uomo che si chiama William Shakespeare.

Il significato letterale del nome Shakespeare è noto dalle italianizzazioni più o meno scherzose come Guglielmo Scrollalanza, Crollalanza e Scuotilancia (e relative teorie che Shakespeare in realtà fosse italiano).

La parola però ha anche una particolarità grammaticale che riguarda un numero ridotto di parole inglesi: è un nome composto formato da verbo (shake) + sostantivo (speare). 

Cutthroat compounds

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I pronomi di Elliot Page

Riporto anche qui alcuni aggiornamenti fatti a Cos’è il singular they e come si usa. È un argomento di cui si sta discutendo anche in Italia, ma senza le dovute precisazioni linguistiche su cosa si intende quando una persona anglofona specifica l’uso dei pronomi che la riguardano.

Lo spunto è una notizia dal mondo del cinema americano: Elliot Page: Star of X-Men and Juno announces he is transgender. L’annuncio è stato fatto sui social e inizia con questa frase:

Hi friends, I want to share with you that I am trans, my pronouns are he/they and my name is Elliot.

Page segnala che non è più Ellen (dead name) ma Elliot e d’ora in poi in suo riferimento va usato il pronome maschile he oppure il pronome they, che invece non fa distinzione di genere (non entrambi nello stesso contesto ma o l’uno o l’altro!).

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In inglese è corretto scrivere WOMENS?

WOMENS Primark Roma

Su Twitter un commento a questa foto, poi eliminata, ha scatenato una discussione sul presunto errore di grammatica WOMENS anziché women sull’insegna di un negozio italiano di Primark, azienda irlandese presente in tutta Europa. 

Quello dell’insegna però non è un plurale errato di woman, come potrebbe sembrare, ma un esempio del cosiddetto genitivo sassone senza apostrofo, quindi una questione di ortografia e non di grammatica.

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