Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “grammatica”

Novità *con le interferenze dell’inglese

Testo: Le novità con il digitale terrestre, spiegate. Da dicembre si potrà chiedere il bonus per comprare una nuova tv, perché dal 2012 cambierà il metodo di ricezione dei canali.

La frase evidenziata, novità con il digitale terrestre, è un esempio di uso insolito della preposizione con, sempre più frequente in alcuni contesti giornalistici. Altro esempio: Novità con le maglie delle principali squadre di calcio.

Nel titolo, dopo novità ci si aspetta del o sul digitale terrestre o eventualmente per il digitale terrestre. Suppongo però che chi ha titolato abbia l’abitudine di leggere testi in inglese e ne abbia subito l’interferenza, in particolare di titoli del tipo what’s new with xyz. Alcuni esempi:

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Beverini e beveroni

foto con beverino per gatti, beverino per uccelli e beverino per cani

Beverino

Non ho animali e ho scoperto solo recentemente l’esistenza della parola beverino, che mi è subito piaciuta molto. È in uso dal XIX secolo e in origine indicava solo il contenitore per l’acqua che si mette nelle gabbie degli uccelli per farli bere, mentre ora si usa anche per altri tipi di abbeveratoi per animali domestici.

Ha origine dal verbo ora arcaico bevere (da cui derivano le forme regolari del verbo bere) con il suffisso alterativo ino che in questo caso non è un diminutivo ma ha una funzione strumentale: viene usato per identificare piccoli arnesi o attrezzi o parti di essi, come già descritto in Alternative al siberino. Si riconosce anche in un’altra accezione di beverino: la rete da caccia tesa sull’acqua per catturare gli uccelli che vanno a bere.

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Who…? Whom…?

vignetta con due vampiri, ciascuno con in mano un bicchiere pieno di liquido rosso. Uno chiede: WHO ARE YOU DRINKING?
vignetta: Moderately Confused

La mia insegnante di inglese del liceo non avrebbe sorriso per questa vignetta ma l’avrebbe segnata con la matita blu. Per lei era inammissibile che il pronome interrogativo who (“chi?”) venisse usato con funzione diversa dal soggetto e quindi avrebbe preteso che il vampiro dicesse Whom are you drinking?

Who o whom?

In realtà nell’inglese parlato contemporaneo whom è usato sempre più raramente, relegato ai registri formali dove è ancora la norma. È quindi del tutto corretto (e più comune) dire Who did she meet? Who are you going to call?* Who will Trump blame if there is a recession? Who is this present for? Who were you talking to? Who did he go out with?

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Come evitare i falsi amici (e le false offese)

immagine della finta carta di imbarco

Nel Regno Unito sono in corso indagini per identificare gli autori di immagini postate sui social prima della partita di calcio Swansea-Cardiff. Sono finte carte di imbarco con il nome di Emiliano Sala, giocatore morto a inizio anno in un incidente aereo durante il viaggio di trasferimento da Nantes a Cardiff.

Nella notizia riportata da un quotidiano italiano si nota un vistoso falso amico dovuto a una traduzione troppo letterale:

La polizia sta indagando sul caso per individuare il colpevole: «Collaboreremo a stretto contatto con Cardiff e Swansea per identificare la fonte. Vorremmo ricordare alle persone di non condividere quell’immagine per non commettere offese», le dichiarazioni delle forze dell’ordine inglesi.

Si può confrontare con la frase originale del comunicato della polizia gallese, qui citata dal quotidiano inglese The Guardian:

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Inglese farlocco: foodtelling

Esempi: 1 Foodtelling raccontare il cibo in modo efficace e coinvolgente; 2 Foodtelling: il racconto del cibo tra nuovi linguaggi e nuovi trend 3 Foodtelling d’autore: cibo cinema e letteratura, seminario di psicologia

Ho scoperto solo ieri l’esistenza del neologismo foodtelling, uno pseudoanglicismo che nell’ambito del marketing e della comunicazione sui social descrive “il racconto del cibo”.

È un esempio di inglese farlocco che funziona solo se non si conosce bene l’inglese. Il verbo tell nell’accezione di raccontare, senza specificare a chi ci si rivolge, richiede infatti un argomento diretto che deve essere un sostantivo che identifica il tipo di racconto o narrazione: story, tale, fable, joke, anecdote, legend, saga, parable, yarn…  

Esempio d’uso dal database lessicale DANTE:

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donne sole ≠ sole donne

Nell’immagine, un tweet della NASA e titolo e sottotitolo* di un quotidiano italiano sulla passeggiata spaziale delle due astronaute americane Christina Koch e Jessica Meir:

1 NASA: history was made as Astro_Jessica and Astro_Christina successfully completed the first All Woman Spacewalk!  2 Repubblica: È la prima volta nella storia che due donne si avventurano sole nello spazio.

Sarei curiosa di sapere se chi ha scritto la frase è la prima volta che due donne si avventurano sole nello spazio ha scelto consapevolmente le parole oppure non si rende conto che la posizione dell’aggettivo qualificativo solo all’interno di un sintagma ne condiziona il significato.

Donne sole

L’aggettivo solo ha varie accezioni. Se segue il sostantivo ha una funzione distintiva: qualcuno solo, che è solo o fa qualcosa solo  è qualcuno che è o agisce senza la presenza o la vicinanza di altre persone (opposto a chi invece ce l’ha).

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“a prova di Selfie”

Dettaglio di una pubblicità di un fondotinta italiano vista a una fermata dell’autobus:

testo: nuovo Instamoisture Foundation. Look impeccabile a prova di Selfie

La frase look impeccabile a prova di Selfie ha attirato la mia attenzione non solo per l’esempio di Maiuscolite ma anche perché pare implicare che farsi una foto possa in qualche modo rovinare il trucco.

A prova di x

La locuzione a prova di x significa infatti “capace di resistere agli effetti negativi di x, inattaccabile da x”, dove x è un fattore o un agente potenzialmente nocivo. Esempi: a prova di fiamma, a prova di fuoco, a prova d’urto, a prova di freddo.

Il modello originale è a prova di bomba, espressione in uso già dal XIX secolo in contesti difensivi che in seguito ha assunto anche il significato figurato di “del tutto sicuro, indistruttibile” (ad es. amicizia a prova di bomba).

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Daspare, un verbo per tifosi violenti

La Roma daspa il tifoso, il premier Conte: “Fuori a vita chi insulta”. Insulti razzisti a Jesus, il Premier appoggia la Roma che ha daspato a vita il personaggio

Fino a qualche giorno fa ignoravo l’esistenza del verbo daspare, “sanzionare con un daspo”, la misura di prevenzione che vieta l’accesso a stadi e altri luoghi di manifestazioni sportive a soggetti che hanno dimostrato comportamenti violenti.

Non si tratta però di un neologismo recente: il Vocabolario Devoto-Oli fa risalire la prima occorrenza del verbo al 2011. In contemporanea è apparso anche il sostantivo daspato (esempio: incontro tra i daspati e gli avvocati difensori).   

Neoformazioni deacronimiche

Daspare è una parola ben formata, del tutto compatibile con le strutture morfologiche dell’italiano. L’aspetto che la rende interessante è che deriva da un acronimo (daspoDivieto di Accedere a manifestazioni SPOrtive).

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Consegniamo?

Correzione estemporanea su un manifesto affisso nell’ascensore di un supermercato (evidenziazione rossa mia):

CONSEGNIAMO LA SPESA

La i di consegniamo è stata cancellata ed è stato aggiunto il commento “ignoranti”, ma ha sbagliato chi ha corretto.

Come tutti i verbi della prima coniugazione, anche i verbi con radice che termina in –gn /ɲ/, quali consegnare, bagnare, sognare, guadagnare, disegnare, vergognare, richiedono la i nella prima persona plurale dell’indicativo:

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Un eufemistico fenicottero al parlamento inglese

A Londra, scene caotiche nella Camera dei comuni per la sospensione dei lavori parlamentari imposta dal primo ministro Boris Johnson (cfr. Queen’s Speech).

In particolare, è diventate virale una frase che lo Speaker John Bercow – quello di Order! Order! – ha rivolto al deputato conservatore Graham Stuart che lo interrompeva: I could not give a flying flamingo what your view is, che nel video si può ascoltare dal minuto 0:56. 

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“I want tubì…”

immagine di bancomat colorato con la scritta “I want tubì”logo  I WANT TUBÌ

Sarei curiosa di sapere qual è il processo creativo che genera nomi commerciali come I WANT TUBÌ, un conto di UBI Banca rivolto a ragazzi dai 13 ai 17 anni con il messaggio promozionale “ti dà tutto ciò che ti serve per esprimere al meglio il tuo mondo e la tua voglia di crescere”.

Il gioco di parole ibrido to betubì è facilmente riconoscibile ma non mi pare una grande idea storpiare il nome di un marchio, qui spostando l’accento della parola UBI dalla prima alla seconda sillaba, e ancora meno ricorrere a una frase sgrammaticata.

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Causa del decesso: “condizione medica”

Notizia con traduzione letterale dall’inglese:

Il pubblico degli adolescenti è in lutto: è morto a soli 20 anni Cameron Boyce, giovane stella del firmamento Disney. È scomparso nel sonno probabilmente per un arresto respiratorio causato da una condizione medica per cui era già in cura, come ha confermato il portavoce della famiglia dell'attore.

Chi ha tradotto non si è reso conto che essere in cura per una condizione medica non ha molto senso in un contesto generico italiano.

In inglese [medical] condition è una patologia, disabilità o disfunzione che causa uno stato di sofferenza dell’organismo. Esempi: a heart condition, a skin condition, an untreated condition, a life-threatening condition.

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Timori infondati

Mi è stata segnalata più volte questa vignetta:

Aereo in fiamme che precipita. Dialogo tra copilota e comandante: “Temo che non c’è più niente da fare” “…che non ci SIA”

Trovo l’idea divertente ma artificiosa: ritengo poco probabile che chi usa attivamente il verbo temere possa confondere indicativo e congiuntivo in maniera così palese.

Assocerei invece questo tipo di errore a chi si esprime con un vocabolario molto più ristretto, ad es. a chi usa solo avere paura per manifestare timore e pensare o credere per comunicare una convinzione.

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Per protesta, al plurale: lenzuoli o lenzuola?

Nelle cronache politiche di questi giorni si trovano riferimenti a un capo della biancheria da letto usato per uno scopo diverso da quello abituale:

Titoli: Lenzuoli ai balconi a Milano per accogliere Salvini dopo lo striscione rimosso a Brembate; Proteste dei lenzuoli e selfie-beffa: ecco perché Salvini li teme; Abitanti di San Siro sfidano Salvini. Lenzuola e striscioni contro vicepremier.

Nei titoli è in evidenza una peculiarità grammaticale: al plurale la parola lenzuolo viene usata sia nella forma maschile, lenzuoli, che in quella femminile, lenzuola. L’incongruenza non ha nessun effetto sulla comunicazione ma, a voler essere pignoli, le due diverse forme non sono del tutto equivalenti.

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Fibsy wibsy, è reduplicazione

“DON’T CHECK TWITTER!”

Per chi non conosce Pearls Before Swine, Pig è un personaggio infantile, tonto e anche un po’ fifone che interpreta tutto letteralmente e che mi fa sempre sorridere. In questa striscia però ho notato soprattutto alcuni dettagli linguistici e culturali

Peachy, all’americana

L’aggettivo peachy (da peach, pesca) ha due accezioni:
1  “simile a una pesca” come colore, sapore o sensazione al gusto o al tatto;
2 un significato figurato informale di molto piacevole, ottimo, che va molto bene, usato principalmente nell’inglese americano: si tratta quindi di un esempio di variazione diatopica.

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