Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “Google”

Choosy, come dice il ministro Fornero

In un intervento su giovani e lavoro, il ministro Fornero ha dichiarato che i giovani “non devono essere troppo choosy, come si dice in inglese”. Ci hanno dovuto pensare i media a tradurre choosy in italiano: incontentabile, esigente, difficile, schizzinoso. 

La dichiarazione lascia perplessi anche da un punto di vista lessicale, e non solo per  l’ennesimo forestierismo superfluo. In inglese choosy appartiene infatti a un registro informale e quindi non mi è chiaro perché il ministro lo abbia preferito agli aggettivi disponibili in italiano. Forse ritiene che si tratti di una parola prestigiosa?

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Surveywall

Non occorre conoscere il termine paywall per avere familiarità con il sistema che impedisce l’accesso a particolari tipi di contenuto online, come articoli o pubblicazioni, a chi non ha pagato uno specifico abbonamento (subscription). 

Google ha introdotto un nuovo sistema che ha denominato con un termine simile, surveywall. A differenza del paywall, il surveywall non richiede pagamenti ma consente l’accesso al contenuto solo se si accetta di rispondere  a una o due domande di un sondaggio (survey).

esempio

Grazie al surveywall, Google potrà offrire indagini di mercato in brevissimo tempo e a costi molto ridotti e acquisire contemporaneamente dati di ogni genere. Dettagli su come funziona il surveywall e sulle sue implicazioni in How Google could reshape online market research and micropayments (The Guardian).

Scelte terminologiche: segnalibri e preferiti

icona FavoritesNei commenti a History – Cronologia mi è stato chiesto perché i bookmark (gli indirizzi dei siti memorizzati nel browser per poterli icona Preferitirivisitare in seguito) si chiamino segnalibri nelle versioni italiane dei principali browser ma non in Internet Explorer, dove sono invece preferiti.

L’uso di Favorites anziché Bookmarks è un esempio di scelte terminologica con cui si cerca di differenziare un prodotto dalla concorrenza anche grazie a terminologia propria. La strategia opposta consiste nell’adeguarsi alla terminologia altrui e già nota (ad es. History, termine adottato da tutti i principali browser) perché la familiarità ha un impatto positivo sulla curva di apprendimento e può favorire il passaggio al proprio prodotto. Si può anche scegliere di differenziare la terminologia ma adottare icone o simboli che sono diventati lo standard del mercato, come la stella, che rappresenta lo stesso concetto indipendentemente dal nome. (altro…)

Radiografia delle parole

Uno studio di cui si è parlato recentemente ha usato i corpora di Google Books (Google Ngram Viewer) per analizzare le leggi statistiche che intervengono nel ciclo di vita di alcune parole.Word extinction (from Statistical Laws Governing Fluctuations in Word Use from Word Birth to Word Death – Alexander M. Petersen, Joel Tenenbaum, Shlomo Havlin & H. Eugene Stanley)

Sono state fatte analisi diacroniche che mostrano, ad esempio, che fino agli anni ‘60 in inglese il termine più frequente per descrivere le radiografie era Roentgenogram e che negli anni ‘30 si preferiva invece radiogram, mentre ora entrambe le parole sono praticamente estinte, soppiantate da X-ray

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design ≠ design

Il doodle di Google del 20 marzo festeggia il primo giorno di primavera astronomica. Nella descrizione inglese appare l’informazione Design by Marimekko.

Design di Marimekko

La traduzione italiana, Design di Marimekko, non mi sembra corretta.

In italiano il prestito design può significare “processo di progettazione, ideazione, ricerca creativa” oppure “aspetto o forma di un oggetto di produzione industriale che risponde a specifici criteri estetici e funzionali”.

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Rossini, le rane e il 29 febbraio

L’inglese è una lingua ricchissima di parole, al punto che ce n’è addirittura una, leapling, per descrivere chi è nato il 29 febbraio di un anno bisestile (leap year) e si ritrova a dover saltare (leap) tre compleanni su quattro.

In inglese l’anno bisestile è spesso simboleggiato da una o più rane salterine, come nel doodle di Google che oggi, 29 febbraio 2012, è dedicato a Gioachino Rossini, il più famoso leapling italiano (nato a Pesaro il 29 febbraio 1792).

doodle su Gioacchino Rossini

Altre due parole del giorno: in inglese il 29 febbraio è un intercalary day (aggettivo usato quasi esclusivamente con riferimento al calendario, a differenza dell’italiano intercalare); un termine altrettanto specifico è bissextile year, la cui etimologia è il tardo latino bis+sextus “due volte sesto”, secondo l’uso romano di contare due volte negli anni bisestili il 6° giorno avanti le calende di marzo, cioè il 24 febbraio.


Aggiornamento 29 febbraio 2016 – Il doodle di Google di oggi appare in quasi tutte le versioni del sito, non solo in inglese:

È molto carino ma la metafora del salto (leap) è trasparente solo per chi sa che in inglese l’anno bisestile si chiama leap year. Si può notare anche un collegamento lessicale alle rane (frog) del doodle di 4 anni fa, forse casuale: la cavallina del coniglio 29 sull’1 in inglese si chiama leapfrog, parola usata sia come verbo che sostantivo.

Un dettaglio curioso dal sito di Google: 2016 è 11111100000 nella numerazione binaria.

il cloud e la cloud

Il genere dei forestierismi

In italiano non c’è una regola precisa per stabilire il genere dei prestiti. Le grammatiche indicano che il genere dovrebbe essere determinato dal sostantivo italiano corrispondente (ad es. il biglietto > il ticket, la parola > la password) ma in realtà prevale il maschile, a meno che il riferimento a un sostantivo italiano femminile non sia palese.

Cloud

Fatte queste premesse, mi piacerebbe chiedere a chi non ha già familiarità con i concetti legati al cloud computing che genere assegnerebbe a cloud in italiano: maschile o femminile? Ci pensavo guardando una pubblicità che imperversa in questi giorni:

 Immagine Nuvola Italiana Pubblicità Nuvola Italiana

Nello slogan “La Nuvola Italiana di Telecom Italia. L’unico cloud con la rete dentro”  l’associazione tra nuvola e cloud è esplicita ma il prestito è di genere maschile.
Immagino che la scelta di Telecom Italia non sia stata scontata ma, come è prassi in questi casi, abbia richiesto un’analisi terminologica con la valutazione di vari fattori.

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Parolacce, software e localizzazione

What do you love (wdyl.com, ora non più disponibile) era la funzionalità di ricerca di Google, disponibile solo in inglese, che restituiva risultati da più di venti servizi diversi in un’unica interfaccia. Se però si digitavano parolacce o volgarità (ad es. shit), si ottenevano informazioni sui gattini (kitten).

C’è chi ha identificato le parole proibite e le ha elencate in Google’s Official List of Bad Words; la scoperta è stata ripresa in vari siti ma va detto che le cosiddette offensive word list sono abbastanza comuni e hanno varie applicazioni nello sviluppo di software.

Ad esempio, servono a evitare che appaiano parole offensive nelle sequenze di lettere e numeri generati automaticamente, come nei codici per la registrazione di software (eventualità non rara, basti pensare all’inglese e alle sue four-letter words!), oppure possono essere usate per filtrare messaggi di posta elettronica o altro contenuto.

Un altro tipico campo di applicazione sono i correttori ortografici, il completamento automatico e i sistemi di riconoscimento vocale e di riconoscimento della grafia.

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Nomi, moduli, sviluppo e localizzazione

Personal names around the world (W3C) è un intervento davvero esauriente sulla variabilità dei nomi di persona in culture diverse e sulle implicazioni pratiche che può avere nella progettazione di database, ontologie e moduli (form) e relativa localizzazione, ad es. quanti e quali campi usare, come chiamarli, i presupposti da evitare nello sviluppo di algoritmi ecc. Credo possa essere interessante anche per chi non lavora in questo campo.

image

E chissà se la pubblicazione in questi giorni di nymwars è solo una coincidenza, visto che vengono evidenziati proprio i problemi descritti anche da chi ha un profilo di Google+ che non è conforme allo standard un nome + un cognome previsto dal sistema. Ad esempio, sembra che al momento possano essere sospesi i profili di Google+ con:

un unico nome (mononym), come Stilgherrian 
spazi all’interno del nome o del cognome, come in Maria Chiara o Della Casa  
segni di punteggiatura, come in O’Donnel
combinazioni di maiuscole e minuscole, come in McDonald
caratteri non-ASCII, ad es. lettere accentate, come in Niccolò

Altri esempi in Google+ names policy, explained.


Vedi anche: Situazioni e Nomi propri in Localizzazione di esempi e riferimenti ed Elenchi telefonici, titoli e localizzazione.
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Occasionalismi: nymwars

Un occasionalismo è un neologismo destinato ad avere vita breve e non rimanere nell’uso perché è relativo a una situazione particolare e non duratura.

Un esempio recente di occasionalismo è la parola inglese nymwar (o nym war), usata soprattutto al plurale per descrivere le controversie sulla decisione di Google+ di proibire l’uso di pseudonimi.

Ne parla Fritinancy in Word of the Week: Nymwars, spiegando che nymwars è una nymwarsforma abbreviata di pseudonym wars ed è nata a fine luglio come hashtag in Twitter.

È una parola interessante non solo per l’etimologia ma anche per l’uso di nym come sostantivo, peraltro già visto in alcuni termini informatici. Mi pare inoltre che evidenzi alcune differenze in inglese e in italiano nell’uso di un elemento formativo che a prima vista è invece del tutto equivalente (dal greco -ώνυμος, “nome”, in entrambe le lingue viene aggiunto come secondo elemento in un nome composto).

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L’evoluzione della parola doodle

doodlesIl sostantivo inglese doodle è formato da una sequenza di lettere che gli danno un aspetto di tipica parola inglese. Pensavo fosse in uso da molto tempo e invece il significato moderno di “scarabocchio / ghirigoro / disegnino fatto soprappensiero” è alquanto recente (per il dizionario Merriam Webster la prima occorrenza attestata è del 1937).

L’etimologia è abbastanza incerta ma sia Online Etymology Dictionary che Collins English Dictionary ritengono che doodle fosse una forma dialettale riconducibile al verbo dawdle nel senso di “perdere tempo”, “oziare”, oppure vada fatta risalire al sostantivo doodle che nel XVII secolo significava “sempliciotto”, “sciocco” (Oxford Dictionaries riporta solo questa etimologia).

Credo però che ora, in particolare tra persone che non sono di madrelingua inglese, doodle faccia pensare innanzitutto ai logo personalizzati di Google. In questo caso non si tratta di semplici disegni ma di elaborazioni grafiche anche interattive (ad es. chitarra e Pac-Man) che possono richiedere l’intervento di programmatori ed esperti vari: ne parlava ieri Where Do Google Doodles Come From? illustrandone storia e processo creativo.

Google_Doodle_Pi_Day

Considerate le origini, per la parola doodle è stata un’evoluzione davvero notevole! Nel significato più recente (Google) è un esempio di terminologizzazione e, come prevedibile, in italiano si è optato per il prestito doodle.

Sarei però curiosa di sapere se i terminologi italiani di Google abbiano mai considerato un sinonimo letterario di ghirigoro che ha una vaga assonanza con il nome del marchio: girigogolo (anche ghirigogolo).


Aggiornamento 17 agosto 2011: doodle non va confuso con la parola doddle, usata soprattutto nell’espressione “it’s a doddle” per descrivere una cosa molto facile da fare, sicuramente non il caso della dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, protagonista di questo doodle (e di un libro molto piacevole, Fermat’s Last Theorem):

 

Aggiornamento agosto 2012: sull’argomento, un articolo dettagliato della BBC, Google’s doodles: Who’s behind them?

Inglesi e mance: tronc e troncmaster

Cameron_no_tipIeri anche in Italia è stato dato risalto alla notizia riportata da vari media britannici che David Cameron, in vacanza in Toscana, ha bevuto un cappuccino in un bar ma poi, scandalo, non ha lasciato la mancia!

Siamo proprio in silly season, non solo oltremanica. 
Mi domando se i redattori italiani che hanno criticato il premier britannico, riprendendo pedissequamente i commenti inglesi, siano soliti lasciare la mancia quando, in Italia, fanno colazione al bar (a meno che non si tratti di qualche centesimo di resto per fare cifra tonda). Non mi sembra si siano resi conto della differenza culturale che rende la storia della mancia mancata una “non notizia” per un pubblico italiano.

Come ben sa chi viaggia all’estero, le consuetudini sulle mance cambiano moltissimo da paese a paese. Senza mai arrivare ai livelli americani, anche nel Regno Unito i camerieri contavano sulle mance per arrotondare lo stipendio, perlomeno fino a un paio di anni fa, quando è stata introdotta una normativa tuttora molto discussa. In quell’occasione HM Revenue & Customs (il fisco britannico) aveva ufficializzato due termini abbastanza insoliti:

tronc: le modalità per dividere tra il personale le mance o i costi di servizio pagati dai clienti, oppure una specie di “cassa comune” in cui vengono raccolte tutte le mance (e anche l’insieme delle mance)
troncmaster: la persona, diversa dal datore di lavoro, incaricata di dividere le mance tra il personale

L’etimologia è dal francese tronc, la cassetta dell’elemosina, presumibilmente anche con riferimento al contenitore per le mance (tip jar) che si può trovare sui banconi o vicino alla cassa di alcuni locali.

…e circoli e cerchi (con piccola polemica)

Ieri dicevo che Cerchie, il nome italiano del servizio Circles di Google+, mi sembra una scelta terminologica efficace. Torno sull’argomento perché so che è un punto di vista che non molti condividono.

CirclesLe informazioni ufficiali in italiano sul progetto Google+ sono uscite in contemporanea a quelle in inglese, eppure c’è chi ha iniziato e continua a riferirsi alla funzionalità Cerchie usando l’inglese o chiamandola invece Circoli o Cerchi.

Sono un po’ perplessa ma non stupita perché spesso succede che alcuni dei cosiddetti early adopter e influencer descrivano un nuovo servizio o prodotto software riferendosi alla versione inglese, senza verificare la terminologia già disponibile nella propria lingua (non in questo caso, ma a volte lo fa addirittura chi si occupa della comunicazione del prodotto!). 

Immagino possa essere successo anche per Circoli e Cerchi, traduzioni letterali e molto generiche che non hanno i vantaggi di Cerchie ma che probabilmente “suonano meglio” a chi è meno abituato a ragionare sulla lingua e sulla terminologia.

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Cerchie di Google+

Due settimane fa è stato annunciato il progetto Google+ e, come prevedibile quando si tratta di social network, ne hanno parlato in molti, ad esempio qui

CirclesUno dei servizi di Google+ consente di creare gruppi di persone all’interno della propria rete di contatti e di definire cosa condividere con ciascun gruppo. In inglese questa funzionalità si chiama Circles e nella versione italiana Cerchie

Apprezzo la scelta terminologica italiana perché trovo che cerchia descriva il concetto con molta più precisione di circle in inglese. Dal Dizionario di italiano Zingarelli:

cerchia

Cerchia mi piace anche perché è un esempio abbastanza inconsueto di doppione: in questo caso è l’inglese ad avere un’unica parola, circle, mentre in italiano ce ne sono tre, circolo, cerchio e cerchia, a ciascuna delle quali sono associati significati simili ma ben differenziati. 

image

Un altro vantaggio di cerchia è che, pur trattandosi di una parola comune e facilmente riconoscibile, è insolita in un contesto Web, quindi consente di identificare un servizio specifico in modo univoco.

È una scelta terminologica efficace eppure c’è chi si riferisce a questa funzionalità chiamandola in un altro modo. Sarà l’argomento del prossimo post.

Strumento Dizionario in Google

image Solo recentemente ho notato lo strumento Dictionary / Dizionario nella sezione More search tools / Più strumenti nella barra laterale sinistra dell’interfaccia principale di Google.

È disponibile una trentina di lingue e per undici di queste, tra cui l’italiano, si può scegliere l’opzione dizionario monolingue oppure bilingue da e verso l’inglese (per le altre solo il dizionario bilingue).

Ho fatto qualche prova e mi sembra che per il momento si ottengano risultati interessanti soprattutto in inglese, mentre negli altri casi le opzioni siano più limitate.

Come si può immaginare, i dettagli visualizzati per ogni ricerca variano in base al tipo di parola. Ad esempio, cercando handy in inglese, si ottiene trascrizione fonetica, pronuncia, sinonimi, definizioni con esempi, frasi correlate, lingue in cui esiste la stessa parola, esempi d’uso e definizioni dal Web (le stesse che si ottenevano con l’operatore di ricerca define:). Cercando handy nella combinazione English <> German, vengono visualizzate le traduzioni in tedesco, in aggiunta alle informazioni appena elencate.

In italiano e nelle altre lingue in cui ho provato, invece, mi sembra che si ottengano solo le definizioni dal Web ed eventualmente, ma non sempre, le traduzioni verso l’inglese, quindi immagino che questa funzionalità sia ancora in fase di sviluppo.

Vedi anche: Dizionari di inglese online


Nota: dopo aver usato una combinazione bilingue, si può tornare al dizionario monolingue inglese scegliendo English dictionary, opzione che appare seguendo l’ordine alfabetico delle varie lingue. Secondo me sarebbe stato più intuitivo inserire questa opzione all’inizio dell’elenco, separandola visivamente dalle altre, perché dictionary rappresenta una funzionalità diversa e non il nome di una lingua; in questo modo, forse si sarebbe potuto evitare anche il problema di localizzazione dell’interfaccia italiana, dove si fa fatica a trovare Dizionario di inglese:

dictionary_interface