Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “Google”

Android Oreo e il politicamente corretto

Negli Stati Uniti il 21 agosto 2017 sarà ricordato come il giorno dell’eclissi totale di sole ma è anche la data in cui Google ha reso disponibile la nuova versione di Android, Oreo, con un video in tema: 

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Ho aggiornato un post del 2013, Android KitKat e altre leccornie digitali, con il riferimento al biscotto Oreo: si fa notare perché è un altro nome commerciale in una serie in cui invece prevalgono dolciumi generici.

Ma è un altro l’aspetto di Oreo che ha attirato la mia attenzione.

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A is for Alphabet… G come Google

G is for GoogleGoogle diventa parte di una nuova struttura societaria chiamata Alphabet. L’ha annunciato ieri Larry Page in un comunicato intitolato G is for Google e ho notato che nei media italiani è stata usata la traduzione letterale La G sta per Google anziché quella idiomatica che mi sarei aspettata, G come Google.

Phrasal template

La formula X is for Xyz è un “phrasal template”, una frase che segue uno schema specifico e al suo interno ha una o più variabili che possono essere sostituite solo da alcune categorie di parole. Questo esempio è un particolare tipo di collocazione in origine associato all’uso degli abbecedari: X è una lettera dell’alfabeto e Xyz un nome che inizia con la stessa lettera, ad es. B is for bee. La locuzione italiana equivalente è X come Xyz, ad es. A come ape.

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hotword e altre word

A proposito di parole sulle parole, in inglese hotwording è il nome con cui si fa riferimento alle parole che vanno pronunciate per attivare gli assistenti vocali.

Per poter usare le funzionalità vocali dei prodotti Google, ad esempio, si devono pronunciare le due hotword “Ok Google”. Nei dispositivi Apple invece si deve dire “Hey Siri” in inglese ed “Ehi Siri” in italiano.

“Ok Google” Il termine hotword è raramente usato nell’interfaccia dei prodotti o nella documentazione ufficiale, ma può apparire nelle versioni beta, ad es. in Chrome la stringa  Enable "Ok Google" […] (Attiva "Ok Google") in precedenza era Enable “Ok Google” hotword detection […].

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Google Translate e l’accesso ai cani

Inglese maccheronico su un cartello del Comune di Milano:

Denied access to dogs

Non credo si tratti di traduzione letterale, fatta parola per parola da una persona, perché chi sa che né accessdogs richiedono l’articolo, a differenza dell’italiano, non può non sapere che in inglese quasi sempre il soggetto (access) deve precedere il verbo (denied). 

È più probabile che si tratti di traduzione automatica, eppure basterebbe qualche piccola accortezza per ottenere un risultato accettabile. Va considerato, ad esempio, che le frasi senza verbo o con verbi di modo indefinito di solito risultano più problematiche e che punteggiatura e maiuscole possono influire sulla traduzione.

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Parole imbarazzanti per Android

“Dizionari” per completamento, correzioni e testo predittivo

Il mese scorso ho descritto alcune incongruenze terminologiche relative alle funzionalità che facilitano l’immissione di testo nei dispositivi mobili, ad es. c’è chi chiama testo predittivo sia [1] il T9 o simili che [2] il completamento automatico delle parole e/o i suggerimenti che appaiono durante la digitazione di una parola. C’è anche chi confonde [2] con [3] la correzione automatica, che invece si attiva dopo aver digitato un’intera parola, ad es. quando si inserisce uno spazio o un segno di punteggiatura. 

Ciascuna di queste funzionalità fa uso di specifici algoritmi che ricavano informazioni da elenchi di parole, chiamati dizionari (dictionary), a cui sono associati metadati e informazioni d’uso e di frequenza. Android – CENSORED

Parole proibite

In questi giorni sono stati dedicati alcuni articoli sull’argomento perché all’interno del dizionario inglese (circa 165000 voci) di Kitkat, l’ultima versione del sistema operativo Android, è stato “scoperto” un elenco di 1400 parole proibite, tra cui sex, coitus, lovemaking, Tampax, uterus, le famigerate sette parole vietate alla TV americana, e addirittura geek.  

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Completamento, compilazione e riempimento

Questa tabella confronta alcuni termini inglesi e italiani usati da due noti produttori di software e servizi online per le stesse funzionalità. Sono concetti molto comuni ma si notano varie differenze nelle designazioni (segni linguistici) che li rappresentano:

autocomplete, auto-complete, autofill, auto fill, auto-fill, autosuggest, completamento automatico, compilazione automatica, riempimento automatico, suggerimenti automatici

Avete riconosciuto tutti i concetti e identificato A e B?

Forse non sono tutti distinguibili, ma se seguite il blog avrete già capito quali sono le implicazioni per il lavoro terminologico e per la traduzione, che ora cercherò di sintetizzare.

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Completamento automatico malvagio?

In Is Google autocomplete evil? Tom Chatfield (autore di Netymology) riflette sulle implicazioni del completamento automatico di Google.

È la funzionalità che si avvale di un servizio di previsione (prediction service) per "indovinare" la query di ricerca in base a informazioni di frequenza e di attualità e quindi per proporre il risultato o i risultati che ritiene più probabili in base a ricerche già fatte da altri utenti e informazioni personali (lingua, paese, proprie ricerche precedenti ecc.).

Per Google i vantaggi del completamento automatico sono ricerche più veloci, risultati immediati e previsioni più intelligenti, che spiega dicendoci che ”anche quando non sai esattamente quale termine di ricerca digitare, le previsioni ti aiutano a indirizzare la ricerca”. È proprio la possibile influenza esercitata dei suggerimenti sulle percezioni di chi usa il motore di ricerca, soprattutto in caso di associazioni negative, che preoccupa Chatfield.

UN-Women-Ad-2_495x700 jpgLo spunto all’articolo è una campagna dell’ONU contro il sessismo in cui sono usati esempi reali suggeriti dal completamento automatico di Google per ricerche che iniziano con women

dettaglio campagna UN Women

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Android KitKat e altre leccornie digitali

Android KitKat

Android Kitkat

È consuetudine che le diverse versioni del sistema operativo Android prendano il nome di un dolciume.

Questa settimana si è saputo che la versione 4.4 non avrà più il nome precedentemente annunciato, Key Lime Pie (KLP), ma si chiamerà invece KitKat come le barrette di wafer ricoperto di cioccolato prodotte da Nestlé.

Riconoscibilità del nome

Android KitKat unveiled in Google surprise move (BBC) spiega che la decisione è stata presa rendendosi conto che pochi sanno che gusto abbia una key lime pie (una torta al lime delle Florida Keys, simile a un cheesecake ma meringata). L’alternativa di scegliere un marchio commerciale è però alquanto insolita.

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“Google Heart”

Mi è sempre piaciuta l’espressione inglese armchair traveller, il “viaggiatore in poltrona” che gira il mondo virtualmente. Fino a qualche anno fa gli unici strumenti disponibili erano i libri, ora invece innumerevoli luoghi della Terra possono essere visualizzati con Google Earth. È un programma molto noto anche in Italia, dove chi ne parla tende a chiamarlo “gugolàrt” (anche quando intende la funzionalità Street View in Google Maps).

immagine di Galešnjak, isola croata a forma di cuore, vista su Google EarthLa pronuncia dei nomi stranieri in italiano è caratterizzata da un adattamento dei suoni “estranei” che vengono assimilati a quelli del sistema fonetico italiano. Spesso il suono sostitutivo è influenzato dalla grafia delle parole e un po’ mi sorprende* che per Earth /əːθ/ prevalga l’adattamento “art” su “ert”.

Trovo anche alquanto curioso il fenomeno per cui tra gli italiani che usano il programma ce ne siano molti che scrivono Google Heart, l’anagramma di Earth.

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* Un altro esempio che mi viene in mente è fashion, che in inglese si pronuncia /ˈfaʃn/ ma che in italiano diventa /ˈfɛʃʃon/ (“fescion”).

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Vedi anche: Globalizzazione e pronuncia di nomi di prodotti (e altre note ed esempi nei commenti qui sotto).

La singolarità di Google Glass

Google Glass in italiano

Google Glass 2Avrete sicuramente sentito parlare di Google Glass.
Se vi chiedessi di che tipo di prodotto si tratta, come lo descrivereste?

Credo che la risposta più comune sarebbe occhiali (dotati di / a / per realtà aumentata, computerizzati, tecnologici ecc.) perché in italiano quasi tutti, dai media generalisti ai siti informatici e tecnologici, ne parlano al plurale, i Google Glass.

Google Glass in inglese

In inglese invece Google Glass è singolare, come la parola glass (“vetro”):

intestazione nel sito ufficiale di Google Glass

Questo oggetto non è dotato di una coppia di lenti, il componente essenziale del concetto “occhiali”, e infatti nel sito ufficiale non appare mai la parola plurale glasses. Quindi, di cosa si tratta?

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Internazionalizzazione e geopolitica

Google PalestineÈ di qualche giorno fa la notizia che Google ha rinominato la home page all’indirizzo google.ps da Territori palestinesi a Palestina, suscitando le proteste di Israele. Ne parla ad esempio Google ‘riconosce’ la Palestina.

Si tratta sicuramente di una decisione ponderata. I principali produttori di software danno infatti molta importanza alle analisi geopolitiche, che verificano che i prodotti non contengano riferimenti a zone geografiche contese, nomi di paesi, simboli religiosi, bandiere e altri dettagli sensibili che potrebbero avere ripercussioni politiche ed economiche se non evidenziati e risolti.

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Phrasebook, fraseologia e frasario

Google Translate ha una nuova funzionalità che consente di salvare le traduzioni in una propria raccolta. In inglese si chiama Phrasebook e in italiano Fraseologia.  

Phrasebook - Fraseologia

Terminologia inglese

In inglese la parola phrasebook identifica un prontuario che contiene una selezione di frasi essenziali in una o più lingue straniere.

È una metafora informatica coerente con quelle in uso da decenni nelle interfacce grafiche, basti pensare agli oggetti che si possono trovare su una scrivania, come document, folder (cartella), clipboard (gli Appunti di Windows), notepad (blocco note), calendar, diary, dictionary, e in particolare ai vari tipi di book come address book (rubrica), workbook (cartella di lavoro) e clipbook e scrapbook (contenitori di ritagli e appunti).

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Tipi di messaggistica: esercizio terminologico

Social messaging

Nei commenti al mio ultimo post ho aggiunto che social messaging è ancora un termine ambiguo perché non identifica in modo univoco un unico concetto, un’indeterminatezza “social messaging apps”tipica della terminologia informatica (altro esempio: hashtag).

Le possibili accezioni di social messaging includono
1) un’attività di scambio di messaggi legata a un social network (ad es. attraverso Facebook Messenger),
2) un servizio di scambio di messaggi che ha un elemento social (ad es. Twitter).
In nessuno dei casi social messaging implica una distinzione tra dispositivi mobili e computer tradizionali.

Non mi convince quindi la definizione di WhatsApp come applicazione di social messaging fatta dal Corriere della Sera per spiegare l’interesse di Google, perché credo che in questo caso siano altre le sue caratteristiche distintive.

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Social network + social messaging = ?

Ieri nella home page del Corriere della Sera era in evidenza la notizia che Google sarebbe interessata a WhatsApp, descritta come un’applicazione di social messaging:

Google ha pronto un miliardo di dollari per comprare Whatsapp. La casa di Mountain View sarebbe interessata alla celebre applicazione di social messaging per telefonini – Corriere della Sera 7 aprile 2013

Il Corriere è rivolto a un pubblico non specialistico, eppure il giornalista pare dare per scontato che tutti conoscano WhatsApp. Non prova a spiegare cosa significhi social messaging e in cosa si differenzi dagli altri tipi di messaggistica, nonostante l’unica altra occorrenza nell’archivio online del giornale mostri che non è un termine diffuso. Sarei curiosa di chiedergli una definizione e in particolare cosa intenda con “accorpamento tra social network e social messaging”, che a me sembra come una somma di mele e pere.

Per identificare il concetto di social messaging e capire se è assimilabile a quello di social network, è utile un approccio onomasiologico: si analizza il sistema concettuale che rappresenta il concetto e i concetti sovraordinati (iperonimi), coordinati (coiponimi), subordinati (iponimi) e correlati [esempio]. Per chi vuole provare a fare questo esercizio di lavoro terminologico, ho raccolto alcuni dati per il prossimo post.
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Vedi anche: Social, uno pseudoprestito

Sommelier… di Internet

immagine di sommelierA cosa associate la parola sommelier?

1 – Nei ristoranti di alto livello, un esperto nella selezione dei vini (per la cantina e per consigliare ai clienti l’abbinamento con le pietanze scelte);

2 – Un degustatore professionale di vini;

3 – Un degustatore professionale di un prodotto enogastronomico liquido (vino, olio, birra, tè, caffè ecc.).

Variazione diacronica

La parola sommelier, entrata in italiano dal francese circa un secolo fa, non ha un’origine molto prestigiosa: ‘conduttore di bestie da soma’; dal latino sagmārius, poi, man mano, ‘addetto ai viveri’ e, quindi, ‘domestico incaricato della tavola’ (vocabolario Zingarelli).

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