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Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “globalizzazione”

Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto

Ogni tanto mi capita di accennare ad analisi linguistiche e a valutazioni di localizzabilità che vengono fatte all’interno del ciclo di vita di un prodotto software, ad esempio qui, nei commenti qui e, con riferimento alla globalizzazione, qui e qui.

Ho recuperato un articoletto scritto un paio di anni fa per sintetizzare questo tipo di attività,  Competenze culturali nel ciclo di vita del prodotto. Riprende alcune informazioni date anche in Le competenze linguistiche nella localizzazione ma con esempi diversi.

Globalizzazione e pronuncia di nomi di prodotti

BingIl blog del mestiere di scrivere riassume il processo e gli elementi che hanno portato gli specialisti di Interbrand alla scelta del nome Bing per il motore di ricerca Microsoft e conclude citando il post Common Naming Mistake 6 – Linguistics, in cui viene sottolineata l’importanza delle analisi linguistiche e culturali nella valutazione dei nomi di prodotti destinati a un mercato globale.

È un’attività molto interessante, specialmente quando si ha la possibilità di vedere come si è arrivati alla scelta dei candidati finali. Ne avevo accennato in Le competenze linguistiche nella localizzazione:

Un altro intervento importante nell’ambito della globalizzazione riguarda i nomi prodotti, di solito mantenuti in inglese in tutti i mercati. In generale si tratta di analisi gestite da società specializzate, ma spesso viene effettuata una prima valutazione da parte di risorse linguistiche per escludere che la rosa di nomi scelti evochi concetti o idee strane o peggio ancora offensive nel paese di destinazione e per capire se il nome inglese sia facilmente memorizzabile, sia in termini di pronuncia che di grafia, anche per chi non conosce l’inglese.

In queste valutazioni la pronuncia è un aspetto importante ma qualche volta sottovalutato.

Non è infatti sufficiente che il nome sia facilmente pronunciabile anche per chi non è di madrelingua (in genere l’inglese), va anche verificato che non risultino connotazioni non volute se vengono applicate le regole di pronuncia di altre lingue: è il caso della parola americana lite letta come si scrive da un italiano (e sempre più usata per descrivere non solo alimenti ma anche versioni ridotte di altri tipi di prodotti, ad es. software). Un collega russo raccontava uno scenario ancora più complesso: molti suoi connazionali digiuni di inglese spesso leggono le parole in alfabeto latino con le regole del tedesco e per il mercato russo va quindi valutata più di una possibile pronuncia per ogni nome inglese.

Non vanno poi ignorati gli aspetti prosodici, come nel caso di parole che, individualmente, sono del tutto neutre ma che combinate e pronunciate con l’intonazione di un’altra lingua possono causare effetti indesiderati: basti pensare a Windows Vista che qualche italiano percepisce come window svista

Vedi anche: Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?  e Marchionimi e terminologia

PS  A scanso di equivoci, non ho partecipato alle valutazioni linguistiche dei prodotti citati qui sopra.

Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?

Oggi ero alla Giornata REALITER 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale. Molti gli interventi interessanti.

Andrea Di Gregorio, ad esempio, ha parlato di strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market in un mercato globale, evidenziando come siano sempre più diffusi i messaggi pubblicitari non tradotti, parzialmente tradotti o addirittura “ritradotti” nella lingua di partenza, in genere l’inglese.

Per decidere se mantenere un messaggio nella lingua originale vengono fatte valutazioni sul target, il tipo di prodotto, il mezzo di comunicazione e il tipo di comunicazione (ad es. se informativa o evocativa, se punta a far riconoscere il prodotto dal cliente o a far sì che il cliente si riconosca nel prodotto, se è più importante quello che si dice o che lo si dica in inglese).

In questi casi è ovviamente essenziale un’analisi del testo inglese per determinare se è facile e distintivo, se contiene termini di origine latina o comunque ben noti e quindi subito riconoscibili, oppure se le parole sono sconosciute ma dal suono comunque accattivante (mi viene in mente Bing, il nuovo motore di ricerca), So where the bloody hell are you?se eventuali giochi di parole sono intraducibili ma comprensibili. Potrebbe essere necessario spiegare comunque il messaggio, anche se indirettamente, come nella campagna So where the bloody hell are you?  di Tourism Australia che nella versione italiana riportava in calce “Che cosa aspetti a venire?”

Andrea Di Gregorio ha sottolineato il ruolo importante del traduttore in queste scelte, anche in caso di non-traduzione, per l’apporto che può dare grazie alla sensibilità sia verso la lingua di partenza che quella di arrivo. Concordo in pieno, specialmente quando si tratta di valutare le conoscenze dell’inglese da parte dell’utente italiano dal punto di vista E2 (English as a Second Language): nel caso della campagna australiana, ad esempio, avrei qualche dubbio che tutti gli italiani che conoscono l’espressione bloody hell la associno a un intercalare tipicamente australiano come può fare chi è di madrelingua inglese.

Aggiornamento 15/12/2009: il testo dell’intervento di Andrea Di Gregorio è ora consultabile nel sito Realiter.

Vedi anche: Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009, Cultural awareness and product development/localization e Competenze nelle valutazioni di localizzabilità in Le competenze linguistiche nella localizzazione.  

Segnali di globalizzazione

Post pubblicato il 23 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologiaimmagine originale dall'articolo You Want a Revolution - time.com

Un numero recente del settimanale TIME dedica una pagina intera ai vantaggi delle rotonde, chiarendo innanzitutto cosa sono e come funzionano, con tanto di foto esplicativa:

[...] roundabouts, those circular alternatives to street intersections [...]    The problem is teaching Americans how to navigate them. (Folks, cars entering a roundabout yield to those already in it.)

Da un punto di vista europeo è perlomeno curioso che un settimanale americano, destinato comunque a un pubblico globale, dia queste informazioni: possibile che gli americani non sappiano cosa sono le rotonde?

O forse sono io che mi "fisso" su questi particolari, a causa del mio lavoro? Language Excellence, il team di cui faccio parte, fornisce servizi linguistici a supporto di globalizzazione, localizzabilità e localizzazione, tra cui le cosiddette globalization review: una valutazione di nomi di prodotti o servizi, immagini e messaggi non verbali per verificare che siano accettabili in mercati diversi, globalmente, senza dover intervenire con traduzioni o adattamento.

In queste valutazioni sono richieste competenze culturali, ovvero la capacità di identificare particolari aspetti che riflettono caratteristiche tipiche della lingua e della cultura del paese di origine (gli Stati Uniti per i prodotti Microsoft) e confrontarli con i sistemi equivalenti del proprio mercato.

Un caso tipico sono i colori, che possono avere connotazioni diverse in culture diverse: ad es. in molti paesi asiatici il colore del lutto è il bianco e non il nero, qualche italiano superstizioso rifugge il viola mentre per gli americani è un colore elegante e nobile, ecc. (altri esempi qui). etichetta 1

Supponiamo che ci venga chiesta una globalization review per l’etichetta qui a sinistra, con l’indicazione che segnalerà un messaggio importante che deve essere letto prima di procedere con una particolare operazione: chi ha prodotto l’etichetta vuole assicurarsi che il layout e i colori scelti non abbiano connotazioni indesiderate nei vari mercati.

Per i paesi europei non ci sono controindicazioni ma è utile sottolineare che segnali stradali americanila combinazione giallo+nero, etichetta 2tipica dei segnali stradali negli Stati Uniti, comunica implicitamente che si deve prestare attenzione solamente a chi ha familiarità con questo sistema ma non a chi vive altrove. In Europa l’effetto "avviso importante" potrebbe essere raggiunto più facilmente con una combinazione di colori che includa il rosso, come nei segnali stradali a cui siamo abituati.

Nelle globalization review vanno quindi identificate le informazioni implicite della cultura di partenza per valutare se sussistano anche nella cultura di arrivo e, in caso negativo, se sia accettabile perderle o se si debba ricorrere a soluzioni alternative per renderle esplicite. Esempio: come abbiamo visto, non si può dare per scontato che un americano capisca il concetto di "rotonda".

….  

simbolo di radioattività nuovo simbolo di radiazioni pericolose PS  A proposito di combinazioni di colori nei cartelli, credo non sia un caso che recentemente l’International Atomic Energy Agency abbia creato un nuovo simbolo per le radiazioni pericolose che privilegia il rosso e una forma triangolare: il simbolo tradizionale con sfondo giallo è infatti risultato poco intuitivo e non facilmente riconoscibile.

What Will Globalization Do to Languages?

Post pubblicato il 29 maggio 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Segnalo la discussione What Will Globalization Do to Languages? (ovvero, si avvererà la minacciata egemonia dell’inglese?) sul blog Freakonomics; interessante notare il punto di vista abbastanza "americano" di alcuni commenti… ;-)

Qui globalizzazione fa ovviamente riferimento al significato più ampio del termine e non a quello specifico usato in ambito software. 

Errori di localizzazione fatali!

Post pubblicato il 24 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia
  

In genere, grazie alla professionalità di chi fornisce servizi di localizzazione e a sistemi di testing e di controllo qualità nel ciclo di vita di un prodotto software, è raro che passino inosservati errori gravi o con un forte impatto sull’esperienza utente. 

A quanto pare in altri ambiti ci sono invece errori di localizzazione (o perlomeno soluzioni di localizzazione troppo complicate) che possono risultare addirittura fatali!

L’alfabeto turco ha 29 caratteri, tra cui una vocale specifica, ı, simile a una i ma senza puntino. Una notizia dalla Turchia racconta come un SMS scritto con un telefonino che rendeva difficile distinguere tra i e ı ha portato al fraintendimento estremo del messaggio, con conseguenze tragiche.

Riporto in inglese da un post di Language Log, che discute la notizia da un punto di vista linguistico:

Ramazan Çalçoban sent his estranged wife Emine the text message:
           Zaten sen sıkışınca konuyu değiştiriyorsun.
“Anyhow, whenever you can’t answer an argument, you change the subject.”

Unfortunately, what she thought he wrote was:
           Zaten sen sikişınce konuyu değiştiriyorsun.
“Anyhow, whenever they are f*cking you, you change the subject.”

La moglie ha creduto di essere accusata di promiscuità, è intervenuta la famiglia di lei e il tutto è degenerato. Bilancio della localizzazione non adeguata: almeno due morti.

  

A parte le ironie del caso, questa notizia non fa che sottolineare l’importanza di interventi di globalizzazione adeguati e soluzioni di localizzazione che rispettino pienamente le esigenze dell’utente, in questo caso poter accedere facilmente e rapidamente a tutte le lettere del proprio alfabeto (senza peraltro essere penalizzati: un commento del post segnala una recente polemica in Spagna, dove chi rispetta l’ortografia può vedere anche triplicato il prezzo degli SMS).

Il ciclo di vita del prodotto

Post pubblicato il 3 aprile 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Il ciclo di vita di un prodotto software può essere riassunto brevemente in quattro fasi:

1. definizione dei requisiti e progettazione
2.
sviluppo del software
3.
testing
4.
rilascio del prodotto.

Si ricomincia poi con la progettazione di una nuova versione.

ciclo di vita del prodotto 

I tempi, la durata, le modalità e la complessità delle fasi variano da prodotto a prodotto. In fase di progettazione vengono effettuati gli interventi di globalizzazione per assicurarsi che il prodotto, indipendentemente dalla lingua, possa essere utilizzato in mercati diversi; sia in fase di progettazione che in fase di sviluppo si lavora molto sulla localizzabilità, quindi, prima che lo sviluppo venga completato, si inizia il processo di localizzazione, che procederà in parallelo con la fase di sviluppo e che aggiungerà al testing funzionale un testing di tipo linguistico, in modo da arrivare al rilascio contemporaneo del prodotto in inglese e nelle lingue principali. Le versioni localizzate per le altre lingue saranno disponibili successivamente.

Vedi anche: Versione beta, alfa, RC e RTM

 

Localizzazione, globalizzazione e internazionalizzazione

Post pubblicato il 6 marzo 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Il termine localizzazione descrive la traduzione e l’adattamento di software per un mercato specifico; per software in questo caso si intende non solo il programma e relativa interfaccia grafica ma l’intero pacchetto, ovvero il materiale di supporto come guide, documentazione cartacea, materiale marketing, confezione del prodotto e pagine Web correlate. La localizzazione parte sempre da un prodotto che è stato sviluppato per un altro mercato in un’altra lingua, di solito l’inglese, ed è un processo la cui efficacia ed efficienza dipendono in buona parte da altri tipi d’interventi, quali globalizzazione e localizzabilità.

Con globalizzazione si descrive lo sviluppo di software che riesce a soddisfare le aspettative di utenti in mercati diversi grazie a caratteristiche e funzionalità non basate su un’unica lingua e unico locale. Il concetto espresso dal termine locale non è facilmente traducibile ed indica tutte le impostazioni specifiche di un certo mercato e di una certa lingua, come ad esempio il formato della data, dell’ora, il tipo di tastiera, il separatore decimale ecc. Un esempio banale: se consideriamo la data 06/07/08, qualsiasi italiano penserà si tratti del 6 luglio 2008, un americano interpreterebbe invece 7 giugno 2008 e un ungherese 8 luglio 2006. È quindi fondamentale che nello sviluppo di software vengano applicati interventi di globalizzazione che consentano di utilizzare correttamente le impostazioni in uso nel proprio paese, indipendentemente dalla lingua del prodotto stesso.

Se si decide di localizzare un prodotto e renderlo disponibile in lingue diverse, si parla di localizzabilità, ovvero dello sviluppo di software che possa essere adattabile a mercati diversi senza che si debbano effettuare modifiche al codice. Un’applicazione dovrebbe essere localizzabile fino dall’inizio del suo sviluppo affinché il processo di localizzazione possa poi risultare efficiente e l’adattamento sia il più lineare possibile in termini di costi monetari e temporali.

Globalizzazione, localizzabilità e localizzazione vengono spesso riassunti con il termine internazionalizzazione, Microsoft invece preferisce usare la descrizione world ready per sottolineare che i prodotti che subiscono questi processi sono utilizzabili in tutto il mondo.

Vedi anche: Localizzazione di esempi e riferimenti e un glossario in inglese dei termini legati a localizzazione e globalizzazione.