Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “falsi amici”

Falsi amici all’ombra del sicomoro

 

La turbina eolica ispirata al seme del sicomoro (da Wind Power)Probabilmente anche altri lettori di un importante quotidiano italiano sono rimasti perplessi dal titolo di un articolo su una turbina eolica innovativa, costruita da un’azienda britannica:

Eolico: nuova turbina disegnata ispirandosi al seme del sicomoro - Corriere della Sera

Il testo dell’articolo spiega che Il design [della turbina] è ispirato al seme del sicomoro, che cade a terra a spirale grazie ad «ali» a V

frutti di sicomoro (ficus sycomorus)Basta però fare doppio clic sulla parola sicomoro nell’articolo stesso per accedere alla definizione del Dizionario Sabatini-Coletti e confermare il sospetto che si tratti di una notizia tradotta: non è stato considerato che, in italiano, il sicomoro (ficus sycomorus) è una pianta che cresce in climi caldi e i cui frutti, simili ai fichi, non sono certo provvisti di ali.

In inglese, invece, sycamore è il nome di tre diversi tipi di albero:

1  in Europa indica l’acero montano (acer pseudoplatanus)
2  in America settentrionale è il platano (platanus occidentalis
3 in Africa e Medio Oriente descrive il ficus sycomorus, in italiano sicomoro*

samare (semi di acero) Nel caso della turbina eolica progettata nel Regno Unito, il riferimento è sicuramente all’acero, il cui seme, sàmara nella terminologia scientifica, ha due ali membranacee che gli consentono di ruotare in aria. Chi ha visitato il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano ricorderà che Leonardo Da Vinci aveva preso ispirazione proprio dai semi d’acero per progettare la macchina nota come “elicottero di Leonardo”. E in inglese il nome colloquiale delle samare è helicopter seeds, in azione in questo documentario della BBC (dal minuto 3:00):

The private life of plants – voce narrante di David Attenborough

*  Tra i principali dizionari italiani, solo il Vocabolario Zingarelli include “acero montano” come significato alternativo di sicomoro: probabilmente non viene più considerato un falso amico ma un calco entrato in italiano tramite ripetute traduzioni letterali? Non credo però che questa accezione, ancora poco comune, giustifichi la scelta lessicale nell’articolo citato (o nelle traduzioni di romanzi ambientati in Gran Bretagna e in Irlanda).

Una casa shabby al punto giusto…

Mi è capitata tra le mani una rivista di arredamento non specializzata, destinata a chi vive in case di piccole e medie dimensioni. Ha una grafica accattivante ed è molto piacevole da sfogliare, però più che i mobili ho notato l’uso massiccio di parole inglesi, ben oltre i prevedibili look, appeal, trendy, hi-tech e altri prestiti ormai comuni in italiano (specialmente in ambito aziendale).

Qualche esempio (corsivi miei):

in stile navy, stile British, dondolo old style
rigorosamente white&blue, black&white, se sei blu-addicted [sic], total white, il tuo green party, green & chic, cucinare: blue link
English Mood, scegli il tuo mood
wallpaper anni ‘70, daybed 
pattern iper-materico, forma sixties
tre modi di dire outdoor, complementi d’arredo outdoor  
tutto mooolto glam, coffee-table iperglam [sic]   
soft budget, nice design, cucina young, ambiente open, temperature hot, decoro easy     
apparecchi new generation, case stress-free, il divano è un comodo no-name
mix & match, shopping in & out  
bookmaniaci, Face & cook  

I testi delle riviste italiane infarciti di parole inglesi non sono certo una novità, ho però l’impressione che la loro presenza nelle pubblicazioni destinate a un pubblico generico sia un fenomeno un po’ più recente: mi viene in mente la rivista del supermercato Esselunga, che si chiama NEWS e pullula di parole inglesi, ad es. i prodotti alimentari sono sempre  rigorosamente descritti come food. Mi domando che effetto faccia sulle persone più anziane e su chi non ha molta familiarità con l’inglese…

O forse in alcuni casi si dà per scontato che il lettore tipico abbia una comprensione abbastanza ristretta dell’inglese? Una casa descritta come accogliente e shabby, ad Case stress-free: una villetta luminosa, accogliente e shabby al punto giusto.esempio, può sembrare una specie di ossimoro a chi ha padronanza della lingua, però può darsi che chi legge la rivista di arredamento interpreti la parola shabby unicamente come riferimento allo stile shabby chic, senza associarla ai significati negativi dell’aggettivo inglese (misero, squallido, in cattivo stato, degradato).

Vedi anche: Terminologia e utente tipico, itanglese e un look ancora più fashion.


Aggiornamento – Dal numero di febbraio 2011 della stessa rivista, solo nelle prime 15 pagine non di pubblicità si trovano craft room, crafts, soft budget, idee express, news, cult!, city-guide, progetto crafts (con la nota del direttore “non me ne vogliano i patiti dell’italiano-a-tutti i costi ma le craft room hanno già una loro storia”), angolo crafts, stile glossy, tendenza crafts, stickers, scrapbook, la cover della poltrona minimal, atmosfera cottage, idea cool, effetto hand-made, il look tricot è molto craft (?!), animal style, masking tape (suona decisamente più cool di nastro adesivo per mascheratura!), décapé forever, bordo a crochet (francesismo usato anche in inglese; probabilmente “all’uncinetto” non è abbastanza trendy?), comfort, all white, living, stylist, mood, mission possible, cozy (spiegato traducendolo come “coccoloso”)… E anche la pubblicità non scherza: in tre pagine successive si legge more with less, living and cooking, total home design.

John Doe, Mario Rossi e i loro parenti

Tra le notizie di ieri, una decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che dovrebbe consentire processi civili contro la Santa Sede. All’origine del caso la denuncia di una vittima che a suo tempo ha subito abusi e che ha preferito non rivelare la propria identità. Nel primo articolo italiano che ho letto ho però notato che alla vittima veniva dato un nome che probabilmente è familiare agli appassionati di telefilm polizieschi americani:

Il cittadino dell’Oregon, John V. Doe, ha denunciato di aver subito abusi negli anni ‘60 nella scuola cattolica che frequentava. […]
Il prelato […] è stato infine trasferito nell’Oregon, dove Doe lo conobbe quando era quindicenne.  

Chi guarda CSI o programmi simili si sarà sicuramente accorto che le vittime non identificate si chiamano sempre John Doe, se uomo, e Jane Doe, se donna: sono infatti i nomi fittizi (variabili metasintattiche) che nel sistema legale degli Stati Uniti vengono usati per fare riferimento a persone sconosciute, ad es. se cadavere, o nei procedimenti giudiziari quando l’identità della persona coinvolta non è nota o non può/deve essere rivelata. È appunto il caso della causa civile di cui sopra, denominata “John V. Doe v. Holy See”, un dettaglio sfuggito al Corriere della Sera ma non ad altri che hanno interpretato i riferimenti a “John V. Doe” eliminandoli e sostituendoli con “anonimo”.

Negli Stati Uniti John Doe viene anche usato come nome generico negli esempi, tipo Mario Rossi in Italia, John Smith e Joe Bloggs nel Regno Unito, Juan Pérez in Messico, Kovács János in Ungheria o Jan Kowalski in Polonia (un elenco di nomi fittizi in vari paesi qui).

Non credo invece che in ambito legale italiano esista un nome simile a John Doe ma non ho competenze in materia e potrei sbagliarmi. Qualcuno mi sa dire se vengono usate iniziali, simboli tipo pallini neri o altro?

Idiosincrasie per le parole

Mi ha incuriosita Moist cellar doors, un post di A Walk in the WoRds su parole inglesi che suonano più o meno gradevoli (si parla di phonoaesthetics): sembra che una combinazione ritenuta particolarmente eufonica sia cellar door, mentre una parola che suscita una vera e propria avversione è moist.

moist

[striscia via Language Log, con link sull’argomento word aversion e vari commenti]

In italiano non mi vengono in mente parole talmente sgradevoli o cacofoniche da far parte dell’immaginario collettivo. Invece, per quel che mi riguarda, confesso di avere una vera e propria idiosincrasia per il verbo percepire: per qualche strano motivo, mi dà veramente fastidio sentirlo ma, ancora più strano, solo nell’accezione “riscuotere un compenso”.

Ci sono poi vari falsi amici che non sopporto, primi fra tutti assumere, quotare e sottomettere, ma in questo caso si tratta pet hate di tipo semantico e non “estetico”. Da un punto di vista professionale, invece, il termine inglese che finora mi è risultato più antipatico è sicuramente Over The Shoulder.

……
Vedi anche: Neologismi belli e brutti, c’è posto per tutti!, sull’estetica delle parole, e Parla come mangi 1, su alcune pronunce errate che trovo particolarmente irritanti (management, performance e stage).


Aggiornamento – Sull’argomento moist e altre parole inglesi che suscitano particolare avversione si può leggere 6 Words That Need to Be Banned from the English Language; altri esempi in Which words disturb you? e relativi commenti.  

Crocchette <> croquettes

Four-legged tourists - www.turistia4zampe.itNella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.

Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso da qualcuno che si è improvvisato traduttore.

Cani buongustai

Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, preso in prestito dalla cucina francese! Le crocchette per cani e gatti sono infatti kibble ma è più comune parlare di [dry] cat food e dog food e quindi, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl.

Per evitare errori

Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:

controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster
ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette 
fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali)
se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google)

Altri problemi di traduzione

Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):

  ▄ casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas;
  ▄ fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!);
  ▄ nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento
  ▄ l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. 

Aggiornamento agosto 2010 – il testo di benvenuto del Ministro in inglese è stato sostituito ma anche in questo caso si tratta di una traduzione poco felice.

Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse

Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.

Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis

Macmillan Dictionary segnala Italian words spread to English language, un breve elenco di  prestiti italiani in inglese, soprattutto americano.

foto di pepperoni (made in Vermont!) da owgd3.onewebgroup.netTra quelli gastronomici ne spiccano due che hanno un significato tutto loro: bologna, una specie di mortadella, e pepperoni (plurale pepperonis), ingrediente tipico sulla pizza che confonde molti italiani perché non si tratta di verdura bensì di un salume (per aumentare la confusione, i pepperoncini sono invece un tipo di peperoni verdi sottaceto).

Aggiungerei poi panini (plurale paninis), di solito della ciabatta ripiena con ingredienti vari e servita tostata, e biscotti, simili ai nostri cantuccini. Anche zucchini è singolare, mentre sono diventati maschili linguini e fettuccini. E, come è noto, i confetti non sono commestibili: sono infatti i nostri coriandoli.

Tra i falsi amici non mangerecci ho sempre trovato curioso che in inglese bimbo voglia dire “ragazza attraente ma stupida” visto che in origine, all’inizio del secolo scorso, veniva usato per descrivere solo uomini poco intelligenti, mentre ora è associato esclusivamente a giovani donne (che sembrano prediligere i tacchi a spillo, altra parola italiana: stilettos).

Aggiornamento agosto 2011: Indebted to… Italy (OxfordWords blog) fa una panoramica dettagliata di parole italiane usate in inglese e di parole inglesi con etimologia italiana.


Vedi anche: EURO 2008: macabra scoperta (linguistica!), per alcuni prestiti in tedesco e italiano che hanno assunto un significato diverso dall’originale inglese, L’italiano nel mondo, per alcuni riferimenti sull’influenza dell’italiano in altre lingue e [aggiornamento] Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto, per nomi di prodotti americani decisamente italianeggianti.

In intimità con l’iPad?

Come prevedibile, fiumi di inchiostro digitale sulla presentazione dell’iPad, anche su alcuni aspetti linguistici.

More intimate (Unspeak), ad esempio, ironizza su alcune delle parole scelte da Steve Jobs per descrivere la novità della Apple, tra cui “It’s so much more intimate than a laptop”.

In Italia l’affermazione è stata riprodotta letteralmente, molto più intimo di un laptop. Probabilmente chi ha tradotto non ha riflettuto sull’aggettivo italiano: se associato a persone il significato è sicuramente “legato da un rapporto personale stretto” ma, se riferito ad oggetti, prevale invece “relativo a zone del corpo immagine da www.flickr.com/photos/nevilleblack/4310117876/che di solito rimangono coperte”.  Ancora più ironico se si considera che, specialmente in inglese americano, pad è l’assorbente (nel senso di igiene intima) e in questi giorni si sprecano le battute, come riporta iPad name draws feminine hygiene jokes (CNN) ma anche il Corriere della Sera. Una tra tante: “Yes, the iPad is small, lightweight and slim. But can you swim with it?

Il linguista Arnold Zwicky analizza invece la pronuncia e ipotizza che, in alcune varietà di inglese, un ulteriore problema del nome iPad, / ˈaɪpæd /, possa essere la somiglianza con iPod, che potrebbe rendere il nome dei prodotti meno facile da differenziare.


Una striscia di Dilbert per sorridere sulle difficoltà di scelta dei nomi di nuovi prodotti:

dilbert.com

Vedi anche:  "pinch" non è solo pizzicare e iPad, "flick" e terminologizzazione, sulle incongruenze di traduzione dei termini pinch e flick nella documentazione italiana di iPad, e Globalizzazione e pronuncia di nomi di prodotti, per alcune considerazioni nella scelta dei nomi. 

McDonald’s e… terminologia

link alla pubblicità McDonald's Una pubblicità della McDonald’s nel Regno Unito sta facendo discutere di terminologia: McDonald’s Pounded Over ‘Bob’ Menu Advert racconta di come la catena americana pubblicizzi nuovi menu che costano circa una sterlina affermando che bob e pound hanno un significato equivalente ("the pound, also known as a bob"). In realtà bob indicava in origine uno scellino (prima dell’introduzione del sistema metrico, 12 “old” pence, quindi 5 “new” pence) e ora descrive colloquialmente un ammontare monetario generico ma non singole sterline.

La giustificazione della McDonald’s è che il significato delle parole cambia nel tempo:

  Although a ‘bob’ was formerly used as a slang term for the shilling until the introduction of decimalisation in 1971, research has shown it is now more commonly used as slang for a pound or money in general”.
  As with many words in the English language, the technical meaning of words can change over time and although the word remains in use, what it signifies may develop into something else”.

Sull’evoluzione della lingua ovviamente non si discute ma è interessante che in un comunicato stampa ci sia un riferimento al “significato tecnico” delle parole: di solito è riservato alla terminologia in senso stretto (le parole usate in ambiti specialistici per designare concetti specifici) ma raramente è associabile a parole gergali e/o colloquiali, a meno che non abbiano subito un processo di terminologizzazione, che però non è il caso di bob.

Vedi anche: esempi di terminologizzazione in inglese quali ribbon, cookie e terminologia di microblogging legata a Twitter.

 
Aggiornamento 28 gennaio – La stampa inglese di nuovo su McDonald’s, stavolta per raccontare del nuovo panino McItaly lanciato a Roma questa settimana con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole: gustosi commenti in McDonald’s launch McItaly burger di Matthew Fort (di cui ho appena letto Sweet Honey, Bitter Lemons, un libro di appunti culinari e altre note sulla Sicilia: una notevole competenza della cultura gastronomica italiana).
Aggiornamento 8 febbraio – Sulla polemica e relativi strascichi interviene anche la BBC con The ‘McItaly’ burger row.

Ristoranti in crowdsourcing e open source?

Sometimes English is not sexy* but stupid cita un paio di sondaggi in Der Spiegel da cui risulta che la maggior parte dei tedeschi non capisce gli slogan in inglese usati in alcune pubblicità e ne dà interpretazioni a volte strampalate, ad es. c’è chi pensa che Broadcast Yourself (YouTube) significhi “fabbricati il tuo portapane” (altri esempi inglese-tedesco qui).

Sarebbe interessante fare una ricerca simile in Italia, ad esempio tra i lettori di quei giornali che sono sempre più infarciti di parole inglesi, a volte però usate a sproposito (ad es., escludendo chi è stato in America, quanti lettori generici sanno cos’è un mall?)  

titolo Corriere della SeraMi è anche venuto in mente un articolo della settimana scorsa nel Corriere della Sera il cui rimando, qui a sinistra, appariva in mezzo a notiziole su calcio, cantanti e calendari. Dubito che titoli e articolo, Il ristorante fai da te in crowdsourcing, siano stati riletti e che sia stato verificato se fossero comprensibili per il lettore tipico del sito. Per poterli interpretare è infatti essenziale conoscere i concetti associati a crowdsourcing e open source, termini specializzati che, soprattutto il primo, non sono ancora entrati nell’italiano standard.

La giornalista avrebbe potuto trovare il modo di spiegare che crowdsourcing  è un processo produttivo simile all’esternalizzazione (outsourcing, dove un’azienda si affida alle prestazioni di un fornitore di servizi esterno per portare a termine una particolare attività); nel caso specifico del  crowdsourcing, però, le risorse esterne sono costituite da un insieme di persone (crowd) non precedentemente organizzate tra loro che, di solito, contribuiscono su base volontaria e le cui prestazioni non sempre sono retribuite ma possono essere ricompensate in termini di prestigio, visibilità, soddisfazione personale, ecc.

Se le idee e i contributi di chi ha partecipato al progetto sono messi liberamente a disposizione di altri per un eventuale riutilizzo, ecco che si può usare la metafora dell’open source, come nel software il cui codice sorgente è di pubblico dominio.

Una distinzione che si tende a fare tra modello crowdsourcing e modello open source è che il primo è un modello di business in cui c’è sempre un committente, quindi ci sono specifiche finalità commerciali che invece non sono necessariamente presenti nel modello open source. Nel “ristorante in crowdsourcing” citato dall’articolo del Corriere, infatti, un imprenditore ha cercato un’idea originale per un nuovo tipo di ristorante e si è rivolto a una community, i membri di instructables.com (non le “folle” generiche dell’articolo italiano), che hanno contribuito a sviluppare il concetto; la descrizione del progetto fa inoltre  concludere che il ristorante sia stato realizzato con finanziamenti di tipo tradizionale e non un “fai da te” in autogestione come suggerito in italiano. L’ideatore del ristorante diceva:

“I have been involved in several pilot and concept restaurants in the past […] I will open an open-source restaurant that is completely made of, and only serves food based on the original instructables all the members on instructables.com have made or will make”.  

Non mi pare che tutto ciò si capisca dall’articolo italiano: forse meglio evitare rielaborazioni di pezzi tradotti che contengono parole e riferimenti stranieri se non sono del tutto chiari.  

* Il titolo citato all’inizio, Sometimes English is not sexy but stupid, mi ha ricordato che alcuni giornalisti italiani sembrano ignorare che l’aggettivo l'iPhone è sexy?!?inglese sexy può essere un falso amico: se riferito ad es. a un prodotto, vuol dire che è un oggetto appetibile che tutti vorrebbero avere (come l’iPhone al suo esordio). Il significato in questo caso è più simile a “figo” e non a “sensuale” o “conturbante”, che mi pare continuino ad essere le uniche accezioni del prestito sexy in italiano (escludendo l’uso peculiare di Beppe Severgnini, che sembra amare molto questo aggettivo, tanto da associarlo anche a salsicce e segni di interpunzione ).

….

Vedi anche:

Per l’uso dell’inglese nei messaggi pubblicitari: Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?   
Per altri esempi dell’uso disinvolto di parole inglesi negli articoli del Corriere della Sera, Il Corriere e le parole "tech" da non usare più, il misterioso gatto tuxedo, Uova orientali? Forse no… (Easter egg e sorprese) e Parla come mangi; notevole anche l’interpretazione letterale di once in a blue moon messa in evidenza da Il Disinformatico!
Qui un esempio di crowdsourced restaurant citato anche dall’autore del neologismo crowdsourcing, Jeff Howe, che ho potuto ascoltare a una conferenza davvero interessante qualche anno fa   

….

L’italiano del doppiaggio televisivo

Lo confesso: a casa mia non c’è la TV (o forse dovrei dire il TV, come si sente in certe pubblicità alla radio?) e quindi non sono molto ferrata su cosa viene trasmesso ultimamente, tantomeno sulla qualità del doppiaggio o sulle espressioni che entrano nell’italiano di tutti i giorni direttamente dalla televisione. Su questi argomenti vorrei comunque segnalare un paio di cose che mi è piaciuto leggere:

“Non ci posso credere…”. L’italiano del doppiaggio televisivo, un articolo dello speciale Fiction in tv: una lingua "seriale" del Portale Treccani sulle interferenze sintattiche, lessicali o fraseologiche prodotte da traduzioni approssimative nel doppiaggio delle fiction americane, ad es. l’abuso di avverbi come assolutamente, costruzioni con l’aggettivo anteposto al sostantivo e calchi impropri come sir = signore. 
Elbonian translator - dilbert.comLe osservazioni di Marco Fisk sul doppiaggio di
The West Wing, pieno di errori e falsi amici (esempi qui, qui, qui e qui).

Bonus per chi apprezza le strisce di Dilbert: l’idea di chiamare elboniano traduttore chi produce queste chicche.
 

Vedi anche: Parole proibite alla TV americana e [aggiornamento] Il doppiaggese.

Altri falsi amici e parole macedonia

Una turista inglese è rimasta intrappolata per una notte nel municipio di una cittadina francese: era entrata all’hôtel de ville pensando fosse un albergo, aveva approfittato del bagno ma nel frattempo il municipio era stato chiuso. I particolari in UK tourist trapped in French hall (BBC News, su cui si può sempre contare per titoli azzeccati!).

Ancora dal mondo anglosassone, la notizia che in Australia c’è la proposta di aggiungere due nuove stagioni a quelle tradizionali, che mal si adattano ai climi australiani. Vengono suggerite due parole macedonia: sprinter (spring+winter) e sprummer (spring+summer). Ne parlano il Corriere della Sera e più dettagliatamente The Independent.


Vedi anche: post con tag falsi amici e parole macedonia.

metrics – metriche

Un calco molto diffuso negli ultimi anni, specialmente in ambito software, è metriche, dall’inglese metrics:  descrive un insieme di indicatori che consentono di misurare quantitativamente qualcosa che invece di solito è valutato qualitativamente, come ad esempio l’efficienza di un processo, la produttività di persone o la qualità di un servizio.

Anche se inizialmente poteva trattarsi di un falso amico, direi che ora metriche vada considerato un neologismo tecnico perché è ormai molto diffuso. I dizionari italiani, anche le versioni più recenti, non registrano però questa accezione: per il sostantivo metrica sono riportati solo il significato linguistico e quelli matematico e tipografico, molto specifici.

Navigare non è un verbo transitivo!

Il verbo navigare in contesti informatici esprime l’idea di spostarsi all’interno di un testo, di un sito o di risorse seguendo un percorso specifico.

A rischio di passare per una neo-crusc*, vorrei lamentarmi perché sempre più spesso è usato transitivamente (esempi qui). In questi casi non si tratta soltanto dell’ennesimo calco semantico navigarema anche di un calco sintattico dall’inglese, dove è normale che navigate sia seguito da un complemento oggetto (ad es. navigate a site). In italiano, invece, il verbo navigare è quasi sempre intransitivo e per specificare dove si sta “esplorando” andrebbe usato un complemento di luogo: navigare in un sito e non navigare un sito, un falso amico che a me suona malissimo.   

Vedi anche Termini in evidenza per un problema simile con il verbo migrare e I fratelli Grimm e la navigazione nei siti Web sulla traduzione di breadcrumb navigation.


* Neo-crusc  o neo-cruscante, ovvero l’integralista della lingua italiana, un neologismo coniato da Andrea De Benedetti nel citatissimo e davvero piacevole Vale più la pratica. Piccola grammatica immorale della lingua italiana.

Andare in tilt (non solo a Milano)

Milano in tilt per un nubifragio - Corriere della Sera

Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante… Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione (andare) in tilt.

È un esempio interessante di slittamento di significato dall’inglese all’italiano: è noto che andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma forse non tutti sanno che in inglese tilt (“inclinazione”) indica la causa dell’interruzione della partita (la scritta TILT si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso), mentre l’espressione italiana in tilt descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.

Anche il nome italiano flipper può essere un falso amico: in inglese flipper è la levetta a forma di pinna che dà la spinta alla pallina e non il gioco, che si chiama pinball machine.

Search <> Cercare

Il verbo inglese search è vittima di in un errore di localizzazione abbastanza diffuso anche se spesso segnalato, ad es. da Premere il tasto ANY. Ora è il mio turno parlarne.

Nell’uso standard search vuol dire “perquisire”, “perlustrare” (quindi “cercare attentamente”) e solo in ambito informatico ha il significato di “reperire dati o informazioni”. La costruzione di search nella forma transitiva è search X for Y: il complemento oggetto X indica dove si cerca mentre for Y specifica cosa si cerca, ad es. search the Web for sans-serif fonts.

Quando ciò che si cerca è sottinteso o non definito, chi localizza in italiano non sempre considera che search e cercare non sono equivalenti (sintassi diversa!) e può fare l’errore di confondere esempio di errore di traduzione in it.search.wordpress.comil luogo della ricerca con l’oggetto della ricerca. Andrebbe ricordato che in inglese si tende a preferire il verbo find per indicare cosa cercare senza specificare dove, ad es. find sans-serif fonts (un approccio che dà per scontato che la ricerca vada sempre a buon fine…).

Aggiornamento  – Si può vedere un altro esempio dello stesso errore nella nuova interfaccia di Hotmail. Il messaggio nella casella di ricerca (Search mail in inglese) dovrebbe chiarire che la ricerca verrà fatta nei messaggi della propria casella di posta(anziché su Internet con il motore di ricerca Bing) ma in italiano sembra invece che si sia perso il proprio account di posta elettronica e lo si debba cercare: