Post con tag “falsi amici”
Parolacce, capitani, comandanti e falsi amici
La famigerata telefonata tra il comandante Schettino e De Falco della capitaneria di porto di Livorno ha fatto il giro del mondo, con qualche errore di interpretazione.
Ingiurie ed espletivi
Language Log analizza alcuni aspetti linguistici della telefonata ed evidenzia diversità e punti in comune nell’uso delle espressioni volgari in inglese e in italiano (simili a quelli descritti qui, qui e qui), facendo notare in particolare che in alcune traduzioni inglesi la parolaccia di Vada a bordo, cazzo! non è stata resa esplicitamente, lasciando intendere ai lettori non italiani che fosse un’offesa (simile all’inglese you prick!) anziché un espletivo.
Capitano e comandante
In italiano Schettino è descritto sia come comandante che come capitano. Il Vocabolario Treccani chiarisce le differenze di significato nell’ambito della marina mercantile:
| Capitano marittimo: nella navigazione marittima mercantile, la persona che ha il comando della nave (è propriamente la qualifica professionale, mentre all’effettivo esercizio della funzione di comando corrisponde, nel codice della navigazione, la denominazione di comandante). |
| Comandante di nave mercantile: colui al quale spetta la direzione della manovra e della navigazione sotto il profilo tecnico e disciplinare, la rappresentanza dell’armatore e l’esercizio di poteri legali per il buon fine della spedizione. |
Cloud e lessico comune
L’American Dialect Society qualche giorno fa ha annunciato le parole dell’anno 2011.
Nella categoria parole che hanno più probabilità di successo, quindi ormai parte del lessico comune inglese, si è affermato un termine informatico, cloud.
Un articolo del 2008 di Visual Thesaurus parlava di data cloud descrivendo il termine come molto tecnico, relativamente nuovo e privo di unico significato. A pochi anni di distanza non è più necessario specificare data: il processo di terminologizzazione è stato molto efficace.
La definizione “generica” usata dall’American Dialect Society, spazio online per l’elaborazione e l’archiviazioni di dati su vasta scala, conferma che il significato comunemente attribuito a questa accezione di cloud è quello di “area virtuale” .
In italiano, come notavo in il cloud e la cloud, per ora sembra invece prevalere un altro significato, grazie a un meccanismo improprio di “accorciamento” delle locuzioni inglesi:
| inglese: | data cloud | ![]() |
cloud |
| italiano: | cloud computing | ![]() |
cloud |
È un fenomeno non inusuale, basti pensare a come sono stati accolti nel lessico italiano gli anglicismi golf coat, smoking jacket, beauty case, night club, creando parole che privilegiano il determinante anziché il determinato e si sono così trasformate in falsi amici (aggiornamento: o, per essere più precisi, pseudoprestiti).
“Riforme impressionanti”? Beh, non esageriamo…
Alcuni titoli di quotidiani italiani sull’incontro di Merkel, Monti e Sarkozy ieri a Strasburgo:
– Merkel-Sarkozy, fiducia a Monti. “Riforme impressionanti”
– Merkel e Sarkozy incontrano Monti. “Impressionanti sue riforme strutturali”
– Elogi all’Italia: riforme impressionanti
– Merkel: riforme «impressionanti».
In tedesco l’espressione usata è sehr beeindruckend, che equivale all’inglese very impressive. Non mi stupirei se in italiano fosse stato usato impressionante (“che provoca turbamento”, “che desta grande stupore”) proprio facendo riferimento alla traduzione in inglese*, ad es. nel sito dell’ANSA la notizia in italiano è apparsa solamente dopo quella in inglese, su cui sembra basata.
L’aggettivo inglese impressive esprime ammirazione ed è spesso un falso amico. In italiano sarebbe stato più corretto dire che Angela Merkel è rimasta positivamente impressionata (cfr. impressionare).
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* Non sarebbe la prima volta, basti pensare al clamoroso errore dei germogli di soia.
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impersonate <> impersonare
Nel continuo dibattito sull’identità online, Non c’è più @palazzochigi su Twitter racconta di un account chiuso perché impersonava il presidente del Consiglio. Mi sembra che, a parte la prima occorrenza, nell’articolo e nei commenti il verbo impersonare sia usato in modo improprio, come se equivalesse all’inglese impersonate.
I dizionari di italiano registrano due significati per impersonare:
1 – dare personalità a una nozione astratta
2 – di un attore, interpretare una parte
In entrambi i casi è palese che si ha a che fare con una rappresentazione.
In inglese i significati più frequenti di impersonate sono:
A – spacciarsi (illegalmente) per un’altra persona
B – imitare qualcuno per divertimento (un impersonator è un imitatore)
decani e diaconi
Ringrazio .mau. che mi ha segnalato un falso amico nell’edizione cartacea del Corriere della Sera di oggi ma che si può trovare anche altrove, ad es. nel sito Rai News.
In un articolo sulla gestione dell’occupazione del sagrato della Cattedrale di San Paolo a Londra (Occupy London) e conseguenti dimissioni di un canonico, viene citato il diacono Graeme Knowles.
In questo caso però non si tratta di un deacon bensì del Dean of St Paul’s, una delle posizioni più influenti della Chiesa anglicana, quindi il decano.
L’etimologia di dean rivela che deriva dal latino decanus come il corrispondente termine italiano. Etimologia condivisa anche per diacono e deacon, dal greco διάκονος.
E a proposito di etimologia, il significato “politico” di occupy è entrato in inglese attraverso l’italiano: dettagli in Occupying Word Street.
visionary <> visionario
Oggi esce la biografia di Steve Jobs e presumo che nei media italiani la parola visionario sarà di nuovo inflazionata. Chi sa l’inglese può interpretarla correttamente, altrimenti forse non tutti riconoscono il falso amico visionary / visionario.
In inglese il sostantivo e l’aggettivo visionary hanno soprattutto connotazioni positive. Nei loro significati più comuni descrivono qualcuno che ha le idee chiare sul futuro e/o che è molto originale e creativo, come si può verificare in qualsiasi dizionario o ricavare dal contesto di espressioni come visionary leadership. Esempio dal Macmillan Dictionary:
In italiano, invece, visionario condivide con l’inglese solo il significato relativo alle visioni mistiche mentre le altre accezioni sono decisamente meno lusinghiere, come si può vedere nella voce del vocabolario Zingarelli 2012 (cfr. in particolare l’esempio riformatori visionari e quello inglese visionary reformer qui sopra):
“Stay hungry. Stay foolish” in italiano
Morgaine, una lettrice del blog, mi ha scritto a proposito di Stay hungry. Stay foolish, la frase pronunciata da Steve Jobs a conclusione dell’ormai famoso discorso ai laureandi di Stanford.
Contesto: Jobs aveva spiegato che la frase era apparsa sull’ultimo numero di una rivista “alternativa” della controcultura americana che, quando era ragazzo, era stata una specie di bibbia per la sua generazione.
Morgaine mi ha chiesto di parlarne perché pensa che la traduzione scelta da quasi tutti i media italiani, Siate affamati, siate folli, non sia corretta.
Terminologia al CERN
Gran parlare di CERN in questi giorni! Sono stata una settimana a Ginevra proprio recentemente e nel giro turistico ho incluso anche il CERN, incuriosita più dal Globe, l’edificio di legno che ne è diventato il simbolo, che non dal resto.
Digiuna di fisica dai tempi del liceo, dove la trovavo una materia noiosa, prevedevo una visita rapida e invece le due mostre permanenti (Universe of Particles nel Globe e Microcosm lì vicino) si sono rivelate così interessanti da farmi rimanere alcune ore.
Una prima piacevole scoperta sono stati gli opuscoli in inglese e francese che illustrano Universe of Particles perché includono un glossario. L’ho trovata un’idea davvero efficace, che condensa con semplicità e chiarezza alcune nozioni fondamentali della fisica delle particelle.
Il percorso didattico di Microcosm è spiegato anche in italiano* e tedesco ed è completato da note terminologiche che in alcuni casi danno informazioni davvero curiose.
Falsi amici: pepperoni & pepperoncini
Ho già parlato di pepperoni, parola “italo-americana” che può confondere gli italiani in viaggio negli Stati Uniti perché non è una verdura ma un tipo di salume piccante (il nome fa riferimento a pepper nel senso di “pepe” e non di “peperone”).
Dalla striscia di Stone Soup di ieri ho scoperto che in inglese americano ci sono anche i pep(p)eroncini ma, come spiega Wikipedia, in questo caso si tratta di peperoni sottaceto, in particolare quelli verdi affusolati che in alcune regioni italiane sono noti come friggitelli.
Il frutto piccante che in Italia chiamiamo peperoncino si dice invece chili (pepper) in inglese americano e chilli (pepper) in inglese britannico*.
Chissà se anche gli americani notano somiglianze tra le parole pepperoni e pepperoncini e quindi si domandino cosa possano avere in comune salumi e verdure sottaceto, oppure se l’associazione è palese solo a noi italiani, abituati alla creazione di diminutivi tramite suffissi.
Infine, una curiosità: in altre lingue, tra cui lo svedese, i peperoni sottaceto di questo tipo si chiamano anche fefferoni o feferoni. Come direbbero negli Stati Uniti, go figure!
significato…
* Il confronto tra i nomi dei peperoni e dei peperoncini (freschi e in polvere) in paesi diversi rivela una certa variabilità linguistica e altri falsi amici, come descritto in Capsicum: synonyms and common names.
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Vedi anche: Patatine e triangolo semiotico (differenze lessicali in inglese britannico e americano per descrivere le patatine) e Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto (altri nomi di prodotti americani italianeggianti).
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Dopo la soia, i “germogli di mostarda”!
Alcuni media italiani sono recidivi. Dopo la confusione sui germogli di soia, riferiscono dei nuovi problemi di E. coli incorrendo in un altro errore di traduzione.
Una delle possibili cause dell’intossicazione in Francia viene identificata nei “germogli di mostarda”, ignorando però che la parola italiana mostarda descrive solo alcune preparazioni alimentari ma nessuna pianta, a differenza di moutarde in francese e mustard in inglese che sono anche i nomi di alcune brassicacee, in italiano senape.
Altra imprecisione: le notizie francesi parlano di semi (graines) provenienti dalla nota azienda britannica Thompson & Morgan e probabilmente di produzione italiana. A noi invece viene comunicato che sono i germogli ad arrivare dall’Italia: una bella differenza!
Ecco cosa scrive il Corriere della Sera:
Altri esempi qui, qui e qui [link aggiunto].
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fottuti & dannati (…e favoriti)
Tradurre adeguatamente le espressioni volgari inglesi come fucking non è sempre facile: come accennavo in Parole proibite alla TV americana, abbondano i falsi amici e le interpretazioni errate (e nel tempo le connotazioni di certe parole cambiano).
Sugli “incresciosi fottuto e fottutissimo” come traducenti di fucking interviene Patrizia Valduga in Traduzioni pericolose, un breve articolo nel primo numero del mensile E, dove si leggono anche alcune riflessioni su damn / damned:
| […] Che cosa sono, per esempio, tutti questi “dannati”, “dannatamente” e “dannazione” che ci tocca sentire e, purtroppo, anche leggere? Non sono che la traduzione approssimativa – forse perché troppo prossima – di damn e damned, che significano “maledizione” e “maledetto” e che, nell’uso colloquiale, possono anche diventare esclamazione e avverbio quantitativo, che allora significa “terribilmente, enormemente, moltissimo”. […] E a me viene da pensare soltanto che “dannato” sia un sostantivo, un condannato per l’eternità alle pene dell’inferno. […] |
Anche i dizionari bilingui non sembrano essere immuni da traduzioni inadeguate: viene citata l’ultima edizione di un noto dizionario inglese-italiano, dove, ad esempio, he’s a damn fool viene reso con “è un dannato stupido”.
L’articolo si conclude con una nota su favourite:
| […] Una traduzione scorretta ormai entrata nell’uso comune è “favorito” per favourite, che vuol dire anche “favorito”, certo, come un cavallo in una corsa, ma che in italiano si dovrebbe tradurre “preferito, prediletto”. Chi usa “favorito”, non sa che significa “assecondato, aiutato, agevolato”? Che i “favoriti” erano gli amanti dei sovrani? […] |
Mi domando se alla diffusione di questo falso amico abbia contribuito anche l’informatica, in particolare la funzione Favorites nella versione americana di Internet Explorer? È probabile, se non altro a giudicare dall’enorme numero di occorrenze di “favoriti” in milioni di pagine web.
Mi ha anche fatto tornare in mente la discussione sulla localizzazione di Favorites in italiano ai tempi di Windows 95, quando lavoravo in Microsoft, ma in quel caso le argomentazioni
linguistiche a favore di Preferiti erano prevalse sul calco privilegiato invece dal marketing e da chi era avvezzo alla versione americana del prodotto.
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Vedi anche:
| ▄ | i commenti a idiosyncrasy <> idiosincrasia, per un esempio di come non sia sempre una buona idea affidarsi solo ai dizionari bilingui |
| ▄ | il post di Mara in Lavori in corso…, sulla traduzione degli insulti |
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Retroformazione del singolare
La parola del giorno di Oxford Dictionaries è panini (in inglese un singolo panino alla piastra, ne avevo accennato in Bimbos in stilettos eating pepperoni paninis).
La voce è interessante anche perché, a parte un’imprecisione*, è completata da un approfondimento sulla modifica subita dal numero di alcuni sostantivi inglesi nel tempo o nel processo di assimilazione da un’altra lingua, per cui forme in origine plurali come addenda e agenda vengono interpretate come singolari e viene formato il plurale con l’aggiunta di una –s, oppure parole che terminano in –s vengono percepite come plurali e viene “inventato” il singolare grazie a processi di retroformazione. Alcuni esempi:
| ▄ | pea (pisello) era in origine pease, erroneamente interpretato come un plurale |
| ▄ | biceps (bicipite) ha la stessa forma per singolare e plurale ma alcuni parlanti lo rendono *bicep al singolare (altri invece hanno creato il plurale *bicepses) |
| ▄ | kudos (prestigio, apprezzamento, fama) è una parola greca non numerabile, come molti nomi astratti, che in inglese americano ha assunto il significato di “complimenti” e ha portato alla creazione della forma singolare kudo (ma anche al plurale kudoses e addirittura a kudi) |
In italiano mi vengono in mente alcuni sostantivi difettivi che si dovrebbero adoperare solo al plurale, come i nomi di oggetti formati da due elementi uguali (bretelle, mutande, pinze, forbici ecc.), ma che sono usati anche al singolare, soprattutto da chi ne ha a che fare commercialmente. Fateci caso: per descrivere un esemplare specifico, dall’ottico si sente parlare di occhiale, nei negozi di abbigliamento di pantalone, in ferramenta di cesoia ecc.
Aggiornamento 25/3/2011: per l’inglese, aggiungo il singolare wag dall’acronimo WAGs (Wives and Girlfriends, le tipicamente vistose e non molto intellettuali compagne dei calciatori britannici), che mi sono divertita a leggere qui.
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| * | L’affermazione “In Italian a toasted sandwich is a panino” non è del tutto corretta: un toasted sandwich fatto con fette di pan carré per un italiano è il falso amico toast e non un panino che, se non specificato diversamente, di solito non è caldo. |
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Esempi di “dialetti” inglesi
In Regionalismi e gestione della terminologia osservavo che la parola inglese dialect può rappresentare due concetti diversi:
| 1 | “un sistema linguistico usato in zone geograficamente limitate e in un ambito socialmente e culturalmente ristretto, divenuto secondario rispetto a un altro sistema dominante e non utilizzato in ambito ufficiale o tecnico-scientifico” [De Mauro], ovvero il significato di dialetto in italiano; … |
| 2 | “una varietà linguistica associabile a un gruppo specifico di parlanti”, forse l’accezione più comune in inglese ma non condivisa in italiano. |
Nell’introduzione a Top 10 Slang Narratives: From Burgess To Faulkner, una classifica di romanzi caratterizzati da varietà non standard della lingua inglese, c’è un esempio tipico del secondo significato:
| Dialect can be used as a class marker, or as something that identifies your hometown, your race, or your predilection for jargon. There are standard dialects, which are those institutionally-approved ways of speaking that make us understood, but are frankly a little boring. |
Un altro esempio è il termine dialect coach, lo specialista a cui si rivolgono gli attori per impadronirsi di un accento regionale o straniero diverso dal loro.
In questi contesti non c’è equivalenza dialect = dialetto e un’eventuale traduzione italiana letterale non sarebbe corretta: a seconda dei casi, si potrà scegliere tra termini alternativi come lingua, varietà linguistica, parlata, idioma, idioletto, socioletto, gergo, vernacolo, accento ecc.
Anche il “croc-ese” parlato da Larry e altri coccodrilli stupidi della striscia Pearls Before Swine è un dialect:
Vedi anche: Numeri e accenti inglesi.
infografica: plurale “infografiche” o difettivo?
What Shapes Our Language? è un bell’esempio di infografica usata per descrivere alcuni meccanismi che influenzano l’evoluzione della lingua (in questo caso l’inglese):
Mi piace molto l’idea di rappresentare dati e informazioni in forma grafica ma mi lasciano perplessa i modi in cui in italiano viene usata la parola infografica (ormai molto diffusa ma tuttora classificabile come neologismo, tra l’altro non ancora registrato dai dizionari italiani che ho consultato).
Infografica è un calco di traduzione modellato su due parole macedonia inglesi, infographic e infographics [information+graphic e information+graphics].
In inglese ci sono tre sostantivi apparentemente simili che rappresentano tre concetti diversi:
| (1) | graph | sostantivo numerabile (plurale graphs), equivale all’italiano grafico, “rappresentazione grafica o geometrica di un fenomeno” (es. grafico a barre, grafico di una funzione ecc.) |
| (2) | graphic | sostantivo numerabile (plurale graphics), equivale all’italiano elemento grafico, “immagine generata da un computer” |
| (3) | graphics | sostantivo non numerabile, equivale all’italiano grafica, “arte e tecnica di rappresentazione visiva su una superficie” (in italiano grafica è un sostantivo con valore collettivo ed è raramente usato al plurale) |
Ne deriva che infographics (3) descrive la tecnica di rappresentazione dei dati mentre infographic (2) è la singola rappresentazione grafica (plurale infographics).
In italiano non viene sempre recepita la differenza che esiste in inglese. Secondo me, infografica nel significato (3) è un neologismo efficace, invece non sono convinta da (un’) infografica e (più) infografiche (2) perché in questo caso associo al secondo elemento, grafica, il significato di “professionista (donna) che si occupa di grafica”.
Credo però che dovrò abituarmi a questo uso, anche se lo trovo davvero poco ortodosso, vista la diffusione sempre più vasta che sta avendo:

Concludo osservando che la voce Infografica in Wikipedia copre solo il significato (3); il redattore ha preferito usare grafico o rappresentazione grafica per il significato (2).
Aggiornamento novembre 2011 – Il dizionario di italiano Zingarelli nell’edizione 2012 include la voce infografica registrando il significato (3) e indicando il significato (2) come sinonimo improprio di infografìa.
infografica:
| 1 | Settore dell’informazione che studia l’organizzazione e la rappresentazione di dati in forma grafica, mediante tabelle, diagrammi, istogrammi ecc |
| 2 | (impropr.) Infografia. |
infografia:
| (inform.) Immagine, generata da computer, che combina disegni e testi; si usa nell’editoria tradizionale ed elettronica per fornire informazioni in forma visuale. |
Se però si prova confrontare la frequenza d’uso, facendo una ricerca di pagine che contengono un’infografia e di pagine che contengono un’infografica, si può notare la prevalenza nettamente superiore di infografica.
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Inglesismi visti da un inglese
Dello scrittore inglese Tim Parks ho letto e apprezzato alcuni romanzi e soprattutto i libri di ricordi dei suoi primi anni in un paese del Veneto, Italian Neighbours e An Italian Education, sicuramente tra gli esempi meglio riusciti del genere “vita in Italia dal punto di vista di uno straniero”.
E a proposito di itanglese e dell’inflazione delle parole inglesi in italiano, interessante il punto di vista di Tim Parks in Inglesismi. Un assaggio:
Parks è anche traduttore e insegna traduzione. In Dimentichiamoci del “traduttore traditore” esprime i suoi dubbi su alcune affermazioni ricorrenti sulla traduzione letteraria.
Aggiornamento: Dimentichiamoci del “traduttore traditore” non è più disponibile ai link riportato sopra; come segnalato nei commenti, il testo ora si può trovare in Autore addolcito, lettore contento.
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![Batterio killer, i germogli di Bordeaux sarebbero stati comprati in Italia [...] Proverrebbero dall'Italia i germogli all'origine dell'intossicazione di E.Coli che ha colpito una decina di persone a Bordeaux [...] dove i germogli di trigonella (fieno greco), di mostarda e di rucola, erano stati acquistati [...] – Corriere della Sera, 27 giugno 2011 germogli_di_mostarda](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2011/06/germogli_di_mostarda1.png)



