Post con tag “etimologia”
I nomi dei browser
How to name a web browser (by those who have) raccoglie alcuni dettagli sull’origine dei nomi dei browser più noti.
Internet Explorer è un nome trasparente e descrittivo che risale al 1995, quando non tutti avevano ancora le idee chiare su cosa si potesse fare su Internet. Poteva richiamare lo slogan usato da Microsoft in quegli anni, “Where do you want to go today?”, e c’era sicuramente un riferimento non troppo velato al nome del principale concorrente dell’epoca, Netscape Navigator: c’è chi si limita a navigare e chi invece esplora.
Mozilla inizialmente era un nome in codice di Netscape Navigator e stando a una leggenda metropolitana sarebbe una parola macedonia formata da Mosaic + killer perché il browser avrebbe dovuto eliminare dal mercato Mosaic, al tempo l’unico concorrente. Nel logo appariva il mostro Godzilla.
Marmo, biglie e dare i numeri in inglese
Ultimamente sta circolando una bellissima foto della Terra dallo spazio (pubblicata dalla NASA e quindi ritratta da un punto di vista tipicamente americano):
Il titolo della foto ripropone quello di una famosa immagine del 1972, Blue Marble: la Terra dallo spazio può sembrare un’enorme biglia blu (eppure c’è chi ha tradotto “marmo blu”…).
In inglese l’accezione “pallina da gioco” di marble è un tipico esempio di metonimia, infatti un tempo le biglie erano di marmo. E da un gioco con le biglie dove il vincitore se le teneva tutte (playing for keeps, da cui for keeps, “per sempre”) derivano sia l’espressione all the marbles (“tutto quello che c’è da vincere”) che losing one’s marbles, che ora vuol dire “dare i numeri” o “andare fuori di testa”, ma che in origine significava “essere molto arrabbiati”, proprio come un bambino che perde le sue biglie.
Galaverna
Dopo la nebbia notturna oggi a Milano c’è di nuovo la galaverna, ma lo spettacolo non è marcato come due giorni fa, quando per quasi tutta la giornata le piante sono rimaste decorate da uno spesso strato bianco di cristalli di ghiaccio. Non a caso in pasticceria si parla di glassa/ghiaccia (in inglese icing).
La parola galaverna mi è sempre piaciuta molto. A lungo avevo creduto fosse una parola dialettale (c’è anche chi dice calaverna), invece fa parte del lessico italiano da vari secoli. L’etimologia rimane incerta ma c’è chi suggerisce cala, da una voce germanica per “nebbia”, e verno, nel significato di “freddo, gelo invernale”.
Mi piace anche anche l’inglese soft rime, locuzione non molto nota e a volte confusa con hoarfrost, la brina.
impersonate <> impersonare
Nel continuo dibattito sull’identità online, Non c’è più @palazzochigi su Twitter racconta di un account chiuso perché impersonava il presidente del Consiglio. Mi sembra che, a parte la prima occorrenza, nell’articolo e nei commenti il verbo impersonare sia usato in modo improprio, come se equivalesse all’inglese impersonate.
I dizionari di italiano registrano due significati per impersonare:
1 – dare personalità a una nozione astratta
2 – di un attore, interpretare una parte
In entrambi i casi è palese che si ha a che fare con una rappresentazione.
In inglese i significati più frequenti di impersonate sono:
A – spacciarsi (illegalmente) per un’altra persona
B – imitare qualcuno per divertimento (un impersonator è un imitatore)
“a penny for the guy”
Oggi in Gran Bretagna è Bonfire Night, o Guy Fawkes’ Night, in ricordo del 5 novembre 1605, giorno in cui fu bloccato il tentativo del cospiratore Guy Fawkes di far saltare in aria il parlamento inglese. Di sera si fanno fuochi d’artificio e falò in cui viene bruciato un pupazzo che simboleggia Guy Fawkes (in alternativa, anche altri personaggi poco amati).
Anni fa ho vissuto a Salford, allora una zona alquanto depressa di Greater Manchester, e un ricordo particolare che ho dei giorni precedenti al 5 novembre è il numero di bambini che si sistemavano sui marciapiedi con un pupazzo che si erano fabbricati loro, per poter chiedere qualche soldo ai passanti.
Lo facevano con la cantilena “a penny for the guy”, pronunciata con un’intonazione particolare che enfatizzava e allungava parecchio la vocale /a/ di guy.
Chissà se i bambini di oggi lo fanno ancora o, come ho letto da qualche parte, è una tradizione che sta inesorabilmente scomparendo.
Una nota etimologica: la parola del lessico comune guy è un eponimo che deriva proprio da Guy Fawkes. Inizialmente Guy era solo un nome maschile (“Guido”), poi dal pupazzo dei falò ha preso il significato di personaggio dall’aspetto grottesco, quindi è stata usato per descrivere uomini vestiti in modo insolito, finché nel XIX secolo ha assunto il significato generico di uomo dell’inglese moderno. Ora guys al plurale, soprattutto nel discorso diretto informale, indica anche persone di qualsiasi sesso (ad es. in you guys).
Un’altra curiosità legata a Guy Fawkes è la maschera con il suo ritratto, diventata famosa grazie al film V per Vendetta e ultimamente un simbolo di varie manifestazioni di protesta.
Per altri festeggiamenti autunnali del mondo anglosassone, vedi anche: Halloween e Thanksgiving e tacchini giramondo.
La parola ai fantasmi!
In inglese i fantasmi spaventano dicendo Boo!
E nelle altre lingue? Ne parla When Did Ghosts Start Saying “Boo”?, un articolo di Slate che descrive etimologia, storia e uso della parola inglese boo.
Il monosillabo formato dalla consonante occlusiva* sonora /b/ e dalla vocale posteriore chiusa /uː/ ha il vantaggio di poter essere pronunciato molto rapidamente e soprattutto è una combinazione di suoni adatta a far sobbalzare, anche perché, a detta di alcuni linguisti, la vocale u può essere emessa a un volume più alto di altre vocali.
L’ipotesi sarebbe confermata dalla presenza di parole simili in varie altre lingue europee , ad esempio in polacco e turco. Vengono citate anche uuh e ¡bú! per lo spagnolo e hou per il francese, mentre i fantasmi cechi sembra dicano baf.
L’articolo però non differenzia tra il suono attribuito ai fantasmi e le parole usate dalle persone per spaventare scherzosamente: in italiano, ad esempio, i fantasmi fanno uuuh (scritto in vari modi) ed è giocando con i bambini che si dice bù (o varianti simili; va notato che in italiano la vocale è sempre breve: se fosse lunga, si esprimerebbe disapprovazione, sul modello del significato alternativo dell’esclamazione inglese boo).
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* in inglese e a volte anche in italiano /b/ è descritta come consonante “plosiva” perché
* nell’emetterla c’è come una piccola esplosione di suono.
Per rimanere in tema con la giornata, vedi anche Halloween e Dolcetto o scherzetto?.
decani e diaconi
Ringrazio .mau. che mi ha segnalato un falso amico nell’edizione cartacea del Corriere della Sera di oggi ma che si può trovare anche altrove, ad es. nel sito Rai News.
In un articolo sulla gestione dell’occupazione del sagrato della Cattedrale di San Paolo a Londra (Occupy London) e conseguenti dimissioni di un canonico, viene citato il diacono Graeme Knowles.
In questo caso però non si tratta di un deacon bensì del Dean of St Paul’s, una delle posizioni più influenti della Chiesa anglicana, quindi il decano.
L’etimologia di dean rivela che deriva dal latino decanus come il corrispondente termine italiano. Etimologia condivisa anche per diacono e deacon, dal greco διάκονος.
E a proposito di etimologia, il significato “politico” di occupy è entrato in inglese attraverso l’italiano: dettagli in Occupying Word Street.
flash flood, alluvioni lampo e nubifragi
In inglese la parola flash flood descrive un’alluvione improvvisa e devastante come quelle che martedì hanno colpito alcune zone di Liguria e Toscana e giorni prima anche Roma.
In italiano la parola nubifragio descrive
1) “una precipitazione abbondante, violenta, talora
temporalesca, che può provocare in poche ore
straripamenti di fiumi, allagamenti e frane” *
ma anche, nell’uso contemporaneo,
2) “il complesso di fenomeni rovinosi (soprattutto frane
e devastazioni dovute allo straripamento di fiumi e
torrenti) provocati da piogge particolarmente intense” **
Anche se i due diversi referenti possono creare ambiguità, nubifragio mi sembra comunque una parola efficace perché è specifica e facilmente riconoscibile (e fa pensare a nube+naufragio anche senza conoscere l’etimologia).
Terminologia al CERN
Gran parlare di CERN in questi giorni! Sono stata una settimana a Ginevra proprio recentemente e nel giro turistico ho incluso anche il CERN, incuriosita più dal Globe, l’edificio di legno che ne è diventato il simbolo, che non dal resto.
Digiuna di fisica dai tempi del liceo, dove la trovavo una materia noiosa, prevedevo una visita rapida e invece le due mostre permanenti (Universe of Particles nel Globe e Microcosm lì vicino) si sono rivelate così interessanti da farmi rimanere alcune ore.
Una prima piacevole scoperta sono stati gli opuscoli in inglese e francese che illustrano Universe of Particles perché includono un glossario. L’ho trovata un’idea davvero efficace, che condensa con semplicità e chiarezza alcune nozioni fondamentali della fisica delle particelle.
Il percorso didattico di Microcosm è spiegato anche in italiano* e tedesco ed è completato da note terminologiche che in alcuni casi danno informazioni davvero curiose.
Per rinfrescarsi le idee sui voli Alitalia
Alla domanda “A cosa serve una salvietta rinfrescante?” credo che risponderemmo quasi tutti che si usa per detergere, in particolare le mani, ed eventualmente per profumare.
L’immagine sulle bustine distribuite da Alitalia suggerisce invece il significato letterale “rendere più fresco”, simboleggiato da un ventilatore.
Tra i viaggiatori l’uso delle salviettine è ormai più che noto e non c’è bisogno di spiegazioni (ad es. British Airways si limita a scrivere towelette), altrimenti si potrebbe dubitare dell’efficacia dell’immagine per chi non parla né italiano né inglese ma una lingua in cui non c’è alcuna associazione tra il concetto di abbassare la temperatura e quello di lavarsi.
Curiosa anche la scelta di scrivere Per rinfrescarsi le idee, sull’altro lato della bustina, perché è un’espressione figurata che spesso viene usata in modo ironico o addirittura sarcastico: mi pare più adatta in un contesto di compagnia aerea low cost.
Da una compagnia di bandiera mi aspetterei invece comunicazioni più lineari, facilmente comprensibili anche per viaggiatori non di madrelingua. Ma, a parte me, probabilmente nessun altro perde tempo a leggersi le bustine!
…
Vedi anche: Alitalia, politici ed eleggibilità.
Funeral potatoes
In italiano si dice è la morte sua con riferimento a un ingrediente che viene particolarmente valorizzato in un piatto. Dubito però che l’espressione si possa usare per le patate di una ricetta americana di cui ho letto recentemente, le funeral potatoes…
Le funeral potatoes sono un piatto tipico delle comunità mormoni dello Utah. Si chiamano così perché tradizionalmente vengono servite alle cene a cui, dopo la cerimonia, si ritrovano le persone che hanno partecipato a un funerale.
Gli ingredienti di base sono patate, formaggio e cipolle. Si taglia tutto a cubetti o piccoli pezzi e si mescola con crema di pollo (in scatola) e panna acida, quindi si versa in una teglia. Si ricopre con uno strato di cornflakes oppure patatine sbriciolate, quindi si cosparge di burro fuso e si fa cuocere in forno.
Mi ha fatto venire in mente un piatto tipico della Savoia, anche questo a base di patate e formaggio, che ho sempre trovato poco appetitoso, la tartiflette. Ma, si sa, i gusti sono gusti e sicuramente c’è chi apprezza queste ricette… …
Vedi anche: Patatine e triangolo semiotico (differenze lessicali in inglese britannico e americano per descrivere le patatine) e Non solo zuppa! (paese che vai, minestra che trovi).
L’evoluzione della parola doodle
Il sostantivo inglese doodle è formato da una sequenza di lettere che gli danno un aspetto di tipica parola inglese. Pensavo fosse in uso da molto tempo e invece il significato moderno di “scarabocchio / ghirigoro / disegnino fatto soprappensiero” è alquanto recente (per il dizionario Merriam Webster la prima occorrenza attestata è del 1937).
L’etimologia è abbastanza incerta ma sia Online Etymology Dictionary che Collins English Dictionary ritengono che doodle fosse una forma dialettale riconducibile al verbo dawdle nel senso di “perdere tempo”, “oziare”, oppure vada fatta risalire al sostantivo doodle che nel XVII secolo significava “sempliciotto”, “sciocco” (Oxford Dictionaries riporta solo questa etimologia).
Credo però che ora, in particolare tra persone che non sono di madrelingua inglese, doodle faccia pensare innanzitutto ai logo personalizzati di Google. In questo caso non si tratta di semplici disegni ma di elaborazioni grafiche anche interattive (ad es. chitarra e Pac-Man) che possono richiedere l’intervento di programmatori ed esperti vari: ne parlava ieri Where Do Google Doodles Come From? illustrandone storia e processo creativo.
Considerate le origini, per la parola doodle è stata un’evoluzione davvero notevole! Nel significato più recente è anche un esempio di terminologizzazione e, come prevedibile, in italiano si è optato per il prestito doodle.
Sarei però curiosa di sapere se i terminologi italiani di Google abbiano mai considerato un sinonimo letterario di ghirigoro che ha una vaga assonanza con il nome del marchio: girigogolo.
Aggiornamento 17 agosto 2011: doodle non va confuso con la parola doddle, usata soprattutto nell’espressione “it’s a doddle” per descrivere una cosa molto facile da fare, sicuramente non il caso della dimostrazione dell’ultimo teorema di Fermat, protagonista di questo doodle (e di un libro molto piacevole, Fermat’s Last Theorem):
Inglesi e mance: tronc e troncmaster
Ieri anche in Italia è stato dato risalto alla notizia riportata da vari media britannici che David Cameron, in vacanza in Toscana, ha bevuto un cappuccino in un bar ma poi, scandalo, non ha lasciato la mancia!
Siamo proprio in silly season, non solo oltremanica.
Mi domando se i redattori italiani che hanno criticato il premier britannico, riprendendo pedissequamente i commenti inglesi, siano soliti lasciare la mancia quando, in Italia, fanno colazione al bar (a meno che non si tratti di qualche centesimo di resto per fare cifra tonda). Non mi sembra si siano resi conto della differenza culturale che rende la storia della mancia mancata una “non notizia” per un pubblico italiano.
Come ben sa chi viaggia all’estero, le consuetudini sulle mance cambiano moltissimo da paese a paese. Senza mai arrivare ai livelli americani, anche nel Regno Unito i camerieri contavano sulle mance per arrotondare lo stipendio, perlomeno fino a un paio di anni fa, quando è stata introdotta una normativa tuttora molto discussa. In quell’occasione HM Revenue & Customs (il fisco britannico) aveva ufficializzato due termini abbastanza insoliti:
| tronc: | le modalità per dividere tra il personale le mance o i costi di servizio pagati dai clienti, oppure una specie di “cassa comune” in cui vengono raccolte tutte le mance (e anche l’insieme delle mance) |
| troncmaster: | la persona, diversa dal datore di lavoro, incaricata di dividere le mance tra il personale |
L’etimologia è dal francese tronc, la cassetta dell’elemosina, presumibilmente anche con riferimento al contenitore per le mance (tip jar) che si può trovare sui banconi o vicino alla cassa di alcuni locali.
Pastachetti, Soffatelli, gelato Boccalone Prosciutto
Menu made in USA: un primo di Pastachettis ai quattro formaggi, poi Soffatelli con pollo o manzo e infine, dulcis in fundo, un gelato Boccalone Prosciutto.
Avete già l’acquolina in bocca? No? Beh, sembra che neanche i clienti della catena di ristoranti Olive Garden siano stati molto tentati da pastachettis e soffatelli. A quanto pare i nomi inventati non risultavano sufficientemente familiari, come raccontato qui.
Ho provato a immaginare l’ispirazione per questi nomi “creativi” pseudoitaliani facendo un paio di considerazioni tipiche delle valutazioni di globalizzazione e di localizzabilità:
| ▄ | Un pastachetti è una striscia di pasta che avvolge del composto al formaggio, quindi il nome potrebbe essere una parola macedonia formata da pasta+pacchetti. Ma si pronuncia con /k/ oppure “pastacéti”? |
| ▄ | I soffatelli sono dei fagottini di pasta sfoglia, però il vero nome italiano mi pare improponibile per il possibile riferimento a faggot. Difficile capire da cosa derivi soffatelli, forse chi ha coniato il nome si è ispirato ai Sofficini? O forse ha pensato alla pasta sfoglia (puff pastry) che si gonfia (puff up) durante la cottura? In questo caso, una ricerca da dizionario limitata a puff potrebbe spiegare il verbo “soffiare” come equivalente italiano e spunto per il nome. |
Comunque sia, è poco probabile che in queste scelte siano stati coinvolti “italiani DOC”!
Il gelato Boccalone Prosciutto è invece una specialità di una gelateria di San Francisco; il nome fa riferimento all’ingrediente principale e alla salumeria che lo fornisce.
L’ho scoperto dopo aver letto Ice Cream (The Language of Food), un articolo che prende spunto da alcuni gusti insoliti proposti da gelaterie californiane per raccontare la storia dei gelati e dei sorbetti e aggiungere alcune considerazioni fonosemantiche sulle vocali nei nomi di gelati.
Vino, grappoli di parole
Nella sezione Lingua italiana del Portale Treccani si può leggere Vino, grappoli di parole, uno speciale dedicato ai nomi di alcuni vini, alla grafica usata per rappresentarli e al linguaggio delle controetichette:
| “Nomi di vini e di vitigni che attraversano i secoli, serbando fascino e mistero antico. Nomi di vini che vengono inventati oggi dai maghi del marketing per creare emozioni ed appeal. Etichette disegnate per colpire, controetichette scritte per informare e sedurre…” |
Nel porto delle parole del vino ligure, ad esempio, è una breve storia di vini e vitigni liguri, quali ormeasco, pigato, sciacchetrà, vermentino, vernaccia, rossese, fatta attraverso la loro etimologia. Interessante anche per chi è astemio!






