Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “espressioni idiomatiche”

Espressioni idiomatiche inglesi

Non conoscevo il sito The Phrase Finder (grazie Shaheen per la segnalazione!) e l’ho trovato molto divertente: è una raccolta di espressioni idiomatiche inglesi ma anche citazioni e slogan pubblicitari con spiegazioni dettagliate sulla loro origine.  

my cup of teaManca una delle mie frasi preferite, not my cup of tea (una cosa o qualcuno che non piace o con cui non si hanno affinità), ma ci sono altre frasi che hanno a che fare con il e che, come molte altre, evidenziano che in lingue diverse esistono modi di dire simili ma con riferimenti che cambiano in base a ciò che è (o era) più significativo nella cultura di appartenenza, ad es. Not for all the tea in China (“non per tutto l’oro del mondo”) e A tempest in a teapot / A storm in a teacup  (“una tempesta in un bicchiere d’acqua”).
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Vedi anche: Atlante delle strutture linguistiche (…e del tè!), sulle parole che in lingue diverse danno il nome al tè.

Andare in tilt (non solo a Milano)

Milano in tilt per un nubifragio - Corriere della Sera

Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante… Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione (andare) in tilt.

È un esempio interessante di slittamento di significato dall’inglese all’italiano: è noto che andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma forse non tutti sanno che in inglese tilt (“inclinazione”) indica la causa dell’interruzione della partita (la scritta TILT si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso), mentre l’espressione italiana in tilt descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.

Anche il nome italiano flipper può essere un falso amico: in inglese flipper è la levetta a forma di pinna che dà la spinta alla pallina e non il gioco, che si chiama pinball machine.

Algoritmi nel quotidiano…

Ho sentito dire, a proposito di una persona, "non ha l’algoritmo per processare queste informazioni". Il tono era ovviamente spregiativo ma l’ho trovata un’espressione molto efficace e la conferma che il termine algoritmo non è più ristretto ad ambiti specializzati ma, dopo essere stato adottato in espressioni colloquiali “da informatici”, ora sta entrando nel linguaggio comune dove viene usato, spesso ironicamente, come sinonimo di procedura o metodo, ad es. “il mio algoritmo per scegliere un film è…”.

Il dizionario De Mauro già qualche anno fa ha registrato l’accezione non specialistica di algoritmo, immagino che prima o poi seguiranno anche gli altri dizionari italiani.


Vedi anche: mega- e giga-  e Tendenze nella formazione dei neologismi

Chaos Defrost – Scongelamento Chaos

Alfredo mi inoltra un commento divertente di un irlandese a proposito di un forno a microonde di una nota marca giapponese:

Bought myself a new microwave today to replace my old, trusty and very rusty one. I’m a bit afraid of the new one, it has a button labelled "Chaos Defrost" ( I haven’t pressed it yet!!! ). I’ve decided to do a Homer* and put a plaster over the nefarious button. Out of sight out of mind.

chaos defrostVerrebbe subito da pensare che Chaos Defrost sia un possibile errore di interpretazione e/o localizzazione del termine originale giapponese, invece si tratta proprio di un riferimento specifico alla teoria del caos e alla sua applicazione pratica in una modalità avanzata di scongelamento con microonde

Nel sito italiano del produttore si trova Scongelamento Chaos: come per l’inglese, mi domando se il nome consenta all’utente tipico di ricordarlo e associarlo facilmente al tipo di funzionalità (viene in mente l’alternativa ben più banale, ma trasparente, scongelamento intelligente). Dubito che venga colto il riferimento scientifico specializzato ma perlomeno la scelta della grafia inglese chaos dovrebbe evitare che l’utente italiano si preoccupi inutilmente di cosa possa succedere premendo il pulsante!

In ogni caso è l’ennesimo esempio di quanto sia difficile trovare nomi di funzionalità descrittivi, efficaci e che funzionino a livello globale e di come le connotazioni delle parole usate nel lessico comune spesso prevalgano sui loro eventuali significati specializzati.

Vedi anche: Terminologia e utente tipico.
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*  In inglese doing a Homer, con chiaro riferimento ai Simpson, starebbe per “evitare fortuitamente di combinare qualche disastro”.

San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness”

Oggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese. Chissà se in tempi di crisi economica alla parata di Dublino c’è la solita invasione di americani, molti vistosamente vestiti di verde, come quando abitavo lì.

comics.com/pickleIn alcune parti degli Stati Uniti chi non indossa qualcosa di verde il 17 marzo rischia di prendersi qualche pizzicotto. Chi vive in Irlanda, invece, può stare tranquillo perché non succede proprio. 

Viene in mente l’aggettivo Oirish, modellato sulla pronuncia irlandese esagerata di Irish, per descrivere quanto è considerato tipicamente irlandese ma in effetti è uno stereotipo. L’aggettivo è spesso associato all’immagine idealizzata dell’Irlanda che hanno gli Irish-American e che negli anni è stata rinforzata da molti film americani (ne parla oggi l’Irish Independent in Heard the one about the drunk, horny leprechaun?). 

immagine dalla ClipArt di OfficeOirish è forse un po’ l’equivalente irlandese del nostro “pizza e mandolino”. I risultati con la chiave di ricerca “irlandese” nella ClipArt di Office rendono l’idea: si vedranno l’immancabile shamrock, capelli rossi (sono invece più tipici quelli neri), birra verde (bevuta solo da americani!), pentole d’oro con arcobaleno e leprechaun

Vedi anche: 17 marzo – San Patrizio, per il significato di kiss the Blarney stone e the luck of the Irish, e i commenti a What’s the craic?, per alcune vignette su San Patrizio.

The Septic’s Companion

Post pubblicato il 3 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

The Septic's Companion Chris Rae, un collega scozzese che lavora nel team di Excel negli Stati Uniti (sede Microsoft di Redmond), ha pubblicato un volumetto divertente, The Septic’s Companion, una guida alle peculiarità culturali della Gran Bretagna.

Il glossario con i termini dell’inglese britannico che più confondono gli americani è anche online, qui, e permette di capire il titolo: septic è rhyming slang per septic tank (fossa biologica) = yank = americano

Altrettanto spiritosi alcuni post del blog America, sottotitolato Things America does right. Things America does wrong.

Thanksgiving e tacchini…

Post pubblicato il 27 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia, link aggiornati nel novembre 2010


ThanksgivingOggi negli Stati Uniti è Thanksgiving Day (Giorno del ringraziamento), quarto giovedì di novembre, in cui le famiglie si ritrovano a celebrare una festività storica che di solito culmina in un pranzo con enorme tacchino.

È una ricorrenza apprezzata da chi lavora per un’azienda americana: oggi (ma anche domani) non dovrebbe arrivare nessuna richiesta urgente da oltreoceano!!

I simboli che nella ClipArt di Office rappresentano il Thanksgiving:

turkeyTacchini, ovviamente, ritratti sia prima che dopo la cottura 
pilgrimsI pilgrim, ovvero persone nel vestito tradizionale dei pionieri (Padri Pellegrini) sbarcati con la Mayflower nel 1620 e che, dopo essere sopravvissuti in pochi a un inverno rigido e aver finalmente goduto un abbondante raccolto, avevano per primi istituito una giornata per ringraziare Dio per i doni ricevuti 
pilgrim's hatCappelli neri con fibbia, i cosiddetti pilgrim’s hat (vedi sopra)   
cornucopiaCornucopie da cui escono spighe e frutta e verdura autunnale:  simbolizzano il raccolto a cui si dà ringraziamento   
pumpkin piePumpkin pie, la crostata con ripieno di zucca (una ricetta qui, con dosi in tazze come da prassi americana) 
turkey carvingPranzi di famiglia rappresentati nel momento di raccoglimento, all’arrivo del tacchino o durante il suo rituale taglio, il turkey carving (una vignetta divertente sui diversi significati del verbo carve in Thanksgiving Pragmatics).   

Alcune espressioni in inglese americano contengono riferimenti ai tacchini:

turkey è un film o uno spettacolo che ha fatto fiasco; se riferito a persona, un idiota
talk turkey è un’espressione per descrivere una discussione pragmatica in cui si scende nei dettagli (Dr. Goodword’s Language Blog ne discute l’etimologia e fa riferimento anche a cold turkey, la crisi di astinenza)  

In italiano le espressioni figurate con tacchino sono invece più trasparenti. Tra tutte, quella che mi è sempre piaciuta molto per la sua efficacia espressiva è il verbo tacchinare.

Aggiornamento – Sull’etimologia di turkey, vedi Thanksgiving e tacchini giramondo.


Commento di .mau.

Conoscevo "cold turkey" sia nel senso di "crisi d’astinenza" (John Lennon docet) che in quella che in italiano tradurremmo "di brutto" (to stop cold turkey). Immagino che la seconda accezione sia quella che abbia portato alla prima.   

Avevo aggiunto:

@ .mau. grazie, era un significato che mancava.
Ho appena guardato in Online Etymology Dictionary per vedere se c’erano altre informazioni e secondo loro l’espressione cold turkey deriva dal fatto che il tacchino freddo è cibo che non richiede nessuna preparazione, da cui l’idea di qualcosa che si fa "di colpo":  

cold turkey – "without preparation," 1910; narrower sense of "withdrawal from an addictive substance" (originally heroin) first recorded 1921. Cold turkey is a food that requires little preparation, so "to quit like cold turkey" is to do so suddenly and without preparation

Cibo e cultura (e ClipArt di Office)

Post pubblicato il 24 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

C’è un bell’intervento in Taccuino di traduzione 2.0 sui riferimenti al cibo nelle espressioni idiomatiche e su come lo stesso alimento possa avere valenze completamente diverse in lingue, e quindi culture, diverse.

Mi ha fatto tornare in mente un esempio che aveva avuto un certo effetto su di me ai tempi dell’università: mi aveva convinta che la teoria della traduzione era una materia affascinante e che sarebbe stato interessante approfondire gli aspetti culturali della traduzione. Ho recuperato il libro e il passaggio:

When translating butter into Italian there is a straightforward word-for-word substitution: butter—burro. Both butter and burro describe the product made from milk and marketed as a creamy-coloured slab of edible grease for human consumption. And yet within their separate cultural contexts butter and burro cannot be considered as signifying the same. In Italy, burro, normally light coloured an unsalted, is used primarily for cooking, and carries no associations of high status, whilst in Britain butter, most often bright yellow and salted, is used for spreading on bread and less frequently in cooking. Because of the high status of butter, the phrase bread and butter* is the accepted usage even where the product used is actually margarine. So there is a distinction both between the objects signified by butter and burro and between the function and value of those objects in their cultural context. The problem of equivalence here involves the utilization and perception of the object in a given context.  
[Susan Bassnett-McGuire, Translation Studies]

burro di aspetto italiano in contenitore stranieroA questo proposito ho dato un’occhiata alle immagini proposte nella ClipArt di Office per burro ed effettivamente le opzioni disponibili privilegiano le caratteristiche "angolosassoni" (colore giallo intenso e, spesso, presenza di fette di pane tostato), in altri casi l’aspetto è più familiare ma non il contenitore.

Può essere utile sapere che le parole chiave associate a ciascuna immagine ClipArt sono personalizzabili: basta fare clic con il pulsante destro del mouse sull’immagine all’interno del riquadro ClipArt, scegliere Anteprima/Proprietà e modificare a burro di aspetto decisamente non italianopiacimento, ad esempio aggiungendo sapone da bucato all’immagine qui a destra o associando una propria parola chiave alle immagini preferite per poterle poi ritrovare facilmente.   
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* In inglese bread and butter è anche un’espressione idiomatica.

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Vedi anche:

Traduzione enogastronomica, sulla traduzione di riferimenti alimentari connotati culturalmente e Pasta salad e insalata di pasta, su termini in apparenza simili ma che esprimono concetti diversi.
Altri esempi di ClipArt in Thanksgiving e tacchini, Alcuni riferimenti natalizi inglesi, San Patrizio, pizzicotti e "Oirishness", Calcio, football, soccer… e bambine  

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Pet hate

Post pubblicato il 14 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Un’espressione inglese che mi diverte molto è pet hate (pet peeve per gli americani). Viene usata per descrivere qualcosa di importanza relativa verso il quale, però, si prova un particolare fastidio, tanto che ogni occasione è buona per rendere nota la propria avversione.

Traduzione? Non mi pare ci sia alcuna espressione italiana equivalente (non credo si possa dire di avere idiosincrasie preferite), l’unico termine colloquiale che forse un po’ si avvicina è il sostantivo fissa, ma non è proprio la stessa cosa. Eppure, chi di noi non ha uno o più pet hate?

Esempio: quando sono all’estero trovo detestabile la cipolla cruda che immancabilmente viene messa in tutte le insalate, con qualsiasi combinazione di ingredienti. cipolla: vegetale molto apprezzato crudo a nord delle Alpi, in particolare dagli addetti della mensa Microsoft a DublinoL’irritazione aumenta quando mi raccomando preliminarmente che non venga aggiunta e invece, appena metto la prima forchettata in bocca, scopro che è lì, triturata e mimetizzata subdolamente, resistente ai tentativi di eliminazione (se poi la luce è così soffusa che non si riesce a distinguere il colore di quello che si ha nel piatto, identificare l’onnipresente ortaggio è proprio un’impresa).

Manco a dirlo, ho anche pet hate linguistici e mi sa che prima o poi ne parlerò…

Aggiornamento: ho parlato di pet hate linguistici in Idiosincrasie per le parole ed È biologico, non organico! 

 

Commento di .mau.:

Pet peeve l’avevo sentito, pet hate proprio no. Si vede che sono molto più a contatto con l’American English…

Avevo aggiunto:

@mau: in questo caso, probabilmente non c’è una distinzione nettissima tra inglese americano e britannico, perlomeno a livello scritto. A livello parlato la mia impressione è che in UK e Irlanda la preferenza sia decisamente per pet hate. Solo l’espressione inglese, però, permette di giocare sulla polisemia di pet, come nell’articolo della BBC Gardeners’ pet hate for cats (che ho ripescato facilmente perché di persone con questo specifico pet hate ne conosco più di una!).

mega- e giga-

Ho sentito un ragazzino che diceva alla madre:

"Ma dove sono le patatine? Non ne avevi comprato un gigapacco?"

Devo aggiornarmi: nel linguaggio comune, al di fuori dell’ambito tecnico, ero rimasta al prefissoide mega. Ma neanche i vari dizionari italiani  sembrano essersi accorti del nuovo uso di giga.

In ogni caso mi piace molto quando la lingua viene arricchita da termini o riferimenti al linguaggio tecnico o scientifico, se facilmente comprensibili. Immagino che giga- abbia buone probabilità di successo, anche perché ha la stessa etimologia di gigante.

DNA Il mio esempio preferito di riferimenti scientifici entrati nel linguaggio comune è sicuramente l’espressione averlo nel DNA (ad es. "lo sport ce l’ha nel DNA"), versione aggiornata del più tradizionale averlo nel sangue e dal significato trasparente, visto che ormai chiunque abbia fatto la scuola dell’obbligo dovrebbe sapere cos’è il DNA. Quasi incredibile pensare che fino a poco più di 50 anni fa se ne ignorava l’esistenza!   

   

Italiano idiomatico da spiaggia

Post pubblicato il 13 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia

piraña (non lesso)Ancora per la serie silly week, forse in questo periodo qualche prestante connazionale ci ha provato con una turista inglese e si è sentito apostrofare con "occhi da pesce lesso"?

Se la risposta è affermativa, la spiegazione potrebbe essere il corso di italiano online della BBC e in particolare la sezione Girl meets boy dove vengono elencate alcune espressioni idiomatiche italiane per potenziali approcci con l’altro sesso.

Per descrivere un ragazzo poco attraente viene insegnato il termine ciospo (forse le inglesi che imparano l’italiano vanno sulle spiagge romagnole?), invece per parlare di musica non gradita (qui) vengono suggerite le espressioni sembra un gatto strangolato oppure fa venire il latte alle ginocchia: da immaginare pronunciate con forte accento inglese mentre si balla in discoteca. 

Il fenomeno però è reciproco e anche noi impariamo espressioni idiomatiche inglesi che vengono raramente usate dai madrelingua. Ricordo ancora la mia prima vacanza studio in Inghilterra: avevo provato a sfoggiare il famigerato it’s raining cats and dogs ma anziché ammirazione per il mio vocabolario avevo suscitato una risata seguita da You mean "it’s pissing down"?!

Ambiguità dell’inglese: Round Robin

Post pubblicato il 7 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Segnalo da un post del blog del Mestiere di scrivere:

Giancarlo Livraghi ha aggiornato e pubblicato in pdf il suo testo Ambiguità di alcune parole inglesi (sottotitolo: Trecentottanta esempi di errori di traduzione, difficoltà, incomprensioni, sciocchezze e bizzarrie).

C’è anche un riferimento a Round Robin che mi ha ricordato un episodio per me davvero buffo. Una collega americana aveva organizzato un evento a cui avrebbero partecipato persone di verie nazionalità. Il programma specificava

We will break for lunch, then spend the afternoon in a Round Robin format. 

Per coincidenza abbiamo una collega che si chiama proprio Robin (in America nome anche femminile). Una persona invitata all’evento ci aveva domandato perplessa che tipo di interazione avrebbe dovuto avere con Robin quel pomeriggio…

Il mistero è stato subito risolto: Round Robin indica un sistema, di solito in gare sportive, in cui ogni partecipante incontra tutti gli altri partecipanti, a rotazione.

L’ignara Robin non era coinvolta.

Aggiornamento dicembre 2010 – Sul significato ornitologico di robin, vedi anche Simboli natalizi nordeuropei: il pettirosso.

   


Commento di .mau.:

Round Robin, oltre che "stare intorno a Robin" :-) e "fare un girone all’italiana", ha anche un significato informatico un po’ più specifico. Se si hanno più server che possono compiere la stessa azione, metterli in round robin significa sceglierli ordinatamente uno per volta, come fossero appunto disposti in cerchio: il tutto per ottimizzarne l’uso.

Mia risposta:

Grazie, è vero, avrei dovuto accennare al significato informatico, anche perché è un termine che viene usato in Windows Vista, Windows Server e Exchange Server; nei prodotti Microsoft viene lasciato in inglese anche nelle versioni localizzate. Invece "girone all’italiana" proprio non mi era venuto in mente, ma in questo caso mi autogiustifico sottolineando la mia totale allergia agli eventi sportivi, in particolare il calcio: non ho neanche visto la finale dei mondiali di due anni fa!

Silly season

Post pubblicato il 4 agosto 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Venerdì nella home page della BBC campeggiava la notizia Flatulence joke is world’s oldest: non c’è dubbio, in Gran Bretagna sono in piena silly season, il periodo dell’anno in cui non succede granché di rilevante e proliferano notizie particolarmente insolite, frivole o al limite del credibile (The Guardian ha addirittura un archivio).

Peccato non esista un termine italiano per silly season perché il concetto non ci è certo estraneo: basta fare un giro sulle home page dei nostri principali quotidiani e vedere cosa ci propinano, specialmente nelle barre laterali (e più ci si avvicina a Ferragosto, più si abbassa il livello).

cetriolo sotto i riflettori

Così ho deciso di entrare anch’io in spirito silly season e ho chiesto a un po’ di colleghi stranieri se nelle loro lingue esistesse un termine specifico. Le informazioni di Wikipedia sono state confermate: francesi e russi optano per un prosaico stagione morta mentre i tedeschi usano sia la metafora buco estivo che l’espressione che ha attecchito in parecchie altre lingue europee, stagione dei cetrioli (deriverebbe da un modo di dire inglese del XVIII secolo, non più in uso, relativo al periodo in cui i sarti andavano in vacanza e intanto maturavano i cetrioli). Rimanendo in tema orticolo, i giapponesi usano appassimento estivo.

cipollone

Un collega danese mi ha segnalato una ricerca del loro ministero della cultura e più precisamente dell’istituto per la lingua danese: secondo il Dansk Sprognævn, l’espressione italiana (dialettale) sarebbe mese o stagione dei cipolloni. Mai sentita e non verificabile, ma anche alla mia collega spagnola non risulta época de la serpiente de mar. Mandiamo un noto ministro italiano a indagare come lavorano a Copenaghen?!


Commento di .mau.:

potremmo promuovere l’uso di "balneare", un po’ come i governi degli anni ‘70!  

Avevo risposto:

mi sembra adatto: balneare può fare anche pensare a insabbiare, che è quello che in questo periodo succede a certe notizie che invece sarebbe meglio fossero svelate…  

significato silly season