Post con tag “espressioni idiomatiche”
Dolcetto o scherzetto
Ho avuto la conferma che Halloween sta inesorabilmente diventando parte dell’immaginario italiano domenica sera, quando hanno suonato alla porta alcuni ragazzi mascherati che passavano di casa in casa intimando allegramente “dolcetto o scherzetto!”
È stato molto divertente e mi ha fatto ripensare all’espressione dolcetto o scherzetto, secondo me una traduzione davvero efficace del trick or treat che tanto appassiona i bambini americani, al punto che sarei curiosa di sapere chi ha avuto questa intuizione e come si è imposta su possibili alternative.
Dubito lo scoprirò mai. Avevo pensato alle strisce dei Peanuts, che immagino abbiano fatto conoscere Halloween a molti italiani, però I Peanuts: analisi di aspetti culturali e strategie traduttive nei fumetti di Schulz identifica anche la variante “la borsa o il malocchio”. Probabilmente all’epoca era accettabile, visto che in pochi sapevano cosa fosse Halloween, ma ora non suona affatto idiomatica (come d’altronde lascia perplessi Grande Cocomero per Great Pumpkin):
Raccontavo dell’episodio di Halloween ad alcuni amici spagnoli da cui ho saputo che la frase spagnola, truco o trato (“o uno scherzo o [facciamo] un patto”), quasi un calco omonimico di trick or treat, viene riconosciuta come espressione idiomatica solo dai giovani o da chi ha familiarità con la cultura americana. A quanto pare anche in Spagna ultimamente ci sono adolescenti che vanno di casa in casa aggiungendo a truco o trato caramelos o te mato (“ti ammazzo”), però quello che ricevono sono soprattutto occhiate perplesse e, anziché dolciumi, al massimo qualche spicciolo.
La frase tedesca è quasi uno scioglilingua, Süßes, sonst gibt’s Saures, più o meno “i dolci, o [per te] si mette male” (con un gioco di parole tra dolce e acido). Non parlo francese ma mi hanno detto che in mancanza di una frase standard si può ricorrere a un bonbon ou un coup de batôn (“o una bastonata”) oppure a friandises ou bêtises (“o le caramelle o [farò qualche] stupidaggine”).
Di solito tendiamo ad adottare i prodotti culturali americani abbastanza pedissequamente, quindi trovo curioso che, non solo in Italia, il trick or treat stia facendo presa soprattutto sui ragazzi, mentre negli Stati Uniti è un’usanza riservata ai bambini.
Forse però questo aiuta a capire le “minacce” che in alcune lingue vengono aggiunte alla richiesta di dolciumi (in America le parole sono molto più blande: smell my feet, give me something good to eat): sarebbero fuori luogo se pronunciate da dei bambini ma sono più che accettabili se dette scherzosamente da dei ragazzi. Queste differenze sono comunque una conferma che la traduzione italiana dolcetto o scherzetto, riferita al contesto americano, è decisamente azzeccata.
…
Aggiornamento ottobre 2011: ho trovato molto interessante l’analisi storica e linguistica che si può leggere in Trick or Treat! (Literal Minded). La frase sembra sia nata negli anni ‘20 del secolo scorso, ma era nota solo in alcune regioni degli Stati Uniti; è stata adottata in tutto il paese negli anni ‘50 grazie anche a un cartone animato con protagonista Paperino che l’ha resa popolare. Una curiosità: nelle strisce dei Peanuts inizialmente Schulz preferiva la frase al plurale, Tricks or Treats, ed era passato solo in seguito alla formulazione standard (si può notare questa differenza anche nei due esempi più sopra).
Ai giornalisti “parlamento appeso” piace proprio!
Elezioni in Australia: nessuno dei due principali schieramenti ha raggiunto la maggioranza necessaria per formare il governo, situazione di stallo nota in inglese come hung parliament.
È un’espressione che i media italiani insistono a descrivere come “parlamento appeso”, traduzione poco azzeccata di cui ho già parlato in Hung Parliament: non è "appeso".
significato…
Modi di dire e deformazione professionale ;-)
Per descrivere alcune situazioni in cui una persona X ha dimostrato di tenere testa alla persona Y, un amico ha iniziato dicendo “X gli sta dando del fi…” per poi interrompersi e continuare convinto con “Y ha trovato filo per i suoi denti”.
Questa fusione delle due espressioni dare del filo da torcere e trovare pane per i propri denti mi ha fatto ridere e il mio interlocutore si è subito reso conto dell’errore, che quindi non classificherei come uno dei tanti strafalcioni regolarmente raccolti in libretti da leggere sotto l’ombrellone (vari esempi qui e qui) ma come un lapsus “professionale”: chi ha detto filo per i suoi denti è infatti un dentista…
…
Terminologia locale: il pulsante TIRO
Si può provare qualche momento di perplessità la prima volta che si esce dall’androne di qualche condominio di Bologna: si cerca il comando per aprire il portone ma si trova solo un pulsante con la misteriosa scritta TIRO…
E invece è proprio quello il comando per aprire la porta. Il nome del pulsante riflette una peculiarità linguistica locale, la cui etimologia è spiegata in dettaglio in Wikipedia:
| “ La fortissima sedimentazione odierna di tale parola [tiro] nelle abitudini quotidiane degli abitanti della provincia di Bologna è certamente riferibile alla presenza, universale già dalla fine del Settecento, nelle case bolognesi di una catena o una corda che comandava meccanicamente l’apertura del portone, riportata mediante apposite carrucole fino ai piani alti delle abitazioni. . Un’altra catena o corda permetteva a chi arrivava di suonare una campanella per annunciare la propria presenza e richiedere l’apertura del portone, che la servitù otteneva dando un secco e deciso tiro all’apposita corda, sbloccando la serratura a distanza. . Quando si è diffusa l’energia elettrica, l’utilizzo della parola tiro per significare comando di apertura della porta era tanto diffusa che il termine è sopravvissuto, nonostante nei pulsanti elettrici non ci fosse nulla da tirare.” |
Al citofono, l’espressione dare il tiro non ha quindi nulla a che fare con il fumo o sostanze stupefacenti ma semplicemente vuol dire “aprire il portone”. ![]()
…
Vedi anche: cartelli insoliti.
…
Hung Parliament: non è “appeso”
Ero curiosa di vedere come i media italiani avrebbero tradotto l’espressione hung Parliament, lo scenario in cui, in un sistema bipolare come quello del Regno Unito, nessun partito ottiene la maggioranza assoluta per poter governare da solo.
In inglese, hung parliament è un’espressione idiomatica, tanto che molti dizionari inglesi la trattano come voce indipendente (esempi qui e qui) o comunque viene inserita sotto l’aggettivo hung e non è associata al participio passato del verbo hang. Il significato di hung infatti è metaforico e descrive una situazione di incertezza, “in sospeso” (dettagli e storia dell’espressione qui).
Molti media italiani non sembrano rendersene conto e probabilmente pensano a una collocazione (le singole parole che compongono l’espressione mantengono il significato che hanno al di fuori della collocazione stessa), tanto che la traduzione preferita è “parlamento appeso”, che mi fa tanto pensare a chi apre un dizionario e sceglie la prima parola che trova… Addirittura c’è chi parla anche di “parlamento impiccato”, ignorando che il participio passato del verbo hang nell’accezione “impiccare” è hanged e non hung.
Trovo più adeguata la scelta di chi ha mantenuto l’espressione inglese e l’ha spiegata con “parlamento paralizzato”, “parlamento bloccato” oppure con un più descrittivo “senza maggioranza assoluta”.

Lingua spedita, lingua tradita?
Ho trovato molto interessante Lingua spedita, lingua tradita?, lo speciale del Portale Treccani sull’italiano usato in email, SMS, chat, social netwok, newsgroup e forum, dove, oltre ad analisi approfondite, vengono anche sfatati alcuni miti tanto cari ai giornalisti non solo nostrani: le nuove tecnologie e le nuove modalità di comunicazione non portano a un imbarbarimento della lingua!
Alcune caratteristiche dell’italiano usato in questi contesti riassunte da Vera Gheno in Newsgroup e forum di discussione: la lingua fa esperimenti:
| ▄ | anglismi (prestiti) di almeno quattro tipi: l’inglese informatico, quello specifico della comunicazione telematica (es. lurker, troll, spammer), talora quello relativo all’argomento di discussione e l’inglese tutto sommato superfluo, “di moda” |
| ▄ | dialetti, usati soprattutto per fini espressivi (ocio, bedda mia!) |
| ▄ | tachigrafie o brachigrafie, come gli acronimi (LOL ‘laughing out loud’, Pd’A ‘perfettamente d’accordo’, SUPF ‘sei un povero fesso’) e le contrazioni di parole (cmq ‘comunque’, thx ‘thanks’, nn ‘non’) |
| ▄ | maiuscole e allungamenti vocalici a mimare l’urlo (nonmelodireeEEee); onomatopee e fonosimboli riconducibili alla lingua dei fumetti come snip, rumore delle forbici che “tagliano” il messaggio citato (quotato),e sbam, tonfo dell’utente che metaforicamente cade dalla sedia per la sorpresa |
| ▄ | coprolalia, con esempi interessanti di autocensura quali effing ‘f*ing’, OMFG ‘oh my f*ing God’, porcoddue o caxxo” |
| ▄ | punteggiatura polarizzata sui segni di maggiore espressività, spesso presenti in accumuli (I?!!) |
| ▄ | uso delle emoticon, sia “verticali” che orizzontali, di provenienza orientale, che danno una chiave di lettura a posteriori, in parziale sostituzione della prosodia |
…
Aggiornamento agosto 2010 – How the internet is changing language (BBC) propone alcune riflessioni sull’impatto della tecnologia sul lessico dell’inglese e dell’ucraino.
Alcuni post correlati:
| ▄ | Flessibilità dell’inglese: un- – neologismi inglesi con il prefisso un- nei social network e loro equivalenti italiani |
| ▄ | Solo 800 parole? – l’affermazione che gli adolescenti usino solo 800 parole non ha molto senso |
| ▄ | Clausole di riservatezza nei messaggi – ambiguità sintattiche e burocratese in alcuni email |
| ▄ | XOXO: baci e abbracci – saluti ed SMS |
| ▄ | Facebook e il Facebook – sempre più spesso il nome proprio Facebook è usato con l’articolo determinativo |
| ▄ | È cambiato lo stile del messaggi? – perplessità su un articolo che annuncia nuove modalità di scrivere gli email |
Fatto 30, si può fare 31
Il post di ieri su trenta, le 31 once di caffè, mi ha fatto venire in mente la frase proverbiale abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno (o anche chi ha fatto trenta può fare trentuno).
Non conoscevo l’origine dell’espressione, eccola qui per chiudere l’argomento:
“È una frase attribuita a papa Leone X. Nel 1517, dopo aver indetto un concistoro per la nomina di trenta cardinali, si rese conto di aver lasciato fuori dal conto un religioso del quale aveva la massima stima. Così: un po’ giocando sull’infallibilità, un po’ per non adeguarsi alle maglie strette di uno schema prestabilito, le ordinazioni cardinalizie aumentarono di un’unità” [Treccani.it]
…
Crocchette <> croquettes
Nella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.
Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.
Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl.
Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:
| ▄ | controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster |
| ▄ | ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette |
| ▄ | fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali) |
| ▄ | se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google) |
* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):
| ▄ | casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas; |
| ▄ | fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!); |
| ▄ | nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento; |
| ▄ | l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. … Aggiornamento agosto 2010 – il testo di benvenuto del Ministro in inglese è stato sostituito ma anche in questo caso si tratta di una traduzione poco felice. |
Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse…
…
Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.
…
Binomi lessicali italiani e inglesi
In Language Log in questi giorni si è parlato di binomi lessicali (in inglese binomial o freeze) e in particolare di binomi coordinati che, usando la definizione di Francesca Masini, sono “stringhe composte da due (o più) elementi lessicali, appartenenti alla medesima categoria e uniti da una congiunzione, che presentano solitamente un ordine relativo fisso (ad es. equo e solidale, gratta e vinci) o preferito (ad es. anima e corpo, sale e pepe)”.
Si tratta quindi di un tipo particolare di collocazione, dove l’ordine degli elementi costitutivi è determinato da tendenze fonologiche, metriche, semantiche e pragmatiche (per saperne di più, i riferimenti in Language Log, ad es. The Chicken or the Egg? A Probabilistic Analysis of English Binomials, e l’articolo di Masini, Binomi coordinati in italiano).
Senza addentrarsi negli aspetti tecnici, è curioso notare che se si confronta qualche esempio di binomi italiani e inglesi equivalenti, l’ordine delle parole nelle due lingue non sempre coincide e infatti è spesso fonte di errori per chi non è di madrelingua: 
| anima e corpo | heart and soul |
| avanti e indietro | back and forth |
| baci e abbracci | hugs and kisses |
| bianco e nero | black and white |
| cani e gatti | cats and dogs |
| domanda e offerta | supply and demand |
| falce e martello | hammer and sickle |
| l’uovo o la gallina | the chicken or the egg |
| sano e salvo | safe and sound |
| vivo o morto | dead or alive |
| a torto o a ragione | rightly or wrongly |
| Giulietta e Romeo | Romeo and Juliet |
E anche se non si tratta di binomi coordinati:
| agrodolce | sweet and sour |
| né carne né pesce | neither fish nor fowl |
Ce ne sono sicuramente molti altri ma concludo invece con un paio di esempi di binomi dove la sequenza delle parole è la stessa in italiano e in inglese:
| alti e bassi | ups and downs |
| forte e chiaro | loud and clear |
| leggere e scrivere | read and write |
| pelle e ossa | skin and bone(s) |
…
Nota: la funzionalità ZanTip permette di consultare le parole di questo post nei Dizionari Zanichelli, ad es. basta fare doppio clic su collocazione per verificarne il significato linguistico.
Auguri politicamente corretti
In molti paesi di lingua inglese resiste la tradizione dei biglietti di auguri da sistemare sul caminetto o mettere in bella mostra in altri modi con un apposito card holder.
Per Natale ne ricevo parecchi anch’io da Stati Uniti, Irlanda e Inghilterra, ed è divertente vedere come svelino il continente di provenienza anche senza busta: la parola Christmas sembra del tutto bandita da quelli americani, dove la formula di auguri che va per la maggiore è Happy Holidays o simili (ad es. Holiday Cheer e Holiday Greetings) ma si vedono molto anche combinazioni di due o tre parole che includono Peace, Love e/o Joy (ad es. Love, Smiles and Happiness). Le immagini americane di solito sono neutre (ad es. paesaggi invernali, fiocchi e pupazzi di neve, poinsettie, ecc.) e sono rari i simboli più tradizionali come alberi di Natale o candele.
Insomma, un vero trionfo del politically correct (il 21 dicembre ho addirittura ricevuto tre email dagli USA intitolati Happy Solstice, in sostituzione dei più tradizionali auguri natalizi). Personalmente trovo abbastanza ridicolo che si voglia vedere un significato religioso in una tradizione che equivale ormai a un semplice atto di cortesia, ma c’è invece chi prende la cosa seriamente: impossibile dimenticare la reazione irata di un collega americano di origine israeliana verso un’ignara collega asiatica che, pensando di fare un gesto gentile verso europei e americani, aveva mandato un tipico messaggio di auguri natalizi…
Non siamo immuni a questa tendenza neanche in Europa (in Inghilterra era stata addirittura coniata la parola macedonia Winterval, da winter+festival, per descrivere in modo neutro questo periodo festivo), però nel Regno Unito e soprattutto in Irlanda continuano ad esistere i biglietti con auguri e simboli tradizionali. E, per quanto kitsch possano essere, a me fa sempre piacere trovarli nella cassetta delle lettere, soprattutto in questi tempi di comunicazioni quasi solo elettroniche. ![]()
…
Per rimanere in tema, parlano dell’etimologia di parole inglesi legate al Natale (ad es. Christmas, Yule, frankincense, myrrh, merry) il blog Collins Language in We owe you an Etymology e The Virtual Linguist in Merry Christmas. Sull’etimologia di parole italiane natalizie (ad es. presepe, torrone, vischio, elfo, ghirlanda), Il Natale, a carole nel portale Treccani.
Vedi anche: Alcuni riferimenti natalizi inglesi.
…
Idioti e idiomi
In The Guardian la settimana scorsa c’era un intervento interessante sulle espressioni idiomatiche e sul loro ruolo nella comunicazione, The idiotic joys of idioms. Il titolo fa riferimento all’etimologia di idiota e idioma [o più precisamente, come sottolinea .mau., idiotismo] che condividono la stessa radice:
| idioma: | latino idioma -mătis, greco ἰδίωμα -ώματος «particolarità; peculiarità di stile; linguaggio», der. di ἴδιος «particolare» .. |
| idiota: | latino idiota, greco ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.», der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé» .. [fonte: Vocabolario Treccani] |
A completare l’argomento un quiz divertente, adatto alla settimana di ferragosto, Know your idioms?, su espressioni idiomatiche insolite da vari paesi del mondo (e l’ultima domanda è decisamente attuale!).
Illustrazione di Julia Suits dal libro I’m Not Hanging Noodles on Your Ear and Other Intriguing Idioms from Around the World.
…
Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi
Scrutare i cieli con SkyFinder
Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un proverbio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il risvolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.
Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.
A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.
Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:
[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.
C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.
…
Espressioni idiomatiche inglesi
Non conoscevo il sito The Phrase Finder (grazie Shaheen per la segnalazione!) e l’ho trovato molto divertente: è una raccolta di espressioni idiomatiche inglesi ma anche citazioni e slogan pubblicitari con spiegazioni dettagliate sulla loro origine.
Manca una delle mie frasi preferite, not my cup of tea (una cosa o qualcuno che non piace o con cui non si hanno affinità), ma ci sono altre frasi che hanno a che fare con il tè e che, come molte altre, evidenziano che in lingue diverse esistono modi di dire simili ma con riferimenti che cambiano in base a ciò che è (o era) più significativo nella cultura di appartenenza, ad es. Not for all the tea in China (“non per tutto l’oro del mondo”) e A tempest in a teapot / A storm in a teacup (“una tempesta in un bicchiere d’acqua”).
….
Vedi anche: Atlante delle strutture linguistiche (…e del tè!), sulle parole che in lingue diverse danno il nome al tè.
Andare in tilt (non solo a Milano)
Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante… Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione (andare) in tilt.
È un esempio interessante di slittamento di significato dall’inglese all’italiano: è noto che andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma forse non tutti sanno che in inglese tilt (“inclinazione”) indica la causa dell’interruzione della partita (la scritta TILT si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso), mentre l’espressione italiana in tilt descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.
Anche il nome italiano flipper può essere un falso amico: in inglese flipper è la levetta a forma di pinna che dà la spinta alla pallina e non il gioco, che si chiama pinball machine.
Algoritmi nel quotidiano…
Ho sentito dire, a proposito di una persona, "non ha l’algoritmo per processare queste informazioni". Il tono era ovviamente spregiativo ma l’ho trovata un’espressione molto efficace e la conferma che il termine algoritmo non è più ristretto ad ambiti specializzati ma, dopo essere stato adottato in espressioni colloquiali “da informatici”, ora sta entrando nel linguaggio comune dove viene usato, spesso ironicamente, come sinonimo di procedura o metodo, ad es. “il mio algoritmo per scegliere un film è…”.
Il dizionario De Mauro già qualche anno fa ha registrato l’accezione non specialistica di algoritmo, immagino che prima o poi seguiranno anche gli altri dizionari italiani.
…
Vedi anche: mega- e giga- e Tendenze nella formazione dei neologismi
!["dolcetto o scherzetto" o "la borsa o il malocchio"? [fare clic sull'immagine per ingrandirla] "dolcetto o scherzetto" o "la borsa o il malocchio"? [fare clic sull'immagine per ingrandirla]](http://blog.terminologiaetc.it/wp-content/uploads/2010/11/esempi_Peanuts3.png)




