Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “espressioni idiomatiche”

Fatto 30, si può fare 31

Il post di ieri su trenta, le 31 once di caffè, mi ha fatto venire in mente la frase proverbiale abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno (o anche chi ha fatto trenta può fare trentuno).

Non conoscevo l’origine dell’espressione, eccola qui per chiudere l’argomento:

È una frase attribuita a papa Leone X. Nel 1517, dopo aver indetto un concistoro per la nomina di trenta cardinali, si rese conto di aver lasciato fuori dal conto un religioso del quale aveva la massima stima. Così: un po’ giocando sull’infallibilità, un po’ per non adeguarsi alle maglie strette di uno schema prestabilito, le ordinazioni cardinalizie aumentarono di un’unità” [Treccani.it]  

Crocchette <> croquettes

Four-legged tourists - www.turistia4zampe.itNella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.

Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.

Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl

Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:

controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster
ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette 
fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali)
se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google)

 

* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):

  ▄ casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas;
  ▄ fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!);
  ▄ nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento
  ▄ l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. 

Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse

Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.

Binomi lessicali italiani e inglesi

In Language Log in questi giorni si è parlato di binomi lessicali (in inglese binomial o freeze) e in particolare di binomi coordinati che, usando la definizione di Francesca Masini, sono “stringhe composte da due (o più) elementi lessicali, appartenenti alla medesima categoria e uniti da una congiunzione, che presentano solitamente un ordine relativo fisso (ad es. equo e solidale, gratta e vinci) o preferito (ad es. anima e corpo, sale e pepe)”.

Si tratta quindi di un tipo particolare di collocazione, dove l’ordine degli elementi costitutivi è determinato da tendenze fonologiche, metriche, semantiche e pragmatiche (per saperne di più, i riferimenti in Language Log, ad es. The Chicken or the Egg? A Probabilistic Analysis of English Binomials, e l’articolo di Masini, Binomi coordinati in italiano).

Senza addentrarsi negli aspetti tecnici, è curioso notare che se si confronta qualche esempio di binomi italiani e inglesi equivalenti, l’ordine delle parole nelle due lingue non sempre coincide e infatti è spesso fonte di errori per chi non è di madrelingua: È nato prima l'uovo o la gallina? What came first, the chicken or the egg?

anima e corpo  heart and soul
avanti e indietro  back and forth
baci e abbracci  hugs and kisses
bianco e nero  black and white
cani e gatti  cats and dogs
domanda e offerta  supply and demand
falce e martello  hammer and sickle
l’uovo o la gallina  the chicken or the egg
sano e salvo  safe and sound
vivo o morto  dead or alive
Giulietta e Romeo  Romeo and Juliet

E anche se non si tratta di binomi coordinati:

agrodolce  sweet and sour
né carne pesce  neither fish nor fowl

Ce ne sono sicuramente molti altri ma concludo invece con un paio di esempi di binomi dove la sequenza delle parole è la stessa in italiano e in inglese:

alti e bassi  ups and downs
forte e chiaro  loud and clear
leggere e scrivere  read and write
pelle e ossa  skin and bone(s)

Nota: la funzionalità ZanTip permette di consultare le parole di questo post nei Dizionari Zanichelli, ad es. basta fare doppio clic su collocazione per verificarne il significato linguistico.

Auguri politicamente corretti

In molti paesi di lingua inglese resiste la tradizione dei biglietti di auguri da sistemare sul caminetto o mettere in bella mostra in altri modi con un apposito card holder.

Per Natale ne ricevo parecchi anch’io da Stati Uniti, Irlanda e Inghilterra, ed è divertente vedere come svelino il continente di provenienza anche senza busta: la parola Christmas sembra del tutto bandita da quelli americani, dove la formula di auguri che va per la maggiore è Happy Holidays o simili (ad es. Holiday Cheer e Holiday Greetings) ma si vedono molto anche combinazioni di due o tre parole che includono Peace, Love e/o Joy (ad es. Love, Smiles and Happiness). Le immagini americane di solito sono neutre (ad es. paesaggi invernali, fiocchi e pupazzi di neve, poinsettie, ecc.) e sono rari i simboli più tradizionali come alberi di Natale o candele.

Happy Holidays

Insomma, un vero trionfo del politically correct (il 21 dicembre ho addirittura ricevuto tre email dagli USA intitolati Happy Solstice, in sostituzione dei più tradizionali auguri natalizi). Personalmente trovo abbastanza ridicolo che si voglia vedere un significato religioso in una tradizione che equivale ormai a un semplice atto di cortesia, ma c’è invece chi prende la cosa seriamente: impossibile dimenticare la reazione irata di un collega americano di origine israeliana verso un’ignara collega asiatica che, pensando di fare un gesto gentile verso europei e americani, aveva mandato un tipico messaggio di auguri natalizi…

Non siamo immuni a questa tendenza neanche in Europa (in Inghilterra era stata addirittura coniata la parola macedonia Winterval, da winter+festival, per descrivere in modo neutro questo periodo festivo), però nel Regno Unito e soprattutto in Irlanda continuano ad esistere i biglietti con auguri e simboli tradizionali. E, per quanto kitsch possano essere, a me fa sempre piacere trovarli nella cassetta delle lettere, soprattutto in questi tempi di comunicazioni quasi solo elettroniche. 

Per rimanere in tema, parlano dell’etimologia di parole inglesi legate al Natale (ad es. Christmas, Yule, frankincense, myrrh, merry) il blog Collins Language in We owe you an Etymology e The Virtual Linguist in Merry Christmas. Sull’etimologia di parole italiane natalizie (ad es. presepe, torrone, vischio, elfo, ghirlanda), Il Natale, a carole nel portale Treccani.

Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi.

Idioti e idiomi

In The Guardian la settimana scorsa c’era un intervento interessante sulle espressioni idiomatiche e sul loro ruolo nella comunicazione, The idiotic joys of idioms. Il titolo fa riferimento all’etimologia di idiota e idioma [o più precisamente, come sottolinea .mau.,  idiotismo] che condividono la stessa radice:

idioma: latino idioma -mătis, greco ἰδίωμα -ώματος «particolarità; peculiarità di stile; linguaggio», der. di ἴδιος «particolare»
..
idiota: latino idiota, greco ἰδιώτης «individuo privato, senza cariche pubbliche; inabile, rozzo, ecc.», der. di ἴδιος «particolare, che sta a sé»
..
[fonte:
Vocabolario Treccani]

A completare l’argomento un quiz divertente, adatto alla settimana di ferragosto, Know your idioms?, su espressioni idiomatiche insolite da vari paesi del mondo (e l’ultima domanda è decisamente attuale!).

Know your idioms? -  www.guardian.co.uk

Illustrazione di Julia Suits dal libro I’m Not Hanging Noodles on Your Ear and Other Intriguing Idioms from Around the World.

Vedi anche: Espressioni idiomatiche inglesi

Scrutare i cieli con SkyFinder

Un articolo sul Corriere di oggi esordisce con “Dice un prover­bio inglese: «Ogni nuvola ha un profilo d’argento». Nel dramma di Felipe Massa, il ri­svolto positivo è che…” Non capisco perché usare la traduzione di every cloud has a silver lining, visto che la metafora della nuvola in cielo non viene poi ripresa: forse perché l’espressione inglese pare più politicamente corretta dell’equivalente italiana non tutti i mali vengono per nuocere? Mah.

Invece, a proposito di cielo, molto più interessante quello che ho letto su SkyFinder.

SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search A quanto pare nel cinema e nell’elaborazione di immagini viene spesso sostituito il cielo sullo sfondo se non è abbastanza “interessante”. Trovare l’immagine adatta con motori di ricerca tradizionali, usando parole chiave, non è però un processo molto efficiente perché si è costretti a scorrere tra innumerevoli foto non sempre rilevanti.

Un team di Microsoft Research ha sviluppato SkyFinder, un sistema di ricerca di tipo semantico per trovare foto del cielo specificando una serie di attributi, come descritto in SkyFinder: Attribute-Based Sky Image Search:

[…] a set of semantic sky attributes (e.g., category, layout, richness, horizon, sun position) are automatically extracted from each image. Then […] the user can interactively search sky images based on any combination of preferred sky attributes. For example, the query may be “a landscape at sunset with the sun on the bottom left”, “a sky covered with black clouds, the horizon at the very bottom”, or “a clear blue sky with a flying object”.

C’è anche una demo che mostra diversi tipi di ricerca e funzionalità come la sostituzione automatica del cielo sullo sfondo. L’interfaccia è sicuramente intuitiva e ha attirato la mia attenzione perché se venisse inclusa in qualche prodotto penso sarebbe interessante definire i concetti e la terminologia che li rappresenta, trovare gli equivalenti italiani più adeguati e analizzare gli eventuali problemi di localizzazione.

Espressioni idiomatiche inglesi

Non conoscevo il sito The Phrase Finder (grazie Shaheen per la segnalazione!) e l’ho trovato molto divertente: è una raccolta di espressioni idiomatiche inglesi ma anche citazioni e slogan pubblicitari con spiegazioni dettagliate sulla loro origine.  

my cup of teaManca una delle mie frasi preferite, not my cup of tea (una cosa o qualcuno che non piace o con cui non si hanno affinità), ma ci sono altre frasi che hanno a che fare con il e che, come molte altre, evidenziano che in lingue diverse esistono modi di dire simili ma con riferimenti che cambiano in base a ciò che è (o era) più significativo nella cultura di appartenenza, ad es. Not for all the tea in China (“non per tutto l’oro del mondo”) e A tempest in a teapot / A storm in a teacup  (“una tempesta in un bicchiere d’acqua”).
….

Vedi anche: edible idioms 1 e 2 in Taccuino di traduzione 2.0

Andare in tilt (non solo a Milano)

Milano in tilt per un nubifragio - Corriere della Sera

Sto tornando a Milano proprio oggi che c’è stato il nubifragio e quello che mi hanno detto non è del tutto rassicurante… Unica cosa vagamente curiosa (per me) è che quasi tutti i mezzi di comunicazione abbiano dato la notizia usando l’espressione (andare) in tilt.

È un esempio interessante di slittamento di significato dall’inglese all’italiano: è noto che andare in tilt fa riferimento al gioco del flipper ma forse non tutti sanno che in inglese tilt (“inclinazione”) indica la causa dell’interruzione della partita (la scritta TILT si accende dopo un comportamento scorretto, ad es. quando il piano di gioco è stato inclinato o scosso), mentre l’espressione italiana in tilt descrive l’effetto, ovvero l’interruzione stessa, e per estensione è entrata nel linguaggio comune con il significato di “blocco improvviso difficilmente risolvibile”, discostandosi parecchio dal termine originale inglese.

Anche il nome italiano flipper può essere un falso amico: in inglese flipper è la levetta a forma di pinna che dà la spinta alla pallina e non il gioco, che si chiama pinball machine.

Algoritmi nel quotidiano…

Ho sentito dire, a proposito di una persona, "non ha l’algoritmo per processare queste informazioni". Il tono era ovviamente spregiativo ma l’ho trovata un’espressione molto efficace e la conferma che il termine algoritmo non è più ristretto ad ambiti specializzati ma, dopo essere stato adottato in espressioni colloquiali “da informatici”, ora sta entrando nel linguaggio comune dove viene usato, spesso ironicamente, come sinonimo di procedura o metodo, ad es. “il mio algoritmo per scegliere un film è…”.

Il dizionario De Mauro già qualche anno fa ha registrato l’accezione non specialistica di algoritmo, immagino che prima o poi seguiranno anche gli altri dizionari italiani.


Vedi anche: mega- e giga-  e Tendenze nella formazione dei neologismi

Chaos Defrost – Scongelamento Chaos

Alfredo mi inoltra un commento divertente di un irlandese a proposito di un forno a microonde di una nota marca giapponese:

Bought myself a new microwave today to replace my old, trusty and very rusty one. I’m a bit afraid of the new one, it has a button labelled "Chaos Defrost" ( I haven’t pressed it yet!!! ). I’ve decided to do a Homer* and put a plaster over the nefarious button. Out of sight out of mind.

chaos defrostVerrebbe subito da pensare che Chaos Defrost sia un possibile errore di interpretazione e/o localizzazione del termine originale giapponese, invece si tratta proprio di un riferimento specifico alla teoria del caos e alla sua applicazione pratica in una modalità avanzata di scongelamento con microonde

Nel sito italiano del produttore si trova Scongelamento Chaos: come per l’inglese, mi domando se il nome consenta all’utente tipico di ricordarlo e associarlo facilmente al tipo di funzionalità (viene in mente l’alternativa ben più banale, ma trasparente, scongelamento intelligente). Dubito che venga colto il riferimento scientifico specializzato ma perlomeno la scelta della grafia inglese chaos dovrebbe evitare che l’utente italiano si preoccupi inutilmente di cosa possa succedere premendo il pulsante!

In ogni caso è l’ennesimo esempio di quanto sia difficile trovare nomi di funzionalità descrittivi, efficaci e che funzionino a livello globale e di come le connotazioni delle parole usate nel lessico comune spesso prevalgano sui loro eventuali significati specializzati.

Vedi anche: Terminologia e utente tipico.
….

*  In inglese doing a Homer, con chiaro riferimento ai Simpson, starebbe per “evitare fortuitamente di combinare qualche disastro”.

San Patrizio, pizzicotti e “Oirishness”

Oggi è St. Patrick’s Day, festa nazionale irlandese. Chissà se in tempi di crisi economica alla parata di Dublino c’è la solita invasione di americani, molti vistosamente vestiti di verde, come quando abitavo lì.

comics.com/pickleIn alcune parti degli Stati Uniti chi non indossa qualcosa di verde il 17 marzo rischia di prendersi qualche pizzicotto. Chi vive in Irlanda, invece, può stare tranquillo. 

Viene in mente l’aggettivo Oirish, modellato sulla pronuncia irlandese esagerata di Irish, per descrivere quanto è considerato tipicamente irlandese ma in effetti è uno stereotipo. L’aggettivo è spesso associato all’immagine idealizzata dell’Irlanda che hanno gli Irish-American e che negli anni è stata rinforzata da molti film americani (ne parla oggi l’Irish Independent in Heard the one about the drunk, horny leprechaun?).  immagine dalla ClipArt di Office

Oirish è forse un po’ l’equivalente irlandese del nostro “pizza e mandolino”. Qualche esempio con la ricerca irlandese nella ClipArt di Office: shamrock, capelli rossi (più tipici quelli neri), birra verde (bevuta solo da americani!), pentole d’oro con arcobaleno e leprechaun

The Septic’s Companion

Post pubblicato il 3 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

The Septic's Companion Chris Rae, un collega scozzese che lavora nel team di Excel negli Stati Uniti (sede Microsoft di Redmond), ha pubblicato un volumetto divertente, The Septic’s Companion, una guida alle peculiarità culturali della Gran Bretagna.

Il glossario con i termini dell’inglese britannico che più confondono gli americani è anche online, qui, e permette di capire il titolo: septic è rhyming slang per septic tank (fossa biologica) = yank = americano

Altrettanto spiritosi alcuni post del blog America, sottotitolato Things America does right. Things America does wrong.

Thanksgiving e tacchini…

Post pubblicato il 27 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

ThanksgivingOggi negli Stati Uniti è Thanksgiving Day (Giorno del ringraziamento), quarto giovedì di novembre, in cui le famiglie si ritrovano a celebrare una festività storica che di solito culmina in un pranzo con enorme tacchino.

È una ricorrenza apprezzata da chi lavora per un’azienda americana: oggi (ma anche domani) non dovrebbe arrivare nessuna richiesta urgente da oltreoceano!!

I simboli che nella ClipArt di Office rappresentano il Thanksgiving:

  • Tacchini, ovviamente, sia prima che dopo la cottura

  • I pilgrim, ovvero persone nel vestito tradizionale dei pionieri (Padri Pellegrini) sbarcati con la Mayflower nel 1620 e che, dopo essere sopravvissuti in pochi a un inverno rigido e aver finalmente goduto un abbondante raccolto, avevano per primi istituito una giornata per ringraziare Dio per i doni ricevuti

  • simboli di ThanksgivingCappelli neri con fibbia, i cosiddetti pilgrim’s hat (vedi sopra)
  • cornucopie con frutta e verdura autunnale che simbolizzano il raccolto a cui si dà ringraziamento

  • Pumpkin pie, la crostata con ripieno di zucca (una ricetta qui, con dosi in tazze come da prassi americana)

  • Pranzi di famiglia con rituale del taglio del tacchino (turkey carving)

Alcune espressioni in inglese americano contengono riferimenti ai tacchini:

  • turkey è un film o uno spettacolo che ha fatto fiasco; se riferito a persona, un idiota

  • talk turkey è un’espressione per descrivere una discussione pragmatica in cui si scende nei dettagli (Dr. Goodword’s Language Blog ne discute l’etimologia e fa riferimento anche a cold turkey, la crisi di astinenza)

In italiano le espressioni figurate con tacchino sono invece più trasparenti. Tra tutte, quella che mi è sempre piaciuta molto per la sua efficacia espressiva è il verbo tacchinare.


[Aggiornamento: Thanksgiving Pragmatics, una vignetta divertente sui diversi significati del verbo carve]

Commento di .mau.

Conoscevo "cold turkey" sia nel senso di "crisi d’astinenza" (John Lennon docet) che in quella che in italiano tradurremmo "di brutto" (to stop cold turkey). Immagino che la seconda accezione sia quella che abbia portato alla prima.

Ho aggiunto:

@ .mau. grazie, era un significato che mancava.

Ho appena guardato in Online Etymology Dictionary per vedere se c’erano altre informazioni e secondo loro l’espressione cold turkey deriva dal fatto che il tacchino freddo è cibo che non richiede nessuna preparazione, da cui l’idea di qualcosa che si fa "di colpo":

cold turkey – "without preparation," 1910; narrower sense of "withdrawal from an addictive substance" (originally heroin) first recorded 1921. Cold turkey is a food that requires little preparation, so "to quit like cold turkey" is to do so suddenly and without preparation.

Cibo e cultura (e ClipArt di Office)

Post pubblicato il 24 ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

C’è un bell’intervento in Taccuino di traduzione 2.0 sui riferimenti al cibo nelle espressioni idiomatiche e su come lo stesso alimento possa avere valenze completamente diverse in lingue, e quindi culture, diverse.

Mi ha fatto tornare in mente un esempio che aveva avuto un certo effetto su di me ai tempi dell’università: mi aveva convinta che la teoria della traduzione era una materia affascinante e che sarebbe stato interessante approfondire gli aspetti culturali della traduzione. Ho recuperato il libro e il passaggio:

When translating butter into Italian there is a straightforward word-for-word substitution: butter—burro. Both butter and burro describe the product made from milk and marketed as a creamy-coloured slab of edible grease for human consumption. And yet within their separate cultural contexts butter and burro cannot be considered as signifying the same. In Italy, burro, normally light coloured an unsalted, is used primarily for cooking, and carries no associations of high status, whilst in Britain butter, most often bright yellow and salted, is used for spreading on bread and less frequently in cooking. Because of the high status of butter, the phrase bread and butter* is the accepted usage even where the product used is actually margarine. So there is a distinction both between the objects signified by butter and burro and between the function and value of those objects in their cultural context. The problem of equivalence here involves the utilization and perception of the object in a given context.

[Susan Bassnett-McGuire, Translation Studies]

burro di aspetto decisamente non italianoA questo proposito ho dato un’occhiata alle immagini proposte nella ClipArt di Office per burro ed effettivamente le opzioni disponibili privilegiano le caratteristiche "angolosassoni": colore giallo intenso e, spesso, presenza di fette di pane tostato. Da notare, comunque, che le immagini che si ottengono cercando butter nella versione inglese di Office e burro in quella italiana non sono proprio le stesse. Premetto che non conosco questo aspetto della localizzazione di Office ma immagino che le parole chiave associate a ogni immagine e usate per la ricerca non siano semplicemente tradotte burro di aspetto italiano in contenitore stranieroma vengano fatti alcuni adattamenti. In ogni caso le parole chiave sono personalizzabili: basta fare clic con il pulsante destro del mouse sull’immagine all’interno del riquadro ClipArt, scegliere Anteprima/Proprietà e modificare a piacimento, ad esempio associando una propria parola chiave per poter poi ritrovare subito le immagini preferite.
   

* In inglese bread and butter è anche un’espressione idiomatica.

      
Vedi anche: Pasta salad e insalata di pasta.

 

Pet hate

Post pubblicato il 14 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia

Un’espressione inglese che mi diverte molto è pet hate (pet peeve per gli americani). Viene usata per descrivere qualcosa di importanza relativa verso il quale, però, si prova un particolare fastidio, tanto che ogni occasione è buona per rendere nota la propria avversione.

Traduzione? Non mi pare ci sia alcuna espressione italiana equivalente (non credo si possa dire di avere idiosincrasie preferite), l’unico termine colloquiale che forse un po’ si avvicina è il sostantivo fissa, ma non è proprio la stessa cosa. Eppure, chi di noi non ha uno o più pet hate?

Esempio: quando sono all’estero trovo detestabile la cipolla cruda che immancabilmente viene messa in tutte le insalate, cipolla: vegetale molto apprezzato crudo a nord delle Alpi, in particolare dagli addetti della mensa Microsoft a Dublinocon qualsiasi combinazione di ingredienti. L’irritazione aumenta quando mi raccomando preliminarmente che non venga aggiunta e invece, appena metto la prima forchettata in bocca, scopro che è lì, triturata e mimetizzata subdolamente, resistente ai tentativi di eliminazione (se poi la luce è così soffusa che non si riesce a distinguere il colore di quello che si ha nel piatto, identificare l’onnipresente ortaggio è proprio un’impresa).

Manco a dirlo, ho anche pet hate linguistici e mi sa che prima o poi ne parlerò…

Commento di .mau.:

Pet peeve l’avevo sentito, pet hate proprio no. Si vede che sono molto più a contatto con l’American English…

Ho aggiunto:

@mau: in questo caso, probabilmente non c’è una distinzione nettissima tra inglese americano e britannico, perlomeno a livello scritto. A livello parlato la mia impressione è che in UK e Irlanda la preferenza sia decisamente per pet hate. Solo l’espressione inglese, però, permette di giocare sulla polisemia di pet, come nell’articolo della BBC Gardeners’ pet hate for cats (che ho ripescato facilmente perché di persone con questo specifico pet hate ne conosco più di una!).