Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “espressioni idiomatiche”

TIL: il colore dell’ovetto nell’ovetto

Visto su Twitter:

tweet di @A_mente_libera: A che età avete scoperto che la sorpresa dell'uovo kinder è gialla perché ricorda il tuorlo?

Le risposte al tweet confermano che non sono l’unica che finora non aveva mai fatto il collegamento tra il colore dell’ovetto di plastica e il tuorlo!

Il testo del tweet mi dà anche lo spunto per descrivere due espressioni inglesi informali che mi piacciono molto e che sono adatte a dare rilievo a informazioni che fino a poco prima non si conoscevano.

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Il saltimbanco americano, un ciarlatano

Mi ricollego agli esempi di Aneddoticamente, falsi amici sull’idrossiclorochina, il farmaco che Donald Trump vorrebbe far prendere a tutti i malati di COVID-19, con questa vignetta intitolata Snake Oil Salesman:

Vignetta con Trump venditore ambulante su palco davanti a carro trainato da elefante (simbolo del partito repubblicano), vende idrossiclorochina. Vari riferimenti a frasi di Trump e suoi sostenitori; sullo sfondo il dottor Fauci imbavagliato.
Vignetta: Chris Britt (“What do you have to lose?”– Trump sull’assunzione di idrossiclorochina)

Snake oil salesman  

In America snake oil salesman è l’imbonitore che ai tempi del Far West si spostava da un luogo all’altro per vendere olio di serpente come rimedio miracoloso per tutti i mali. Ora snake oil può indicare genericamente ogni intruglio spacciato per medicamentoso e, in senso figurato, parole prive di valore o fondatezza. Snake oil salesman è diventato anche un sinonimo di ciarlatano o truffatore.

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“Zitto e mosca!” spiegato al volo

Zitto e mosca! Cosa c’entrano le mosche con l’esortazione a fare totale silenzio o a mantenere assoluta riservatezza? Per il Grande dizionario della lingua italiana Battaglia l’espressione probabilmente deriva dal riferimento al proverbiale silenzio in cui non si deve sentire volare neppure una mosca.

L’origine dell’interiezione è anche una scusa per sorridere con una striscia di Pearls Before Swine con mosca gigante:

Striscia con Rat che chiede a Pig cosa sta facendo seduto su una mosca gigante. Pig risponde che sta scrivendo una storia e spiega “I like creating stuff on the fly”

Come in molte altre strisce di Stephan Pastis, l’autore ritratto nell’ultima vignetta, il meccanismo umoristico verte su un’espressione figurata interpretata letteralmente da Pig.

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Brexit Day senza Big Ben Bong

vignetta con un immagine del Parlamento europeo a Bruxelles e la bandiera del Regno Unito ammainata tra le altre bandiere in cima ai pennoni
Vignetta: Christian Adams

Brexit Day: quasi 4 anni dopo il referendum del 23 giugno 2016, oggi 31 gennaio 2020 alle 24 (ore 23 a Londra) il Regno Unito esce ufficialmente dall’Unione europea.

Big Ben bong

Stasera a Londra ci saranno festeggiamenti vari in Parliament Square, tappezzata di bandiere del Regno Unito, e un orologio con il conto alla rovescia verrà proiettato sulla facciata di Downing Street.

Ma il Big Ben, sotto restauro, non rintoccherà, come invece aveva sperato Boris Johnson che, senza verificare che fosse fattibile, aveva annunciato una raccolta di fondi per la costosa operazione di rimetterlo momentaneamente in funzione:

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“la coda che scodinzola il cane”

Vignetta americana uscita dopo l’uccisione del generale iraniano Suleimani ordinata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump:

vignetta con Trump che scuote per la coda un cane con scritta WAR e intanto chiede What impeachment?

Vignetta: Scott Stantis 

C’è un riferimento esplicito a un modo di dire che mi piace molto, the tail is wagging the dog, letteralmente “la coda sta scodinzolando il cane”. Ha origine nel XIX secolo e si dice quando un dettaglio non rilevante o secondario acquisisce importanza spropositata, al punto di diventare l’aspetto dominante.

Ne è derivata l’espressione wag the dog, usata in politica per indicare che qualcuno sta usando un espediente per distogliere l’attenzione da qualcosa di ben più importante.

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Il “canarino climatico”

Vignetta intitolata “climate coal mine”. Ci sono due minatori al lavoro alle cui spalle c’è una gabbietta con etichetta Australia e il trespolo in fiamme. Uno dei minatori chiede all’altro: “By the way, how’s the canary doing?”
Vignetta: Tom Toles 

Tra le parole inglesi legate all’emergenza climatica c’è climate canary. È una metafora preoccupante: un segnale d’allarme che si sta prospettando una catastrofe ambientale rappresentato dalle cattive condizioni di salute e/o la diminuzione o la scomparsa di specie od organismi viventi. Esempio d’uso: Australia is now the global climate canary for the first world.

Climate canary non è però un neologismo recentissimo: è stato coniato all’inizio del secolo ma la sua frequenza d’uso è aumentata ultimamente, associata alle manifestazioni sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Canary in a coal mine

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Mascelle a terra? Meglio di no!

“L’audio rubato dei leader che parlano male di Trump: “Lo staff con le mascelle a terra”; “Vertice NATO, i leader sembrano scherzare su Trump: “Ha parlato 40 minuti, i suoi con le mascelle a terra”; “Al suo staff sono cadute le mascelle a terra”

Qui sopra alcune traduzioni poco ragionate di un frammento di conversazione carpito al capo di governo canadese durante un vertice NATO. Per una nota agenzie di stampa e vari media italiani, Trudeau avrebbe detto che, di fronte alle ennesime esternazioni di Trump, lo staff del presidente americano si era ritrovato con le mascelle a terra.

È una traduzione letterale per nulla idiomatica di I just watched his team’s jaws drop to the floor che non consente di capire esattamente che tipo di reazione c’è stata. In inglese one’s jaw drops è un’espressione metaforica che descrive qualcosa che fa rimanere a bocca aperta per uno stupore o uno shock difficili da dissimulare, ed è su questo che avrebbero dovuto riflettere gli improvvisati traduttori.

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Tacchini risparmiati (ma non “perdonati”)

Vignetta in cui Trump alla Casa Bianca si rivolge a un tacchino e gli dice “I would like you to do me a favor, though”
Vignetta: Steve Breen (il riferimento è al famigerato “quid pro quo)

Grazie a film e romanzi americani è risaputo che negli Stati Uniti il quarto giovedì di novembre è il giorno del ringraziamento (Thanksgiving). Per gli americani è una festa importantissima, caratterizzata da piatti e simboli tipici, pranzo con i parenti e anche consuetudini correlate di vario tipo, dal Black Friday al “turkey pardon” presidenziale.

Pardon ≠ perdono

Un paio di giorni prima di Thanksgiving nel giardino della Casa Bianca si svolge il rituale faceto del turkey pardon, durante il quale il presidente degli Stati Uniti “concede la grazia” a un tacchino salvandolo dalla condanna a finire a tavola arrosto.

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Una mela al giorno…

illustrazione Una mela al giorno toglie il medico di torno

La frase una mela al giorno toglie il medico di torno ci appare come un proverbio della cultura contadina, in uso da tempo, e invece è un modo di dire recente nato altrove: è la versione italiana della frase inglese an apple a day keeps the doctor away.

Origine del modo di dire

Le prime attestazioni si trovano in Galles alla fine del XVIII secolo ma in un’altra forma, eat an apple on going to bed, and you’ll keep the doctor from earning his bread (mangiare una mela quando si va a dormire impedisce al medico di guadagnarsi da vivere – ai tempi evidentemente non si sapeva cosa fosse il reflusso!).

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Autunno, stagione di foglie e di orologi

Da The Guardian, uno dei principali quotidiani britannici, il titolo e il sottotitolo di un articolo con suggerimenti per brevi vacanze autunnali nella natura:

Autumn leave: 20 great places to stay in the UK’s forests. Where better than deep in the woods to enjoy beautiful autumn colours? We pick forest boltholes, from log cabins and cosy cottages to tree tents

Se si chiedesse alle redazioni dei media italiani di tradurre autumn colours, sceglierebbero colori autunnali, come nell’inglese britannico, o invece opterebbero per l’americanismo foliage?

Foliage

Me lo chiedo perché da qualche anno si ha l’impressione che per descrivere la natura che si trasforma sia irrinunciabile la parola inglese per “fogliame”, foliage appunto, alla quale è stata attribuita un’accezione diversa dall’inglese e di cui spesso viene sbagliata la pronuncia, francesizzandola.

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Collezioni di farfalle ai tempi di Netflix

ambientazione fine XIX secolo, uomo chiede a donna Would you like to come up and see my etchings? e prospetta sesso

In un vecchio post, acqueforti, farfalle, stampe giapponesi e francobolli, avevo osservato che il famigerato invito a vedere una collezione di farfalle aveva un equivalente nelle principali lingue europee: stesso intento ma diverso tipo di ipotetici oggetti da mostrare, ad es. in inglese Would you like to come up and see my etchings?

La frase risale alla fine del XIX secolo e non si usava più, se non scherzosamente, sostituita dall’invito a casa propria per un caffè o simile, ad es. Do you want to come up for some coffee? Da qualche anno esiste anche una versione aggiornata che fa riferimento alle nuove tecnologie: Wanna come over to Netflix and chill?

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“No quid pro quo!”

No quid pro quo
vignetta: R.J. Matson via Twitter

Le ricadute della telefonata tra Donald Trump e il presidente ucraino Zelensky continuano ad offrire spunti lessicali.

Da quando il partito democratico ha annunciato un’indagine che potrebbe portare al suo impeachment, Trump ha pubblicato vari tweet in cui è ricorrente il latinismo quid pro quo, l’ultimo ieri. Esempio del 24 settembre 2019 che ha ricevuto grande attenzione anche al di fuori degli Stati Uniti:

tweet di Trump:  You will see it was a very friendly and totally appropriate call. No pressure and, unlike Joe Biden and his son, NO quid pro quo! This is nothing more than a continuation of the Greatest and most Destructive Witch Hunt of all time!

Vari media italiani hanno riconosciuto il falso amico e fornito una spiegazione; altri invece hanno prodotto una traduzione errata che travisa il significato del tweet. Esempio:

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Perché deadline?

deadlines everywhere

Conte - deadline

Domanda retorica: perché il capo del governo italiano preferisce l’anglicismo deadline alle parole italiane scadenza o termine ultimo? Un tentativo di sfoggiare familiarità con l’aziendalese e la sua manifestazione più palese, l’itanglese?

Origini raccapriccianti

Chissà se Giuseppe Conte conosce l’origine della parola deadline. Durante la guerra civile americana era una “linea della morte” che veniva disegnata sul terreno o eretta attorno ai campi di prigionia. Indicava il limite non oltrepassabile, oltre al quale era consentito sparare ai potenziali fuggitivi, uccidendoli.

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Escrementi animali metaforici, in inglese

Offeso dalla conferma che la Groenlandia non è in vendita, Donald Trump ha annullato la visita ufficiale in Danimarca e su questo e altri temi ha fatto una serie di dichiarazioni ancora più incongruenti e sconcertanti del solito, poi molto commentati e ridicolizzati.

Daily Trump Temperament Advisory System: 1 Narcissistic 2 Delusional 3 Unhinged 4 Psychotic 5 Bat shit crazy (full-on Twitter rage mode)

Sui social, nelle considerazioni sulla salute mentale del presidente è stata molto usata la locuzione batshit crazy, pazzo furioso, che ho già descritto in Il pipistrello omicida (anche no).

In inglese, specialmente nella varietà americana, ci sono altre espressioni idiomatiche volgari o comunque molto colloquiali che fanno riferimento ad escrementi di animali. Seguono tutte il modello <animal> shit e possono essere scritte sia come due parole che univerbate.

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Modalità Techetechete’: repliche e reduplicazione

Un tweet che mi ha incuriosita:

tweet di Massimo Persotti “Modalità Techetechetè” via @lucianocapone @ilfoglio_it è una curiosa espressione, chissà se esportabile anche altrove: qui, si parla di RAI che d'estate riesuma “materiale di archivio e telefilm” a scapito di qualità e attualità

Attira l’attenzione l’espressione modalità Techetechetè, usata per descrivere una programmazione televisiva estiva fatta soprattutto di repliche e altro materiale già visto.

Non guardo quasi mai la televisione ma ho capito subito anch’io il riferimento all’omonima trasmissione: merito di un formato originale e di un nome insolito che rimane impresso e che dà anche lo spunto per alcune osservazioni linguistiche.

Reduplicazione espressiva

Il nome Techetechete’ fa riferimento alle Teche (archivio) della Rai ed è un esempio di reduplicazione espressiva, un meccanismo linguistico comune a molte lingue che consiste nella ripetizione di un’unità lessicale.

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