Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “espressioni idiomatiche”

“la coda che scodinzola il cane”

Vignetta americana uscita dopo l’uccisione del generale iraniano Suleimani ordinata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump:

vignetta con Trump che scuote per la coda un cane con scritta WAR e intanto chiede What impeachment?

Vignetta: Scott Stantis 

C’è un riferimento esplicito a un modo di dire che mi piace molto, the tail is wagging the dog, letteralmente “la coda sta scodinzolando il cane”. Ha origine nel XIX secolo e si dice quando un dettaglio non rilevante o secondario acquisisce importanza spropositata, al punto di diventare l’aspetto dominante.

Ne è derivata l’espressione wag the dog, usata in politica per indicare che qualcuno sta usando un espediente per distogliere l’attenzione da qualcosa di ben più importante.

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Il “canarino climatico”

Vignetta intitolata “climate coal mine”. Ci sono due minatori al lavoro alle cui spalle c’è una gabbietta con etichetta Australia e il trespolo in fiamme. Uno dei minatori chiede all’altro: “By the way, how’s the canary doing?”
Vignetta: Tom Toles 

Tra le parole inglesi legate all’emergenza climatica c’è climate canary. È una metafora preoccupante: un segnale d’allarme che si sta prospettando una catastrofe ambientale rappresentato dalle cattive condizioni di salute e/o la diminuzione o la scomparsa di specie od organismi viventi. Esempio d’uso: Australia is now the global climate canary for the first world.

Climate canary non è però un neologismo recentissimo: è stato coniato all’inizio del secolo ma la sua frequenza d’uso è aumentata ultimamente, associata alle manifestazioni sempre più evidenti del cambiamento climatico.

Canary in a coal mine

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Mascelle a terra? Meglio di no!

“L’audio rubato dei leader che parlano male di Trump: “Lo staff con le mascelle a terra”; “Vertice NATO, i leader sembrano scherzare su Trump: “Ha parlato 40 minuti, i suoi con le mascelle a terra”; “Al suo staff sono cadute le mascelle a terra”

Qui sopra alcune traduzioni poco ragionate di un frammento di conversazione carpito al capo di governo canadese durante un vertice NATO. Per una nota agenzie di stampa e vari media italiani, Trudeau avrebbe detto che, di fronte alle ennesime esternazioni di Trump, lo staff del presidente americano si era ritrovato con le mascelle a terra.

È una traduzione letterale per nulla idiomatica di I just watched his team’s jaws drop to the floor che non consente di capire esattamente che tipo di reazione c’è stata. In inglese one’s jaw drops è un’espressione metaforica che descrive qualcosa che fa rimanere a bocca aperta per uno stupore o uno shock difficili da dissimulare, ed è su questo che avrebbero dovuto riflettere gli improvvisati traduttori.

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Tacchini risparmiati (ma non “perdonati”)

Vignetta in cui Trump alla Casa Bianca si rivolge a un tacchino e gli dice “I would like you to do me a favor, though”
Vignetta: Steve Breen (il riferimento è al famigerato “quid pro quo)

Grazie a film e romanzi americani è risaputo che negli Stati Uniti il quarto giovedì di novembre è il giorno del ringraziamento (Thanksgiving). Per gli americani è una festa importantissima, caratterizzata da piatti e simboli tipici, pranzo con i parenti e anche consuetudini correlate di vario tipo, dal Black Friday al “turkey pardon” presidenziale.

Pardon ≠ perdono

Un paio di giorni prima di Thanksgiving nel giardino della Casa Bianca si svolge il rituale faceto del turkey pardon, durante il quale il presidente degli Stati Uniti “concede la grazia” a un tacchino salvandolo dalla condanna a finire a tavola arrosto.

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Una mela al giorno…

illustrazione Una mela al giorno toglie il medico di torno

La frase una mela al giorno toglie il medico di torno ci appare come un proverbio della cultura contadina, in uso da tempo, e invece è un modo di dire recente nato altrove: è la versione italiana della frase inglese an apple a day keeps the doctor away.

Origine del modo di dire

Le prime attestazioni si trovano in Galles alla fine del XVIII secolo ma in un’altra forma, eat an apple on going to bed, and you’ll keep the doctor from earning his bread (mangiare una mela quando si va a dormire impedisce al medico di guadagnarsi da vivere – ai tempi evidentemente non si sapeva cosa fosse il reflusso!).

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Autunno, stagione di foglie e di orologi

Da The Guardian, uno dei principali quotidiani britannici, il titolo e il sottotitolo di un articolo con suggerimenti per brevi vacanze autunnali nella natura:

Autumn leave: 20 great places to stay in the UK’s forests. Where better than deep in the woods to enjoy beautiful autumn colours? We pick forest boltholes, from log cabins and cosy cottages to tree tents

Se si chiedesse alle redazioni dei media italiani di tradurre autumn colours, sceglierebbero colori autunnali, come nell’inglese britannico, o invece opterebbero per l’americanismo foliage?

Foliage

Me lo chiedo perché da qualche anno si ha l’impressione che per descrivere la natura che si trasforma sia irrinunciabile la parola inglese per “fogliame”, foliage appunto, alla quale è stata attribuita un’accezione diversa dall’inglese e di cui spesso viene sbagliata la pronuncia, francesizzandola.

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Collezioni di farfalle ai tempi di Netflix

ambientazione fine XIX secolo, uomo chiede a donna Would you like to come up and see my etchings? e prospetta sesso

In un vecchio post, acqueforti, farfalle, stampe giapponesi e francobolli, avevo osservato che il famigerato invito a vedere una collezione di farfalle aveva un equivalente nelle principali lingue europee: stesso intento ma diverso tipo di ipotetici oggetti da mostrare, ad es. in inglese Would you like to come up and see my etchings?

La frase risale alla fine del XIX secolo e non si usava più, se non scherzosamente, sostituita dall’invito a casa propria per un caffè o simile, ad es. Do you want to come up for some coffee? Da qualche anno esiste anche una versione aggiornata che fa riferimento alle nuove tecnologie: Wanna come over to Netflix and chill?

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“No quid pro quo!”

No quid pro quo
vignetta: R.J. Matson via Twitter

Le ricadute della telefonata tra Donald Trump e il presidente ucraino Zelensky continuano ad offrire spunti lessicali.

Da quando il partito democratico ha annunciato un’indagine che potrebbe portare al suo impeachment, Trump ha pubblicato vari tweet in cui è ricorrente il latinismo quid pro quo, l’ultimo ieri. Esempio del 24 settembre 2019 che ha ricevuto grande attenzione anche al di fuori degli Stati Uniti:

tweet di Trump:  You will see it was a very friendly and totally appropriate call. No pressure and, unlike Joe Biden and his son, NO quid pro quo! This is nothing more than a continuation of the Greatest and most Destructive Witch Hunt of all time!

Vari media italiani hanno riconosciuto il falso amico e fornito una spiegazione; altri invece hanno prodotto una traduzione errata che travisa il significato del tweet. Esempio:

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Perché deadline?

deadlines everywhere

Conte - deadline

Domanda retorica: perché il capo del governo italiano preferisce l’anglicismo deadline alle parole italiane scadenza o termine ultimo? Un tentativo di sfoggiare familiarità con l’aziendalese e la sua manifestazione più palese, l’itanglese?

Origini raccapriccianti

Chissà se Giuseppe Conte conosce l’origine della parola deadline. Durante la guerra civile americana era una “linea della morte” che veniva disegnata sul terreno o eretta attorno ai campi di prigionia. Indicava il limite non oltrepassabile, oltre al quale era consentito sparare ai potenziali fuggitivi, uccidendoli.

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Escrementi animali metaforici, in inglese

Offeso dalla conferma che la Groenlandia non è in vendita, Donald Trump ha annullato la visita ufficiale in Danimarca e su questo e altri temi ha fatto una serie di dichiarazioni ancora più incongruenti e sconcertanti del solito, poi molto commentati e ridicolizzati.

Daily Trump Temperament Advisory System: 1 Narcissistic 2 Delusional 3 Unhinged 4 Psychotic 5 Bat shit crazy (full-on Twitter rage mode)

Sui social, nelle considerazioni sulla salute mentale del presidente è stata molto usata la locuzione batshit crazy, pazzo furioso, che ho già descritto in Il pipistrello omicida (anche no).

In inglese, specialmente nella varietà americana, ci sono altre espressioni idiomatiche volgari o comunque molto colloquiali che fanno riferimento ad escrementi di animali. Seguono tutte il modello <animal> shit e possono essere scritte sia come due parole che univerbate.

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Modalità Techetechete’: repliche e reduplicazione

Un tweet che mi ha incuriosita:

tweet di Massimo Persotti “Modalità Techetechetè” via @lucianocapone @ilfoglio_it è una curiosa espressione, chissà se esportabile anche altrove: qui, si parla di RAI che d'estate riesuma “materiale di archivio e telefilm” a scapito di qualità e attualità

Attira l’attenzione l’espressione modalità Techetechetè, usata per descrivere una programmazione televisiva estiva fatta soprattutto di repliche e altro materiale già visto.

Non guardo quasi mai la televisione ma ho capito subito anch’io il riferimento all’omonima trasmissione: merito di un formato originale e di un nome insolito che rimane impresso e che dà anche lo spunto per alcune osservazioni linguistiche.

Reduplicazione espressiva

Il nome Techetechete’ fa riferimento alle Teche (archivio) della Rai ed è un esempio di reduplicazione espressiva, un meccanismo linguistico comune a molte lingue che consiste nella ripetizione di un’unità lessicale.

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Downing Street e altra metonimia topografica

Dal Regno Unito, una vignetta sul nuovo primo ministro Alexander Boris de Pfeffel Johnson:

vignetta della testa di Boris Johnson davanti alla porta nera di Downing Street, ma il numero è 101!
Vignetta: Christian Adams

È inquietante il riferimento all’orwelliana Room 101, la stanza dove c’è “la cosa peggiore del mondo”, che nell’inglese britannico è anche una metafora per un luogo dove succedono cose molto sgradevoli.

10 Downing Street…

Non occorre invece spiegare che la porta nera è la famosa black door di Number 10 Downing Street, un internazionalismo usato in molte lingue: indica sia la residenza ufficiale del Primo Ministro che, per metonimia, il governo britannico. 

…e 11 Downing Street

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50 anni di parole sulla Luna, in inglese

One small step…

“That’s one small step for man, one giant leap for mankind”

Un piccolo passo per un uomo,
un grande balzo per l’umanità

Tutti riconosciamo la traduzione e il senso delle parole pronunciate da Neil Armstrong il 20 luglio 1969 sulla Luna, una delle frasi più note della seconda metà del XX secolo eppure tuttora controversa nella formulazione.

Negli Stati Uniti non si è mai smesso di discutere se la citazione debba includere o meno l’articolo indeterminativo a davanti alla parola man, un aspetto grammaticale rilevante: un’unica parola di un unico fonema, /ə/, può infatti cambiare il significato da “per un singolo uomo” (a man, l’astronauta Armstrong) a “per l’uomo” (man, il genere umano).

A quanto pare Armstrong intendeva proprio dire a man ma in realtà non ha pronunciato l’articolo, come sottolinea anche lo Smithsonian National Air and Space Museum in “One Small Step for Man” or “a Man”?  

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Il pipistrello omicida (anche no)

Errore di traduzione in una notizia su uno studio, in inglese, che ha analizzato le potenziali cause di una morte violenta avvenuta nella preistoria (e relativa arma del delitto):

tweet di Paolo Attivissimo: Complimenti ad @Agenzia_Ansa, che fa scrivere articoli a gente che pensa che un pipistrello possa essere un’arma. E non si chiede se abbia un senso quello che scrive. Perché “bat” in inglese non ha altri significati, vero? :-)

Nel testo originale, State of the art forensic techniques reveal evidence of interpersonal violence ca. 30,000 years ago, sono descritte simulazioni fatte con baseball bat e ci sono frasi come this is a textbook pattern of an injury induced by a blow with a round, bat-like object, quindi l’errore di traduzione è incomprensibile (forse chi ha tradotto ha immaginato un pipistrello gigante, completamente surgelato, usato come corpo contundente!!).

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Non è una primula rossa!

Anagallis arvensis

La pianta nella foto è l’anagallide (Anagallis arvensis), un’erba infestante molto comune nei prati e nei luoghi incolti. In alcune zone è nota anche come mordigallina, probabilmente per l’effetto tossico della pianta se mangiata da galline e altri volatili.

I fiori, di colore vermiglio tendente all’arancione, sono molto piccoli, di diametro inferiore al centimetro e piuttosto insignificanti, eppure hanno lasciato il segno nella cultura popolare di più lingue – anche l’italiano, ma indirettamente.

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