Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “eponimi”

Dirac, fermio e altri termini da Nobel

Potete ascoltare l’origine del dirac, goliardica unità di misura della loquacità, nella puntata di Radio3 Scienza dedicata al premio Nobel per la fisica 2015. Il dirac prende il nome da Paul Dirac, vincitore nel 1993 e famigerato per la sua estrema riluttanza a parlare.

Molti termini scientifici sono eponimi, sia nella forma x di <scienziato> (morbo di Alzheimer, gabbia di Faraday ecc.) che come formazioni derivate dal nome proprio. Tra queste ce ne sono diverse che onorano vincitori del premio Nobel.

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La coperta di Linus

Linus con la sua copertinaOxford Dictionaries ricostruisce la storia dell’espressione inglese security blanket, che dagli anni ‘50 del secolo scorso descrive la copertina o altro panno da cui alcuni bambini non riescono a separarsi e quindi, per estensione, qualsiasi cosa che dà sicurezza, anche in senso astratto.

È un concetto popolarizzato dai Peanuts di Charles Schulz, che però aveva smentito di essere lui stesso l’autore dell’espressione, probabilmente già in uso quando erano uscite strisce come questa del 1954 o forse coniata dai lettori:

striscia dei Peanuts security blanket via Peanuts Wiki 

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Ebola: interferenze dell’inglese

Le interferenze dell’inglese nell’italiano non riguardano solo il lessico, con prestiti, calchi e falsi amici, ma a volte anche la sintassi.

L’italiano comune richiede l’articolo determinativo davanti ai nomi di morbi e patologie usati in funzione di soggetto o complemento oggetto, anche nel caso di acronimi e di eponimi in forma abbreviata: si dice l’otite, la salmonella, la dengue, l’AIDS, la SLA, la SARS, il Parkinson, l’Alzheimer ecc.

In inglese invece non si usa nessun articolo: cure for / have / get / catch / cause tonsillitis, AIDS, ALS, Alzheimer’s ecc.

titolo Come si prende ebolaNelle notizie tradotte in italiano sul virus (di) Ebola e relativa infezione, per metonimia nota come ebola, si notano molte occorrenze senza articolo, una palese interferenza dell’inglese.

Provate a sostituire ebola con il nome di altre patologie in questi esempi dai media e vedrete che non funzionano: la paura di ebola si diffonde; il cameraman ha contratto ebola in Liberia; l’uomo aveva ebola in fase acuta; il primo paziente americano guarito da ebola.


Aggiornamento novembre 2014 – Nel sito del Ministero della Salute le denominazioni usate sono virus Ebola e malattia da virus Ebola, abbreviata in EVD o MEV (Ebola Virus Disease o Malattia da Ebola Virus); nei comunicati e nei bollettini medici dell’Istituto Spallanzani di Roma, che ha in cura un paziente italiano, si nota l’uso dell’articolo quando la parola ebola viene usata individualmente (senza specificare virus o malattia). Nei commenti qui sotto altri dettagli e riferimenti, ad es. una possibile personificazione del virus.
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Vedi anche: Terminologia medica inglese e italiana (altre differenze d’uso) e La narrativa di Obama non è in libreria: interferenze dell’inglese nella comunicazione.

Cicerone per gli americani

Anche in inglese la parola cicerone significa “guida” ma è da tempo obsoleta.

logo Cicerone™Leggo in Fritinancy che negli Stati Uniti è stata recentemente riesumata per denominare un sommelier della birra. Il nome Cicerone è stato registrato come marchio per due certificazioni:

«The word Cicerone (pronounced sis-uh-rohn) has been chosen to designate those with proven expertise in selecting, acquiring and serving today’s wide range of beers. The titles “Certified Cicerone®” and “Master Cicerone®” are protected certification trademarks. Only those who have passed the requisite test of knowledge and tasting skill can call themselves a Cicerone.» 

Forse d’ora in avanti i turisti italiani negli Stati Uniti dovranno fare attenzione a non apostrofare come cicerone un eventuale compagno di viaggio saccente, magari proprio davanti a un bicchiere di birra?!
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Vedi anche: la capacità distintiva del marchi registrati negli Stati Uniti.

Terminologia medica inglese e italiana

Questa canzoncina ironizza sull’incomprensibilità della terminologia medica inglese e identifica tre problemi che la rendono particolarmente ostica: parole latine (però termini come steatorrhea sono di origine greca), eponimi e acronimi.

Mi è tornata in mente ieri quando ho aggiunto il commento che gli italiani, in generale, conoscono più terminologia medica degli inglesi.

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“a penny for the guy”

Oggi in Gran Bretagna è Bonfire Night, o Guy Fawkes’ Night, in ricordo del 5 novembre 1605, giorno in cui fu bloccato il tentativo del cospiratore Guy Fawkes di far saltare in aria il parlamento inglese (evento noto come Gunpowder Plot, Congiura delle polveri). Di sera si fanno fuochi d’artificio e falò in cui viene bruciato un pupazzo che simboleggia Guy Fawkes (in alternativa, anche altri personaggi poco amati).

penny for the guy - foto di paddy pattersonAnni fa ho vissuto a Salford, allora una zona alquanto depressa di Greater Manchester, e un ricordo particolare che ho dei giorni precedenti al 5 novembre è il numero di bambini che si sistemavano sui marciapiedi con un pupazzo che si erano fabbricati loro, per poter chiedere qualche soldo ai passanti.

Lo facevano con la cantilena “a penny for the guy, pronunciata con un’intonazione particolare che enfatizzava e allungava parecchio la vocale /a/ di guy.

Chissà se i bambini di oggi lo fanno ancora o, come ho letto da qualche parte, è una tradizione che sta inesorabilmente scomparendo.

Una nota etimologica: la parola del lessico comune guy è un eponimo che deriva proprio da Guy Fawkes. Inizialmente Guy era solo un nome maschile (“Guido”), poi dal pupazzo dei falò ha preso il significato di personaggio dall’aspetto grottesco, quindi è stata usato per descrivere uomini vestiti in modo insolito, finché nel XIX secolo ha assunto il significato generico di uomo dell’inglese moderno. Ora guys al plurale, soprattutto nel discorso diretto informale, indica anche persone di qualsiasi sesso (ad es. in you guys).

Negli Stati Uniti invece Guido è il nomignolo che identifica i tamarri italoamericani.

Un’altra curiosità legata a Guy Fawkes è la maschera con il suo ritratto, diventata famosa grazie al film V per Vendetta e ultimamente un simbolo di varie manifestazioni di protesta.

foto maschere

Il film ha anche contribuito a rendere famosi al di fuori del Regno Unito alcuni versi popolari che è tradizione recitare attorno ai falò:

Remember, remember the fifth of November,
Gunpowder treason and plot.
We see no reason 
[oppure I know of no reason ecc.]
Why gunpowder treason
Should ever be forgot!
[]


Per altri festeggiamenti autunnali del mondo anglosassone, vedi anche: Halloween e Thanksgiving e tacchini giramondo.

Etimologia di stent e doppi eponimi

In questi giorni mi sono sentita chiedere più volte cosa vuol dire stent in inglese. Conoscevo solo l’accezione medica di “espansore vascolare” e non sapevo se la parola avesse altri significati, forse obsoleti.

Ho accertato che il termine stent non è nato per terminologizzazione di una parola già esistente. Si tratta invece di uno dei tanti eponimi in uso nella terminologia medica: prende il nome dal dentista inglese Charles Stent, ideatore di un composto per impronte dentali usato in seguito per procedure ricostruttive di chirurgia plastica da un medico olandese, il primo a usare stent come termine. Solo più recentemente il nome è passato a descrivere vari tipi di dispositivi per mantenere la pervietà di componenti anatomiche tubolari, accezione con cui è entrato anche nel lessico comune.

stent

A proposito di eponimi, ho trovato efficace la descrizione doppio eponimo, usata da Maria Teresa Musacchio per singoli termini che derivano dai nomi di due persone, come Higgs boson / bosone di Higgs (dai fisici Bose e Higgs).  


Vedi anche: Terminologia al CERN.

Canzoni, soramimi, buffalaxing e animutation

In inglese ci sono alcune parole davvero curiose per descrivere le interpretazioni “creative” dei versi delle canzoni.

Ho già parlato di mondegreen, il fraintendimento involontario di alcuni versi di canzoni che vengono interpretati con parole foneticamente simili ma con un significato spesso meno plausibile dell’originale.

Un tipo particolare di mondegreen è il soramimi, parola giapponese che descrive i versi di una canzone in lingua straniera percepiti come se fossero cantati nella propria lingua, con risultati spesso assurdi.

C’è poi chi prende video di canzoni in altre lingue e li sottotitola con frasi inglesi vagamente omofone, con significato volutamente strampalato, per creare un effetto comico. Questo fenomeno è noto gergalmente come buffalaxing e prende il nome da Buffalax, pseudonimo di un noto autore di questo genere (uno dei suoi video più famosi è Benny Lava, reinterpretazione “inglese” di una canzone indiana stile Bollywood). In Language Log era stato suggerito di chiamare questo tipo di giochi linguistici Autour-du-mondegreens ma non sembra che il termine abbia avuto molto successo.

Se invece all’interpretazione creativa di una canzone vengono associate immagini in tema con le nuove parole, si parla di animutation, come in questa variazione di O Fortuna da Carmina Burana di Orff:

Attenzione: se premete il tasto YouTube icon vi verranno installati cookie di terze parti, siete avvisati!

L’idea per questo post mi è venuta leggendo Prisencolinensinainciusol – Olrait!, dove ci sono dei video “buffalaxed” della famosa canzone di Celentano. 


A proposito di canzoni e motivetti martellanti, vedi anche Earworm, Ohrwurm e “Strüdel”.

Lava, lapilli, turbinanti nubi di cenere vulcanica…

Ultimamente si parla molto di vulcani, grazie (?!) all’impronunciabile Eyjafjallajökull e, in questi giorni, al 30º anniversario dell’eruzione di Mount St. Helens (Stati Uniti), di cui The Boston Globe pubblica una serie di foto davvero impressionanti.

Guardando le immagini di Mount St. Helens ho pensato subito al verbo billow, che in inglese sembra immancabile quando si descrivono vulcani che sprigionano nubi di cenere, e infatti l’ho trovato nella prima didascalia, in un’altra foto e nei commenti!

Ash billows from the crater where the summit of Mount St. Helens had been only hours earlier during a huge eruption on May 18th, 1980. - The Boston Globe

Billow è un verbo inglese che mi piace molto ma che non ha un equivalente italiano: descrive fumo o vapore che sale in grandi quantità, a ondate, e dà l’idea di una massa che si gonfia e si dilata. I dizionari lo traducono con “fluttuare in grandi volute”, “levarsi a ondate” e simili, e ho visto billowing ash cloud reso con “turbinanti volute di cenere” (qui) e “torreggianti nubi eruttive” (qui), ma rimane comunque difficile riprodurre l’efficacia della singola parola inglese, che etimologicamente è legata anche a bellows, il mantice.

Passando alla terminologia scientifica sui fenomeni vulcanici, si notano altri dettagli interessanti, ad esempio in inglese ci sono parecchi prestiti dall’italiano quali fumarole (singolare!), lava, lapilli e solfatara, eponimi come Plinian eruption (eruzione pliniana) e termini che derivano da toponimi italiani come Strombolian eruption (eruzione stromboliana) e Vulcanian eruption (eruzione vulcaniana).

Sia in inglese che in italiano si trovano inoltre prestiti da varie lingue parlate in luoghi con fenomeni vulcanici, ad esempio caldera e hornito dallo spagnolo, maar dal tedesco, l’eponimo lacrime di Pele (Pele’s tears) e i tipi di lava aa e pahoehoe dall’hawaiano, il termine lahar, di origine indonesiana, e l’islandese jökulhlaup, un’inondazione causata da un vulcano che fa fondere un ghiacciaio (come quella dello scorso aprile in Islanda). 
… …

Le definizioni dei termini, visualizzabili al passaggio del mouse, sono tratte dal sito Stromboli online, dove si possono consultare fotoglossari di termini vulcanologici in italiano, inglese, tedesco e… friulano!

Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009

Realiter - Rete panlatina di terminologia Sono stati pubblicati gli atti della giornata scientifica Realiter 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale.

Strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market è l’intervento di Andrea di Gregorio di cui avevo già parlato in Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?

Per applicazioni pratiche ed esempi di lavoro terminologico, si possono ricavare informazioni molto utili da Un glossario terminologico IT/ES nel Settore Bancario (Franco Bertaccini e Claudia Lecci) e Il Centro regionale di documentazione scientifica della Lombardia (Elisabetta Oliveri e Antonella Folino).

Interessante anche L’attività terminologica e le dinamiche dei cambiamenti sociolinguistici  di Giuseppe G. Castorina, in cui viene sottolineata l’importanza, in un contesto europeo, di ricorrere a terminologia i cui elementi compositivi siano condivisi da un maggior numero possibile di lingue e culture, ovvero di recuperare elementi lessicali che costituiscano un europese per la comunicazione nell’ambito dell’UE, con un registro linguistico universale. L’intervento è ricchissimo di esempi di terminologia tecnico-scientifica, specialmente in campo medico, finanziario e informatico (c’è anche briefcase) e include molti riferimenti all’eponimia. Viene inoltre fatta la proposta di inserire nelle schede terminologiche dati e indicatori che consentano di valutare, tra i termini esistenti, quelli più trasparenti e più comprensibili a livello europeo e internazionale:

Indice di Diffusione Europea (IDE), il numero di lingue dell’UE in cui il termine presenta variazioni minime e non rilevanti ai fini della comprensione.
Indice di Diffusione Internazionale (IDI).
Indice di Trasparenza e Comprensibilità Internazionale (ITCI), valutabile in base alla presenza, tra le componenti dei termini, di confissi, elementi, affissi che appartengono a eurofamiglie lessicali; al numero di occorrenze nella rete e in repertori lessicali quali la Academic Word List; alla diffusione internazionale dei processi di creazione dei termini.

È un approccio sicuramente condivisibile in teoria ma non sempre fattibile in pratica, come dimostrano gli innumerevoli prestiti in campo tecnologico, spesso entrati nella lingua attraverso i cosiddetti early adopter, prima quindi che eventuali terminologi possano intervenire proponendo neologismi più ragionati da un punto di vista linguistico ma che non rispecchiano l’uso effettivo nella lingua.

Castorina, ad esempio, suggerisce accesso di servizio come possibile alternativa per backdoor ma questa soluzione, oltre ad essere fuorviante (backdoor identifica un metodo di accesso alternativo e non autorizzato a un programma o a un sistema di sicurezza), non recepisce che backdoor in inglese è un neologismo semantico (un esempio di terminologizzazione), ovvero viene conferito un nuovo significato a una parola comune (“porta sul retro”, con il significato di “segreto, non dichiarato” quando backdoor è usato in forma aggettivale). Non sempre, però, le metafore su cui sono formati molti neologismi semantici sono riproducibili allo stesso modo in tutte le lingue, neanche se hanno basi lessicali comuni: basti pensare a ribbon, nudge, cookie. Nel caso specifico di backdoor, il prestito ha inoltre il vantaggio di essere breve,  facilmente memorizzabile e soprattutto di essere monosemico e quindi di identificare in modo univoco un concetto specifico, caratteristiche difficilmente associabili a un termine più “internazionale” e trasparente, ma generico, come un eventuale accesso non autorizzato.

Ancora sugli eponimi

Ho notato che in molti arrivano sul blog con ricerche sugli eponimi (eponimo: persona che con il proprio nome designa un movimento, un periodo, una città, un organo o un oggetto, e quindi anche quanto viene così designato).

Per chi è interessato all’argomento, segnalo un articolo della sezione Salute del Corriere della Sera, Dal gomito del tennista alla frattura dell’amante: eponimi per tutti i gusti e nel Portale Treccani un Dizionarietto di eponimia.

Qui nel blog: Eponimi in informatica ed Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento).

Eponimi in informatica

Le mie competenze gastronomiche sono limitate, come il mio contributo al post di Mara sugli eponimi in cucina. Posso però aggiungere qualche esempio di eponimi nel software, dove si trovano sia termini usati anche in altri settori (ad es. calendario giuliano, calendario gregoriano, prodotto cartesiano, tipi di carattere quali Bodoni e Garamond, ecc.) che eponimi che appaiono prevalentemente in ambito informatico.

Qualche esempio con i termini inglesi e i loro equivalenti italiani:

Andrew File System file system Andrew File system distribuito sviluppato alla Carnegie-Mellon University, prende il nome dai fondatori dell’università, Andrew Carnegie e Andrew Mellon
ACIS (Andy, Charles’, Ian’s System) ACIS Motore di modellazione 3D; l’acronimo deriverebbe dalle iniziali dei nomi dei creatori, Alan Grayer, Charles Lang and Ian Braid, seguito da System o Spatial, o coinciderebbe con il nome inglese del personaggio mitologico Aci
Bezier curve curva di Bézier Un tipo di curva usata in computer grafica, dal nome dell’ingegnere francese Pierre Étienne Bézier
Black-Scholes Black-Scholes Un algoritmo che prende il nome da Fischer Black e Myron Scholes
Boolean booleano Relativo a operatori logici, dal matematico inglese George Boole
Bourne shell Bourne shell Shell per UNIX sviluppata da Steve Bourne
BoyceCodd Normal Form forma normale di Boyce-Codd Un livello di normalizzazione (processo di organizzazione dei dati) nei database relazionali, definito da Raymond Boyce ed Edgard Codd
Gantt chart diagramma di Gantt Diagramma per la rappresentazione di attività su un asse temporale, da Henry Gantt
Gaussian Blur sfocatura gaussiana Effetto applicato a un’immagine (vedi sotto), con riferimento a Carl Friedrich Gauss
Kerberos Kerberos Protocollo di autenticazione, dal nome inglese della figura mitologica di Cerbero
Pascal Case/Casing Pascal Case (anche notazione Pascal) ConvenzioneDiScrittura in cui le parole che compongono un elemento sono scritte senza spazi e con l’iniziale maiuscola, dall’uso nel linguaggio Pascal (in onore di Blaise Pascal)
Perlin Noise Perlin Noise (anche Rumore di Perlin) Una tecnica sviluppata da Ken Perlin per aumentare il realismo nella computer grafica
   
immagine originale  immagine con sfocatura gaussiana
Immagine originale Immagine con sfocatura gaussiana

    

Aggiornamento 8 aprile 2009 – Ho notato un po’ di traffico su questa pagina generato da ricerche sulla pronuncia di Scholes: si può sentire qui.

Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)

L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.

salamandraMi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.

Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).

Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:

Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)

Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che in inglese americano tuxedo cat è l’espressione usata per descrivere i gatti bianchi e neri come Gatto Silvestro e ha pensato invece che si trattasse di una razza:

articolo del Corriere