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Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009
Sono stati pubblicati gli atti della giornata scientifica Realiter 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale.
Strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market è l’intervento di Andrea di Gregorio di cui avevo già parlato in Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?
Per applicazioni pratiche ed esempi di lavoro terminologico, si possono ricavare informazioni molto utili da Un glossario terminologico IT/ES nel Settore Bancario (Franco Bertaccini e Claudia Lecci) e Il Centro regionale di documentazione scientifica della Lombardia (Elisabetta Oliveri e Antonella Folino).
Interessante anche L’attività terminologica e le dinamiche dei cambiamenti sociolinguistici di Giuseppe G. Castorina, in cui viene sottolineata l’importanza, in un contesto europeo, di ricorrere a terminologia i cui elementi compositivi siano condivisi da un maggior numero possibile di lingue e culture, ovvero di recuperare elementi lessicali che costituiscano un europese per la comunicazione nell’ambito dell’UE, con un registro linguistico universale. L’intervento è ricchissimo di esempi di terminologia tecnico-scientifica, specialmente in campo medico, finanziario e informatico (c’è anche briefcase) e include molti riferimenti all’eponimia. Viene inoltre fatta la proposta di inserire nelle schede terminologiche dati e indicatori che consentano di valutare, tra i termini esistenti, quelli più trasparenti e più comprensibili a livello europeo e internazionale:
| ▄ | Indice di Diffusione Europea (IDE), il numero di lingue dell’UE in cui il termine presenta variazioni minime e non rilevanti ai fini della comprensione. |
| ▄ | Indice di Diffusione Internazionale (IDI). |
| ▄ | Indice di Trasparenza e Comprensibilità Internazionale (ITCI), valutabile in base alla presenza, tra le componenti dei termini, di confissi, elementi, affissi che appartengono a eurofamiglie lessicali; al numero di occorrenze nella rete e in repertori lessicali quali la Academic Word List; alla diffusione internazionale dei processi di creazione dei termini. |
È un approccio sicuramente condivisibile in teoria ma non sempre fattibile in pratica, come dimostrano gli innumerevoli prestiti in campo tecnologico, spesso entrati nella lingua attraverso i cosiddetti early adopter, prima quindi che eventuali terminologi possano intervenire proponendo neologismi più ragionati da un punto di vista linguistico ma che non rispecchiano l’uso effettivo nella lingua. Castorina, ad esempio, suggerisce accesso di servizio come possibile alternativa per backdoor ma questa soluzione, oltre ad essere fuorviante (backdoor identifica un metodo di accesso alternativo e non autorizzato a un programma o a un sistema di sicurezza) non recepisce che backdoor in inglese è un neologismo semantico, ovvero viene conferito un nuovo significato a una parola comune (“porta sul retro” con il significato di “segreto, non dichiarato” quando usato in forma aggettivale), ma non sempre le metafore su cui sono formati molti neologismi semantici sono riproducibili allo stesso modo in tutte le lingue, neanche se hanno basi lessicali comuni: basti pensare a ribbon, nudge, cookie. Nel caso specifico di backdoor, il prestito ha inoltre il vantaggio di essere breve e facilmente memorizzabile e di identificare in modo univoco un concetto specifico, caratteristiche difficilmente associabili a un termine più “internazionale” e trasparente, ma generico, come un eventuale accesso non autorizzato.
Ancora sugli eponimi
Ho notato che in molti arrivano qui con ricerche sugli eponimi. Per chi è interessato:
- nella sezione Salute del Corriere della Sera, un articolo divertente: Dal gomito del tennista alla frattura dell’amante: eponimi per tutti i gusti;
- nel sito Treccani, un dizionarietto di eponimia;
- da un convegno universitario, Antroponimi inglesi e traduzione, con una sezione sugli eponimi lessicalizzati in inglese e la loro traduzione in italiano.
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Post correlati: Eponimi in informatica ed Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento).
Eponimi in informatica
Le mie competenze gastronomiche sono limitate, come il mio contributo al post di Mara sugli eponimi in cucina. Posso però aggiungere qualche esempio di eponimi nel software, dove si trovano sia termini usati anche in altri settori (ad es. calendario giuliano, calendario gregoriano, prodotto cartesiano, tipi di carattere quali Bodoni e Garamond, ecc.) che eponimi che appaiono prevalentemente in ambito informatico.
Qualche esempio con i termini inglesi e i loro equivalenti italiani:
| Andrew File System | file system Andrew | File system distribuito sviluppato alla Carnegie-Mellon University, prende il nome dai fondatori dell’università, Andrew Carnegie e Andrew Mellon |
| ACIS (Andy, Charles’, Ian’s System) | ACIS | Motore di modellazione 3D; l’acronimo deriverebbe dalle iniziali dei nomi dei creatori, Alan Grayer, Charles Lang and Ian Braid, seguito da System o Spatial, o coinciderebbe con il nome inglese del personaggio mitologico Aci |
| Bezier curve | curva di Bézier | Un tipo di curva usata in computer grafica, dal nome dell’ingegnere francese Pierre Étienne Bézier |
| Black-Scholes | Black-Scholes | Un algoritmo che prende il nome da Fischer Black e Myron Scholes |
| Boolean | booleano | Relativo a operatori logici, dal matematico inglese George Boole |
| Bourne shell | Bourne shell | Shell per UNIX sviluppata da Steve Bourne |
| Boyce-Codd Normal Form | forma normale di Boyce-Codd | Un livello di normalizzazione (processo di organizzazione dei dati) nei database relazionali, definito da Raymond Boyce ed Edgard Codd |
| Gantt chart | diagramma di Gantt | Diagramma per la rappresentazione di attività su un asse temporale, da Henry Gantt |
| Gaussian Blur | sfocatura gaussiana | Effetto applicato a un’immagine (vedi sotto), con riferimento a Carl Friedrich Gauss |
| Kerberos | Kerberos | Protocollo di autenticazione, dal nome inglese della figura mitologica Cerbero |
| Pascal Case/Casing | Pascal Case (anche notazione Pascal) | ConvenzioneDiScrittura in cui le parole che compongono un elemento sono scritte senza spazi e con l’iniziale maiuscola, dall’uso nel linguaggio Pascal (in onore di Blaise Pascal) |
| Perlin Noise | Perlin Noise (anche Rumore di Perlin) | Una tecnica sviluppata da Ken Perlin per aumentare il realismo nella computer grafica |
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| Immagine originale | Immagine con sfocatura gaussiana |
Aggiornamento 8 aprile 2009 – Ho notato un po’ di traffico su questa pagina generato da ricerche sulla pronuncia di Scholes: si può sentire qui.
Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)
L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo (ad es. machiavellico), in altri casi il calco dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.
Mi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.
Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).
Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:
Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)
Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che tuxedo faceva riferimento all’aspetto del gatto e ha pensato si trattasse della razza:


