Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “eponimi”

Lava, lapilli, turbinanti nubi di cenere vulcanica…

Ultimamente si parla molto di vulcani, grazie (?!) all’impronunciabile Eyjafjallajökull e, in questi giorni, al 30º anniversario dell’eruzione di Mount St. Helens (Stati Uniti), di cui The Boston Globe pubblica una serie di foto davvero impressionanti.

Guardando le immagini di Mount St. Helens ho pensato subito al verbo billow, che in inglese sembra immancabile quando si descrivono vulcani che sprigionano nubi di cenere, e infatti l’ho trovato nella prima didascalia, in un’altra foto e nei commenti!

Ash billows from the crater where the summit of Mount St. Helens had been only hours earlier during a huge eruption on May 18th, 1980. - The Boston Globe

Billow è un verbo inglese che mi piace molto ma che non ha un equivalente italiano: descrive fumo o vapore che sale in grandi quantità, a ondate, e dà l’idea di una massa che si gonfia e si dilata. I dizionari lo traducono con “fluttuare in grandi volute”, “levarsi a ondate” e simili, e ho visto billowing ash cloud reso con “turbinanti volute di cenere” (qui) e “torreggianti nubi eruttive” (qui), ma rimane comunque difficile riprodurre l’efficacia della singola parola inglese, che etimologicamente è legata anche a bellows, il mantice.

Passando alla terminologia scientifica sui fenomeni vulcanici, si notano altri dettagli interessanti, ad esempio in inglese ci sono parecchi prestiti dall’italiano quali fumarole (singolare!), lava, lapilli e solfatara, eponimi come Plinian eruption (eruzione pliniana) e termini che derivano da toponimi italiani come Strombolian eruption (eruzione stromboliana) e Vulcanian eruption (eruzione vulcaniana).

Sia in inglese che in italiano si trovano inoltre prestiti da varie lingue parlate in luoghi con fenomeni vulcanici, ad esempio caldera e hornito dallo spagnolo, maar dal tedesco, l’eponimo lacrime di Pele (Pele’s tears) e i tipi di lava aa e pahoehoe dall’hawaiano, il termine lahar, di origine indonesiana, e l’islandese jökulhlaup, un’inondazione causata da un vulcano che fa fondere un ghiacciaio (come quella dello scorso aprile in Islanda). 
… …

Le definizioni dei termini, visualizzabili al passaggio del mouse, sono tratte dal sito Stromboli online, dove si possono consultare fotoglossari di termini vulcanologici in italiano, inglese, tedesco e… friulano!

Terminologia e plurilinguismo – Atti Realiter 2009

Realiter - Rete panlatina di terminologia Sono stati pubblicati gli atti della giornata scientifica Realiter 2009 dedicata a Terminologia e plurilinguismo nell’economia internazionale.

Strategie traduttive e non-traduttive nella comunicazione al pubblico dei prodotti mass-market è l’intervento di Andrea di Gregorio di cui avevo già parlato in Marketing plurilingue: tradurre o non tradurre?

Per applicazioni pratiche ed esempi di lavoro terminologico, si possono ricavare informazioni molto utili da Un glossario terminologico IT/ES nel Settore Bancario (Franco Bertaccini e Claudia Lecci) e Il Centro regionale di documentazione scientifica della Lombardia (Elisabetta Oliveri e Antonella Folino).

Interessante anche L’attività terminologica e le dinamiche dei cambiamenti sociolinguistici  di Giuseppe G. Castorina, in cui viene sottolineata l’importanza, in un contesto europeo, di ricorrere a terminologia i cui elementi compositivi siano condivisi da un maggior numero possibile di lingue e culture, ovvero di recuperare elementi lessicali che costituiscano un europese per la comunicazione nell’ambito dell’UE, con un registro linguistico universale. L’intervento è ricchissimo di esempi di terminologia tecnico-scientifica, specialmente in campo medico, finanziario e informatico (c’è anche briefcase) e include molti riferimenti all’eponimia. Viene inoltre fatta la proposta di inserire nelle schede terminologiche dati e indicatori che consentano di valutare, tra i termini esistenti, quelli più trasparenti e più comprensibili a livello europeo e internazionale:

Indice di Diffusione Europea (IDE), il numero di lingue dell’UE in cui il termine presenta variazioni minime e non rilevanti ai fini della comprensione.
Indice di Diffusione Internazionale (IDI).
Indice di Trasparenza e Comprensibilità Internazionale (ITCI), valutabile in base alla presenza, tra le componenti dei termini, di confissi, elementi, affissi che appartengono a eurofamiglie lessicali; al numero di occorrenze nella rete e in repertori lessicali quali la Academic Word List; alla diffusione internazionale dei processi di creazione dei termini.

È un approccio sicuramente condivisibile in teoria ma non sempre fattibile in pratica, come dimostrano gli innumerevoli prestiti in campo tecnologico, spesso entrati nella lingua attraverso i cosiddetti early adopter, prima quindi che eventuali terminologi possano intervenire proponendo neologismi più ragionati da un punto di vista linguistico ma che non rispecchiano l’uso effettivo nella lingua. Castorina, ad esempio, suggerisce accesso di servizio come possibile alternativa per backdoor ma questa soluzione, oltre ad essere fuorviante (backdoor identifica un metodo di accesso alternativo e non autorizzato a un programma o a un sistema di sicurezza) non recepisce che backdoor in inglese è un neologismo semantico, ovvero viene conferito un nuovo significato a una parola comune (“porta sul retro” con il significato di “segreto, non dichiarato” quando usato in forma aggettivale), ma non sempre le metafore su cui sono formati molti neologismi semantici sono riproducibili allo stesso modo in tutte le lingue, neanche se hanno basi lessicali comuni: basti pensare a ribbon, nudge, cookie. Nel caso specifico di backdoor, il prestito ha inoltre il vantaggio di essere breve e facilmente memorizzabile e di identificare in modo univoco un concetto specifico, caratteristiche difficilmente associabili a un termine più “internazionale” e trasparente, ma generico, come un eventuale accesso non autorizzato.

Ancora sugli eponimi

Ho notato che in molti arrivano qui con ricerche sugli eponimi. Per chi è interessato:


Post correlati: Eponimi in informatica ed Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento).

Eponimi in informatica

Le mie competenze gastronomiche sono limitate, come il mio contributo al post di Mara sugli eponimi in cucina. Posso però aggiungere qualche esempio di eponimi nel software, dove si trovano sia termini usati anche in altri settori (ad es. calendario giuliano, calendario gregoriano, prodotto cartesiano, tipi di carattere quali Bodoni e Garamond, ecc.) che eponimi che appaiono prevalentemente in ambito informatico.

Qualche esempio con i termini inglesi e i loro equivalenti italiani:

Andrew File System file system Andrew File system distribuito sviluppato alla Carnegie-Mellon University, prende il nome dai fondatori dell’università, Andrew Carnegie e Andrew Mellon
ACIS (Andy, Charles’, Ian’s System) ACIS Motore di modellazione 3D; l’acronimo deriverebbe dalle iniziali dei nomi dei creatori, Alan Grayer, Charles Lang and Ian Braid, seguito da System o Spatial, o coinciderebbe con il nome inglese del personaggio mitologico Aci
Bezier curve curva di Bézier Un tipo di curva usata in computer grafica, dal nome dell’ingegnere francese Pierre Étienne Bézier
Black-Scholes Black-Scholes Un algoritmo che prende il nome da Fischer Black e Myron Scholes
Boolean booleano Relativo a operatori logici, dal matematico inglese George Boole
Bourne shell Bourne shell Shell per UNIX sviluppata da Steve Bourne
Boyce-Codd Normal Form forma normale di Boyce-Codd Un livello di normalizzazione (processo di organizzazione dei dati) nei database relazionali, definito da Raymond Boyce ed Edgard Codd
Gantt chart diagramma di Gantt Diagramma per la rappresentazione di attività su un asse temporale, da Henry Gantt
Gaussian Blur sfocatura gaussiana Effetto applicato a un’immagine (vedi sotto), con riferimento a Carl Friedrich Gauss
Kerberos Kerberos Protocollo di autenticazione, dal nome inglese della figura mitologica Cerbero
Pascal Case/Casing Pascal Case (anche notazione Pascal) ConvenzioneDiScrittura in cui le parole che compongono un elemento sono scritte senza spazi e con l’iniziale maiuscola, dall’uso nel linguaggio Pascal (in onore di Blaise Pascal)
Perlin Noise Perlin Noise (anche Rumore di Perlin) Una tecnica sviluppata da Ken Perlin per aumentare il realismo nella computer grafica
   
immagine originale  immagine con sfocatura gaussiana
Immagine originale Immagine con sfocatura gaussiana

    

Aggiornamento 8 aprile 2009 – Ho notato un po’ di traffico su questa pagina generato da ricerche sulla pronuncia di Scholes: si può sentire qui.

Eponimi inglesi (e capi di abbigliamento)

L’articolo 30 words inspired by 29 people and an elephant elenca parole inglesi che derivano da nomi propri. In alcuni casi esiste un equivalente italiano, subito riconoscibile come eponimo (ad es. machiavellico), in altri casi il calco dall’inglese e la relativa etimologia sono meno ovvi, ad es. linciare.

salamandraMi ha sempre incuriosita il termine inglese gerrymandering, la pratica di disegnare i collegi elettorali in modo che siano favorevoli a un certo candidato. È una parola macedonia nata dalla sintesi di Gerry (il nome del candidato) e salamander, dalla forma tortuosa che aveva assunto il collegio elettorale.

Altro dettaglio: in inglese parecchi riferimenti all’abbigliamento derivano da nomi propri di persona o luogo. Oltre a cardigan, leotard, wellingtons, raglan sleeve, citati nell’articolo, mi vengono in mente anche balaclava, bermuda, panama (hat), plimsoll, spencer, teddy, stetson e trilby (e sicuramente ce ne sono molti altri).

Invece il giaccone che in italiano si chiama montgomery, dal nome del generale, in inglese è duffel coat. Altro falso amico è smoking, in inglese tuxedo (dal Tuxedo Park country club), il che mi fa pensare a un errore che ho visto recentemente sul Corriere quando è stata riportata la notizia che era morto Socks, l’ex gatto dei Clinton. Un riferimento in inglese:

Socks was what feline-lovers call a tuxedo cat – mostly black with white down the front and belly and on his feet, suggesting a fashionable dandy in a black satin evening jacket with a snowy shirt peeping out. (Huffington Post)

Il giornalista Elmar Burchia in Morto Socks, il gatto dei Clinton non ha capito che tuxedo faceva riferimento all’aspetto del gatto e ha pensato si trattasse della razza:

articolo del Corriere