Terminologia etc.

Terminologia, localizzazione, traduzione e altre considerazioni linguistiche

Post con tag “emoji”

Descrizioni delle emoji in Twitter

Alberto di Natale – emoji in TwitterChi usa l’interfaccia web di Twitter saprà che se si posiziona il puntatore su un’emoji viene visualizzata la sua descrizione (tooltip).

Nella versione italiana, tradotta dall’inglese, si notano inaccuratezze dovute alla localizzazione non professionale fatta in crowdsourcing: refusi, traduzioni che non tengono conto dell’aspetto delle emoji o del significato che viene loro attribuito in Italia, varie incongruenze.

Ad esempio, in queste descrizioni sono evidenti i falsi amici blue, confetti e diamond shape:

falsi amici descrizioni emoji

Queste descrizioni non sono molto visibili ma ho pensato di parlarne perché ci sono spunti spero utili per chi non ha molta familiarità con la localizzazione. 

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Emoji nuova lingua?

Come prevedibile, la scelta di un’emoji come parola dell’anno di Oxford Dictionaries ha suscitato anche parecchie reazioni negative (non è una parola, è la conferma del degrado della lingua…) che mi hanno fatto pensare a questa striscia di Zits:

[striscia Zits]

Siamo davvero spacciati? Non credo. 😉

Mi hanno anche ricordato che ora è disponibile la registrazione dell’intervista che mi aveva fatto Massimo Persotti di Il Salvalingua lo scorso giugno per Roma Ore 10, programma di Francesco Vergovich di Tele Radio Più.

Dopo una breve introduzione in cui avevo spiegato cosa fa un terminologo, avevamo discusso le differenze tra emoticon ed emoji e perché le emoji non possono essere considerate una nuova lingua. Avevo anche sottolineato la differenza tra lingua e linguaggio e fatto riferimento a Blissymbolics, un sistema di scrittura ideografico del secolo scorso che stranamente non viene mai citato nel dibattito sulle emoji come potenziale nuovo linguaggio universale.

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Un’emoji parola dell’anno 2015

Oxford Dictionaries Word Of The Year

È di nuovo la stagione delle parole dell’anno, in inglese WOTY (word of the year) e ieri Oxford Dictionaries ha annunciato di aver scelto un’emoji.

È una decisione interessante e non così azzardata se si pensa al triangolo semiotico: i concetti sono rappresentati da segni, quindi non solo parole e termini ma anche simboli e icone, tra cui emoticon ed emoji.

Tra tutte le emoji, Oxford Dictionaries ha scelto quella che nel 2015 è stata la più usata al mondo, ufficialmente nota come face with tears of joy. Per essere più precisi, andrebbe chiarito che è stata scelta la rappresentazione di Apple e WhatsApp, che non coincide con quella di altri dispositivi, app, sistemi operativi o produttori, come mostrano alcuni esempi dalla tabella Full Emoji Data di Unicode:

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Lingue artificiali: Blissymbolics

esempi da An Introduction to Blissymbols di Douglas CrockfordBlissymbolics / Blissymbols o Semantography è una lingua artificiale creata negli anni ‘40 del secolo scorso da Charles Bliss. È un sistema di scrittura logografico, come la scrittura geroglifica egiziana e la scrittura cinese, che si basa su una rappresentazione grafica di oggetti e concetti.

Ha la peculiarità di esistere solo in forma scritta e quindi di non poter essere parlata perché ai simboli non corrispondono parole (cfr. segno nel triangolo semiotico). Bliss l’ha ideata come sistema di comunicazione ausiliario indipendente e universale, ma non ha avuto molto successo.

Caratteri di base

La lingua è formata da 900 caratteri di base (Bliss-character) che rappresentano concetti chiave. Includono sia pittogrammi (immagini stilizzate di oggetti reali) che ideogrammi (simboli che raffigurano un’idea o un concetto astratto, ad es. la forma del cuore rappresenta emozione / sentimento e il profilo della parte superiore della testa rappresenta la mente). Vengono inoltre usati alcuni simboli arbitrari con funzioni particolari.

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Da emoticon a emoji

Faccine: emoticon, smile(y), emoji… maschili o femminili? è una bella consulenza dell’Accademia della Crusca sul genere di emoticon ed emoji (coesistono entrambe le forme ma per ora prevale il femminile). Aggiungo qualche altra osservazione.

Emoticon

vignetta Dan Piraroemoticon

Chissà se fra qualche anno saranno ancora usate le emoticon, le faccine ottenute con i segni di punteggiatura e altri caratteri disponibili su tutte le tastiere, e se la vignetta a destra, del 2010, farà ancora sorridere?

Da tempo infatti molti programmi convertono automaticamente le emoticon più comuni nel simbolo corrispondente o in un’immagine. Ad esempio, se si digita emoticon, anche senza naso, la sequenza di caratteri diventa smiley Live Writer o faccina WordPress o simili.

Chi ha usato servizi di messaggistica sa che i set di emoticon includono non solo faccine varie ma anche altre immagini di animali e oggetti, ad es. in MSN Messenger i caratteri &, L e G, racchiusi tra parentesi tonde, facevano apparire cane, cuore e pacchetto regalo (cane, cuore e regalo).

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La mia Giornata proGrammatica

È stato un piacere essere testimone di buona lingua all’IIS Paolo Frisi di Milano per la Giornata proGrammatica 2014 di Radio3, iniziata con il benvenuto davvero caloroso di studenti e insegnanti.

I ragazzi hanno subito dimostrato di avere le idee molto chiare sulla punteggiatura, il tema della giornata: un sistema di segni usati per indicare le relazioni sintattiche e semantiche delle frasi e facilitare la lettura di un testo scritto, rivelandone la struttura. È invece superata, e infatti nessuno l’ha nominata, la concezione dei segni di interpunzione come “pause della respirazione” che ricordo dalle scuole elementari (sono piuttosto “pause per gli occhi”).

Funzioni e usi della punteggiatura

Ci siamo divertiti con vari esempi della funzione segmentatrice della punteggiatura, che può separare elementi della frase per eliminare ambiguità. Due classici:

vivo e vegetovado a mangiare nonna
(ma in Italia settentrionale un lupo o un cannibale andrebbe a mangiare la nonna: meglio localizzare l’esempio e usare un nome proprio)

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Affinità con i piccoli utenti

Nell’ultimo post ricordavo che le scelte di localizzazione devono tenere conto delle aspettative e delle esigenze dell’utente finale. I manuali di stile o altre linee guida forniscono indicazioni generali ma ci sono casi in cui vanno adottate soluzioni ad hoc.

Immagini e icone tipiche della cultura di partenza non sono sempre universali e riconoscibili anche nella cultura di arrivo, come sottolinea La differenza culturale passa (anche) attraverso le immagini (a piè di pagina), che mi ha fatto ricordare un aneddoto che ripropongo qui perché ha a che fare con utenti finali un po’ particolari.

All’inizio degli anni ‘90 era uscito Creative Writer, un elaboratore di testi per bambini con una funzionalità che consentiva di sostituire alcune decine di parole comuni con immagini stilizzate, simili a icone o alle odierne emoji:

Un gatto si era addormentato sotto un grande alberoe sognava di essere una farfalla che si posava su un fiore.

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Faccine orientali diversamente orientate ^_^

Post pubblicato in settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologiaetc


Grazie ai colleghi giapponesi e coreani ho scoperto le emoticon orientali, usate anche tra i ragazzi italiani ma forse meno note a chi ha qualche anno in più. Sono note anche con il nome giapponese di kaomoji, da kao “faccia” e moji “lettera, carattere”.

Si sviluppano orizzontalmente secondo il formato (*_*) dove le parentesi (facoltative) indicano la faccia, gli asterischi gli occhi e il carattere centrale la bocca. In Giappone sono note come kaomoji (da kao “faccia” e moji “lettera, carattere”) mentre in inglese c’è chi ha proposto il nome verticons (vertical emoticons).

A differenza delle emoticon occidentali, che esprimono le emozioni attraverso il carattere usato per la bocca, le emoticon orientali si focalizzano sugli occhi:
:–) viene sostituito da ^_^ oppure ^-^   mentre  :–( diventa  -_-  oppure   ;_; (lacrime).
Spesso bastano solo i caratteri per gli occhi e così ^^ diventa un sorriso. Altri esempi qui.

È un argomento ampiamente discusso in rete, ad es. questo articolo de La Stampa riprende l’originale di Live Science per spiegare che gli orientali sono meno plateali degli occidentali e interpretano le espressioni altrui concentrandosi sugli occhi. Anche BBC News riferisce di un nuovo studio su come gli appartenenti a culture dell’est asiatico tendano a decodificare le espressioni delle persone basandosi principalmente sugli occhi e non sull’intera faccia come fanno gli occidentali. Sarebbe proprio questo aspetto della cultura orientale che ha fatto nascere emoticon che riflettono una sensibilità diversa

I colleghi orientali hanno confermato che tra le emoticon più usate ci sono quelle che esprimono imbarazzo o nervosismo, con goccioline di sudore rappresentate dal punto e virgola: ^^;;  e   –;;    Anche questa è una differenza culturale: dubito che nel mondo occidentale si senta la necessità di evidenziare questi stati d’animo!

Aggiornamento agosto 2010 – Da WIRED, una tabella per convertire le faccine occidentali in faccine orientali:

 

grimacing facegrinning face with smiling eyesAggiornamento luglio 2016 – anche nelle emoji, ancora sconosciute al di fuori del Giappone quando è stato scritto questo post, si trovano molte faccine che a noi occidentali sembrano molto simili ma che si distinguono dagli occhi.

Altre differenze culturali in Un’emoji parola dell’anno 2015 e commenti.