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Dizionari delle collocazioni dell’inglese
Mi è piaciuto il Macmillan Collocations Dictionary, un dizionario delle principali collocazioni della lingua inglese, le combinazioni di parole che tendono ad apparire assieme (ad es. il malcontento in italiano serpeggia).
Il dizionario è uscito da un paio di mesi ed è stato sviluppato in particolare per chi studia o parla inglese come seconda lingua. Si possono consultare alcune pagine di esempio, precedute da un’introduzione.
L’avevo ordinato dopo aver letto Macmillan Collocations Dictionary: from start to finish, un articolo in cui il lessicografo Michael Rundell spiega come è stata creata l’opera e accenna a metodi e risorse usati, con alcuni dettagli sul software di analisi del corpus e sui criteri di scelta dei lemmi. Vengono inoltre illustrate la struttura delle voci e il tipo di informazioni incluse nelle note d’uso, come le indicazioni sulla colligation (la tendenza di alcune parole ad apparire solo in certe forme, quali il passivo per certi verbi o il plurale per alcuni sostantivi).
Una risorsa simile è l’Oxford Collocations Dictionary, al momento consultabile online qui.
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Per alcuni esempi di collocazioni in inglese e in italiano: X probabilità su Y e Binomi lessicali italiani e inglesi.
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geek e nerd, dork e dweeb
L’ultima vignetta di XKCD è su geek e nerd, due termini colloquiali ormai entrati anche in italiano, soprattutto nerd, ma le cui sfumature di significato non sono sempre ovvie:
Come sempre in XKCD, va letto il testo che appare al passaggio del mouse: una differenza tra geek e nerd è che i primi sarebbero individui fissati con particolari attività o cose e i secondi sarebbero una sottospecie di geek, spesso socialmente imbranati e focalizzati soprattutto su materie scientifiche, come matematica e informatica. Esistono comunque varie definizioni.
La differenza tra geek e nerd non è ovvia neanche per chi è di madrelingua inglese: molti dizionari li considerano sinonimi (esempi di definizioni: geek e nerd nel Longman Dictionary of Contemporary English, geek e nerd nel Macmillan Dictionary) ma in giro abbondano spiegazioni di ogni genere per distinguerli, tipo la guida per riconoscere geek e nerd. Da un punto di vista diacronico si nota anche un’evoluzione nella percezione del significato: nel tempo si sono attenuate le connotazioni negative, specialmente tra alcuni gruppi sociali, e c’è infatti chi si autodefinisce geek o nerd.
Efficace e divertente il diagramma qui sotto, che include anche dork e dweeb, altri due termini colloquiali che spesso vengono confusi perché descrivono individui goffi e dall’aspetto e dall’abbigliamento che lasciano alquanto a desiderare, ma mentre dork fa pensare a ottusità, dweeb può avere anche la connotazione di “secchione” (esempi di definizioni: dork e dweeb nel LDOCE, dork e dweeb nel Macmillan Dictionary):
[fonte: Great White Snark; ulteriore infografica nei commenti]
Facezie a parte, le rappresentazioni grafiche delle relazioni tra concetti possono essere molto utili nel lavoro terminologico multilingue, specialmente se vanno trovate soluzioni ad hoc perché non c’è una corrispondenza diretta tra la terminologia della lingua di partenza e quella della lingua di arrivo. Per l’inglese, due risorse che rappresentano graficamente le relazioni tra i concetti usando i dati di WordNet sono Visual Thesaurus e Visuwords.
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X probabilità su Y
Non so come si dica in italiano, in inglese phrasal template descrive un tipo particolare di collocazione, una frase che segue uno schema specifico e al suo interno ha una o più variabili che possono essere sostituite solo da alcune categorie di parole.
Un modello di questo tipo è X su Y parlando di probabilità, dove X e Y sono numeri (o comunque sostantivi o pronomi con valore numerale) e X è inferiore a Y. Se non vengono rispettate queste restrizioni lessicali, la frase che ricalca il modello potrebbe non funzionare, come nel caso della traduzione “La possibilità di scoprire una simile mutazione è una su una miriade”: secondo me, qui miriade viene interpretato come quantità generica senza valore numerale e quindi non suona del tutto corretto.
In inglese c’è un modello simile, X in Y, e infatti la frase originale americana era “It’s a one in a zillion kind of mutation somewhere”, interessante perché anche se il sostantivo colloquiale zillion* descrive una quantità enorme ma generica, viene comunque percepito come numero, conforme a billion, trillion, ecc.
Riconoscere e tradurre le collocazioni non è sempre facile e quindi è sicuramente benvenuto il Dizionario delle Combinazioni Lessicali, una nuova risorsa per la lingua italiana di cui si sta parlando parecchio ultimamente (dettagli qui). Aggiornamento: un’intervista all’autore, Francesco Urzì, a cura di Gianni Davico.
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Vedi anche: Binomi lessicali italiani e inglesi, per un altro tipo di collocazione.
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* Come tradurre zillion in questo contesto? In italiano fantastilione e fantastiliardo sono altrettanto informali e descrivono una quantità enorme e generica ma mi sembra facciano riferimento solo ai soldi e quindi sarebbero fuori luogo. Si potrebbe al limite azzardare il calco zilione, ancora gergale ma in costante diffusione e facilmente percepibile come numero. Una traduzione più neutra che mantenga lo stesso tipo di phrasal template e il riferimento a una cifra non quantificabile potrebbe forse essere “la probabilità … è una su un numero con migliaia di zeri” anche se non mi sembra particolarmente efficace e quindi mi limiterei a dire che la probabilità è estremamente bassa.
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Crocchette <> croquettes
Nella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.
Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.
Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl.
Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:
| ▄ | controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster |
| ▄ | ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette |
| ▄ | fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali) |
| ▄ | se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google) |
* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):
| ▄ | casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas; |
| ▄ | fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!); |
| ▄ | nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento; |
| ▄ | l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. … Aggiornamento agosto 2010 – il testo di benvenuto del Ministro in inglese è stato sostituito ma anche in questo caso si tratta di una traduzione poco felice. |
Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse…
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Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.
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Dizionario di Babbo Natale
Un libro che trovo molto divertente e che in questo periodo è sempre in giro per casa è Dizionario di Babbo Natale di Gregoire Solotareff (titolo originale Dictionnaire du Père Noël; traduzione italiana, molto efficace, di Paola Parazzoli). Contiene un centinaio di immagini in ordine alfabetico che illustrano voci spesso insolite ma che ovviamente fanno sempre riferimento a Babbo Natale.
| figlia: per fortuna Babbo Natale non ha una figlia; noi sappiamo come la vestirebbe e lei correrebbe il rischio di essere mangiata dal lupo. | |
irriconoscibile: quando si è appena fatto la barba, Babbo Natale è irriconoscibile e fa paura ai suoi elfi. | |
Il volumetto è ormai fuori catalogo ma se vi capita di trovarlo in una libreria di remainder, provate a darci un’occhiata: sarebbe un regalino sicuramente gradito (un po’ ingombrante come stocking filler, per prendere in prestito un’espressione inglese, ma l’idea è quella).
Auguri a tutti!
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Vedi anche: Alcuni riferimenti natalizi inglesi
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Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA
Il New Oxford American Dictionary ha scelto il verbo unfriend come parola dell’anno 2009: in alcuni social network come ad es. Facebook il significato è rimuovere dagli amici.
Altre parole prese in considerazione in campo tecnologico / informatico:
| hashtag | il cancelletto # (in inglese hash ma anche pound sign e number sign), tag che si aggiunge davanti a una parola in Twitter per poter trovare tweet (“post”) sullo stesso argomento; |
| intexticated | descrive lo stato di distrazione al volante per colpa di SMS (to text = mandare SMS), simile alla guida in stato di ebbrezza (intoxicated). Per il dizionario americano Webster New World College Dictionary, la parola inglese 2009 è simile, distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral;… |
| netbook | prestito entrato anche in italiano per descrivere un laptop di dimensioni (e prestazioni) ridotte; … |
| paywall | meccanismo per bloccare l’accesso a un sito web e consentirlo solo a chi è abbonato a un servizio a pagamento; … |
| sexting | l’invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti via cellulare (sex+text). |
A giudicare da distracted driving, intexticated e sexting, sembra proprio che da parte degli americani continui la “scoperta” degli SMS!
Qui i dettagli sulle altre parole dell’anno per il New Oxford American Dictionary in ambito economico (freemium, funemployed, zombie bank), politico o sociale (choice mom, death panel, teabagger) e ambientale (brown state, green state, ecotown). Molto efficaci deleb, una persona famosa (celeb) deceduta, e tramp stamp, un tatuaggio subito sopra al fondoschiena, specialmente di una donna.
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(continua…)
ZanTip: i dizionari a portata di mouse
Mi fa piacere segnalare ZanTip, una nuova funzionalità nel blog Terminologia etc. Facendo doppio clic su qualsiasi parola italiana di cui si vuole verificare il significato si aprirà una finestra popup con la definizione dal Vocabolario della lingua italiana Zingarelli 2010 e, se rilevante, con la voce del Dizionario enciclopedico di Informatica. Se si sceglie una parola inglese, invece, verrà visualizzata la traduzione in italiano dal Dizionario Italiano-Inglese Ragazzini 2010 . Vengono inoltre riconosciute le varie flessioni verbali, ad es. facendo doppio clic su vada si otterranno le informazioni sul verbo andare.
Come già evidenziato, le versioni online dei dizionari Zanichelli danno accesso ai contenuti completi delle opere, rivisti e aggiornati regolarmente: si possono così trovare neologismi e nuove accezioni non sempre disponibili altrove.
Ringrazio le Redazioni Lessicografiche dei dizionari Zanichelli per avermi proposto ZanTip per questo blog.
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Aggiornamento 11/12/2009: lo Zingarelli 2010 e il Ragazzini 2010 sono ora disponibili anche nella versione per iPhone, informazioni qui e qui.
Versione beta (e alfa, RC e RTM)
Beta è la parola inglese del giorno di Visual Thesaurus e il commento sottolinea che ormai, in inglese, beta evoca soprattutto il concetto “informatico” piuttosto che la lettera dell’alfabeto greco:
“ There was a time when this word conjured, if anything, the Greek letter β. Now it’s all about software that’s not quite ready to shed that new smell. […] ”
Mi ha fatto pensare al mix di nomi di lettere dell’alfabeto greco e di acronimi che in inglese indicano i diversi stadi dello sviluppo di un prodotto software. Per chi non ha familiarità con questa terminologia:
Alpha
Una versione preliminare del software, con cui si può iniziare il testing o si possono fare valutazioni di funzionalità e usabilità. In genere non viene distribuita esternamente. Possono esistere anche versioni pre-alpha.
Beta
Una versione del software non definitiva e distribuita esternamente a partner, clienti o cosiddetti beta tester per una valutazione del prodotto.
RC
Release Candidate, versione del software considerata finale (“candidata al rilascio”): non vengono aggiunte o modificate funzionalità ma risolti eventuali problemi. Spesso RC è seguito da un numero, ad es. RC2, che indica fasi successive della correzione di bug. C’è anche chi usa la lettera gamma.
RTM
Release To Manufacturing, versione finale pronta per la produzione. RTM può indicare anche la data “interna” del rilascio del software.
In italiano sono stati adottati i termini inglesi (ma si preferisce la grafia italiana per alfa).
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Una nota grammaticale sul termine inglese beta: guardando
il diagramma che ne rappresenta graficamente i significati in Visual Thesaurus, ho trovato curioso che l’accezione “informatica” fosse classificata come aggettivo e non anche come sostantivo, che è invece altrettanto diffuso (basti pensare a Windows 7 beta).
Visual Thesaurus usa i dati di WordNet (gli stessi di Visuwords, visivamente più accattivante) ma anche i vari dizionari inglesi “tradizionali” sembrano ignorare il sostantivo.
E i dizionari italiani? I pochi che includono il calco informatico, come il Sabatini Coletti, lo documentano come sostantivo con funzione di aggettivo. Solo il dizionario di inglese Ragazzini registra l’uso del sostantivo.
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Vedi anche: Il ciclo di vita del prodotto
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Dr Johnson
In questi giorni molti siti inglesi ricordano che il 18 settembre ricorre il tricentenario della nascita di Samuel Johnson, l’autore del famosissimo Dictionary of the English Language.
Un paio di esempi:
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Il sito ufficiale, Samuel Johnson Tercentenary 2009, con note biografiche e un elenco di eventi in Gran Bretagna;
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In BBC News Magazine, The book that influenced all others; su BBC Radio 4 fino al 24 settembre si può ascoltare The A-Z of Dr Johnson: Words, Words, Words;
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In Macmillan Dictionary Blog, In praise of Dr Johnson – a modern lexicographer;
Altre risorse:
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Dr. Johnson’s Dictionary pubblica quotidianamente una voce dal dizionario (sito americano, come segnala il punto dopo l’abbreviazione Dr);
- Infine, per chi si sente ferrato sull’argomento, qualche mese fa The Guardian proponeva Quiz: Dr Johnson’s dictionary (altri articoli qui).
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Vedi anche: Dictionary humour
Dictionary humour
Alcuni commenti sull’esaustività o meno dei dizionari mi hanno fatto venire in mente una scenetta esilarante della sitcom inglese Blackadder the third. È l’incontro con Dr Johnson, l’autore di A Dictionary of the English Language, pietra miliare della lessicografia inglese.
I protagonisti sono Dr Johnson (Robbie Coltrane), l’inetto principe reggente (Hugh Laurie) e il suo cinico maggiordomo Blackadder (Rowan Atkinson):
Le parole usate da Blackadder (contrafibularity, anaspeptic, frasmotic, compunctuous e pericombobulation) sono ovviamente inventate ma hanno un loro senso, come spiega Blackadder the third – a dictionary; si trovano anche in The Urban Dictionary assieme a una voce per interfrastically.
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PS Visto il periodo, direi che questo post vada bene per la silly season!
Dizionari Zanichelli consultabili online
Anche la Zanichelli ha deciso di rendere disponibili online due dei suoi più noti dizionari, lo Zingarelli per l’italiano e il Ragazzini per l’inglese.
La consultazione è a pagamento (12 € all’anno) ma mette a disposizione la versione completa dei contenuti e permette di eseguire ricerche avanzate: si differenzia quindi dal servizio offerto per altri dizionari italiani online che è gratuito ma in genere dà accesso a una versione ridotta delle opere.
Maggiori informazioni nel sito Zanichelli.
Aggiornamento 11/12/2009: lo Zingarelli 2010 e il Ragazzini 2010 sono ora disponibili anche nella versione per iPhone, informazioni qui e qui.
La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus
Post pubblicato il 2 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
Un regalo molto gradito: Damp Squid – the English language laid bare, un libro piacevole e rapido da leggere ma pieno di dettagli e curiosità sulla lingua inglese ricavati dall’Oxford English Corpus che, con oltre 2 miliardi di parole, è la più grande raccolta di dati linguistici (corpus) del mondo.
Il libro parte dalle caratteristiche del corpus e il suo uso da parte dei lessicografi (alcune informazioni si trovano anche nel sito, ad es. qui alcune statistiche sulla frequenza dei lemmi), prosegue con l’origine delle parole, le trasformazioni dell’ortografia, le variazioni di significato, l’influenza del contesto, metafore e frasi idiomatiche, quindi grammatica e stile e le reazioni suscitate quando il loro uso è percepito come scorretto, per concludere con l’evoluzione dei dizionari inglesi (ovviamente con riferimento specifico all’Oxford English Dictionary). Esempi e informazioni sono sempre interessanti e intriganti anche per chi non è di madrelingua inglese o non ha conoscenze linguistiche specifiche.
Il titolo del libro fa riferimento all’espressione damp squib, usata per descrivere qualcosa di deludente: squib in origine era un fuoco d’artificio (se umido, non funziona) ma è un termine insolito non riconosciuto da molti parlanti inglesi che lo sostituiscono con squid perché trovano più logica l’associazione calamaro à acqua à umidità. Sostituire una parola che appare “strana” con un’altra simile che sembra più plausibile è un processo noto in inglese come folk etymology.
Ci sono spunti anche sulla terminologia informatica e vedrò di parlarne. Per il momento, un dettaglio curioso: l’inglese moderno conta prestiti da più di 350 lingue e l’italiano è tra quelle che hanno contribuito maggiormente (francese 41%, italiano 20%, spagnolo 13%, tedesco 12%, arabo 8%, hindi 6%).
Vedi anche: Il bel paese dove il weekend suona, sull’effettiva presenza degli anglicismi in italiano.
Aggiornamento: link a corpora consultabili online per varie lingue (inglese britannico e americano, russo, francese) in Corpora, thesauri (or thesauruses?)
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Commento di .mau.
| però potevi anche scrivere "etimologia popolare", se non proprio paretimologia |
Mia risposta:
| @ .mau. Leggo solo oggi e quindi rispondo in ritardo… Mi viene un po’ da ridere perché non è la prima volta che fai un commento su qualcosa che inizialmente avevo scritto ma poi eliminato per non allungare troppo il post. |
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| In questo caso volutamente ho lasciato il termine in inglese perché folk etymology in inglese ha due accezioni (vedi Wikipedia) ma direi che in italiano etimologia popolare corrisponde solo al primo dei due significati, “A commonly held misunderstanding of the origin of a particular word” e non implica la modifica del termine stesso (“the popular perversion of the form of words in order to render it apparently significant”). | |
| Aggiungo qui sotto la spiegazione direttamente da Damp Squid: | |
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Cinepanettoni e parole dell’anno 2008
Post pubblicato il 19 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
In questi giorni si sente parlare in continuazione di cinepanettoni, un neologismo che conta ormai decine di migliaia di occorrenze su Internet ed è entrato nel dizionario Zanichelli 2009: il concetto che rappresenta non mi interessa proprio ma il termine è veramente una bella invenzione.
Questo è il periodo dell’anno in cui si parla di più di terminologia, specialmente nei paesi di lingua inglese, dove vengono fatte varie classifiche con la parola dell’anno. In genere non si tratta di neologismi ma di parole la cui frequenza d’uso è cresciuta improvvisamente perché sono state associate a eventi particolari, ad es. la crisi economica e le elezioni presidenziali negli USA.
Per il dizionario americano Merriam-Webster (notizia ripresa da Repubblica), la parola dell’anno è il sostantivo bailout, in genere tradotto con [piano di] salvataggio, ad es. quello operato dal governo americano per varie istituzioni finanziarie. Bail è la cauzione che in alcuni paesi permette di rilasciare in libertà provvisoria una persona arrestata; il verbo bail out vuole anche dire “rimuovere l’acqua da una barca” (dal francese antico baille, secchio).
Altro termine molto citato è il verbo vet, “vagliare” o “valutare attentamente” se riferito a un candidato per una posizione importante (es. Sarah Palin o chi farà parte del governo Obama*). Il termine è una forma abbreviata di veterinary e fa riferimento ai controlli a cui venivano sottoposti i cavalli da corsa prima di una gara (come spiegato in Vetting Vet) ma finora era usato principalmente nell’inglese britannico e non in quello americano: ecco quindi la “novità” del termine.
Ho poi trovato divertente il neologismo topless meeting, visto nella classifica americana dell’Oxford University Press: è una riunione a cui è proibito portare i laptop. Non sarebbe male applicare il concetto a certe riunioni italiane ma posso solo immaginare le reazioni a un eventuale prestito dall’inglese
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Le classifiche inglesi delle parole dell’anno sono in genere stilate da linguisti. In Italia invece sono i lettori dei quotidiani a decidere: ecco quindi che per Repubblica la parola dell’anno 2008 è onda, preferita ad altre tra cui tesoretto; per il Corriere, invece, è Yes we can (non proprio una parola…).
Per concludere, un bel post in Taccuino di traduzione 2.0, Lessicograficamente parlando: ha molti spunti e riferimenti interessanti.
Un altro post molto interessante in The Lexicographer’s Rules da uno dei linguisti della American Dialect Society che hanno scelto bailout come parola dell’anno 2008.
* La stampa italiana usa sempre il calco amministrazione con riferimento ai governi degli Stati Uniti ma in origine era un falso amico: in inglese administration indica il governo in carica in un paese in un periodo specifico.
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Vedi anche: Ancora sulle parole dell’anno 2008 e Parole dell’anno tecnologiche negli USA
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Dizionario De Mauro NON più online
Aggiornamento 7 ottobre 2009: come segnala .mau., il Dizionario De Mauro non è più disponibile online, le informazioni contenute di seguito sono del tutto obsolete e quindi il titolo del post è stato modificato in Dizionario De Mauro NON più online.
Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Il dizionario italiano De Mauro non era più disponibile (Punto informatico) ma sembra sembrava che i gestori del sito ci abbiano avessero ripensato e abbiano avessero ripristinato l’opzione: si può poteva consultare su old.demauroparavia.it. La cosa mi fa aveva fatto piacere: anche se il De Mauro è era “fuori catalogo”, rimaneva un’ottima risorsa. E anche se fosse ancora in produzione, concordo con .mau..: mettere a disposizione un dizionario online non è certo un deterrente all’acquisto!
Terminologia nonprofit
Post pubblicato il 26 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ieri ho ricevuto un omaggio che ho gradito molto: la versione 2009 del dizionario Devoto-Oli. In allegato un glossario molto interessante, Le 100 parole della solidarietà, con la terminologia legata alla responsabilità sociale e al mondo del nonprofit. Si può consultare e scaricare qui.
I prestiti sono un fenomeno tipico di vari linguaggi settoriali e quindi me ne aspettavo molti dall’inglese, forse però non in percentuale così alta (25%). Tra questi, un termine che soprattutto in ambito aziendale è usatissimo (un po’ troppo per i miei gusti!):
stakeholder /st’eɪkhəυldər | in it. steik’older/ s. ingl. (pl. stakeholders), in it. sm. e f., invar. ~ Ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda (fornitori, dipendenti, abitanti di zone contigue), gli interessi dei quali devono essere calcolati nella gestione aziendale per mantenere efficienti i processi produttivi; pubblico di riferimento. | Propr. “titolare di quote di partecipazione” | 1998.
Interessante anche la nota su nonprofit / no profit nell’introduzione:
La stessa espressione nonprofit è in fondo un bell’esempio di parola a cavallo tra vecchio e nuovo, tra locale e globale: l’espressione è inglese, come anglosassoni sono le dinamiche economiche utilizzate in questo settore, ma profit è di origine latina, quindi per noi facilmente comprensibile, e nonprofit è caratterizzata da una trasparenza, da un’immediatezza non riscontrabili nella sua burocratica traduzione “senza scopo di lucro”. È probabilmente legata a questo la fortuna che il termine ha sia alla televisione che sui nostri giornali, anche se non a tutti è chiaro come esso debba essere pronunciato (non o no profit) o scritto (nonprofit, come fanno ormai gli americani, non-profit, come continuano a fare gli inglesi più puristi, oppure addirittura no profit, con o senza trattino, come sicuramente non fanno né gli uni né gli altri, ma che piace tanto a noi italiani).
Altre informazioni su questo progetto qui.




