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Crocchette <> croquettes
Nella versione inglese del portale italia.it c’è il link Four-legged tourists e grazie all’immagine si sa subito che non si tratta di avveniristiche informazioni per potenziali turisti extraterrestri con varie gambe.
Si va infatti al sito Travelling in Italy with your pets e anche qui le traduzioni lasciano alquanto a desiderare, basta dare un’occhiata alla lettera di benvenuto e soprattutto alla pagina Search for a facility, dove si ha davvero l’impressione che le parole siano state scelte un po’ a caso* da qualcuno che si è improvvisato traduttore.
Il dettaglio più divertente è forse croquette bowls, traduzione di ciotola crocchette. Chissà che idea si fa della dieta tipica di cani e gatti nostrani il turista inglese intento a verificare i servizi per il proprio amato animale: croquette è un termine gastronomico, le crocchette per cani e gatti sono kibble e comunque, in questo contesto, ci si aspetterebbe un più generico food bowl.
Non si dovrebbe tradurre verso una lingua diversa dalla propria; chi lo fa sa però di avere varie opzioni per verificare le proprie scelte:
| ▄ | controllare il significato del termine in un dizionario monolingue, per l’inglese ad esempio LDOCE, Macmillan, Collins, OALD, Merriam-Webster |
| ▄ | ancora più veloce, usare l’operatore define nei motori di ricerca, ad es. define:croquette |
| ▄ | fare una ricerca per immagini, assicurandosi che i risultati appaiano in siti nella lingua desiderata (ad es. croquettes in francese sono anche quelle per animali) |
| ▄ | se non si conosce la terminologia di un argomento, cercare uno o più siti specifici o simili nella lingua di arrivo, ad es. di cibo per cani (dettagli in Ricerca terminologica e verifiche con Google) |
* Un paio di altri errori da Search for a facility (poi per un po’ non parlerò più di italia.it!):
| ▄ | casa in affitto diventa tenement, che di solito descrive un edificio tipo certe case popolari, a volte anche fatiscenti; in contesto turistico sarebbe più appropriato il molto diffuso holiday apartments and villas; |
| ▄ | fast food è un falso amico perché in inglese indica solo il tipo di cibo e non l’esercizio dove viene servito (fast food restaurant) e così nel sito appare un improbabile fast foods (tra l’altro food è quasi sempre uncountable, si impara alle scuole medie, come la posizione dell’aggettivo: no comment su animals admitted!); |
| ▄ | nella stessa pagina viene usato lodging come traduzione sia di affittacamere che di pernottamento; |
| ▄ | l’elenco potrebbe continuare, aggiungo solo che dog house (pagina di benvenuto del Ministro Brambilla) vuol dire canile inteso come cuccia del cane, specialmente in inglese americano (kennel in inglese britannico) e non canile inteso come luogo dove si custodiscono cani senza padrone (kennels in UK e dog pound in America): chissà cosa pensano i turisti anglofoni quando leggono “Apparently, 5,902 abandoned dogs were taken in by monitored dog houses”. |
Perlomeno nelle pagine tradotte non viene citato il premio "Accoglienza Bestiale", ci sarebbe potuto scappare un beastly reception! E così, pensando alla figura che ci fanno fare i responsabili di questi siti all’estero, potrebbe tornare utile l’espressione idiomatica in the doghouse…
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Vedi anche: Il clima italiano visto da italia.it e Bambini omaggio o errori di traduzione? per altri esempi di traduzioni poco felici.
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Dizionario di Babbo Natale
Un libro che trovo molto divertente e che in questo periodo è sempre in giro per casa è Dizionario di Babbo Natale di Gregoire Solotareff (titolo originale Dictionnaire du Père Noël; traduzione italiana, molto efficace, di Paola Parazzoli). Contiene un centinaio di immagini in ordine alfabetico che illustrano voci spesso insolite ma che ovviamente fanno sempre riferimento a Babbo Natale.
| figlia: per fortuna Babbo Natale non ha una figlia; noi sappiamo come la vestirebbe e lei correrebbe il rischio di essere mangiata dal lupo. | |
irriconoscibile: quando si è appena fatto la barba, Babbo Natale è irriconoscibile e fa paura ai suoi elfi. | |
Il volumetto è ormai fuori catalogo ma se vi capita di trovarlo in una libreria di remainder, provate a darci un’occhiata: sarebbe un regalino sicuramente gradito (un po’ ingombrante come stocking filler, per prendere in prestito un’espressione inglese, ma l’idea è quella).
Auguri a tutti!
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Vedi anche: Alcuni termini natalizi inglesi
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Parole dell’anno “tecnologiche” negli USA
Il New Oxford American Dictionary ha scelto il verbo unfriend come parola dell’anno 2009: in alcuni social network come ad es. Facebook il significato è rimuovere dagli amici.
Altre parole prese in considerazione in campo tecnologico / informatico:
| hashtag | il cancelletto # (in inglese hash ma anche pound sign e number sign), tag che si aggiunge davanti a una parola in Twitter per poter trovare tweet (“post”) sullo stesso argomento … |
| intexticated | descrive lo stato di distrazione al volante per colpa di SMS (to text = mandare SMS), simile alla guida in stato di ebbrezza (intoxicated). Per il dizionario americano Webster New World College Dictionary, la parola inglese scelta per l’anno 2009 è simile, distracted driving, preferita a cloud computing, wrap rage, netbook, wallet biopsy e go viral. … |
| netbook | prestito entrato anche in italiano per descrivere un laptop di dimensioni (e prestazioni) ridotte … |
| paywall | meccanismo per bloccare l’accesso a un sito web e consentirlo solo a chi è abbonato a un servizio a pagamento … |
| sexting | l’invio di messaggi o immagini sessualmente espliciti via cellulare (sex+text) |
A giudicare da distracted driving, intexticated e sexting, sembra proprio che da parte degli americani continui la “scoperta” degli SMS!
Qui i dettagli sulle altre parole dell’anno per il New Oxford American Dictionary in ambito economico (freemium, funemployed, zombie bank), politico o sociale (choice mom, death panel, teabagger) e ambientale (brown state, green state, ecotown). Molto efficaci deleb, una persona famosa (celeb) deceduta, e tramp stamp, un tatuaggio subito sopra al fondoschiena, specialmente di una donna.
[15/12/2009: ne parla anche la Repubblica in La parola dell'anno? "Unfriend". Vince il lessico da social network]
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Aggiornamento 19/11/09 – Il Corriere della Sera propone ai lettori di scegliere la parola dell’anno 2009 votandola tra digitale terrestre, escort, Kindle, pandemia, papi, papello, ripresa, terremoto, Twitter e zero tituli: tre su dieci quelle “tecnologiche” che però al momento non sembrano essere molto votate.
Aggiornamento 20/11/09 – il dizionario americano Merriam-Webster anziché neologismi vari indica invece admonish come parola dell’anno 2009. È la parola più consultata nella versione online del dizionario, scelta perché riflette l’attualità (nel caso specifico l’ammonimento ufficiale a un deputato che aveva dato del bugiardo al presidente Obama). Ne parla Merriam-Webster’s Word of the Year: “Admonish”, con note sui fatti di cronaca a cui si riferiscono le dieci parole più cercate.
Aggiornamento 15/12/09 – Noughtyisms: the best words of the decade ha una selezione davvero gustosa di neologismi inglesi dell’ultimo decennio, tra cui witches’ knickers, che in Irlanda descrive i sacchetti di plastica impigliati negli alberi, helicopter mom, che negli USA denota le mamme incombenti che controllano un po’ troppo attentamente tutte le attività dei figli, e menoporsche, che nel Regno Unito prende in giro gli uomini prossimi all’andropausa che tentanto di riacquistare una parvenza di giovinezza dotandosi di costose auto sportive…
Aggiornamento 28/12/09 – Per i lettori di la Repubblica la parola dell’anno 2009 è crisi.
Aggiornamento 31/12/09 – Il sondaggio del Corriere della Sera per scegliere la parola che meglio caratterizza il 2009 vede in testa papello, subito seguito da escort, mentre la parola del “proprio anno” più segnalata dai lettori è amore.
Aggiornamento 11/01/10 – La prestigiosa American Dialect Society ha scelto la parola dell’anno (WOTY – Word Of The Year) per il 2009: è tweet. Tutti i dettagli qui e in Visual Thesaurus. Vincitrice nella categoria parole più creative è Dracula sneeze, ovvero starnutire nell’incavo del gomito come Dracula che si copre la parte inferiore della faccia con il mantello (pratica suggerita per evitare il diffondersi dell’influenza H1N1); eufemismo dell’anno invece è sea kittens, i micini marini, neologismo coniato da un’associazione animalista per descrivere i pesci.
La parola del decennio è invece il verbo google. Altri candidati: 9/11, blog, green (nel senso ecologista), il verbo text, la famigerata espressione war on terror, e infine Wi-Fi.
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Vedi anche: Cinepanettoni e parole dell’anno 2008 e Ancora sulle parole dell’anno 2008 (parole in evidenza l’anno scorso in inglese e italiano; interessante notare come alcuni neologismi siano già praticamente scomparsi dall’uso comune in così breve tempo, probabile destino anche di molte parole del 2009) e Flessibilità dell’inglese: un- (neologismi inglesi come il verbo unfriend, formati con il prefisso un-).
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ZanTip: i dizionari a portata di mouse
Mi fa piacere segnalare ZanTip, una nuova funzionalità nel blog Terminologia etc. Facendo doppio clic su qualsiasi parola italiana di cui si vuole verificare il significato si aprirà una finestra popup con la definizione dal Vocabolario della lingua italiana Zingarelli 2010 e, se rilevante, con la voce del Dizionario enciclopedico di Informatica. Se si sceglie una parola inglese, invece, verrà visualizzata la traduzione in italiano dal Dizionario Italiano-Inglese Ragazzini 2010 . Vengono inoltre riconosciute le varie flessioni verbali, ad es. facendo doppio clic su vada si otterranno le informazioni sul verbo andare.
Come già evidenziato, le versioni online dei dizionari Zanichelli danno accesso ai contenuti completi delle opere, rivisti e aggiornati regolarmente: si possono così trovare neologismi e nuove accezioni non sempre disponibili altrove.
Ringrazio le Redazioni Lessicografiche dei dizionari Zanichelli per avermi proposto ZanTip per questo blog.
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Aggiornamento 11/12/2009: lo Zingarelli 2010 e il Ragazzini 2010 sono ora disponibili anche nella versione per iPhone, informazioni qui e qui.
Versione beta (e alfa, RC e RTM)
Beta è la parola inglese del giorno di Visual Thesaurus e il commento sottolinea che ormai, in inglese, beta evoca soprattutto il concetto “informatico” piuttosto che la lettera dell’alfabeto greco:
“ There was a time when this word conjured, if anything, the Greek letter β. Now it’s all about software that’s not quite ready to shed that new smell. […] ”
Mi ha fatto pensare al mix di nomi di lettere dell’alfabeto greco e di acronimi che in inglese indicano i diversi stadi dello sviluppo di un prodotto software. Per chi non ha familiarità con questa terminologia:
Alpha
Una versione preliminare del software, con cui si può iniziare il testing o si possono fare valutazioni di funzionalità e usabilità. In genere non viene distribuita esternamente. Possono esistere anche versioni pre-alpha.
Beta
Una versione del software non definitiva e distribuita esternamente a partner, clienti o cosiddetti beta tester per una valutazione del prodotto.
RC
Release Candidate, versione del software considerata finale (“candidata al rilascio”): non vengono aggiunte o modificate funzionalità ma risolti eventuali problemi. Spesso RC è seguito da un numero, ad es. RC2, che indica fasi successive della correzione di bug. C’è anche chi usa la lettera gamma.
RTM
Release To Manufacturing, versione finale pronta per la produzione. RTM può indicare anche la data “interna” del rilascio del software.
In italiano sono stati adottati i termini inglesi (ma si preferisce la grafia italiana per alfa).
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Una nota grammaticale sul termine inglese beta: guardando
il diagramma che ne rappresenta graficamente i significati in Visual Thesaurus, ho trovato curioso che l’accezione “informatica” fosse classificata come aggettivo e non anche come sostantivo, che è invece altrettanto diffuso (basti pensare a Windows 7 beta).
Visual Thesaurus usa i dati di WordNet (gli stessi di Visuwords, visivamente più accattivante) ma anche i vari dizionari inglesi “tradizionali” sembrano ignorare il sostantivo.
E i dizionari italiani? I pochi che includono il calco informatico, come il Sabatini Coletti, lo documentano come sostantivo con funzione di aggettivo. Solo il dizionario di inglese Ragazzini registra l’uso del sostantivo.
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Vedi anche: Il ciclo di vita del prodotto
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Dr Johnson
In questi giorni molti siti inglesi ricordano che il 18 settembre ricorre il tricentenario della nascita di Samuel Johnson, l’autore del famosissimo Dictionary of the English Language.
Un paio di esempi:
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Il sito ufficiale, Samuel Johnson Tercentenary 2009, con note biografiche e un elenco di eventi in Gran Bretagna;
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In BBC News Magazine, The book that influenced all others; su BBC Radio 4 fino al 24 settembre si può ascoltare The A-Z of Dr Johnson: Words, Words, Words;
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In Macmillan Dictionary Blog, In praise of Dr Johnson – a modern lexicographer;
Altre risorse:
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Dr. Johnson’s Dictionary pubblica quotidianamente una voce dal dizionario (sito americano, come segnala il punto dopo l’abbreviazione Dr);
- Infine, per chi si sente ferrato sull’argomento, qualche mese fa The Guardian proponeva Quiz: Dr Johnson’s dictionary (altri articoli qui).
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Vedi anche: Dictionary humour
Dictionary humour
Alcuni commenti sull’esaustività o meno dei dizionari mi hanno fatto venire in mente una scenetta esilarante della sitcom inglese Blackadder the third. È l’incontro con Dr Johnson, l’autore di A Dictionary of the English Language, pietra miliare della lessicografia inglese.
I protagonisti sono Dr Johnson (Robbie Coltrane), l’inetto principe reggente (Hugh Laurie) e il suo cinico maggiordomo Blackadder (Rowan Atkinson):
Le parole usate da Blackadder (contrafibularity, anaspeptic, frasmotic, compunctuous e pericombobulation) sono ovviamente inventate ma hanno un loro senso, come spiega Blackadder the third – a dictionary; si trovano anche in The Urban Dictionary assieme a una voce per interfrastically.
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PS Visto il periodo, direi che questo post vada bene per la silly season!
Dizionari Zanichelli consultabili online
Anche la Zanichelli ha deciso di rendere disponibili online due dei suoi più noti dizionari, lo Zingarelli per l’italiano e il Ragazzini per l’inglese.
La consultazione è a pagamento (12 € all’anno) ma mette a disposizione la versione completa dei contenuti e permette di eseguire ricerche avanzate: si differenzia quindi dal servizio offerto per altri dizionari italiani online che è gratuito ma in genere dà accesso a una versione ridotta delle opere.
Maggiori informazioni nel sito Zanichelli.
Aggiornamento 11/12/2009: lo Zingarelli 2010 e il Ragazzini 2010 sono ora disponibili anche nella versione per iPhone, informazioni qui e qui.
La lingua inglese vista dall’Oxford English Corpus
Post pubblicato il 2 gennaio 2009 in blogs.technet.com/terminologia
Un regalo molto gradito: Damp Squid – the English language laid bare, un libro piacevole e rapido da leggere ma pieno di dettagli e curiosità sulla lingua inglese ricavati dall’Oxford English Corpus che, con oltre 2 miliardi di parole, è la più grande raccolta di dati linguistici (corpus) del mondo.
Il libro parte dalle caratteristiche del corpus e il suo uso da parte dei lessicografi (alcune informazioni si trovano anche nel sito, ad es. qui alcune statistiche sulla frequenza dei lemmi), prosegue con l’origine delle parole, le trasformazioni dell’ortografia, le variazioni di significato, l’influenza del contesto, metafore e frasi idiomatiche, quindi grammatica e stile e le reazioni suscitate quando il loro uso è percepito come scorretto, per concludere con l’evoluzione dei dizionari inglesi (ovviamente con riferimento specifico all’Oxford English Dictionary). Esempi e informazioni sono sempre interessanti e intriganti anche per chi non è di madrelingua inglese o non ha conoscenze linguistiche specifiche.
Il titolo del libro fa riferimento all’espressione damp squib, usata per descrivere qualcosa di deludente: squib in origine era un fuoco d’artificio (se umido, non funziona) ma è un termine insolito non riconosciuto da molti parlanti inglesi che lo sostituiscono con squid perché trovano più logica l’associazione calamaro à acqua à umidità. Sostituire una parola che appare “strana” con un’altra simile che sembra più plausibile è un processo noto in inglese come folk etymology.
Ci sono spunti anche sulla terminologia informatica e vedrò di parlarne. Per il momento, un dettaglio curioso: l’inglese moderno conta prestiti da più di 350 lingue e l’italiano è tra quelle che hanno contribuito maggiormente (francese 41%, italiano 20%, spagnolo 13%, tedesco 12%, arabo 8%, hindi 6%).
Vedi anche: Il bel paese dove il weekend suona, sull’effettiva presenza degli anglicismi in italiano.
Commento di .mau.
però potevi anche scrivere "etimologia popolare", se non proprio paretimologia
Mia risposta:
@ .mau. Leggo solo oggi e quindi rispondo in ritardo… Mi viene un po’ da ridere perché non è la prima volta che fai un commento su qualcosa che inizialmente avevo scritto ma poi eliminato per non allungare troppo il post
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In questo caso volutamente ho lasciato il termine in inglese perché folk etymology in inglese ha due accezioni (vedi Wikipedia) ma direi che in italiano etimologia popolare corrisponde solo al primo dei due significati, “A commonly held misunderstanding of the origin of a particular word” e non implica la modifica del termine stesso (“the popular perversion of the form of words in order to render it apparently significant”).
Aggiungo qui sotto la spiegazione direttamente da Damp Squid:
[…] people can be very determined in squeezing a meaning which makes sense to them out of language which doesn’t, so to speak, volunteer it. Their determination is one of the ways in which they change language, in a process known as ‘folk etymology’. Folk etymology is what happens when people alter a word shape that seems strange, and make it fit their personal understanding of English. A classic example is bridegroom. The -groom element started life as the Old English –guma, a poetic word meaning ‘man’. It was reinterpreted as groom, in the sixteenth century, when groom still meant ‘man’ in general rather than a stable lad.
People use folk etymology to tease sense from idioms containing rare words – which is where the title of this book comes in. […]
Cinepanettoni e parole dell’anno 2008
Post pubblicato il 19 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
In questi giorni si sente parlare in continuazione di cinepanettoni, un neologismo che conta ormai decine di migliaia di occorrenze su Internet ed è entrato nel dizionario Zanichelli 2009: il concetto che rappresenta non mi interessa proprio ma il termine è veramente una bella invenzione.
Questo è il periodo dell’anno in cui si parla di più di terminologia, specialmente nei paesi di lingua inglese, dove vengono fatte varie classifiche con la parola dell’anno. In genere non si tratta di neologismi ma di parole la cui frequenza d’uso è cresciuta improvvisamente perché sono state associate a eventi particolari, ad es. la crisi economica e le elezioni presidenziali negli USA.
Per il dizionario americano Merriam-Webster (notizia ripresa da Repubblica), la parola dell’anno è il sostantivo bailout, in genere tradotto con [piano di] salvataggio, ad es. quello operato dal governo americano per varie istituzioni finanziarie. Bail è la cauzione che in alcuni paesi permette di rilasciare in libertà provvisoria una persona arrestata; il verbo bail out vuole anche dire “rimuovere l’acqua da una barca” (dal francese antico baille, secchio).
Altro termine molto citato è il verbo vet, “vagliare” o “valutare attentamente” se riferito a un candidato per una posizione importante (es. Sarah Palin o chi farà parte del governo Obama*). Il termine è una forma abbreviata di veterinary e fa riferimento ai controlli a cui venivano sottoposti i cavalli da corsa prima di una gara (come spiegato in Vetting Vet) ma finora era usato principalmente nell’inglese britannico e non in quello americano: ecco quindi la “novità” del termine.
Ho poi trovato divertente il neologismo topless meeting, visto nella classifica americana dell’Oxford University Press: è una riunione a cui è proibito portare i laptop. Non sarebbe male applicare il concetto a certe riunioni italiane ma posso solo immaginare le reazioni a un eventuale prestito dall’inglese
.
Le classifiche inglesi delle parole dell’anno sono in genere stilate da linguisti. In Italia invece sono i lettori dei quotidiani a decidere: ecco quindi che per Repubblica la parola dell’anno 2008 è onda, preferita ad altre tra cui tesoretto; per il Corriere, invece, è Yes we can (non proprio una parola…).
Per concludere, un bel post in Taccuino di traduzione 2.0, Lessicograficamente parlando: ha molti spunti e riferimenti interessanti.
Un altro post molto interessante in The Lexicographer’s Rules da uno dei linguisti della American Dialect Society che hanno scelto bailout come parola dell’anno 2008.
* La stampa italiana usa sempre il calco amministrazione con riferimento ai governi degli Stati Uniti ma in origine era un falso amico: in inglese administration indica il governo in carica in un paese in un periodo specifico.
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Vedi anche: Ancora sulle parole dell’anno 2008 e Parole dell’anno tecnologiche negli USA
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Dizionario De Mauro di nuovo online
Aggiornamento 7 ottobre 2009: come segnala .mau., il Dizionario De Mauro non è più accessibile.
Post pubblicato il 15 dicembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Fino a poco fa il dizionario italiano De Mauro non era più consultabile online (Punto informatico) ma sembra che i gestori del sito ci abbiano ripensato e abbiano ripristinato l’opzione: si può consultare su old.demauroparavia.it/.
La cosa mi fa piacere: anche se il De Mauro è "fuori catalogo" rimane un’ottima risorsa. E anche se fosse ancora in produzione, concordo con .mau..: mettere a disposizione un dizionario online non è certo un deterrente all’acquisto!
Per rimanere in argomento, il dizionario Treccani online ultimamente stava facendo qualche bizza e la ricerca non restituiva sempre i risultati che ci si aspettava (ad es. verbi al posto di sostantivi) ma ora sembra tutto risolto.
Terminologia nonprofit
Post pubblicato il 26 novembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Ieri ho ricevuto un omaggio che ho gradito molto: la versione 2009 del dizionario Devoto-Oli. In allegato un glossario molto interessante, Le 100 parole della solidarietà, con la terminologia legata alla responsabilità sociale e al mondo del nonprofit. Si può consultare e scaricare qui.
I prestiti sono un fenomeno tipico di vari linguaggi settoriali e quindi me ne aspettavo molti dall’inglese, forse però non in percentuale così alta (25%). Tra questi, un termine che soprattutto in ambito aziendale è usatissimo (un po’ troppo per i miei gusti!):
stakeholder /st’eɪkhəυldər | in it. steik’older/ s. ingl. (pl. stakeholders), in it. sm. e f., invar. ~ Ciascuno dei soggetti direttamente o indirettamente coinvolti in un progetto o nell’attività di un’azienda (fornitori, dipendenti, abitanti di zone contigue), gli interessi dei quali devono essere calcolati nella gestione aziendale per mantenere efficienti i processi produttivi; pubblico di riferimento. | Propr. “titolare di quote di partecipazione” | 1998.
Interessante anche la nota su nonprofit / no profit nell’introduzione:
La stessa espressione nonprofit è in fondo un bell’esempio di parola a cavallo tra vecchio e nuovo, tra locale e globale: l’espressione è inglese, come anglosassoni sono le dinamiche economiche utilizzate in questo settore, ma profit è di origine latina, quindi per noi facilmente comprensibile, e nonprofit è caratterizzata da una trasparenza, da un’immediatezza non riscontrabili nella sua burocratica traduzione “senza scopo di lucro”. È probabilmente legata a questo la fortuna che il termine ha sia alla televisione che sui nostri giornali, anche se non a tutti è chiaro come esso debba essere pronunciato (non o no profit) o scritto (nonprofit, come fanno ormai gli americani, non-profit, come continuano a fare gli inglesi più puristi, oppure addirittura no profit, con o senza trattino, come sicuramente non fanno né gli uni né gli altri, ma che piace tanto a noi italiani).
Altre informazioni su questo progetto qui.
Chiave, chiavetta, penna, pennetta…
Post pubblicato il primo ottobre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Il titolo non è l’inizio di una filastrocca ma un rimando al termine del mese di ottobre nel Portale linguistico Microsoft (descritto qui).
Eh sì, è già il primo ottobre, data che a me ricorderà sempre che da piccola ho fatto in tempo a essere una remigina. Ho ancora bene impresso non solo il primo giorno di scuola ma soprattutto l’incubo dei pennini e del calamaio incorporato nel banco, però vengo guardata con perplessità se lo racconto: non sono così vecchia e devo ancora trovare qualcuno della mia generazione costretto a una simile tortura, peraltro non durata troppo a lungo perché avevo prontamente ricevuto in regalo dal papà un’apprezzatissima penna stilografica.
Il primo ottobre come data evocativa non fa certo parte della cultura dei più giovani o di chi non è stato a scuola in Italia (ancora meno i pennini spuntati!) ma mi dà la scusa per parlare di un dizionario divertente da sfogliare, Parole per ricordare – Dizionario della memoria collettiva, sottotitolato Usi evocativi, allusivi, metonimici e antonomastici della lingua italiana:
remigino bambino che frequenta la prima elementare; in particolare, bambino che affronta il primo giorno di scuola. Per molti anni, infatti, fu stabilito che questo giorno fosse il primo ottobre, festa di San Remigio. Il termine si applica, più in generale, a chiunque esordisca in un’attività.
Altro esempio con alcuni riferimenti culturali riconoscibili solo da chi è cresciuto con la televisione in bianco e nero:
Richetto il bambino asino e ripetente dello Zecchino d’oro , impersonato dall’attore Peppino Mazzullo, che era anche la voce di Topo Gigio, e che nei dialoghi con il presentatore Mago Zurlì descriveva il mondo della scuola dal punto di vista dell’ultimo della classe.
Il Dizionario della memoria collettiva e risorse simili, ad es. An A to Z of British Life, sono utili per chi si occupa di traduzione, localizzazione e terminologia proprio perché aiutano a identificare eventuali riferimenti culturali nella lingua di partenza e ad adottare soluzioni per gestirli adeguatamente anche nella lingua di arrivo.
Avevo poi aggiunto:
I calamai, che ogni mattina i bidelli riempivano di inchiostro nero da un bottiglione, sono un ricordo della scuola elementare statale Guglielmo Marconi di Conegliano Veneto, a quanto pare imposti da un direttore autoritario assieme a grembiuli rigorosamente neri e altre amenità. È stato un sollievo, un paio di anni più tardi, trasferirsi nella più progressista Romagna…
Commento di .mau.:
Ai miei tempi i banchi avevano ovviamente il buco per il calamaio, ma si usava la penna stilografica (che non sono mai stato capace a usare, a dire il vero. Fortuna che dopo un po’ ho avuto il permesso di usare la biro)
…a cui ho chiesto se fosse mancino:
no, sono ambisinistro, nel senso che faccio danni con entrambe le mani! Più seriamente, ho sempre scritto con la destra, non mi hanno forzato. Però tendevo a mettere troppa forza sul pennino della stilo, rovinandolo.
Commento di Ivan:
Ehi, ragazzi, non siete gli unici ad avere avuto l’incubo del calamaio! Io sono andato in prima nel 1967, e il calamaio c’era! Ovviamente ho fatto danni inenarrabili, sfracellando pennini e schizzando inchiostro polverizzato su chiunque nel raggio di 5 metri. Il giorno dopo, stilografica! E ancora adesso, le adoro!
…
Parla come mangi 3
Post pubblicato il 15 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Dal Corriere della Sera, in L’inglese e gli errori: «Aboliamo le regole dell’ortografia», sulla mancata corrispondenza tra pronuncia e ortografia:
L’errore è poi stato corretto ma è chiaro che il giornalista avrebbe dovuto verificare gli esempi prima di affermare in "amare" invece la e finale si sente: "love" (o sceglierne di meno conosciuti). Eppure la pronuncia dei termini inglesi è facilmente consultabile, ad es. The Free Dictionary permette di ascoltare sia la pronuncia britannica (Br) che quella americana (Am). Altre risorse:
- Longman Dictionary of Contemporary English (Br, spesso trascrizione fonetica)
- Oxford Advanced Learners’ Dictionary (Br, trascrizione fonetica)
- Merriam-Webster (Am, audio)
- Yourdictionary.com (Am, audio)
In alternativa, il consiglio molto ufficioso che ci veniva dato all’università: trovarsi un romantic interest di madrelingua. Sicuramente la pronuncia di love dovrebbe migliorare. ![]()
Il post Riforma in Taccuino di traduzione 2.0 chiarisce come il titolo dell’articolo originale inglese (Let pupils abandon spelling rules, says academic) abbia dato origine a fraintendimenti che sono poi stati propagati nell’articolo del Corriere. — Vedi anche: Parla come mangi 1 e 2 – Commento di .mau.: adesso che ho letto il brano originale inglese Let’s allow people to omit the misleading final e of have and give (compare save, drive).) ho finalmente capito cosa stava dicendo l’accademico britannico. Il povero corrispondente del Corriere ovviamente non sapeva la differenza tra sillaba aperta e sillaba chiusa (non che io la sappia, intendiamoci, e infatti il mio inglese parlato fa schifo). Però, vivaddio, se uno non capisce una cosa forse sarebbe meglio ometterla, no?
Ho aggiunto: All’inizio non ho capito bene neanch’io con il suggerimento relativo alla lunghezza delle vocali (Drop the final e from words if the preceding vowel sound is short: Give becomes giv but love remains love). Se love /lʌv/ avesse una vocale lunga immagino sarebbe indicata in trascrizione fonetica con quella specie di due punti. Poi mi è venuta in mente la storia di the magic e, un trucchetto che viene insegnato ai bambini inglesi per imparare a leggere e scrivere correttamente le parole [vedi video alla fine dei commenti]. La e in finale di parola di solito è muta ma nell’ortografia indica che la vocale precedente si pronuncia come si pronuncia la vocale nell’alfabeto. Più facile spiegare con qualche esempio: pan /pæn/ ma pane /peɪn/ Credo che ai bambini venga insegnato che le vocali del secondo caso, con la magic e, sono long. Quindi, tornando all’esempio dell’articolo, avrebbe senso eliminare la e finale da give perché non segue la regoletta della magic e… però non capisco ancora l’esempio di love!!! Probabilmente bisogna essere di madrelingua inglese e aver fatto le scuole in UK per capire fino in fondo. E poi ancora: Premessa: io non non ho mai studiato glottologia e non so granché di Great Vowel Shift, così mi è venuto in mente solo adesso di fare qualche altra verifica. La voce Silent e in Wikipedia dà molte informazioni sulla e finale e fa riferimento al concetto di long vowel e short vowel. Nella sezione Truly silent e fa proprio l’esempio di give e love che però considera foneticamente simili…
bit /bɪt/ ma bite /baɪt/
cut /kʌt/ ma cute /kju:t/
.mau. ha aggiunto:
i miei ricordi si basano su qualcosa che accennò il mio professore di inglese al liceo, e quindi parliamo di più di venticinque anni fa
L’idea era appunto quella dei due suoni (lungo come quando la si pronuncia nell’alfabeto, e breve più sfumato) della vocale, e la sillaba lunga era quella con due consonanti (oppure con la e muta, appunto). La o di love non si pronuncia /oʊ/ perché la f dell’Old English non voleva l’allungamento; infine si pronuncia /ʌ/ e non /o/ perché in Old English c’era una u (lufu)e non una o. Detto tutto questo, le regole di pronuncia dell’inglese sono casuali, IMNHO.
Ho chiesto a una collega americana che ha insegnato inglese e a quanto pare l’esempio give/love non è chiaro neanche per una persona madrelingua, perlomeno americana:
When I learned spelling and reading here in US, they talked about long and short vowels.
We were taught in school that if an e follows the next consonant, then the vowel is long (eg bride, trite, tile), except for many words such as give. And we learned the dictionary symbols for long and short vowels so we could look up and sound out words we had never heard, because there was really no other way to be sure. Other than asking an adult who knew the word.
So I have an idea about what they are talking about in the article, but I don’t understand some examples.
In my dialect, love has a short o, so by their rule, it would be lov. Or does the “but” mean they will make an exception for the VIP word “love”??? The long o sound is in “low” (for me, these are 2 different o sounds).
Perhaps the article was not edited very well.
…
Aggiornamento 20 marzo 2009: un video divertente sulla magic e (o silent e), via Wordnik:
Portale Treccani.it
Post pubblicato il 15 settembre 2008 in blogs.technet.com/terminologia
Il portale Treccani.it è stato rinnovato, non solo graficamente ma anche nei contenuti: aree tematiche, una sezione con migliaia di neologismi, approfondimenti, collegamenti a enciclopedie, dizionari e banche dati, ecc.
È una versione beta e c’è ancora qualcosa da sistemare, specialmente in alcune funzionalità di ricerca e consultazione, ma i miglioramenti rispetto alla versione precedente sono parecchi, specialmente in usabilità.
Mi piace l’interfaccia del Vocabolario Treccani. Le voci hanno un’indicazione della lunghezza e sono facilmente espandibili; in questa versione viene usato l’alfabeto fonetico internazionale per la pronuncia (non sempre inclusa nei dizionari online) e per i termini stranieri viene indicata sia la pronuncia originale che quella usata in italiano. Non è stata mantenuta la ricerca anche per la parte iniziale, interna o finale di una parola ma spero venga reintrodotta (si può provare con l’asterisco ma i risultati non sono quelli che ci si aspetterebbe).
Una novità interessante: si possono aggiungere commenti alle voci e segnalare neologismi e termini regionali.


