Post con tag “definizione”
Ultrabook, notebook e altri –book
Negli articoli di questi giorni sul CES 2012 di Las Vegas sembra immancabile la parola ultrabook, spesso scritta con l’iniziale minuscola anche se Ultrabook™ è un marchio di Intel: identifica una specifica categoria di computer portatili con un processore Intel Core di seconda generazione, molto sottili (meno di 20 mm), molto leggeri (meno di 1,5 kg) e con durata della batteria di oltre 5 ore.
visionary <> visionario
Oggi esce la biografia di Steve Jobs e presumo che nei media italiani la parola visionario sarà di nuovo inflazionata. Chi sa l’inglese può interpretarla correttamente, altrimenti forse non tutti riconoscono il falso amico visionary / visionario.
In inglese il sostantivo e l’aggettivo visionary hanno soprattutto connotazioni positive. Nei loro significati più comuni descrivono qualcuno che ha le idee chiare sul futuro e/o che è molto originale e creativo, come si può verificare in qualsiasi dizionario o ricavare dal contesto di espressioni come visionary leadership. Esempio dal Macmillan Dictionary:
In italiano, invece, visionario condivide con l’inglese solo il significato relativo alle visioni mistiche mentre le altre accezioni sono decisamente meno lusinghiere, come si può vedere nella voce del vocabolario Zingarelli 2012 (cfr. in particolare l’esempio riformatori visionari e quello inglese visionary reformer qui sopra):
Word Dynamo
Riprendo un commento a How strong is your vocabulary?, un post di Silvia Pareschi, per segnalare Word Dynamo, un sito di giochi linguistici e altre attività pensati soprattutto per studenti americani ma perfetti anche per chiunque voglia tenere allenato il proprio inglese.
Le raccolte di parole sono divise per aree tematiche e sottocategorie molto specifiche e per ciascuna sono proposti giochi diversi, come spiegato in Word Dynamo Tour.
Ad esempio, in Beyond Dictionaries: Other Essential References si trova un elenco di 14 termini tra cui abecedarium, enchiridion e onomasticon e si può decidere se identificare la parola dalla definizione o la definizione per ciascuna parola, risolvere un cruciverba, ascoltare parole e definizioni o semplicemente fare un ripasso dei termini.
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Vedi anche: Name That Thing (inglese avanzato).
Cos’è il sesso
Nel caso non sapessimo rispondere alla complessa domanda qui a destra, la guida alla compilazione del foglio di famiglia del Censimento 2011 viene prontamente in nostro aiuto con un’utile definizione:
Scherzi a parte, credo sarebbe stato preferibile non dare alcuna spiegazione, per evitare complicazioni.
Parole estive: rimastone
Nelle serate estive capita di vedere in giro qualche rimastone, ovvero persone che si distinguono per aspetto e atteggiamenti tipici di anni ormai passati. Rimastone è una parola molto colloquiale che trovo davvero efficace ma che forse non tutti conoscono. Definizione di Slangopedia:
| Uomo o donna che nonostante la non più verde età, diciamo dai 40 ai 60 anni, mantiene abiti e comportamenti giovanili ma non contemporanei, bensì “rimasti” all’epoca della loro gioventù. |
(un altro significato di rimastone è quello di persona tonta, che “non ci arriva” o che dimentica facilmente le cose)
Leggi e dizionari (negli Stati Uniti)
Justices Turning More Frequently to Dictionary, and Not Just for Big Words (New York Times) riferisce che i giudici della corte suprema degli Stati Uniti ricorrono sempre più spesso ai dizionari per determinare il significato di parole controverse in leggi esistenti.
Gli esempi riportati indicano che si tratta anche di lessico generico, ad es. parole estremamente comuni come now, also, any, if. Sembra inoltre che non ci sia alcun accordo su quali siano i dizionari di riferimento e come debbano essere usati ma che i giudici citino i dizionari le cui definizioni meglio si adattano al punto che vogliono provare.
I lessicografi interpellati sono molto perplessi e ricordano che i dizionari possono avere finalità diverse ma sicuramente non si prefiggono di circoscrivere rigorosamente il significato di ogni parola (si limitano a descriverne gli usi).
(continua…)
Strumento Dizionario in Google
Solo recentemente ho notato lo strumento Dictionary / Dizionario nella sezione More search tools / Più strumenti nella barra laterale sinistra dell’interfaccia principale di Google.
È disponibile una trentina di lingue e per undici di queste, tra cui l’italiano, si può scegliere l’opzione dizionario monolingue oppure bilingue da e verso l’inglese (per le altre solo il dizionario bilingue).
Ho fatto qualche prova e mi sembra che per il momento si ottengano risultati interessanti soprattutto in inglese, mentre negli altri casi le opzioni siano più limitate.
Come si può immaginare, i dettagli visualizzati per ogni ricerca variano in base al tipo di parola. Ad esempio, cercando handy in inglese, si ottiene trascrizione fonetica, pronuncia, sinonimi, definizioni con esempi, frasi correlate, lingue in cui esiste la stessa parola, esempi d’uso e definizioni dal Web (le stesse che si ottenevano con l’operatore di ricerca define:). Cercando handy nella combinazione English <> German, vengono visualizzate le traduzioni in tedesco, in aggiunta alle informazioni appena elencate.
In italiano e nelle altre lingue in cui ho provato, invece, mi sembra che si ottengano solo le definizioni dal Web ed eventualmente, ma non sempre, le traduzioni verso l’inglese, quindi immagino che questa funzionalità sia ancora in fase di sviluppo.
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Vedi anche: Dizionari di inglese online
Nota: dopo aver usato una combinazione bilingue, si può tornare al dizionario monolingue inglese scegliendo English dictionary, opzione che appare seguendo l’ordine alfabetico delle varie lingue. Secondo me sarebbe stato più intuitivo inserire questa opzione all’inizio dell’elenco, separandola visivamente dalle altre, perché dictionary rappresenta una funzionalità diversa e non il nome di una lingua; in questo modo, forse si sarebbe potuto evitare anche il problema di localizzazione dell’interfaccia italiana, dove si fa fatica a trovare Dizionario di inglese:
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Problemi con l’operatore “define” di Google
Aggiornamento: questo post è già obsoleto, sembra infatti che il problema sia appena stato risolto! A fine maggio 2011 ci sono di nuovo problemi…
Tra tutti gli operatori di ricerca di Google, il mio preferito è define:, che raggruppa definizioni da varie fonti per il termine cercato (anche di più parole, basta digitarle dopo i due punti, che non vanno seguiti da spazio).
Ultimamente, però, l’operatore non funziona più, forse perché è disponibile il nuovo strumento Dizionario, di cui parlo qui. Si può provare senza i due punti, come suggerito in Explore Google Search, ma anziché definizioni ordinate, come nell’esempio di define:terminologia qui sopra, si ottengono i risultati corrispondenti a una ricerca standard che oltre alla parola voluta contiene anche definizione o i suoi sinonimi.
Spero che la funzionalità venga ripristinata. [Aggiornamento maggio 2011: il suggerimento che segue non è più valido]. Nel frattempo, per puro caso, mi sono imbattuta in una soluzione temporanea : nel link che descrive la ricerca sulla barra degli indirizzi del browser, basta sostituire la lettera q che appare dopo search?& con query. Esempio:
| ▄ | www.google.com/search?&q=define%3Aserendipity restituisce il messaggio No definitions were found for serendipity |
| ▄ | www.google.com/search?&query=define%3Aserendipity visualizza 15 definizioni per serendipity |
Agg…
Vedi anche: Strumento Dizionario in Google e Ricerca terminologica e verifiche con Google.
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invornito
A meno che non sia stata fatta conoscere da qualche comico, non credo che la parola invornito sia molto nota al di fuori di uno specifico ambito regionale.
Brutta storia – Manuale di lingua e mitologia urbana ne spiega il significato, mostrando l’efficacia di una definizione sintetica ma attentamente formulata:
In Romagna indica persona strutturalmente non adatta ai processi logici.
Facezie a parte, approfitto di questo esempio per un’osservazione sul lavoro terminologico: le definizioni molto dettagliate, perfette per un dizionario o altre opere di consultazione, possono invece essere poco adatte in un database terminologico (le informazioni aggiuntive, non strettamente necessarie per la definizione, andrebbero inserite in altri campi).
Vedi anche: Si dice in Romagna…
Tornando a invornito, etimologia ed esempi d’uso in invurni (rumagna.com).
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Velocipedi a Milano (e altrove)
Non sono certo la prima ad avere notato la dicitura scelta per la segnaletica verticale (cartelli e pannelli luminosi) all’entrata del tunnel di Porta Nuova a Milano: mi ha sempre fatto pensare a un esempio di burocratese con una velata presa in giro dei ciclisti, categoria non molto rispettata da queste parti. L’altra sera passavo di lì e ho fatto una foto:
I principali vocabolari di italiano (Treccani, Sabatini Coletti, Zingarelli ecc.) descrivono il velocipede come un mezzo antiquato e aggiungono che nel linguaggio contemporaneo è una parola usata solo scherzosamente come sinonimo di bicicletta.
Non registrano altre accezioni ma l’assenza del significato visto sui cartelli è giustificata: in questo caso velocipede non fa parte del lessico generico ma è un termine tecnico* usato nell’ambito specializzato del Codice della strada per identificare un concetto specifico:
| Art. 50. Velocipedi 1 I velocipedi sono i veicoli con due ruote o più ruote funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano sul veicolo; sono altresì considerati velocipedi le biciclette a pedalata assistita, dotate di un motore ausiliario elettrico avente potenza nominale continua massima di 0,25 KW la cui alimentazione è progressivamente ridotta ed infine interrotta quando il veicolo raggiunge i 25 km/h o prima se il ciclista smette di pedalare. |
Tutti gli italiani con patente di guida dovrebbero conoscere il Codice della strada (ehm…), quindi ben vengano le iniziative per semplificarne il linguaggio e renderlo più accessibile, purché non riducano la precisione terminologica, essenziale in tutti gli ambiti specializzati.
A proposito dei velocipedi e dell’art. 50, FIAB propone questa modifica:
| Biciclette 1 Le biciclette sono mezzi di trasporto con due ruote, o altri mezzi di trasporto a più ruote equiparabili, funzionanti a propulsione esclusivamente muscolare, per mezzo di pedali o di analoghi dispositivi, azionati dalle persone che si trovano a bordo. |
Mi sembra però che ci siano margini di miglioramento perché con questa definizione vengono esclusi i mezzi a pedalata assistita (con motore) e si crea qualche ambiguità: gli altri mezzi (o le ruote?) sono equiparabili in che senso, esattamente? Interessante comunque che FIAB suggerisca anche di aggiungere termini e definizioni ora mancanti, quali attraversamento ciclabile, attraversamento ciclopedonale misto, corsia ciclabile e itinerario ciclabile. Ulteriori proposte in Modifiche al codice della strada.
Nel frattempo cercherò di non fare più troppo caso ai cartelli del tunnel di Porta Nuova…
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| * | Velocipede è un esempio di terminologizzazione, anche se in questo caso la parola del lessico generico scelta per rappresentare il concetto particolare non era più di uso comune ma già un arcaismo. … |
Vedi anche: esempi di segnaletica orizzontale e cartelli insoliti (peccato non aver potuto fotografare il cartello visto domenica a Enego, sull’Altopiano di Asiago, decisamente
regolamentare nell’aspetto ma non nella dicitura: il simbolo standard di parcheggio era accompagnato dalla scritta RISERVATO AI SCIATORI).
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Font, typeface, famiglie e tipi di carattere – 2
A inizio ottobre non immaginavo che avrei avuto un “argomento del mese” ma è ovvio che è stato così se oggi vi suggerisco di leggere Più font per tutti, un articolo davvero interessante sulla storia della parola font e relative questioni linguistiche.
Per concludere l’argomento, come preannunciato qui,
aggiungo alcune considerazioni abbastanza tipiche per chi si occupa di localizzazione. Sono suggerite dalle differenze di terminologia tra Adobe e Microsoft riassunte in questa tabella:
| Adobe – inglese. | Microsoft – inglese | Adobe – italiano | Microsoft – italiano | |
| 1 | typeface, font family |
. font family |
tipo di carattere, famiglia di caratteri, carattere tipografico, font. |
. famiglia di caratteri |
| 2 | . [individual] font |
typeface, font |
. [singolo] font. |
carattere tipografico, tipo di carattere |
| 3 | font | font | font | tipo di carattere |
Nella localizzazione di un prodotto, l’adeguatezza delle scelte terminologiche per la lingua di arrivo può essere influenzate da diversi fattori e modalità di gestione della terminologia:
| ▄ | Nella lingua di partenza, non sempre è determinante fare riferimento all’etimologia o al significato standard dei termini di un settore specializzato perché quando sono adottati in ambito informatico possono subire uno slittamento di significato, come dimostra la sovrapposizione di font e typeface in inglese. Altro esempio: Tasti di scelta (rapida). … |
| ▄ | Come evidenziavo nel post precedente, a concetti facilmente identificabili non sempre corrispondono segni linguistici univoci e quindi nella gestione della terminologia è di fondamentale importanza disporre di definizioni accurate che eliminino ogni ambiguità e chiariscano le relazioni tra concetti (e termini associati). Esempi: Che relazione c’è tra obsoleto, disapprovato e deprecato? e border / boundary / edge / perimeter network. … |
| ▄ | È sempre preferibile un approccio onomasiologico: si analizza il concetto, gli elementi che lo contraddistinguono e il contesto di utilizzo della lingua di partenza e quindi si cerca un’equivalenza* nella lingua di arrivo, evitando la tentazione di “tradurre” letteralmente il termine. Esempi: nudge e Ribbon/Elements Gallery. … |
| ▄ | Nella scelta della terminologia possono intervenire fattori extralinguistici. Chi introduce un prodotto nuovo in un settore dove c’è già un leader di mercato, ad esempio, potrebbe dover scegliere tra congruenza terminologica con i propri prodotti, con il prodotto leader (per facilitare l’adozione da parte degli utenti esistenti riducendo l’impatto sulla curva di apprendimento) o con il sistema operativo più diffuso in quell’ambito: nel caso di font, typeface ecc., la scelta potrebbe essere tra terminologia Microsoft e terminologia Adobe, in altri contesti tra terminologia Microsoft e terminologia Apple. … |
| ▄ | Credo sia ovvio che nessun termine dovrebbe essere gestito individualmente ma sempre all’interno del sistema concettuale a cui appartiene e in base alla destinazione del prodotto. Ho quindi qualche perplessità su alcuni progetti di terminologia in crowdsourcing o aperti alle community e soprattutto su certi forum dove chi traduce sottopone un termine all’attenzione dei colleghi, spesso senza identificare concetto, termini correlati e tipo di utente finale, per poi scegliere la “traduzione” che ha ottenuto più voti. Esempio: Effetto mouseover: la “serrandina”.… |
In conclusione, per quanto le incongruenze terminologiche di Microsoft e Adobe possano apparire ovvie, non si può dire a priori quale sia la terminologia più adeguata: ciascuna va valutata all’interno del proprio sistema concettuale.
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* Come postilla aggiungo un esempio di equivalenza di materiale nella lingua di arrivo per un ipotetico terminologo che, una ventina di anni fa, si fosse trovato a dover scegliere la terminologia italiana per i tre concetti che hanno ispirato questo post. È il Manuale del grafico di Giorgio Fioravanti in un’edizione del 1987, quando, presumibilmente, la terminologia tipografica italiana non era ancora stata influenzata né da software localizzato né da calchi o prestiti dall’inglese (grassetti miei):
| I caratteri vengono generalmente indicati con il nome del disegnatore, con quello della casa produttrice o con nomi di fantasia. Al nome, e in alcuni casi al numero della serie, si accompagna l’indicazione della forma (tondo o corsivo) o della sua proporzione (largo o stretto) e della grossezza delle aste (chiarissimo, chiaro, neretto, nero o nerissimo). Solo alcune serie di caratteri dispongono di molte varianti. I caratteri utilizzati per i testi comprendono generalmente il tondo e il corsivo, nelle varianti chiare e nere. … [come esempi vengono elencate le varianti della serie di caratteri Univers, ad es. Univers 65 Medium, Univers 39 Ultra Light Extra Condensed ecc.] |
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Altri post sull’argomento font e caratteri:
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Font, typeface, famiglie e tipi di carattere – 1
Torno a parlare del post di Mara, Font maschile o femminile: richiesta di un lettore, sulla differenza tra font e typeface e su quale possa essere la terminologia che meglio renda typeface in italiano, perché un’analisi anche molto limitata dei due termini, in un ambito informatico ristretto, evidenzia problemi familiari a chi si occupa di localizzazione.
Per identificare i concetti in questione, consentitemi innanzitutto un’analogia molto rudimentale: consideriamo un’ipotetica famiglia Rossi, i suoi singoli componenti (Mario Rossi, Anna Rossi, Carlo Rossi) e i loro diversi modi di presentarsi (Anna con o senza occhiali, Mario svestito, in giacca e cravatta oppure con la stessa giacca ma i jeans ecc.). Le singole persone sono sempre le stesse ma a seconda dei casi sono considerate collettivamente, come membri di un gruppo oppure individualmente.
Ritornando ora all’aspetto del testo in un documento, soffermiamoci su questi concetti:
| 1 | una raccolta di set di caratteri che hanno caratteristiche simili e sono stati disegnati per essere usati assieme, ad es. quelli denominati Arial o quelli denominati Lucida |
| 2 | all’interno della raccolta, un set di caratteri con caratteristiche comuni, ad es. Arial Narrow e Arial Black |
| 3 | tutti i caratteri di un set contraddistinti da una specifica combinazione di varianti, ad es. la dimensione in punti e lo stile, come 10 point Arial Narrow bold e 12 point Arial Black italic |
Credo che i tre concetti siano sufficientemente chiari. Il problema, come dicevo qui, è che a concetti facilmente identificabili non sempre corrispondono segni linguistici univoci: basta dare un’occhiata ai termini usati da due dei principali produttori di software per notare palesi differenze terminologiche.
Nella documentazione di Adobe InDesign si trova questa terminologia (definizioni al passaggio del mouse):
| 1 | Typeface (anche type family e font family), in italiano tipo di carattere (anche famiglia di caratteri o famiglia di font) |
| 2 | [Member of a font family, individual font; in italiano singolo font] |
| 3 | Font, in italiano font (maschile) |
(in altri contesti Adobe typeface è reso in italiano con font e in altri con carattere tipografico)
Nel database terminologico Microsoft troviamo invece:
| 1 | Font family, in italiano: famiglia di caratteri |
| 2 | Typeface, in italiano carattere tipografico |
| 3 | Font, in italiano tipo di carattere |
Fonts, typefaces, point sizes, and attributes (MSDN) sottolinea inoltre che typeface e font identificano due concetti diversi (2 e 3) ma che in ambiti non tecnici si tende a usare font per entrambi (infatti chi adopera software non specialistico in inglese è abituato a scegliere da un elenco denominato Font e non Typeface!).
Il caso di font e typeface è quindi simile a quello descritto in Tasti di scelta (rapida) ed evidenzia l’arbitrarietà del segno linguistico: non solo sono state assegnate "etichette" diverse (i termini) a uno stesso concetto ma la stessa “etichetta” viene anche usata per identificare concetti diversi, come segnalato anche dal lettore di Mara.
Se si estende la ricerca terminologica ad altri produttori di software si notano altre differenze e la confusione aumenta ancor più nel passaggio da una lingua all’altra o confrontando diversi ambiti d’uso, ad es. la composizione tipografica tradizionale e il desktop publishing.
Senza ulteriori informazioni sul contesto e sugli altri concetti correlati che vi appaiono diventa quindi difficile dare una risposta al lettore di Mara. Vorrei comunque usare questo esempio per condividere alcune considerazioni pratiche con chi si occupa di localizzazione ma, vista la lunghezza già raggiunta da questo post, le rimando a un prossimo intervento [link aggiunto].
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PS Ne approfitto per segnalare un glossarietto che mi è sempre piaciuto molto, A disagreeably facetious type glossary for the amusement & edification of people beginning a love affair with fonts. Descrive alcuni termini usati in ambito tipografico con informazioni spesso curiose, ad es. spiega perché in inglese maiuscole e minuscole si chiamano uppercase e lowercase.
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Alternative a blog, chat, newsletter, spamming? – 2
Linguista non ha ancora commentato i risultati del concorso di cui ho parlato qui ma le traduzioni vincenti sono state anticipate da Osservatorio della lingua italiana:
| “A imporsi, fra le proposte di traduzione di blog, chat, newsletter, provider, spamming, i fervidi frutti della notoria fantasia italica. Digidiario, blabele, infolettera, telefornitore, digiluvio postale: queste, a nostro giudizio, le cinque migliori soluzioni prodotte dagli oltre seicento partecipanti” |
Sono curiosa di vedere quali saranno le motivazioni e i commenti alle proposte dei partecipanti [aggiornamento: i risultati in "La parola giusta", i vincitori. Tutta questione di ciberciarle], intanto torno sull’argomento perché tra i moltissimi contributi interessanti e creativi si potevano notare anche alcuni problemi tipici dei progetti terminologici in crowdsourcing o in altri formati aperti alle community (ad es. per raccogliere commenti e suggerimenti degli utenti sulla terminologia di software localizzato, come l’iniziativa Microsoft Terminology Community Forum).
Una caratteristica comune di questi progetti è l’entusiasmo e la disponibilità dei partecipanti e quindi spiace che, specialmente per questioni linguistiche che richiederebbero conoscenze specifiche che non tutti hanno, certe proposte non possano essere prese in considerazione. Conoscendo i potenziali problemi si può però cercare di prevenirli e supplire alla mancanza di competenze terminologiche, riducendo così i commenti non validi.
Prendo spunto da alcuni contributi al concorso di Linguista per fare qualche esempio e proporre alcuni suggerimenti (
):
| ▄ | Non sempre viene colta l’importanza del valore monosemico del termine e vengono proposte parole comuni già associate a concetti diversi da quello che si dovrebbe identificare in maniera univoca, senza considerare che in genere la terminologizzazione ha successo solo se viene subito associata a un nuovo concetto ma difficilmente potrebbe imporsi anche in seguito. Alcuni esempi dal concorso: ricordino, novità, gazzella, lampo (newsletter); grasso, inquinante (spamming); ponte, porto (provider); discussione, campo, piazzale, salotto, linguaggio virtuale (chat); anima, posto, pozzo, piazza, deposito, foro, giornale, dizionario, globo, lavagna, bolla (blog), ecc. . |
| ▄ | Vari contributi mostrano che il concetto espresso dal termine inglese non è stato recepito correttamente o addirittura travisato del tutto, come si può vedere da permesso, dominio, pusher virtuale, cervellone addetto allo smistamento della posta, provvigione (provider); pettegolezzo, abbonamento di posta elettronica (newsletter); egocentrismo, (spamming), foro internautico (chat); autarchivio internautico, eternauta, webamici (blog). In alcuni casi i concetti non appaiano sufficientemente differenziati tra loro, come per la persona che ha proposto digispettegolezzo per blog e digichiacchiera per chat. . |
| ▄ | Ho notato che provider è stato interpretato da una parte dei partecipanti in base al significato generico che ha in inglese (“fornitore) e dall’altra al significato più specifico che in inglese è associato al concetto subordinato Internet Service Provider, con notevole confusione nei contributi. . |
| ▄ | Il concorso prevedeva solo sostantivi ma si trovano varie proposte che hanno una diversa funzione grammaticale, ad es. aggettivi come iperpersonale, opinionato (blog) e sgradito, nonvoluti, cestinabile, infestante, inquinante (spamming); verbi e forme verbali come te lo dico (blog), chiacchieriamo, blaterare, ci sei? (chat), pattumare, occhio è posta spazzatura, non aprirmi, vade retro, butto via (spamming), sai-mica-chi (newsletter). . |
| ▄ | In alcuni casi anziché termini vengono proposte unità polirematiche o descrizioni: quello di cui hai bisogno (provider); parlando di me, dibattito fra utenti di un gruppo (blog); conversazione in tempo reale fra utenti (chat); messaggi pubblicitari sgraditi su posta (spamming). . |
| ▄ | Capita di notare incongruenze di registro, spesso nei contributi di una stessa persona (ad es. scrivoparlo, provvedente e postaccia per chat, provider e spamming). |
Si potrebbero fare altre considerazioni sul formato e gli accorgimenti da adottare nella definizione di un progetto terminologico aperto a una community, come pure sul ruolo dell’eventuale moderatore, ma per oggi mi sono dilungata fin troppo!
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Ciaspole, ciaspe, racchette da neve… e racchettoni
Mi piace molto la montagna d’inverno e così non potevo non notare la recente bella campagna pubblicitaria della Regione Piemonte. A ogni foto di un’attività sulla neve è associata una definizione spiritosa, ad esempio:
| fuoripista, s.f. in piemontese è quella strada sulla neve che ciascuno ha la libertà di tracciare a piacere con un tratto continuo, a serpentina o anche a salti. | |
| sci, s.m. parola piemontese, caratteristica delle valli, indica la via maestra per godersi la montagna d’inverno. | |
| racchettoni, s.m. parola piemontese, indica uno dei passatempi preferiti di chi ha il pallino della neve. |
Per i dettagli e le offerte viene dato l’indirizzo www.piemonteitalia.eu.
Se però si prova a cercare racchettoni nel sito, non si ottiene alcuna informazione. Nessun risultato neanche per ciaspole*, il nome sempre più diffuso per descrivere questa attività: nelle pagine del sito si parla solo di racchette da neve, il termine dell’italiano standard.
Direi che è un esempio tipico dell’importanza della gestione della terminologia all’interno di un’azienda, non solo in ambito multilingue ma anche monolingue. Se tutti i team impegnati in un progetto, in questo ipotetico caso chi scrive la documentazione, chi crea la campagna pubblicitaria e chi si occupa del marketing, usufruissero di un sistema di gestione della conoscenza aziendale che permettesse di verificare immediatamente (clic del mouse) le voci di un database terminologico, potrebbero vedere che racchettone rappresenta il concetto “attrezzo costituito da un’intelaiatura che si fissa sotto lo scarpone per camminare nella neve fresca senza sprofondare” a cui sono associati anche altri termini, per ciascuno dei quali possono essere specificate modalità e note d’uso:
| ▄ | racchetta da neve potrebbe essere indicato come il termine preferito nella documentazione ufficiale; |
| ▄ | ciaspola potrebbe essere classificato come sinonimo regionale o colloquiale ammesso se nel testo viene indicato che ha lo stesso significato di racchetta da neve; potrebbe inoltre esserci l’indicazione che vada sempre aggiunto come parola chiave in tutte le pagine web sull’argomento, in modo che anche i documenti che non contengono ciaspola nel testo appaiano comunque nei risultati di eventuali ricerche all’interno del sito; |
| ▄ | racchettone potrebbe essere indicato come termine sconsigliato e consentito solo in contesti particolari, ad es. la campagna pubblicitaria che gioca con l’idea del pallino, e come parola chiave per l’ottimizzazione delle ricerche; |
| ▄ | ciaspa potrebbe apparire come variante regionale obsoleta da evitare nell’uso ma da considerare come parola chiave per le ricerche. [Aggiornamento: approccio simile a ciaspa anche per ciastra, variante piemontese riportata nei commenti qui sotto, e craspa, sentita dalle parti di San Martino di Castrozza; un gentile lettore mi ha segnalato anche caspi, variante maschile usata in Val Rendena, nella zona di Pinzolo e Madonna di Campiglio] |
I benefici sulla comunicazione aziendale di un processo di questo tipo sono chiari: maggiore standardizzazione e quindi semplificazione e riduzione delle ambiguità, migliore condivisione delle conoscenze sia internamente all’azienda che esternamente tra gli utenti e, in ambito plurilingue, traduzioni più accurate. Ovviamente, è fondamentale che tutti i team in azienda e i loro collaboratori esterni usino il sistema correttamente, ma questa è un’altra storia…
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Vedi anche: Database terminologici, per alcuni cenni sulla gestione della terminologia orientata al concetto, e Regionalismi e gestione della terminologia. …
* Immagino che la voce ladina ciaspola (da caspo, “cesto”), inizialmente nota solo al settentrione ma ora molto usata anche dai media nazionali, nel tempo sia destinata a soppiantare racchetta da neve per la maggiore brevità, per il valore monosemico e perché ne sono già derivati il verbo ciaspolare e il sostantivo ciaspolata; racchettone invece rimane, almeno per me, esclusivamente associato al gioco che si fa in spiaggia d’estate.
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ZanTip: i dizionari a portata di mouse
Mi fa piacere segnalare ZanTip, una nuova funzionalità nel blog Terminologia etc. Facendo doppio clic su qualsiasi parola italiana di cui si vuole verificare il significato si aprirà una finestra popup con la definizione dal Vocabolario della lingua italiana Zingarelli e, se rilevante, con la voce del Dizionario enciclopedico di Informatica o di altri dizionari Zanichelli. Se si sceglie una parola inglese, invece, verrà visualizzata la voce dal Dizionario Italiano-Inglese Ragazzini. Vengono inoltre riconosciute le varie flessioni verbali, ad es. facendo doppio clic su vada si otterranno le informazioni sul verbo andare.
Come già evidenziato, le versioni online dei dizionari Zanichelli danno accesso ai contenuti completi delle opere, rivisti e aggiornati regolarmente: si possono così trovare neologismi e nuove accezioni non sempre disponibili altrove.
Ringrazio le Redazioni Lessicografiche dei dizionari Zanichelli per avermi proposto ZanTip per questo blog.
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Aggiornamento 11/12/2009: lo Zingarelli 2010 e il Ragazzini 2010 sono ora disponibili anche nella versione per iPhone, informazioni qui e qui.







